giovedì, 19 novembre 2009
Regina Spektor (by Blackhair)
Regina Spektor - Us (MP3)
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Chi? Ok, ho scelto volutamente il nome completo (chissà perchè dalle nostre parti nessuno si chiama mai Mario Rossi IV), ma se uso il nome colloquiale Zach Smith cambia qualcosa? Scommetto di no. Ed è un peccato perchè Zach Smith, insieme a Rob Crow mente e anima degli eccezionali Pinback, è uno di quei personaggi piccoli piccoli di una certa scena indie americana che sono sulla breccia da 20 anni e non hanno la minima intenzione di togliersi di mezzo. Per fortuna.
Di Rob Crow e della sua inarrestabile vena creativa (che va da una stramba carriera solista a un surreale progetto metal ad almeno altre 4 band) abbiamo già parlato più volte su queste pagine, ma Zach Smith è sempre rimasto fuori dal radar. E non se lo merita, visto che il sound dei Pinback è al 50% roba sua (come è ovvio sentendo il resto della sua produzione); ma anche perchè prima dell'arrivo di Rob Crow era lui a far parte di una band seminale (si può usare adesso?) della scena californiana di metà anni '90, da cui sono germogliati, oltre ai Pinback, anche i ben più noti Black Heart Procession. I Three mile pilot univano il basso di Smith alla voce cavernosa di Pall Jenkins e hanno pubblicato un po' di bei dischi dal '92 al '99 prima di andare in pausa per lasciare spazio alle più ingombranti carriere delle nuove creature musicali dei suoi titolari.
Da anni si ventilava di ritorno di fiamma tra Smith e Pall Jenkins, e finalmente qualche settimana fa è stato dato alle stampe il nuovo singolo Planets; un gran bel pezzo che non deluderà i fan dei Pinback nè quelli dei Black Heart Procession, per non parlare di quelli dei Three mile pilot, se ce ne sono ancora in giro. Nel 2010 dovrebbe uscire un disco intero (per Temporary Residence, l'etichetta che ha ereditato alcuni dei nomi migliori della semi-defunta Touch & Go tra cui, appunto, i Black Heart Procession e i Pinback) e se tanto mi dà tanto non potrà che essere un grande disco di ballate cavernose, giri di basso chirurgici e melodie intrecciate.
E se non bastasse, coi Pinback in pausa da un po' e i Three Mile Pilot non ancora tornati sulle scene, Smith non se ne sa con le mani in mano ed è in procinto di pubblicare un nuovo disco del suo progetto solista Systems Officer. Le coordinate musicali sono sempre quelle, e per il sottoscritto, ovviamente, è una bella notizia. Il marchio di fabbrica sono sempre quei giri di chitarra, basso e pianoforte incastrati come un ingranaggio, in cui tutte le parti si muovono poco a poco per creare una macchina complessa e affascinante. Che non riesco a smettere di ascoltare.
Three mile pilot - Planets (MP3)
Systems officer - Pacer (MP3)
Cosa c'è di meglio di una versione folk a base di banjo e violino di una delle canzoni più belle dell'anno scorso per cominciare con il piede giusto la settimana?
Dr. Fox's Old Timey String Band - Kids (MGMT cover) (MP3)
E' una notizia troppo bella per essere vera, ma pare proprio che lo sia: grazie a una richiesta partita da Facebook e approdata sui blog, il ridente Comune di Tonara (NU) ha deciso di intitolare una via del suo paese a Joe Strummer, indimenticato leader dei Clash. La notizia campeggia sulla home page dello (splendido) sito del Comune di Tonara, ed è riportata dal blog che l'aveva rilanciata (Su Barraliccu). Altro che terra di pastori e pecore, in Sardegna sono avanti anni luce.
[grazie a Pirex. E perdonate il titolo vergognoso]
Joe Strummer & The Mescaleros + Mick Jones - White Riot (live 2002) (MP3)
Non avevo mai ascoltato con attenzione i Twilight Sad, ma da qualche settimana non riesco a togliermi dalla testa il loro ultimo singolo I became a prostitute.
E' bello nella versione acustica di The Laundromatinee ma è certamente meglio nella drammatica e nichilista versione elettrica, che oltre agli ovvi Interpol meno freddi mi ricorda, non so perchè, i migliori Afterhours.
The Twilight Sad - I became a prostitute (MP3)
Domani sera suonerà al Covo per la sua unica data italiana Jay Reatard, l'ultimo beniamino di una lunga tradizione di punk'n'garage'n'roll americano fatto di chitarre maltrattate, sudore, canzoni veloci e catchy e una pericolosa tendenza a combinare indicibili casini. Il suo ultimo disco è uscito nientemeno che per Matador (streaming intero qui), e sono molto, molto curioso di vedere se sul palco tiene fede alla leggenda.
[a seguire, peraltro, il sottoscritto e Arturo Compagnoni a mettere un po' di dischi. Sarà una di quelle belle]
Ne abbiamo parlato anche un paio di giorni fa a Impronte digitali, ma mi sono accorto di non avere mai linkato qui l'improbabile Do you wanna date my avatar firmata dalla cricca di The Guild. Ovvero, un piccolo anthem nerd pieno di umorismo di bassa lega e giochi di parole scontati dal cast di una delle più celebri sitcom online (interamente dedicata al mondo del gaming: Worlds of Warcraft e similia), già vincitrice nel 2007 dello Youtube Video Awards (eggià, esiste uno YouTube Video Award) e nel 2008 dello Yahoo Video Award (idem, ma non ha una voce wikipedia).
Anche questo singolo (un banale ma appiccicosissimo pezzo elettropop) è stato a suo modo un piccolo caso finendo, nella settimana in cui è uscito (ad Agosto) contemporaneamente primo nella Amazon MP3 chart e secondo della iTunes Muisc Video Chart. Come commenta Idolator, online bastano ancora qualche ragazza carina e un po' di giochi di parole nerd per spalancare molte porte.
The Guild - Do you wanna date my avatar (MP3)
Un solo imperativo: alzare il volume.
Gli Sleigh Bells vengono da Brooklyn, sono pompatissimi da Pitchfork e col volume a palla ti fanno esplodere le casse e i timpani, e sorridere e ballare come uno scemo. Non ha molta importanza che abbiano suoni saturi come dei pezzi noise, ma facciano sostanzialmente un ammiccante pop da club con ritmiche vagamente hip-hop (file under: The Go! Team, M.I.A., The Kills), tutto quello che si può fare su Crown on the ground è repeat repeat repeat repeat repeat
Sleigh Bells - Crown on the ground (MP3)
Un'altra notte prima degli esami - la lotta armata al TAR. Un biopic che non vedremo mai, da Endism.
Le luci della centrale elettrica - Diamonds in the mine (Leonard Cohen cover) (MP3)
[da Stranger Music: an open-source tribute to the music and the art of Leonard Cohen]
Halloween è appena passato, restiamo in tema di horror: I can hardly wait, classico minore di PJ Harvey (da 4 track demos) già reinterpretata da Juliette Lewis in Strange days (video) è caduta sotto le grinfie del malefico Brian Molko ne ha registrato una versione coi suoi Placebo pubblicandola come b-side del recente singolo Ashtray heart. Immaginate già da soli quanto faccia schifo o volete anche spingere play?
Placebo - I can hardly wait (PJ Harvey cover) (MP3)
Lou Barlow Spin session [Sharing / Too much freedom / Bulletproof (La Roux)]
Passo la domenica tutto il giorno a lavorare, e metterò il naso fuori di casa solo per fare un salto al Bar Ciccio (sic) a votare Marino alle primarie del PD. La mia domenica ideale però me la immagino così: a vagabondare per le vie di Amsterdam insieme a Erlend Oye e alla sua chitarra, mentre lui strimpella Mrs Cold dei suoi Kings of Convenience o Ask degli Smiths su un tram o lungo un canale (per Amsterdam Acoustics). E speriamo che questo propizi tempi migliori.
Cosa faremmo senza i tabloid inglesi?
Solo ieri su queste pagine citavamo un articolo super-fuffa del Telegraph (che in teoria non sarebbe un tabloid; ma i confini si stanno confondendo, non solo da noi) e oggi è la volta del Daily Mail, che prende spunto dalla lamentela di un prete sul suo blog (che però si guarda bene dal linkare) per stigmatizzare l'uso di canzoni pop e rock durante i funerali.
Pare che la canzone che va più forte (e che gli dà più sui nervi) al momento sia My Way, ma pure Celine Dion (presente due volte in classifica), Bocelli e Whitney Houston non se la cavano male. Fortuna che c'è pure l'anthem You'll never walk alone, la cui connotazione calcistica (è l'inno del Liverpool) ha il curioso effetto di trasformare la platea del funerale nella curva di uno stadio della premiere league.
E voi cosa vorreste al vostro funerale? Here dei Pavement? The Last Goodbye di Jeff Buckley? Can't help falling in love di Elvis, come in Radiofreccia? Into my arms di Nick Cave come al funerale di Michael Hutchence? Exit music (for a film) dei Radiohead? The Funeral dei Band of Horses? Stairway to heaven? Wish you were here? The show must go on? Forever Young? Oppure optate per Bocelli pure voi?
Gerry & the pacemakers - You'll never walk alone (MP3)
Colpevolmente non avevo ancora linkato lo spettacolare video di The Whale Song dei Modest Mouse, il mio pezzo preferito dalla recente raccolta di recenti B-sides No one's first and you are next (di cui parlavo già qui). Un delirio visivo di altissima qualità con un concept visionario e ambizioso che ben si addice alla band di Isaac Brock.
After entering his personal sanctuary, an artist is presented with a hand-crafted drawing tool that assists him in materializing his mental impressions. The machine discharges his thoughts as an endless web of yarn that guides him through his physical thoughts. The story progresses to reveal that he is divided between two worlds, one of dull reality and the second of warped memories. In the process of finding a way out of his consciousness, he is trapped between the two competing spaces, which eventually inflict lethal damage, acting as metaphors to self-destruction. [#]
Tutte le info sul making of sul sito del regista Nando Costa, foto di scena qui e qui.
Difficilmente avevo visto così tanto kitsch tutto assieme.
La campagna Lavazza 2010 - The Italian Espresso Experience, oltre a un calendario di dubbio gusto firmato Miles Aldridge propone una versione di Nessun Dorma (dalla Turandot di Giacomo Puccini, chevvelodicoaffà) cantata di Antony e suonata dalla Roma sinfonietta orchestra.
Un profondo abisso di oltritudine che sembra fatto apposta per farvi andare il caffè di traverso.
Dubito che riuscirete a dormire ancora, e non sarà l'effetto de caffè.
(grazie ad Affensoldat)
Antony & The Roma sinfonietta orchestra - Nessun dorma (MP3)
Contrariamente a quanto potrebbe sembrare, è l'autunno la stagione ideale per ascoltare il disco di Brunori SAS. I suoi racconti che spesso si soffermano su spiagge ed estati, la chitarra strimpellata e la voce sguaiata da falò potrebbero facilmente far pensare a un disco estivo; e invece la sua malinconia ironica e dolceamara che insegue con forza stagioni che non ci sono più e il suo quotidiano crepuscolarismo degli anni 2000 sembrano fatti apposta per certe meditabonde sere d'autunno.
Se vi era sfuggito, Brunori Sas è il progetto il cui unico azionista è il calabrese Dario Brunori, che fu già metà dei Blume e, soprattutto, degli immortali Minnesota's. Non meno bravo di Dente (ma un po' più classico e meno stralunato), curiosamente Baustelliano pur avendo una poetica virtualmente opposta, ispirato come il Daniele Silvestri degli anni d'oro ma con un timbro di voce che non pùò che ricordare Rino Gaetano, Brunori Sas si è già aggiudicato il Premio Ciampi come miglior esordio italiano del 2009 e se non l'ha già fatto, ora è pronto a conquistare i vostri cuori.
Brunori Sas - Guardia '82 (MP3)
Brunori Sas - Italian Dandy (MP3)
Ok, non è ancora il momento del disco nuovo (che uscirà a Marzo ed è ancora senza titolo, ma su cui si possono trovare un po' di info qui e sull'account Facebook della band aggiornato da James Murphy in persona, anche se il nostro è un po' perplesso dalla rete), ma ci stiamo avvicinando.
Per ora l'antipasto è Bye Bye Bayou, cover di un misconosciuto pezzo di Alan Vega (già Mr. Suicide) che verrà pubblicata in 12 pollici a metà Novembre, e che è appena stata diffusa in rete. Una jam di 7 minuti di pura disco oscura e ripetitiva, che è chiaramente lontana dai singoloni della band ma che si fa subito amare per il suo andamento ipnotico e inquieto. Ecco a voi l'orrida copertina e poi il succoso MP3. Comincia il countdown.
LCD Soundsystem - Bye Bye Bayou (Alan Vega cover) (MP3)
Straordinario come siamo abituati ai familiari, innaturali, vincoli dei formati delle comuni inquadrature fotografiche e cinematografiche, e come cambiare queste coordinate risulti strano, sovversivo e quasi violento. Dev'essere stata la stessa cosa che ha pensato Blair Neil, autore di questo splendido fan video nello stranissimo formato verticale dei nove sedicesimi per Clover, gran pezzo dal bel disco solista di Brent Knopf dei Menomena pubblicato con il nome Ramona Falls. La bellezza della canzone aiuta, ma è il formato del video a fare la differenza.
Se mi chiedessero quale pezzo mi diverto di più a mettere in consolle in questo periodo non avrei dubbi: il mio pezzo di questo inizio Autunno è Sticks'n'stones di Jamie T. Scoperto nel bel mezzo della pista del'Hana-bi mentre ai piatti si alternavano Arturo Compagnoni e la Len (non ho idea di chi dei due l'abbia messo), e subito diventato un classico di fine stagione del beach club ravennate, Sticks'n'stones ha tutte le caratteristiche per diventare un piccolo tormentone da pista. Beat trascinante e inarrestabile, strofa rappata che ricorda The streets, ritornello killer che va ai migliori Arctic Monkeys (e a mille band inglesi prima di loro) e melodia perfetta per un mash-up con Such great heights dei Postal Service (sono identiche), il pezzo di Jamie T è un inno alla gioventù teppistoide dei lads inglesi fatta di amicizia, sbronze, liti e ragazze rubate, guardata anni dopo con l'inevitabile nostalgia di chi certe cose non può farle più ma decide di farle lo stesso.
Un pezzo da repeat compulsivo in cuffia e da singalong con la mano sul cuore e salti in mezzo alla pista, che ho il sospetto non mancherà mai nei miei DJ set di questa stagione al Covo (il prossimo è sabato 24) e che già ora ha totalizzato un numero imbarazzante di ascolti sul mio lettore.
Let's go out and find some trouble!
Jamie T - Sticks'n'stones (MP3)
Ho già confessato più volte (ad esempio qui e qui) il mio amore per la folkster occhialuta Laura Veirs e per la sua musica. E' notizia di questi giorni che a Gennaio finalmente uscirà il suo nuovo disco July Flame, che Colin Meloy dei Decemberists ha già definito «il miglior disco del 2010». A riprova di ciò c'è una splendida versione live della nuova Life is good blues (in video qua sopra e emmepitrè qua sotto) che come il titolo promette è un blues, dolceamaro, scarno e acustico. L'anno nuovo non è mai sembrato così lontano.
Laura Veirs - Life is good blues (live @ WNRN Sep 2009) (MP3)
Bonus:
Laura Veirs - July Flame teaser (MP3)

Bright Eyes - Papa was a rodeo (The Magnetic Fields cover) (MP3)
[foto]
Voi probabilmente non ve ne rendete conto, ma ogni giorno il sottoscritto, solo per il fatto di avere questo blog, riceve tra le 10 e le 30 e-mail di band, etichette, promoter, agenzie di booking e amici e parenti delle suddette che presentano qualche artista o gruppo chiedendo spazio su queste pagine.
Avendo io un lavoro vero che mi succhia l'anima e il tempo, degli hobby, una specie di vita privata e -ahimè- il bisogno di dormire almeno 6 ore a notte, non ho praticamente mai il tempo materiale da dedicare all'esame di tutte mail che mi arrivano e (men che meno) all'ascolto delle canzoni o dei dischi che propongono. Al 90% cestino questo tipo di mail senza neanche aprirle (sono crudele, lo so; ma nei miei panni lo fareste anche voi); qualche volta però il subject o il mittente contiene un nome o una parola che attira la mia attenzione e finisco per fare click.
Questa mail arrivata nei giorni scorsi (il cui oggetto menzionava un «CD liberato il 23 Novembre») non solo ha attirato la mia attenzione, ma si è rivelata talmente esilarante che non posso non pubblicarla. Non faticherete a capire il perchè.
From: distraction records <info@distractionrecords.com>
Hey!
Speranza siete bene! Per lasciarli appena voi sapere che stiamo liberando un CD dal gruppo post-rock elettronico Tempelhof il 23 novembre e lo amerebbe per controllarlo fuori e per giocarlo sulla vostra esposizione!
Ho allegato il comunicato stampa e potete trovare le piste in questione in linea a:
[link]
Anche se se li volete trasmettergli un CD, appena dicami il vostro indirizzo e trasmetteremo uno fuori immediatamente. Se ci sono niente altro li volete o avete bisogno di, lasciate sapere!
Speranza godete dei suoni! Prendala facile,
Darren (Distraction Records)
P.S. Scusi il mio italiano dei poveri!
--
music for the strange kid at school / musica per il capretto sconosciuto alla scuola
www.distractionrecords.com
Figurati per il tuo italiano dei poveri, Darren dell'etichetta di musica per il capretto sconosciuto alla scuola!
Ti meriti il link a un MP3 dei Tempelhof (che peraltro sono di Mantova; potevi dirmelo che sono miei connazionali) anche solo per le risate che mi hai fatto fare:
Tempelhof - Song for Lily (MP3)
Per chi è inorridito davanti alla versione di Creep dei Radiohead fatta da Vasco più per lo stravolgimento del testo (da inno all'autocommiserazione a paranoia di gelosia Nananà) che per la lesa maestà o l'appropriazione gratuita di uno degli anthem degli anni '90, a fare giustizia arriva Sono uno scemo, la fedele traduzione dell'originale firmata e cantata da Mimmo Fish.
Un ascolto obbligato per i fan dei Radiohead, ma anche (soprattutto?) per chi non li sopporta.

Se il buon giorno si vede dal mattino, a Bologna e dintorni per la musica live questa sarà una buona stagione. Abbiamo appena fatto in tempo a riprenderci da un'Estate eccellente (come al solito monopolizzata dall'Hana-bi, il beach indie club dei nostri cuori) che è ora di ripartire con i club al chiuso.
La situazione è più calda che mai: il Covo mette in campo una programmazione degna degli anni d'oro, il Locomotiv continua a consolidarsi, l'Estragon è una certezza per i nomi grossi e quelli più mainstream, per gli amanti dell'elettronica è tornato il Link (anche se per ora è senza programmazione) e il TPO e XM24 si confermano centri sociali vivi e vegeti. Ma anche nel resto della regione non si scherza: il Bronson di Ravenna è una spanna sopra tutti, ma anche la miriade di localini della Romagna e dell'Emilia sanno il fatto loro e spesso mettono in campo nomi che attirano pubblico dalla città.
Ecco la solita guida stagionale di concerti inkiostro-approved. Come al solito, da stampare, evidenziare e attaccare sul frigorifero. E col prossimo numero in omaggio anche un elegante magnete a forma di Inkiostro.
| Quando | Chi | Dove |
| Gio 1 Ott | 99 Posse | TPO (BO) |
| Ven 2 Ott |
Calibro 35 The Cinematics Le luci della centrale elettrica Diaframma |
Locomotiv (BO) Covo (BO) Sala Estense (FE) Kalinka (Carpi - MO) |
| Sab 3 Ott |
The Fiery Furnaces + Death in plains Peter Murphy Afterhours + Heike has the giggles Fatboy Slim
Napalm Death + Cripple Bastards
The Tunas + The Narcotics |
Covo (BO) Velvet (RN) Estragon (BO) Cocoricò (Riccione - RN) Rock Planet (Pinarella - RA) Locomotiv (BO) |
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Eccola qua, la prima seratona della stagione. Matthew e Eleanor Friedberger arrivano in città per presentare il loro settimo disco, dopo una sequela impressionante di album acclamatissimi, e sono molto curioso di vederli sul palco. Previsto il pubblico delle grandi occasioni, e a seguire c'è pure il sottoscritto in consolle (con Y:DK, eccezionalmente in sala grande). Si ricomincia! |
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| Dom 4 Ott |
No Seduction |
Mattatoio (Carpi - MO) |
| Mer 7 Ott | Times New Viking | Covo (BO) |
| Gio 8 Ott | SebastiAn + Tyler Noze | Locomotiv (BO) |
| Ven 9 Ott |
The Rakes My awesome mixtape In Zaire, Buzz aldrin, Nervous kid Sabrina Salerno |
Covo (BO) Locomotiv (BO) XM24 (BO) Estragon (BO) |
| Sab 10 Ott |
Pan Sonic + Stefano Pilia Bellini Plants and Animals
Fine before you came Orange Lem + We don't like you |
Locomotiv (BO) Covo (BO) Zuni (FE) Velvet (RN) Mattatoio (Carpi - MO) |
| Dom 11 Ott |
Death in plains The Niro |
Zuni (FE) Arterìa (BO) |
| Lun 12 Ott |
Balmorhea
James Chance & the Contortions |
Clandestino (Faenza - RA) Locomotiv (BO) |
| Mer 14 Ott |
Chris Garneau
Castanets Hot Gossip + Melody Nelson Saxon |
Officina 49 (Cesena - FC) Diagonal (Forlì - FC) OFF (MO) Estragon (BO) |
| Gio 15 Ott | Damien | Locomotiv (BO) |
| Ven 16 Ott |
Alan McGee DJ set + Amor Fou Dente + Mimes of wine Beatrice Antolini
Oi Va Voi Marc Houlè Eterea Post Bong Band |
Covo (BO) Locomotiv (BO) Officina 49 (Cesena - FC) Estragon (BO) Kindergarten (BO) DO (Faenza - RA) |
| Sab 17 Ott |
The XX Magnolia Electric co. Julie's Haircut
Le signprine Tatytuc + Same old song Over the Rainbow Howie B DJ Set Movie Star Junkies |
Covo (BO) Bronson (RA) Calamita (Cavriago - RE) Mattatoio (Carpi - MO)
Estragon (BO) OFF (MO) TREeSESSANTA (Gambettola - FC) |
|
Già autori di uno degli esordi dell'anno (ve ne ho parlato qui) gli XX sono attesi al varco un po' da tutti. I fan non vedono l'ora di vederli su un palco, gli incerti di capire se oltre al fumo c'è anche dell'arrosto, i detrattori di verificare che sono un bluff. Comunque vada sarà un successo. |
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| Dom 18 Ott |
Fuck Buttons + HTRK Castanets Peter Kernel |
Locomotiv (BO) Mattatoio (Carpi- MO) Zuni (FE) |
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Col secondo disco i Fuck Buttons confermano che sono qui per rimanere, e anche se non hanno esattamente un sound da live, in concerto sanno dannatamente il fatto loro. E' una domenica sera, ma non faticheranno a riempire il Locomotiv. |
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| Mer 21 Ott |
Nordgarden + Alessandro Grazian |
OFF (MO) |
| Gio 22 Ott |
The Styles Gong |
Locomotiv (BO) Estragon (BO) |
| Ven 23 Ott |
Mudhoney Thank You
Thank you for the drum machine Cosmetic |
Estragon (BO) Officina 49 (Cesena - FC) Arterìa (BO) DO (Faenza - RA) |
| Sab 24 Ott |
Micachu and the shapes + The invisible Jonathan Richman Stars like fleas + Blake/e/e/e Ah, Wildness!
Kultur Shock |
Covo (RA)
Bronson (RA) Locomotiv (BO) Calamita (Cavriago - RE) Estragon (BO) |
|
Micachu comes to town! La giovane britannica con un nome da Pokemon, una faccia da bimbo imbronciato e un eccellente disco di indiepop cubista (ne parlavo qui) arriva sul palco del Covo e non potrei essere più contento. A seguire il sottoscritto in consolle insieme ad Art Compagnoni in sala piccola, come ai bei tempi. |
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| Dom 25 Ott |
Vessel
|
Mattatoio (Carpi - MO) Zuni (FE) |
| Mer 28 Ott |
Crocodiles Mattatoio James Morrison |
OFF (MO) Estragon (BO) |
| Gio 29 Ott |
The Paper Chase + Entrofobesse + Nicker Hill Orchestra The shipwreck Bag show |
Locomotiv (BO)
DO (Faenza - RA) |
| Ven 30 Ott |
Chicks on speed The Zen Circus Carla Bozulich's Evangelista |
Mattatoio (Carpi - MO) Locomotiv (BO) Calamita (Cavriago - RE) |
| Sab 31 Ott |
Crocodiles + My awesome mixtape The Rumble Strips Magpie + Japanese Gum |
Bronson (RA) Covo (RA) Spazio Gerra (RE) |
|
Che farete ad Halloween? E' il caso di cominciare a pensarci. Scegliete la bizzarra accoppiata new wave californiana / indiepop italiaco del Bronson? O lo sbarazzino pop britannico del Covo? Oppure, last but not least, la presentazione del disco dei Magpie in una inconsueta location reggiana? Dolcetto o scherzetto? |
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| Mer 4 Nov | Rise Against + Thursday | Estragon (BO) |
| Gio 5 Nov | Kavinsky | Locomotiv (BO) |
| Ven 6 Nov |
Clues + Magpie Wedding Edie Sedgwick
Piano Magic
Le luci della centrale elettrica Porcupine Tree The Zen Circus Alessandro Grazian |
Covo (BO) Officina 49 (Cesena - FC) Calamita (Cavriago - RE) Locomotiv (BO) Estragon (BO) Kalinka (Carpi - MO) DO (Faenza - RA) |
|
Da un lato i Clues di Alden Penner, già deus ex machina dei seminali Unicorns. Dall'altra Edie Sedgwick nuovo progetto di Justin Moyer, già scatenato destroyer nei mai troppo rimpianti El Guapo/Supersystem. Due delle personalità musicali più creative degli anni scorsi si fronteggiano lungo la via Emilia. Chi scegliete? |
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| Sab 7 Nov |
Jay Reatard Piano Magic The Zen Circus |
Covo (BO) Bronson (RA) Officina 49 (Cesena - FC) |
|
Il Covo sta sul pezzo: si fa un gran parlare di Jay Reatard da Memphis e dei suoi live incendiari, e ad ascoltare il punk-pop - garage del suo secondo acclamatissimo disco non si fa fatica a crederlo. Seratona annunciata. |
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| Mer 11 Nov |
Motorpsycho Green Day
DID + Eterea Post Bong Band |
Estragon (BO) Futurshow Station (Casalecchio - BO) OFF (MO) |
| Gio 12 Nov | Nancy Elizabeth | Diagonal (Forlì - FC) |
| Ven 13 Nov |
Let's Wrestle Perturbazione |
Covo (BO) Estragon (BO) |
| Sab 14 Nov |
Polvo + The Draft Gudrun Gut Therapy?
Jennifer Gentle feat. Verdena The Calorifer is very hot Nancy Elizabeth
Team Plastique Cristina D'avena feat. GEM Boy |
Bronson (RA) Locomotiv (BO) Rock Planet (Pinarella - RA) Estragon (BO) Mattatoio (Carpi - MO) Calamita (Cavriago - RE) DO (Faenza - RA) Velvet (RN) |
|
Un pezzo di storia dell'indie, appena riformato e pronto a mietere ora i successi che negli anni '90 latitavano: è la storia di tante (troppe?) reunion di questi anni. Ma come resistere? |
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| Dom 15 Nov |
Early Day Miners Matteah Baim |
Officina delle Arti (RE) Mattatoio (Carpi - MO) |
| Mer 18 Nov |
Woven Hand + Six Organs of Admittance My awesome mixtape |
Teatro Rasi (RA)
OFF (MO) |
| Gio 19 Nov |
Black Lips Isis + Dalek Wild Palms |
Covo (BO) Estragon (BO) Mattatoio (Carpi - MO) |
|
Scatenati e imprevedibili teppisti, ma irresistibili con la loro miscela di punk, garage e rock'n'roll, i Black Lips dal vivo sono sempre un'esperienza. Sempre che il bassista Jared Swilley, dopo quella nei giorni scorsi con Wavves, non abbia voglia di fare altre risse.. |
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| Ven 20 Nov |
Giardini di Mirò The Horrors Vetiver + Fruit Bats Living Colour Alberto Camerini The Hacienda |
Locomotiv (BO) Bronson (RA) Covo (BO) Estragon (BO) OFF (MO) DO (Faenza - RA) |
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I Giardini (con il tour del nuovo disco), gli Horrors (che sarei curioso di vedere su un palco) e i Vetiver coi Fruit Bats (due dei nomi nuovi più interessanti dela Sub Pop) tutti la stessa sera. Non si fa così però. |
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| Sab 21 Nov |
Bud Spencer Blues Explosion Muse
Samuel Katarro
Jersey |
Locomotiv (BO) Futurshow Station (Casalecchio - BO) Calamita (Cavriago - RE) Mattatoio (Carpi - MO) |
| Dom 22 Nov |
Lotus Plaza + Nudge
Vetiver + Fruit bats Samuel Katarro William Fitzsimmons Piroth |
Villa Torlonia (San Mauro Pascoli - FC) Zuni (FE) Arterìa (BO) Locomotiv (BO) Mattatoio (Carpi - MO) |
| Lun 23 Nov | Wasp | Estragon (BO) |
| Mer 25 Nov |
Depeche Mode + Soulsavers
Giorgio Canali |
Futurshow Station (Casalecchio - BO) OFF (MO) |
| Gio 26 Nov |
zZz + Oren Ambarchi (Sunn o)))) VS Massimo Pupillo (ZU) The Zen Circus |
Bronson (RA)
Renfe (FE) |
| Ven 27 Nov |
Tortoise Amari
Bologna Violenta + Schiele |
Estragon (BO) Officina 49 (Cesena - FC) DO (Faenza - RA) |
| Sab 28 Nov |
mùm Portugal. The man Mando Diao Lydia Lunch
Alcoholic faith mission |
Bronson (RA) Covo (BO) Estragon (BO) Calamita (Cavriago - RE) Mattatoio (Carpi - MO) |
| Dom 29 Nov | Placebo + Silversun Pickups | Futurshow Station (Casalecchio - BO) |
| Mar 1 Dic | Melvins | Estragon (BO) |
| Mer 2 Dic | Le luci della centrale elettrica | OFF (MO) |
| Gio 3 Dic | Steve Earle | Teatro Masini (Faenza - RA) |
| Ven 4 Dic |
Julie's Haircut + Mariposa No seduction |
Locomotiv (BO) DO (Faenza - RA) |
| Sab 5 Dic |
The Black Heart Procession + Scout Niblett Golden Silvers Paolo Benvegnù Amycanbe |
Estragon (BO)
Covo (BO) Bronson (RA) Teatro Petrella (Longiano - FC) |
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Purtroppo la fama raggiunta negli anni da Pall Jenkis e soci è tale che è da un po' che siamo costretti a vederli solo in posti grandi, guadagnando in comodità ma perdendo in atmosfera. Visto che il disco nuovo è ai soliti livelli, non sarà un gran problema. |
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| Dom 6 Dic |
The Dodos + Basia Bulat + Comaneci The Bishops |
Bronson (RA)
Mattatoio (Carpi - MO) |
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Chi li ha visiti dice un gran bene dei The Dodos live, ma sono quasi più esaltato all'idea di vedere l'eccellente folkster Basia Bulat. E' domenica ma odora di ponte, potrebbe essere una gran serata. |
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| Lun 7 Dic |
The Germs |
Locomotiv (BO) |
| Mer 9 Dic | Enrico Gabrielli + Carmelo Pipitone in Revolver | OFF (MO) |
| Gio 10 Dic | Niobe | Clandestino (Faenza - RA) |
| Ven 11 Dic | Il teatro degli orrori | Estragon (BO) |
| Sab 12 Dic |
Amari My awesome mixtape |
Locomotiv (BO) Calamita (Cavriago - RE) |
| Lun 14 Dic |
Brightblack Morning Light + Rio en medio |
Officina 49 (Cesena - FC) |
| Mer 16 Dic |
Deep Purple Uoki Toki |
Paladozza (BO) OFF (MO) |
| Ven 18 Dic | Moltheni | Estragon (BO) |
| Dom 20 Dic |
Iori's Eyes |
Zuni (FE) |
| Mer 23 Dic | Les Fauves | OFF (MO) |
| Ven 12 Mar | Les Claypool | Estragon (BO) |
(Eventuali) gite fuori porta
| Quando | Chi | Dove |
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Gio 29 Ott |
Kings of Convenience |
Conservatorio (MI) |
| Mi sono mancati. Mancano dall'Italia da anni, e nel mentre sono passati da band di culto a fenomeno di pop nobile che si merita addirittura il Conservatorio. Loro in realtà non sono cambiati quasi per niente; ed è per questo che una loro data non si può saltare. | ||
|
Sab 14 Nov |
Wilco + Grizzly Bear | Conservatorio (MI) |
| Un'accoppiata troppo bella per essere vera, che cadendo di Sabato permette anche una comoda trasferta ai non milanesi. Per i gorgheggi dei Grizzly Bear (che portano in tour uno dei dischi dell'anno) e per la band del vate Jeff Tweedy (il cui ultimo disco è forse il peggiore; ma il repertorio rimane incredibile) mi sembra il minimo. | ||
Era un po' che non mi capitava di andare a un concerto in cui si poga. Sto invecchiando.
Questo pensavo sabato al Kindergarden durante il DJ set dei Bloody Beetroots, mentre davanti ai miei occhi il rovinoso singolo Warp faceva succedere di tutto. Pogo dilagante, ragazzine esagitate quanto il metallaro più nerboruto, hipster di ogni ordine e grado in preda a un'estasi incontrollabile, cocktail pieni che volavano, sneaker che saltavano, mani alzate, stage-diving e body-surfing.
Ve lo assicuro: da vedere era una scena assai più improbabile (e quindi, impressionante) del pogo di un classico concerto punk.
Il termine «punk» è usato spesso per descrivere il sound e l'estetica del duo veneto. Io non oserei spingermi a tanto («punk» ha un significato e una storia, e non è il caso di scherzarci), ma è innegabile che per molti dei presenti la loro violenta electro croccante e pernacchiosa (fidget ma non proprio, mi dice chi se ne intende) sia una delle cose più pericolose ed eccitanti che si possano immaginare nel panorama musicale di questa fine degli anni zero.
Nonostante l'altra sera dopo un po' io abbia cominciato ad annoiarmi (non è il mio genere e non era il mio ambiente, ma questo già lo sapevo), la potenza di un act simile è assolutamente lampante, e non mi meraviglia che il duo mascherato stia mietendo successi in giro per il mondo e che la sua ascesa verso il mondo dei superstar DJs sembri inarrestabile.
Anche perchè quando sento Warp o vedo il suo video (detestabile, perfetto), non riesco a non pensare che un ventenne di oggi ci vede il nichilismo che ciascuno di noi ai suoi tempi ha trovato in qualcos'altro. E ci veda un mix di esaltazione, disperazione e assenza di regole di straordinaria potenza.
Violento. Pericoloso. Eccitante. Anche se completamente privo di significato.
Come questi cazzo di anni zero.
Lo dicevamo la scorsa settimana su Inklog, ed ora possiamo sentirla e rabbrividire con tutte le nostre forze: ecco Ad ogni costo, la versione in italiano di Creep dei Radiohead ad opera di Vasco Rossi. C'è bisogno di descrivervela in tutto il suo orrore o ve la immaginate da soli?
Ma sono quiii
Amo dirtelo
Voglio restare insieme a te
Ad ogni costoooooo
Si prega di leggere anche i commenti dela pagina Youtube, roba del tipo:
I radiohead non dovranno far altro ke ringraziare Vasco perkè se ora saranno riconosciuti anke in italia è grazie a lui visto ke fino ad ora non li cagava nessuno!!!
Solo in italia riusciamo a criticare i nostri cantanti migliori quando all'estero fare cover di altre canzoni è una cosa normale!!!silenzio x favore...se odiate vasco alla larga dai suoi video su (crikko87)
Non l'avevo mai ascoltata fino a qualche giorno fa, quando ho letto che Vasco avrebbe fatto una cover, e, a parte la musica, non mi sembra niente di particolare sta Creep! Mentre Ad ogni costo è bellissima! (saveriogerardis)
Io amavo "creep" dei radiohead da morire, immaginate ora ...Veramante turba le mie emozioni in una maniera incredibile "TANTO E' LO STESSO, SOFFRO ANCHE SPESSO, MA SONO QUI, AMO DIRTELO" bhè quì il cuore si squarcia, ed anche il suo "nananaaaaaa" finale sulle note, spettacolare ...Chiudo gli occhi, schiaccio Play e continuo a sognare grazie a te, ringraziandoti dal piu profondo del mio cuore, Vasco, Ti amo!
Claudio ( VASCOlisti anonimi group)
Aspettando Caserta ! (Claudietto)
I My awesome mixtape o li odi o li ami.
Se sei stato infastidito dall'attenzione che sono riusciti ad attirare già giovanissimi nella piccola e provinciale scena italiana (dovuta a molto lavoro, parecchia fortuna ma anche ad un paio di amicizie giuste) e sei allergico al modo in cui incarnano gli stilemi tipici di certo indie, probabilmente ti stanno sulle palle. Non ti capisco, ma ha un senso.
Se te ne freghi di queste cose e pensi solo alla musica, e ti fai atterrare con facilità da ritornelli indie-pop o cantilene elettroniche paranoiche, probabilmente invece li ami. E come darti torto.
Fino ad oggi erano soprattutto una band di grandi promesse, i My awesome mixtape. Dopo un EP d'esordio eccellente ma breve (Songs of Sadness Songs of Happiness, in free download qui grazie alla benemerita Kirsten's Postcard), seguito da un LP (My lonely and sad Waterloo) ambizioso e non sempre a fuoco e, questa primavera, da un altro EP (Other Houses, anche questo in free download, stavolta su Vitaminic Pronti al Peggio) costruito intorno al singolone Me and the washing machine, i MAM sono arrivati alla resa dei conti. E le promesse sono finalmente mantenute.
How could a village turn into a town, il nuovo LP appena uscito per 42 Records è, da copione, il disco della maturità. Il sound si fa sfaccettato e ricco, i riferimenti meno chiari e meglio assimilati, le canzoni fanno centro anche quando sfiorano generi che con l'indie hanno ben poco a che fare (è dub quello che sento in Inhabitants?) e il progetto (dalla splendida grafica del booklet alle bellissime My awesome mixtees, dalla ricca promozione due punto zero -Twitter, Last.Fm, pure Friendfeed- al diario del tour europeo in corso in questi giorni) curato come quello delle migliori band d'oltreoceano. Ma soprattutto, c'è il disco. Un gran bel disco.
Ho avuto la fortuna di conoscere e seguire i MAM fin dagli inizi, e benchè io conosca personalmente -più o meno bene- parecchi musicisti, per ben pochi mi avete sentito usare su queste pagine i superlativi che riservo ai MAM. Ho assistito al al loro primo o secondo live in assoluto (a Villa Serena), convinto dal leader Maolo che mi aveva fermato una sera nei corridoi del Covo. Ho avuto la fortuna di aver sentito i loro demo, di aver suonato in pista molte volte The painter and the antropologist e Me and the washing machine e di aver passato la scorsa Estate con How could a village turn into a town fisso sul lettore (senza poterne parlare). Ora ho la fortuna di farlo sentire tutto anche a voi (in streaming, cliccando Play qui sotto), e voi, a vostra volta, potete fare lo stesso sul vostro blog o sul vostro profilo di Facebook. Pratico e democratico.
How Could A Village Turn Into A Town by myawesomemixtape
Ma soprattutto ho la fortuna di poter condividere con voi (in esclusiva) la versione demo di uno dei miei pezzi preferiti del disco, quella A train melancholy song che conclude il lotto, e che nella sua versione primitiva è cupa, funerea e sintetica come un'Estate fatta di treni persi e distanze che dividono. Perchè, come recita il ritornello, «Partenze e arrivi sono la stessa cosa, dipende solo da dove vuoi andare».
I My awesome mixtape sono giovani e certamente ancora lontani da un arrivo. Alla seconda fermata, però, sono già in prima classe.
My awesome mixtape - A train melancholy song (demo) (MP3)
Il grafico di Google Trends parla chiaro: per circa una settimana, a metà Settembre , la celebre affermazione di John Lennon si è avverata. Era ora.
[via Guardian Music Blog, dove si apprende anche che Kanye dà comunque tre giri a entrambi]
Maxïmo Park - When (Vincent Gallo cover) (MP3)
[da Warp20 (Recreated), doppia compilation di artisti della Warp che coverizzano altri artisti della Warp in occasione del ventennale. Della Warp.]
Era:
Vincent Gallo - When (MP3)
[e ora puoi metterti le mani nei capelli]
Kings of Convenience - The Boat Behind (MP3)
[la première del video viene da Spinner]
Gioite e rallegratevi, gli Amari sono tornati!
A meno di un mese dall'uscita del nuovo disco Poweri, il gruppo farraginoso più amato dagli italiani sbarca oltreoceano e fa presentare il suo nuovo singolo in anteprima dal celebre blog americano electro-oriented Big Stereo, in abbinamento all'ormai inevitabile remix contest.
La band torna all'inglese (ma il disco, mi dicono dalla regia, è metà e metà) e il sound si fa in parte dance anni '90 in parte italo-disco (ma sempre dalla regia mi dicono che è un disco molto vario) e io non potrei essere più felice. Dalla regia confermano.
Amari - Your kisses (MP3)
(la foto viene dal set Amari reading Cronaca Vera)
«A Youtube digital orchestra»: così Core77 descrive In B-flat, progetto audiovisivo collaborativo e sperimentale lanciato nei mesi scorsi da tale Darren Salomon.
Che lo spiega così:
Play these together, some or all, start them at any time, in any order. [...]
The videos can be played simultaneously -- the soundtracks will work together, and the mix can be adjusted with the individual volume sliders.
Un'idea semplicissima, dagli esiti a volte sorprendenti. Provare per credere.
Un po' vecchio ma appena scoperto (grazie alla ballotta del Lago di Garda): i Perturbazione sul palco insieme a Max Pezzali, per una versione dell'immortale anthem Con un deca realizzata per il loro show Le città viste dal basso. In qualche modo curioso, una quadratura del cerchio davvero clamorosa.
Non avevo idea di chi fossero i Cobra Starship finchè non li ho googlati (hanno fatto la colonna sonora di Snakes on a plane, wow!) ma non appena ho letto che Leighton "Queen Bee" Meester (ovvero l'ineffabile Blair Waldorf di Gossip Girl, lei) partecipava al lead single, non mi sono potuto negare almeno un ascolto. Il primo di una lunga serie, ho scoperto, perchè la leggerezza estiva si sposa a meraviglia col power-pop iper-prodotto, caciarone, adolescenzialmente sbruffone ma terribilmente appiccicoso di Good girls go bad. Lo odierete, vi ho avvisato. Poi non venite a lementarvi da me.
Cobra Starship feat. Leighton Meester - Good Girls Go Bad (MP3)
La musica liberata di Luca Castelli è un libro molto bello e intelligente già dalla copertina. Il fatto che poi al suo interno contenga la più ricca, precisa e competente ricostruzione di quello che è cambiato nel nostro modo di fruire la musica negli ultimi dieci anni (da Napster in avanti, più o meno) è un semplice dettaglio.
Davvero: difficile immaginare una disamina così completa e ben fatta del fenomeno (dagli MP3 al file-sharing, dai blog a Youtube e Myspace, dall'iPod ai social networks, dalle net-label alla morte dei negozi di dischi), che mette ordine nella straordinaria quantità di cose che sono riuscite a cambiare per sempre la nostra idea della musica, i suoi modelli di business e il nostro modo di scoprirla, ascoltarla, viverla e parlarne.
Castelli (già giornalista per La Spampa, Il Mucchio, XL e chissà cos'altro, nonchè di casa sul suo blog Il Pozzo di Cabal) compone con i pezzi del puzzle un quadro ricchissimo e multiforme, spiegato con lo stile leggero che è proprio dei grandi divulgatori e la passione di chi sta vivendo in prima persona la rivoluzione che sta raccontando.
Come dice Rossano Lo Mele (che ha cavallerescamente intervistato Castelli per Rumore di Luglio - online in due parti: uno | due) è «uno di quei libri che se fosse pubblicato in Inghilterra o negli Stati Uniti farebbe del suo autore un pensatore tech da seguire come uno sciamano».
Se ruscite a interpretarlo, il sommario dà qualche idea dei contenuti:
1.0
1. MP3 (La mosca / Seattle / Preistoria / Mpeg-1 Audio Layer 3 / Sacrilegi)
2. Napster (I 331kb che sconvolsero il mondo / Pirro / Gratis / Tutto / Noi)
3. Le major (Vade retro, tecnologia / Il diamante / DRM / Rootkit / Perdita di controllo)
4. iPod (Pray / Music Store / Monopolio / Shuffle / iGod)
2.0
5. Il laboratorio (Libertà è partecipazione / Dire / Fare / Baciare / Lettera /Testamento)
6. Gli artisti (The artists formerly known / Giovani turchi / Premio fedeltà / It's up to you / Ghosts)
7. Dura lex (Jammie Thomas / Il dilemma del linguaggio / Il dilemma della copia / Il dilemma del remix / Il dilemma dell'autore e del produttore / A due velocità)
3.0
8. Macchine (Streaming / AI / Ovunque / Eroi)
9. Where Have All the Good Times Gone? (La qualità / I giornalisti / I negozi di dischi / Gli album)
10. L'onniutente (Intelligenza / Furore / Generosità / Responsabilità)
11. La musica liberata (I Mille / Neointermediazioni / L'oceano / Serendipity)
Lettura consigliatissima per chiunque si interessi di musica negli anni '00 (e non lo dico perchè a pag. 117 è citato pure Inkiostro), e semplicemente imprescindibile per chiunque pretenda di lavorare nel settore, con menzione speciale per i dinosauri del giornalismo e della discografia.
La musica è stata liberata, fatevene una ragione.
Oh No Oh My: le Nike SB Blazer Elite Sub Pop. Nike??
[bruttine, peraltro]
Se la difficoltà nel parlare di un disco spesso è una conferma della sua qualità (e per me di solito lo è), il disco di esordio dei The XX è davvero un grande disco.
Uscito qualche giorno fa per Young Turks Records (ma dietro ci sono pure colossi come XL e Rough Trade), il quasi omonimo esordio del giovanissimo quartetto londinese (tutti diciannovenni) ha ricevuto recensioni stellari praticamente ovunque, forse proprio perchè è estremamente difficile da descrivere e da catalogare.
Pressochè inutile descriverne il genere (c'è della new wave, ma anche trip-hop, qualcosa di certo folk intimista ma atmosfere tipiche del dream pop, strutture a modo loro shoegazer ma in qualche caso si rischia di sfiorare tangenzialmente persino l'r'n'b, e c'è anche chi parla di dubstep, ma menzionando anche i primi Cure), molto difficile paragonarli ad altre band, e un esercizio di stile inutile la descrizione del loro sound.
Potrei dirvi che suonano una musica straordinariamente notturna, pulita e clinica ma non per questo fredda, percorsa da una tensione palpabile che ora crepita ora si distende, seducente e sofisticata ma per nulla falsa e patinata.
Potrei dirvi che le loro canzoni sono fatte di giri di basso scavati come roccia carsica, melodie in punta di chitarra che li rincorrono, ritmiche sintetiche ma legnose come quelle di una batteria vera, e due voci (una maschile, l'altra femminile) che cantano insieme senza però mai compiacersene.
Ma a cosa servirebbe?
Si tratta di un disco fatto di vuoti, in cui è molto più facile apprezzare quello che non c'è perchè fa risaltare quello che c'è. Un esordio quasi perfetto.
[The XX suoneranno sabato 17 Ottobre al Covo. Bel colpo.]
The XX - Basic Space (MP3)
The XX - Islands (MP3)
Fino a qualche mese fa non l'avrei mai detto, ma a questo punto è abbastanza evidente: Lady Gaga è il personaggio pop dell'anno.
Ecco 5 cose che probabilmente non sapete di lei:
1. Pare che solitamente non indossi le mutande.
2. Lady Gaga è in realtà un fantoccio nelle mani dell'Ordine occulto degli Illuminati, come è chiaro dal suo look e dal simbolismo associato (analisi dettagliata su The Vigilant Citizen, memorabile sito cospirazionista che vi consiglio).
3. Il suo stile è un completo plagio di quello di Roisin Murphy, già cantante dei Moloko. (se n'è lamentata lei stessa).
4. Online c'è un completo video tutorial per conciarvi come lei nel video di Poker Face.
5. Voci insistenti dicono che in realtà sia un'ermafrodita.
Con in giro gossip del genere è chiaro che ha già vinto.
Orba squara - Poker face (Lady Gaga cover) (MP3)
[splendida]
Come da canonico paese reale, oggi il sottoscritto (e, a quanto ne so, una buona porzione degli altri simpaticoni che scrivono su queste pagine) va in ferie. Il blog rimane aperto e attivo ma, presumbilmente, in modalità più lenta del solito.
Prima di gettarci nelle autostrade a bollino nero, di testare sulla nostra pelle il caro-benzina, gli overbooking di Alitalia o le infide regole bulgare delle compagnie low-cost e di fuggire a rosolarci su qualche spiaggia, è inevitabile la segnalazione di un paio di pezzi che stanno facendo da colonna sonora alla mia Estate 2009. Curiosamente, i due pezzi che sto ascoltando di più provengono da band con nomi molto simili e sono l'espressione più pop di proposte che, in entrambi i casi, si muovono per lo più su sonorità psichelediche, sognanti e shoegazer.
Avrete probabilmente già sentito parlare dei The Pink Mountaintops, il collettivo canadese (da cui sono nati i più famosi Black Mountain), ma forse, come a me, vi era sfuggita la gemma pop contenuta nel loro ultimo album Ouside Love. E' bastato vedere l'effetto che The gayest of sunbeams fa alla pista della spiaggia dell'Hana-bi di Marina di Ravenna per dedicargli gli ascolti che merita e innamorarmi del suo mix di jangling guitars, beat implacabile e singalong irresistibile. La la la la la la la la la.
Non è invece ancora uscito il disco d'esordio dei The Big Pink, ma manca poco. Il marchio 4AD e i vari post scritti da Emiliano su Stereogram sono garanzia di qualità, anche se dopo un paio di ascolti il disco non mi ha detto granchè. Mi ha invece fatto secco la versione editata del singolo Dominos, anthem glorioso e corale con una ritmica grassa che ricorda la hit Time to pretend degli MGMT, e un ritornello («These girls fall like dominos») fatto apposta per fare da colonna sonora ai momenti più vitelloni della vostra Estate in riviera. E appena riesco la proverò sul dancefloor, ho la sensazione che potrebbe fare il botto.
The Pink Mountaintops - The gayest of sunbeams (MP3)
The Big Pink - Dominos (single version) (MP3)
Qualche mese fa, alla notizia che Johnny Marr abbandonava (non si è mai capito se temporaneamente o meno) i Modest Mouse per entrare nei The Cribs, il sottoscritto, come molti, ha storto il naso.
Mr. Marr (già chitarrista di quell'inutile gruppetto minore chiamo Smiths) viaggia a un livello a cui non deve dare spiegazioni a nessuno per le sue scelte ma ecco, abbandonare una band creativa e di successo (e molto diversa dai suoi progetti precedenti) per un gruppetto inglese non particolarmente bravo nè famoso non sembrava proprio una grande mossa. La speranza era che Marr intravedesse nella band potenzialità a noi ignote e che, con il suo aiuto, i Cribs sarebbero arrivati a fare grandi cose.
Il disco che sancisce il nuovo corso della band (Ignore the ignorant) esce tra circa un mese, ma qui sotto potete vedere il video del primo singolo Cheat on me, appena diffuso online.
Ancora l'ho ascoltato solo un paio di volte quindi potrei cambiare idea, ma a occhio mi sa tanto che la nostra sensazione iniziale era giusta.
King Rat by Modest Mouse,
directed by Heath "Joker" Ledger.
Polly Jean Harvey nella sua carriera ne ha fatte davvero di ogni. Tra le altre cose (e più o meno in ordine) è stata nuova promessa dell'alternative rock femminista, controversa e rumorosa mangiauomini, romantica e disperata femme fatale con parrucca e ciglia finte, timida ragazza acqua e sapone della campagna del Dorset, socialite mondana della Grande Mela, rude e androgina blueswoman e esangue e perduta dama dell'ottocento.
Da una come lei ci si può attendere di tutto, quindi. Ma non so perchè quando ho sentito uno dei nuovi brani che ha suonato la settimana scorsa al Camp Bestival di Lulworth (nel Dorset, praticamente dietro casa sua) sono rimasto piuttosto sorpreso.
Let England shake è interamente costruita sopra il campionamento del ritornello della celeberrima Istanbul (Not Constantinople), classico swing fintamente esotico degli anni '50 portato al successo dal gruppo vocale The Four Lads, su cui Polly canta un'altra melodia suonando quella specie di incrocio tra una cetra e un'arpa (l'autoharp) che già aveva usato per alcuni pezzi di White Chalk.
Il risultato è molto spiazzante (a me, non so perchè, fa venire in mente le prime Cocorosie) ma è anche PJ Harvey al 100%. Sono molto, molto curioso di vedere se questa strada verrà seguita e dove la porterà. Video:
PJ Harvey - Let England Shake (live) (MP3)
Come bonus, ecco l'altro inedito che ha suonato (qui c'è il video):
PJ Harvey - The last living rose (live) (MP3)
Non c'è modo migliore per cominciare la settimana dell'annuncio di un concerto a sorpresa di uno dei più osannati cantautori folk della nostra generazione. Stasera, gratis, Bonnie Prince Billy all'Hana-bi di Marina di Ravenna.
will oldham[foto]
Non era esattamente imprevedibile, l'evoluzione fighetta e tropicale dei Friendly Fires. Gli autori di uno dei dischi più divertenti della scorsa Estate (ne parlammo qua) avevano fin dall'inizio nel DNA una spiccata attitudine al pop da ballo più spudorato, che riuscivano però a mediare con influenze punk-funk e synth balearici un po' più originali.
Ma la deriva percussiva era dietro l'angolo, come ha potuto notare chi ha assistito a uno dei vari live in cui il singolone Jump in the pool terminava in una samba scatenata e sul palco venivano invitate delle ballerine brasiliane con le piume e tutto il resto (video). Prendete la passione per le percussioni tropicali, sommatela con quella per i synth balearici e per il pop da ballo e avrete Kiss of life, il nuovo singolo della band che verrà pubblicato a fine Agosto (sarà una delle bonus tracks della ri-edizione del disco d'esordio) ma di cui è da poco stato presentato il cui patinatissimo video girato a Ibiza.
Dev'essere il caldo, dev'essere il sole e dev'essere il weekend che si avvicina, ma anche se è un pezzo che mi fa spesso arricciare il naso, non mi dispiace tanto quanto dovrebbe. E' Estate, dai.
Friendly Fires - Kiss of life (MP3)
Spinning in the grave - The three biggest reasons music magazines are dying è esattamente quello che sembra: un articolo (firmato da Jonah Weiner, ex senior editor del defunto Blender, e pubblicato su Slate.com) sulla morte dei giornali musicali.
Chiudono i negozi di dischi, le case discografiche vanno in rovina, l'intero settore dell'industria musicale barcolla senza essere in grado -pare- di trovare la soluzione per convivere con le nuove tecnologie. E i giornali musicali? Chiudono anche loro.
Negli States hanno già cominciato da un po', qui da noi sembra tutto immobile (ma forse è solo perchè siamo come al solito in ritardo, oppure perchè la crisi colpisce meno duro se un settore è già perennemente in crisi), ma il fenomeno è cominciato, e difficilmente si attenuerà.
Weiner non si limita a rilevarlo, ma cerca anche di spiegarlo: quali sono le ragioni per la fine dei giornali musicali? Queste le sue risposte:
1. There are fewer superstars, and the same musicians show up on every magazine cover.
2. Music mags have less to offer music lovers, and music lovers need them less than ever anyway.
3. Music magazines were an early version of social networking. But now there's this thing called "social networking" … [#]
Il punto 1 a me non pare così fondamentale, ma forse chi bazzica giornali con tiratura e pubblico più ampio di quelli che leggo io (XL o Rolling Stone, per dire) può confermarne l'importanza.
Il punto 2 è sacrosanto: la rete contiene tutto quello che contengono i giornali, con in più contenuti multimediali e funzionalità interattive che la carta non potrà mai avere. I giornali li puoi leggere in treno, sotto l'ombrellone o in bagno e vederli impilati fa un bellissimo effetto, ma difficilmente la cosa basterà a salvarne la maggior parte dal (fisiologico?) rimpiazzo da parte dei siti web.
Il terzo punto è interessante, e si distanza un po' dalle solite argomentazioni. Non sono solo Pitchfork e Drowned in sound (gratuiti, ben scritti, aggiornatissimi e pieni di contenuti multimediali) a uccidere i giornali, ma anche e soprattutto i blog e la loro rete, e poi Facebook, Twitter, Last.Fm, i forum, i fan site, le mailing list, tutti i posti in cui l'appassionato di musica incontra i suoi simili, si scambia dritte e opinioni (e da un po' direttamente i dischi) e coltiva la sua identità musicale come una volta faceva anche e soprattutto grazie ai giornali musicali e ai negozi di dischi.
E la mitologica figura del critico musicale? Si sta trasferendo sul web, ma secondo Weiner è comunque destinato a ridimensionarsi non poco:
Meanwhile, with the proliferation of online music, sanctioned and otherwise, music fans don't need critics to play middleman the way they once did: If a fan wants to decide whether he likes a new album, there are far easier ways than waiting for a critic to weigh in, from streaming tracks on MySpace and YouTube to downloading the whole thing on a torrent site or .rar blog. The value of the music reviewer has always been split between consumer service (should people plunk down cash for this CD?) and art criticism (what's the CD about?), but of late the balance has shifted from the former toward the latter—answering the question of whether to buy an album isn't much use when, for a lot of listeners, the music is effectively free. It's a valid point that the professional critic still wields an aura of authority rare in the cacophonous world of online music, but between taste-making blogs and ever-smarter music-recommendation algorithms like Apple Genius and Pandora, the critic's importance is being whittled down. [#]
E' davvero l'inizio dela fine? I giornali musicali riusciranno a mantenere un loro ruolo o il loro settore (per definizione multimediale e interattivo) ne decreterà la morte? La nascita e l'evoluzione del web, per sua natura più adatto a gestirne i contenuti e in grado di dare un'esperienza più ricca al lettore, determinerà la fine dei giornali musicali così come li conosciamo?
Difficile immaginare un personaggio musicale più inutile e insulso di Lissy Trullie. Aspirante rocker senza nulla da dire ma con un notevole stacco di coscia, la frangettata e un po' androgina scenester newyorkese insegue disperatamente un hype che non merita, come era impossibile non notare al South By Southwest di Austin lo scorso Marzo (qui breve parere e 4 foto).
Nella corsa alla ricerca dell'attenzione inevitabile il momento della cover, che tanta fortuna porta a chi partecipa al gioco con stile e cervello ma che può svelare nel modo più patetico e impietoso la scarsità di idee e l'assenza di personalità. Lissy Trullie ci prova con Ready for the floor degli Hot Chip, mega hit da ballo che viene trasformata in sofferto e un po' finto pezzo rock con video curatissimo quasi esclusivamente composto di pose. Vedete voi se ci siamo oppure no. Io, come avete capito, un'idea piuttosto chiara me la sono fatta..
Li avrete già sentiti tutti. Di questi tempi dopo 3 giorni un MP3 già è vecchio, soprattutto se è passato per le pagine di Pitchfork, Stereogum e degli altri due o tre M-blog pigliatutto che masticano singoli, pezzi nuovi e rarità con una velocità che fino a qualche anno fa (o addirittura mese fa) era inimmaginabile. Il gioco delle anteprime investe il processo di una patina di ufficialità, quello di twitter, dei tumblr, degli account su facebook funziona da ripetitore istantaneo e mai pago, che ogni giorno cerca di accontentare la fame di novità insaziabile del piccolo consumatore musicale dell'era digitale che ormai è in ciascuno di noi.
Sembra solo a me o le cose continuano a farsi sempre più veloci? E' solo un'impressione mia o lo scollamento tra questo mondo e i ritmi sani della reatà si allarga sempre di più? Stiamo venendo inesorabilmente sorpassati da una velocità che non ci è propria o ci stiamo solo stufando? Quanto ci metterà ad arrivare il punto di non ritorno, e cosa ci sarà dopo?
Io non ho neanche mezza risposta. Però ho degli MP3, di quelli buoni.
In generale, preferisco gli MP3. Li salvo sul desktop, cerco di spostarli solo quando non ci stanno più, me li copio sul lettore e mi costringo ad ascoltarli più volte. Questi sono quelli (tutti recenti, tutti già vecchi) che ascolto di più ultimamente.
Why? - This Blackest Purse (MP3)
Le ballad di Yoni Wolf e della sua band sono sempre devastanti (ricordate Gemini, sul suo esodio solista?); scelta forse audace per presentare il nuovo disco, ma azzeccatissima. Ora non ci resta che sperare che il disco sia tutto così.
Modest Mouse - The Whale Song (MP3)
Tre sette pollici con dentro alcuni dei migliori pezzi mai scritti da Isaac Brock e soci e un paio di rarità raccolti nell'imminente EP No one's first and you're next sono un goal a porta vuota. La canzone dell'orca non avrebbe sfigurato, per tema e qualità, nell'ultimo We were dead before the ship even sank. Anche senza Johnny Marr, una band in splendida forma.
The National - The Runaway (live on Q TV) (MP3)
La perfezione (video, testo). Se tutto il nuovo disco sarà così non ce n'è davvero per nessuno.
Atlas Sound feat. Panda Bear - Walkabout (MP3)
Non sono un fan delle produzioni di Bradford Cox sotto il nome Atlas Sound (lo preferisco decisamente in veste Deerhunter), e non riesco ad arrivare in fondo a un disco di Panda Bear (però l'ultimo Animal Collective mi piace parecchio), ma forse è solo perchè non mi ci sono mai messo con il dovuto impegno. Probabilmente potrei partire da questo gioiellino di pop wilsoniano, che mi piace assai.
Thom Yorke - All for the best (Miracle Legion cover) (MP3)
Non so molto di Mark Mulcahy e dei suoi Miracle Legion, ma a giudicare dalla line-up messa in piedi per il benefit in suo favore forse dovrei documentarmi. Non ho idea di come suoni l'originale, ma il pezzo intepretato da Mr. Radiohead pare uscito da The Eraser. Anzi, forse è pure meglio.
Kings of Convenience - The Boat Behind (radio rip) (MP3)
Ed ecco il secondo brano di Declaration of Dependance, il terzo disco in studio del duo norvegese (tracklist), già in scaletta nei live da qualche anno. Singolo per il mercato interno, funziona a meraviglia. L'attesa fino a Ottobre sarà lunga.
Wilco - One wing (MP3)
Wilco (The Album) non mi ha travolto, ma spero sia solo una questione di tempo (anche se ho paura di no). Nel mentre mi fisso col repeat su un paio di pezzi, tra cui questa sontuosa e classicissima One Wing. Al resto ci pensiamo dopo, in attesa delle date italiane di Novembre.
Phoenix - Playground love (live - Air Cover) (MP3)
Un minuto e quarantuno secondi di pura bellezza. Repeat compulsivo e obbligato.
Oppure DJ da ufficio, con Ron Winter's Drum Set.
Alzate il volume, cominciate a spingere i tasti della vostra tastiera e, come suggerisce Best Week Ever, il licenziamento è assicurato!
Non so da quanto tempo sia in giro, ma io l'ho scoperto ieri sera e, benchè sia il secondo post sui Weezer in una settimana, è impossibile trattenersi: Weezer - The 8-bit Album è il tributo di micromusic dedicato alla band si Rivers Cuomo e soci. Liberamente scaricabile dal sito della netlabel Pterodactyl Squad, è esattamente quello che sembra: una compilation di pezzi più belli dei Weezer interamente risuonati attraverso gameboy, commodore 64, tastierine Casio e altri aggeggi a 8 bit.
In parole povere, la nostra infanzia brufolosa che incrocia l'adolescenza meno inquieta e le due che se ne vanno insieme a braccetto e si commuovono per il ricordo dei lunghi pomeriggi passati a studiare ascoltando il Blue Album e giocando a Super Mario Land. Che meraviglia.
Nordloef - Buddy Holly (MP3)
Bit Shifter - The world has turned and left me here (MP3)
Videogame Orchestra - Island in the sun (Belmont's revisal) (MP3)
Pterodactyl Squad - Weezer - The 8-bit album (ZIP - full album)
Erlend e Eirik sono tornati!
Ecco Mrs. Cold il nuovo singolo dei Kings of Convenience, in rotazione da oggi su tutte le radio, e che anticipa il nuovo disco in uscita a inizio Ottobre. Al momento non pare ci siano ancora copie in giro per il web, quindi questa è una super anteprima.
(come al solito un enorme grazie a Paola)
Kings of Convenience - Mrs. Cold (radio rip) (MP3) (ALT)
(vignetta via)
Sono iscritto a Twitter quasi dagli inizi e lo uso regolarmente (ma moderatamente), eppure non avrei mai immaginato che il social network cinguettante sarebbe diventato il fenomeno che è diventato, arrivando a impensierire la corazzata Facebook e a prefigurare una rivoluzione nel web basata su brevità e real-time. Continuo a non essere sicuro che gli scenari siano così rosei e che questa sia davvero una rivoluzione («moda» sarebbe forse il termine più adatto) ma in effetti è interessante notare come sta cambiando mese dopo mese la percezione del servizio da fuori (da leggere in merito il post di Kottke In defense of twitter e i suoi link), e di come praticamente ogni giorno escano fuori nuovi servizi che mirano a sfruttarne appieno le potenzialità o a utilizzarne in modi impensati la banca dati.
Ieri è stata la volta delle Popular Songs on Twitter di Hype Machine, con cui l'aggregatore degli MP3 Blog mira ad allargarsi e a monitorare anche Twitter. Non sono sicuro mi convinca appieno il coefficiente usato per calcolare la classifica delle canzoni più popolari (il Twitter score, la cui formula è spiegata in dettaglio qua), ma la posizione è un dato che, in un mondo governato dalla coda lunga, non ha questa grande importanza. E se, come credo, il filtro dei link andrà a raffinarsi nel corso dei mesi e sarà in grado di raccogliere menzioni e link di diverso tenore e formato, si farà un altro passettino avanti per capire di cosa parla la grande conversazione digitale. E, soprattutto, cosa ascolta.
Più brutta di entrambe le canzoni originali, nonchè dei grandi classici dei Weezer e forse pure delle ultime, discutibili, produzioni, la versione di Kidz (MGMT) incrociata con Poker Face (Lady Gaga) diffusa nei giorni scorsi in alta qualità dai Weezer (mesi ne fa girava un orrido video a qualità fetida) è un'indicazione precisa della nicchia di mercato in cui Rivers Cuomo e soci si sono andati a smarrire.
Troppo di successo per essere ancora i nerd di una volta, troppo vecchi per dettare le mode invece di inseguirle, troppo fuori dai giri per scegliere canzoni minimamente cool (queste sono già istituzione) e troppo goffi per sfornarne comunque una versione degna di nota, i Weezer con questa operazione fanno quasi tenerezza, e viene voglia di dargli una pacca fraterna sulla spalla per dirgli che è tutto a posto, gli vogliamo bene comunque. Ma che ormai abbiamo tutti una certa età, quindi basta cercare di fare i ragazzini e le rockstar, ok?
[via]
Il did remix contest è finalmente giunto al termine! E come promesso… ecco la compilation dei vincitori della competizione della competizione che abbiamo lanciato un mese fa! I partecipanti sono stati numerosi e, come speravamo, provenienti da tutta europa, già noti o meno, ma soprattutto con la voglia di dare una personale versione di Time for Shopping. La scelta è stata davvero difficile e sofferta.. che fatica selezionare i sette migliori!! E siamo ancora convinti che l’esclusione sia tutt’altro che una stroncatura… abbiamo pensato di cambiare regole, ma ci sembrava ingiusto anche se più facile per noi. Crimeax, Testarossa, Tempelhof, Frost dj sexx sono solo alcuni, ma rappresentano il panorama degli artisti che ha partecipato. L’idea che ci ha guidato: stile e groove! Speriamo che vi piaccia… basta con le chiacchiere: SCARICATE!!
Did - Time for shopping remix EP (ZIP - 7 MP3)
Come annunciano qua sopra i ragazzi di Foolica Records, il remix contest di Time for shopping dei Did è giunto al termine, e questo è uno de blog da cui potete tutti scaricarne e ascoltarne i frutti. Dopo un paio di ascolti il mio remix preferito è probabilmente quello dei calabresi Shirt VS T-shirt, ma devo dire che anche gli altri sono molto notevoli (e al di sopra delle aspettative). Ora non rimane che la prova del dancefloor...
Did - Time for shopping (Shirt VS T-shirt remix) (MP3)
Il nuovo singolo degli Arctic Monkeys. It's a blast!
Arctic Monkeys - Crying lightning (MP3)
Durante i primi anni dell'università non amavo molto l'indiepop. Ero in grado di ascoltare un po' di tutto (dai Portishead ai Tool, dai Pixies a Nick Drake, dagli Smiths agli Enturzende Neubauten), ma voci gentili, xilofoni, hand-clapping e iper-sensibilimso mi dicevano poco.
Con gli anni mi sono ammorbidito (sarà l'età, sarà l'ubiquità che il genere ha raggiunto), ma anche oggi rimango un consumatore abbastanza moderato di questo tipo di suoni, poco incline all'entusiasmo infantile che tipicamente lo contraddistingue e tendenzialmente scettico verso le produzioni in serie delle etichette portabandiera del fenomeno.
Ed è forse proprio a causa di questo scetticismo che quando mi innamoro di una canzone indiepop, me ne innamoro davvero. Che è quello che è successo con Compilation Cassette, uno dei brani contenuti in Pram Town, l'ultimo disco pubblicato da Darren Hayman. Già noto come leader dei seminali Hefner (una band che, per i motivi suddetti, quando esisteva ho bucato completamente) in cui militava insieme all'amico fraterno ma litigiosissimo bandmate Antony Harding (meglio noto come Ant) Darren Hayman ha pubblicato mesi fa Pram Town, onesto e ambizioso opus indie-pop con canzoni che paiono piccole piccole ma che nascondono velleità da concept album. Del pezzo che mi ha folgorato c'è ben poco da dire (come per quasi tutti i grandi brani pop), se non che racconta di un colpo di fulmine da film e del mixtape fatto in casa che gli fà da colonna sonora. Riuscite ad immaginare un clichè più trito? Ma anche: quanto paghereste per ritrovarvi nella stessa situazione?
A dare man forte a Hayman su Compilation Cassette c'è il suo ex socio Ant, quasi un antipasto per il vinile 7 pollici appena pubblicato dalla nostrana Black*Kitten Records della Ele e del Paso, che ha come protagonisti su un lato Darren Hayman e sull'altro proprio il grande amico e rivale Antony Harding, per una doppietta che vede i nostri cantare l'uno sul pezzo dell'altro (piccola anteprima su Myspace, acquisto online oppure, se siete in zona, al Bologna cornershop).
La band sarà sciolta da anni e senza alcuna possibilità di riformarsi, ma il binomio Hayman/Harding funziona ancora a meraviglia. Ascoltare per credere.
Darren Hayman - Compilation Cassette (MP3)
Come annuncia lui stesso sul suo diario (nella entry con data 27 giugno), nel corso del tour sudamericano Jens Lekman si è preso l'influenza suina.
(via)
I picked home one last souvenir from South America, it's called the H1N1 virus. Wrongfully known as the Swineflue.
I was crossing the Atlantic when things started getting really bad, the fever was hallucinogenic and shaking me like a leaf and I grabbed the sleeve of the Air France steward. "I'm not feeling well, I should see a doctor" I said and the reply came as a brilliant mix of death anxiety and french rudeness: "Uh, yes... Terminal D... go there maybe... when we land". After that the stewards and stewardesses took long detours. A ring of empty seats formed around me. Peoples eyes were kind but determined, they read "Poor you, I really wish you all the best but if you come near me or my kid I will have to stab you with this plastic fork". I got up and went to the bathroom where I fainted.
Now I'm in quarantine for ten days. I can see the summer through my window and it's just perfect. Summer is always best through a window. [#]
Auguri Jens! Rimettiti presto!
Jens Lekman - I don't wanna die alone (MP3)
Non pensavo che su queste pagine avrei mai scritto ancora dei Bloc Party.
Esaltantissimi ai tempi dei primi singoli (la prima volta che ne ho scritto era per magnificare l'anthem Banquet) ed eccellenti con l'LP di esordio Silent Alarm, i 4 londinesi capitanati da Kele Okereke sono stati protagonista di una parabola discendente quasi da manuale, con un secondo disco nel complesso debole (ma retto da un paio di buoni singoli) e un terzo disco a dir poco mostruoso, intramezzato da singoli sparsi e da dischi di remix di qualità decisamente altalenante.
Quando ieri mi sono imbattuto -grazie a Stereogum- nel loro nuovo singolo (a meno di un anno dall'uscita dell'ultimo disco di inediti; la parsimonia continua a non essere tra le loro qualità più spiccate) non so neanche esattamente perchè ho spinto Play, tanto scarso era ormai il mio interesse per le loro produzioni. Non avrei mai immaginato che nelle successive 5 ore avrei spinto Play almeno altre 10 volte, sotto l'effetto di una incomprensibile e malsana compulsione che al termine di ogni ascolto mi costringeva ad ascoltare la canzone di nuovo. One more chance, infatti, è un pezzo malsano, che mostra i Bloc Party alle prese con l'ennesima mutazione, che li porta questa volta dalle party parti di quella che non esito a definire come house anni '90.
Intendiamoci: non è che si siano trasformati nei Two Unlimited, eh. Però la cassa inesorabilmente in quattro quarti e il familiare pianoforte saltellante sono proprio quelli, e rimandano direttamente a certi detestabili hit single radiofonici che si ballavano nelle discoteche commerciali dei primi anni '90 (con un effetto simile a quanto fanno con la jungle alcuni pezzi del trendyssimo -e tremendissimo- Zomby ®) e che noi, ai tempi, non potevamo che odiare con tutta la nostra forza.
Cosa sta succedendo, quindi? E' la nostra adolescenza che viene a riscuotere il conto? O sono gli incubi di quegli anni che si materializzano? E allora perchè One more chance mi piace così tanto e, anche adesso, non posso fare a meno di spingere un'altra volta Play?
Bloc Party - One more chance (MP3)
Se fossi Beck e avessi un po' di tempo libero, a parte struggermi (ancora?) perchè Winona mi ha lasciato e cercare di fare proseliti tra i miei amici VIP per Scientology, anch'io metterei in piedi un Record Club. Inviterei un po' di gente a casa (dove sicuramente ho un fighissimo studio di registrazione) sceglierei un disco (facciamo The Velvet Underground and Nico, un classico immortale), lo strimpellerei un po' facendo girare alla mia domestica ucraina un video in bianco e nero un po' pixelato, e poi e farei una di quelle cose fighe che ti assicurano l'imperitura simpatia dei fan come mettere in rete un video della session alla settimana.
Guarda un po' (colpo di scena!), Beck l'ha fatto veramente, e ha già postato il primo video. Gli amichetti di questo turno solo Nigel Godrich, Joey Waronker, Brian Lebarton, Bram Inscore, Yo, Giovanni Ribisi (in una commovente performance allo xilofono), Chris Holmes e Thorunn Magnusdottir, che si sono cimentati nello loro versione di Sunday Morning. L'idea è bella, ma speravo un po' meglio. Stiamo a vedere anche i prossimi.
Beck's Record Club - Sunday Morning (The Velvet Underground cover) (MP3)
E' curioso come nessuno si fili più le Chicks on speed. Non mi ero accorto che fossero passati ben sei anni da 99 cents, l'ultimo disco vero e proprio del trio tedesco, che ai tempi aveva molto fatto parlare di sè per il suo gustoso pastiche di electro-clash politico e pop fashionista, postmoderno e semiserio. Testi intelligenti, ospiti illustri, un paio di buoni singoli, e un fenomeno art-pop assai interessante.
Dopo anni passati ad occuparsi di performance di arte contemporanea e del suo marchio di moda, il collettivo con base a Monaco è finalmente tornato anche alla musica, e ha pubblicato da un paio di settimane Cutting the edge, doppio CD uscito nel silenzio pressochè totale di stampa e siti web che una volta facevano a gara per parlare di loro e ora le snobbano bellamente.
Ed è un peccato, perchè, se anche il disco non è un capolavoro (ma non è neanche male, tutt'altro) e se il fenomeno Chicks on Speed ha forse già detto tutto quello che poteva dire, il disco contiene alcuni pezzi davvero niente male. C'è il proclama Art rules, il gioca-jouer erotico Vibrator e la carrellata sulle compagnie aeree low-cost in salsa bubblegum pop Buzz, ma soprattutto c'è Super surfer girl, che si è già conquistato saldamente un posto nella playlist della mia Estate. Spensierato inno balneare spudoratamente e dichiaratamente costruito col copiaincolla sui Beach Boys, Super surfer girl (video) è perfetta per l'autoradio sulla strada verso il mare, oppure per la pista della Spiaggia 72 dell'Hana-bi di Marina di Ravenna (dove l'ho provata sabato e dove metterò i dischi anche sabato prossimo).
Le Chicks on speed saranno a Bologna questo venerdì, per il Birthday Party dell'outlet online Yoox.com (che avrà luogo a Villa Impero, ma è a inviti, quindi facciamo finta non ci sia).
Noi invece ci vediamo sabato al mare. Sarò quello con la tavola da surf, ovviamente.
Chicks on speed - Super surfer girl (MP3)
"Sai se la metropolitana andrà ancora quando il concerto sarà finito? Devo andare in stazione a prendere il treno..." La domanda me la pone un giovane fan piemontese dei Limp Bizkit il quale, finito il set dei suoi beniamini, è rimasto solo e si è avvicinato a me in cerca di risposte, “forse perché ho l’aria di persona affidabile in mezzo a questo inferno”, penso. Anche io sono solo e al momento siedo impaziente sui gradini vicino a una delle entrate a monitorare il riempimento del parterre e a prendere un po' d'aria prima dell'immersione. Dentro, ci sono almeno 15 gradi in più dei 30 che ci sono fuori, all'aperto. Non si vede altro che una distesa di torsi nudi, tatuaggi e bermuda a tre quarti. Io sono vestito come per un concerto dei Fleet Foxes a Hipsterlandia. Sono addiritttura elegante. Qua dentro insomma sono una fighetta.
Mi trovo al Palasharp (che per me sarà sempre "Palatrussardi", con quel suo retrogusto socialista) per Rock in Idro e, a differenza di tutte queste persone provate da una pesante abbuffata di birra e decibel sin dal primissimo pomeriggio, sono appena arrivato per assistere all’unico set che mi interessa, l’ultimo. Per essere qui ho pagato 50 euro. "...e poi ne varrà la pena? Non li ho mai visti e conosco solo tre canzoni...". Al mio nuovo e temporaneo amico propino un'accorata perorazione che spero gli faccia comprendere che perdere l’ultimo metrò è un rischio che vale la pena correre, eccome, per assistere allo spettacolo che sta per andare in scena.
Questa band ha finito per significare così tanto per me, per convogliare e sintetizzare così tanti significati appartenenti alla mia più piena e torbida adolescenza che a casa in attesa di venira qua ero emozionato come una ragazzina prima del ballo di fine anno. Non sapevo cosa mangiare. Non sapevo se mangiare. Come vestirmi. A che ora arrivare. Non mi capitava da molto, molto tempo e forse, a pensarci meglio, non poteva capitarmi che con loro. Ma è ora di avviarmi, sento che stanno per cominciare. Il ragazzo mi propone un cinque che ricambio e mi saluta con un “Ciaobbello” cui replico con un paterno “Buon concerto e rientro a casa”. E mettiti la maglina di lana ché prendi freddo, figliolo.
I Faith No More salgono sul palco e partono in quarta con un pezzo...lento, romantico e languido di Peaches & Herb, sconosciuto duo black, spiazzando l'audience e portandola all’epifania ilare quando si capisce dal testo del ritornello il motivo per cui stasera lo stanno suonando:
Reunited and it feels so good
Reunited 'cause we understood
There's one perfect fit And, sugar, this one is it We both are so excited
'Cause we're reunited, hey, hey
I FNM se non prendono per il culo, loro stessi e il pubblico e tutti, non sono contenti. Non poteva scamparla il loro reunion tour che questa sera tocca la quarta tappa a Milano, unica data italiana.
Durante questo primo pezzo sto in disparte, temo per la mia incolumità, sono vecchio per queste cazzate, non voglio essere stritolato da un pericoloso pogo di metallari. Ma quando parte The Real Thing, be', capisco che non posso stare lì con la mia fotocamerina del cazzo a filmare o a guardare; e quando il pezzo come da copione esplode io, semplicemente, non capisco più nulla e mi butto a incudine tra la gente (il palazzetto è stracolmo) portandomi più vicino possibile al palco. Il mio viaggio a ritroso nel tempo è iniziato. Non faccio più un lavoro serio, non ho più l'età che ho, non ho più le responsabilità di oggi. Al contrario, ho 17 anni, suono la batteria e sperimento le droghe, ho American Psycho sul comodino della cameretta e penso che io e i miei amici siamo più fighi degli altri perché leggiamo e ascoltiamo quelle cose invece di leggere di Che Guevara e ho una rabbia dentro che non so neanch'io cosa sia e bisogna pur sublimarla in qualche modo e spesso ho voglia di spaccare tutto e qualcosa spacco pure perché devo farlo, devo confrontarmi con questo mostro che mi possiede e capire dove mi vuole portare e sono capace di amare e soffrire e odiare come mai più mi capiterà nella vita. We Care a Lot, cioè non ce ne fotte un cazzo di niente, nemmeno dei bambini che muoiono di fame e del Live Aid, capito? E questa trance l'hanno innescata Mike Patton, che ha una voce impressionante con la quale fa letteralmente ciò che vuole, e gli altri che suonano gli strumenti con una foga e una precisione inaudite o comunque inalterate dopo dieci anni di pausa e tanti capelli bianchi in più.
E allora il gigione mette a frutto i suoi anni vissuti nel Belpaese e tira fuori una Evidence in italiano che è una piccola chicca solo per noi. E per voi, qua sotto.
Poi due inserti altrui nei loro pezzi che lascio indovinare a voi, qua e qua. L'ammissione quindi, anche quella ironica e contraddetta dai fatti che sono sotto i nostri occhi (e nelle nostre orecchie), che loro sono "troppo vecchi per queste cazzate".
E poi il finale (dopo diversi brani tra cui due esplosive Land of Sunshine e Caffeine) con una tirata e perfetta We Care a Lot.
E io per tutto il tempo sono felice come un ebete e ho i brividi e le lacrime agli occhi e a sorpresa mi ricordo i testi a memoria, mentre i pezzi passano via uno dopo l'altro, troppo veloci, maledizione. Non c'è tempo per la noia, non c'è tempo per pensare a dove sei. C'è solo un lampo che mi passa per la testa: "al ragazzo piemontese starà piacendo?". Ma è un breve momento di lucidità nel mezzo di un momento senza stile, coolness e controllo, un momento in cui pensi di capire solo tu la portata di quanto sta accadendo e ti ci butti a copofitto. E mentre scrivo, anzi, prima, mentre penso di scrivere queste parole che ho appena scritto, penso che sono retoriche e banali e pompate, ma anche che non me ne frega nulla e va bene così, perché questa basicità adrenalinica e sconclusionata forse è l'essenza stessa del Rock and Roll.
Il ritorno a casa non me lo ricordo. In realtà sono ancora là, almeno per oggi.
E' un po' che non si sente parlare del non-genere illegale che qualche anno fa sembrava dover essere il futuro della musica. A ritirarlo fuori dal cappello è tale Faroff, DJ brasiliano che sul suo Myspace condivide molti mash-up eccellenti e, per quasi tutti, ha realizzato pure dei video, che ovviamente riprendono quelli dei pezzi messi in gioco. Ottimamente fatti, peraltro. Guardare qua sopra gli LCD Soundsystem che si incrociano coi Beatles e coi Kinks (titolo: The Brits are playing at my house) per credere.
E non c'è niente da fare: un buon mash-up mi pare quasi sempre meglio di diecimila remix d'autore.
Un paio di giorni fa, quasi per caso, ho guardato The filth and the fury, l'eccellente documentario di Julien Temple sui Sex Pistols (che vent'anni dopo completa lo storico The Great rock'n'roll swindle - La grande truffa del rock'nroll) di imminente pubblicazione in Italia per la gloriosa ISBN Edizioni in una bella versione libro + DVD.
Il destino vuole che proprio in questi giorni, in occasione del Biografilm Festival, Julien Temple sarà a Bologna per presenziare all'omaggio che il festival tributa a lui e alla sua carriera di documentarista. Stando al programma completo, da oggi a lunedì 15 verranno proiettate quasi tutte le sue opere, da Glastonbury (sul festival inglese) ad Absolute Beginners, (con David Bowie) da Joe Strummer - The future is unwritten (sul leader dei Clash) al nuovo The liberty of Norton Folgate (sui Madness), oltre che ovviamente i tre (c'è anche There'll always be an England) documentari sui Sex Pistols. Un must per gli amanti della perfida Albione e della sua musica.
Ma anche gli amanti dela musica americana quest'anno avranno pane per i loro denti, visto che un'altra delle retrospettive si intitola Back to Woodstock, e prevede proiezioni, mostre ed eventi sul mega-festival più famoso della storia (tra cui l'anteprima di Taking Woodstock, il nuovo film del premio Oscar Ang Lee). Ho il sospetto che mi vedrete spesso da quelle parti.
Le straordinarie e immortali parole di Pier Vittorio Tondelli (da Viaggio, uno dei racconti milgiori di Altri libertini) sono state l'incipit del secret show di stasera alla Unhip Factory, dalle parti di Piazza Santo Stefano nel pieno centro di Bologna. Sul palco Vasco Brondi (alias Le luci della Centrale elettrica) supportato dallo scrittore Enrico Brizzi col quale ha duettato in un paio di reading delle parole di Tondelli prima di lanciarsi in un insolito set acustico che non ha lasciato il pubblico indifferente. Qua sopra una foto rubata all'evento via cellulare, visto il rigoroso divieto di riprese audio-video.
Una serata che sarebbe piaciuta a Tondelli, probabilmente.
Finalmente ecco l'eccellente video di Onomastica, uno dei pezzi migliori di Bachelite degli Offlaga Disco Pax. Nella nuova versione (con l'aggiunta degli archi del trio Ginko Narayana) già uscita nell'Onomastica EP.
Qualche mese fa su queste pagine parlavamo dei Did, presentando la promettente proposta in salsa punk-funk del quartetto torinese attraverso il remix della loro eccellente Time for shopping firmato dai reggiani Crimea X.
Ora, grazie anche alla nuova label Foolica Records, la band alza il tiro e mette in piedi un intero remix contest, consegnando il suo pezzo nelle mani del pubblico, che può prelevare dalla pagina apposita tutte le tracce e ri-miscelarle a proprio piacimento. Il contest parte oggi e dura un mese, al termine del quale la band sceglierà i 7 remix che insieme al brano originale andranno a comporre un EP che verrà messo in free download su vari siti. Tra cui quello che state leggendo (che non si è scappato la faceta opportunità di venire definito media partner di qualcosa), cosa che con tutta evidenza vi renderà in breve tempo ricchi e famosi.
Andate e remixatene.
Did - Time for shopping (MP3)
«And if every relationship is a two-way street
I have been screwing in the back whilst you drive»
[Jarvis Cocker - I never said I was deep]
Non so voi, ma io Jarvis l'avevo dato per perso.
Dopo la perfezione toccata negli anni del brit-pop (che hanno consegnato i suoi Pulp e la loro Disco 2000 alle leggenda), con l'appendice del sontuoso noir di This is hardcore, Jarvis Cocker stava cominciando a farmi un po' pena. Letteralmente intrappolato nel personaggio del dandy inglese colto, brillante e un po' stronzo, ma incapace di scrivere e pubblicare ancora materiale all'altezza del suo passato, Jarvis stava diventando più famoso per le sue frequentazioni (è diventato un grande amico di Nick Cave, pare) e le sue opinioni (come columnist del Guardian o conferenziere d'eccezione) che per la sua musica. Il nuovo disco Further Complications, a un primo ascolto, non mi sembrava in grado di cambiare le cose, complice anche un singolo abbastamza inutile.
Grazie a un giro di shuffle particolarmente ispirato (sia sempre benedetto lo shuffle) ho però cambiato idea.
I never said I was deep è tra le migliori ballad mai scritte dall'autore inglese, un classico pezzo di crooning con melodia e arrangiamento impeccabili e un testo ispiratissimo, crudele e ironico che gioca a smentire tutti i luoghi comuni più nobili su un'artista intelletuale come Cocker, che si professa invece gretto, volgare e «profondamente superficiale». Come stile e atmosfera impossibile non pensare ai pezzi migliori del Nick Cave più grottescamente romantico, in modo simile a quanto accade con Leftovers, impietoso e quasi patetico corteggiamento di un «avanzo» ormai in là con l'età. Due stoccate di gran classe che si fanno ascoltare e riascoltare, e segnano un nuovo inizio per la carriera di Cocker.
Anche se alla fine fanculo, chissenefrega.
Questo post in realtà è un semplice sfoggio del mio giudizio e del mio fiuto musicale, al solo scopo di fare colpo sulle ragazze. Come tutti gli altri.
Jarvis Cocker - I never said I was deep (MP3)
Jarvis Cocker - Leftovers (MP3)
Non ci vuole un genio a capire che nella scena musicale indipendente mondiale questo è decisamente il momento dei Grizzly Bear.
Autori di quello che è già uno dei dischi dell'anno (anche se tecnicamente Veckatimest non esce prima di domani), protagonisti dei set più osannati e impeccabili del South by Southwest di Austin e destinati a un futuro da grandi nel panorma dell'adult pop più colto (la stessa lega che l'anno scorso è stata dominata dai Fleet Foxes, per intenderci), i Grizzly Bear sono finalmente pronti a riscuotere quello che meritano.
Per quanto mi riguarda, a incoronarli tra gli eroi musicali del 2009 basterebbe il piccolo primato di cui sono titolari sul mio lettore MP3, dove la loro Two weeks per numero di ascolti batte quasi del doppio tutti i contender più accreditati (e quest'anno non ne mancano, per fortuna).
Come tutti i pezzi del quartetto di Brooklyn, Two weeks non avrebbe sfigurato nelle mani di un girl-group degli anni '60 (riferimento non facile da vedere ma che, una volta scovato, appare la lente più chiara attraverso cui osservare la musica della band), a partire dai suoi cori quasi angelici per arrivare all'andamento indolente e al testo cripticamente frustrato. Un prodigio di chamber-pop sognante ma contemporaneamente inquieto, come sembrano indicare anche i due video che girano su YouTube; il primo, non ufficiale, schifosamente poetico e romatico (e bellissimo), mentre il secondo -ufficiale, appena diffuso- lento e inquietante oltre ogni dire.
Se non li avete mai approfonditi, un'ottima introduzione ad un mondo musicale complesso e molto affascinante. Se invece li conoscete già, sappiamo entrambi qual è il brano più ascoltato del momento sul vostro lettore MP3.
Grizzly Bear - Two weeks (MP3)
-Previously-
Grizzly Bear - He hit me and it felt like a kiss (Carole King cover) (MP3)
Grizzly Bear - Knife (MP3)
-Elsewhere-
Grizzly Bear - Live on WNYC (4 canzoni)
Grizzly Bear - Black Cab Sessions (live video)
Oggi Stephen Patrick Morrissey compie 50 anni. Che possa avere un pessimo compleanno, e come al solito scriverci sopra un disco bellissimo.
Era ora.
La prima volta l'abbiamo ascoltata che il disco d'esordio non era ancora uscito, e l'abbiamo adorata; poi My lonely and sad Waterloo è finalmente arrivato nei negozi, e ci siamo stupiti non poco per la sua assenza dalla tracklist. Da allora sono passati due anni, e nel mentre l'abbiamo ascoltata a ripetizione, ballata un sacco, canticchiata sotto la doccia o quando facevamo il bucato, e citata più volte come una delle migliori canzoni indiepop del panorama italiano (e forse non solo) ad essere ancora inspiegabilmente inedita.
Questo primato è durato fino ad oggi, perchè, con una mossa a sorpresa, nella giornata odierna Me and the washing machine dei My awesome mixtape vede finalmente la luce. La 42 Records, nuova etichetta per cui i Bologna Geek Dancers hanno da poco firmato, ha infatti deciso di costruirci attorno un EP, e di farne il succoso antipasto del secondo disco How Could A Village Turn Into A Town.
Other Houses EP esce oggi, e oltre alla versione definitiva di Me and the washing machine e a due remix (ad opera di Congorock e di Peluche) contiene altri due inediti. Il nuovo materiale denota un deciso passo in avanti per la band, che ha già raggiunto una maturità sonora e compositiva assolutamente invidiabile, che si smarca dai modelli procedenti ed emerge con una scrittura originale e con arrangiamenti mai così ricchi e al contempo leggeri. E il nuovo disco, in uscita a Settembre, lo conferma ancora di più (fidatevi).
Potete scaricare gratuitamente la versione digitale di Other Houses EP da Vitaminic Pronti al Peggio, e approfittarne anche per vedere i due nuovi video realizzati per loro da Opificio Ciclope; potete quindi comprarvi online l'edizione in cassetta colorata limitata e numerata (ne ho già vista una copia ed è un piccolo gioiellino Art Attack), in combinazione con la relativa t-shirt.
E poi passare tutta l'Estate a canticchiare «Pam-parà Parà-pa-pa-pa»...
My awesome mixtape - Me and the washing machine (MP3)
Ammettiamolo: noi le detestiamo, le città. Non ci possiamo proprio vivere. Lo stress ci uccide. Lo smog ci uccide. Le amministrazioni comunali parafasce ci sfiancano. D’estate, poi. A Bologna d’estate è caldo e si sta male, cantava Luca Carboni, e se c’è una cosa di cui mi sono accorto dal mio primo anno da fuorisede è che, beh, non diceva per dire. A Milano non saprei, ma ad occhio e croce credo ci sia la stessa afa invivibile, la stessa umidità canaglia, le stesse zanzare (forse non proprio le stesse, ma saranno magari le cugine).
La campagna, ecco cosa ci vuole. L’arcadia, il locus amoenus, il buen retiro, l’otium della vita pastorale. Una casa in campagna. Con il cibo sano, le repliche in tv, le buone letture, la possibilità di disintossicarci.
Solo che dopo un po’, che palle. Davvero, non se ne può più. Tutti quegli uccellini, quel verde, lo sguardo liquido e assente delle mucche, l’aria paciosa dei cavalli che pascolano. Quell’odore di erba tagliata di fresco, di fiori impegnati ad impollinare il circondario, di cacca. Basta, non se ne può più, dopo un po’. Si finisce a rinchiudersi in una stanzetta angusta (gli sgabuzzini sono ottimi allo scopo) ad allumare sigarette fino a ricreare l’atmosfera nebulosa del centrocittà. Dopo tre settimane si prende e si torna a casa, ad aspettare la notte il canto dei camion della nettezza urbana, a malsopportare le vacchiette che affondano di gomiti sui mezzi pubblici, a drogarsi ancora un po’ delle serie tv che la tv nazionale scoprirà tra tre anni. Ad annoiarsi, ma in modo costruttivo. E poi ad annoiarsi e basta.
E poi, cosa fare? Ok, voi che vivete a Bologna e dintorni lo sapete già cosa potreste fare, avete la piccola agenda dei concerti. Purtroppo come sapete che quest’anno niente Julive1. Amen, anyway. Se siete a Milano, sapete invece che potete contare sul Miami: il meglio della musica indipendente italiana (ad essere onesti, praticamente tutta la musica indipendente italiana) riunita in un unico posto dal carisma della frangetta di Carlo Pastore2. Bello, bello, bello.
Ma se per caso vi piacessero anche i gruppi stranieri? Se passaste metà anno a sospirare sulle next big thing di Pitchfork, vagheggiando di vederle un giorno, per capire se valgono veramente quanto sembra o meno, per scatenarvi sul vostro anthem di fiducia, per piangere finalmente a dirotto su quella canzone3?
Vitaminic una risposta ce l’ha. Magari non è LA risposta, però è un ottimo inizio. Otto serate dal 18 maggio al 6 giugno, un SXSW tascabile in terra milanese organizzato dal paziente lavorìo della sempre benemerita Marina4. Se leggete queste pagine probabile che Marina la conosciate già e non ci sia bisogno di fare un’apologia dei suoi gusti, o che già abbiate un’idea di quanto sia difficile organizzare concerti in questo periodo (non parliamo di portare davvero il vostro gruppo del cuore a suonare per voi). Probabilmente almeno avete già avuto modo di ricevere su Facebook o su Last.fm aggiornamenti dettagliatissimi sul programma dei Days. Che ha avuto un po’ di cambiamenti anche inaspettati, come è giusto che sia la prima volta che si fa qualcosa: l’imperfezione è inevitabile, forse necessaria.
Che insomma sapeste già o meno dei Vitaminic Days, che conosciate già il programma o meno, prendetevi cinque minuti di pausa; avvicinatevi alla finestra ed apritela, in modo da fare entrare smog e caldo asfissiante (o pioggia torrenziale, a vostro piacimento). Se necessario accendete una sigaretta, se volete essere sicuri che ci sia una percentuale sufficiente di monossido di carbonio.
Ora fate un lungo respiro profondo, e date un’occhiata qui:
| Quando | Chi | Dove |
| Lun 18/05 | Andrew Bird (+ Vitaminic/Coop Music dj set) | Musicdrome (MI) |
| Il nostro polistrumentista e fischiatore di fiducia non ha bisogno di presentazioni. Il concerto è stato spostato per le richieste superiori alle attese, nel link (i link richiamano quasi sempre la pagina dedicata su Vitaminic) si trovano tonnellate di esibizioni live che da sole dovrebbero convincervi ad esserci. Una data immancabile in esclusiva italiana. | ||
| Mar 19/05 | Emmy The Great + Mange Tout (+ Vitaminic dj set) | La Casa 139 (MI) |
| La 24enne sempre meno antifolk e più rotondamente pop viene a Milano a cantarci cose terribili col sorriso sulle labbra (e che labbra). Seconda esclusiva italiana e appuntamento fortemente raccomandato agli anglofili. | ||
| Mer 20/05 | LOSER night con Hatcham Social + A Classic Education (+ Loser dj set) | Musicdrome (MI) |
| La post-new-wave (esisterà?) vs. l'indie rock dei nostri, di cui personalmente non sono un fan sfegatato, ma la cui crescita costante (e resa dal vivo) è innegabile. Serata notevole e dj set imperdibile. |
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| Gio 21/05 | My Awesome Mixtape + Le Rose (+ Vitaminic dj set) | Arci Biko (MI) |
| I My Awesome Mixtape sono da tempi non sospetti un pallino del padrone di casa. Spalleggiati nell'occasione dall'electro-retro-pop dei Le Rose, dovrebbero valere anche l'eventuale trasferta per ogni geek degno di questo nome. | ||
| Gio 28/05 | Abe Vigoda + Buzz Aldrin (+ Vitaminic dj set) | La Casa 139 (MI) |
| Ovvero : l'acidissimo shitgaze dei primi dopo lo spietato post/wave/gaze dei secondi. Se questo concerto fosse un film, sarebbe Lynch che incontra Gilliam e si scontra con Aronofsky. Se fosse un libro, sarebbe Hunter Easton-Palahniuk. Se fosse un dolce sarebbe... ehm, scusate, mi ci ero fatto prendere la mano. Comunque direi un krapfen, così su due piedi. | ||
| Lun 01/06 | KISS THIS night: Vivian Girls + The Pains of Being Pure At Heart (+ Kiss This dj set) | Magnolia (MI) |
| Il gruppo che Tarantino avrebbe potuto inventare e rendere protagonista di un suo film vs. il gruppo poppero definitivo, per di più sponsorizzato da Dietnam. Non aggiungo altro. | ||
| Mer 03/06 | SECRET FURRY HOLE night: Women + Banjo Or Freakout + His Clancyness (+Secret Furry Hole dj set) | Rocket (MI) |
| Le meravigliose strutture sghembe di Banjo Or Freakout si giustappongo alle traiettorie psicotiche dei Women (definiti giustamente da Pitchfork "il gruppo più ingooglabile dai The Music in poi"), una band che fa math-rock come lo penserebbe John Nash; tutto questo al release party del riservatissimo progetto solista di Jonathan Clancy. | ||
| Sab 06/06 | VITAMINIC SUM UP PARTY: Wavves + DID + Swim (+ festa di chiusura della rassegna con dj set di: Fabio De Luca (Rolling Stone) e Giorgio Valletta (Xplosiva)/ DiscoLimone/Dj Persignora /Vice Magazine / EnzoPolaroid (Polaroid blog)) | Bitte (MI) |
| Finalone di sabato sera con il Beck degli anni zeroooo (e scusate se è poco), supportato dai tiratissimi DID (anche qua, potrei sbagliarmi ma mi sembrano esattamente il genere del padrone di casa) e da Swim, e non mi sembra blasfemo pensare che i due italiani possano reggere il confronto. Segue un dj-set con così tanti nomi da sembrare la versone dj di Domani 21/01/2009, e provateci voi a non rimanere a ballare fino all'alba. | ||
Questo è il programma; molti dei nomi li avevate già visti nell’esaustivo report che il sempre benemerito dott. inkiostro in persona aveva stilato al suo ritorno dal SXSW. Di alcuni aveva parlato molto bene, di altri così-così, altri non lo avevano impressionato positivamente. Mettete in conto che ink è anche un grande fan di Tiziano Ferro, e valutate pertanto che potreste anche dissentire da lui, e trovare eccezionale un live che a lui non è piaciuto (o viceversa)5, e che in generale varrebbe almeno la pena di provare. Fatto? Bene. Ora finite la sigaretta, chiudete la finestra, lasciate ripartire l’aria condizionata, aprite questa pagina e seguite le istruzioni: avete tempo fino alle 18 di oggi per vincere un ingresso gratuito a tutti e otto i Vitaminic Days. E ammettetelo, è anche per piccole cose così che le adoriamo, le città. E non ne possiamo davvero fare a meno.
[Ma in effetti avrei potuto linkare anche questo.]
Ancora non si sa nulla di sicuro, ma se incrociamo le dita anche quest'anno l'improbabile potrebbe accadere: nel 2009 una nuova edizione di Frequenze Disturbate potrebbe vedere la luce.
Gli anni delle elezioni amministrative non sono mai stati facili per il festival musicale di Urbino (il più bello d'Italia, secondo alcuni; certamente il più sofferto), eppure pare che, contrariamente a quanto sembrava all'inizio, la macchina organizzativa abbia cominciato ad avviarsi e (se tutto va bene) presto ne sapremo qualcosa di ufficiale. Pare ci sia già stato un incontro tra organizzatori e amministrazione (un cui succoso reperto è ritratto nella foto qua sopra), su Facebook c'è già un gruppo che reclama il festival a gran voce e speriamo di vedere presto un po' di attività sul sito ufficiale (e magari pure un re-design grafico).
Nulla è ancora detto, ma se son rose fioriranno. Nel dubbio, mi mangio una crescia propiziatoria alla vostra -un po' meno alle mia- salute, e incrocio le dita.
Stasera al Sesto Senso di Bologna ci sono due piccoli eventi da tenere d'occhio.
Il primo ha come protagonista Maolo Torreggiani, già voce ed anima dei My awesome mixtape. In attesa dell'uscita del loro secondo disco (prevista per l'autunno per 42 Records), l'infaticabile capa rezza nostrano (minuscolo e con lo spazio) non ha perso tempo e ha messo in piedi Quakers and Mormons, progetto solista di matrice hip-hop sorprendentemente interessante. Nonostante solitamente io non bazzichi il genere, i primi pezzi di questa nuova creatura musicale (che non ha ancora neanche un Myspace) mi hanno molto colpito, non saprei esattamente spiegare il perchè. Ascoltate e ditemi anche voi.
Dopo l'aperitivo della settimana scorsa Quakers and Mormons debutterà ufficialmente questa sera al Sesto Senso di Bologna, in occasione dell'inaugurazione di (A)live!, la mostra dedicata alle foto di concerti di Emanuele Rosso. Già fumettista, fotografo, fotologger, speaker radiofonico e gran règaz, Emanuele (AKA EhiUomo!) ha raccolto i suoi migliori scatti live che verranno esposti per circa un mese.
Spesso brillanti e anticonvenzionali (come quella qua sopra, che ritrae per l'appunto i My awesome mixtape), le foto mostrano in azione -tra gli altri- Vampire Weekend, The Teenagers, Battles, Datarock, Amari e Settlefish. E gira voce che alcune riproduzioni saranno in vendita, quindi se avete la stanza da arredare...
Citando Enzo, direi proprio che ci si vede a banco.
Quakers and Mormons - Moldavia (MP3)
Quakers and Mormons - New York Town (MP3)
Della musica di Micahu and the shapes mi sono innamorato fin dalla prima volta che l'ho sentita. Lo scorso autunno avevo scaricato da chissà dove (non riesco a ricostruirlo) uno sparuto mp3 che aveva avuto una certa gloria sul mio Winamp; della band che l'aveva prodotto si trovavano però pochissime informazioni, e in breve tempo il file è finito nel triste dimenticatoio riservato alle belle canzoni senza un disco intero o una storia a dargli il giusto contesto. Disco intero che è arrivato in primavera (sotto la prestigiosa egida di Rough Trade, tra l'altro), e con esso l'attenzione della stampa che conta e un rinnovato colpo di fulmine nello stereo del sottoscritto.
Jewellery è un disco strano e familiare al tempo stesso. Per esso è stata coniugata l'etichetta di «pop cubista», che pare curiosamente appropriata nel definire il modo in cui una materia fondamentalmente melodica viene scomposta e ricombinata in modo innovativo e sorprendente, incorporando un approccio lo-fi, inserti di elettronica a 8 bit, echi blues (a volte viene in mente persino Tom Waits) e irruenza punk.
La titolare del progetto - Mica Levi, classe 1987- ha un nome da pokemon e l'aria un po' da freak ma studia a una scuola di musica e ad ascoltare bene la cosa si sente. In cabina di regia siede niente meno che Matthew Herbert, ed è probabile che un nome del genere non si scomodi se non ha a che fare con qualcosa di grosso.
Sono poi riuscito a vederla live al South By SouthWest, ma nell'apposito post è finita citata solo tra le honorable mentions (dal vivo il suo set è ancora un po' acerbo; ma si farà); ne ho scritto un po' di più nell'esteso report in bella copia che trovate sul numero di Rumore in questi giorni in edicola.
Dalle nostre parti capiterà per una sola data questo Sabato al Palazzo dei Congressi di Roma, all'interno del sempre eccellente festival Dissonanze (quest'anno tra gli altri ci saranno Moderat, Bat for lashes, Lindstrøm, Timo Maas, Laurent Garnier, Telepathe..) che insieme ai rigatoni alla gricia e ar colosseo è una delle cose che più invidio alla capitale.
Al grido di: meno Totti, più pokemon cubisti.
Micachu and the shapes - Golden phone (MP3)
Micachu and the shapes - Calculator (MP3)
Dei Teenagers, un paio di anni fa scrivevo così:
il loro leziosissimo mix di post new-wave, eurotrash e porno-pop (definizioni volutamente senza senso, sia chiaro) ci ha messo qualche mese a conquistarmi, ma è da un po' che ho abbandonato ogni resistenza, e tutte le cose che inizialmente me li rendevano un po' indigesti (il citazionismo sfrenato, i continui riferimenti sessuali, lo spoken svogliato e le basi che sembrano fotocopiate da qualche demo in bassa qualità dei primi New Order), ora mi divertono come poche altre. [#]
Qualche mese dopo, parlando del loro singolo Starlett Johansson in un post che cominciava con il fotogramma del culo della suddetta attrice all'inizio di Lost in Translation, scrivevo:
La canzone ora ha anche un video, che potete vedere qua sotto, e che alterna dissolvenze incrociate di rara bruttezza con la bella idea di proiettare la band -e le sue tutine un po' new-rave- sulla schiena nuda dell'attrice (o chi per lei), appena sopra le mutandine rosa che con tutta evidenza citano proprio l'immagine di Lost in translation. Come sembrano dire The Teenagers, per una volta con poca spocchia e molta naiveté, ogni tanto lasciateci sognare. [#]
Non so bene perchè mi piacciano così tanto i Teenagers. Non sono niente più che tre hipsters francesi che fanno base a Londra, suonano un indie-electropop-wave egocentrico e pornofilo e devono tutta la loro fama a un pezzo morboso che racconta di una banale storia di una notte tra una cheerleader americana (è amore) e un rocker inglese (è solo una scopata) e a una canzone d'amore dedicata (e intitolata) a Scarlett Johansson. Detestabili, e pure un po' antipatici.
Eppure mi piacciono un sacco. Dietro alle loro t-shirt strette e jeans skinny, dietro ai loro pezzi da tre accordi, dietro ai loro arrangiamenti semplici al limite del banale, vedo una capacità di cogliere lo zeitgeist che pochi hanno, e di raccontare l'incoscienza esaltata di certi momenti dell'adolescenza (contemporaneamente filtrandoli con un occhio adulto e assai disincantato, e con un'autoironia abbastanza rara nella musica hipster) come pochi altri riescono a fare. Più l'intellighenzia li bolla come egocentici e fighetti, più la loro esaltazione di gioventù, sesso e stupidità mi pare più significativa di quanto sembra, e forse anche di quanto fosse nelle intenzioni della band stessa. E -cosa mai scontata- sanno scrivere della canzoni.
Sabato sera i Teenagers suoneranno al Covo, e sarà una bella festa. Chissà se inviteranno una folla di ragazze sul palco durante il finale con Homecoming (come fecero l'anno scorso quando li vidi a Brooklyn, vedi la foto qua sopra), e se si dimostreranno antipatici esattamente come sembrano. A seguire io e Art Compagnoni metteremo i dischi al Gate1 per l'ultima volta della stagione; e so già che sarà una delle serate migliori dell'anno.
The Teenagers - Trouble (MP3)
The Teenagers - Homecoming (MP3)
Sarebbe facile liquidare Seasoned eyes were beaming, il primo disco solista di Sara Lov (appena uscito per Nettwerk), come una versione ridotta del suo progetto maggiore Devics. Del resto viene naturale pensarlo: mentre il suo socio Dustin O'Halloran si prende una pausa dal gruppo per occuparsi della sua carriera solista (decisamente impegnata dopo la benedizione di Sofia Coppola, che ne ha scelto vari pezzi nella colonna sonora di Marie Antoinette), lei ammazza il tempo pubblicando un disco solista.
Le coordinate musicali, peraltro, sono pressapoco le stesse: torch songs dolenti, ballate malinconiche, pop songs sontuosamente sconsolate. Gli arrangiamenti sono simili: sempre curati, classici, ricchi ma molto semplici. La canzone migliore (Animals) è un duetto con una voce maschile, che non è quella di Dustin O'Halloran ma gli somiglia (è Alex Brown Church dei Sea Wolf). E la voce di Sara, beh, QUELLA voce è sempre lei, ed è capace di afferrarti al torace e di aprirtelo in due come se fosse fatto di burro, esattamente come succedeva con il capolavoro dei Devics The stars at Saint Andrea.
Il disco di Sara Lov non è così diverso da un disco dei Devics, quindi. A scanso di equivoci, un gran bel disco dei Devics.
Eppure c'è qualcosa che non torna, qualcosa di leggermente differente, e non appena ti concentri su quella sfumatura più scura, su quell'ombra che prima non c'era, su quel bordo che ora non coincide, non riesci a fare più a meno di notarlo. La formula solista nasconde una nudità che ai Devics era sconosciuta, che è tanto più coraggiosa quanto più dolorosa, e che spesso rinuncia ai toni melodrammatici che una volta erano la cifra distintiva della band per preferirgli una malinconia in qualche modo più distante.
Malinconia più distante che forse è la rassegnazione di chi ha rinunciato, o che più probabilmente è la serenità maturata dagli occhi stagionati a cui il disco dedica il titolo. In ogni caso, è una prospettiva nuova su un panorama familiare, e un gioco che ti invita a trovare le differenze anche se queste non sono poi così importanti. Ma, soprattutto, è una domanda nuova che non ha risposta («Che tipo di animali siamo?») ma che è importante farsi.
Sara Lov - Seasoned eyes were beaming (MP3)
Sara Lov (feat. Alex Brown Chuch) - Animals (MP3)
Alla fine di questa settimana Sara Lov sarà in tour in Italia: 30 Aprile - Pisa, @ Circolo Caracol, 1 Maggio - Roma @ Circolo Degli Artisti, 2 Maggio - Torino @ Spazio 211, 3 Maggio - Marina di Ravenna @ Hana-bi, 4 Maggio - Milano @ Salumeria della Musica. Non provate a perderla. Ci vediamo a Ravenna.
Normalmente per la versione estiva dell'agenda dei concerti inkiostro-approved di Bologna e dintorni aspettavo fine Maggio, quando i club invernali sono chiusi e i giochi per i festival estivi sono già fatti. Quest'anno però l'Estate in città pare magra (niente fondi per JuLive o per il palco di S.Stefano), mentre Maggio presenta una densità di appuntamenti a tratti davvero imbarazzante.
Ce n'è per tutti i gusti, dall'indie al folk all'elettronica, passando per i festival piccoli medi e grandi (RockEr, Handmade, Musica nelle Valli, Homework, Express, Ferrara sotto le stelle), le ultime serate danzanti nei club e un sacco di piccoli eventi qua e là che la crisi non riesce a fermare. L'Estate si preannuncia più calma, ma dopo un Maggio così ci riposeremo.
Come sempre da stampare ed evidenziare, e suggeritemi le date mancanti. Buon divertimento.
| Quando | Chi | Dove |
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Ven 24/04 |
Hot Gossip + Desanfetaminado Party Julie's Haircut + Les Fauves Autokratz + Kitsunè Night Yuppie Flu Dente |
Covo (BO) Estragon (BO) Mattatoio (Carpi - MO) Bronson (RA) Retro Pop (Pinarella - FC) |
| Non ho mai capito il perchè, ma spesso quando in regione passano dei nomi italiani interessanti, lo fanno tutti la stessa sera. Prendete stasera: al Covo gli Hot Gossip presentano il nuovo disco (seguiti dall' incendiario Desanfetaminado Party di Arturo e Pullo - io sarò qua), all'Estragon fanno lo stesso Julie's Haircut e Les Fauves; al Bronson ci sono gli Yuppie Flu e a Pinarella Dente. Scaglionarsi no, eh? | ||
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Sab 25/04 |
Butthole Surfers Micah P. Hinson + Casador The Rifles Heike has giggles Lomas |
Estragon (BO) Bronson (RA) Covo (BO) Diagonal (FO) Mattatoio (Carpi - MO) |
| Dimmi che concerto scegli e ti dirò chi sei: Butthole Surfers? Hai più di trent'anni. Micah P. Hinson? Tendenze maniaco-depressive. The Rifles? Giovane e hipster. Heike has giggles? Romagnolo (e pigro). Lomas? Polaroid o Leonardo. :-) | ||
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Dom 26/04 |
Casino Royale + Neffa + Papa Ricky Propagandhi Passe Montagne |
TPO (BO) Estragon (BO) Locomotiv (BO) |
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Lun 27/04 |
Ghost Bees + Aidan Smith |
TREeSESSANTA (Gambettola - FC) |
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Mer 29/04 |
Bonnie Prince Billy |
Estragon (BO) |
| Quatto quatto il Rocker Festival è arrivato alla quarta edizione, con meno fama di quanto merita ma una storia di eccellenti concerti portati sul finire della primavera sui palchi di Estragon e Covo. Anche quest'anno line-up notevolissima e assai versatile, su cui brilla il nome di Will Oldham e del suo folk senza tempo. | ||
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Gio 30/04 |
Get Well Soon + Dear Reader Boduf Songs + To kill a petty bourgeoisie + Larkin Grimm Cristina D'avena + Gem Boy (!) Balmorhea Drunken Butterfly + Orange Lem |
Covo (BO) Almagià (RA)
Estragon (BO) Mattatoio (Carpi - MO) Arterìa (BO) |
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Ven 01/05 |
Handmade Festival (Yuppie Flu, My awesome mixtape, Blake/e/e/e, A classic education, Arnoux + altri) UK Decay + LTD + Oltretomba Balmorhea
Pino Scotto |
The Cleb (Guastalla - RE)
Covo (BO) Teatro Dimora - (Arboreto di Mondaino - RN) Russi (RA) |
| Ho sentito belle parole sulle due edizioni precedenti dell'Handmade Festival, il primo maggio di indie italico che porta alcune delle migliori band nostrane nel sempre accogliente contesto dei festival do-it-yourself della bassa. Vari bei nomi sia tra le band che tra i DJ e anteprima assoluta per il nuovo materiale dei My awesome mixtape, direi che vale la trasferta. Speriamo sia bel tempo. | ||
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Sab 02/05 |
The Teenagers Bugo Icy Demons + Arnoux Corona + Datura DJ set |
Covo (BO) Estragon (BO) Locomotiv (BO) Velvet (RN) |
| Irresistibili, non so trovare un'altra parola per definire i Teenagers. Hipsters francesi trapiantati a Londra, grandissime facce da schiaffi che suonano un indie-electropop-wave pornofilo che dovrebbe essere detestabile, invece è eccezionale. Già visti a Brooklyn l'anno scorso, e divertito assai. A seguire sono anche in consolle, per l'ultima volta della stagione al Covo. What a night. | ||
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Dom 03/05 |
Sara Lov |
Hana-Bi (Marina di RA) |
| E a conclusione di un weekend intenso non c'è niente di meglio di un concerto sulla spiaggia, il primo dell'annata dell'Hana-bi. A suonare c'è Sara Lov, di cui tante volte avete letto su queste pagine. Imperdibile. | ||
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Mer 06/05 |
Love Is All |
Covo (BO) |
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Gio 07/05 |
Holloys |
Loco Squad (Milano Marittima - RA) |
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Ven 08/05 |
The Rakes Action Beat + Edie Sedgwick + Bob Corn Hanne Hukkelberg
DM Stith Post contemporary corporation |
Covo (BO) Locomotiv (BO)
Retropop (Pinarella - FC) Zuni (FE) Estragon (BO) |
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Sab 09/05 |
Trail of dead Themselves Parker Lewis |
Estragon (BO) Hana-bi (Marina di RA) Lego (CE) |
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Dom 10/05 |
A Life along the borderline - A tribute to Nico (feat. John Cale, Peter Murphy, Lisa Gerrard, Mark Lanegan, Mark Linkous, Mercury Rev, Soap and Skin) Glasvegas |
Teatro Comunale (FE)
Bronson (RA) |
| L'idea di fare una serata in onore di Nico con un cast stellare e di farla, di tutti i posti del mondo, a Ferrara, ha qualcosa di chiaramente surreale. Non oso immaginare che atmosfera ci sarà, ma sono sicuro che avrà qualcosa di magico. Temo proprio non ci sarò, ma sarebbe bello. | ||
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Lun 11/05 |
Tiziano Ferro |
Futurshow Station (Casalecchio di Reno - BO) |
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Ven 15/05 |
Julie's Haircut
Thee Second Kiss + Mashrooms |
Retropop (Pinarella - FC) Locomotiv (BO) |
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Sab 16/05 |
The Death of Anna Karina + Altro + Wax Anatomical models Jamie Stewart (Xiu Xiu) |
Locomotiv (BO)
Mattatoio (Carpi - MO) |
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Dom 17/05 |
Tender Forever |
Mattatoio (Carpi - MO) |
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Lun 18/05 |
Tender Forever |
Clandestino (Faenza - RA) |
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Mar 19/05 |
Crystal Stilts |
Hana-Bi (Marina di RA) |
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Mer 20/05 |
Lydia Lunch with Teenage Jesus and the Jerks |
Locomotiv (BO) |
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Gio 21/05 |
Boss Hog |
Locomotiv (BO) |
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A quanto leggo nelle date di questo comeback tour la band di Jon Spencer e sua moglie Christina Martinez non suonano il loro hit single White Out. Potrebbe essere sufficiente per non andare a vederli? Mah. |
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Ven 22/05 |
Hatcham Social Phosphorescent Sleepy Sun + Pater Nembrot |
Covo (BO) Hana-Bi (Marina di RA) TREeSESSANTA (Gambettola FC) |
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Sab 23/05 |
1990's + closing party Pink Mountaintops |
Covo (BO) Hana-Bi (Marina di RA) |
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Già protagonisti di un gran bel set alla chiusura di due anni fa, i 1990s tornano sul luogo del delitto per presentare il nuovo disco e traghettare i fedeli del club di Viale Zagabria verso la fine della stagione. Sarebbe un peccato non esserci. |
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Mar 26/05 |
Peter Broderick + The Veils |
Hana-bi (Marina di RA) |
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Gio 28/05 |
Psychic TV Homework Festival (Radiq + Hirnlego + Tomme) |
Arena Puccini (BO) Teatro San Leonardo (BO) |
| Ed ecco un altro weekend difficile da gestire. La concomitanza in zona di ben tre festival (l'Homework Festival con la sua elettronica miniale, Musica nelle valli con il suo folk e art-rock barbuto della bassa, l'Express con una all-star intellettuale e cross-genere) rende la pianificazione delle serate quantomeno difficile. Da queste parti tenteremo di passare da tutti e tre, ma è solo un'idea. | ||
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Ven 29/05 |
Homework Festival (Dorian Concept + Lukid + Grillo) Musica nelle Valli (Bachi da Pietra, SJ Esau, Comaneci + altri)
God is an astronaut |
Teatro San Leonardo (BO) Barchessone Vecchio (San Martino Spino - MO) Arena Puccini (BO) |
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Sab 30/05 |
Musica nelle valli (Callers + Father Murphy + Atlantic Cable + Majirelle + altri) Homework Festival (Bruno Pronsato + Finale Elettrowave) Matmos |
Barchessone Vecchio (San Martino Spino - MO) Teatro San Leonardo (BO) Arena Puccini (BO) |
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Dom 31/05 |
Vivian Girls + The Pains of Being Pure at Heart Akron Family + Women + His Clancyness Yo la tengo Musica nelle valli (Vialka + Dadamatto + Movie Star Junkies + altri) |
Hana-Bi (Marina di RA)
Area Puccini (BO)
Sala Estense (FE) Barchessone Vecchio (San Martino Spino - MO) |
| E nonostante i tre festival (che la domenica sono rimasti in due), anche il resto della regione spara delle belle cannonate. Ferrara mette in campo i sempre ottimi Yo la tengo, mentre l'Hana-bi mette in scena un'accoppiata da spiaggia che per il sottoscritto batte tutto il resto. Love love love per i The pains of being pucci at heart, un po' meno per le Vivian Girls ma sono sicuro che all'Hana-bi riuscirò a divertirmi pure con loro. Concerto da spiaggia dell'Estate (per ora). | ||
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Lun 01/06 |
Sunn o))) Chemical Brothers DJ set + Erol Alkan DJ set Akron Family Bowerbirds |
Arena Puccini (BO) Cocoricò (Riccione - RN) Hana-bi (Marina di RA) Mattatoio (Carpi - MO) |
| Confesso che non ho mai sentito un disco intero dei Sunn o))) , ma ho l'impressione che dal vivo possano essere notevoli. O noiosissimi. O più probabilmente, entrambe le cose contemporaneamente. Peccato perchè ad averci voglia poteva essere l'occasione per mettere piede al Cocoricò (dubito mi capiteranno altre occasioni, sto invecchiando) e ritrovarci due DJ set coi controfiocchi. | ||
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Gio 11/06 |
Jarboe + Rose Kemp |
Rock Planet (Pinarella - FC) |
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Ven 12/06 |
A hawk and a hawksaw |
Hana-bi (Marina di RA) |
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Sab 13/06 |
It's a musical + Sin Fang Bogus + Borko - Thomas Morr DJ set Zen Circus |
TREeSESSANTA (Gambettola FC) Arti vive (Soliera - MO) |
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Ven 19/06 |
Dredg |
Bronson (RA) |
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Dom 21/06 |
Lords of Altamont |
Hana-bi (Marina di RA) |
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Lun 22/06 |
Anthrax |
Sottotetto (BO) |
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Mar 23/06 |
Kylesa + Coalesce |
Sottotetto (BO) |
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Mer 24/06 |
Editors |
Piazza Castello (FE) |
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Gio 25/06 |
Pete and the pirates |
Hana-bi (Marina di RA) |
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Gio 27/06 |
Paolo Conte |
Piazza Castello (FE) |
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Mer 01/07 |
Diamanda Galas |
Rocca Brancaleone (RA) |
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Ven 03/07 |
Karma to burn |
Hana-bi (Marina di RA) |
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Lun 06/07 |
Testament + Fear Factory |
Velvet (RN) |
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Mer 08/07 |
The Dillinger Escape Plan |
Velvet (RN) |
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Mer 15/07 |
Bloc Party + White Lies |
Piazza Castello (FE) |
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Ven 17/07 |
Oblivians + The Gories |
Hana-bi (Marina di RA) |
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Mar 21/07 |
TV on the radio + Animal Collective |
Piazza Castello (FE) |
| A occhio è il concertone dell'Estate. Nella solita piazza di Ferrara gli autori di uno dei dischi più acclamati del 2008 e quelli di uno dei dischi più acclamati del 2009. Imperdibile, chevvelodicoaffà. | ||
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Mer 22/07 |
Emiliana Torrini |
Verucchio (RN) |
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Ven 24/07 |
Bob Log III |
TBA (BO) |
(Eventuali) gite fuori porta
| Quando | Chi | Dove |
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Lun 04/05 |
PJ Harvey & John Parish |
Auditorium A. Gottardo (MI) |
| Direte: «ma l'hai già vista ad Austin!». Dirò: quando riuscirò a sposarla la vedrò ogni giorno della mia vita. Nel mentre, se devo fare 300 Km e pagare 60 euro mi pare già un buon affare. | ||
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Mer 03/06 |
Women + Banjo or Freakout + His Clancyness |
Rocket (MI) |
| Forse la più interessante tra le date dei Vitaminc Days, che purtroppo da bravo festival milanese presenta quasi tutti i concerti durante la settimana e non nel weekend. Solidissimi i Women, e da vedere il Clancy solista e Banjo Or Freakout, prima che la perfida Albione (e Pitchfork) ce lo rubino per sempre. | ||
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Sab 18/07 |
Kraftwerk + Aphex Twin |
Italia Wave (LI) |
| Manco ad Italia Wave dai tempi in cui si chiamava ancora Arezzo Wave e la sua attrattiva principale oltre ai concerti ancora gratuiti era il meraviglioso e surreale campeggio. Questa serata potrebbe essere l'occasione per tornarci; un'accoppiata di principi della musica elettronica del genere ha pochi rivali. | ||

In principio fu lo straordinario esperimento di un tizio qualunque chiamato James Houston. Approfittando del contest indetto dai Radiohead che invitavano i loro fan a remixare e reinterpretare il loro più recente singolo Nude, Houston produsse un video incredibile in cui la canzone era interamente risuonata attraverso un paio di stampanti, un hard disk e un vecchissimo computer.Una roba incredibile.
Su queste pagine ai tempi lo postò kekkoz, e parecchi mesi dopo io e Pirex l'abbiamo scelta come sigla di Impronte digitali, il magazine di web e tecnologia che da una paio di settimane conduciamo sulle frequenze di Radio Città Fujiko.
Lo sapevo che non sarebbe passato molto prima che altri facessero lo stesso. Ieri mi sono imbattuto (via) in questa versione del tema di Super Mario Bros interamente suonata da una tagliatrice laser opportunamente programmata.
Per i pazzi o gli ingegneri, abbondanza di dettagli tecnici qui.
Se non vi bastasse (e perchè dovrebbe?) c'è chi ha alzato il tiro. E ha prodotto nientemeno che la versione completa di Bohemian Rhapsody dei Queen suonata da due stampanti, un hard-disk, vari floppy disk e un vecchio Atari collegato a un oscilloscopio (se ho capito bene). Roba da spazzare via in un sol colpo decine di anni di imprese nerd.
Ora però voglio di più.
Voglio un'orchestra intera fatta di stampanti che suona i Concerti Brandeburghesi di Bach. Voglio un virus che prenda il controllo di tutti i computer del mondo e li costringa a riprodurre all'unisono The Wall dall'inizio alla fine. Voglio che il mio computer impari a suonare Moon River con i bip della scheda madre. Voglio che impari le canzoni da solo e sviluppo un gusto suo. Poi però non mi fiderei più a lasciarlo solo; e se finisse per appassionarsi a Laura Pausini?
[un post volutamente attaccabrighe]
In Italia la notizia non è girata granchè (anche perchè le iniziative organizzate non sono state molte nè di particolare richiamo), quindi forse a qualcuno di voi è sfuggito: sabato scorso è stato il Record Store Day, il giorno dedicato alla celebrazione e alla difesa dei negozi di dischi.
Ogni appassionato di musica ama i negozi di dischi. E' talmente scontato che non ha quasi senso scriverlo. Ciascuno di noi ne ha frequentati tanti, si è affezionato, ha ricordi memorabili legati a questo o a quell'acquisto e ha desiderato almeno una volta nella vita di fare il lavoro del protagonista di Alta Fedeltà. I negozi di dischi sono belli. Difendiamoli.
Qualche giorno fa, rincasato dal lavoro, ho trovato nella cassetta della posta la piccola montagna di cd dell'ultimo ordine che ho fatto su Play.Com . Un paio di vecchi best per colmare le lacune, tre cd dell'anno scorso che non mi erano piaciuti abbastanza da comprarli subito (ma non abbastanza brutti da decidere di non comprarli affatto), un po' di roba varia ed eventuale trovata in offerta e un paio di vecchi dischi super-indipendenti praticamente introvabili in quasi tutti i negozi della città. Costo totale: una trentina di euro, spese di spedizione comprese.
Non ho mai comprato così tanti dischi come negli ultimi due anni, eppure quasi non riesco a ricordare l'ultima volta che ho comprato un disco in un negozio (in Italia). Ordinare online è incommensurabilmente più comodo: l'assortimento è imbattibile, i prezzi sono molto più bassi, lo puoi fare a qualsiasi ora (io ordino praticamente sempre all'una di notte, dopo ore di navigazione certosina) e se sei incerto a un click di distanza c'è sempre un MySpace e decine di m-blog su cui ascoltare qualche pezzo, e decine di recensioni da leggere per farsi un'idea più precisa.
Cercate di dimenticare per un attimo quello a cui siete abituati, e pensateci: un bene immateriale come la musica è fatto apposta per essere acquistato online, anche per chi come noi non può fare a meno dell'oggetto disco. E' la piattaforma più completa per avere un assaggio di cosa si sta acquistando, prezzi onesti che tagliano le intermediazioni inutili, disponibilità illimitata che rispecchia la sempre più sterminata produzione discografica. In un negozio si compra a scatola chiusa, si è vincolati da una disponibilità ridotta e il prezzo paga anche la distribuzione e il punto vendita che non aggiungono quasi niente al valore del disco (per tacere dell'insensata IVA italiana).
I negozi di dischi hanno svolto un ruolo fondamentale nei decenni passati, ed è normale essere tristi per la loro inevitabile, progressiva, scomparsa. Ma il loro ruolo è finito, i tempi sono cambiati, e i pochi negozi che riusciranno a sopravvivere dovranno inventarsi modi diversi per sostenere il proprio business. Si ibrideranno con bar e locali, oppure con boutique e negozi di design (entrambe le cose stanno già accadendo); oppure -come dice il BDD- diventeranno più simili a degli antiquari, che vendono beni di lusso che vengono da un'altra epoca. Non potranno competere con la rete per prezzo e assortimento, e a breve non avranno più neanche clienti fedeli che comprano perchè affezionati o perchè non ancora avvezzi all'e-commerce.
It's evolution, baby, e combatterla è inutile. Per questo iniziative come il Record Store Day sono intrinsecamente contraddittorie e fuorvianti, oltre che incapaci di fermare il corso delle cose. Invece che celebrare un'istituzione che è ormai fuori del tempo, proviamo piuttosto a guardare avanti, e a risolvere il rompicapo dell'industria discografica, anch'essa destinata a morire ma priva di un modello alternativo realmente sostenibile che riesca a far convivere la libera condivisione dei contenuti in rete (che ormai è un dato di fatto, checchè ne dica la corte di Stoccolma) con la remunerazione degli autori dei suddetti contenuti (che permette la loro stessa esistenza). Quella è la vera sfida di questi anni.
Ai negozi di dischi va l'affetto e il ricordo di ogni appassionato, ma ormai il loro tempo è passato.
Sullo stesso argomento:
E proprio nei giorni in cui l'attesissimo concerto di Bruce Springsteen allo Stadio Olimpico di Roma (40.000 biglietti già venduti) rischia di saltare per la concomitanza con i mondiali di nuoto all'adiacente foro italico (anche se Maroni ha promesso di salvarlo, ma solo perchè è un fan) il Boss è protagonista di un succoso rumour che lo vede al centro di una causa di divorzio (e non è il suo).
Dai vari articoli un po' confusi scritti negli ultimi giorni dal "blasonatissimo" New York Post (una specie di tabloid) sembra di capire che il marito di una donna del New Jersey l'abbia tirato in mezzo nella sua causa di divorzio come amante di sua moglie. Springsteen (sposato da 17 anni con Patti Scialfa) nega, la donna nega, Patti Scialfa nega e rimane a fianco del marito, quindi probabilmente si tratta della bufala di un mitomane geloso del rocker preferito da sua moglie.
Non pensavo fosse così facile finire in prima pagina...non vi viene un po' voglia di provare anche voi?
Non lo diciamo solo noi ma quasi tutte le riviste e i siti del settore e non: Pronti al peggio, la web tv dedicata alla musica indipendente italiana è stata una delle novità più belle nel panorama nostrano da un po' di tempo a questa parte. Partendo da una serie di idee tutt'altro che originali, ma mettendo in campo una realizzazione tecnica eccezionale, una notevole capacità di scovare contesti significativi e la furbizia di chi guarda anche fuori oltre che dentro il solito orticello, il suo creatore Andrea Girolami (nome e faccia nota da tempo a chi bazzica la musica italiana e il web e il web che parla di musica) è riuscito a superare le perplessità iniziali di tanti e a mettere in piedi un prodotto di grande valore, complice il supporto del marchio Vitaminic.
Dalla settimana scorsa Pronti al peggio è uscito dalle proprie pagine per invadere quelle di un po' di siti e blog amici con gli out-take inediti delle sessioni già pubblicate. Potevamo sottrarci all'opportunità di ospitare anche noi uno dei loro ottimi video? Giammai.
Soprattutto quando ci sono stati offerti su un piatto d'argento (in esclusiva su queste pagine per 24 ore) i Settlefish che suonano The boy and the light (partendo con un accenno di Doors, chi l'avrebbe mai detto) camminando per Via dell'Archiginnasio tra gli sguardi allibiti degli umarells e delle zdaure.
Girolami e Pronti al Peggio saranno anche tra i protagonisti di oggi di Impronte digitali, il nuovo spazio settimanale dedicato al web e alle tecnologie all'interno di Talk Radio, il magazine di informazione di Radio Città Fujiko, condotto da Filippo Piredda e con lo zampino del sottoscritto.
Oggi intorno alle 19.10 sui 103.1 FM a Bologna e dintorni, oppure in streaming.
Se siete appassionati di musica, meglio se indipendente, avete probabilmente già letto un sacco di cose sul South by Southwest di Austin.
Il festival più bello del mondo, con la sua atmosfera unica data dall'incredibile fusione tra città e musica che trasforma tantissimi luoghi del centro in location per concerti, e la conseguente invasione della città da parte di migliaia di musicofili di ogni ordine e grado, dall'hipster (forma di vita dominante) al nerd metallaro, dal biker al redneck, dalle coppie più o meno attempate ai giovanissimi autoctoni con la X sulla mano (segno che sono under-21 e quindi non possono bere alcool) produce nei presenti l'irrefrenabile bisogno di scrivere, fotografare, documentare l'evento e raccontare agli altri gli esiti del proprio percorso musicale tra i quasi 2000 live act che hanno luogo in 4 giorni.
Ovviamente non posso esimermi dal fare lo stesso (del resto la scritta Press sul mio badge in qualche modo me lo impone, come me lo imporrà altrove), anche se farò in modo di essere sintetico, e di limitarmi a indicare brevemente le band più interessanti e quelle più deludenti tra le circa cinquanta che sono riuscito a vedere dal vivo.
[le foto sono tutte mie, se non è indicato altrimenti. Per questo alcune fanno un po' schifo. :-\
Se volete vedere delle belle foto ci sono quelle di Giulia Mazza]
South by Southwest: thumbs up
[Attenzione, alta densità di superlativi]
Wavves
Partivo super-prevenuto nei confronti del ragazzino californiano dalla faccia d'angelo e dal bizzarro spleen post-grunge. Invece, prima con un estemporaneo set acustico che ha svelato le melodie dietro la distorsione, poi con un notevolissimo set elettrico, mi sono dovuto ricredere: la stoffa c'è, le canzoni anche, il sound che frulla Cobain, Beck, la musica surf e le distorsioni totali dei My bloody Valentine dal vivo è più immediato e autentico che su disco. E in bella vista c'è un anthem molto lo-fi (So bored) che fa la differenza.
Wavves - So bored (MP3)
Wavves - So bored (acoustic - live @ SXSW 2009) (MP3)
PJ Harvey & John Parish
Prima assoluta dal vivo per i nuovi pezzi di Polly scritti in coppia col fedele John Parish e si nota subito un ritorno alla teatralità grottesca dei suoi dischi migliori, con grande interpretazione vocale e pezzi assai interessanti già al primo ascolto. Vederla urlare «I want you fucking ass!» in A woman a man walked by e sentirla abbaiare come una pazza su Pig will not è stato, francamente, ineguagliabile. Eccitante, pure.
PJ Harvey and John Parish - A woman a man walked by (MP3)
Grizzly Bear
A detta di molti miglior live del festival, ed è difficile non pensarla allo stesso modo. La cosa è tutt'altro che una novità (era la quarta volta che li vedevo dal vivo), ma con gli anni il sound del quartetto di Brooklyn si è ulteriormente raffinato, i pezzi sono sempre più notevoli, l'esecuzione sempre più sopraffina. Averli visti suonare in una chiesa presbiteriana è stato il bonus.
Grizzly Bear - Cheerleader (MP3)
Little Boots
Dite quello che vi pare, ma la nuova divetta pop-dance 2.0 (di cui su queste pagine abbiamo parlato qui) a me piace, e neanche poco, e dal vivo non ha deluso. Live act solido, il fedele nerdissimo Tenori-On in primo piano, voce e movenze da starlette ma l'attitudine e l'umiltà da chi ha la testa salda sulle spalle. Interessa poco se andrà lontano o meno, è stato una bel vedere.
Little Boots - Meddle (MP3)
Daniel Johnston
Avevo già visto dal vivo il songwriter texano (noto anche per i suoi problemi psichiatrici) in un live solitario a Bologna una sera d'Estate, e tanto quella volta era stato lacerante vederlo terrorizzato biascicare sul palco, quanto questa volta è stata una grande festa. Ad Austin giocava in casa, aveva una band che rockeggiava non poco, e da cui traeva una forza e una confidenza che gli credevo sconosciute. Pubblico in visibilio e gioia palpabile. Grandissimo set.
Daniel Johnston - Don't let the sun go down on your grivances (MP3)
The Soft Pack
Già tra i miei favoriti tra le nuove band americane, i Soft Pack (ex The Muslims) dimostrano attitudine a fiumi e l'autenticità svagata di chi pare trovarsi per caso su un palco. E che invece confeziona il miglior indie-rock senza tempo (ci si sente di tutto, dai Velvet Underground di Loaded ai Cure di Boys don't cry agli Strokes di Is this it) e senza frozoli che si possa ascoltare al momento. Non saranno mai delle celebrità, meno male.
The Soft Pack - Brightside (MP3)
Fanfarlo
Il disco d'esordio supera a pieni voti le perplessità suscitate dall'EP (un po' troppo fedele alla formula Arcade Fire + Beirut) e si conferma eccellente anche dal vivo. Trascinante ed emotivo, orchestrale ma compatto, il tipo di concerto che ti fa alzare le braccia al cielo e cantare a squarciagola. Anche se non sai le parole.
Fanfarlo - Harold T. Wilkins (MP3)
The pains of being pure at heart
Istantaneamente ribattezzati «The pains of being pucci at heart», per il sorriso ubriaco della tastierista Peggy che disegna cuoricini sui cd che autografa e per la faccia pulita del cantante Kip; e per le melodie di miele coperte di distorsione soffici e dolceamare del migliore indiepop d'altri tempi, che dal vivo non perdono un briciolo del loro fascino. Come direbbe una persona che conosco: «Love!».
The pains of being oure at heart - Young adult friction (MP3)
Titus Andronicus
Nel 2009 il gruppo più punk del festival suona un power-pop alcolico quasi springsteeniano con voce sguaiata con cui il cantante (un incrocio tra Sylar e Aidan Moffat), contorcendosi come un ossesso dalla prima all'ultima canzone ci fora i timpani e ci frigge il cervello. Impossibile non rimanere colpiti. Li conoscevo poco, ora sono un fan.
Titus Andronicus - Titus Andronicus (MP3)
The Rural Alberta Advantage
Meraviglia. Ancora semisconosciuti in America, ma adorati da tutti quelli che se ne sono imbattuti (io ve ne parlai l'Estate scorsa), i figliocci dei Neutral Milk Hotel sembrano fatti apposta per rendere ancora meglio dal vivo, con la batteria che romba, la chitarra acustica maltrattata, la voce sguaiata, i nervi scoperti. Finalmente se c'è accorto anche Pitchfork che dice «This band could be huge».
The Rural Alberta Advantage - Don't haunt this place (MP3)
The Wrens
Ci metterei la firma per essere a 40 anni come sono i Wrens. Indie-rock sincero e sudato, una manciata di canzoni memorabili, fan fedeli che li seguono da sempre nonostante le uscite (di dischi e concerti) più rade dei capelli del cantante. Un grandissimo ritorno.
The Wrens - Everyone chooses sides (MP3)
Here we go magic
Non sapevo esattamente cosa aspettarmi da Luke Temple e soci (tra i primissimi set visti al festival, nel mezzogiorno caldo e assolato del patio del Mohawk), e ciò non ha fatto che rendere più piacevole il farsi conquistare dal suo pop psichedelico in salsa Remain in light. Che dal vivo guadagna quel tanto di forma dal colpire dove il disco (un po' fuori fuoco) non riesce.
Here we go magic - Fangela (MP3)
South by Southwest: thumbs down
[Attenzione, alto tasso di giudizi tranchant]
Peter, Bjorn and John
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Clicca sulle immagine per ingrandirla. Foto: Stereogum
Il backlash colpisce forte, la hit single Young Folks rimane ineguagliata, e con somma presunzione i nostri la escludono dalla scaletta preferendogli molti pezzi dal nuovo, mediocre, disco. Neanche brutto come live (funestato pure da problemi tecnici, tra l'altro), ma il dimenticatoio è dietro l'angolo.
Peter, Bjorn and John - Nothing to worry about (MP3)
Lemonade
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Clicca sulle immagine per ingrandirla. Foto: PanicManual
Tanto su disco la loro proposta da !!! più psichedelici e meno punk-funk mi piace, tanto dal vivo è risultata spenta e priva di verve. Sarà che erano le due del pomeriggio, ma il segno lasciato non è stato dei migliori.
Lemonade - Big Weekend (MP3)
Lissy Trullie
Stacco di coscia mica male, giacchetta in pelle e Stratocaster d'ordinanza per la scenester newyorkese con gli amici hipster e le serate da DJette nei posti giusti. La musica lasciamola fare a chi la sa fare, però.
Lissy Trullie - Self-taught learner (MP3)
Crystal Stilts
Quando ad un concerto, dopo appena 5 minuti, tutto quello che vorresti fare è salire sul palco e strappare via dal microfono l'insopportabile filtro che trasforma la voce del cantante in quella di una versione mummificata di Ian Curtis che canta attraverso le crepe della sua bara, forse la band non ti sta piacendo granchè. La musica non sarebbe neanche male, in realtà, e la cosa rende il tutto ancora più irritante.
Crystal Stilts - Crystal Stilts (MP3)
Blank Dogs
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Clicca sulle immagine per ingrandirla. Foto: The Grizzly Life
Stessa sensazione dei Crystal Stilts (ma qui dal vivo il filtro trasforma la voce in quella di un Ian Curtis cyborg che parla con il filtro vocale di Stephen Hawking hackerato dall'inventore dell'Atari), però con un sound più slabbrato e ancora meno convincente. Le canzoni forse sono migliori di quelle dei Crystal Stilts, ma è un po' una guerra tra poveri. Meglio su disco, e anche lì, la maturità è ancora lontana.
Blank Dogs - Ants (MP3)
Alela Diane
Normalmente amo molto le cantautrici acustiche ma qui...yawn. Boooooring.
Alela Diane - White as diamonds (MP3)
Cause co-motion
Su disco non mi dispiacciono, dal vivo il loro indie-pop punk dipinge impietosamente quattro ragazzetti scalmanati i cui pezzi da un minuto sono troppo inutili persino per dare sui nervi ai presenti. Che infatti sono pochissimi, e una buona parte se ne va dopo 5 minuti, all'ottavo pezzo.
Cause co-motion - I lie awake (MP3)
Vivian Girls
Simpatiche sono simpatiche, allegre sono allegre, carine direi pure (ho un debole per la bassista, ma anche la cantante col fascino da gioventù violata non è male) ma -come era chiaro già a priori- la sostanza è praticamente nulla. Speravo che fossero almeno divertenti dal vivo. Invece no.
Vivian Girls - Where do you run to (MP3)
Late of the pier
Bizzosi e vezzosi, giovani e bellocci, gli inglesi devono sempre farsi riconoscere. Suonano svogliati e boriosi un set decisamente inutile, risollevato sul finale dai singoloni coi synth che dal vivo diventano quasi new-rave e colpiscono per potenza e precisione. Troppo poco e troppo tardi, però.
Late of the pier - Focker (MP3)
Hatcham Social
Tanti ne dicono un gran bene, su disco sono interessanti ma non mi cambiano la vita, dal vivo hanno un sound tutto sbagliato e neanche troppa voglia di suonarlo. A Maggio vengono in Italia quindi vedremo se è stata solo una serata sfigata e se, in effetti, hanno nella manica gli assi che a Austin sono mancati.
Hatcham Social - So so happy making (MP3)
Dent May & his magnificent ukulele
Potrebbe non starci simpatico un uber-nerd svedese che suona canzoni indie-pop all'ukulele? Giammai. Simpatico e basta, però, ché di canzoni buone ne ha solo un paio. E dal vivo si sente.
Dent May & his magnificent ukulele - Meet me in the garden (MP3)
Passion Pit
Quando l'hype sbaglia tiro. Come sapete ero pronto a scommettere su di loro, e mi sa che sbagliavo. A parte il vecchio singolo Sleepyhead, del loro set non convince quasi nulla, dal tedioso falsetto del cantante agli arrangiamenti assai poco coesi che danno l'impressione di una band ancora alla ricerca di una forma precisa. Rimandati.
Passion Pit - Sleepyhead (MP3)
Honorable Mentions
• Micachu & The Shapes
• Graham Coxon
• Yelle
• The Thermals
• Au revoir Simone
• Blitzen Trapper
• Black Lips
• Primal Scream
• Lisa Hannigan
• American Analog Set
• Women
• Camera Obscura
Sara Lov vs Nathan Fake - Touched by a Fentiger (Hi Low To Lov maxcar vibrato) (MP3)Con iDaft provi il brivido di governare la console dei Daft Punk con la tastiera del computer. Un incrocio tra un controller midi e la rotella coi versi degli animali con cui giocavi da bambino. E' questione di minuti perchèarrivino i primi remix.
L'idea di raccogliere i pareri di persone di un'altra generazione sulla musica pop e rock contemporanea è tutt'altro che nuova. Ricordo uno dei primi numeri dell'edizione italiana di Rolling Stone, in cui c'erano anziane maestre di musica che recensivano non so più cosa; ma forse in qualche libro ho letto che l'aveva già fatto qualcuno con il punk, sottoposto, nel suo periodo d'oro, ad attempate e inorridite ladies britanniche.
Di recente sono arrivati anche i puntuali pareri in maceratese di mamma Fiorella in Pronti al Peggio, ma solo oggi (grazie a Gorilla VS Bear) ho scoperto lo spettacolare Breakfast at Sulimay's, in cui degli allucinatissimi vecchietti un po' rincoglioniti di Philadelphia si trovani alle prese con canzoni più o meno alternative da recensire (quando non gli fanno direttamente intervistare delle band, come i Fuck Buttons). Sentite cosa hanno da dire sui Blood Brothers, Peter Bjorn & John o Beirut, o i loro sboccatissimi pareri sui Thermals, Joanna Newsom, Pitchfork e i Decemberists. o le acide lamentele quando si trovano alle prese Santogold, i Portishead e i Death Cab for Cutie.
E, qua sotto, guardate cosa dicono dell'osannatissimo Merryweather post pavillon degli Animal Collective (proprio in questi giorni in tour in Italia): «I'm starting to get an headache», «I doubt that this group is not gonna get very far from Baltimore, Maryland» e così via.
Abbiamo trovato dei nuovi critici musicali di riferimento.
Tempo fa (via Onigiri) mi sono imbattuto nel video di presentazione dello straordinario Hipster Pod:
A parte il video in sè (che potreste trovare o non trovare divertente), è curioso che per indicare musica hipster si faccia ricorso a mostri sacri ormai riconosciuti da tutti come i Velvet Underground o i Sonic Youth o comunque a band non esattamente di primo pelo (e non certo modaiole) come gli Yo la Tengo. Se il video l'avessi fatto io, al tizio avrei fatto ascoltare Chunk of change, l'EP d'esordio dei Passion Pit.
Già incensati dai blog di mezzo mondo e (e già comparsi su queste pagine all'interno del report della CMJ Marathon di Matte), come da copione i Passion Pit non hanno ancora pubblicato un disco completo, e godono di una gloria effimera basata in larga parte su quello che potrebbero fare ma non hanno ancora fatto. Esattamente come succede a tutta la vera musica hipster, che nella sua perenne ricerca di anticipare tutti vive sempre in un futuro che non deve accadere mai.
Non che i Passion Pit non siano bravi; tutt'altro. Il loro sound flirta ora con l'indietronica dei Postal Service o degli Hot Chip ora con certo elettropop da classifica, con abbondanza di falsetti stralunati, campionamenti bizzarri e melodie pronte a stamparsi nella testa. Ottimi pezzi, per lo più, da godersi senza chiedersi se i nostri diventeranno grandi oppure scompariranno dopodomani. L'importante è che piacciono alle ragazze, e che quindi sull'Hipster Pod farebbero un figurone.
Passion Pit - Sleepyhead (MP3)
Passion Pit - Smile upon me (MP3)
In un periodo in cui, da Nannucci alla Virgin di Union Square, i negozi di dischi non fanno che chiudere, e in molti profetizzano che tra un po' i dischi come li conosciamo non usciranno neanche più, c'è chi ha capito tutto o forse niente, e invece di seguire la massa fa di testa sua. E per celebrare l'imminente morte dei supporti audio sceglie di tornare alle origini, dando alle stampe dischi piccolissimi che coniugano una straordinaria cura per i dettagli con l'approccio povero del miglior do-it-yourself, a base di CDR e dell'amatissimo, quasi dimenticato, formato dell'audiocassetta.
Secret Furry Hole parte così, con un paio di dischi sbucati dal nulla e la nobiltà d'altri tempi di chi, non avendo nulla da perdere, rischi di ottenere risultati migliori di chi ha nomi più storici e blasonati.
Dietro ci sono due nomi noti di chi frequenta la rete musicale italiana: Tommaso Bellletti (già Mr. Umanuvem e valida penna di Vitaminic) e Jukka Reverberi (che è talmente iperattivo che, dopo questo e questo post, inkiostro pare essere diventato il suo organo ufficiale).
Dopo l'interessante antipasto della compilation Borghesia, le cose si fanno già serie con la seconda uscita dell'etichetta, che segna il debutto di His Clancyness, progetto solista di Jonathan Clancy, già voce e chitarra di Settlefish e A classic Education.
Hissometer Cassette è volutamente sfuggente e frammentario, una composizione di schegge di canzoni appena abbozzate che saranno mai, e che traggono buona parte del loro fascino proprio dalla durata esigua e dalla natura effimera. La sensazione però è che Hissometer Cassette sia ben di più di un semplice ripostiglio di canzoni abortite delle due band di Clancy, ma un progetto compiuto nella sua incompiutezza, che esplora la strada di un indie-songwriting che si muove senza i vincoli dei generi e i canoni della musica pop e rock, che punta a costruire momenti molto belli per poi stufarsene subito dopo, più per coscienza che per capriccio.
La prima tiratura di 30 pezzi (tutti fatti a mano) è ovviamente andata sold-out all'istante, e mi si dice che anche la seconda (che ha l'interno di un colore diverso) non durerà molto. Si ordina qua per 5 euro, e si paga con Paypal. Dura poco, ma vale molto.
His Clancyness - Next year is ours (MP3)
His Clancyness - Dream Tune (MP3)
Ecco un nuovo Internet meme di quelli che fanno impazzire la rete; una stupidaggine di nessuna importanza che raggiunge spesso risultati in qualche modo sorprendenti.
Direttamente da Buzzfeed (ma si sta diffondendo pure su Facebook), Wikipedia names your band è l'esperimento che invita all'uso di Wikipedia, QuotationsPage.Com e Flickr per costruire in modo casuale il nome della vostra band, il titolo del disco e la copertina del medesimo. Le istruzioni:
Go to "Wikipedia." Hit "random" and the first article you get is the name of your band. Then go to "Random Quotations" and the last four or five words of the very last quote of the page is the title of your first album. Then, go to Flickr and click on "Explore the Last Seven Days" and the third picture, no matter what it is, will be your album cover. [#]
Ecco cosa è uscito a me (con questa voce di wikipedia, questa citazione e questa foto). Niente male, no?
[se qualcun'altro vuole provare, mi fate vedere il risultato nei commenti?]
Josh Freese, già batterista degli A perfect Circle, dei Devo e dei Vandals, e in passato anche dei Nine Inch Nails, dei Guns'n'roses, dei Queens of the stone age, degli Offspring e di dozzine di altre band, ha fatto un nuovo disco solista. Per promuoverlo, il nostro ha messo in piedi una campagna "a pacchetti" assolutamente clamorosa. Non fosse che è confermata da più parti (qui, qui e qui, ad esempio), sembrerebbe davvero una bufala. A seconda di quanto offrite (e le offerte più costose sono disponibili solo per un numero limitato), oltre al disco vi portate a casa più o meno piccoli pezzi di vita di Freese e dei suoi amici (e che amici).
Per capirci:
Per 7$ vi scaricate il disco.
Per 15$, vi arriva il cd.
Per il 50$ il cd, la maglietta, e una telefonata di 5 minuti con Freese.
[e già non è male]
Per 250$: cd, maglietta, bacchette della batteria autografate, e un pranzo con Freese da PF Changs o alla Cheesecake Factory.
Per 500$, oltre al resto, un giro per Venice, California con Freese, e poi cena a base di bistecca o gamberi.
Con 1000$ i pezzi della batteria aumentano, e oltre alla cena, Freese vi lava la macchina o vi fa il bucato (o voi fate il suo, a scelta), e alla fine vi tagliate i capelli a vicenda in un parcheggio.
Con 2500$ nel lotto c'è una lezione di batteria, una gita al museo delle cere insieme anche a un membro dei Vandals o dei Devo a scelta, e 3 indumenti presi dal suo armadio.
[il meglio deve ancora venire, eh]
Con 5.000$ Freese scrive una canzone su di voi e poi la mette in vendita su iTunes; in più vi fa co-dirigere il videoclip per la canzone stessa. Poi vi fa da cicerone in un tour di Disneyland, vi ubriacate insieme (se volete a casa di suo padre) e Stone Gossard dei Pearl Jam vi manda una lettera per parlarvi della sua canzone preferita del disco di Freese.
Se pagate 10.000$, tra le altre cose, Freese e Twiggy Ramirez (ex chitarrista di Marilyn Manson, ora nei Nine Inch Nails) vi offrono una cena da Roscoe’s Chicken ‘n’ Waffles a Long Beach. Poi fate un giro a Disneyland, e alla fine Freese vi regala la sua Volvo Station Wagon (a patto che gli diate almeno un passaggio a casa).
Per 20.000$ Freese, Maynard Keenan dei Tool e Mark Mothersbaugh dei Devo vi portano al minigolf e poi vi abbandonano sull'autostrada e vi filmano per mettervi su YouTube. Freese vi fa fare un tour estensivo di Long Beach, compresa la scuola dove andava Snoop Dog e il barbiere di due dei NOFX; poi passate la notte sulla Queen Mary (cabine separate). Freese scrive due canzoni su di voi, le mette su iTunes e sul prossimo disco, e voi potete partecipare (vanno bene anche i cori o l'handclapping).
E infine, per 75.000$, vi fate un po' di giorni in tour con Freese, le canzoni scritte su di voi diventano cinque (un intero EP sulla vostra vita), vi portate a casa una sua batteria intera, e vi fate un giro per Hollywood sulla Lamborghini di Danny Carey dei Tool. Freese entrerà nella vostra band e ci resterà un mese; se non avete una band, per lo stesso periodo vi farà da assistente personale. Vi fate un giro in limousine a Tijuana a fare cose illegali non meglio specificate, e nel lotto c'è anche una lezione di trapezio acrobatico con due dei Nine Inch Nails.
Poi magari il disco fa schifo. Ma quest'uomo è un genio.
[tutti i dettagli qui]
Visto che nel paese reale le cose negli ultimi mesi vanno di male in peggio, proviamo almeno a distrarci con la musica (non troppo, però).
Per evadere un po' dal presente non c'è niente di meglio che rifugiarsi nel passato mitico evocato dalle melodie di Hold Time, il nuovo disco di M Ward. Una carriera solista lunga e mai troppo di successo la sua (che però negli anni ha prodotto alcuni pezzi bellissimi), salita agli onori delle cronache l'anno scorso, grazie al disco d'esordio del progetto She and Him (che Ward condivide con la divina Zoey Deschanel, ora fidanzata con Beniamino Gibbard dei Velveteen, Death Cab for Cutie), un vero e proprio bagno di atmosfere retrò e melodie anni '60. Ed esattamente come quest'ultimo progetto, Hold Time stavolta si distanzia un po' dal classico modello folk cantautore-con-chitarra, e osa di più mischiando vari generi del presente e del passato, che riescono a combinarsi nella mirabile alchimia propria dei capolavori pop senza tempo.
Ascoltare il singolo Never had nobody like you, oppure la cover di Buddy Holly Rave on, per credere: mi fanno venire voglia di mettere un completo nero, il fiore all'occhiello e andare al ballo della scuola con la mia bella. Sperando che assomigli sempre a Zoey Deschanel.
M Ward - Never had nobody like you (MP3)
M Ward - Rave on (MP3)
Previously (uno dei suoi pezzi migliori, del 2005):
M Ward - Hi-fi (MP3)
I Did sono uno dei più promettenti nomi italici emersi nell'anno appena passato. Partiti da un bell'EP in free download (per la sempre benemerita netlabel piemontese Kirsten's Postcard), in cui spiccava quella Ask U2 che ha ottenuto una certa visibilità sui blog non solo italiani e che fa sempre la sua porca figura sul dancefloor del Covo, sono da poco arrivati alla pubblicazione del primo EP 'fisico' (Time for shopping, pubblicato da Circolo Forestieri), che perfeziona il primo EP integrandone due pezzi con due nuove composizioni. Il riferimento più vicino sono i migliori Rapture, quelli che mischiano punk e funk in parti uguali e che partono dalla new wave più danzereccia per arrivare ai synth e alla cowbell, o i primi Disco Drive, con i continui raddoppi alle percussioni e il virus avant-rock ancora fuori dall'organismo. A confronto con tali modelli musicali, i Did -peraltro ancora giovanissimi- escono già a testa alta.
Crimea X è un neonato progetto «balearic/kraut/cosmicdisco/moroder / carpenter/ecc» con base a Reggio Emilia. Dietro ci sono Jukka Reverberi (i cui vari progetti -Giardini di Mirò, Die stadt der romantische punks e Bastion elencavo giò nel post relativo al suo più recente progetto Racconti Emiliani) e Luca Roccatagliati (storico DJ del Maffia come Rocca DJ, ed ora parte del progetto nu italo disco Ajello che sta attirando molta attenzione sui circuiti internazionali) che non paghi dei rispettivi mille impegni hanno trovato il tempo per mettere in piedi questa nuova creatura musicale. All'attivo per il momento solo un paio di remix, in arrivo un EP d'esordio (previsto per aprile sotto marchio Hell Yeah) e forse i primi live/Dj set sul finire della primavera.
I Crimea X hanno appena remixato la title-track dell'EP dei Did, riuscendo nell'apparente mission impossible di «balearizzarne» il sound metropolitano, smussando gli spigoli e portandoli a bersi un cocktail in un bar lungo la spiaggia. Ascoltare per credere, e segnarsi i due nomi. Ho il sospetto che ne sentiremo ancora parlare.
Did - Time for shopping (Crimea X remix) (MP3)
Did - Ask U2 (MP3)
Did - Ask U2 EP (link -> ZIP con 4 MP3)
Il South by Southwest di Austin è il sogno dell'appassionato di musica che diventa realtà. Ormai diventato uno dei festival musicali più importanti del mondo (ma noto anche per le sue versioni Film e Interactive), il South by Southwest (SXSW) si differenzia dai festival che conosciamo per l'assenza di palchi giganteschi, nomi altisonanti e folle oceaniche, e gli preferisce invece più di 50 luoghi medio-piccoli (club, bar e parchi, case private) in cui si suona più o meno ininterrottamente per 5 giorni. E così, per i musicofili di tutto il mondo, per 120 ore il centro di Austin (Texas) si trasforma nel centro del mondo.
Il focus è tutto sulle band giovani e sulle nuove sensazioni, che tipicamente trovano nella platea di Austin, composta in buona parte da addetti ai lavori, il pubblico giusto per emergere dall'anonimato o fare il salto che li porta sulle riviste, radio e siti web indipendenti di tutto il mondo. Andate a cercarvi gli autori dei dischi che compaiono più spesso nelle top 10 di fine anno; scoprirete che quasi tutti, a Marzo di quell'anno, sono passati per Austin.
E quest'anno al festival ci sarò anch'io, e, come è ovvio, vantarmene è lo scopo principale di questo post.
Per il momento la line-up (non ancora definitiva) elenca circa 1600 band, in cui i pochi nomi grossi (Primal Scream, PJ Harvey & John Parish, Echo and the bunnymen, The Decemberists, Tori Amos, Okkervil River, Katy Perry, Meat Puppets, New York Dolls) annegano nella marea di nomi medi e piccoli (tra cui cercherò di non perdermi Ra Ra Riot, +/-, Lisa Hannigan, Cut off your hands, Passion Pit, Crystal Stilts, M Ward, The pain of being pure at heart, Andrew Bird, Peter Bjorn e John, Gomez, Lemonade, Grizzly Bear, Department of eagles, Late of the pier, Au revoir Simone, Fanfarlo, The Soft Pack, Phosphorescent, The Whip, The Wrens, Telekinesis!, Cause co-motion, The Little Ones, Dent May, The Rural Alberta Advantage e poi ce ne sono ancora, non finiscono davvero più) che mi costringeranno spesso a scelte ardue o alla trilocazione.
Anche la delegazione di band italiana quest'anno è di tutto rispetto, e conterà su nomi molto apprezzati da questo blog come A Classic Education, Les Fauves e Afterhours per cercare di ottenere un po' dell'attenzione estera che certamente meritano.
Strumenti indispensabili per orientarsi in questa marea di band sono la lista di DO512, la straordinaria web-app di Paul Lamere e il SXSW Blog di Shed.Org che aggregano dati e bio prese dalla rete, costruiscono classifiche sulla base degli ascolti su Last.fm, postano quotidianamente news su eventi, showcase e parties del festival e consentono di costruirsi la propria scaletta personalizzata.
Sulla strada per Austin, all'andata e al ritorno, mi fermerò per qualche giorno a New York City, giusto il tempo sufficiente per mangiare una bagel, fare un giro nel Lower East Side, trascinare mia sorella a concerti di band che non conosce, bere galloni di Red Stripe con Matte e twittare cose insopportabili che vi faranno venire voglia di uccidermi. E vedere i Modest Mouse al Terminal Five e Morrissey alla Carnegie Hall, certo.
Sarà dura aspettare ancora un mesetto (con tutto quello che sta succedendo in Italia, poi...se continua così provo a chiedere lo status di rifugiato, magari Obama ha pietà), ma con quello che mi attende, scommetto che ce la farò. Voi che dite?
Eddy Anselmi è un guru. Oltre ad essere probabilmente il miglior speaker radiofonico bolognese e una persona di rara simpatia, Eddy è senza ombra di dubbio il più grande esperto mondiale di quello straordinario evento di costume che è il Festival di Sanremo. Da ieri è in edicola (e la prossima settimana in libreria) Festival di Sanremo - Almanacco Illustrato della canzone italiana, prima, mastodontica, opera enciclopedica dedicata alle 58 edizioni del festival, scritta da Eddy con la passione di un innamorato e dedizione di un pazzo. Ci fa l'onore di presentarlo qua, in prima persona, spiegandoci le ragioni di questa bizzarra (e davvero anticonformista) ossessione, raccontandoci (senza lesinare una doverosa previsione sull'edizione di quest'anno) una storia in cui molti di noi, in fondo, almeno un po' si riconoscono.
Sanremo: unire i puntini
di Eddy Anselmi
Una passione che nasce nel marzo 1977.
Mentre le radio private si moltiplicano, gli autonomi sampietrinano, la celere carica, Cossiga al Viminale e i blindati in piazza, una sola settimana prima che la forza pubblica sfondi la porta di Radio Alice in Via del Pratello 41, io vedo per la prima volta il Festival di Sanremo.
Faccio la seconda elementare, di anni ne ho 7. Del Festival ho già sentito parlare. La locuzione non mi è nuova, ma non ho mai capito di cosa si tratti di preciso. A musica leggera non sono propriamente uno sprovveduto. Nell’estate 1976, avevo guadagnato il potere sul mangiacassette lasciato da papà a casa nel momento della separazione. La mamma aveva comprato una cassetta taroccata dove c’erano Fernando degli Abba, Dolce amore mio dei Santo California e Ramaya di Afric Simone. Il Festival del 1977 è bellissimo, rapido, a colori, una formula semplice semplice, tutta a eliminazione diretta: quarti, semifinali e finale a tre.
Vince Bella da morire: io non colgo le sfumature del caso, mi sfugge cosa voglia dire che "a sedici anni non si perde il cuore nemmeno se tu provi a fare l’amore". Santo cielo, un sacco di gente nelle canzoni "faceva l’amore" io non sapevo cosa volesse dire, sapevo solo che si cantava nelle canzoni. Io avevo perso la testa per una mia compagnuccia delle elementari con uno sguardo un po’ fricchettone da Uma Thurman, per dire, e il massimo della vita sarebbe stato invitarla a pranzo a casa e poi fare i compiti.
Sul serio, da lì a contestualizzare espressioni come "Sul tuo seno da rubare io non gioco più" ne mancava. Non me ne rendo mica conto, ma in quel momento ci deve essere stato una sorta di baco, nel mio hard disk. Vuoi per l’adrenalina della gara, vuoi per gli accordi in maggiore, vuoi per i forti sentimenti di cui tutto mi sembrava permeato: va a finire che tutto quello che erano canzoncine, e in particolar modo quello che erano canzoncine di Sanremo, zum, non se ne andavano mica via, rimanevano lì.
Chiunque abbia mai sentito nominare Ben Lee, in genere se lo ricorda per due motivi: la sua hit del 1999 Cigarettes will kill you (diventata un piccolo tormentone anche da noi, cosa piuttosto improbabile per un musicista indiepop australiano) e la sua bella versione acustica dell'anthem dei Modest Mouse Float On. Due elementi che, se dicono poco della statura artistica di Lee (che ha prodotto un repertorio abbastanza vasto ma molto, molto discontinuo), ci fanno capire tre cose: il nostro ci sa fare con i tormentoni. E con le cover. E con le cover dei tormentoni.
E infatti come appendice del suo nuovo disco The rebirth of Venus (che, dopo un ascolto distratto, non mi sembra niente di che) Lee pubblicherà un EP di cover. Ci sono i connazionali The Grates, un vecchio singolo di John Lennon, gli Against me!, gli Ataris (con la loro invettiva contro lo stesso Lee) e, come ciliegina sulla torta, Kids degli MGMT, che a buon diritto può essere definita come uno dei pochi tormentoni usciti dall'anno musicale appena concluso. In mano a Lee, Kids diventa un delicata ballad acustica, con un arrangiamento che toglie quasi tutto e non aggiunge quasi niente al pezzo originale. Non proprio lo stesso trattamento che toccò a Float On, in effetti; ma a qualcuno -forse- piacerà.
Ben Lee - Kids (MGMT cover) (MP3)
Ben Lee - Float On (Modet Mouse cover) (MP3)
Ben Lee - Cigarettes will kill you (MP3)
Quando non hai una ragazza, una fidanzata o una moglie, quando sei solo da secoli e quando ogni volta che sei in coppia non vedi l'ora di tornare libero e ogni volta che torni libero la solitudine brucia come una tortura insopportabile, certe volte a tarda notte ti ci vogliono dei dischi come quello di Barzin.
Notes to an absent lover, che esce a metà Febbraio per Monotreme, è il terzo disco del cantautore canadese, e sembra fatto apposta per suonare in sottofondo in certe sere troppo sconsolate e buie per i volumi alti e le manifestazioni evidenti di qualsivoglia animo. Un capolavoro di mestizia elegante e misurata, gode di arrangiamenti complessi ma quasi invisibili, della classe in sapiente bilico tra folk e pop che è solo dei migliori e di testi pronti a colpire nel cuore non appena gliene date la possibilità. Da maneggiare con cautela, e amare molto.
Barzin - Words tangled in blue (MP3)
Barzin - When it falls apart (MP3)
Prima, in pausa pranzo, stavo cercando di fingere di essere altrove guardando il nuovo video escapista degli Air France, alfieri del recente bizzarro ibrido musicale per lo più scandinavo che mischia in varie dosi dance balearica e indie-pop etereo, quando mi è tornato in mente un MP3 che ha stazionato sul mio desktop per tutto l'autunno e per cui a un certo punto sono entrato davvero in fissa. Si tratta del primo singolo dei Pallers, nuova promessa della Labrador (già etichetta dei Radio Dept, chevvelodicoaffà), un piccolo prodigio indietronico che non so bene come concilia gli orizzonti più glaciali della sua terra di origine (ricordando non poco The Knife o la Karin Dreijer Andersson solista) con un calore tutto mediterraneo (da copione, il pezzo pare essere stato prodotto durante una vacanza in Spagna). A metà strada tra due posti lontani, in una terra che non esiste. Esattamente quello che ci vuole per la mia pausa pranzo.
Pallers - Humdrum (MP3)

Fantastico video in stop motion: Revamped Graphic Equalizer. E non guarderete più il vostro hi-fi con gli stessi occhi.
Volevo fare un post su su un cupissimo esordio solista di elettronica un po' d'avanguardia, oppure su un disco di pop folk retrò che ultimamente ascolto tantissimo, o anche su un ottimo ritorno di soft disco un po' FM di uno de miei eroi musicali di tutti i tempi, il tutto con un paio di frasi ispirate, informazioni di contesto, qualche mp3 e un po' di pippe mentali.
Poi mi sono ri-imbattuto a breve distanza prima in una eccezionale versione di un pezzo di Rihanna che non mi è mai davvero dispiaciuto (anzi) e subit dopo nel mash-up migliore dell'anno scorso (che mischia l'eccezionale anthem avant-folk dei Department of Eagles con l'eccezionale anthem strappamutande di Britney Spears), et voilà, un post a braga calata è servito senza sforzo. Da gustare freddo, e coi pantaloni alle caviglie.
The bird and the Bee - Don't stop the music (Rihanna cover) (MP3)
ABX - No one womanizes like you (Britney Spears VS Department of eagles) (MP3)
Pare un po' meno ricca del solito, la lista di concerti Inkiostro-approved di Bologna e dintorni che torna più o meno puntuale più o meno ad ogni cambio di stagione. Del resto c'è la recessione, signora mia, e il numero di concerti un po' ne risente. Se ci mettiamo anche il freddo e la nebbia che spesso ti tolgono la voglia di uscire di casa, il quadretto catastrofico pare completo.
E invece, spulciando bene, le proposte interessanti non mancano. Un po' di nomi grossi, un po' di interessanti nomi piccoli, una bella infilata di grandi nomi indie-pop, qualche sorpresa e come al solito molte sovrapposizioni. Crisi o no, ordinaria amministrazione.
Stampate ed evidenziate, appuntatevi gli eventi da non perdere, e suggerite le date mancanti. Buon divertimento.
| Quando | Chi | Dove |
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Mer 21/01 |
Calibro 35 |
OFF (MO) |
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Gio 22/01 |
Carla Bozulich + Congs for drums
Granturismo |
Clandestino (Faenza - RA) Sesto Senso (BO) |
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Ven 23/01 |
Calexico Cut NetMage feat: Keiichiro Shibuya + Evala + Growing + The Skaters + Pierre Bastien |
Estragon (BO) Covo (BO) Palazzo Re Enzo (BO) |
| Burns e Convertino non capitano sotto le due torri da un sacco di tempo, e vederli sul comodo palco dell'Estragon dopo l'ultimo, bello, Carried to dust sarà certamente un grandissimo piacere. Chissà se ancora si portano dietro i Mariachi. | ||
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Sab 24/01 |
Jamie Lidell + Beatrice Antolini NetMage feat: Black Dice + Mudboy + Andrea Dojmi/Flushing Device + Németh NetMage Afterparty feat: DJ Balli, Okapi e M 16 Zu Tre allegri ragazzi morti |
Velvet (RN) Palazzo Re Enzo (BO)
Locomotiv (BO)
Bronson (RA) Estragon (BO) |
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Dom 25/01 |
Massimo Zamboni Musica per bambini |
Arterìa (BO) Locomotiv (BO) |
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Lun 26/01 |
Paolo Conte |
Europa Auditorium (BO) |
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Gio 29/01 |
Adem Fake P Magazzeno Bis feat. Collettivo Angelo Mai |
Velvet (RN) Sesto Senso (BO) Locomotiv (BO) |
| L'arte di Adem Ihlan rimane un segreto ben custodito che senza clamori ci riempe di meraviglia da 5 anni. Dopo l'ultimo, ottimo disco di cover Takes, il cantautore inglese fa un mini-tour solo nel centro Italia, e chi l'ha già visto dal vivo sa che è un piccolo evento da non perdere. Chiunque l'abbia portato di nuovo in Italia è un pazzo. E un genio. | ||
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Ven 30/01 |
Thomas Tantrum Helmet Frankie Hi-NRG |
Covo (BO) Bronson (RA) Estragon (BO) |
| Il weekend prosegue con lo scontro tra una delle più sorprendenti promesse dell'indie-pop britannico e un monolotico pezzo della storia del post-grunge (o hardcore, o post metal, fate voi). Frankie Hi-NRG fa da outsider, ma ho un po' la sensazione che il pubblico non sia esattamente lo stesso. Ce n'è per tutti. | ||
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Sab 31/01 |
Adem
Giant Sand Kap Bambino Joakim & The Disco Alessandro Grazian
Tonino Carotone |
Aquaragia (Mirandola - MO) Bronson (RA) Covo (BO) Locomotiv (BO) Eternit (S. Matteo della Decima - BO) Estragon (BO) |
| Qua non so neanche da dove cominciare, nè tantomeno so dove mi dirigerò. Doppietta di Adem, avant-folk desertico, indie-rock francesce o nu-house contaminata? Andrà a finire che salterò tutto, vedrete. | ||
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Dom 01/02 |
Eight Legs |
Mattatoio (Carpi - MO) |
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Lun 02/02 |
Amore |
Sesto Senso (BO) |
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Mar 03/02 |
Franco Battiato |
Europa Auditorium (BO) |
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Gio 05/02 |
Oxford Collapse Above the tree |
Locomotiv (BO) Sesto Senso (BO) |
| Appuntamento interessante con una delle più recenti e acclamate nuove promesse di casa Sub Pop. Il live sarà all'altezza dei dischi? La tacca sul fucile del presenzialismo comunque è quasi d'obbligo. | ||
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Ven 06/02 |
Twisted Wheel |
Covo (BO) |
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Sab 07/02 |
Billie the Vision and the dancers Stereo Total Napalm Death + Cripple Bastards Massimo Volume |
Bronson (RA) Locomotiv (BO) Estragon (BO) Teatro Consorziale (Budrio - BO) |
| La milionesima volta in città degli Stereo Total viene spazzata via dalla prima data di tutti i tempi di Billie the Vision and the dancers dalle nostre parti. Il folle collettivo indie-pop svedese è un piccolo culto e qua ci professiamo fedeli devoti. Ho la sensazione che sarà una bella festa. | ||
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Dom 08/02 |
Paolo Benvegnù duo The shipwreck bag show |
Arterìa (BO) Locomotiv (BO) |
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Lun 09/02 |
Mogwai + Errors Marlene Kuntz |
Estragon (BO) Arena del sole (BO) |
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Mer 11/02 |
Uzi & Ari |
OFF (MO) |
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Gio 12/02 |
Trees of mint + Casador |
Sesto Senso (BO) |
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Ven 13/02 |
Emiliana Torrini
Zu The Damned |
Corallo (Scandiano - RE) Locomotiv (BO) Estragon (BO) |
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Non sono mai stato al Corallo di Scandiano, ma un locale dal nome così retrò perso nel reggiano sembra una bel posto per ospitare Emiliana Torrini. L'artista islandese migliora di disco in disco e un suo live potrebbe valere la trasferta. |
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Sab 14/02 |
Il Genio Mouse on Mars Skiantos |
Covo (BO) Locomotiv (BO) Estragon (BO) |
| Non riesco a immaginare nessun modo migliore per passare San Valentino di un concerto dei divetti di Pop Porno. Ancor di più se è al Covo, che garantisce la giusta presa di distanze e consente di abbandonarsi senza alcun ritegno. Innamorati o meno, non farà differenza. | ||
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Dom 15/02 |
Kill the vultures |
Locomotiv (BO) |
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Gio 19/02 |
Handsome Furs + Wolther goes stranger |
Locomotiv (BO) |
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Ven 20/02 |
Islands Hugo Race and the true spirit |
Covo (BO) Locomotiv (BO) |
| Hugo Race mi è sempre piaciuto, ma non c'è gara con la prima tournèe italiana degli Islands, astri canadesi di indie-pop-rock sui generis che ci hanno fatto ballare e deliziato con le loro soluzioni assai originali, direttamente figlie di quelle degli schozofrenici papà Unicorns. Un piccolo evento. | ||
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Sab 21/02 |
Yuppie Flu |
Covo (BO) |
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Mer 25/02 |
One Little Plane |
Secret show (BO) |
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Gio 26/02 |
Crystal Antlers One Little Plane |
Locomotiv (BO) Velvet (RN) |
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Sab 28/02 |
Metronomy Telefon Tel Aviv + Arnoux Iron Maiden World Convention Le luci della centrale elettrica |
Covo (BO) Locomotiv (BO) Estragon (BO) Velvet (RN) |
| Ecco una serata da ubiquità garantita. Al Covo ci sono gli spettacolari Metronomy, conquistatori di più di una top 10 dei migliori dischi del 2008, al Locomotiv i Telefon Tel Aviv, in passato molto amati e con un nuovo disco in uscita. Al Covo si balla (ma con la testa) al Locomotiv si ondeggia languidi. Nel dubbio, ci rimangono le corna metal dell'Estragon. | ||
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Mar 03/03 |
Paolo Fresu + Kokani Orkestar |
Teatro delle Celebrazioni (BO) |
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Ven 06/03 |
Neil's Children + We rent vinyl Perturbazione |
Covo (BO) Teatro Consorziale (Budrio - BO) |
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Sab 07/03 |
The Spinto Band Brightblack Morning Light + Rio en Medio Moltheni + Bachi da pietra |
Covo (BO) Bronson (RA)
Estragon (BO) |
| Altro evento da non perdere, per questo fine inverno dedicato ai fan dell'indie-pop. The Spinto Band viene per la prima volta in Italia, e sono sicuro che gli autori del riempipista Oh Mandy sapranno attirare una piccola folla. | ||
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Dom 08/03 |
Beatrice Antolini |
Arterìa (BO) |
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Mar 10/03 |
The Sisters of Mercy |
Estragon (BO) |
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Ven 13/03 |
Ministri |
Covo (BO) |
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Sab 14/03 |
Who made who Orange Uochi Toki + The Black Fanfare |
Locomotiv (BO) Covo (BO) Bronson (RA) |
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Mer 18/03 |
Kaki King |
Bar Wolf (BO) |
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Ven 20/03 |
The Ex |
Locomotiv (BO) |
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Sab 21/03 |
Vic Chesnutt + Elf Power Le luci della centrale elettrica Julie's Haircut |
Bronson (RA) Locomotiv (BO) OFF (MO) |
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Lun 23/03 |
Peter, Bjorn & John |
Estragon (BO) |
| Il primo concerto di primavera è la prima (e unica) data italiana del trio svedese che con la melodia di Young Folks ha ottenuto il successo mondiale. Dopo il prenditempo strumentale, per il nuovo disco i fucili sono spianati; eppure vedrete che la spunteranno. | ||
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Ven 27/03 |
Ruby Suns |
Covo (BO) |
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Sab 28/03 |
Marta sui tubi |
Estragon (BO) |
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Dom 29/03 |
Franz Ferdinand |
Estragon (BO) |
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Sab 09/05 |
Trail of dead |
Estragon (BO) |
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Lun 11/05 |
Tiziano Ferro |
Palamalaguti (BO) |
(Eventuali) gite fuori porta
| Quando | Chi | Dove |
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Sab 28/02 |
Maximo Park |
Zion Club (Conegliano - TV) |
| Scelta volutamente periferica per l'unica data italiana del nuovo tour di Paul Smith e soci, dedicato a testare i brani prima dell'uscita del terzo album. Proprio per questo, meriterebbe la trasferta. | ||
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Gio 12/03 |
Animal Collective |
Viper (FI) |
| Disco dell'anno già a inizio Gennaio: lo dicono in molti. E per una volta, anch'io che non li ho mai amati («capiti» forse sarebbe il termine giusto) non posso dissentire più di tanto. La voglia di vederli live sarebbe tanta, vediamo se si riesce. | ||
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Mar 21/03 |
David Byrne |
Teatro dal verme (MI) |
| Non ho la più pallida idea di cosa farà David Byrne in questo tour. I pezzi del suo recente disco in compagnia di Brian Eno? Un best-of della sua lunga e caleidoscopica carriera? Vecchi classici dei Talking Heads? Sarebbe quasi da scoprire.. | ||
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Mar 04/05 |
PJ Harvey & John Parish |
Auditorium A. Gottardo (MI) |
| PJ. | ||
Non appena ho letto lo snobbissimo (o nerdissimo) slogan che compare sul MySpace degli Errors, ho saputo che avrei dovuto scrivere questo post. «Reading Wire behind porno magazines» non dice praticamente nulla sulla musica della band di Glasgow (a parte il riferimento a Wire, il giornale musicale più spocchioso al mondo, al cui confronto Blow Up sembra Cioè e Pitchfork Donna Moderna), ma dimostra che la band di Glasgow ha un certo senso dell'umorismo.
Abbastanza sconosciuti e curiosamente ignorati dall'hype internazionale, gli Errors parrebbero invece avere tutte le carte in regola: un bel disco strumentale (It's not something but it's like whatever) pubblicato da qualche mese dalla Rock Action Records (etichetta dei loro concittadini Mogwai), un sound che passa agilmente da un'elettronica a base di synth grassi che piacerebbero ai fan della Kompakt a costruzioni geometriche e nervose che ricordano i Foals o gli Holy Fuck e la benedizione di Mr Alan McGee, che li ha segnalati tra i nomi da tenere d'occhio nel 2009 (e il manager e scopritore di una bella fetta delle migliori band inglesi degli ultimi 30 anni -dai Jesus and Mary Chain ai My Bloody Valentine agli Oasis- di solito la sa molto lunga).
Ora la band è in tour per tutta l'Europa di supporto ai Mogwai (saranno anche in Italia, il 9 Febbraio all'Estragon e il 10 al Rolling Stone) e chissà come i talebani del post-rock accoglieranno una proposta così eterodossa. Speriamo che per una volta tirino fuori un po' di senso dell'umorismo perchè, come si diceva, gli Errors ne paiono ben provvisti. Guardare qui sotto il video ballerino di Pump per credere. Gli Ok Go sentono gi&aagrave; ilfiato sul collo...
Errors - Pump (edit) (MP3)
Dlin Dlon, risponde la segreteria telefonica di Inkiostro. Il padrone di casa al momento è un po' indaffarato e non può rispondervi. Quando ieri gli ho mandato una mail per segnalargli lo stupendo regalo di Natale degli Amari (Night Members Club, un disco intero di remix in free download), lui mi ha risposto:
Sì, il Pasta me lo aveva anticipato, il disco con quasi tutti i loro remix fatti nell'ultimo paio d'anni. Molti erano già scaricabili dal MySpace o da qualche blog. In mezzo c'è anche Summerdrip, la loro versione di Summerdrop dei Settlefish che mi piace un casino (almeno quanto l'originale) e che metto spesso in consolle al Covo. Magari scrivine tu (e metti l'mp3), chè io sono ancora impegnato in un rush finale lavorativo (con fallimentari ritagli di tempo dedicati ai regali) e domani devo andare all'aeroporto a recuperare mia sorella e portarla sana e salva dai miei in compagnia di un televisore LCD da 32 pollici e dello spirito del Natale. Non credo ci entreremo, in macchina. Buon Natale, eh.
Mi associo agli auguri. E buon ascolto.
Amari - Summerdrip (Settlefish - Summerdrop remixed) (MP3)
Amari - Night Members Club (ZIP > 10 MP3)
Lo avrete probabilmente già letto, ma se lo avete perso il post di Leonardo su Le Luci della Centrale elettrica merita attenzione. Con la capacità di sintesi e le solite brillanti intuizioni che gli valgono il titolo di miglior blogger italiano, Leo è riuscito a dare voce alle perplessità di molti appassionatidi musica che, pur riconoscendone il valore e l'efficacia, non riescono ad apprezzare davvero la produzione artistica del cantautore ferrarese di questi cazzo di anni zero.
Io per esempio ieri sera sono andato a vedere Le Luci Della Centrale Elettrica. Seconda volta che ci andavo, ma continuo a non capire. Ecco, se io fossi stato un discografico e Le Luci fossero venute da me, gli avrei riso in faccia, come il tizio della Decca coi Beatles. E mi sarei pentito atrocemente, perché adesso Le Luci va in tv, vince il premio Tenco, riempie sale sempre più capienti, e le ragazzine in prima fila sanno le canzoni a memoria. E hanno ragione loro. Le ragazze che imparano i testi a memoria hanno sempre ragione.
Io non ci capisco niente, mi distraggo come alla predica in chiesa. Non riesco neanche bene a distinguere quando finisce una canzone e comincia l'altra. Ogni tanto una frase più lapidaria delle altre mi riscuote, ma ho la sensazione che siano tutte frasi lapidarie, centinaia di versi lapidari, una specie di contraddizione in termini secondo me, ma le ragazzine mi danno torto. Comunque, sintetizzando, di cosa parla? Sembra che sia uscito a prendere le sigarette ma i distributori non funzionavano, allora ha provato un po' più avanti, ma non funzionavano nemmeno là, e quindi ancora più in là, e così per sempre, il fantasma del ferrarese volante che gira su una macchina a recriminare quando basterebbe un distributore funzionante per tranquillizzarlo. [#]
Quindi è davvero una questione generazionale? Nonostante la differenza d'età relativamente minima, abbiamo già salito un gradino, e c'è già una generazione dietro di noi con un linguaggio musicale evoluto in cui molti di noi (la maggior parte, credo) non si ritrovano? Oppure, come dice qualcuno, è più una questione di attitudine, e ci siamo talmente abituati all'inoffensività media (e a volte mediocre) che caratterizza molte band indie-rock nostrane da non riuscire più ad apprezzare un personaggio che fa del suo approccio viscerale e un po' maudit (con capricci da rockstar, in qualche caso) una cifra stilistica?
[un po' entrambe le cose, secondo me]
E intanto, con le nostre conversazioni serie (?) si arricchiscono solo le compagnie telematiche.
Le luci della centrale elettrica - La gigantesca scritta COOP (demo) (MP3)
Le luci della centrale elettrica - Fare i camerieri (demo) (MP3)
Shelf Christmas Tree (dalla collezione Unusual and creative Christmas trees)
Better enjoyed listening:
Pas/Cal - Last Christmas (Wham cover) (MP3)
Già lo sapete perchè la linko ogni anno: la mia cover natalizia preferita di sempre.
Heike has the giggles - All I want for Christmas is you (Mariah cover) (MP3)
Dalla spettacolare compilation natalizia di Polaroid. Go get it!
Jake Shimabukuro - While my guitar gently weeps (Ukulele version)
Brividi. (via)
«Io sono quello che non ce la faccio»: questo il celeberrimo incipit di Bassotuba non c'è, con cui cominciano i set del loro nuovo progetto congiunto due delle personalità musicali più creative d'Emilia (e forse d'Italia).
Max Collini, già voce e autore dei testi degli Offlaga Disco Pax (nonchè membro del multiforme team di Get Black, quando non è in tour -cioè quasi mai) e Jukka Reverberi, chitarra e voce dei Giardini di Mirò e titolare di vari progetti più o meno elettronici, rumoristi e ambientali come Die stadt der romantische punks e Bastion (e anche blogger) ogni tanto riescono a ritagliarsi un po' di tempo dai rispettivi impegni e a portare in giro Racconti emiliani, spettacolo a base di droni e letture. Jukka ci mette la musica (per lo più desolate sinfonie atmosferiche e rumorismi livellati di grande impatto emotivo), Max la voce (con un paio di testi inediti, più brani di Tondelli, Nori, Simona Vinci, Morozzi, Philopat, Matteo B. Bianchi), e il risultato è spesso superiore alla somma delle parti.
E' possibile ascoltare qualche brano live in bassa fedeltà sul loro nuovo myspace congiunto, oppure qua sotto. E sperare che passino anche dalle vostre parti.
Max Collini / Jukka Reverberi - La Maga Lorella (testo di Max Collini - live) (MP3)
Max Collini / Jukka Reverberi - Stanza 411 (testo di Simona Vinci - live) (MP3)
E' probabile che abbiate già incrociato il nome di Little Boots, anche se non lo sapete.
Qualcuno l'ha conosciuta con le sue prime canzoni, qualcuno ne ha ammirato il canale YouTube pieno di versioni live fatte in casa, qualcuno ha letto il suo nome per la prima volta tra i 50 della Cool List 2008 di NME.
A me, come a molti, sono piaciute soprattutto le sue curiose e adorabili versioni di due dei singoli dell'anno (Time to pretend degli MGMT e Ready for the floor degli Hot Chip) suonate con il curioso e adorabile Tenori-on (un incrocio tra una tastiera Casio e un Sapientino), e spero che anche le sue canzoni passino presto da innocuo elettro-pop a piccole perle di bassa fedeltà fatte in casa.
Guardate i video e capirete cosa intendo. E innamoratevi, anche.
Little Boots - Stuck on repeat (ZShare MP3)
L'industria discografica è in crisi, lo sanno tutti. Sono anni che il mercato musicale cerca disperatamente di trovare rimedio all'emorragia finanziaria che l'ha colpito ultimamente, di solito combattendo crociate inutili contro la diffusione dei file in rete o rendendo i cd copy-protected in modo che le copie originali finiscono per funzionare ancora peggio delle versioni piratate.
Nell'ultima settimana, però, sono spuntate fuori un paio di soluzioni decisamente più creative. La Ashtmatic Kitty (etichetta di Sufjan Stevens) ha lanciato un'iniziativa bizzarra: per un numero limitato di ore, ogni nuovo cd avrà un prezzo particolare, basato sul voto ottenuto dal disco nella recensione di Pitchfork (più alto il voto, più alto il prezzo).
Ecco la spiegazione dettagliata.
The record industry has reeled in the wake of Radiohead's decision to sell their album at a price determined by the consumer. Likewise, we here at Asthmatic Kitty have also had many internal discussions on pricing and value. How much is our artists' music worth anyway? Who gets to determine that?
Sure, there's been a lot of focus on you, the people who buy the music. But while we were reading Pitchfork's review of Grampall Jookabox's new album, Ropechain, we started to wonder: who's thinking about the music critics here? Everyone is looking to the consumer for guidance on pricing in an Internet-driven world, but don't music reviewers deserve some attention?
Today we are officially experimenting with what we call the Critic-Based Pricing Structure. Instead of selling Ropechain for our standard $10, or letting consumers pick their own price, we have let Pitchfork determine the price. Pitchfork gave Ropechain a 5.4. So, for the next 54 hours, Grampall Jookabox's Ropechain album is available for just $5.40 (+S&H). That's right, $5.40. Be part of this experiment by buying it. [#]
Io ho l'impressione che ci stiano un po' prendendo tutti per il culo (voi che dite?), ma invece magari no, è un'idea geniale e oltre all'ovvia pubblicità iniziale per la sua bizzarria, funzionerà benissimo aumentando i guadagni dell'etichetta.
Anche perchè là fuori c'è anche chi ha idee ancora più assurde. Come quelli di Bopaboo, il mercatino online degli MP3 usati.
Q. What is bopaboo?
bopaboo is an online marketplace that allows you to legally transfer and resale digital music. Unlike, peer-to-peer file networks - bopaboo never creates duplicates of your music.
Q. Why bopaboo?
bopaboo was founded as a legal secondary marketplace to enable consumers to have the ability to resale their previously purchased music. With bopaboo, you now can upload and sell your unwanted music and buy your favorite artist music from other consumers just like you. [#]
La domanda sorge spontanea: Ma questa cosa è legale? Che significato ha sostenere che Bopaboo non crea duplicati dei file, contando che la cosa è virtualmente inverificabile, e comunque tecnologicamente priva di senso?
Se l'è chiesto anche l'avvocato di Idolator, e il succo della sua dissertazione in aglo-legalese infatti è "non ha senso". Ovvero: questa iniziativa ha i giorni contati. Però è una bella idea, no? Chissà che a forza di pensarne di così strambe un giorno a qualcuno non venga in mente la soluzione per evitare il definitivo collasso del sistema che altrimenti -dicono- è solo questione di qualche anno...
Soudrtrack di indie-pop borghese:
The Submarines - You, Me & the Bourgeoisie (ZShare MP3)
Non è che io abbia niente contro le chitarre, anzi. Però, ogni tanto, non è bello ascoltare anche un po' di musica suonata (senza laptop o piatti) che riesca ad essere clamorosamente rock -a tratti punk- senza fare uso di una sei corde?
Dei Don Turbolento e della loro soprendente proposta a base di synth e batteria, come qualcuno ricorderà, ho già parlato un paio di volte più di un anno fa, sulla scorta del loro sorprendente EP di esordio e di uno dei loro spettacolari live set. Nel mentre il duo bresciano ha pubblicato un LP omonimo che da queste parti è stato in heavy rotation per mesi, e poi abbondantemente passato sulle frequenze di Radio Città Fujiko e diventato ormai un appuntamento fisso sul dancefloor del Covo (di solito con la mia favorita, Take it up). Arrivato ormai in periodo di classifiche di fine anno, non posso non dare lo spazio che si meritano ai dischi che nei mesi hanno abbondantemente tenuto banco sul lettore ma, tra una cosa e l'altra, sono ahimè sfuggiti a queste pagine.
Uno spazio per cui in questo caso parlano le fantasiose soluzioni musicali trovate dalla band per tirare fuori dalla formula a due una varietà di sfumature di sorprendente freschezza. Tanto negli episodi più classicamente punk-funk (Spend the night on the floor) quanto nell'apocalittica cassa dritta a 8 bit di Jingo & Nina, tanto nei pezzi più atmosferici e spaziali (Snapshots) quanto nel pop cadenzato del manifesto IDWHYP Guitar e nell'acidissima e assai riuscita cover del classicone I wanna be your dog. Se fossero di Brooklyn sarebbero di certo già un piccolo fenomeno della scena indipendente mondiale; da noi non hanno ancora attirato l'attenzione che meritano, anche se il nuovo disco, in uscita a Gennaio, potrebbe cambiare le carte in tavola. Sempre senza chitarre.
[stasera i Don Turbolento suonano al Covo di Bologna. Indovinate un po' chi sarà in prima fila a ballare]
Don Turbolento - IDWHYP Guitar (MP3)
Don Turbolento - Take it up (MP3)
James Yuill è un cantautore talmente sfigato che la sua voce su wikipedia ha solo un paio di righe.
«James Yuill è un musicista folktronico inglese che viene da Londra, e che incide dischi per la Moshi Moshi» [#]
Esauriente, non c'è che dire. Eppure Yuill è di Londra, terra nota per celebrare ogni promessa musicale come la next big thing ancora prima che questa abbia pubblicato alcunchè. Per giunta è arrivato già al secondo disco -uscito già da un paio di mesi- e online le recensioni (tutte assai favorevoli) si contano sulle dita di una mano.
Se lo merita? Direi di no.
Certo, Yuill si muove in un terreno già abbondantemente battuto (che ha come estremi da un lato i Tunng e i Mùm più pop, e dall'altro Styrofoam e i Postal Service), e lo fa con un'estetica da cameretta (cfr. l'immagine qui di lato, che viene dal suo sito ufficiale) ormai abusatissima. Eppure la sua è una proposta di ottimo valore, e il suo recente disco Turning down water for air è una delle cose che recentemente si è fatta più apprezzare da questo lato degli auricolari, grazie alla scrittura classica ma non scontata e alla produzione curata ma non patinata. Ma soprattutto grazie al pezzo migliore del lotto, quella No pins allowed che tocca le stesse alte vette da instant classic dei migliori Postal Service, mancando solo di poco la destinazione indie-dancefloor che pure gli sarebbe propria. Sempre la sfiga del suo autore, probabilmente.
James Yuill - No pins allowed (MP3)
Chan Marshall, meglio nota come Cat Power, cucina le patate dolci al forno, ospite in video su Oh-Audrey.com (una specie di Antonella Clerici del web). Se vi interessa, la ricetta è anche in versione testuale. (via)
[evitiamo gli ovvi commenti sull'inarrestabile imborghesimento della cara Chan. Ormai è cosa nota. E un po' triste]
Lettura consigliata:
Kara Zuaro - I like food, food tastes good
Musica e cucina: l'abbinata è vincente. In questo libro più di 100 musicisti indipendenti segnalano e spiegano la loro ricetta, dai Kings of Convenience ai Death Cab for Cutie, dagli Okkervil River agli Interpol, dai Violent Femmes ai Descendents (da un cui verso prende titolo il libro). Comprato a NYC mesi fa, testato e approvato. Curioso, e pure utile.
Lettura sconsigliata:
Alex Kapranos - Rock Restaurant
Come ho scritto su Anobii: «Canti bene e magari sei anche un bravo cuoco, ma come scrittore lasciamo perdere». Il leader dei Franz Ferdinand -ex cuoco- racconta il cibo e i ristoranti dal mondo visti durante i suoi tour con la band. Poche idee, poco originali, e espresse in modo per nulla memorabile. Passate oltre.
Soundtrack dai bei tempi che furono:
Cat Power - Wonderwall (Oasis cover) (MP3)


In campo informatico, l'espressione «Works for me» è una brutta bestia.
Nella sua accezione più comune viene solitamente usata da un programmatore per indicare l'esito della sua verifica di un problema precedentemente segnalato da un tester. «Works for me« vuol dire «Da me funziona» ed è contemporaneamente un alleggerimento della coscienza («Non sono stato io!») e l'attestazione dell'impotenza del programmatore di fronte al presunto problema, che porta al dubbio strisciante che ci sia davvero un errore, ma che questo si verifichi solo in circostanza difficili da ricreare, che lo rendono particolarmente infido da individuare e quindi da risolvere. Non una bella situazione.
Sono abbastanza sicuro che i The Twelves non pensassero a questo quando hanno scritto il loro pezzone Works for me, ma mi piace pensare che un po' dell'ambivalenza del significato informatico sia rimasta (però il testo è abbastanza inutile, da quanto sono riuscito a capire). Elegante e dolceamaro gioiellino di pop elettronico ballabile (strettamente parente di quello che una volta si chiamava french touch, direttamente sui passi di Phoenix e Daft Punk), Works for me è uno dei primi pezzi originali pubblicati dal duo di DJ e produttori brasiliani che nell'ultimo anno ha fatto parlare di sè mezza blogosfera. Dopo una notevole quantità di remix molto belli (tra i nomi più grossi Kylie Minogue e M.I.A., ma i miei preferiti sono quelli dei Black Kids) e un paio di mixtape diffusi in rete, i primi pezzi autografi promettono davvero molto bene. Un tocco di Francia dal Brasile con doppio senso informatico, chi l'avrebbe mai detto.
The Twelves - Works for me (MP3)
Black Kids - I'm not gonna teach your boyfriend how to dance with you (The Twelves remix) (MP3)
The Twelves - Episode 2 mixtape (Zshare > MP3 con 11 canzoni)
Seconda parte del resoconto sulla CMJ Marathon svoltasi tra il 22 e il 26 ottobre scorso a New York (qui la prima parte).
Venerdì
Parto in quarta perdendomi, bestemmiando un bel po', il set dei danesi Kirsten Ketsjer. A detta di quelli che li hanno visti, si e' trattato di una delle migliori sorprese di questa CMJ (anche se sono in giro da un po' di tempo). Consigliati per gli appassionati dell'indie dei primi anni '90 e chi ama bands eclettiche e vagamente sperimentali. La giornata per me inizia al Cake Shop dove, tra gli altri, vedo i concerti di Women (che un po' mi annoiano ma poi rivedo, apprezzando, sabato v. piu' in la') e Phosphorescent. Phosphorescent e' il progetto del brooklynite Matthew Huock; alle spalle ci sono gia' una manciata di albums ed EPs. Il set del Cake Shop e' suggestivo. Accompagnato da una band, il lo-fi cantautorale e vagamente folkie di Huock suona solido ed emotivo. Alcune canzoni al secondo ascolto iniziano a prendermi. Il pubblico sembra aprezzare parecchio. Lasciato il Cake Shop mi dirigo al Fort Fader per il party di Fader e Levi's. Scena completamente diversa qui. Evento molto pompato, tanti faccioni newyorkesi, ma anche un ottimo open bar e una scenografia azzeccata. Arrivo che suonano gli australiani Seabellies, di cui non sapevo una cippa e che, nonostante un suono un po' derivativo (Arcade Fire in testa), hanno dei pezzi carucci. Alle mie amiche piace il cantante, mentre a me e i miei amici la cantante... tutti accontentati insomma. La gita al Fort Fader era stata fatta, oltre che per sentirci tutti un po' piu' stilosi, per gli/le School of Seven Bells (ex chitarrista dei Secret Machines e due sorelle di Brooklyn alla voce e tastiere/laptops) tra le bands piu' hyped della manifestazione. Il live non mi ha convinto molto, purtroppo (il cantato in particolare non mi e' parso impeccabile). Col tempo pero' sono certo sapranno migliorsi: le canzoni sono belle e loro hanno tutte le carte per affermarsi.
Kirsten Ketsjer - Ernie and the Sandstorm (MP3)
Phosphorescent - A Picture of Our Torn Up Praise (MP3)
School of Seven Bells - Connjur (MP3)
La serata si chiude col live di Jay Reatard alla Bowery Ballroom. Reatard e' un giovane garage/punkrocker che viene attualmente portato sul palmo della mano da quei cinque blog e siti che contano nella scena indie nordamericana. Parecchio prolifico (scrive una canzone al giorno e ne registra due o tre alla settimana...), si e' fatto notare per avere fatto uscire un'infinita' di 45 giri (ora raccolti in due collezioni uscite nei mesi scorsi, personalmente preferisco quella che copre le annate 06/07) e un buon album di esordio. Dal vivo il nostro propone sets tiratissimi, senza piu' o meno interrompersi mai tra un pezzo e l'altro. Rispetto ai pezzi incisi su disco, dal vivo le canzoni sono molto piu' veloci e pesanti. Suoni ipersaturi e molta molta rabbia. Peccato che anche questa volta abbia indugiato nel vezzo non troppo galante (e punk) di prendere a calci e pugni chi cerca di salire sul palco... (anche se poi tira su dal pubblico un mega nerd cui fa fare l'assolo di chitarra nell'ultimo pezzo). Dei gruppi di apertura - gli inutili Longwave e gli insopportabili White Lies - non ho molta voglia di parlare (temo che purtoppo nei mesi a seguire dovremo imparare a sorbirci i secondi, col loro stucchevolissimo e posticcio revival Joy Division/primi U2/Echo & The Bunnymen, al cui confronto gli Editors sembrano degli innovatori alla John Zorn).
Sabato
Mi sveglio e non posso che constatare di essere completamente sfatto. Vorrei poter starmene a letto a poltrire fino alle 5 del pomeriggio e invece... Invece c'e' il terzo showcase di BrooklynVegan, questa volta alla Knitting Factory. Meta' degli artisti sono stati selezionati dal mio amico Fred aka Blackbubblegum, l'esperto di metal (ma non solo) di BV. Per cui non ci sono scuse e faccio il piacere di portare le mie chiappe alla Knit. La venue ha tre palchi dislocati su tre piani. Cosi', per un buon sette ore abbondanti faccio su e giu' con l'inerzia del maratoneta nei suoi ultimi chilometri (il nome dell'evento non e' in effetti casuale). Non ricordo in che ordine ma vedo una marea di bands a me semisconosciute, tra cui gli ottimi Delta Spirit (californiani a meta' tra americana e northern soul, molto coinvolgenti: sono circa le tre del pomeriggio e tutti quanti ballano come fossero le tre di notte), i noiosetti Shout Out Out Out (fanno dancetronica, non dimentichero' mai che il momento piu' bello sono stati i Daft Punk nel PA mentre veniva montato il palco, peraltro cargo di strumentazione fighettosissima), i rumororissimi e violenti Trap Them (non la tipica band di cui si parla da 'ste parti, per cui non mi dilungo se non per dire che sono stati perfetti dal vivo), gli un po' inutili Made Out of Babies (riot grrrl meets three metal dudes, together they form a band and come up with some tasteless Alice in Chains stuff and some of the worst LP artwork I have ever experienced) e gli acidi e assai interessanti Lemonade da San Francisco.
Delta Spirit - Trashcan (HYPEM link)
Lemonade - Sunchips (RCRD LBL link)
Tra i nomi meno semisconosciuti (ripeto, a me), la giornata offre altre cose interessanti, a partire da Marnie Stern, il cui ultimo disco ha fatto parlar gran bene. Trovo lei e la sua voce sempre in bilico tra la follia pura e il genio. Non sono ancora sicuro se davvero serva tutto quel virtuosismo che alle volte trovo persino fastidioso e anche un po' cheap: cresciuto, ahime', con Vai e Satriani in una fase breve ma importante della mia vita, il suo guitar tapping non mi impressiona piu' di tanto. Buffo come il suo segno distintivo sia la cosa che trovo meno interessante. Comunque lei e' molto simpatica e carina dal vivo e il concerto viene molto gradito dal pubblico (e dallo stesso BrooklynVegan che si agita parecchio accanto alla console). Tra le grandi attrazioni della giornata ci sono i da poco riuniti Rival Schools, il piu' recente progetto della leggenda hardcore Walter Schreifels (in giro da quando aveva circa 14 anni e con passato glorioso nelle fila di Youth of Today, Gorilla Biscuits e Quicksand). I Rival Schools, in cui militano anche ex componenti degli Iceburn, fanno un indie/emo radicato in tipiche sonorita' 90s. Visto che sono stati tra i primi a proporre la miscela (si sono orignariamente formati nel '99), non li puo' tacciare di scarsa originalita'. Cio' detto, nonostante lo show sia molto piacevole, non riesco a scrollarmi dalla testa l'idea che i Rival Schools siano piu' che altro un'all star band del passato. A breve ci sara' un nuovo disco e saro' felice se le mie riserve saranno smentite. Finiti i Rival Schools mi imbatto ancora nei Women, visti anche il giorno prima al Cake Shop. Non so se sono io o sono loro, ma mentre la prima performance mi dice poco niente, la seconda mi rapisce. Psichedelici, retro, sperimentali, mi catapultano in atmosfere fuori dal tempo come solo i primi Clinic. Una delle piu' belle sorprese della CMJ. Prendo e consumo il disco di esordio. Non vedo l'ora di ribeccarli al prossimo passaggio. Poco dopo e' la volta dei Mae Shi, che vedo per la prima volta dal vivo. Come da attese, sono molto molto meglio che su disco. Parecchia improvvisazione e situazionismo. Sembra a tratti di essere a teatro. Grande interazione con gli spettatori. Nel mentre tra il pubblico iniziano ad aggirarsi Rude Bear (no, non e' uno degli Animal Collective: e' un tizio che va a concerti vestito da orso e baccaglia le tipe al bar, un nuovo role model insomma) e Mike D dei Beastie Boys (e io per poco non collasso dall'emozione). Dopo i Mae Shi e' la volta dei Lightspeed Champion in versione rimaneggiata (e senza piatti della batteria per la prima meta' del concerto). Il loro leader Dev e' oramai newyorkese d'adozione da qualche tempo e col suo berretto di lana dei Knicks e' facilmente riconoscibile nei bars. Il suo ingaggio allo showcase e' avvenuto davanti ai miei occhi il giorno prima, a meta' pomeriggio in mezzo alla strada in Ludlow Street: il buddy Fred/Blackbugglegum lo vede e gli chiede se vuole suonare, lui caccia un urlo che fa girare tutti i pedoni quando viene a sapere che ci sarebbero stati i Rival Schools, e poi dice: "Ha! BrooklynVegan e' l'unico sito che parla bene di me: fammi fare due telefonate ma penso proprio di si'". Lo show e' improvvisato all'ultimo momento e fatto principalmente di covers, piu' o meno a richiesta, tra cui pezzi delle Heart, dei Pixies (Alec Eiffel, secondo momento Trompe Le Monde di questa CMJ) e Nirvana (School, peraltro eseguita in maniera superba). Sempre un live divertente il suo.
Marnie Stern - Every Single Line (MP3)
Women - Black Rice (MP3)
Women - Group Transport Hall (MP3)
Questo e' quanto ho visto e sentito in quei cinque giorni. Uno sputo rispetto a quello che c'era in giro ma, privo del dono dell'obiquita', era ovvio dover saltare una marea di artisti che pur avrei visto piu' che volentieri, tipo Crystal Stilts, Fucked Up, Gang Gang Dance, Crystal Castles, Lykke Li, Deerhof, Fujiya & Miyagi, Roisin Murphy, Dungen, etc. Oh, siete tutti liberi di prendermi a male parole per le scelte da me fatte, il piu' delle volte, lo ammetto, avvenute under the influence. Next big thing? Mah, non saprei proprio. Probabile qualcuno a caso tra Reatard, Crystal Stilts, Friendly Fires e/o forse Phosphorescent (e i White Lies pure, ma sono posseduti dallo schifo). A parte che la ricerca non e' che mi ecciti piu' di tanto -- salvo poi spaccare la testa al prossimo quando incappo in una. Quindi preparatevi che torno a tirarmela peggio di James Murphy non appena uno dei gruppi segnalati sopra mi prende un 4 su 5 sul Rolling Stone o un 7.2 su Pitchfork o finisce in alto nelle vostre classifiche lastfm o di fine anno. A proposito, l'anno volge al termine: bloggers, ci state dando con la classifichina?
Tra qualche ora il sottoscritto è in partenza alla volta di Milano, dove trascorrerà il weekend per incrociare un po' di amici in occasione dell'imperdibile concerto dei Fleet Foxes (sabato 15 novembre, ai Magazzini Generali). Pare che tra il pubblico saranno presenti addirittura cinque tra gli autori di questo blog.
Dei Fleet Foxes, qualche mese fa, scrivevo:
A qualcuno ricordano il sound senza tempo dei Midlake, ad altri il folk americano elegante dei My morning Jacket, a qualcuno anche gli Animal Collective o gli Hidden Cameras, per la vena psichedelica e l'abbondante uso di cori; c'è chi ci sente un sacco di cose anni '60 un po' desuete (tipo i Byrds, gli Eagles o Crosby, Stills e Nash) e chi i recenti indie-heroes Band of Horses, loro concittadini e compagni di etichetta. Quando gli ascoltatori non riescono a mettersi d'accordo su quali siano le tue vere influenze, e quando il mondo musicale comincia a incensarti (9.0 su Pitchfork, Disco del mese su Mojo) anche se la tua band è interamente composta di giovani barbuti che indossano camicie di flanella, e il tuo disco d'esordio ha in copertina non una foto cool ma un dipinto di Pieter Bruegel il Vecchio, allora vuol dire che sta succedendo qualcosa di grosso. E infatti i Fleet Foxes sono qualcosa di grosso.
Le vie dell'hype sono strane e impredicibili, si sa. Ma la band capitanata da Robin Peckold non concede davvero niente alle mode ed ha attirato tanta attenzione su di sè solo ed esclusivamente grazie alle sue capacità. Canzoni splendide e senza tempo (la mia preferita, come sa chi ha ascoltato la fine della stagione di Get Black è il singolo White Winter Hymnal, una nenia che ti si incolla alle orecchie e che sembra qualche remoto classico dei Beach Boys cantato da un coro di monaci gregoriani), arrangiamenti antichissimi eppure modernissimi, e dei live -pare- straordinari (saranno in Italia il 15 Novembre, per una data unica a Milano).
Ma, soprattutto, la tranquillità e la classe di chi non deve dimostrare niente a nessuno, perchè è come se fosse sempre stato qui. [#]
Del loro live Matte, che li ha visti a New York a Luglio e, sull'onda dell'eccitazione, è tornato a vederli di nuovo il giorno seguente, scriveva:
Il concerto dei Fleet Foxes a cui ho appena assistito e' stato semplicemente strepitoso, uno dei migliori (se non il migliore) dell'anno, senz'altro il piu' emozionante. [#]
E se lo dice lui, che vede decine di concerti al mese nella città in cui passano tutti, c'è da fidarsi.
Se non bastasse, proprio ieri La Blogotheque ha pubblicato uno dei suoi concerts à emporter che ha come protagonista (di nuovo) la band di Seattle, che regala una splendida versione di Blue Ridge Mountain (aperta da Sun Giant) cantata e suonata all'interno di un'ala abbandonata del Grand Palais. Se non vi fidate di me o di Matte, fidatevi delle vostre orecchie.
Fleet Foxes - Mykonos (MP3) (ALT)
Fleet Foxes - He doesn't know why (MP3) (ALT)

Sabato, mentre io e Arturo mettevamo i dischi al Covo, è entrato Erlend Øye.
Così: in un non brillantissimo sabato sera post-festivo (peraltro più affollato di quanto l'infelice collocazione da day after di Halloween facesse presagire), mentre stavo passando un po' di classici della cassa dritta, lo smilzo e poliedrico musicista norvegese (noto per essere la metà occhialuta dei Kings of Convenience, tra le altre cose) è entrato dalla porta del club di Viale Zagabria come un avventore qualsiasi. Si è messo in coda coi suoi amici, ha pagato, ha ordinato da bere, e si è messo a ballare. Io, da grandissimo fan del duo norvegese, ho rischiato di svenire, e ho continuato a mettere i dischi con il cuore a mille e l'ansia da prestazione di chi si trova davanti a uno dei suoi piccoli idoli.
Avevo sempre saputo che portarmi nella valigetta una copia del tendenzialmente imballabile Riot on an empty street prima o poi sarebbe servito a qualcosa; così, quando abbiamo fatto partire I'd rather dance with you than talk to you, Erlend ha reagito con lo stile tranquillo e sportivo che gli si confà: ha alzato le dita in segno di vittoria, e si è messo a ballare la sua stessa canzone, in mezzo agli amici che ridevano. Ha fatto un paio di richieste, subito accontentate (gli Smiths e «qualcosa di italiano»; abbiamo messo Il Genio e i My awesome Mixtape, e pare aver gradito), e alle tre passate, sulle note di Young Folks dei suoi (quasi)connazionali Peter, Bjorn and John, ha lasciato il locale.
Così.
Kings of Convenience - I'd rather dance with you than talk to you (MP3) (ALT)
Bonus:
Erlend Øye - A sudden Rush (MP3) (ALT)




Non c'è niente di meglio del nuovo video degli Zen Circus (in anteprima assoluta su questo blog) per fare una pernacchia ad Halloween. Wild Wild Life è una cover dei Talking Heads, ed è il terzo singolo estratto dal brillante Villa Inferno, sottovalutato opus magnus della band pisana composto e suonato insieme a Brian Ritchie dei Violent Femmes e pubblicato da Unhip Records. Il video è diretto da Filippo Francione e prodotto da zimbrAVideo.
Che c'entra Halloween? Con la canzone e il video, poco o niente. Gli Zen Circus, però, torneranno a calcare il palco del Covo domani sera, il giorno dopo Halloween, per un'ingombrante serata post-festiva in cui probabilmente buona parte del pubblico che normalmente affolla il club di Viale Zagabria sarà a casa impegnata a smaltire la sbronza della sera prima.
Io invece me ne frego di Halloween, stasera sto a casa o vado a bere una birra tranquilla in centro, e tengo le energie per domani sera; visti i travolgenti live set a cui ci ha abituato la band toscana (forte di un repertorio assai vasto e di una innata capacità di tenere il palco rarissima in Italia) ce ne sarà bisogno. A seguire, in pista grande, il sottoscritto mette un po' di dischi insieme ad Art Compagnoni. Boicotta Halloween, vota Zen Circus.
[o almeno fatti entrambe le serate]
The Zen Circus - Wild Wild Life (MP3)
Tempo fa, Ink mi invito' a collaborare sul blog che state leggendo. Dopo circa tre mesi persi a scegliere un nickname su splinder e altri quattro a trovare qualcosa da dire, ecco finalmente il pretesto: la CMJ Music Marathon che si e' svolta a NY la settimana scorsa.
Nata nel 1980, la CMJ e' una rassegna in cui oltre un migliaio di artisti piu' o meno emergenti presentano il proprio materiale a un'itinerante massa di fan, musicofili, giornalisti, bloggers, poseurs e presenzialisti vari, che per cinque giorni zompettano da un posto all'altro di Lower Manhattan e Brooklyn (clubs, bars, cafes, negozi, open spaces, case, cantine, giardini e parchi) alla ricerca disperata della next big thing. Quello che segue e' un resoconto dei miei cinque giorni di poco sonno, molto alcol e tanta musica.
Martedì
Parto col primo dei tre showcases di BrooklynVegan alla Music Hall of Williamsburg dove vedo The Sammies, Shearwater, Ponytail e Passion Pit. I Sammies dal vivo sono piacevoli, anche perche' a tratti paiono una tribute band dei Replacements, ma a risentirle le canzoni scivolano via un po' anonime. Gli Shearwater, altra faccia degli Okkervil River, mi sono piaciuti parecchio, molto di piu' che su disco, dove non mi pare riescano a catturare alla perfezione l'intensita' del cantato di Jonathan Meiburg e la ricchezza dei suoni (avro' visto almeno dodici strumenti diversi, ad alcuni dei quali non sono nemmeno in grado di dare un nome). Incuriosito dal disco e dal chiacchericcio di tutti quanti, i Ponytail mi sono parsi buoni nel complesso, a tratti pure ottimi (mutuando da Morrissey, ma in un'ottica del bicchiere mezzo pieno, some songs are better than others). Quanto a presenza scenica, mentre alcuni hanno trovato gli art-rockers di Baltimore efficaci, a me sono invece sembrati un po' fiacchi. Infine, i prossimi-ospiti-fissi-di-Gossip-Girl Passion Pit come da attese fanno scatenare le ragazze, il che e' sempre una cosa che come minimo mette di buon umore. Non so se e' un azzardo parlare di incrocio tra Cold War Kids e Hot Chip, ma questa e' l'impressione che ne ho avuto. Il falsetto del cantante era molto fastidioso comunque. Peccato non essere potuto restare fino alla fine, che mi sarei visto pure Jens Lekman, in versione singing dj.
(Shearwater)
Mercoledì
Si parte alla Lit Lounge con gli italiani Tiger! Shit! Tiger! Tiger! (lo so, il nome e' un capolavoro, al tempo stesso il migliore e il peggiore della rassegna...). Anche per loro vale la massima morriseyana di cui sopra. Alcuni pezzi interessanti, anche se un po' di tempo in piu' in sala prove non avrebbe guastato. Ricordano un po' i Rapture pre-Murphy therapy, ruvidi e spigolosi. Certo, fossimo nel 2000-2001 sarebbero una delle cose piu' interessanti in giro. Lasciati i connazionali, mi reco al 205 a vedere il duo indie-pop australiano An Horse. Il lui e la lei suonano bene, sono carucci e potenzialmente potrebbero divenire i nuovi beniamini di quelli con appetito fashionista. Alla quarta canzone inizio un po' ad annoiarmi e a guardarmi in giro pero'.
(An Horse)
An Horse - Postcards (HYPEM link)
Fortuna che al Cake Shop mi aspetta lo showcase dell'etichetta olandese Subbacultcha! (primo dei momenti Trompe Le Monde di questa CMJ, v. sabato). Arrivo e faccio in tempo a beccarmi gli ultimi due tiratissimi pezzi dei tetri e sperimentali Bonne Aparte. Buoni a tal punto che mi prendo pure il disco (che ora ascolto solo quando fuori c'e' il sole e sono di buon umore, che senno' nella migliore delle ipotesi o mi spavento o mi deprimo). Di seguito assisto a una delle performances migliori della settimana, quella del duo chitarra-batteria The Moi Non Plus. Molto bravi e spettacolari: vedere un batterista spaccare un ride da quanto pesta e' sempre cosa che rida' fiducia nel genere umano. TMNP sono leggermente piu' accessibili dei Bonne Aparte con tante influenze che pescano dritto tra i miei artisti preferiti: Fugazi, Cop Shoot Cop, Sonic Youth di Sister (e tutti i loro derivati, vedi Ikara Colt...), tra i vari. Preso anche il loro di cd (ho fugato ogni dubbio quando ho sentito che una canzone, peraltro molto bella, si intitola Jil Sander Makes Your Eyes Black). Dopodiche', complice l'open bar, inizio a essere un poco sbronzo e a dare appuntamenti nell'asse Orchard/Ludlow a circa tutta la mia rubrica di contatti. Nell'affannoso tentativo di incrociare amici, faccio un paio di blitz all'Annex dove, come ogni mercoledi', c'e' la solita sfilza di gruppi targati NME-rde. Posto strapieno (di giovanissimi soprattutto), intravisti i tanto celebrati astri nascenti d'oltre manica Friendly Fires (catchy, certo, ma sondati troppo di sfuggita e troppo poco sobrio per poter esprimere un giudizio, il disco e' la tipica cosa che, conoscendomi, amero' i primi quindici giorni e poi odiero', assieme ai relativi fans, per il resto della mia vita - Killers/MGMT anyone?). Visto qualche altro gruppo che faceva del goffo brit-pop. Dopo essermi finalmente beccato con alcuni amici, si finisce la serata a far caciara al dive bar Motorcity con un bel sottofondo 60s/garage/punk.
(The Moi Non Plus)
The Moi Non Plus - I Lie (MP3)
Giovedì
Nel pomeriggio c'e' il secondo showcase di BrooklynVegan, da Pianos qesta volta. Il primo gruppo che vedo sono i Crystal Antlers da Long Beach, Ca., autori di un'eccellente EP di esordio in cui mischiano psichedelia, post-hardcore, 70s rock, noise, etc, etc. Gia' visti qualche mese prima, ne rimango ancora una volta impressionato. Dal vivo questi sono una bomba. Il bassista/cantante Jonny Bell (la cui voce a tratti mi ricorda pure Mike Patton) si dimena cosi' tanto che temo sempre faccia finire un qualche bandmate all'ospedale per via di una palettata del fighissimo e vintagissimo Precision Bass. Il batterista e' bravo e molto scenografico. Certo, nessuno riesce ad emulare la coolness del percussionista afroamericano Damian Edwards, che pare uscito da una scena di Serpico: il suo segno distintivo e' suonare con la t-shirt arrotolata sul torace, giusto per mettere in evidenza una prodigiosa pancia da birra (vedere per credere).
(Crystal Antlers)
Poi mi tocca assistere a una pallosissima performance di Sebastien Grainger & The Mountains. L'ex Death From Above 1979 si cimenta senza troppo profitto in un classic rock abbastanza insipido, dove l'unica canzone degna di nota plagia Common People. Stufatomi dopo poche canzoni, decido di andare al piano di sopra dove vedo i bei live sets di Wye Oak e Phosphorescent. I primi sono un duo della (oramai imperante) scena di Baltimore, con disco uscito la scorsa primavera per Merge (e una data l'11 novembre alla Casa 139 di Milano in supporto ai Dr. Dog). Cantano sia lei (chitarra) sia lui (batteria). Il timbro di lei e' molto bello, ricorda un po' S. Vega e un po' C. Love. Il live crea un'atmosfera pre-serale fantastica. Le canzoni riescono miracolosamente a conciliare chitarre anche spigolose e rumorose (sembra a tratti di sentire la PJ Harvey di Dry) con un cantato parecchio dreamy e soave. Da tenere a bada. Di Phosphorescent, che tutti spacciano per il nuovo Bon Iver e che fa un set interamente acustico, ne parlero' poi (venerdi' suonera' con tutta la band).
Dopo una veloce sosta a casa per un boccone al volo e una mini scorta di redbull, me ne vado alla Music Hall of Williamsburg a vedermi i concerti di Jay Reatard (visto anche venerdi', ne parlero' poi), The Dutchess & The Duke, King Khan and the BBQ Show e Mission of Burma (un sincero plauso a chi ha messo insieme la bill). Di Seattle, The Dutchess and the Duke sono un lui e una lei che cantano e suonano la chitarra acustica accompagnati da un tizio alle percussioni che sembra abbia addosso the cheapest John Lennon Halloween costume ever... or Liam Gallagher, can't decide (v. qui). Visti per la seconda volta dopo che fecero spalla per il Fleet Foxes a luglio. Anche qui confermo il giudizio positivo. Sara' per una mia malsana passione per ogni tipo di tributo alla British Invasion, ma trovo il loro songwriting ottimo.
The Dutchess & The Duke - Reservoir Park (MP3)
E che dire di King Khan? Presentatosi come al solito con un costume improponibile (abitino d'oro cortissimo, gambe nude, pezzo sotto di un bikini e parrucca alla Stevie Wonder), il re del revival garage/soul fa ancora una volta divertire tutti. Certo, gli Shrines, la sua altra band, sono tutta un'altra roba, anche se il combo ridotto del BBQ Show gli permette molta piu' improvvisazione e di fare, se possibile, ancora di piu' il cazzone. Dopo pochi secondi tutta la sala si dimena a ballare rapita dalle diavolerie di uno dei migliori frontmen in circolazione. Se capita dalle vostre parti andatelo a vedere anche senza conoscere una mezza canzone. Chiudono i leggendari Mission of Burma. Che concerto, mamma mia: mi aspettavo sapessero suonare parecchio bene, ma non cosi' bene! Tiratissimo, adrenalina a gogo e loro che non sbagliano nemmeno un accento. Due serie di bis da tre pezzi, pescati tra i pezzi storici del repertorio. Peccato suonino cosi' tardi, ma per fortuna che l'open bar di Beck's tiene il morale di tutti parecchio su di giri. Torno a casa alle due e mezza che sono uno straccio, come faro' domani?
(Mission of Burma)
(Continua)
Nessuno dei Brazilian Girls è brasiliano, e solo uno è una ragazza; la prima volta che parli di loro non puoi fare a meno di cominciare così.
La loro leader, Sabina Sciubba, è nata in Italia e cresciuta a Monaco e a Nizza. Ora vive a New York City, dove la band si è formata nel 2003 durante una jam session improvvisata in un locale dell'East Village. I Brazilian Girls cantano in (almeno) 5 lingue, spesso usate all'interno della stessa canzone (e a volte della stessa frase), e pubblicano per la Verve, leggendaria etichetta jazz. Ovviamente non suonano jazz neanche per sbaglio, ma un caleidoscopico e incategorizzabile pop cosmopolita che flirta con certa elettronica europea da club, con la samba, con il downtempo, col melò di Kurt Weill, con le colonne sonore di Morricone e con un sacco di altra roba che se continuo a elencarla non faccio altro che confondervi ancora di più.
Il loro ultimo disco, eloquentemente intitolato New York City, è uscito a inizio Agosto ed è stato l'inevitabile colonna sonora della seconda metà della mia Estate; su queste pagine non ve ne avevo parlato, e mi sembra appropriato farlo adesso, ora che l'Autunno si fa più rigido e le giornate più corte. Non so bene perchè.
I just want good time. Tortelloni.
Brazilian Girls - St. Petersburg (MP3) (ALT)
Brazilian Girls - Noveau Americain (MP3) (ALT)
Una cosa talmente figa da ridefinire il concetto stesso di 'figo': via Giavasan il primo videoclip al mondo in formato Excel. Andate sul sito degli AC/DC e scaricate il file .XLS. (ovviamente dovete avere la macro abilitate).
Io ho provato su un paio di computer (un PC con OpenOffice Calc e un Mac con Excel) e non mi funziona, ma immagino che un'installazione classica su Windows con Excel non fallisca. Altrimenti si può vedere su YouTube, qua sotto. Una vera meraviglia
Questa sera, alle 21.00, a Get Black! (per chi è a Bologna, sui 103.1 di Radio Città Fujiko, per chi è fuori sede in streaming da qui):
_ Per i "Ferri del Mestiere" avremo in diretta Emidio — Mimì — Clementi, anima, parole e voce dei Massimo Volume che ci racconterà la storia di una reunion in cui tutti noi trentaequalcosa enni abbiamo sperato da quando eravamo venticinqueequalcosa enni. Chi li ha sentiti suonare quest'estate, ad esempio a Frequenze Disturbate, ne ha scritto così.
_ Al Quiz Black regaleremo "Hip-Hop-Rock" di Simon Reynolds (celebrato e celeberrimo autore di "Post-Punk"). Il nuovo volume raccoglie, in 452 pagine targate ISBN edizioni, gli articoli, i saggi e le recensioni che il più grande critico musicale vivente ha scritto dal 1985 al 2008, raccontando il confine, dice Reynolds, mobile, labile e alle volte impercettibile, tra musica "nera" e musica "bianca", tra il rock underground dei Sonic Youth e il rap dei ghetti alla 50 Cent.
Reynolds, per chi non lo sapesse, è un bastardo. E' un bastardo geniale e stronzissimo, uno che con la faccia da culo che tu metteresti su per andare a trovare a Natale una lontana zia di tua madre scrive:
"Morissey elabora e interpreta il flusso dell'adolescenza: il tentennamento tra agorafobia e claustrofobia, possibilità e vincoli, la sensazione che il corpo e i significati culturali ad esso attribuiti siano una gabbia. Morissey cristallizza questo flusso, lo plasma in distici, giochi di parole, aforismi, guizzi introspettivi, una sapienza che ci rassicura. [...] Gli Smiths sono una sinossi del dolore."
Un bastardo, appunto. Perché tu leggi una cosa così e sai che non potrai mai più parlare degli Smiths nella tua vita senza che ti rimbombi in testa quella "sinossi del dolore".
Ma a Get Black! non guardiamo in faccia nessuno, neanche quando la faccia è quella di Reynolds. Il quiz black di questa settimana riguarderà gli Smiths, quindi siate preparati.
_ Parleremo in diretta con Stefano Brugnara, dell'Arci Emilia Romagna, che insieme a Homesleep Music e agli Yuppie Flu ha organizzato Colla+eral 2008, la rassegna musicale volta a valorizzare le collaborazioni artistiche e sinestetiche, i progetti paralleli, insoliti ed inusuali. Colla+eral è iniziato ieri sera, al Maffia di Reggio Emilia, con il concerto dei riuniti Massimo Volume e procederà con una scaletta eccezionale che toccherà molti fra i più importanti circoli Arci della Regione (tutte le informazioni qui)
Siateci tutti.
Bonus Tracks:
The Smiths - Girl Afraid (live) (MP3)
Massimo Volume - Atto Definitivo (MP3)


Che i Wombats fossero degli adorabili cazzoni si era capito già da un po'. Una band che nel suo secondo singolo cita Bridget Jones e nel terzo invita a trovare il lato divertente delle canzoni dei Joy Division -blasfemia!- fa capire da subito che non gioca neanche nello stesso campionato della massa di fighetti pieni di sè che in media compone le giovani band della terra di Albione, e non può che stare subito simpatica.
E infatti il trio di Liverpool è tra le mie band favorite della sua generazione (ne ho già parlato qui, qui e qui); grazie anche all'ottimo esordio che contiene (almeno) tre singoli che ancora riempono la pista degli indie-dancefloor, ai loro live carichi, entusiasti e scatenati, e alle cover di canzoni bislacche che talora si divertono ad inserire nei loro set (sentite qua sotto).
Le ultime news li danno candidati agli Mtv Europe Music Awards come Best UK Act (sono contro corazzate come i Ting Tings, Duffy, Adele e Leona Lewis; non hanno speranze), e pronti a uscire a dicembre e a Febbraio con due nuovi singoli. Capace che fanno pure un bel secondo disco. Le carte ci sono.
[i Wombats suonano stasera all'Estragon di Bologna. Se vi interessavano le date di Milano, Roma o Treviso, beh, ve le siete perse]
The Wombats - Bleeding Love (Leona Lewis cover) (MP3) [ALT]
The Wombats - Everything I do (Bryan Adams cover) (MP3) [ALT]
The Wombats - Patience (Take that cover) (MP3) [ALT]
The Wombats - There she goes (The La's cover) (MP3) [ALT]
Del disco di Arnoux mi sono innamorato perdutamente una sera in cui pioveva.
Il che, per un disco che si chiama Cascades e che è evidentemente acquatico fin dalla sua copertina, è talmente perfetto da essere quasi troppo scontato.
Ero uscito dal lavoro tardi, che era già buio, ero stanco e mi trascinavo verso casa lentamente con il suo disco in cuffia. La consonanza emotiva tra la mia condizione psicofisica e i suoi pezzi circolari, in larga parte costruiti su loop di chitarra arpeggiata o pianoforti pigri, con aperture quasi indietroniche, uno xilofono più virtuoso di quanto non sembri e un paio di voci che giocano a nascondersi, è stata così perfetta che l'ho ascoltato per tre volte di fila, e alla fine le sue atmosfere ambientali (che a volte ricordano certe cose degli Hood o dei Mice Parade) mi avevano completamente conquistato.
Arnoux è il progetto solista di Fabio Arnosti (già bassista dei Ten thousand bees), è pubblicato dalla Knifeville e costa solo 10 euro, spese di spedizione incluse. E' davvero bello.
Arnoux - Fishing bottles in the middle of a lake, Akko, Israel (MP3)
Arnoux - Today, a rainy day (MP3)
E poi c'è il live in the tracking room, una serie di video registrati e messi online da Atracoustic, con micro-intervista iniziale e live dall'altissima qualità e dalla cura eccezionale (la loro realizzazione potrebbe competere con celebri serie di live come quelle di PitchforkTV o della Blogotheque), che mi ha confermato che in questo caso ci troviamo davvero di fronte a qualcosa di piccolo ma grandioso. Che fa rumore come una goccia che cade ma in realtà , dentro, è fragoroso come una cascata.
Non è la prima che questo blog professa il suo esagerato amore nei confronti di Sara Lov e dei suoi Devics. Successe nel 2006, in occasione dell'uscita dell'ultimo disco della band, ma anche l'anno dopo, quando la cantante californiana iniziò a diffondere il suo materiale solista, poi pubblicato in un EP autoprodotto (un oggetto bellissimo) e presentato in anteprima mondiale sulla spieggia dell'Hana-bi in un concerto memorabile (da cui proviene la foto qui sopra, scattata dal Paso e ospitata dalla Ele insieme ad altri begli scatti).
Non è la prima volta, e non sarà l'ultima, perchè Sara Lov ha da poco annunciato di aver firmato per la Nettwerk, che pubblicherà a Gennaio The Young Eyes EP e ad Aprile un disco intero, intitolato Seasoned eyes were beaming. L'EP è già disponibile in forma digitale, e oltre a contenere la già classica New York e una versione alternativa della title track del disco, contiene anche due cover: una del recente singolo di Beck Timebomb, l'altra di My body is a cage degli Arcade Fire (che trovate qua sotto, in qualità non proprio perfetta ma vabbè). Online circolano già alcune tracce del disco, come la spettacolare Animals (in duetto con Alex Church, già cantante dei Sea Wolf ) e Fountain, entrambi eccellenti esempi del cantautorato crepuscolare e melanconico della cantante e songwriter losangelina. Classe da vendere, cuore che sanguina.
Sara Lov - My body is a cage (Arcade Fire cover) (MP3) (ALT)
Sara Lov (feat. Alex Church) - Animals (MP3) (ALT)
Sara Lov - Fountain (MP3) (ALT)
Ok, lo ammettiamo: da queste parti (quasi) tutti amiamo senza se e senza ma i Weezer, nonostante l'ultimo bel disco della band risalga più o meno a un decennio fa.
Già a Maggio Valido aveva linkato il paraculissimo video dell'apripista del nuovo disco Pork and Beans, che sopperisce alla povertà del suo pop chitarristico senza pretese con la partecipazione dello YouTube-All-Stars al gran completo. Ora la band di Rivers Cuomo torna con un nuovo singolo (Troublemaker, probabilmente il pezzo migliore del red album), e stavolta a illustrare il suo pop chitarristico senza pretese c'è un delirio visivo che mischia tutto e il contrario di tutto il cui scopo è, forse, esattamente quello di buttare fumo (colorato) negli occhi di chi guarda. E secondo me funziona.
Il video forse è mostruoso, forse è bellissimo, non lo so. Durante le sue riprese sono stati compiuti alcuni record per il Guiness dei primati (tra gli altri: più numeroso ensamble di air guitar, più grande partita di palla avvelenata, più lunga maratona di Guitar Hero World Tour e più grande battaglia a torte in faccia), per buona parte del video c'è uno spudorato e imbarazzantemente evidente product placement dell'N85 dela Nokia, e Rivers Cuomo è conciato come un Mike Patton più grottesco e senza senso dell'umorismo. Insomma, un delirio. Mi piace un sacco, anche se fa schifo.
Era notiza di questo weekend: da qualche parti sulle Alpi negli scorsi giorni è già caduta la prima neve. Da noi in città di giorno si sta ancora bene ed è difficile trovarsi a pensare con tanto anticipo all'inverno; se recentemente vi è capitato di svegliarvi molto presto, però, avrete sicuramente sentito il freddo pungente di quelle ore, e l'aria gelida e pura non avrà potuto non farvi venire in mente con un brivido che all'inverno non manca poi tanto.
Un clima del genere sembra perfetto per l'uscita di un disco che si chiama First Frost, «Primo Gelo». Curioso però che a pubblicarlo sia una band australiana, originaria di una terra dove, come intuirete, per quest'anno il freddo è ormai alle spalle e si appresta ad arrivare la bella stagione. The Lucksmiths, però, sono sempre bravissimi a prenderci in contropiede sulle stagioni della nostra vita, a mostrarci l'aspetto reale delle cose che tutti i giorni sono sotto i nostri occhi, e a condurci in un nuovo viaggio che stavolta tematicamente pare portare lontano da quegli angoli tiepidi del loro capolavoro di tre anni fa.
Il loro penultimo disco Warmer Corners, infatti, è stato il mio disco dell'anno nel 2005, ed ogni volta che l'ascolto non riesco quasi a capacitarmi tanto della bellezza del suo pop semplice e cristallino quanto della sua capacità di descrivere alla perfezione buona parte della mia vita nell'anno domini 2005. Non ho idea di cosa riuscirà a raccontarmi First Frost, che esce a Novembre per Matinée/Fortuna Pop (poco temo, visto che al momento c'è ben poco da raccontare), ma visti i primi tre brani diffusi sul Myspace (altri frammenti sul sito della Matinée) sono fiducioso. Il primo gelo in arrivo non mi è mai sembrato così bello.
The Lucksmiths - Good Light (MP3)
The Lucksmiths - Sobering thought (Just When One Was Needed) (MP3)
The Lucksmiths - The town and the hills (MP3)
C'è arrivata persino Repubblica, quindi -come ampiamente previsto- ora il fenomeno è inequivocabilmente mainstream anche da noi. Non piangete, immagino ce ne faremo una ragione.
Hipster, essere fashion col peggio della moda è un profilo meritatamente superficiale ma piuttosto accurato del popolo frangettato, che non si concentra sulla vera caratteristica distintiva dell'hipster (la smodata ricerca della novità a tutti i costi, per raggiungere la sensazione di far parte di un'elite all'avanguardia e super-cool) per concentrarsi di più sull'aspetto estetico e modaiolo:
Secondo lo Urban Dictionary, il più autorevole vocabolario online di linguaggio urbano, hipster, che deriva dal termine slang hip ovvero "informato sulle ultime mode", è una sottocultura di persone tra i 20 e i 30 anni che crede nel pensiero indipendente, nell'anticonformismo, nella creatività, nell'arte e nella musica indie. Nato intorno all'inizio del 2000 nel quartiere di Williamsburg, New York, e poi diffusosi in tutto il mondo, l'hipsterism raccoglie intorno a sé giovani istruiti che spesso lavorano nel mondo dell'arte, della musica e della moda e rifiutano i canoni estetici della cultura Usa. E anche la sessualità predefinita.
Non sono radical chic, né bohemien o neo-liberal. Quello che li differenzia da questi gruppi è la mancanza di intenti politici. Non rivendicano alcuna appartenenza politica, perché volutamente indipendenti da ogni regola. Non vogliono essere catalogati e eludono l'attualità: tranne, ovviamente, per quel che riguarda musica e moda. L'unica religione che tutti gli hipster riconoscono come tale sono i pantaloni attillati: le donne indossano quelli super slim, stretti fino al polpaccio e gli uomini - per risultare ancora più insaccati - si infilano a fatica nei modelli femminili. [...]
Così conciati, e alla disperata ricerca di uno stile di vita indie, gli hipster sono purtroppo caduti nel nemico da loro più temuto: il conformismo e la catalogazione. Divenuti una delle tante espressioni della creatività giovanile, proprio come i punk o gli emo, musica, moda e società li hanno ingabbiati in numerose definizioni. C'è l'hipster rap, l'hipster hop e l'hipster funk. Ci sono gli hipster-genitori, preferibilmente coppie multiculturali che portano i loro hipster-figli a concerti e mostre, e le hipstermobile, biciclette a ruota fissa senza freni né cambio. Si potrebbe continuare ancora per molto. Fino all'hipsteria. [#]
[H•I•P•S•T•E•R•S è un'idea del sempre fondamentale Hipster Runoff]
Random hipster-themed song:
(che gli hipster, che hanno un sacco di senso dell'ironia, sono costretti ad apprezzare)
Oh snap! - I'm too fat to be a hipster (MP3)
Ve lo ricordate il video aggregator? Fino a un paio d'anni fa questo blog ospitava regolarmente una rassegna dei più interessanti videoclip del momento (con corredo di link ai file scaricabili) finchè l'appuntamento non è stato placidamente ucciso da Youtube e compagnia (che hanno reso i video tanto facili da trovare quanto in precedenza in rete erano merce rara), dalla mia carenza di tempo e da una certa mancanza di idee che ha incontestabilmente colpito la forma videoclip nel corso degli anni. Ora la ricetta per far uscire dall'impasse il videoclip e farlo tornare ai fasti dei tempi di Michel Gondry e Spike Jonze cerca di darla Wired, che individua Six New Directors Who Are Making Music Video Cool Again.
Ci sono Matthew Cullen (quello del pluricitazionista video web-geek di Pork and beans dei Weezer ), Vincent Morisset (quello del brillante video interattivo in flash di Neon Bible degli Arcade Fire ), Vincent Moon (deus ex machina de La Blogotheque e dei suoi sempre splendidi concerts à emporter in giro per Parigi) e soprattutto Keith Schofield, autore che dopo una gavetta durata anni (era il regista di One with the freaks dei Notwist, nientemeno) è dietro alcuni dei video più interessanti usciti nell'ultimo mese.
C'è il video di Move dei CSS, che gioca con una polaroid e i piani prospettici come amava fare Gondry, mischiandoci anche lo spirito cazzaro e DIY che contraddistingue la band brasiliana, e donando ad una canzone non proprio indimenticabile un video assolutamente caratteristico.
Un'idea simile ma uno svolgimeto più pulito è dietro al video di Be the one dei Ting Tings, che esplora in modo lo-fi cosa si può fare con due schermi da proiettore e un po' di piani visuali; a giudicare dal risultato Schofield ha probabilmente avuto a disposizione un decimo dei soldi che aveva Gondry in questi casi (e forse un po' meno talento), ma le carte ci sono (e a me piace pure la canzone).
E infine c'è il nuovo video dei BPA - Brighton Port Authority, il supergruppo capitanato da Fatboy Slim che vede dietro ai microfoni una vera squadra di nomi illustri. Toe Jam ha alla voce David Byrne e Dizzee Rascal, è basato su un'idea geniale (se non l'avete visto non ve la svelo: guardare per credere) ed è realizzato ottimamente. Gondry stesso probabilmente non avrebbe saputo fare di meglio. Finalmente un erede per l'indimenticato mestro dei videoclip?
Puntuale col cambio di stagione, ecco la solita lista di concerti Inkiostro-approved di Bologna e dintorni. Vista la quantità allucinante di tempo che ci vuole a compilarla a questo giro stavo quasi per saltare; l'insistenza di qualcuno di voi però è stata tale da farmi cambiare idea (non è stato difficile, in effetti).
Grazie a Dio è tornato l'autunno. Se cadere vittima dei malanni di stagione (a me è già successo, la settimana scorsa) è il prezzo da pagare per riavere un programma di concerti affollato anche in città, una scelta decente di locali in cui andare e i nostri club preferiti in cui passare i fine settimana, allora ben vengano il freddo e la pioggia.
Tra questa e la prossima settimana riaprono praticamente tutti i club della regione, cominciano a fioccare un po' di nomi interessanti (che hanno latitato quasi in toto negli ultimi due mesi) e la guerra per accaparrarsi i nostri favori può ricominciare. Se il buon giorno si vede dal mattino, sarà una stagione coi fiocchi.
| Quando | Chi | Dove |
| Mar 23/09 | Glorytellers (feat. Geoff Farina) + Three in one gentleman suit | Locomotiv (BO) |
| Mer 24/09 | Melvins + Big Business Porn | Bronson (RA) |
| Ven 26/09 |
R.E.M. + We are scientists Someone still loves you Boris Eltsin |
Palamalaguti (BO) Retropop (Cesena) Officina 49 (Cesena) |
| Sab 27/09 |
It's a brand blue Covo opening party feat. The Valentines Suzanne Vega
The Zen Circus Someone still loves you Boris Eltsin |
Covo (BO)
Castelnuovo Rangone (MO) CeseNotte (Cesena) Mattatoio (Carpi - MO) |
| Il tempio dell'indie padano (se non italiano) riapre, e conferma le voci di questi mesi: un sacco di cose sono cambiate. La musica, però, resta la stessa di sempre, e infatti per l'opening party a fare gli onori è una delle band di casa. Tenetevi forti, ci si vede là. | ||
| Dom 28/09 |
Notwist + Saroos The Charlatans Il Genio |
Bronson (RA) Vox (Nonantola - MO) Mattatoio (Carpi - MO) |
| Come tanti altri, non sono rimasto convinto dall'ultimo disco della band dei fratelli Archer; almeno finchè non li ho visti dal vivo nel monumentale concerto in piazza di Ferrara di qualche mese fa, che ha spazzato via ogni dubbio e li ha riconfermati come un live act eccezionale. E indoor di solito sono ancora meglio. Fate voi. | ||
| Lun 29/09 | Coldplay + Albert Hammond Jr | Palamalaguti (BO) |
| Mer 01/10 | Mahjongg + Styrofoam | Officina 49 (Cesena) |
| Gio 02/10 | Amycanbe + Athebustop | Locomotiv (BO) |
| Una doppietta notevolissima, con due tra i nomi più brillanti del cantautorato acustico italiano di questi anni. | ||
| Ven 03/10 |
Styrofoam Il Genio + Barbie Ferrari 31 Knots Marlene Kuntz |
Covo (BO) Locomotiv (BO) Officina 49 (Cesena) Estragon (BO) |
| L'acerbo (a esser buoni) live act dell'ex Studiodavoli nulla può contro il primo dei sempre affollatissimi venerdì del Covo, che parte col botto ospitando l'autore di uno dei dischi electro-indie-pop migliori dell'anno. A seguire il sottoscritto in consolle (con George) al Gate 2; e sarà come se fossimo sempre stati là. | ||
| Sab 04/10 |
Offlaga Disco Pax Tiger Tiger Blake/e/e/e + Amycanbe The Banshee + Tiger! Shit! Tiger! Tiger! |
Estragon (BO) Covo (BO) Velvet (RN) Suono (Gualdo - FE) |
| Gli Offlaga sono una religione, e quando suonano gratis non andare a sentirli -ora che il tour è rodato e i pezzi nuovi e quelli vecchi si sposano alla perfezione- è un vero crimine, A seguire il sottoscritto in consolle (pure qua? Eh sì), ospite del maestro di cerimonie Mingo. Cercherò di far venire OfflagaDiscoMax a ballare sul cubo. | ||
| Dom 05/10 | Mahjongg + Phidge | Locomotiv (BO) |
| Mer 08/10 | Magazzeno Bis feat. Proiettili Buoni (Paolo Benvegnù e Marco Parente) | Locomotiv (BO) |
| Ven 10/10 |
Fujiya e Miyagi + Swim Tying Tiffany Canadians Ah wilderness |
Covo (BO) Estragon (BO) Retropop (Cesena) Locomotiv (BO) |
| Probabile sold-out, per la serata che segna il ritorno in città del neo-quartetto electro-kraut-funky-pop inglese dopo l'ottima conferma del secondo disco. Ad aprie il concerto l'astro nascente del pop sghembo romagnolo Swim (quello di Pugnette), e a seguire il sottoscritto a mettere un po' di dischi al Gate1 con Art Compagnoni. | ||
| Sab 11/10 |
Le man avec les lunettes Tiger Tiger |
Covo (BO) Acquaragia (Mirandola - MO) |
| Dom 12/10 | Larry Yes + Callers + Bob Corn | Locomotiv (BO) |
| Mer 15/10 | Paul Weller | Estragon (BO) |
| Gio 16/10 |
The Wombats + Heike has giggles Superpartner |
Estragon (BO) Lego (Cesena) |
| Ven 17/10 | Beatrice Antolini | Covo (BO) |
| Sab 18/10 |
Thalia Zedek Archie Bronson Outfit Jennifer Gentle |
Covo (BO) Bronson (RA) Estragon (BO) |
| Dom 19/10 | Bachi da pietra | Locomotiv (BO) |
| Mer 22/10 |
Hanson Brothers (NoMeansNo) The School |
Locomotiv (BO) Diagonal (Forlì) |
| Gio 23/10 |
The War on drugs + A classic education Stiff little fingers Tricky Blake/e/e/e |
Locomotiv (BO)
Estragon (BO) Vox (Nonantola - MO) Maffia (RE) |
| Ven 24/10 |
Thee Silver Mt. Zion Built to spill |
Covo (BO) Locomotiv (BO) |
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Ecco le due squadre schierate: da un lato i post-rocker, dall'altro gli indie-rocker. Due concerti e due band nel loro genere emblematiche, che per una sera spaccheranno a metà la regione costringendovi a scegliere una parte. Se vi piacciono entrambi fate la vostra scelta. Sarà quella giusta. |
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| Sab 25/10 |
The Teenagers Ladytron Ladytron DJ set |
Bronson (RA) Estragon (BO) Covo (BO) |
| Di nuovo? Di nuovo. Da che parte state? Da quella dei fighetti porno-wave anglo-francesi e della loro snobberia hipster e ammiccante? O da quella del quartetto di Liverpool e della loro sintetica e glaciale eleganza bulgara? Ma dov'è Affittasi ubiquità quando serve? [Edit: Teenagers spostati a Novembre. Non c'è gara, gli anglo-bulgari vincono per abbandono] |
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| Dom 26/10 | Langhorne Slim + Timber Ohio | Locomotiv (BO) |
| Il giovane countryman americano dal vivo è sempre un bel vedere, soprattutto se ad aprire il concerto c'è l'ancora misteriosissimo side-project di Maolo dei My Awesome Mixtape. | ||
| Lun 27/10 |
No Age Superpartner |
Bronson (RA) Sesto Senso (BO) |
| Mer 29/10 | Magazzeno Bis presenta: Moltheni | Locomotiv (BO) |
| Ven 31/10 |
dEUS The Tunas Don Caballero Offlaga Disco Pax Bugo + Swim Bananarama Il Genio Porn to hula + Sex offenders seek salvation |
Vox (Nonantola - MO) Covo (BO) Bronson (RA) Madamadorè (Forlì) Velvet (RN) Estragon (BO) Retropop (Cesena) Locomotiv (BO) |
| Cosa fai ad Halloween? Vai a vedere una delle mille date italiane dei dEUS (un po' bolliti, come testimonia anche l'ultimo video, starring Martina Stella)? Vai a ballare garage e rock'n'roll al Covo coi Tunas? Preferisci il rock matematico dei Don Caballero, o gli inossidabili Offlaga? Il pop storto di Bugo e di Swim o il revival anni '80 che senza pudori porta sul palco dell'Estragon le Bananarama (sic)? Il pop porno de Il Genio o i Porn to hula al Locomotiv? Ma che poi, Halloween non era una inutile festa americana importata? | ||
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Sab 01/11 |
dEUS Gallon Drunk |
Velvet (RN) Bronson (RA) |
| Mer 05/11 | Supergrass + Little fish | Estragon (BO) |
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Gio 06/11 |
Oh No Oh My |
Locomotiv (BO) |
| Ven 07/11 |
Massimo Volume Uzeda |
Estragon (BO) Covo (BO) |
| Sab 08/11 | Pete and the pirates | Bronson (RA) |
| Mer 12/11 | Parenthetical Girls | Officina 49 (Cesena) |
| Gio 13/11 |
Los Campesinos! Parenthetical Girls |
Estragon (BO) Locomotiv (BO) |
| Ven 14/11 |
Le luci della centrale elettrica Blake/e/e/e Blood Red Shoes |
Covo (BO) Locomotiv (BO) Estragon (BO) |
| Sab 15/11 |
Asian Dub Foundation Marta sui tubi |
Velvet (RN) Estragon (BO) |
| Dom 16/11 | Giardini di Mirò (sonorizzano Il fuoco) | Locomotiv (BO) |
| Mar 18/11 | The New Year + Chris Brokaw | Locomotiv (BO) |
| L'ultimo disco della band dei fratelli Kadane sembra un po' debole, ma i primi due sono ancora tra i capolavori dello slowcore, e il loro live è un evento da non perdere. Ad aprire la serata il batterista della band Chris Brokaw, eccellente interprete e songwriter, la cui cover di Don't be so in love with yourself mi fa ancora venire il magone. | ||
| Gio 20/11 | Cajun Dance Party | Covo (BO) |
| Ven 21/11 | Okkervil River | Estragon (BO) |
| Sab 22/11 |
The Teenagers + The Futureheads Beach House + Jana Hunter Caparezza |
Bronson (RA) Covo (BO) Estragon (BO) |
| Dom 24/11 | Beach House + Jana Hunter | Retropop (Cesena) |
| Ven 28/11 |
Television Personalities + The Pink Rays Snailhouse + Paper Tiger + His Clancyness The Delays |
Bronson (RA)
Locomotiv (BO)
Covo (BO) |
| Sab 29/11 |
Woven Hand Joan as a policewoman |
Bronson (RA) Velvet (RN) |
| Dom 30/11 |
The Black Angels + Dragons of Zynth |
Bronson (RA) |
| Mer 03/12 | Kinski + SmllJackets | Officina 49 (Cesena) |
| Gio 04/12 | Mojomatics + Goodnight loving | Locomotiv (BO) |
| Ven 05/12 |
Settlefish Vinicio Capossela |
Locomotiv (BO) Teatro Duse (BO) |
| Sab 06/12 | Massimo Volume Vinicio Capossela |
Bronson (RA) Teatro Duse (BO) |
| Gio 05/02 | Oxford Collapse | Locomotiv (BO) |
(Eventuali) gite fuori porta
| Quando | Chi | Dove |
| Sab 15/11 | Fleet Foxes | Magazzini generali (MI) |
| Scippato all'ultimo momento ad una data bolognese che sembrava certa, ormai me lo sono segnato e l'idea di andarci non mi abbandona. Anche perchè, nel mentre, il disco è diventato uno dei miei favoriti della stagione. | ||
| Ven 28/11 |
TV on the radio |
Magazzini generali (MI) |
| Dear Science, è un gran disco, e sono curioso di vedere quale potrebbe essere la resa dal vivo. Un concerto di venerdì chiama la traserta. | ||
| Dom 07/12 |
Bon Iver |
Apollo Victoria (Londra) |
| Mi dicono sia già sold-out, e in più quel week-end c'è il ponte, e già ora è quasi impossibile trovare biglietti per Londra; inoltre Valido non può neanche ospitarmi. Tutto rema contro, ma lasciatemi sognare: visto che nessun diavolo di promoter si degna di portare Bon Iver in Italia, dovrò ingegnarmi ad andare a vederlo io in una delle date europee rimaste. Per uno dei dischi dell'anno, questo ed altro. | ||
Sì, lo so, le nonnine che qua sopra suonano God save the queen dei Sex Pistols fanno in realtà parte di un'opera d'arte (No future di Christoph Büchel, presentata quest'anno alla Biennale di Sydney), quindi sono tutto tranne che autentiche. Però provate per un attimo a far finta di niente: non sono fantastiche?
[qualche dettaglio in più qui]
Non c'è più l'hype di una volta. E' un gruppo di cui molti tessono le lodi già da mesi, e che -eppure- misteriosamente non è già famosissimo. Fabio De Luca li segnalava già a gennaio, ed ora che è uscito il loro omonimo disco d'esordio non posso che unirmi anch'io al coro, e magnificare le grazie dei Friendly Fires, autori dell'ultimo grande disco pop che mi sia capitato tra le mani.
Guidato dal singolone Paris, punk-funk dolceamaro (con una proporzione 30%/70% tra i due generi) imbevuto di synth spaziali, con buone potenzialità sul dancefloor ma troppo spleen sognante per spaccare davvero la pista, il disco approfondisce ed esplora l'idea del singolo, ed è decisamente un bel sentire. Come una versione pop dei !!!, o dei Rapture più europei ed educati, oppure dei Phoenix che decidono di abbandonare il loro sound pettinato e di investire il soldi del parrucchiere per comprarsi una cowbell.
Una bella scoperta (o, se preferite, conferma). In Autunno sono in tour in Europa, qualcuno li porti anche dalle nostre parti, dai.
Friendly Fires - Paris (MP3)
Friendly Fires - Lovesick (MP3)
Come qualcuno di voi avrà già notato, anche quest'anno Inkiostro è stato selezionato tra i 5 candidati a vincere i Macchianera Blog Awards come Miglior Blog Musicale (nella scorsa edizione ha pure vinto). Il fatto che questo blog parli solo saltuariamente di musica non fa che rendere la candidatura più ambita e, insieme, praticamente priva di significato. (ma quanto siamo snob? Da non credere)
Visto che l'anno scorso non facevo parte della squadra (perchè ci siamo anche noi, eh! Mr. Canei di Internazionale, il video di Fujiya e Miyagi l'ho postato io, non inkiostro.. Se lui è un Gitano del Cyberspazio io sono almeno un turista della domenica del World Wide Web, che diamine), stavolta posso dare anch'io il mio valoroso contributo alla causa (anche se il link me l'ha passato il padrone di casa...lo batto sul tempo, così vediamo cosa fa, ah!).
Dieci cosa da non dire mai a un DJ

Avete presente quelle liste che girano sui forum (ad esempio qui), sui blog e nelle catene di Sant'Antonio da un secolo? Ecco, dieci cose da non dire mai a un DJ è una cosa del genere: un po' scontato, ma sacrosanto, e in un paio di punti esilarante. Un giorno la lista capita nelle mani di Andre Harris, un DJ house di Chicago (non esattamente bravissimo, a quanto è dato di sentire) che come niente prende il testo, lo cambia un po', gli sistema sotto una base da due soldi, e sforna una piccola hit underground (che di per sè non è affatto una bella canzone).
1. PLAY SOMETHING GOOD... SOMETHING WE CAN DANCE TO!
[The DJ has to play for more than one person... so what you hate may be another's favorite song and EVERYTHING played here can be danced to, one way or another, asshole!]
2. WOULD YOU PLAY SOMETHING WITH A "BEAT"!
[Get real! We know of NO songs played in a club that don't have some sort of BEAT!]
3. I DON'T KNOW WHO SINGS IT AND I DON'T KNOW THE NAME OF THE SONG, BUT IT GOES LIKE THIS............
[PLEASE don't sing for the DJ. We have to put up with rooms full of smelly people and loud music levels all night long... Do us a favour and DON'T give us a rendition of your favorite song, however good you might think you are... knobjockey!]
4. EVERYBODY WANTS TO HEAR IT!
[OK... you just polled everyone in the club and, as their spokesperson, you're requesting the song.]
5. EVERYBODY WILL DANCE IF YOU PLAY IT!
[The DJ won't. I guess that blows a hole in your theory!]
6. I CAN GET LAID IF YOU PLAY IT!
[Why settle for one night? Buy the CD and get laid for a whole month, wanker!]
7. I WANT TO HEAR IT NEXT!
[The ONLY people who can get away with that statement sign the DJ's pay cheque!]+
8. WHAT DO YOU HAVE?
[It's a lot easier for you to go have another beer and figure out what you want to hear than it is for the DJ to recite the name of every record in the box!]
9. HEY, MAN, NOBODY CAN DANCE TO THIS!
[It's NOT advisable to say this when the dance floor is packed (but some people do anyway)! HOWEVER, even if there is only ONE person on the floor, it STILL contradicts the statement!]
10. PLAY IT SOON BECAUSE WE'RE LEAVING!
[If you're gonna leave after I play it, why shouldn't I wait until the very last song so you can stay all night!]
Andate a richiederla ai DJ. Magari canticchiandola.
Voglio proprio vedere la faccia.
Andre Harris - 10 things not to say to a DJ (MP3)
«Dio è morto, allora ascolto i Radiohead»: così il celebre motto di Nietzsche viene aggiornato al 2008 dai Fuck Dress, quartetto di Norwich appena uscito col suo singolo d'esordio che ha tutta l'aria di cercare guai a scherzare con la fede quasi religiosa che ormai circonda Thom Yorke & company. Suburban Nietzsche freak ricorda gli Art Brut ma volendo anche i The Fall e i Joy Division, e ha un video molto carino a base di preti che ballano, piccola apatia domestica e -indovinate- prese per il culo dei video dei Radiohead.
Dalle nostre parti li aveva già segnalati Achille (e a leggere sui commenti di Youtube pare che li passi anche qualche tv musicale, roba da pazzi), nel resto del mondo sono più indietro, ma ho il sospetto che, con un singolo e un video così, i loro 15 minuti di celebrità tarderanno poco.
E poi? Poi vedremo, non c'è fretta. Tanto Dio è morto, Nietzsche pure, e neanche i Radiohead si sentono tanto bene.
Fuck Dress - Suburban Nietzsche freak (MP3)
La redazione di inkiostro arrossisce all'unisono per le sperticate parole di lode spese da Pier Andrea Canei nell'ultimo numero di Internazionale (non online) nei confronti di questo blogghetto (in occasione della segnalazione dell'ultimo singolo di Fujiya e Miyagi all'interno della sua rubrica Playlist):
Fujiya e Miyagi - Knickerboxer
E poi ci sono i gitani del cyberspazio, quelli che non smettono mai di girellare da un link arcano a un server remotissimo, in cerca di musica video e sorprese. Come il famigerato Inkiostro da Bologna, uno che vale la pena di andare a trovare (su inkiostro.splinder.com). Da anni è quasi sempre il primo o l'unico a reperire librerie dalle forme improbabili, giochi, vario cazzeggio internautico e anche musica interessante. Come l'ultimo delirante video di questo quartetto di Brighton dal nome nipponico e dallo swing elettronico, che sminuzza il pop delle nostre vite quotidiane in piccole diapositive colorate da rivedere all'infinito.
[Grazie a Mingo e Pirex per la segnalazione. E ovviamente a Pier Andrea Canei, troppo buono. Il video e la canzone sono sempre qui]
Ok, Emo magari no, ma la spilletta è vera, si compra su DemocraticStuff (dove ce ne sono molte altre sulle subculture, anche se non così belle. Ci sono anche i punk, i roadies, i trekkies. gli hippies, quelli con il mullet e così via. Anche gli hipsters).
Indie, però, sì, almeno a giudicare dalla soundtrack di questo spot in cui ci sono nientemeno che i The National, con una versione strumentale di Fake Empire che pare sia stata donata alla campagna direttamente dalla band. Ve l'immaginate una cosa simile da noi? LOL.
The National - Fake Empire (Virginia EP live) (MP3)
Ma anche quello vero non se la passa mica bene..
[Sì, sono James Hetfield e Robert Trujillo dei Metallica. Sad but true. (via)]
Sono sempre identici a se stessi, quindi se li adoravamo prima li adoriamo anche adesso. Sono Fujiya e Miyagi, il finto duo (ora, con l'aggiunta di un batteria, sono addirittura diventati un quartetto) finto giapponese (sono inglesi) elettro-kraut-funk di cui questo blog ha parlato spesso nella sua fase 1.0 (qui, poi qui). Il loro nuovo video è talmente bello e la canzone talmente impossibile da non canticchiare, che mi sento in dovere di postarli entrambi per libermene almeno per un po'. Anzi no, eccola che torna..
[Fujiya e Miyagi saranno in Italia a ottobre: il 9 al Rocket di Milano, il 10 al Covo di Bologna, l'11 al Circolo degli Artisti di Roma]
Fujiya e Miyagi - Knickerbocker (MP3)
[continua da qui]
E così l'Estate è ormai finita -ammesso che sia mai davvero iniziata- e da queste parti sul piatto continuano a girare dischi niente affatto spensierati e balneari, come succedeva già a Luglio. Quest'anno è andata così, e vista la qualità dei dischi in realtà non è andata affatto male. Per la musica spensierata aspetto ossimoricamente l'Autunno, oppure i vostri consigli. Voi tenete a mente questi, e non ve ne pentirete.
Volpi senza tempo
A qualcuno ricordano il sound senza tempo dei Midlake, ad altri il folk americano elegante dei My morning Jacket, a qualcuno anche gli Animal Collective o gli Hidden Cameras, per la vena psichedelica e l'abbondante uso di cori; c'è chi ci sente un sacco di cose anni '60 un po' desuete (tipo i Byrds, gli Eagles o Crosby, Stills e Nash) e chi i recenti indie-heroes Band of Horses, loro concittadini e compagni di etichetta. Quando gli ascoltatori non riescono a mettersi d'accordo su quali siano le tue vere influenze, e quando il mondo musicale comincia a incensarti (9.0 su Pitchfork, Disco del mese su Mojo) anche se la tua band è interamente composta di giovani barbuti che indossano camicie di flanella, e il tuo disco d'esordio ha in copertina non una foto cool ma un dipinto di Pieter Bruegel il Vecchio, allora vuol dire che sta succedendo qualcosa di grosso. E infatti i Fleet Foxes sono qualcosa di grosso.
Le vie dell'hype sono strane e impredicibili, si sa. Ma la band capitanata da Robin Peckold non concede davvero niente alle mode ed ha attirato tanta attenzione su di sè solo ed esclusivamente grazie alle sue capacità. Canzoni splendide e senza tempo (la mia preferita, come sa chi ha ascoltato la fine della stagione di Get Black è il singolo White Winter Hymnal, una nenia che ti si incolla alle orecchie e che sembra qualche remoto classico dei Beach Boys cantato da un coro di monaci gregoriani), arrangiamenti antichissimi eppure modernissimi, e dei live -pare- straordinari (saranno in Italia il 15 Novembre, per una data unica a Milano).
Ma, soprattutto, la tranquillità e la classe di chi non deve dimostrare niente a nessuno, perchè è come se fosse sempre stato qui.
Fleet Foxes - White Winter Hymnal (MP3)
Fleet Foxes - Ragged wood (MP3)
Come on feel the Alberta Advantage
Pare che l'Alberta, sterminata regione rurale canadese, da noi nota più o meno solo per la sua rilevanza all'interno di Risiko, stia vivendo un periodo di boom economico. Le autorià della regione (che ha più o meno lo stesso numero di abitanti dell'area urbana di Milano, anche se è circa 600 volte più grande) hanno persino messo in piedi una campagna promozionale, coniando la formula «Alberta Advantage», che simboleggia le vaste potenzialità che ha davanti a sè chi decide di vivere in questa regione.
Ad essa -non si capisce quanto seriamente- si ispirano i The Rural Alberta Advantage, trio di Toronto (che invece è in Ontario) che ha da poco pubblicato autoprodotto il suo eccellente disco d'esordio Hometowns.
Voce accorata, arrangiamenti che spaziano dalle chitarre acustiche all'elettronica e una batteria ritmata, ossessiva e originalissima, per un pop alla Neutral Milk Hotel di qualità eccezionale e sempre molto ispirato. E' incredibile che siano ancora senza un'etichetta, e che finora siano sfuggiti quasi a tutti gli indie-talent-scout sempre in cerca della next big thing (da noi invece c'è chi li aveva già notati: Subliminal Pop e Giuseppe); evidentemente non hanno mai sentito parlare del boom dell'Alberta.
Scommetto che la cosa non durerà a lungo, e che presto otterrano l'attenzione che si meritano. E' il boom, baby.
The Rural Alberta Advantage - Don't haunt this place (MP3)
The Rural Alberta Advantage - The Deadroads (MP3)
(Grazie a Roi per le splendide foto)
Ce l'hanno fatto sudare, ma alla fine, tra mille inciampi organizzativi, parecchie leggerezze e imprevisti di ogni genere, ci sono riusciti: Frequenze Disturbate è tornato in vita. Dopo la decima edizione di un paio di anni fa, il festival indie urbinate, per anni la migliore proposta in termini di qualità musicale e bellezza della location tra i festival (non solo estivi e non solo italiani), pareva definitivamente morto. A riesumarlo ci ha pensato un'entusiasta (e incosciente) associazione locale insieme a Live in Italy, che in tempi strettissimi sono riusciti a mettere in piedi un buon cast, e a porre le basi per un nuovo corso che, speriamo, riporterà il festival all'altezza delle migliori edizioni precedenti.
Come previsto debole (anche in termini di pubblico) la prima serata, aperta dalla gorgeggiante My Brightest Diamond in un noiosissimo set voce e chitarra; di tutt'altro tenore invece il set di St. Vincent, che ha abbandonato gli arrangiamenti barocchi del disco per proporre un set solitario intensissimo pieno di pezzacci blues e ballad che hanno inchiodato (e fatto innamorare) buona parte della platea. A seguire Cristina Donà e la sua band in una sorta di best of della carriera della cantautrice milanese (onesto e piacevole nei suoi molti ripescaggi, ma un po' fuori luogo e alla lunga un po' noioso). La serata è stata chiusa dal set acustico dei Le man avec les lunettes, al cui ottimo indie-pop dolceamaro ha fatto da cornice la spettacolare location dell'esedra del Teatro Sanzio (esattamente sotto la facciata del Palazzo Ducale con i suoi celebri Torricini), fornendo una chiusura di serata perfetta.
Decisamente più affollata la seconda serata, piena di nostalgici attirati dalla unica data nel centro Italia della reunion dei Massimo Volume e di devoti degli Okkervil River nella loro unica data estiva (ma torneranno in Italia in autunno). Da dimenticare il set dei Radio Dept. (breve, freddo e inutile), come al solito curioso e poco più il set notturno di Musica da cucina, mentre indimenticabile il live dei Massimo Volume, in forma come forse non lo sono stati mai, con un set eccezionale fatto di brani equamente distribuiti nella loro carriera e suonati con tutto il cuore e l'anima che gli sono propri. Un gruppo ancora enorme; peccato per le voci che danno questa reunion estiva come puramente episodica. A seguire gli Okkervil River hanno fatto il loro, con Will Sheff sguaiato, ubriaco e disperato come d'uopo; una band sempre eccellente, peccato perchè dopo i Massimo Volume non ce n'era più per nessuno.
Organizzazione soddisfatta, e fan con la pancia piena di crescia sfogliata e le orecchie che ancora risuonano delle belle versioni di Marry Me, Stagioni e For Real; direi che per il momento non si può chiedere di più.
Aspettiamo la nuova edizione, e speriamo che con più tempo a disposizione tra Comune e organizzatori i problemi di questa (il programma definitivo confermato a soli 3 giorni dall'inizio del festival, un sito e una grafica di rara bruttezza, l'abbonamento per i due giorni non disponibile alla cassa, tanto che c'è chi il secondo giorno è entrato con il biglietto del primo giorno con sopra un timbro e chi con una ricevuta di carta (!), l'assenza di un punto ristoro degno di questo nome all'interno, l'assenza di un aftershow party) vengano risolti. Perchè la storia del festival dalle sette vite non si ferma qui.
[Per concludere qualche foto. Un enorme grazie a Roi Rouager, sul suo set di Flickr ce ne sono molte altre]
[inevitabilmente faceto, ma non particolarmente balneare]
_Se scrivi un post per punti vuol dire che non hai idee. O tempo. O che hai un po' di link che ti avanzano, ma nessuna voglia di dedicare ad ognuno un post (neanche su InkLog) o un twit. Come ai vecchi tempi, dai.
_Facce di gomma. Prendete il viso di Madonna e quello di Cher: a parte le ovvie differenze di età, non potrebbero essere più diversi. Infatti la prima ha una New New Face, la seconda una Old New Face, come ho scoperto da About Face, il reportage molto istruttivo dal mondo della chirurgia estetica facciale del New York Magazine. Anche se -come a me- della cosa vi frega poco, è una lettura consigliata.
_My Urban Mixtape. Urban Outfitters, la catena di negozi di vestiti americana di cui il sottoscritto è più o meno l'esatto target (una cosa molto fastidiosa, fidatevi) compone e regala LSTN #1, un indie-mixtape liberamente scaricabile (ZIPpone qui). Qualche nome? Black Kids, Architecture in Helsinki, Brendan Canning, War on Drugs, The Dodos, Notwist, Lykke Li, Los Campesinos. Buon ascolto.
_Funziona, e senza neanche siti hard. Giochino: andate qui, e il sistema indovinerà il vostro sesso analizzando la history del vostro browser. Con me ci ha preso su due computer su due; mi hanno di sicuro fregato tutti i sit da nerd che frequento abitualmente. (via)
_Pronti per i Darwin Awards. C'è quello che salta tra gli scogli in infradito, quello che cammina sul ghiaccio sottile, quello che guida suonando la chitarra o quello che alimenta il barbecue con l'aspirapolvere mandato al contrario (sic): è la splendida selezione di foto di The top ten stupidest ideas on Flickr. (via)
_Se mi disegni ti cancello. Una ne fa e cento me pensa: Michel Gondry ha scritto e disegnato We lost the war but not the battle, un surreale fumetto in cui il protagonista aiuta la Francia a difendersi da «un esercito di sexy e muscolose ragazze comuniste». Non so se avrò il coraggio di comprarlo. Anteprima qui.
_E' un tracobbetto! Featuring un ex teen idol, un hobbit e il protagonista di un Oscar come miglior film. (via)
_Annoiati? Un sito per chi non ha proprio niente da fare: Bored.
_Random nonsense indie-pop song of the day. Escono per Secretly Canadian e i loro primi 12" sono in giro da un po', ma danno il meglio di sè quando il caldo sahariano ti fa svalvolare. E il revival degli Abba cominciato con Hung Up continua...
Music go music - Light of love (MP3)
_La prossima volta che vado a New York, voglio andare nel ristorante coreano di Tarantino. A Guide to NYC's Celebrity-Owned Bars and Restaurants.
_Viva l'autopropulsione! E per concludere, l'inevitabile gioco: Puzzle Farter, in cui guidate un omino che fluttua stile «sento una forza dentro che neanch'io so come». Mi raccomando, accendete le casse.
Spingi Play e ascolta. Poi spingi Play di nuovo. Magia!
E' una scala Shepard, un'illusione sonora che continua a salire (o scendere) senza però mai cambiare tono. La sentirò per tutti il weekend, mi sa.
[via]
Ieri ho fatto un lavoro molto, molto noioso. Non retribuito. E’ un lavoro che in realtà ho fatto per me, perché mi andava di farlo, ma questo nulla ha tolto all’evidente noia totale del mestiere in questione.
Tom Waits - Live@Fox Theater, Atlanta 05/07/2008
Appassionati di musica vecchi e giovani, professionisti del settore, semplici curiosi o ascoltatori compulsivi: scarichiamo tutti, ed è inutile che lo neghiamo. Qualcuno compra anche i dischi, in realtà: c'è chi -come me- aspetta che il prezzo scenda a livelli ragionevoli e poi approfitta abbondantemente dei negozi online (Play.com su tutti), c'è chi ne compra solo quando sono dei begli oggetti, c'è il feticista delle discografie complete e quello che premia i dischi migliori; però sono pochi, sempre di meno. Gli altri scaricano, ascoltano, e non pagano niente.
La strada è senza ritorno, e il download legale non pare poter fermare lo scatenato e selvaggio scambio di file che da solo muove ormai gran parte del mondo musicale senza generare una lira. Siamo sempre a ripeterci che il modello è cambiato, che l'intera industria musicale deve prendere le misure, che la musica deve essere gratis o quasi perchè nell'epoca della completa replicabilità digitale non ha alcun senso farla pagare (se non in modalità fisica, in forma di CD). Musicisti, promoter e gatekeeper vari devono trovare altrove i soldi per vivere, vendendo le proprie opere a pubblicità e colonne sonore, facendo product placement nei loro video, diventando i testimonial di marchi di moda e -soprattutto- suonando in lungo e in largo dal vivo usando i dischi come trailer per il vero, unico, evento irripetibile: il live.
Che piaccia o meno, questo al momento è lo scenario che va per la maggiore: se vuoi campare di musica (come musicista, manager o discografico) punta sui concerti. Oggi però su La Stampa c'è un interessante articolo di Gabriele Ferraris (La musica è finita, i soldi se ne vanno, trovato grazie a EmmeBi) che fa i conti in tasca al settore dell'organizzazione degli eventi live scoprendo che è in drammatica crisi, e non ci guadagna più quasi nessuno.
I biglietti sono cari? Dipende dai punti di vista. Per chi deve comperarli, sì, è evidente. Ma la domanda vera è un’altra: i prezzi potrebbero scendere, come sono scesi quelli dei cd nel tentativo (peraltro vano) di ridare fiato al mercato legale della musica riprodotta? E qui, anche nel folle folle folle mondo del rock’n’roll, è il caso di piantarla con i discorsi da bar, e ragionare sui fatti. Sulle cifre.
Allora, mettetevi comodi, e facciamo due conti. Vi avviso, potrebbe risultarne una lettura angosciante: perché vi ricorderà da vicino i conti che facciamo ogni mese, nel tentativo di capire come potrà bastarci lo stipendio. [...] Qui si tenta di spiegare perché l’industria dei concerti viaggi verso la bancarotta; e perché un giovinetto assennato non dovrebbe aspirare a un futuro da musicante. [#]
Seguono conti dettagliati (istruttivi anche se non pienamente convincenti; mi piacerebbe che qualcuno del settore ci dicesse se sono davvero realistici), e alla fine l'amara morale: «Ragazzi, se sognate di fare i musicisti rock, o gli organizzatori di concerti rock, toglietevelo dalla testa. A meno che papà non sia ricco. Ma tanto, tanto ricco.»
Ora che anche il settore del live è in crisi, la domanda a questo punto è inevitabile: lavorare in campo musicale è -e diventerà sempre di più- solo un bel passatempo per chi lavora altrove o ha già i soldi? Se invece c'è ancora una speranza, in che direzione è?
Sembra passato un secolo dall'uscita del loro primo disco, che ci aveva colpito per la scioltezza con cui slalomava tra indie, electro e disco-punk e per la sfacciataggine naif che gli derivava direttamente dalle sue origini brasiliane; sembra passato un secolo dall'entusiasmo che aveva generato la sua proposta disimpegnata ma per nulla banale, piena di melodie killer ma decisamente lontana dal pop da classifica, con una front-woman scatenata e un paio di singoli che ancora riempono il dancefloor; sembra passato un secolo, ma sono solo due anni dall'uscita del disco d'esordio dei Cansei de ser sexy e ora che da una manciata di giorni è nei negozi il nuovo disco Donkey, viene da chiedersi cosa sia andato storto questa volta.
Dove di là c'erano synth scalmanati, piccoli anthem ammiccanti e un'originale fusione di spirito punk, suoni quasi DIY e comunicazione pop, qua ci sono pezzi rock che -come leggevo non so più dove- sembrano delle B-sides di qualche female-fronted alternative band degli anni '90: poca o niente elettronica, zero riferimenti pop, linee di chitarra un po' banali e suoni che ricordano le L7, le Veruca Sault o le vecchie Breeders. E infatti proprio la band di Kim Deal è omaggiata con una cover all'interno del mediocre primo singolo Rat is dead, con l'immortale alt-hit Cannonball suonata con la verve di una band di adolescenti un po' imbranati che fanno i primi esperimenti di cover in sala prove.
Del disco si salva quasi solo la opener Jager Yoga, che non fa rimpiangere le vecchie CSS grazie alla sua batteria quadrata, alla chitarra tagliente e al tiro di un treno, e che potrebbe ancora fare la sua porca figura in pista. Il resto è moscio e poco ispirato, lontano dalle radici spontanee e casiniste che ce li avevano fatti amare, ma anche dalla qualità di quell'alt-rock anni '90 che la band brasiliana cerca a tutti i costi di voler emulare. La maledizione del secondo disco colpisce ancora. Ci mettiamo già a sperare nel terzo?
Cansei de ser sexy - Jager Yoga (MP3)
Cansei de ser sexy - Cannonball (The Breeders cover) (MP3)
La copertina, collegata al titolo Hits Are For Squares, della compilation di pezzi dei Sonic Youth messi assieme per Starbucks da amichetti famosi della band più cool che sia mai esistita mi chiama in causa direttamente perché (al di là delle polemiche sorte in merito all'operazione in sé ritenuta da molti "poco indie", di cui non me ne frega nulla) mi dà apertamente della testa quadra, dello yuppie noioso, rigido e ottuso. Io infatti mi vesto così, mi siedo così, ascolto i Sonic Youth con l'iPod così, mi piace Starbucks così e ho lo sguardo perso nel vuoto così, dopo aver lavorato per il sistema.
Sonic Youth - Slow revolution (previously unreleased) (MP3)
Lo scorso weekend a distanza di 24 ore ho assistito ai concerti di due delle più grandi voci degli ultimi vent'anni; una doppietta così, lo so già, non mi capiterà mai più.
Diversissimi come contesto e atmosfera (da un lato l'affollato concerto gratuito della centralissima, sempre splendida, piazza S. Stefano a Bologna, dall'altro il costosissimo, ordinato e moderno monolite del Teatro degli Arcimboldi di Milano), come pubblico e repertorio, ma accomunati dall'avere dietro il microfono una voce unica in grado di rivoltarti le budella ad ogni singolo sospiro, e di scolpirsi nella memoria come eventi più unici che rari che spazzano via in un sol colpo decine di concertini mediocri. Spero davvero che non ve li siate persi.
Mike Patton Mondo Cane - 18 Lug, P.zza S. Stefano, Bologna
Sapevamo già tutto del nuovo progetto del vulcanico Mike Patton (già Faith no more, Fantomas, Mr. Bungle, Tomahawk, Peeping Tom e via andare), affiancato da un ensemble di musicisti d'eccellenza, da un'orchestra e da un coro, e alle prese con un repertorio di classici e brani minori degli anni '50 e '60 italiani (tra gli altri Paoli, Tenco, Buscaglione, Vianello e Modugno). Sulla carta un'idea carina e ruffiana, alla prova dei fatti un'esaltante catarsi sanremese e la celebrazione di un repertorio musicale spesso sottovalutato. Gli arrangiamenti sontuosi ma quasi mai scontati, l'incredibile potenza della voce di Patton (e un'interpretazione impeccabile), il potere evocativo dei pezzi scelti e il contesto nazional-popolare della piazza in una sera d'Estate hanno trasformato il concerto in un evento clamoroso.
E su tutto c'è lui, completo bianco e brillantina, che gigioneggia con la folla e l'orchestra, padrone di un italiano quasi perfetto (eredità dei 10 anni di matrimonio che negli anni '90 l'anno portato a vivere a Bologna), di un repertorio super-ecumenico che mette insieme gli umarells che si sono portati la sedia da casa e i freakkettoni del DAMS che bevono birra seduti sul gradino dei portici, e della potenza di una voce (e di un'orchestra) francamente incredibili. A quanto pare si è prosciugato buona parte dei fondi dell'Estate bolognese, ma che vi devo dire, ne è davvero valsa la pena.
[foto: Misterdeiv]
Mike Patton Mondo Cane - Il cielo in una stanza (Gino Paoli) (MP3)
Mike Patton Mondo Cane - 20 Km al giorno (Nicola Arigliano) (MP3)
Mike Patton Mondo Cane - Quello che conta (Luigi Tenco) (MP3)
Mike Patton Mondo Cane - Una sigaretta (Fred Buscaglione) (MP3)
Tom Waits - 19 Lug, Teatro degli Arcimboldi, Milano
Tom Waits non è solo un musicista. Tom Waits è leggenda. Nessun altro musicista dei tempi moderni ha il suo stile e il suo carisma, nessuno possiede la stessa aura mitologica, nessuno ha uno stile così unico e un repertorio così vasto e solido. Quando è uscita la notizia che il cantautore di Pomona sarebbe venuto in Italia (nove anni dopo l'ultima volta; e chissà quanti ne passeranno per la prossima, se ci sarà) , non c'è stata nessuna esitazione: costasse quel che costasse, saremmo andati. E sapevamo che sarebbe costato.
La terza data agli Arcimboldi ha valso i novanta (lievitati a più di cento con la prevendita) euro del biglietto? La domanda è inutile; anzi, è mal posta. Sarebbe meglio chiedere: dopo quante canzoni ti sei pentito di aver ascoltato la tua coscienza (che ti dice che una cifra del genere per un concerto è immorale) e di non aver preso i biglietti per la platea (che si aggiravano sui 150 euro, se non ricordo male)? Quasi subito.
Perchè anche se su molti pezzi ero un po' arrugginito (non l'ho studiato a sufficienza, lo ammetto), se non ha fatto Tango 'till they're sore e Hold on e se un asettico teatro milanese non è la bettola dell'Oklahoma dove vorresti davvero vederlo dal vivo, non riesco davvero a trovare un difetto che sia uno allo show del buon Tom. Allestimento bellissimo, band -chevvelodicoaffà- eccellente (figli compresi), scaletta inevitabilmente incompleta ma impeccabile, interpretazioni enormi, e soprattutto una voce che, se esistesse un ipotetico dizionario sonoro, sarebbe la definizione stessa dell'inferno. Appena ci penso mi vengono i brividi.
[foto: MV978]
Tom Waits - Innocent when you dream (live @ Barcelona, 14/07) (MP3)
Tom Waits - Hoist that rag (live @ Barcelona, 14/07) (MP3)
Tom Waits - God's away on business (live @ Barcelona, 14/07) (MP3)
DisKoInKiostro finisce qui. Mezzora di schiaffoni quasi mai sotto i 130 bpm, con qualche carezza. Perché schiaffi e carezze si danno con la stessa posizione della mano sulla faccia. Ma quando arriva La Fine? Prendi i Chemical Brothers, che dai per finiti e che invece tirano fuori una sconvolgente decima arma da battaglia elettronica: giro di basso sbatticulo, martellone ritmico, assolone di chitarra balericacida, chitarrine funk e una melodia sulla pazzia di mezzanotte che ti chiedi quando sia stata l’ultima volta che il mondo è stato pazzo a mezzanotte e non era la fine dell’anno. La Fine non finisce con una salita costante e inesorabile di fil’e’ferru su bassi rigonfi come biancheddus e con Anthonyendegionsons che chiama al telefono e dice: “Uè Massimi’ – al telefono Anthony parla con una voce che sembra quella di Pino Daniele – la DFA ed Audion hanno smesso di fare remix che ci piacciono? Perché non fai una clonata delle tue, mentale e finale come il secondo e cavalcante e infinita come i primi?”. Non finisce perché dopo la notte c’è il giorno e dopo il giorno la notte, come dicono i Crookers con Kid Cudi. Finisce con Jaguar, che è La Fine con la F maiuscola che non dovrebbe essere mai usata da chi non è nato a Detroit, ma a La Fine tutto è concesso. Purché finisca ad alto volume.

DisKoInKiostro Vol.4 – La Fine
(La tracklist si trova qui)
L'anno scorso il loro concerto sulla spiaggia dell'Hana-bi aveva segnato un vero e proprio capodanno dell'Estate (leggere il post esaltato e guardare il delirante video del concerto girato da Icepick per credere), per una giornata di mare, gente, coriandoli e indiepop difficile da dimenticare.
Difficile da dimenticare è stato anche il mio primo Maggio, in cui tra le mura del folle Brooklyn Masonic Temple ho incrociato di nuovo la loro truppa fuori di testa (foto qui sotto) e, nonostante sapessi già bene cosa aspettarmi, mi sono fatto conquistare di nuovo come la prima e la seconda volta.
Adesso è finalmente il tempo di parlare del nuovo disco, che si chiamerà Who killed Harry Houdini?, uscirà il 14 Ottobre e ci darà di nuovo modo di canticchiare gli anthem fulminanti dei venti e passa tuonati musicisti svedesi. Gli I'm from Barcelona sono tornati sotto in scena, e a metà Luglio è difficile immaginare una notizia migliore.
Eppure una notizia migliore c'è. Gli I'm from Barcelona torneranno nell'amato stabilimento di Marina di Ravenna il 24 Luglio (purtroppo è un giovedì, ma vabbè), per un'altra serata che si annuncia memorabile. Pare che la band abbia fatto carte false per tornare a suonare in Romagna, decurtandosi il cachet e facendo i salti mortali all'interno del tour per inserire la data dell'Hana-bi.
Per prepararci ascoltiamo il nuovo singolo Paper Planes (in MP3 qui sotto), guardando le foto che ho scattato al loro concerto di Brooklyn tra un palloncino, un sing-along e un handclapping.
I'm from Barcelona - Paper planes (web rip) (MP3)
Mentre, come è cosa buona e giusta, il livello di latitanza del sottoscritto e degli altri autori di questo blog sale con l'aumentare della temperatura e l'inoltrarsi di Luglio (siete vivi?), un saluto veloce e una cover live che vede i Guillemots alle prese col singolone estivo Black and Gold di Sam Sparro, uno tra i pezzi più contagiosi della stagione (a me ricorda un sacco Crazy degli Gnarls Barkley). Il trattamento della band inglese toglie un po' di svogliatezza soul e aggiunge violini e una spruzzata di pathos. Servire freddo, meglio se nel tardo pomeriggio.
Guillemots - Black and Gold (live - Sam Sparro cover) (MP3)
Guillemots - Trains to Brazil (MP3)
Mentre qua il padrone di casa si spara delle pose ascoltando musica da suicidio mentre fuori l'Estate impazza, le ragazze passeggiano a spalle scoperte e ogni mattina tutto quello che desidero è che arrivi la sera per potermi bere un gin tonic davanti a qualche bar, oggi comincia un nuovo weekend di Luglio e non è il caso di farsi trovare impreparati.
Quest'oggi la soundtrack è cortesemente fornita da sua maestà Dizzee Rascal, uno che di solito è un rapper brutto e cattivo, ma che quando vuole sa piazzare la zampata e trovare la strada verso il grande pop (e la vetta della classifica). Per farlo si è fatto aiutare nientepopòdimenoche da Calvin "Prezzemolo" Harris, l'enfant prodige inglese che fa musica che al liceo avremmo odiato e che invece adesso, carichi di anni e di inutile autoironia come siamo, troviamo irresistibile. Il pezzo che sigla la loro collaborazione è praticamente un pezzo standard di Calvin Harris (sembra Acceptable in the 80's) con Rascal che ci rappa su, ed è un gran singolaccio. Irresistibile.
Dizzee Rascal feat. Calvin Harris - Dance wiv me (MP3)
Bonus:
Dizzee Rascal feat. Calvin Harris - That's not my name (The Ting Tings cover) (MP3)
(grazie a ink)
Sarà stato il Giugno eccezionalmente piovoso che ha castrato sul nascere ogni velleità balneare, e ha ritardato quanto basta l'unica parte davvero piacevole della stagione (quella in cui le speranze di cui l'aria è gravida non sono ancora state definitivamente infrante dalle cose che non succedono).
Oppure dev'essere stata l'afa sahariana che è piombata di colpo sulle città (gente di collina come me non ci si abitua mai), forse meno puntuale del solito ma non certo meno implacabile nel suo toglierti la voglia di vivere fin dal momento esatto in cui ti svegli, madido, nel tuo letto.
Più prosaicamente, forse, è la ruota musicale che gira, e quest'anno l'indiepop spensierato ha mancato l'appuntamento, l'electro sembra stanca e non ha intenzione di tirare fuori un anthem stagionale, la bossa dolceamara invecchia inesorabilmente e manca di linfa e di idee, e pure i tormentoni pop sembrano meno belli che in passato.
Quale che sia la causa (in fondo chi se ne importa), la storia è questa: sul mio lettore quest'anno non c'è l'aria di un singolo estivo che sia uno, e da un paio di mesi gli unici dischi che sono in grado di darmi soddisfazione sono un paio di splendidi, lenti e devastanti, inni all'isolamento e alla malinconia.
So che non dovrebbe essere così, eppure -in realtà- non riesco a vedere la cosa come un problema. Ogni tanto ci penso, incuriosito e vagamente dubbioso su quel che potrebbe significare, poi però spingo di nuovo «play», e non ci penso più.
Un covo
Per primo c'è il covo degli A weather, eccezionale quintetto di Portland che esce fuori dal nulla, pubblica il suo esordio per la Team Love di Conor Bright Eyes Oberst e per il sottoscritto mette una seria ipoteca al titolo di rivelazione dell'anno. Cove è un susseguirsi di ballad pressochè perfette, piccoli bozzetti slowcore, atmosfere sospese che pescano dal folk ma anche dal pop più classico, torch songs completamente senza tempo. Le atmosfere e l'intreccio vocale maschile/femminile non possono che far venire in mente ora i Low ora i Devics, band da cui gli A weather paiono però in grado di prendere solo i pregi (l'intensità dei primi, i devastanti pezzi killer dei secondi) ed evitare miracolosamente i difetti (l'algidità che spesso funesta i primi, la melassa in cui ogni tanto affogano i secondi), tenendo un equilibrio magistrale praticamente miracoloso. Non sono il solo a dirlo: un esordio enorme.
A weather - Oh my Stars (MP3)
A weather - Pinky Toe (MP3)
Per Emma, una vita fa
Di Justin Vernon probabilmente sapete già tutto, tanto il suo progetto Bon Iver è stato un piccolo grande caso nella musica indipendente americana degli ultimi 12 mesi. Sapete già tutto della genesi di For Emma, forever ago (registrato in una casa in Wisconsin durante un inverno lungo e nevoso, e dedicato, come dice il titolo, a una ex ragazza di molti anni prima), del suo folk scarnificato e ricostruito sul nulla (con un falsetto quasi soul, armonie vocali d'altri tempi e testi bucolici inevitabilmente metaforici), del gioco di parole nello pseudonimo del suo autore (storpiatura di «Bon Hiver», «Buon Inverno» in francese), della bravura live della band (il concert à emporter registrato per la Blogotheque, ad esempio, è una vera meraviglia, con una versione a cappella della title-track francamente incredibile) e del suo tour infinito che non toccherà l'Italia. E visto che sapete già tutto, sapete anche che questo è il momento di ascoltarlo di nuovo. Dedicandolo, come sempre, a tutte le Emma di una vita fa. E alle estati che sembrano inverni.
Bon Iver - Flume (MP3)
Bon Iver - Lump Sum (MP3)

Un buon modo per passare qualche minuto in questo ennesimo principio di settimana che non finirà mai: Misheard Lyrics, il trend di youTube che porta i musicofili annoiati in giro per il mondo a creare piccoli montaggi video che illustrano i testi volutamente fraintesi di alcuni grandi pezzi del pop e del rock.
Imperdibile il classico dei biascicamenti Yellow Ledbetter dei Pearl Jam (da confrontare con quest'altra versione), ma notevoli anche Toxic di Britney Spears e Smells like teen spirit dei Nirvana.
Potato wave a tutti.
[Come al solito ci facciamo sempre rivendere il nostro passato: Figlio dei manga di Io, Carlo è l'ennesima operazione nostalgia andata a buon fine, che snocciola ovvi riferimenti fumettistici anni '80 per i venti- e trenta-qualcosa su una base elettropop mentre il video user generated imbottito di memorabilia della nostra infanzia fa il resto. La canzone è irresistibile ma fa schifo, e l'operazione è talmente squallida che non merita di essere commentata. Il video invece, lo sto riguardando col repeat. La pista Polistil! Gli zainetti Invicta! L'album dei calciatori! Le bici da cross! La sveglia del Mulino Bianco! (lo abbattono)]
[via]


In una delle puntate di Get Black! abbiamo messo in palio un appuntamento con il titolare di questo blog. La ragazza che lo ha vinto era piuttosto soddisfatta, adesso chiama tutte le settimane e ordina una pizza al prosciutto e un kebab.
In un'altra puntata abbiamo regalato ad un certo Yuri il disco degli Zen Circus. Il disco è rimasto sulla mia scrivania in ufficio per un po'. Alla fine Yuri si è diplomato ad Hogwarts e si è recapitato il premio da solo urlando "accio disco".
Abbiamo anche regalato libri: quando abbiamo regalato il libro di Michele Vaccari sui cosplayer, abbiamo avuto un ottimo riscontro di pubblico. Da allora Francesca si presenta in radio vestita da Lamù, perché solo così si sente al sicuro.
Ad un certo punto abbiamo regalato anche la maglietta originale del tour dei Portishead. Era una large, il vincitore ci ha scritto che lui veste una small, ha chiesto in permuta un'Alfa 147, ho sentito con queste orecchie Max ruttargli al telefono. Questo dovrebbe provare oltre ogni ragionevole dubbio che stiamo valutando con attenzione tutte le opzioni e desideriamo soddisfare sempre il nostro pubblico.
Probabilmente si saranno invece divertiti come matti i due che hanno vinto un invito alla Fiera del Fitness di Rimini. Quella sera c'era la coda, la domanda era: qual è la situazione da intorto più assurda che avete messo in pratica o visto in palestra? Ha vinto un tizio che giurava di aver visto il sottoscritto mentre tentava di rimorchiare una superpalestrata mentre faceva jogging. E' falso e tendenzioso, io inciampo anche camminando, figuriamoci correndo.
Venerdì prossimo è l'ultima puntata della stagione di Get Black! (sì, la notte è giovane, e del resto luglio col bene che ti voglio. Per la precisione Francesca ha deciso che deve passare il venerdì sera a guardare Cold Case in cucina; Franz sposta la serata stiro e ammiro, praticamente una rivoluzione copernicana; Max suona; io, finalmente, finirò quel puzzle da 10.000 pezzi che raffigura mia suocera, regalo di mio cognato).
E visto che è l'ultima puntata, questa settimana ci sarà un vero e proprio give-away di premi: regaleremo, innanzitutto, l'Italia Wave Pack, un bustone che contiene le compilation del fu Arezzo Wave, fumetti, maglietta e spillette; e poi avremo: il disco dei Trabant - io ci faccio la posta da sei mesi, e ho talmente instito che Ink alla fine ha deciso di regalarlo; il disco dei Giardini di Mirò (no, non è uscito il disco nuovo di Jucca Reverberi e compagnia bella, il disco è sempre Dividing Opinions: ma, cosi, avete presente che grand disco è Dividing Opinions?). E poi ancora: libri (in fondo è estate, vorrete leggere qualcosa sotto l'ombrellone, no?).
Segnatevelo in agenda: 90 minuti di regali, venerdì alle 21 a Bologna sui 103.1 FM di Radio Città Fujiko a Bologna. Per tutti gli altri, in streaming, da qui.
Latitava da un po', la lista dei concerti inkiostro-approved di Bologna e dintorni, ma con l'Estate la voglia di mettere il naso fuori casa aumenta, ci sono un sacco di weekend succosi da pianificare e urge un po' di organizzazione per non perdersi gli eventi importanti. Finora quasi tutti sfavoriti dal maltempo e ormai inficiati anche dall'allucinante caro-benzina, c'è da dire, visto che la stagione classicamente porta a fare il giro delle piazze di mezza regione e delle spiagge ravennati che non hanno più bisogno di presentazioni.
Vale la pena di tenere duro, però, e di reggere almeno fino a metà Luglio perchè ci sono un paio di settimane di fuoco di fila davvero notevole, prima che la fine del mese si porti via la quasi totalità degli eventi e annunaci la canonica morte sociale e concertistica agostana.
A parte quel leggendario festival marchigiano di inizio Agosto, che pare proprio essere tornato in vita...
| Quando | Chi | Dove |
| Gio 19/06 | Sightings | Hana-bi (Marina di RA) |
| Ven 20/06 | Costa Music + 33 Ore Mark Stuart (ex Pop Group) |
Villa Mazzacorati (BO) Piazza della Misura (FO) |
| Sab 21/06 | Cristina Donà + Le Luci della Centrale Elettrica Botanica |
Piazza Castello (FE) Hana-bi (Marina di RA) |
| Dom 22/06 | Altro Settlefish + Leggins |
Atlantide Occupata (BO) Mattatoio (Carpi - MO) |
| Lun 23/06 | Fennesz + Ryuichi Sakamoto | Teatro Manzoni (BO) |
| Mar 24/06 | Pete & The Pirates | Hana-bi (Marina di RA) |
| Lo scorso Febbraio al Covo non eravamo tanti, ma alla fine del concerto eravamo tutti, invariabilmente, entusiasti; e si sa che mettere d'accordo tutti, per una giovane band inglese, di questi tempi, è praticamente impossibile. Doppietta meritatissima, prepariamoci a saltare. | ||
| Mer 25/06 | Matmos | Hana-bi (Marina di RA) |
| Gio 26/06 | Matmos Jack & The Themselves |
Hana-bi (Marina di RA) Scandellara Rock (BO) |
| Ven 27/06 | metallari assortiti Laser Geyser + Nervous Kid Fake P |
Gods of Metal - Arena Parco Nord (BO) Villa Mazzacorati (BO) Rock in Rolo (Rolo - RE) |
| Sab 28/06 | Ellen Allien metallari assortiti Le Volume Courbè feat. Douglas Hart (The Jesus and Mary Chain) Dente + En Roco + The Clever Square Trabant + Awesome Mixtape |
Gay Pride - Estragon (BO) Gods of Metal - Arena Parco Nord (BO) Hana-bi (Marina di RA) Arci Valverde (FO) |
| Spiace per le ottime proposte che ci sono in giro per la regione, ma in una sera del genere l'attenzione non può che concentrarsi sulle due manifestazioni bolognesi (il party conclusivo del Gay Pride nazionale con -tra gli altri- Ellen Allien e la seconda serata del Gods of Metal, headliner i Carcass e gli Slayer), che curiosamente si svolgono entrambe nel giro di qualche centinaio di metri. Difficile immaginare qualcosa di più surreale degli inevitabili incontri dei convenuti ai due eventi. | ||
| Dom 29/06 |
metallari assortiti | Gods of Metal - Arena Parco Nord (BO) |
| Mar 01/07 | Cat Power and the Dirty Delta Blues The Dirtbombs |
Piazza Castello (FE) Hana-bi (Marina di RA) |
| Ven 04/07 | Beatrice Antolini | Manifattura (BO) |
| Sab 05/07 | Maximilian Hecker Settlefish + My awesome mixtape |
Retro Pop - Bagno Belvedere - Cesenatico (FC) Luzzara (RE) |
| Dom 06/07 | Vinicio Capossela | Lungomare Vittorio (RN) |
| Mar 08/07 | The Bellrays | Hana-bi (Marina di RA) |
| Mer 09/07 | The Racounters Liars |
Piazza Castello (FE) Hana-bi (Marina di RA) |
| Gio 10/07 | A Classic Education | Julive - Piazza Verdi (BO) |
| Ven 11/07 | Sigur Ros Comaneci Forty Winks |
Giardini di Boboli (FI) Manifattura (BO) Villa Mazzacorati (BO) |
| Sab 12/07 | Franz Ferdinand + The Cribs Alex Chilton + Giovanni Ferrario |
Piazza Castello (FE) Hana-bi (Marina di RA) |
| Tutti a lamentarsi che trenta piotte per il quartetto di Glasgow sono troppe, ma il talento delle grandi band di Albione si paga, e raramente sono soldi spesi bene come con Kapranos e soci, che dosano le produzioni nuove e le date in giro, e fanno bene. Budget per la serata già stanziato, parte l'attesa. |
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| Dom 13/07 | Hercules and Love Affair Il Genio |
Piazza Castello (FE) Manifattura (BO) |
| Lun 14/07 | Camera Obscura | Julive - Piazza Verdi (BO) |
| L'arrivo in città del folk-pop zuccherino dell'eccezionale sestetto scozzese capitanato da Tracyanne Campbell (sorella della più nota Isobel Campbell) è proprio una bella notizia: gratis e in piena zona universitaria, un concerto così ogni paio di settimane e vedete come il fantomatico degrado scompare.. | ||
| Mar 15/07 | Interpol + dEUS My awesome mixtape |
Piazza Castello (FE) Hana-bi (Marina di RA) |
| Prendi una stimata band belga che ormai viene in Italia 2 volte l'anno, e che recentemente ha dato alle stampe un disco bruttino, e uniscila a un gelido e saccente quartetto newyorkese iper-derivativo e vedi tu cosa ottieni. Difficilmente una serata memorabile, secondo me. | ||
| Mer 16/07 | My awesome mixtape Juliette & The Licks |
Julive - Piazza Verdi (BO) Rock Planet (Pinarella di Cervia - RA) |
| Gio 17/07 | Afterhours Chrome Hoof |
Parco del castello della Giovannina (Cento - FE) Hana-bi (Marina di RA) |
| Ven 18/07 | Mondo Cane (feat. Mike Patton) Le Luci della Centrale Elettrica + Egle Sommacal Giovanni Ferrario Duran Duran |
Piazza S. Stefano (BO) Villa Mazzacorati (BO) Julive - Piazza Verdi (BO) Pala De Andrè (RA) |
| Michele Pattoni non vive più a Bologna da anni ormai, ma lo stivale dev'essergli imasto nel cuore se il tour di ogni suo nuovo progetto finisce sempre per passare di qui (addirittura promosso nel nobilissimo palco di Piazza S. Stefano), e se stavolta si tratta proprio di classici della canzone italiana d'annata reinterpretati dalla sua ugola dorata. Abbastanza impersibile, direi. |
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| Sab 19/07 | Massive Attack |
Pala De Andrè (RA) |
| Lun 21/07 | Josè Gonzalez + Tunng | Verucchio Festival (RN) |
| Il micro-festival romagnolo curato da Ludovico Einaudi si aggiudica due dei migliori live-act folk in circolazione, per una serata davvero difficile da perdere. La cornice farà il resto, sospetto. |
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| Mar 22/07 | Notwist + Yuppie Flu Metallica |
Piazza Castello (FE) Arena Parco Nord (BO) |
| Non ci fosse stato niente in giro (e non costasse una cifra improbabile) l'air guitar sui vecchi classici al concerto dei Metallica l'avrei anche fatta. Ma a Ferrara ci sono i fratelli Archer insieme agli Yuppie Flu, che da queste parti, anche se gli anni passano, rimangono due piccole religioni. Gratis, poi. |
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| Gio 24/07 | I'm from Barcelona Blonde Redhead + Dani Siciliano |
Hana-bi (Marina di RA) Verucchio Festival (RN) |
| L'anno scorso è successo quel che è successo: chi c'era sa che è stata la serata migliore dell'Estate. La mandria svedese ovviamente la pensa allo stesso modo, visto che torna; io li ho visti live a NYC un mese e mezzo fa, e sono sempre in formissima (e i pezzi nuovi sono belli). Peccato solo che sia un giovedì, ma se pensate che ci fermi dal far festa.... |
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| Ven 25/07 | B. Fleischmann New York Dolls |
Verucchio Festival (RN) Rock Planet (Pinarella di Cervia - RA) |
| Sab 26/07 | Ludovico Einaudi con Robert e Ronald Lippock + Nathan Fake Friends of Dean Martinex VS Sea of Cortez |
Verucchio Festival (RN) Julive - Piazza Verdi (BO) |
| Dom 27/07 | Disco Drive | Hana-bi (Marina di RA) |
| Mar 29/07 | The Mae Shi Juno Falls |
Hana-bi (Marina di RA) Julive - Piazza Verdi (BO) |
| Gio 31/07 | Au Revoir Simone Joan as a police woman |
Hana-bi (Marina di RA) Piazza S. Stefano (BO) |
| Altro ritorno a distanza di un anno: la scorsa stagione le tre algide bellezze americane suonarono un set surreale in un assolato e rumoroso aperitivo domenicale. Che a suo tempo, inaspettatamente, mi conquistò. |
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| Mar 12/08 | Iron and wine | Hana-bi (Marina di RA) |
| Non ho mai avuto occasione di vedere dal vivo il barbuto Sam Beam, nonostante io sia un suo grande fan ormai da anni. Questa data cade in mezzo alle mie vacanze, e non ho ancora idea di dove mi troverò in questo martedì sera di metà Agosto. Ovunque sia, difficilmente sarà troppo lontano per impedirmi di esserci. |
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| Gio 28/08 | Underworld + Coccoluto + Picotto | Mugello Dance Festival |
| Ven 29/08 | Coldcut + Juan Atkins + Derrick May | Mugello Dance Festival |
| Sab 30/08 | The Orb + Beatpharmacy + Ralf | Mugello Dance Festival |
| Mer 03/09 | The Jon Spencer Blues Explosion Pennywise |
Piazza Nenni (Faenza - RA) Estragon (BO) |
| Mar 09/09 | Melvins | Estragon (BO) |
| Lun 29/09 | Coldplay | PalaMalaguti (BO) |
| Mer 15/10 | Paul Weller | Estragon (BO) |
| Gio 16/10 | The Wombats | Estragon (BO) |
| Ven 24/10 | Built to spill | Locomotiv (BO) |
(Eventuali) Gite fuori porta:
| Quando | Chi | Dove |
| Sab 05/07 | The Rakes + The Long Blondes + The Maccabees + The Good Shoes + Those dancing Days | Pop Circus Festival - Le Jardin au bord du Lac - Segrate (MI) |
| Serata super-hip per molti accostabile a un incubo, con cast modaiolo a fortissimo rischio di inutilità (hanno pure annullato i Long Blondes) e probabile pubblico frangettato dalle cui Converse tenersi bene alla larga. Farò di tutto per non mancare. |
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| Sab 18/07 | Tom Waits | Teatro degli Arcimboldi (MI) |
| Nomen Omen, Tom Waits l'abbiamo aspettato per anni e quando ormai avevamo perso le speranze, ecco che infila tre date di seguito che senza dubbio alcuno valgono a occhi chiusi la follia del prezzo del biglietto e della trasferta a Milano per un sabato di metà Luglio. Evento. | ||
| Sab 02/08 Dom 03/08 |
Frequenze Disturbate 2008 | Fortezza Albornoz - Urbino (PU) |
| Ebbene sì, pare ormai definitivo: il festival indie italiano per eccellenza sta per tornare. L'annuncio ufficiale dovrebbe arrivare a giorni, per ora si sa che il 2 ci saranno gli Oneida (voci insistenti, non si sa quanto attendibili, danno per il 3 Cristina Donà e i Radio Dept, e altri nomi che girano con insistenza sono Emiliana Torrini, Archie Bronson Outfit e Erase Errata) e che Live in Italy è subentrata alla vecchia gestione di DNA. Pare che la cornice dei concerti non sarà la Fortezza Albornoz ma la centralissima Piazza Rinascimento, con secondo palco acustico nello splendido chiostro di Santa Chiara. Si spera sia della partita almeno un nome grosso, che sia in grado attirare da tutta Italia i devoti che ogni anno hanno fedelmente affollato il mio paese natale e si sono strafogati di crescia sfogliata® al Ragno D'oro. Sarà davvero un nome grosso o ci stiamo aspettando troppo da un festival da poco redivivo come Frequenze? La grandi band che sono in giro per l'Europa in quel periodo (Morrissey, My Bloody Valentine, Sonic Youth, Grinderman, Justice e in generale chiunque sia a Benicassim o all'Øya) sono irraggiungibili come sembrano o dobbiamo aspettarci qualche sorpresa? A giorni la risposta. E se sarà come speriamo, non c'è bisogno di dirlo, ci vediamo là. |
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Il New York Times con un articolo abbastanza accurato fa il punto della situazione attorno al tema “Si guadagna con i social network?”. Passato il tempo delle acquisizioni, si comincia a ragionare di come le grandi aspettative si siano concretizzate in crescita e fatturato. Arriva il denaro? Partendo dall’obiettivo mancato del colosso Myspace (755 milioni di dollari – stimati da Emarketer – a fronte di 1 miliardo di dollari di fatturato previsto, con conseguente downgrade delle compagnie di rating ad Aprile e rimozione del Chief Revenue Officer), si analizza la situazione da molteplici punti di vista, con la gioia di avere sottomano delle cifre, a differenza di certe nebulose discussioni sull’industria musicale e sulla relativa editoria in Italia. Intendiamoci, non si parla di crisi, quanto più di riduzione delle aspettative e maggiore focalizzazione nelle decisioni: Myspace ha pur sempre aumentato il fatturato intorno al 20-30% sul globale e intorno al 50% sul fatturato per cliente (e di conseguenza analisti come quelli della Lehman continuano a raccomandare l’investimento), ma si tratta ancora di soli 6-7$ annui per utente. Se da un lato ci si orienta sulla frontiera del social ad (l’inserzione pubblicitaria calibrata sul profilo dell’utente su cui ha puntato da subito Facebook) e Myspace ha in beta-testing un sistema apposito chiamato SelfServe per sfruttare l’enorme serbatoio segmentato, il problema rimane comunque quello di rendere efficace l’annuncio e cogliere l’attenzione in un contesto grafico svantaggiato (“Molte pagine utente hanno l’appeal estetico dell’armadietto scolastico di un quattordicenne”). Finita la luna di miele è il momento di fare i conti con un sentimento più disincantato e con una contrazione dei budget, proprio nel momento in cui l’esplosione delle piattaforme 2.0 aggiunge ulteriori componenti di distrazione.
Black Devil Disco Club - Never No Dollars (MP3)
Chi l'avrebbe mai detto che il 2008 sarebbe stato l'anno del grande ritorno del trip-hop? Dopo il tanto sospirato terzo disco dei Portishead e il previsto ritorno sulle scene dei Massive Attack, che calcheranno di nuovo i palchi italiani a Luglio (Napoli, Roma, Ravenna e Venezia) e di cui è atteso un nuovo disco in autunno,adesso è pure il turno di Tricky, che tra un mese esce con il nuovo Knowle West Boy. Il disco è sempre la stessa roba, voce roca e sussurrata, ritmi sincopati e un po' di chitarre qua e là, un po' afro e un po' metropolitano, con le solite vocette femminili a fare i cori.
A ricordarci che non siamo più negli anni '90 c'è solo il sito dedicato, immancabile remix contest compreso, e la cover di Slow di Kylie Minogue, che in realtà non è così originale ma che con quella chitarra guadagna qualcosa in più. Ci manca solo il ritorno dei Lamb e degli Sneaker Pimps e poi siamo a posto.
Tricky - Slow (cover di Kylie Minogue) MP3
(link aggiornato)
E' un rito che ai tempi abbiamo fatto decine di volte.
Abbiamo passato ore a scegliere tutti i pezzi uno ad uno, a decidere l'ordine migliore, cosa mettere in apertura e cosa in chiusura, dove piazzare i pezzi da novanta e dove posizionare i pezzi che sottolineavano meglio il messaggio che volevamo mandare (c'era sempre un messaggio). Abbiamo scritto i titoli uno dopo l'altro stando attenti a non far sbaffare il tratto-pen sulla carta lucida della copertina (io, per evitare di passarci sopra con la mano e toccare l'inchiostro fresco, li scrivevo in ordine inverso), abbiamo considerato se mantenere un look sobrio e anonimo (titoli e poco più, di solito io facevo così) o se donargli una veste grafica più accurata (una foto? un ritaglio di giornale? un disegno?), abbiamo scelto il titolo (la chiave -ovviamente enigmatica- per capirne il senso profondo), valutato se fare una dedica o quantomeno una firma o una sigla, e alla fine l'abbiamo messo nella piastra e premuto «play», per sentire come suonava dell'inizio alla fine.
Abbiamo registrato mixtape per far colpo sulle ragazze, per far conoscere musica nuova agli amici, per avere la nostra colonna personale nell'autoradio, per festeggiare ricorrenze nostre o altrui, per selezionare la scaletta killer di un artista o un genere, per confezionare il mix da party definitivo, e per far colpo sulle ragazze (l'ho già detto?). Alla fine degli anni '90 siamo passati ai cd masterizzati, sembrava un passo naturale ma già non era la stessa cosa. Ora facciamo le playlist sull'iPod, scriviamo le scalette sui blog, linkamo i nostri muxtape, ma la magia è persa, e lo sappiamo. La magia dei nastroni e della loro cultura è persa, e non tornerà.
Mix Tape - L'arte della cultura delle audiocassette è il libro compilato da Thurston Moore (voce e anima dei Sonic Youth, tra le decine di altre cose) per celebrare ed onorare questa piccola forma d'arte ormai scomparsa. Pubblicato negli States nel 2005 e appena uscito nelle nostre librerie nell'edizione italiana (bellissima e assolutamente fedele all'eccezionale veste grafica dell'originale) grazie alla sempre beneamata ISBN Edizioni, Mix Tape raccoglie le storie e le immagini di decine di nastroni originali a suo tempo creati da una serie di personaggi dell'undergound americano, selezionati da Moore.
Un libro che è un piacere sfogliare e guardare, rifacendosi gli occhi con le BASF dai colori acidi e le Sony nere e sobrie, con i titoli scarabocchiati a penna, le grafiche do-it-yourself, il mondo perso che evocano e i ricordi che fanno riaffiorare. Un libro che è un piacere leggere, nelle annotazioni brillanti di Thurston Moore e di Bruce Sterling (autore, nell'introduzione all'edizione italiana, di alcune delle osservazioni più lucide), nelle storie minime -ironiche, curiose, malinconiche- raccontate dagli autori dei nastri, nelle scalette d'altri tempi che riportano, e negli squarci di vita che se ne possono desumere. Un libro eccezionale.
Stasera, a Get Black, (come sempre alle 21 sui 103.1 FM a Bologna e provincia, per gli altri in streaming OGG o MP3, e dal weekend scaricabile in podcast) parliamo di nastroni, mixtape, cassette e di quello che hanno significato per noi, nei nostri personali amarcord e nella storia della musica e della sua fruizione.
Non paghi di scoperchiare questo vaso di Pandora, tentiamo nel nostro piccolo di emulare Thurston Moore e il suo certosino lavoro di ricerca sul tema, e chiediamo aiuto a voi: mandateci via mail (all'indirizzo black |at| getblack.it) i vostri nastroni storici e le storie che ci sono dietro, salite in soffitta e tirateli fuori dagli scatoloni, soffiate via la polvere e date loro nuova vita spiegandoci cosa succedeva in quei giorni, cosa vi ha guidato nella scelta della scaletta, a chi l'avete regalato (o da chi l'avete ricevuto) e cosa ha significato per voi. Se volete armatevi anche di scanner e macchina fotografica, per farci vedere la grafica e far sospirare un po' anche noi.
Chi ci manderà il nastrone più significativo, in ogni possibile senso del termine, riceverà una copia di Mix Tape - L'arte della cultura delle audiocassette, grazie a ISBN Edizioni. Diversamente dal solito avete a disposizione una settimana (premieremo il vincitore venerdì 20 giugno), così avete tutto il tempo per recuperare i nastroni dai luoghi in cui sono finiti, o di contattare quella ex a cui avevate fatto una formidabile compilation nel '96 per chiedergliela indietro (tanto l'ha ascoltata al massimo due volte, ormai lo sapete). Chissà che, da questo, non nascano altre storie da raccontare.

[Premessa]
Quando cinque anni fa nella stessa settimana iniziavamo a bloggare, il cantante preferito di Inkiostro (o così almeno allora avevo capito) era Nick Cave. Di lì a poco sarebbe uscito Nocturama. Quando due anni fa sul mio blog accostavo nella stessa foto Tiziano Ferro, Raffaella Carrà, James Murphy e i Daft Punk mi sentivo solo, molto solo. Poi, in una puntata di Get Black che oserei definire storica, venne dedicato il giusto spazio a Tiziano Ferro e io mi sentii meno solo. La cosa che non tutti sanno è che la traccia audio incriminata era stata manomessa da Inkiostro e quel Nicola era un riferimento subliminale a Nick Cave. Io sono maxcar e anche io sto con Ink.
[Svolgimento]
Nella prima parte del 2008 una delle linee di tendenza è stata quella di prendere un cantautore piagnone dal forte impatto gay e calarlo, tra bassi alla Moroder o campanelli natalizi, in un contesto disco-gay elevato al quadrato. Hercules and Love Affair l’ha fatto con Anthony, i Supermayer l’han fatto con Rufus Wainwright. Forse non tutti sanno però che tutto questo era stato già realizzato due anni prima quando Tiziano Ferro aveva chiamato Biagio Antonacci per l’inno disco-lesbo delle donne che Baciano Le Donne. Baciano Le Donne non ha bisogno di nessun trattamento uso pista da ballo, ma a chiusura del cerchio con i due epigoni, ho il piacere di proporre su queste pagine il mash-up impossibile in cui gli alunni tributano il giusto riconoscimento al caposcuola.
[Postilla]
Il mash-up nella sua prima formulazione si sarebbe dovuto chiamare Delitto Al Blue Gay. Ritenenendo questo riferimento non in linea con la linea di editoriale di Inkiostro e in coincidenza con una modifica della prima versione, si è optato per un più opportuno Omosessualità 2.0. Come illustrazione poi avevo pensato a due ragazze LEGO che si baciavano, ma non sono riuscito a trovare nessuna foto on-line (possibile che i maniaci del LEGO abbiano rifatto la Bibbia, Guerre Stellari, Thriller, ma non abbiano mai sentito la necessità di far baciare due pupazzetti?!). In sostituzione ho optato per la foto di un tartufo gigante.

Ci stanno facendo aspettare da anni, e non accennano a volerci dare soddisfazione: dopo il loro blockbuster dal cuore di panna Give up, pietra d'angolo del pop indietronico con un piede negli anni '80, un piede nel glitch e un piede nell'indie-rock emotivo che piace ai nipotini di Seth Coen, i Postal Service si son presi una pausa e non paiono voler tornare a breve. Noi però facciamo di necessità virtù, e lasciamo Gibbard alle prese con le sue suite progressive da 8 minuti e Tamborello alle prese coi suoi mille progetti sempre insoddisfacenti, e troviamo soddisfazione nei tanti epigoni che mirano a perfezionare la formula dei maestri riuscendo, non di rado, a batterli sul loro stesso terreno.
Prendiamo Styrofoam. Arne Van Petegem pubblica dischi da ben prima dei compari postali, è mitteleuropeo fino al midollo (è di Anversa) tanto quanto gli altri sono ammerigani, negli anni ha sperimentato con la glitchtronica in lungo e in largo (per un po' ha bazzicato pure coi Notwist), ma con l'ultimo paio di dischi si è assestato esattamente dalle parti del pop emotivo («Happy beats and sad lyrics», dichiara lui) di Gibbard & Tamborello (non bastasse, negli anni ha collaborato con entrambi).
Il suo ultimo singolo After sunset è un pezzo indietronico di quelli che ne esce uno ogni paio d'anni: melodia in maggiore, synth e beat al posto giusto, voce malinconica e cuore che si taglia con un grissino (se non fosse ancora chiaro il livello di indietudine del tutto, il disco da cui è tratto -A thousand words- in copertina ha il tenero orsacchiottone che vedete qua sopra). Eppure, nonostante la melassa e nonostante la maniera, è facile venire colpiti al primo ascolto, e indulgere con il repeat.
Non so voi, ma io al pop non chiedo niente di più.
Styrofoam - After sunset (MP3)
Stasera a Get Black vi presentiamo un paio di amici che dovreste conoscere.
Claudio, in arte Athebustop, è uno dei più interessanti nuovi cantautori in cui mi sia capitato di imbattermi recentemente. Dopo un po' di demo e un EP autoprodotto, ha da poco partecipato alla compilation Tales from my pocket (in compagnia di Sara Lov, John Parish, Giovanni Ferrario, Uzi e Ari e molti altri) pubblicata dall'etichetta lussemburghese Panoplie. Un nome da tenere d'occhio, soprattutto per i fan di Damien Rice, Iron and Wine, Radiohead e affini. Stasera ci suonerà anche qualche pezzo live, in duo chitarra e violoncello.
Samuele Galassi è fresco autore dell'ottimo Tornerai ogni mattina, un romanzo che sta facendo molto parlare di sè. Una straordinaria capacità di giocare col grottesco in modo lieve, di mischiare Bill Murray e Bret Easton Ellis, il noir e Sclavi, di costruire una tragedia sulle piccole fissazioni e di ricondurla poi al quotidiano che, nella sua surrealtà, è forse ancora più drammatico. Un esordio eccellente.
Stasera faremo 2 chiacchiere, ascolteremo della musica, parleremo delle rispettive produzioni (e le regaleremo, ovviamente) e capiremo che evoluzione avranno i loro percorsi artistici. Ce li scegliamo bravi, gli amici.
[Dalle 21 sui 103.1 FM a Bologna, oppure in streaming, e tra qualche giorno in podcast.]
Athebustop - A wish (MP3)
In questi tempi bui, non c'è altra possibilità che ascoltare musica buia.
E a tal proposito, cogliendo i consigli di diversi di voi, ho recuperato il disco d'esordio dei Fuck Buttons, e contro ogni pronostico me ne sono perdutamente innamorato.
Non so quasi nulla di loro (sono un duo e sono inglesi, mi fermo qui), e finchè posso preferisco continuare a non saperne nulla, e a tenere completamente separata la loro musica aliena da qualunque percezione legata alle persone che la suonano, alla scena in cui si inseriscono, ai pareri della stampa e a quanto faccia figo amarli o odiarli nella geografia musicale della primavera del 2008.
So solo che nel loro Street horrsing (più una suite in sei movimenti che un disco fatto di canzoni, a occhio) c'è quasi solo rumore ma c'è una straordinaria quantità di melodia, e nonostante non ci siano parole nè armonie intelleggibili i lambiccamenti da musica d'avanguardia vengono smussati da un approccio di pancia che li rende una materia accessibile e apprezzabile anche da chi normalmente non vi si avvicinerebbe per nulla al mondo.
Io ci sento di tutto, dai Mogwai al post-punk, dai tribalismi alla Liars al post-metal degli Jesu, dall'industrial degli anni '80 alle morbidezze vellutate di distorsione degli shoegazer, dalla non-musica impossibile dei Fantomas ai drones dei folkster meno acustici, il tutto frullato in maniera insospettabilmente compiuta e decisamente più omogenea di quanto si potrebbe pensare, adatto da ascoltare a massimo volume in cuffia in una mattinata storta o da tenere in sottofondo in camera, prima di andare a letto.
E' difficile essere così da naif da fingere che un nome furbo e l'etichetta giusta non faccia di loro già qualcosa di diverso, meno puro e alieno di quanto ci piacerebbe credere. Eppure, in un giorno buio di pioggia e lavoro, con la giornata che non finisce mai e la Primavera -reale e metaforica- che non vuole arrivare, ci si può sentire così in sintonia da crederci davvero. Prima che torni il sole.
Fuck Buttons - Sweet love for planet earth (MP3)
Mettiamola così: io ve ne faccio vedere un paio, mentre le altre andate a vedervele da soli, chè poi sennò un paio di persone che capitano su queste pagine mi si sconvolgono e mi dispiace: The most controversial album covers of all time.
Blasfeme, splatter, erotiche, controverse, audaci, fuori luogo o semplicemente disgustose, c'è dentro un po' di tutto; una galleria che merita (appendici comprese), in particolare nelle posizioni alte. Ma occhio agli impressionabili, alcune sono molto (molto) sconsigliate agli stomaci deboli.
[via]
Ai tempi dell'uscita di In Rainbows, messo dai Radiohead in download sul loro sito a offerta libera, sembrava che il mercato discografico sarebbe cambiato per sempre. Sono già passati sei mesi, e -a parte un paio di tentativi qua e là (tra cui il più visibile è stato quello dei Nine inch Nails)- della strada battuta da Yorke e soci sembrano essersene dimenticati tutti. Tranne qualcuno.
Ho sempre saputo che gli Yuppie Flu erano diversi.
Dalla prima volta che mi sono imbattuto nelle loro melodie sghembe e nella particolarissima voce di Matteo Agostinelli (erano gli anni pavementiani di Automatic but static), fino al periodo in cui hanno trovato una via italiana all'indietronica con Days before the day e al ritorno alle chitarre con i pezzi killer di Toastmasters, ho sempre saputo che negli Yuppies c'era qualcosa che pochi altri hanno.
Venerdì notte, con appena poche ore di preavviso, la band ha annunciato che dalla mattina successiva il suo nuovo, atteso, disco Fragile Forest sarebbe stato disponibile a tutti. Gli Yuppie Flu e la loro etichetta Homesleep hanno avuto il coraggio di fare quello che, dopo che i Radiohead sei mesi fa hanno aperto le danze, quasi nessun'altro ha osato fare: mettere il nuovo disco in download a offerta libera dal proprio sito. Basta fare un salto su www.yuppieflu.net e le opzioni sono chiarissime: si può pagare una cifra a scelta (sì, anche zero euro) e scaricarsi l'intero disco in MP3 nel giro di qualche minuto, oppure si può comprare anche la copia fisica (in edizione limitata, con libretto illustrato da Gabbo) per 15 euro (25 se si vuole anche la T-shirt), e comunque scaricarsi immediatamente l'intero disco in MP3.
Tra la promozione web fatta un mesetto fa, l'annuncio a sopresa (che in questi casi fa sempre gioco), la possibilità di downloadare a 0€ o comprare anche il CD, la grafica d'impatto e molto chiara, il meta-contest in corso sul blog, l'operazione è stata davvero un centro secco.
Per non parlare del disco: Fragile Forest mischia e compone il meglio dell'esperienza degli Yuppies degli ultimi anni, ha le chitarre (acustiche ed elettriche), un po' di elettronica ma anche un sacco di percussioni, ha le derive psichedeliche, magniloquenti aperture pop alla Flaming Lips e piccole, splendide indie-ballad, sintetizzando con grande maestria 10 anni di carriera. E sono certo che, come tutte le produzioni della band anconetano-bolognese, con ulteriori ascolti crescerà ancora.
Ma non è finita qui. Non paghi di aver già messo in piedi un'esemplare dimostrazione di moderna promozione musicale, alla Homesleep hanno deciso di esagerare, e di offrire a un po' di blogger e ai loro lettori la possibilità di entrare gratis ai concerti della band.
Questo blog è quindi felice di potervi regalare un biglietto per andare a vedere gli Yuppie Flu sabato prossimo, 5 Aprile, al Covo di Bologna. Si aggiudicherà il biglietto omaggio il più veloce che manderà via mail (all'indirizzo inkiostroblog|x|gmail.com) la lista completa (o più completa possibile) delle cover pubblicate (anche online) dagli Yuppie Flu nella loro carriera.
Via alle telefonate, ci vediamo sabato.
Mi raccomando, mandate a memoria i pezzi nuovi.
Yuppie Flu - Make it happen (MP3)
Sarà la Primavera che non arriva, il periodo di super-lavoro o uno dei ciclici momenti di stanca che prendono un po' tutti, ma da queste parti ora come ora non sono le idee o gli argomenti a latitatare ma -toh- il tempo e la voglia per esprimerle al meglio su queste pagine; nel frattempo potete provare a desumerle dal nastrone 2.0 di cui vi faccio dono, che si avvale della nuovissima piattaforma Muxtape (il fenomeno del web delle ultime 24 ore, e che a occhio -per questioni di copyright ma non solo- non ne durerà ancora molte) per farvi sentire un po' di pezzi gloomy e atmosferici che in questo periodo si adattano bene all'umore delle mie giornate. Buon ascolto.
AAVV - Inkiostro muxtape (link)
Dopo l'ottima e pressochè unanime accoglienza ricevuta alla sua pubblicazione, finalmente per promuovere l'ultimo eccellente disco dei Settlefish Oh Dear c'è anche un video. The Boy and the Light (opera di Opificio Ciclope) è una storia completamente folle che vede il professor Clancy, l'ingegner Pieretto, il tecnico Germano, il dott. Oppi e il garzon Torreggiani alle prese con un misterioso fenomeno che colpisce nottetempo le piante grasse del loro laboratorio.
La band presenterà il video questo pomeriggio su Mtv (ma noi ce l'abbiamo già), ad aprire una settimana che, dopo l'anteprima dei giorni scorsi, li vedrà di nuovo calcare i palchi italiani a seguito dell'ennesimo, acclamato tour inglese (insieme ai Cut). I nostri saranno giovedì al Renfe di Ferrara, venerdì al Viper di Firenze, e sabato al nuovo TPO di Bologna; nei giorni successivi poi saranno un po' dovunque, da Torino a Salerno.
Se non li avete mai visti live è un'occasione da non mancare. Se invece li avete già visti, sapete già che non potete perderli.
Bonus:
Settlefish - The boy and the light (acoustic live @ Su la testa) (MP3)
Settlefish - Summerdrip (Summerdrop - Amari Night Members remix) (link > MySpace)
Sempre più spudorati, per il loro nuovo video gli LCD Soundsystem omaggiano (o, se preferite, plagiano) là dove avevano già omaggiato (plagiato). Dividono i puristi, entusiasmano gli altri (io continuo ad andare fuori di testa; ma io non ne capisco niente, si sa), ma ormai sono oltre, e chi li prende più.
LCD Soundsystem - Big Ideas (video edit) (MP3)
Ogni volta che i Death Cab for Cutie escono con un nuovo singolo, al primo ascolto è quasi impossibile non storcere il naso: le aspettative di incontrare un nuovo indie-anthem emotivo vengono sempre disattese e la premiata ditta Gibbard e Walla mischiano le carte, spostano le coordinate e mettono di nuovo alla prova la fede e i gusti della OC generation.
Su queste pagine è già successo due volte (uno, due), e rileggere quelle parole ad album ben metabolizzati fa un po' ridere, e ci dice più di una cosa sulla capacità dei due di costruire qualcosa che va sempre più spesso oltre la semplice canzone (e sui giudizi affrettati).
Il nuovo singolo I will possess your heart (diffuso ieri dalla Atlantic; grazie a N. per la dritta) non fa eccezione. Otto minuti di monotonia cadenzata e un po' riverberata, un giro di basso insistente incorniciato da un pianoforte in cerca di autore, il messia riluttante Gibbard che non entra in voce prima del quarto minuto e mezzo (e quando lo fa pare rimasto ai tempi dei pezzi più pallosi di Plans), e dopo un paio di ascolti si fa un po' di fatica anche solo a ricordare la melodia.
Che il sound della band stia un po' invecchiando è cosa nota (e non da oggi), ma non è detto che sia necessariamente un male. Ma non era lecito aspettarsi qualcosina in più?
Death Cab for Cutie - I will possess your heart (MP3)
[in cui si mischiano flashback e flashforward]
_Se scrivi un post per punti vuol dire che non hai idee. O tempo. O abbastanza scuse, non bastano mai.
_«Along the lines of Shakira or Alanis Morissette». Così di Carmen Consoli (da poco in tour negli States) dice il New York Times. Vallo a spiegare ai suoi fan, và. (via)
_Io sono così. Geek fun: codici colore esadecimali, parole e date.
_Li voglio vedere a fare Help the aged. il fumetto di Archie «hackerato» per mettere in scena Common People dei Pulp. (via)
_It's all about Galileo. Nominare invano, Martowskaja fa un magistrale riassunto dell'affaire Gabriella Carlucci VS il mondo della fisica di qualche giorno fa.
_Cosa hanno in comune il twee-pop, i Baustelle e le donne nude? Ovviamente Stefano Poletti, che oltre ad essere voce dei Pecksniff è anche regista di videoclip: le sue ultime produzioni sono lo psichedelico Charlie fa surf dei Baustelle e il pruriginoso Last dei Fake P (di cui in molti aspettano la versione non censurata). Del fatto che dipinge e scrive poesie parliamo un'altra volta.
_Il passato che non passa, il futuro che non futa, il presente che non presa. Già segnalato da chiunque, ma enorme: la Cortellesi nei panni della Santanchè.
_File under stasera a Bologna: dalle 22 al Locomotiv c'è il party di Matite per la radio dei cugini di Radio Città del Capo. In consolle un po' di fumettisti (tra cui Ema, e sono curioso di scoprire chi sono gli altri), e a seguire anche Enzo e Francesco (la cui trasmissione Maps ieri è stata di nuovo linkata da Pitchfork per il live dei Los Campesinos). Se riesco a rinnovare la patente, ci si vede là.
_Freeconomics. Una lettura obbligata per chiunque lavori con/nel la rete: Free. Why $0.00 is the future of business, il nuovo articolo/saggio di Chris Anderson, già Editor-in-chief di Wired e autore dell'epocale The long tail.
_The drums the drums the drums the drums. Il tormentone del mese per il sottoscritto (e un sacco di altra gente) è Great DJ dei The Ting Tings. A tal proposito ieri Fabio diceva: «Si accettano scommesse sul giorno in cui “Great DJ” dei Ting Tings diventerà stacchetto a “Striscia la notizia”», e come dargli torto. A me, per dire, ricorda un sacco l'indimenticata Short Dick Man dei 20 fingers; anche perchè la mia versione preferita non è l'originale ma l'ancor più tamarro -contagiosissimo- remix di Calvin Harris:
The Ting Tings - Great DJ (Calvin Harris remix) (MP3)
_Che sia un flashback? Il luogo più strano in cui incontrare un attore di Lost: al minuto 3:36 di uno dei più noti videoclip degli anni '90.
_Ci si potrebbe fare un graffito. Ora che, mio malgrado, ho una specie di portatile anch'io (non che mi serva, peraltro), la cosa potrebbe pure interessarmi (ma anche no): Laptop Sleeves, Skins and Stickers. Ci sono un sacco di belle idee.
A suo tempo il fantastico Nanopops ci aveva fatti letteralmente impazzire; ora, con lo stesso principio ma senza raffinatezze grafiche pixelose, c'è Group Quiz: un file Excel con 270 nomi di band da indovinare partendo dalla sola foto. In mezzo c'è di tutto, dai classici a alle boy band, dai gruppi hair metal ai quartetti vocali, io sono arrivato intorno al centinaio (beccando anche gli Sparks e i Crazy Town, mica pizza e fichi) ma a giudicare dalle facce quelli che mi mancano non sono proprio coperti dal mio radar. Mi date una mano?
[senza hackerare il file o cercare le soluzioni, dai]
[grazie Apomorfina]
Due cose che mi hanno lasciato un po' perplesso:
Prada - Trembled blossoms - Music & Lyrics by Cocorosie (FLASH VIDEO)
[ben fatta ma, non so...Prada??]
Devendra Banhart - Dress me (FLASH APP)
[simpatica (?), ma bruttina]
[Drumming to Super Mario 2. Tamarrissimo, splendido.]
Sarà che questo per me è un periodo di pessimismo e fastidio cosmico misto a demenza un po' isterica, ma me la dite una cosa? Sembra solo a me, oppure -Italia a parte, cfr. il Currently Listening qui sopra- questo 2008 finora è stato piuttosto avaro di dischi belli?
I Foals mantengono quello che promettevano ma non vanno oltre (e non riesco a capire se -ormai metabolizzati i vecchi singoli- ce lo ricorderemo ancora tra qualche mese come disco), Vampire Weekend carucci e simpatici ma dai, siamo seri, Why è sempre un grande ma brividi sto disco qua non troppi, These new puritans ben fatto ma mancano i pezzi da ricordare, The Kills è il loro disco migliore ma stanca in fretta, Teenagers mi divertono sempre ma il disco è prodotto da culo, MGMT ha 2 pezzi meraviglia e il resto è un po' una palla, Adam Green zzzzz, tra i millemila gruppetti rock'n'roll non svetta nessuno che regga più di qualche ascolto, ai millemila progetti di cantautorato classico più o meno retrò (She & Him, il ritorno del duo Campbell/Lanegan, Cat Power) manca la personalità per svettare oltre la maniera, dal dancefloor tutto tace (a parte Hercules, Anthony e compagnia e i Does it offend you yeah?, che entrambi hanno uno spaccapista e il resto è rispettivamente disco DFAta un po' noiosa e nu rave andato a male), Malkmus ha scoperto gli assoli di chitarra e forse era meglio di no (ma rimane un grande e il 2 Giugno per la sua data all'Estragon non si può mancare), Nick Cave è solido ma il confronto con uno qualsiasi dei dischi precedenti (a parte il mostruoso Nocturama, ovviamente) è impietoso, i Long Blondes al primo ascolto fanno quasi paura (agli ascolti successivi si apprezza Alkan in regia e si salva il paio di pezzi che reggono, il resto è nulla), i Portishead sono eccellenti ma il cuore l'hanno già colpito quattordici anni fa e ci si può fare ben poco, e via andare, ce ne sono molti altri che neanche mi ricordo, e questo già la dice lunga.
Cosa mi sto perdendo? Cosa sto sottovalutando? A parte l'ottimo produzione italiana di inizio anno (Offlaga, Don Turbolento, Baustelle, Benvegnù...) quali sono i grandi dischi che finora ci ha dato il 2008?
Qualche anno fa si sarebbe usata la parola Serendipità; ora -invece- è un semplice e più banale scherzo del caso, o più probabilmente di una mente maliziosa e creativa che ha provato a sfruttare uno dei tanti buchi della società dell'informazione come strategia promozionale, riuscendo di fatto ad ottenere almeno un po' dell'attenzione che (stavolta probabilmente a ragione) pensava di meritare.
E così, tra un mp3 scaricato e l'altro, il mislabeling -probabilmente volontario- di un disco ti porta a scoprire una grande canzone che non c'entra nulla con quello che pensavi di ascoltare. Si spacciava per un pezzo nuovo dei Guillemots, quartetto inglese con un buon disco alle spalle (in cui spiccava la splendida Trains to Brazil), ma voce, stile e arrangiamento non quadravano per nulla. E' bastata una ricerca del testo su Google per scoprire che si trattava invece di un misconosciuto artista electro/indie-pop francese (tale T.), uscito in patria anni fa e nel mondo l'anno scorso per l'etichetta svedese Black Star Foundation.
E al diavolo i Guillemots: Dancing together è una grande canzone, un pattern dolceamaro e ballabile che non dispiacerà ai fan delle cose più pop della Morr, dei Radiohead più idiotecari e dei Postal Service in mood malinconico. Ora non riesco a smettere di ascoltarla: colpo basso riuscito, ma non provateci mai più.
T. - Dancing together (MP3)
In questi tempi in cui dopo due ascolti si è costretti a decidere se un disco vale qualcosa oppure non merita attenzione (e dopo dieci -in ogni caso- è già vecchio), e in cui anche i dischi migliori si perdono nell'incertezza delle mezze tinte e nelle perplessità dei 'se' e dei 'ma' che frenano in partenza quasi ogni entusiasmo, è stato strano imbattersi in un disco che suscita sensazioni forti come Amen dei Baustelle. Al confronto col disco intero, il gran parlare che abbiamo fatto del singolo Charlie fa surf appare ora oltremodo fuori misura, una discussione sproporzionata su un piccolo particolare (seppur importante) di un quadro che allora non avevamo ancora avuto modo di esaminare nella sua interezza. Amen è un disco patinato ma estremamente sporco, con momenti altissimi e passaggi a dir poco squallidi, un cerchiobottismo sapiente di cui sai di non poterti fidare ma che ti fa inesorabilmente vittima, e un'antipatia perfetta che ti concede la giusta distanza (cosa che non succede MAI con le band italiane) per odiarlo con intensità oppure innamorartene senza mezze misure. O anche, come sta succedendo a molti di noi, entrambe le cose contemporaneamente.
E questo, al di là dello specifico giudizio di valore sul disco, è più o meno un miracolo.
[nel senso baustellianno del termine]
I Baustelle suoneranno questo sabato all'Estragon di Bologna, e anche se è noto che la performance live non è esattamente la loro dimensione ideale, sono molto curioso di vedere cosa combineranno sul palco e, soprattutto, come sarà composto e come reagirà il pubblico che accorrerà sicuramente numeroso ad assistere. E sarò parimenti molto curioso di mettere i dischi dopo il concerto, ospite in consolle del principe DJ Mingo, per capire se a Charlie piacciono i Foals e se conosce i Don Turbolento. Mi porterò dietro una compilation di brutal metal, per ogni evenienza. E una mazza da golf.
[foto]
Baustelle - Bruci la città (live a Vicenza 2008) (MP3)
[diciassettesima puntata]
_Se scrivi un post per punti vuol dire che non hai idee. O tempo. O che ti sei bruciato tutto il weekend dentro casa a formattare e reinstallare il PC, imparare a usare il tuo nuovo N81 e a starnutire a causa dell'allergia. Avete presente il delirio di cose da fare della settimana scorsa? Ecco, è ancora praticamente tutto da fare. Nonostante ciò:
_Calembour della settimana. Charlie fa surf.
_Che tu sia per me il coltello (again). Tra un mese e mezzo tornano i dEUS, e dei due nuovi singoli usciti finora (il primo -bruttino- è qui) quello in duetto con Karin Drejer Andersson, già splendida voce degli splendidi The Knife, mi piace un sacco:
[link originale via]
dEUS feat. Karin Drejer Andersson - Slow (MP3)
_Stayin'alive. Barack 'Barry' Obama, circa 1979.
_Sport nazionale. Avete presente Music Club, free press musicale di poche pretese che si trova spesso in giro per locali e concerti? Non è certo una pubblicazione nota p