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martedì, 24 novembre 2009

Il Diavolo non legge Batman

di PeggyG
Nel romanzo di Joe R. Lansdale, ambientato in Texas nel 1958, tra due ragazzini si svolge questa eloquente conversazione:
“-Vuoi che te ne porti altri di fumetti? Te li presto volentieri, però poi me li devi rendere.
-Altri Batman ne hai?
-Naa, solo quelli. Ho qualche Superman, però, anche se quelli nuovi non li posso comprare. Costano un decino. Ma nel negozio dei signori Greene, nel retro, hanno un sacco di roba con la copertina mezza tagliata. Può darsi che ci sia anche qualche Batman. Li fanno solo cinque centesimi. Appena ho cinque centesimi vado a dare un’occhiata.
-Perché li tagliano in quel modo?
-Se non li vendono dopo un po’ di tempo, tagliano via metà della copertina, la rimandano indietro, si fanno rimborsare, e poi rivendono il giornaletto lo stesso. A metà prezzo. Non dovrebbero, ma tanto lo fanno. I miei, li devo nascondere ben bene, perché mio padre li riduce in mille pezzi. (…) Secondo lui sono opera del Diavolo. Io ci ho pensato su, ma non me lo riesco a immaginare il Diavolo che legge un fumetto di Batman.”
Lansdale Joe R. , La sottile linea scura, Torino, Einaudi, 2004, pp. 70,71

Il Natale si avvicina cari adoratori di Satana, ecco le ultime uscite:




Vanna Vinci, Gatti neri, cani bianchi, (Kappa Edizioni, 16 euro)

Vanna Vinci è una delle più importanti fumettiste italiane. Ha pubblicato già moltissimo con il suo inconfondibile stile dark (è una grande fan di Marc Bolan, tra l’altro). Se non la conoscete dovete assolutamente leggere qualcuno dei suoi fumetti come Sophia, Aida al confine, Viaggio sentimentale, L’età selvaggia, Una casa a Venezia o il bellissimo Ombre. La Vinci torna con una nuova opera. Gilla è una giovane ragazza indecisa sul futuro e insoddisfatta della propria vita. Trasferitasi a Parigi per iscriversi a una scuola, è ospite di Cicci, una donna piena di energia che vive immersa nei miti degli anni ’70. Così Gilla si ritrova a frequentare da una parte i ragazzi del corso – imbastendo una strana storia con un ragazzo fascinoso – e dall’altra il gruppo di amici quasi sessantenni di Cicci, rischiando di essere travolta dalla loro vitalità. Sosteniamo i buoni fumetti italiani.



Line Hoven, L'amore guarda da un'altra parte, (Cononino press, 15 euro)
Line Hoven è una delle punte di diamante del nuovo fumetto tedesco. Nata a Bonn, ha lavorato a lungo come costumista per il teatro stabile di Kassel, per poi studiare arti visive nella stessa città. Figlia di un tedesco e di un’americana, l’autrice racconta la storia di come si è formata la sua famiglia, partendo dai nonni paterni durante il Reich da una parte, e da quelli materni negli USA antitedeschi dall’altra. L’amore e la delicatezza con cui sceglie di raccontare questa storia si concretizzano anche nella tecnica in cui ha scelto di raccontarla: 3 anni di paziente incisione di lastre di cartone rivestito di uno strato di gesso e di uno di inchiostro, quelli che in Italia pare siano chiamati col nome inglese scraperboard o scratchboard.
Le sezioni delle storie sono introdotte da riproduzioni di veri documenti d’epoca (foto, biglietti, fatture di elettrodomestici). Annotazione linguistica: le parti ambientate in Germania hanno i dialoghi in tedesco, mentre i dialoghi svolti negli USA sono completamente in inglese. Reinhard e Charlotte parlano un misto di tedesco e inglese con qualche interferenza e qualche errore grammaticale.
Un prodotto di alta qualità ma molto particolare, per amanti del genere.




Daniel Clowes, Come un guanto di velluto forgiato nel ferro (Coconino Press, 16 euro)
Il già notissimo autore del fortunato Ghost World torna con una nuova tragicommedia intrisa di realismo magico.
Dunque, il trucco di questo autore è inserire elementi fantastici e (molto) inquietanti in un mondo realistico, con personaggi assurdi e freak.
Daniel Clowes secondo il mio modesto parere questa volta ha toppato e di brutto.
Il fumetto è incomprensibile, brutto, noioso e neanche poi troppo inquietante.
Lo so che ha vinto anche dei premi ma secondo me è solo perdita di tempo.





Manuele Fior, La signorina Else (Coconino Press, 17,50 euro)
Una bella novità appena fatta uscire dalla Coconino.
Manuele Fior reinterpreta la celebre breve novella di Arthur Schnitzler.
Else, figlia di una famiglia dell'alta borghesia austriaca, è in villeggiatura in Italia, quando apprende per posta che suo padre è minacciato d'arresto a causa di un'imminente bancarotta. La madre le chiede di sollecitare Von Dorsday, un ricco mercante d'arte e amico di famiglia, al fine di recuperare la somma necessaria a scagionare il padre. Ma alla richiesta di Else, Von Dorsday risponde con un ricatto: verserà il denaro a patto che Else si lasci contemplare nuda per un quarto d'ora. Magistrale nella composizione e nell'arte della messa in scena Fior rievoca la grande tradizione del secessionismo viennese (Schiele, Klimt ma anche l'inquieto Much) per metterla al servizio di un grande testo della letteratura di ogni tempo.




Brian Wood - Ryan Kelly, LOCAL, (Double shot, 18 euro)
Brian Wood (DEMO, DMZ, POUNDED, Northlanders, Supermarket) e Ryan Kelly (Lucifer, American Virgin, The New York Four) presentano LOCAL, una raccolta di dodici racconti collegati tra di loro dal personaggio di Megan McKeenan, una ragazza che scappa da Portland, Oregon, con solo uno zaino e il desiderio di viaggiare. Ambientato in dodici diverse città del Nord America, questo volume, frutto di attente ricerche e meticolosamente illustrato, presenta integralmente la serie indipendente acclamata
dalla critica americana nel 2007. Con una appendice a colori con tutte le copertine
originali. Bellissimo, angosciante. D’altra parte cosa cazzo è la vita se non un continuo smarrimento.





Garry B. Trudeau, Doonesbury. L’integrale 1970-1972, (Black Velvet, 27 euro)
Se conoscete e leggete Linus (e come potete NON conoscerlo) sicuramente vi è stra-noto Doonesbury. Il fumetto incubo dell’amministrazione Bush e di tutte quelle che la hanno preceduto (con Obama si è decisamente ammorbidito) viene ripubblicato in Italia integralmente. Un fumetto quotidianamente in trincea, in grado di influenzare i media e l’opinione pubblica. Con un cast di una ventina di protagonisti e almeno un centinaio di comprimari, Doonesbury osserva giorno dopo giorno i vizi della politica, della società e dell’antropologia statunitense (ma non solo). Lo fa con ironia incessante, attraverso il racconto in diretta delle vite di un gruppo di ex studenti di college, ingenui e sinceri, coraggiosi e generosi, assetati di giustizia in un Paese che spesso si beffa di loro, e li lascia liberi di commettere (parecchi) errori.
Questa edizione integrale, a cura di Omar Martini e Matteo Stefanelli, presenta per la prima volta tutte le strisce quotidiane e le tavole domenicali in volumi che raccolgono due annate complete. Ad arricchire l’opera, una serie di testi realizzati da storici, giornalisti ed esperti di fumetto (Bruno Cartosio, Antonio Dini, Paolo Interdonato, Matteo Stefanelli) ci accompagnano in un viaggio intorno a Doonesbury, raccontandone l’esperienza attraverso l’evoluzione della società americana, gli intrecci con la storia dell’informazione, e il contesto del fumetto realistico e del comics journalism.
Che dire questo è un signor regalo di Natale per voi stessi ovviamente.




Osamu Tezuka, La storia dei tre Adolf (Hazard Edizioni, 10, 33 euro per ciascun volume)
La Seconda Guerra Mondiale vista attraverso la storia di tre uomini di nome Adolf, destinati a vite diverse, ma in intreccio perenne, accomunate solo dall’odio. Adolf Hitler è il primo di questi tre uomini: la sua filosofia lucida e folle viene resa perfettamente da un tratto deciso, volutamente caricaturale: le braccia allungate come per abbracciare e stringere a sé un mondo che si vuole dominare con il sangue e la morte.
Il secondo e il terzo sono due bambini, Adolf Kaufman, figlio di un diplomatico tedesco e di una donna giapponese, e Adolf Kamil, appartenente a una famiglia ebrea. Amici per la pelle, i due ragazzi cresceranno in ambienti diversi e saranno obbligati a scelte che mineranno il loro legame di odio e antagonismo. Al centro dell’intreccio narrativo è il segreto che entrambi i ragazzi custodiscono gelosamente: la prova che Hitler è un ebreo!
I cinque volumi costano molto ma vale davvero la pena, per cui potete comprarli oppure potete fare come me, quando il tipo con cui uscite vi lascia vi dimenticate di restituirglieli.




Chris Ware, Jimmy Corrigan. Il ragazzo più in gamba sulla Terra (Mondadori, 25 euro)

Uno dei capolavori del fumetto contemporaneo arriva finalmente in Italia dopo anni di ostracismo.
Una delle grapich novel da cui non si può prescindere.
Una storia ricca di forza e malinconia che si dipana in una Chicago impetuosa e disordinata nella sua crescita industriale e sociale. Anno 1893. Esposizione Universale. Un bambino di nove anni, tale Jimmy Corrigan, viene abbandonato dal padre in cima ad uno dei più maestosi edifici della fiera. Quasi un secolo dopo un altro Jimmy Corrigan, signore di mezza età anonimo,cicciottello,imbranato e privo di amici, riceve una lettera nella quale suo padre gli chiede inesplicabilmente e perentoriamente di incontrarsi con lui. Ecco la partenza di una tragicomica quanto eccezionalmente superba storia di riunione e saga familiare.
Sono abbastanza curiosa di vedere come avranno levato le gambe dalla traduzione, incrociamo le dita.




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domenica, 11 ottobre 2009

Graphic Novel. Lo stato dell'arte (in Italia)

di PeggyG
C'è crisi, ormai è tautologico, e la crisi colpisce anche e soprattutto il mondo del fumetto. Le nuove uscite si contano davvero sulle dita di una mano. Il mercato è fermo, o sembra tale, mentre all'estero si pubblica molto di più. L’appuntamento con Lucca Comics è ormai alle porte e ci si chiede quali saranno le novità presentate dalle case editrici (tranne questa chicca).

Ecco le uscite più recenti:



Il gusto del cloro di Bastien Vivès (Black Velvet, 18 euro)
Bastien Vivès è il giovanissimo fumettista (1984) scoperto da Gipi durante la sua trasferta parigina. Risulta infatti abbastanza simile al nostro autore italiano, tuttavia Vivès si concentra soprattutto sui drammi amorosi, tema che Gipi non si sogna di toccare. Per adesso ha pubblicato in Italia solo Il gusto del cloro per la Black Velvet (premio come “Rivelazione” al Festival di Angoûleme del 2009). Questa graphic novel è la storia di un incontro tra due persone in una sorta di limbo spazio temporale ritagliato dentro alla vita di tutti i giorni, vita che avvertiamo appena scorrere fuori dalla piscina, fatta di altre persone, lavoro, impegni. I disegni al limite del minimalismo e un finale più che aperto sono riusciti a stringere lo stomaco di chi sta scrivendo.
Se masticate un po’ il francese potete trovare i fumetti di Vivès su amazon.fr, sinceramente sono tutti validi. Nell'attesa potete continuarlo a seguire sul suo blog "Comme quoi".




Asterios Polyp di David Mazzuchelli (Phanteon Books, 18 euro su ebay)
David Mazzucchelli ha realizzato due tra le più importanti saghe superoistiche degli anni ottanta, entrambe scritte da Frank Miller: Daredevil Born Again (1986) e Batman Anno uno (1987). Ultimamente ha abbandonato questo genere per impegnarsi in altri progetti collaborando con Paul Karasik alla trasposizione grafica di Città di vetro di Paul Auster (1994) e realizzando illustrazioni per il The New Yorker.
Nel corso del 2009 è stata pubblicata negli USA la graphic novel Asterios Polyp, a cui ha lavorato per una decina d’anni.



Evo la ragazza del fiume vol. 1 di Tommaso Destefanis e Andrea Vignali - Francesco Trifogli (Double Shot, 7 euro)
La protagonista Fiore è una ragazza fuori dal comune, ha il potere di creare dei ponti tra mondi diversi. Come insegnano i supereroi “grandi poteri, grandi responsabilità”, ma per Fiore la vita è più che altro un incubo continuo. Il primo numero di questa serie mette molta carne al fuoco, ed è ancora da vedere come le linee della trama riusciranno a formarsi. Quello che per ora è ben visibile è l’altissima qualità dei disegni, che creano un mondo onirico in cui realtà e sogno si fondono.
Questo fumetto mi ha ricordato un altro grande albo (sempre pubblicato dalla Double Shot e poi da Vertigo), DEMO di Brian Wood e Becky Cloonan. Anche lì la scoperta dei “poteri speciali” in un gruppo di adolescenti è narrata con un bianco e nero fortissimo che rende bene lo straziante percorso per diventare grandi. “When you grow up, your heart die”.



New York Diary di Julie Doucet (Purple Press, 13.90 euro)
New York diary è un’opera del filone underground americano che ci mostra la faccia sporca della New York anni Novanta e racconta la piccola odissea erotico-metropolitana di una ragazza timida. Un sogno americano di sapore punk, una favola con una protagonista che sguazza in un mare di dubbi, paranoia e gente sballata. Compiti a casa, ex fidanzati con tendenze suicide, droghe delle peggiori e crisi epilettiche sono il pane quotidiano di questa autrice canadese.
Julie Doucet nell’intervista in appendice dichiara di sentirsi più un’artista a tutto tondo che solo una semplice fumettista. A me questo fumetto non ha convinto troppo, il tono naive con cui racconta anche le tragedie peggiori alla lunga da un po’ sui nervi.



Dykes di Alison Bechdel (Bur, 21 euro)

Dykes esce dopo il grandissimo e assai meritato successo del primo libro della Bechdel Fun Home (che se non avete letto vi invito calorosamente a procurarvi). Diciamolo subito. questo Dykes non è all’altezza del precedente. Il volume raccoglie alcune delle strisce uscite sui giornali americani dal 1983. La striscia ha raccontato per anni (secoli prima che arrivasse il patinatissimo “L World”) la vita di tutti i giorni delle lesbiche americane con un tono umoristico che lascia un po’ perplessi. Comunque, invece di spendere 21 euro, potete farvi un’idea del fumetto direttamente dagli archivi del blog della Bechdel.



Pets di Lucia Biagi (Kappa, 7.65 euro)

Chi non si ricorda Posi e Nega di Creamy? Tutti i protagonisti dei cartoni animati giapponesi avevano degli “aiutanti animali”. Inflessibile nelle sue analisi, lucido e attento a non farsi trasportare dai sentimenti (ma ci riesce poco), un gruppo di criceti scruta le gesta quotidiane della giovane Alice, creando un nuovo, inaspettato, divertente e a tratti vertiginoso modo di guardare il mondo degli adolescenti! L'allegra banda di piccoli roditori, nel tentativo di mettere ordine nel groviglio di sentimenti contrastanti, decisioni sempre rinviate e faticose ripartenze che riempiono la vita di Alice, si fanno aiutare da alcuni dei tanti animali di cui lei si è sempre presa cura: un pappagallo, un coniglio e perfino un pipistrello. Il risultato è il ritratto agrodolce di un'adolescente inquieta ma non troppo, ribelle ma con pigrizia, spaventata dalla vita, come tanti suoi simili. Uno storia molto naive (solo per amanti del genere).



Casa Bonelli



La casa editrice più “retrò” del panorama fumettistico italiano ha presentato alcune novità nella sua scuderia. Della prima ci liberiamo subito: si chiama Caravan ed è praticamente la trasposizione a fumetti di un telefilm neanche poi così bello (“Jericho”).



La seconda invece è una buona notizia: Luca Enoch  conclusa l’avventura con Gea, è tornato a pubblicare Lilith. La protagonista disegnata ispirandosi a Kate Beckinsale deve salvare il futuro degli esseri umani viaggiando nel tempo. La storia non è male e dal secondo numero direi che ha ingranato bene. Comunque Enoch, anche se si è dovuto un po’ “ripulire” da quando lavora in Bonelli è sempre una garanzia.

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venerdì, 17 luglio 2009

Diego Stocco - Music From A Tree

di PeggyG
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lunedì, 06 luglio 2009

Hibi no Neiro by Sour

di PeggyG


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martedì, 09 giugno 2009

Let me take you on a trip

di PeggyG


La 53° Biennale d’Arte Contemporanea di Venezia è la mia sesta Biennale. Ogni volta è un’esperienza che comporta un grande sforzo sia fisico (buone gambe) che mentale (concentrazione e rapidità nel giudizio). Richiede tempo (due giorni almeno, ma sarebbe meglio tre), richiede soldi ed entusiasmo.
E’ inevitabile rimanere affascinati maggiormente dalle opere più “forti” che riescono ad emergere nel bailame generale, sempre tantissime le opere presenti (forse anche troppe, considerando la bassissima qualità di alcune). Sono quindi, probabilmente, un po’ svantaggiati gli artisti più minimalisti o più dimessi ma neanche questo è sempre vero. Si può rimanere colpiti da cose piccole come annoiarsi con le grandi installazioni.
Questa mia piccola recensione sarà pertanto inevitabilmente parziale, parlerò cioè solo di quello che a me è sembrato più interessante.
Che la visione abbia inizio.

ARSENALE

All’Arsenale mi è sembrato di trovare spesso il tema del ricordo, il desiderio di ristabilire un contatto forte con la propria infanzia, i giochi, i luoghi. C’è un’atmosfera più intima, casalinga, fatta di spazi spesso al chiuso.
La prima cosa che si vede entrando è la grande installazione di Lygia Pape, fili metallici scendono dalle pareti, la sala è quasi all’oscuro. Installazione che non ho trovato per niente suggestiva anche se la didascalia suggeriva che l’artista rende materiale l’immateriale.



La grande sala di Pistoletto con i suoi specchi rotti sicuramente è molto scenografica. Ma perché ripresentare adesso lavori già visti in passato? E’ un’operazione che mi lascia un po’ perplessa.




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giovedì, 19 febbraio 2009

Talking about Rev-Omologation

di PeggyG



Il fotografo Ari Versluis e il profiler Ellie Uyttenbroek hanno lavorato insieme fin dall’ottobre 1994. Ispirandosi al dress code di diversi gruppi sociali hanno sistematicamente documentato numerose identità durante gli ultimi 14 anni. La street scene di Rotterdam multiculturale e eterogenea rimane la principale protagonista della loro ricerca.




Hanno chiamato il risultato Exactitudes: una contrazione tra exact e attitude.
Versluis and Uyttenbroek hanno dimostrato che le persone quando cercano di distinguersi lo fanno assumendo in ogni caso una ‘group identity’. Nei loro scatti l’apparente contraddizione tra individualità e omologazione è portata all’estremo.




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lunedì, 02 febbraio 2009

Tetsuya Ishida: l’uomo-macchina

di PeggyG
Tetsuya Ishida è un pittore Giapponese nato nel 1973 nella prefettura di Shizuoka e morto nel 2005 buttandosi sotto a un treno.



Tetsuya Ishida dipinge scene ordinarie della vita giapponese dove il protagonista (lui stesso) è intrappolato in corpi-macchina, spesso parte di catene di montaggio. Altre volte il corpo è fuso con elementi architettonici che siano scuole, paesaggi, marciapiedi, giardini o elementi più piccoli quali lavelli, toilet, letti, automobili. Le sue opere parlano anche di vite passate in solitudine, esperienze tipiche degli Otaku ma anche nuclei familiari dove vige l’incomunicabilità.



Tetsuya Ischida sembra dirci che la fusione di uomo e macchina rappresentata da film come Testuo non è solo immaginazione ma un aspetto della nostra vita di cui sembriamo non accorgerci.





Sul web purtroppo non si trova molto su di lui, ma dando un’occhiata ai suoi lavori hanno una potenza evocativa tale che si spera in una suo retrospettiva europea o almeno in un pubblicazione al più presto per conoscere meglio la storia di questo artista così visionario e sfortunato.







Gallery
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mercoledì, 07 gennaio 2009

The Pink & Blue Project

di PeggyG

 

JeongMee Yoon è una fotografa sud coreana che ha iniziato “The Pink and Blue Project” ispirandosi a sua figlia di 5 anni. La ricerca si interroga, com’è evidente, sul tema delle differenze di genere e del consumismo. Il monocromo delle camerette evidenzia scelte culturali e sociali che vengono compiute ancora prima che i bambini nascano e/o sviluppino una loro identità propria.
Molto interessante anche il lavoro sui luoghi di lavoro Space-Man-Space.

 

 

Voi cos'avete ricevuto a Natale?

 

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mercoledì, 26 novembre 2008

Young Hearts run free

di PeggyG

Se saltando da un blog all’altro si entra nel giro dei giovani illustratori americani il rischio è quello di non uscirne più. Tanta è la ricchezza espressiva che l’effetto è simile a quello che può capitarvi quando entrate per la prima volta in un negozio di fumetti a Parigi, per intendersi. Non si sa davvero dove guardare. Sono artisti diversissimi sia per tecnica che per stile. Una cosa è: certa questi ragazzi non hanno timore di osare. La cosa più sorprendente è che ognuno di loro abbia già uno stile così personale, definito e inconfondibile.


Joshua Middleton


Joshua Middleton è un fumettista che ha lavorato sia per la DC Comics che per la Marvel. E’ diventato celebre soprattutto per le sue copertine. I supereroi che lui disegna non sono più le proiezioni utopistiche di adolescenti imbranati, personaggi tormentati e a volte insicuri. Con la fluidità dei movimenti, la brillantezza del colore, Middleton esprime la sfrontatezza e l’arroganza di una generazione (quella dei giovani americani di classe medio-alta)  che può permettersi davvero tutto senza preoccuparsi di quello che capita nel resto del mondo.



Owen Freeman

Chinatown, illustration proposal based on unsolved crimes in Los Angeles.


Owen Freeman è un artista che trae la sua ispirazione dagli articoli di cronaca di cui deve realizzare le illustrazioni. Questa necessaria aderenza con la realtà, rende le sue opere ancora più interessanti perché non si limitano ad una semplice trasposizione grafica di quello che è successo, ma riescono a darne una precisa interpretazione. La cupezza degli scenari disegnati da Freeman mi ricordano il fumettista italiano Corrado Roi che negli anni novanta ha disegnato alcuni indimenticabili numeri di Dylan Dog. Mi colpiva soprattutto la violenza che riusciva ad evocare con il suo tratto spezzato. La stessa atmosfera sospesa e il senso di minaccia imminente potrete ritrovarle nelle vignette di Freeman.


Clapped, interpretation based on a collection of articles on killings in self-defense.


Celia Calle



Celia Calle è una illustratrice che ha iniziato realizzando poster per Jean-Paul Gaultier, Calvin Klein Collection, Tommy Hilfiger. I suoi interessi sono dunque orientati verso un mondo assolutamente femminile: la moda. Il suo stile ricorda infatti la tipica attività dei grandi stilisti di disegnare modellini con donne dalle proporzioni innaturalmente allungate. Per fortuna però non si ferma a questo e l’ironia che mette in ogni illustrazione fa sorridere e riflettere sulle dinamiche nei rapporti uomo-donna negli anni 2000, soprattutto per quanto riguarda i suoi disegni per la miniserie della DC Comics “American Virgin”.



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venerdì, 31 ottobre 2008

Art is always contemporary

di PeggyG
Quando avevo ancora un blog c’era un rubrica molto amata era quella in cui confrontavo arte antica e arte contemporanea rimarcando le somiglianze tra opere realizzate da artisti diversissimi e mostrando come ci sono lunghi fili tirati tra secoli e continenti. Sono influenze, suggestioni che ogni tanto riemergono, mai coincidenze.
Vorrei confrontare una ormai leggendaria installazione dello Studio Azzurro (loro sì che erano fighi mica quel cerebroleso di Cattelan) del 1984 Il nuotatore va troppo spesso ad Heidelberg (The swimmer) con La tomba del tuffatore, del 480-470 a.c. (Paestum, Museo Nazionale).



L'installazione più nota dello Studio Azzurro è il "Nuotatore" del 1984; in un grande ambiente sotterraneo in cui è stata costruita una piscina attraversata da una serie di monitor scorre l'immagine di un nuotatore. Lo spettatore che si trova all'interno di questa piscina assiste al va e vieni instancabile del nuotatore che attraversa gli schermi in successione. Nell'incessante andare e venire del nuotatore da un bordo all'altro della piscina, la ripetizione del movimento diventa ossessiva. Sul primo momento narrativo, ampio e disteso, quasi ipnotico, lungo l'intera fascia di monitor, si sovrappongono cento frammenti episodici, limitati ciascuno ad un solo monitor. Lo spettatore dovrà ricomporre le varie tessere della storia innescata e appena suggerita, chiamato ad investire l'intero patrimonio del suo immaginario. La sua condizione non è più quella dell'osservatore che assiste ad una rappresentazione, ma quella di vero e proprio attore, che agisce all'interno del racconto e ne decide lo sviluppo.



Nel video singolo, posto in testa alla "video/piscina", viene proiettato una sorta di film che propone sequenze di orologi segnanti differenti ore: ricordano i cronometri circolari che si usano nel corso delle gare di nuoto, ma in realtà sono manifestazioni evidenti dell’impossibilità di definire e stabilire il tempo di percezione, dell’opera e dello spazio.
Il "Nuotatore", diversamente dagli altri lavori dello Studio Azzurro, non è un’opera interattiva. Ma lo è invece lo stesso. Se spostiamo lo strumento della fruizione dal corpo all’occhio, ci accorgiamo che sono le molteplici possibilità di lettura a rendere interattiva quest’opera, e tutte le opere d’arte. "La Battaglia di San Romano" di Paolo Uccello, ad esempio, ha cambiato di significato, e quindi anche virtualmente di forma, grazie alle parole di Bernard Berenson che ci vide "una mischia di automi improvvisamente bloccatisi", quindi lo Studio Azzurro per filmare "il totale della battaglia", da quella frase del celebre critico ha trovato lo spunto per il proprio lavoro.





La tomba del tuffatore, è una delle opere dell’arte antica che mi ha più affascinato quando ancora studiavo all’Università. La figurina di questo antichissimo tuffatore mi è sempre sembrata anziché bloccata nel sarcofago estremamente viva e dinamica. Come se l’artista fosse riuscito a catturare l’anima di questo atleta. Nel sarcofago del tuffatore l’artista ha fissato un istante, il momento del tuffo dell’atleta, simbolo del passaggio dalla vita alla morte dice la didascalia sul mio libro, ma forse c’è qualcos’altro, qualcosa in più che non è facilmente descrivibile e che dà un fascino misterioso a questo pezzo.
Sia l’installazione dello Studio Azzurro che il sarcofago del tuffatore esprimono, a mio avviso, quello che è uno dei desideri più grandi dell’essere umano e cioè controllare il tempo. Per lo Studio azzurro questo si realizza spezzando in tanti monitor l’azione del nuotatore nella volontà di non perdere neanche un movimento, neanche un secondo di questa nuotata, mente nella tomba è fissato un solo istante, la tensione atletica tra il salto e l’entrata in acqua.
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mercoledì, 24 settembre 2008

Terrific Toys

di PeggyG

C’è un blog che non mi dimentico mai di andare a visitare: Toys Blog. Questo sito che a uno sguardo poco attento e superficiale potrebbe apparire poco interessante offre a volte degli spunti di riflessione niente male e delle perle trash storiche. Per esempio tipo questa:

 

Il mondo dei Toys si è a torto o a ragione fatto strada di soppiatto nel mondo dell’arte contemporanea. Ci sono gallerie in Italia che si occupano proprio di promuovere questi oggetti d’arte come la Dorothy Circus Gallery di Roma. Nel gran marasma che spazia tra oggettini discretamente carini e veri e propri prodotti artistici, ho scovato due ragazze che usano la loro manualità assolutamente femminile per cucire giocattoli che farebbero impazzire di gioia Tim Burton.

 

Marina Bychkova é nata in Russia e realizza delle bambole di porcellana. Queste dolls sono caratterizzate da una sensualità e una dolcezza estremamente intriganti. Se fate un giro nella gallery del suo sito non potrete non rimanere affascinati dalla delicatezza e dalla estrema cura per i particolari che caratterizza queste bambole. Non solo i volti, i capelli, ma anche le mani, i piedi sono decorati con un’attenzione quasi maniacale. Tuttavia la cosa più interessante in questi oggetti sono le giunture. Le bambole sono perfettamente snodabili e sono capaci di eseguire tutti i movimenti degli esseri umani. Questo desiderio di mimesi con il corpo umano ha portato Marina ha inventare queste giunture super snodate e al tempo stesso delicatissime. La bellezza di queste dolls si fa ancora più struggente se le guardiamo senza vestiti, nude in tutta la loro bellezza e allo stesso tempo mostruosità che viene celata una volta che indossano i suntuosissimi costumi. Sono esseri che appartengono ad un altro mondo, come le Geishe che appartenevano all’Ukiyoe, il mondo fluttuante. Queste bambole non sono chiaramente fatte per le bambine, ma per persone adulte che saranno capaci di apprezzare la cura e la scrupolosità con cui sono state costruite.

 

Anastasia Ward costruisce delle sculture e dei pupazzi interattivi terrificanti che contengono un piccolo motore, un altoparlante, un microchip, un rivelatore di movimento (una volta urtati, i piedi e le braccia si muovono avanti e indietro). Le creature sono dei piccoli Frankenstein-giocattolo, costruiti all’interno e all’ esterno con parti di vecchi peluche o giocattoli elettronici e meccanici già usati. Questi piccoli mostri rinsecchiti mi ricordano non so perché il neonato sul soffitto a cui si girava la testa nel film Trainspotting, e per certi versi anche le opere degli immensi fratelli Chapman. Devo dire però che mi sento molto più vicini e familiari questi piccoli aggeggi tremolanti e brutti che non le perfette bambole-androidi di Marina Bychkova. Nel loro essere orripilanti e disgustosi conservano qualcosa di teneramente goffo e rassicurante, sono sicura che, come diceva la pubblicità di quando ero piccola, questi piccoli mostri troveranno qualcuno pronto a firmare il contratto di amicizia con loro.

 

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mercoledì, 30 luglio 2008

Art is always contemporary

di PeggyG



D'estate si sa non ci sono notizie e allora i giornalisti inventano con la fantasia. Tra i soliti servizi sulla pantera sfuggita al circo che si aggira nella bassa padana, sull'invenzione del bikini, su quanto è fottutamente caldo vi regalo questa pillola scovata su wikipedia (ma da anni se ne parla ).

"More recently, an italian anthropologist speculated that Munch might have seen a mummy in Florence's Museum of Natural History which bears an even more striking resemblance to the painting 'The Scream' ".

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mercoledì, 04 giugno 2008

Suggestions from No Surprises

di PeggyG

La mente delle persone funziona in modi imprevedibili e incomprensibili. L’intelligenza spesso assume delle forme e dei colori molto diversi da persona a persona. C’è chi pensa a zig zag, chi pensa come una serie di cubetti lego messi uno sopra l’altro. La mia mente funziona così. Tutto inizia con un’immagine che mi colpisce. E’ un’immagine irresistibile, quasi violenta nella sua bellezza, che parte dall’osso sacro, risale la colonna vertebrale e arriva fino al mio cervello. E così l’immagine rimane lì giorno dopo giorno e ogni tanto torna a trovarmi nei momenti più impensabili, magari mentre aspetto l’autobus o mentre nuoto. Poi a poco a poco si tirano dei fili, si creano dei collegamenti nel mio cervello e di solito è così che nasce il post. Tutta questa premessa per parlarvi di alcune suggestioni che hanno preso il via dal video di No Surprises dei Radiohead.

 

 

Il 1997 fu un grande anno per la musica rock, c’erano i Verve, c’erano ancora i Super Furry Animals che facevano su e giù con i loro molleggianti, c’era anche Thorn di Natalie Imbruglia. In quell’anno uscì uno degli album che mi avrebbe cambiato la vita OK Computer. Se in 2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubrik l’intelligenza artificiale HAL 9000 mostrava un uomo indifeso di fronte ad una tecnologia che non è più capace di gestire e che lo ha superato, in OK Computer, i RH usciti da The Bends non hanno più problemi ad affidarsi al computer per scrivere un album che sarà visto come uno spartiacque.

 

 

Lasciando da parte queste problematiche, solo molti anni dopo (circa 10!) dovevo scoprire l’opera di Yael Davids, Aquarium, datata proprio 1997, in cui l’artista infila la testa in una scatola di vetro piena d’acqua. Difficile si tratti di un caso, probabile che si sia trattata di una suggestione che il regista Grant Gee era pronto a cogliere.

 

 

Yael Davids è un artista nato a Gerusalemme che vive ad Amsterdam. Nelle sue istallazioni/performance si dedica da anni a studiare le forme di silenziosa violenza sociale. Le performance di Davids costringono il corpo umano a mettersi in posizioni scomode e forzate. In Mattress l’attore è disteso sotto ad un materasso e respira solo attraverso un piccolo buco. Per il visitatore che si è perso l’inizio della performance il corpo dell’artista rimane di fatto invisibile.

 

 

In altre installazioni Davids costringe i visitatori a infilare la testa, le labbra o altre parti del corpo in buchi sulle pareti creando assurde situazioni di conflitto e tensione tra il corpo e lo spazio circostante. Se quella di Yael Davids è un’arte silenziosa che proprio nel silenzio e nel soffocamento dell’essere umano esprime quello che ha da dire, i Radiohead riescono ad esprimere pensieri, sensazioni che di solito rimangono nel silenzio nella testa delle persone che ogni giorno prendono l’autobus e si sentono soffocare.

 

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