2.0

lunedì, 16 novembre 2009

Dadaismo al potere

di inkiostro

Pino Scotto contro Federico Moccia da Chiambretti. Gli adolescenti italici non sono mai stati in mani migliori.

(via Disorder su FB)

 

[inkiostro | # | paese reale | commenti (9)]

venerdì, 13 novembre 2009

Ajò! In via Joe Strummer abito!

di inkiostro

 

E' una notizia troppo bella per essere vera, ma pare proprio che lo sia: grazie a una richiesta partita da Facebook e approdata sui blog, il ridente Comune di Tonara (NU) ha deciso di intitolare una via del suo paese a Joe Strummer, indimenticato leader dei Clash. La notizia campeggia sulla home page dello (splendido) sito del Comune di Tonara, ed è riportata dal blog che l'aveva rilanciata (Su Barraliccu). Altro che terra di pastori e pecore, in Sardegna sono avanti anni luce.

[grazie a Pirex. E perdonate il titolo vergognoso]

 

 

Joe Strummer & The Mescaleros + Mick Jones - White Riot (live 2002) (MP3)

 

 

lunedì, 09 novembre 2009

A ciascuno la sua presa

di inkiostro

[Clicca sull'immagine per ingrandire]

 

 

Le prese di alimentazione: ecco il tipo di cosa su cui ti soffermi a pensare solo quando (solitamente prima di partire per un viaggio) diventano un problema.

 

E invece questa cartina delle prese nel mondo è curiosamente affascinante, e mostra contemporaneamente scelte inspiegabili e apparentemente assurde insieme a pattern o affinità con radici storiche tra paesi che ora non potrebbero apparire più diversi. Notare che l'Italia è l'unica (insieme all'Etiopia -e fino a qui- alla Siria -?- e al Cile -?!-) ad avere la presa piccola con tre gambe allineate (che avrà anche un nome tecnico, che però ovviamente ignoro), che la Danimarca e la Tailandia sono le uniche a condividerne un modello, e che la Svizzera, che come al solito deve distinguersi, ne ha una unica al mondo (che hanno solo in Madagascar).

 

Su Gizmodo un sacco di dettagli, e la risposta alla domanda: verranno mai uniformati tutti questi modelli? La risposta ovviamente è no. Avevate dubbi?

 

giovedì, 05 novembre 2009

Psicopatologia spicciola del dj pretenzioso. Cap 1. La variabile Strappona

di benty
Della difficile arte di combinare birra, musica decente e donne discinte e alticce che ballano.

Ennesimo esordio (in prova) alla consolle dell´ennesimo bar del centro salonicchese, dopo lunghi mesi di astinenza. Primo ingaggio dopo aver smesso con le sigarette. Per un dj pivellino ci sarebbero giá abbastanza motivi di nervosismo da cominciare a guardare con benevolenza la lisa compilation dei Clash, quella con la abusatissima Should I Stay. Facile cedere alla tentazione di buttarsi sul sicuro mantenendo una finta integritá musicale (´zzo vuoi? Sono i Clash!). Ma qui non si é dj di primo pelo e il pivellino ci strapperebbe solo un sorriso paterno e condiscendente.

Ció non vuol dire che in qualche angolo oscuro delle borse sdrucite del dj smaliziato non risiedano cd contenenti pezzi assai piú vergognosi dell'anthem dei Clash. Singifica solo che i molteplici debutti hanno insegnato ad avere pazienza, a mettere in pratica i trucchi del mestiere, a rispettare tempi, rituali e tradizioni. Il vero dj smaliziato é quello che con una sola occhiata sa giá inquadrare le diverse tipologie di prede/ascoltatori/clienti presenti. Proprio in virtú di ció il dj smaliziato ha imparato a riconoscere l'importanza fondamentale per il suo lavoro di una particolare tipologia di avventori. L´importanza della variabile Strappona.

La variabile Strappona, per qualche arcano mistero, tende a concretizzarsi soprattutto nel corso delle decisive serate di prova. In genere la sua presenza e' assai beneaugurante, da qui deriva la nota espressione diffusa fra dj di sesso maschile 'God Bless the Stapponz'.

La variabile Strappona si manifesta solitamente in gruppi di due, massimo tre elementi. Raramente queste formazioni oltrepassano tale numero di componenti. Io sto scrivendo codesto post per testimoniare l´eccezionale accadimento di venerdi' 16 ottobre 2009, quando a Salonicco (Grecia) ho avvistato e filmato verso le 2 di mattina, davanti alla mia consolle presso il bar KAIADAS, un branco di 10 (dieci - DIECI) Strappone. Erano allo stato brado e si abbeveravano lungo il bancone con cocktail multicolori e miriadi di shottini, accompagnate da rari esemplari di tamarri maschi in calore, contraddistinti da una salivazione insolitamente abbondante. Una vera gioia per gli occhi del dj e per le casse del locale.

Ma soffermiamoci brevemente sulla descrizione della Strappona. La Strappona Vulgaris (cit. Giulia Blasi su Donna Moderna) é una ¨varietà di donna, distinguibile per l’abbronzatura color cuoio anche a febbraio, il piercing in zone banali e meno banali, le scollature ombelicali e le gonne inguinali (a volte sostituite dal pantalone a vita bassa con perizoma sporgente), il trucco carico e i capelli di colori inesistenti in natura,¨  e ci permettiamo di aggiungere a questa precisa descrizione, almeno la presenza di un tatuaggio visibile. Le strappone purosangue tendono a rispondere a nomi come Samantha, Jessica e Jennifer, proprio come gli esemplari delle piú vivaci comunitá di viados.

Al gestore del locale interessa solo che le Strappone consumino alcol. Sarebbe come preoccuparsi che un essere umano respiri. L´innata tendenza della Strappona all´alcol é parte del suo genotipo. A volte la Strappona non si rende immediatamente riconoscibile, finché lo stato di ebbrezza non ne rivela la piú intima natura, spesso con un repentino innalzamento del volume della voce (giá di suo vari decibel sopra la media), del tasso innato di molestia e di quello esterno di socializzazione.

Al dj interessa soprattutto comprendere a quale tribú musicale la Strappona appartiene. Generalmente la Strappona Vulgaris si colloca sul versante commerciale danzereccio e apprezza quasi sempre robacce tamarre tipo Crookers, Justice e Bloody Beetroots. Ma non é raro qui in Grecia imbattersi in esemplari di Strappona Rocker (dagli Steppenwolf ai White Stripes), Strappona Fricchettona (dai Mano Negra ai Gogol Bordello, che in Italia sarebbe il corrispondente della Strappona Pizzica Taranta e Caparezza), la Strappona Nostalgica (Bon Jovi e Guns and Roses), Strappona Confusa (dagli Abba ai Black Sabbath) e il rarissimo esemplare di Strappona Brit (se il dj mette i Pulp o gli Inspiral Carpets questo esemplare ha spesso delle visioni mistiche di Damon Albarn che le scatenano un istinto di riproduzione immediato e insopprimibile).


Tornando al mio avvistamento, il branco di Strappone é arrivato in ordine sparso, reduce da qualche altra scorribanda in qualche altro bar, gia' sotto i fumi dell'alcol. Allegre, vocianti determinate a fare casino. Ancora c'erano sul piatto i 13th floor elevators e quelle scostumate gia' ballicchiavano.

L´importanza della Strappona per il dj pretenzioso sta proprio nel fatto che nessuno si sognerebbe di ballare la roba che lui si ostina a passare in nome della sua presunta superioritá musicale. Ma quando la Strappona inizia a danzare le cose cambiano. Tutti gli avventori del locale iniziano lentamente ad essere contagiati, ad accerchiare e corteggiare l´esemplare di Strappona, a offrendole drink. Il dj pretenzioso sa che il decollo di una serata puó dipendere anche solo da lei. Per questo tende a trattarla, nonostante le spesso incolmabili distanze musicali, con un occhio di riguardo.

A quel punto il contegno musicale del dj pretenzioso, anche del piu' smaliziato (proprio lui, quello che poc´anzi derideva il novellino), tende ad andare abbastanza presto a escort. Ma del complicato rapporto fra dj pretenzioso e Strappona e delle peculiari dinamiche che si instaurano fra di loro, parleremo nella prossima puntata.

giovedì, 22 ottobre 2009

Funeral songs

di inkiostro

Cosa faremmo senza i tabloid inglesi?

Solo ieri su queste pagine citavamo un articolo super-fuffa del Telegraph (che in teoria non sarebbe un tabloid; ma i confini si stanno confondendo, non solo da noi) e oggi è la volta del Daily Mail, che prende spunto dalla lamentela di un prete sul suo blog (che però si guarda bene dal linkare) per stigmatizzare l'uso di canzoni pop e rock durante i funerali.

Pare che la canzone che va più forte (e che gli dà più sui nervi) al momento sia My Way, ma pure Celine Dion (presente due volte in classifica), Bocelli e Whitney Houston non se la cavano male. Fortuna che c'è pure l'anthem You'll never walk alone, la cui connotazione calcistica (è l'inno del Liverpool) ha il curioso effetto di trasformare la platea del funerale nella curva di uno stadio della premiere league.

 

E voi cosa vorreste al vostro funerale? Here dei Pavement? The Last Goodbye di Jeff Buckley? Can't help falling in love di Elvis, come in Radiofreccia? Into my arms di Nick Cave come al funerale di Michael Hutchence? Exit music (for a film) dei Radiohead? The Funeral dei Band of Horses? Stairway to heaven? Wish you were here? The show must go on? Forever Young? Oppure optate per Bocelli pure voi?

 

 

Gerry & the pacemakers - You'll never walk alone (MP3)

 

 

mercoledì, 21 ottobre 2009

E se metti 2 torri porta-cd Benno perpendicolari assomigliano proprio a una croce

di ComeToDaddy

Grande giornalismo d'inchiesta sul Daily Telegraph, 'Jesus's face' spotted on the toilet door in Ikea Glasgow. Citazioni citabili:

"I was only heading to the toilet and found God."

"My wife thought He looked like Gandalf from Lord of the Rings but it is definitely more like the Turin Shroud."

"It's certainly not what you expect to find in an Ikea store. Mind you, you need a little divine intervention to get out of here sometimes."

 

martedì, 06 ottobre 2009

Ho venduto pure Kakà Per pagare Veronicà

di uomosenzak

Silvio Special di Toni Troja è brutta, banale, probabilmente illegale sotto vari punti di vista e assolutamente irresistibile.

 

[uomosenzak | # | paese reale | commenti (13)]

lunedì, 05 ottobre 2009

Senza parole

di inkiostro

GIF animata dell'anno.

(via)

 

[inkiostro | # | paese reale | commenti (8)]

venerdì, 02 ottobre 2009

Nessuno si accorge di quanto sono pieno di menate

di kekkoz


"Tendenzialmente io frequento soltanto alcuni locali e vado a zonzo indossando occhiali scuri griffati così nessuno si accorge che ho sempre le pupille dilatate, sarebbe salutare ridurre le pippate, ma forse tanto male non fa".

Storia di un bellimbusto, il nuovo video di Elio e le Storie Tese.

venerdì, 25 settembre 2009

L'orrore, l'orrore

di inkiostro

Lo dicevamo la scorsa settimana su Inklog, ed ora possiamo sentirla e rabbrividire con tutte le nostre forze: ecco Ad ogni costo, la versione in italiano di Creep dei Radiohead ad opera di Vasco Rossi. C'è bisogno di descrivervela in tutto il suo orrore o ve la immaginate da soli?

 

Ma sono quiii
Amo dirtelo
Voglio restare insieme a te
Ad ogni costoooooo

 

Si prega di leggere anche i commenti dela pagina Youtube, roba del tipo:

 

I radiohead non dovranno far altro ke ringraziare Vasco perkè se ora saranno riconosciuti anke in italia è grazie a lui visto ke fino ad ora non li cagava nessuno!!!
Solo in italia riusciamo a criticare i nostri cantanti migliori quando all'estero fare cover di altre canzoni è una cosa normale!!!silenzio x favore...se odiate vasco alla larga dai suoi video su (crikko87)

 

Non l'avevo mai ascoltata fino a qualche giorno fa, quando ho letto che Vasco avrebbe fatto una cover, e, a parte la musica, non mi sembra niente di particolare sta Creep! Mentre Ad ogni costo è bellissima! (saveriogerardis)

 

Io amavo "creep" dei radiohead da morire, immaginate ora ...Veramante turba le mie emozioni in una maniera incredibile "TANTO E' LO STESSO, SOFFRO ANCHE SPESSO, MA SONO QUI, AMO DIRTELO" bhè quì il cuore si squarcia, ed anche il suo "nananaaaaaa" finale sulle note, spettacolare ...Chiudo gli occhi, schiaccio Play e continuo a sognare grazie a te, ringraziandoti dal piu profondo del mio cuore, Vasco, Ti amo!
Claudio ( VASCOlisti anonimi group)
Aspettando Caserta ! (Claudietto)

 

domenica, 13 settembre 2009

E cosa racconteremo ai figli che non avremo di questi cazzo di anni zerooooooooooooo

di punch-drunk


Sì, mi diverto con poco.


[se non avete pazienza, skippate pure diciamo a 2.30. E prima che si commenti: non solo non mi sembra deprecabile, ma, chi mi ha conosciuto lo sa, io sono MOLTO, molto più stupido. E' il contesto che mi affascina.]

giovedì, 10 settembre 2009

Ihih (sorridere di meccanismi che funzionano)

di punch-drunk
Ricordate il meraviglioso video della FIMI che ha creato perlomeno una certa perplessità, a suo tempo, in... in diversi esseri umani dotati di un (qualsiasi) quoziente intellettivo? Scritto da Domenico Liggeri che proprio ieri, segnalato da Leonardo, trovavo maltrattato qui (a volte, le coincidenze). Io l'avevo scoperto grazie a Stereogram.
E' una domanda retorica, comunque. Ma se per caso non lo ricordaste davvero, o se voleste semplicemente rinfrescarvi la memoria, farvi quattro risate, arricchire il vostro bagaglio culturale, rinverdire cose che avevate dimenticato o apprenderne altre che non sapevate, il video era questo:



La teoria di questi dieci gagliardi minuti è: grazie! ai nostri discografici, senza cui non sapremmo proprio cosa fare. E altre robettine: internet cattiva, un sogno che si avvera, etc.
Tutto chiaro, tutto da copione: la FIMI non è un'organizzazione benefica, il messaggio deve cercare un suo appeal su un pubblico generalista, una storia magari meno semplice (semplificata) avrebbe magari richiesto più di dieci minuti etc (di nuovo).

La meraviglia inizia però un attimo dopo, a volerci perdere del tempo. Giacché:
- il gruppo (amabilmente battezzato Greenwich), che chiunque, credo, immaginerebbe inventato per l'occasione (per esemplificare cioé l'archetipico gruppo di belle speranze senza contratto né soldi né visibilità), esiste veramente. Davèro davèro: riprova qui.
- il gruppo, i Grinuic, quelli che senza discografici come faremmo etc etc, è il gruppo di Matteo Locasciulli. Matteo Locasciulli lui.

Qua subentra una piccola considerazione personale: Matte', io non ti conosco. Apprendo da quello che trovo su internet che sei anche un musicista cazzutissimo. Caso vuole che tuo papà sia, come dire, del mestiere. Matte', senza una casa discografica non arrivate da nessuna parte? I chilometri per pochi euro? Internet che aiuta fino ad un certo punto?* E chiedilo un favore piccino a papà, no? O a qualcuno che conosci. Sarà brutto ma lo fanno tutti, non è una cosa così terribile. Un po' di visibilità, mica la luna.

Comunque, tornando a noi, supponamo che Matteo non abbia voluto chiedere aiuti a nessuno, né sfruttare le conoscenze acquisite (ipotizzo) in tanti anni da musicista "serio". Mi pare la migliore premessa logica al contenuto del corto, quindi ci credo. Ipotizziamo  altresì che la trama del corto sia per grosse misure corrispondente al vero, suffragando la nostra ipotesi non solo con le prove già addotte (l'esistenza cioé di un gruppo denominato Greenwich, protagonista dello stesso video la cui lavorazione si può ammirare nel suddetto corto), ma anche con le entrate del blog nel MySpace dei Greenwich che recitano: apertura concerto Elisa. O, più sobriamente: Ligabue. Etc. Si tratta, lo dico per quelli che hanno deciso di privarsi del piacere di rivedere il corto, dell'annunciato happy ending: i Greenwich grazie a "tempo, soldi e lavoro" (e cuore!) investiti su di loro dai loro discografici* riescono a fare il botto*, suonando a San Siro. Perché quello è il loro sogno, perché loro non sono "tipi da reality"*.


Ora, l'autore di questo post ha tanto tempo libero. Tanto. Ed una memoria ottima solo per le cazzate. Come i nomi un po' peculiari. Come, butto lì: Francesca Xefteris. Cantante dei Greenwich. Me lo ricordavo da giugno, un nome così particolare. Così inconsueto. Così raro.
Che casualmente mi è capitato di risentire ieri in un contesto leggermente differente. Cioè, uhm... uhm... ah, sì, che sbadato: qui. E qui. E qui. E qui:



Ora, io non voglio influenzarvi (minimamente). Né (Dio me ne guardi) fare dell'ironia gratuita. Lascerò trarre a voi le vostre più indipendenti conclusioni, che solo per amore di chiarezza riassumerò in base ad evidenti procedimenti di induzione logica, considerando cioé le uniche possibili spiegazioni per la correlazione tra i due eventi (le possibilità sono da intendersi come alternative le une alle altre, non come assommabili):

1) i discografici dei Greenwich magari non sono poi così tanto bravi
2) i discografici dei Greenwich magari non sono poi così tanto appassionati al gruppo in questione
3) i Greenwich si sono sciolti, o sono comunque frustrati avendo realizzato che quello che avevano ottenuto discostava dal loro sogno, e si stanno dedicando a perseguire tale sogno ognuno a modo suo
4) i discografici dei Greenwich ipotizzano che un ottimo modo di farli conoscere sia fare partecipare la loro cantante ad un reality (che ella sosteneva aborrire), magari vincendolo. Debbo però fare notare che tale opzione parrebbe dover sottendere una congiuntura di poteri, occulti e non, che non mi sentirei di accostare al mondo della musica italiana senza poter addurre alcuna prova. Consideratela quindi piuttosto una malevole congettura, una maldicenza senza alcuna attestazione
5) i due eventi sono coincidenziali ed irrelati
6) si tratta di una sosia, curiosamente omonima
7) altro.

Si attendono con ansia eventuali chiavi interpretative ulteriori.

*Cito direttamente dal documento video, con leggerissime parafrasi per puro amore di fluidità sintattica.

Disclaimer: nonostante mi paiano incontestabili sia le affermazioni contenute nel post che il tono con cui le sostengo, vi sentiste offesi chiedete e vi sarà tolto, come di consueto.

giovedì, 23 luglio 2009

Professione Vacanze

di batteriaricaricabile
Bentornati al magico mondo della crisi’n’musica! Se avete passato un Natale di apprensione al suono di Cassa Disintegrata e avete tagliato il vostro monte ferie con Settimo Cielo, adesso siete pronti per qualcosa di serio. Quando devi fare cassa (e non parlo di legna), ogni taglio è buono. Progetti innovativi, sedi decentrate e tutta una serie di parole orribili come ‘nuovi paradigmi’ sono un buon lusso quando l’azienda va bene e magari c’è un qualche progettone capisci’a’mme a sostenerli. In momenti come questi, tutto torna al centro e se sei fortunato (e non sei proprio schiavizzato come i poveri ragazzi di MTV) vieni riassorbito negli headquarters a testimoniare dal vivo i contratti a tempo determinato non rinnovati, a passare le mattinate in cassa integrazione e a rincorrerere le voci incontrollate sull’autunno. Non c’è visibilità però e allora resta il qui e ora, nove giorni di lavoro in un mese e sabato le ferie che iniziano, lunghissime (tre di chiusura sede più una fortemente consigliata).

Uno degli ultimi bagni a mare prima di salutare la Puglia è stato a Cala Corvino. A Torino la gente fa la fila alla domenica per le piscine all’aperto o se ne va nelle valli a camminare per ore. Io non lo farò mai. Durante queste mattine libere ho avuto un umore che definire escapista è poco. Quando mi sono accorto che Professione Vacanze stava prendendo la piega di un Rohmer meets Acid House, tra una Xena crocifissa con Olimpia e tutti quegli anziani che ballano le canzoni di una volta e mangiano la pasta sulla tovaglia di carta, il remix vanziniano del singolo dei Gossip ha cercato di scuotermi. È stato solo un attimo però ed avevo già gli occhi sbarrati davanti al nuoto sincronizzato. Queste vacanze saranno lunghissime*.

Professione Vacanze [mirrors] - maxcar

Sunshine – John Talabot [Hivern Disc]
Keep Me In My Plane (DJ Koze remix) – Who Made Who [Gomma Records]
Come Home (Andrew Weatherall mix) – James [Fontana/Phonogram]
Reckoner (Rollmottle’s Pacifica remix) – Radiohead [Sentrall Records]
Shove – Sven Weisemann [Artless]
Barefoot Through Hell – Chelonis R. Jones [Systematic]
Heavy Cross (Fred Falke remix) – The Gossip [Columbia]
Beach Buggy – Tiger Stripes [Urbantorque Recordings]

maxcar presents Underwater Love (del nuoto sincronizzato)
Moth – Burial & Four Tet [Text Records] vs
Amo Alucinor – Jesse Somfay [Archipel] vs
Oh Reality – Richard Youngs [Sonic Oyster Records] vs
Porc #2 – Moderat [BPitch Control]

Sky And Sand – Paul & Fritz Kalkbrenner [BPitch Control]

[Contiene tracce dei Drops]

Professione Vacanze [mirrors] - maxcar

*Ovviamente avevamo preso dei biglietti per la Turchia con Myair.

martedì, 14 luglio 2009

Oggi sciopero (o forse no)

di inkiostro

Che oggi si scelga di scioperare o meno, secondo me fa poca differenza. L'importante è non far passare obrobri legislativi come il ddl Alfano sotto silenzio.

 

martedì, 07 luglio 2009

Papi is burning

di inkiostro

Brillante nella sua simplicità, Papi is burning è la versione Noemi-oriented della celebre Fragetta: Milano is burning de Il Deboscio.

Già un classico (entrambe).

 

[inkiostro | # | paese reale | commenti (3)]

lunedì, 06 luglio 2009

Gipi for president

di inkiostro

Gipi - Family Day X

[grazie a Ila]

 

[inkiostro | # | paese reale | commenti (2)]

giovedì, 25 giugno 2009

Generazione di fenomeni

di inkiostro

Delle tracce dei temi per l'esame di maturità (testo integrale), non mi ha colpito tanto la selezione di Svevo (che ai tempi avrei scelto senza alcuna esitazione; ero una persona triste già da allora), l'avanguardistico argomento dei social network o il grande classico «la caduta del muro», un evento che pare sia accaduto solo per poter permettere al ministero di sceglierlo come tema. Niente infatti riesce a battere il tema su «Origine e sviluppo della cultura giovanile», sul quale, oltre a tre brevi brani, il testo riportava le immagini qua sotto (clicca per ingrandire):

 

Le 4 immagini scelte dal ministero per riassumere in modo implacabile gli ultimi tre decenni (Paninari | Nirvana | Rave Party | Facebook) la dicono davvero lunga su un sacco di cose. Ora voglio quantomeno un intero post di Leonardo, una canzone degli Offlaga Disco Pax e una puntata di Boris sull'argomento. Mi sento improvvisamente molto vecchio.

 

[inkiostro | # | paese reale | commenti (16)]

lunedì, 22 giugno 2009

Riceviamo e volentieri pubblichiamo: lettera da un ex residente dell'Aquila

di inkiostro
Le ho contate, dovrebbero essere una ventina circa.
Almeno una ventina di persone, conoscenti e amici che sanno quello che è accaduto alle 3:32 del 6 aprile, ma che nell’ultima settimana mi hanno chiesto se fossi tornato all’Aquila per preparare gli esami.

Forse mi devo scusare con loro, perchè la mia risposta ha sistematicamente destato un pò di imbarazzo:
“L’Aquila non esiste più”
“Ah già, scusami”

Ah già.
Ma è giustificabile.

Ormai le reti nazionali non parlano più del terremoto dell’Aquila,
troppo prese a parlare prima della crisi coniugale del premier,
poi della crisi economica ormai superata brillantemente dalla nostra nazione,
poi della pseudo-crisi dell’amministrazione siciliana,
poi delle quotidiane crisi di nervi di questo o quel politicante.

Queste sì che sono notizie.

E quelle rare volte che si parla ancora del terremoto dell’Aquila i toni sono esaltanti,
c’è chi lo definisce “il successo del governo”,
chi parla del “miracolo del premier”.
Si parla di ricostruzioni avvenute,
di problemi risolti.

NON È VERO.

Le notizie riportate sono solo specchieti per le allodole,
azioni di facciata per mostrare un fantomatico intervento-lampo del governo.

La verità è tutt’altra.

La gente ormai da quasi due mesi vive in tenda, e lo fa sia negli afosissimi pomeriggi dei giorni scorsi, sia nelle notti di vento e pioggia, come questa.

E quelli che sono negli alberghi sulla costa si godono ancora per poco il sogno di una lunga e gratuita vacanza al mare, ormai in attesa (a giorni) di essere messi alle porte in vista dell’inizio imminente della stagione balneare.

Di costruzioni per ora nemmeno l’ombra, perchè fino al G8 dell’Aquila si deve lavorare per accogliere i rappresentanti delle più grandi nazioni del mondo.
A mandare avanti la baracca ci sono i volontari della Protezione Civile, i volontari dei Vigili del Fuoco, i volontari delle varie Associazioni di Pubblica Assistenza, che si spaccano la schiena per mantere vivibile la condizione ma sempre più si lamentano della scarsa presenza dello Stato, della scarsità di fondi (3.1 miliardi in 24 anni sono BRICIOLE), dei ritardi nei lavori (ad ora, nessuna delle promesse fatte nelle subito successive al terremoto è stata mantenuta).
E se si lamentano di ciò i volontari che dopo una settimana tornano nelle loro tiepide case, come direbbe Primo Levi, pensate come possono stare le persone che una casa dove tornare non ce l’hanno affatto, che non sanno più cos’è la privacy, che sognano una doccia dignitosa.

Non mi sembra il quadro di un successo, questo.

Non mi sembra una situazione risolta.

Lo scopo di questa mail è solo ricordare a tutti che non sentire più notizie in tv non vuol dire che ora tutto sia tornato alla normalità.

RICORDATELO: L’EMERGENZA NON È FINITA.

Ti chiedo di inviare almeno a qualcuno questo messaggio.
Se non lo farai non ti accadrà nulla di male,
se lo farai non avrai soldi o amori stucchevoli.

…ma solo, nel frastuono del niente quotidiano occorrono tante piccole grida per ricordare cos’è
un briciolo di dignitosa umanità.

Grazie di cuore

Un ex-residente all’Aquila

 

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giovedì, 18 giugno 2009

Il Popolo Di prendersi certe Libertà (con le donne)

di inkiostro

Copioincollo di sana pianta dal sempre ottimo Tumblr di Benty (che non ha i commenti):

Il Popolo Di prendersi certe Libertà (con le donne)

 

Berlusconi a Sarkozy «Moi je t’ ai donné la tua donna».

 

Berlusconi  ai precari «Sei precaria? Sposa un miliardario!».

 

Berlusconi sull’emergenza stupri «Servirebbe un militare per ogni bella donna».

 

Berlusconi sulla questione Englaro «Eluana potrebbe anche avere un figlio».

 

Berlusconi agli investitori americani «Un altro motivo per venire ad investire in Italia è che oltre al bel tempo e alla bellezza dell’Italia, abbiamo anche bellissime segretarie, delle bellissime ragazze…».

 

Calderoli su Noemi «Noemi ha due difetti è bruttina ed è anche napoletana».

 

Feltri su Berlusconi «Per Berlusconi il guaio è la gnocca».

 

Veronica Lario su Berlusconi «Non posso stare con un uomo che frequenta minorenni»

 

Ghedini «Qualsiasi ricostruzione si possa ipotizzare, ancorché fossero vere le indicazioni di questa ragazza e vere non sono, il premier sarebbe, secondo la ricostruzione, l’utilizzatore finale e quindi mai penalmente punibile» [#]

E ce ne sono talmente tante altre che al momento non me ne viene in mente neanche una. Mi aiutate nei commenti?

 

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mercoledì, 10 giugno 2009

Intervista col pirata

di inkiostro

Lo straordinario successo del Piratpartiet, il Partito dei Pirati svedese, che sembrava nato come una provocazione e invece -forte di un impressionante 7,1%- porterà un suo candidato a Bruxelles, dà molto da pensare. Ovviamente, è una gran bella notizia: sentire che in un paese in teoria non troppo lontano dal nostro le elezioni non sono state dominate dalle inqualificabili e quasi surreali gesta di un presidente del consiglio che ormai non conosce vergogna (e di un popolo bue che lo vota), ma hanno visto il successo di una formazione modernissima, controcorrente e lungimirante è certamente un (piccolo) modo per consolarsi. Che le leggi del copyright, l'accesso ad internet, i diritti digitali siano tematiche che prima o poi andranno affrontate in modo organico e sensato, invece che regolate con leggi fatte a casaccio, spesso illogiche, incostituzionali, ridicolmente parziali e impossibili da far rispettare (come la recente dottrina Sarkozy) è un altro punto inevitabile. E vedere finalmente premiata gente che in merito sa il fatto suo è davvero una bella cosa.

 

Ci vuol poco, però, a interrogarsi sul resto. Ora che è stato eletto, come pensa un singolo soggetto di portare avanti la sua battaglia? Un file-sharing completamente legale è conciliabile con uno sviluppo delle industrie dei contenuti e con il giusto compenso degli autori e dei produttori? Qual è la posizione del Partito dei Pirati in materia di ambiente e di politica estera? Questa vittoria rimarrà un caso isolato o la battaglia per i diritti digitali ha qualche speranza di crescere e diffondersi anche altrove?

E' ovvio che dalle nostre parti abbiamo problemi ben più gravi di cui preoccuparci. Ma è anche ovvio che un fenomeno politico così interessante va osservato attentamente proprio adesso, prima che perda inevitabilmente la sua freschezza, cambi e diventi qualcosa di diverso.

 

Di tutto questo parleremo stasera (dalle 19.15 alle 20) su Impronte Digitali, il magazine di web e tecnologie che sono fiero di condurre insieme a Filippo Piredda sulle frequenze di Radio Città Fujiko
E lo faremo nientemeno che con Chrstian Engstrom, il neo-eurodeputato del Partito dei Pirati. Engstrom ha accettato di rispondere alle nostre domande, e ci spiegherà quello che intende fare a Bruxelles, la posizione del suo partito sul copyright (ma non solo) e il futuro della sua battaglia politica. E vedrete che le questioni aperte sono tante, e i dubbi di cui sopra assolutamente legittimi.

 

Update: l'MP3 della puntata:

 

Radio Città Fujiko - Impronte digitali 10/06/09 (Mediafire > MP3)

 

venerdì, 29 maggio 2009

Uelcàm tu de rial cauntri

di inkiostro

Vedo che ha quasi un anno, ma io l'ho scoperto solo ora (grazie a Samu). La surreale trasmissione di culto The Club (su All Music) è diventata un libro + DVD (Nel dubbio ti amo, edito da Rizzoli), e per presentarlo sono stati messi su Youtube alcuni estratti del DVD, tra cui un clamoroso booktrailer che mi ha fatto quasi lacrimare dalle risate. Benvenuti nel paese reale.

 

[inkiostro | # | paese reale | commenti (11)]

venerdì, 08 maggio 2009

Estinzione rimandata

di hankmooody

Tutti conoscono la frase di Einstein (che peraltro forse non è sua) "Se un giorno le api dovessero scomparire, all'uomo resterebbero soltanto quattro anni di vita". E tutti sanno che, da qualche anno, in molte parti del mondo le api stanno morendo come mosche (ehm), principalmente a causa di una misteriosa malattia nota come Colony Collapse Disorder (in italiano Sindrome dello spopolamento degli alveari). Si è sempre capito pochissimo delle sue cause. Un virus? Pesticidi velenosi? Parassiti? OGM? Radiazioni dei cellulari?

 

Ma è di queste settimane una buona notizia: degli scienziati spagnoli sono riusciti a scoprirne la causa (niente cellulari, solo un parassita, la Nosema ceranae), e a trattarla fino a far "guarire" l'alveare e le sue api. Non so a voi, ma a me questa sembra una gran bella notizia, e mi sembra di non averla sentita al telegiornale.
Tra una cazzata e l'altra del nostro presidente del consiglio devono aver scordato di dirci che l'estinzione della razza umana è, per il momento, rimandata.

 

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sabato, 25 aprile 2009

Buon 25 Aprile

di inkiostro

(via)

 

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lunedì, 20 aprile 2009

A morte i negozi di dischi

di inkiostro

[un post volutamente attaccabrighe]

 

In Italia la notizia non è girata granchè (anche perchè le iniziative organizzate non sono state molte nè di particolare richiamo), quindi forse a qualcuno di voi è sfuggito: sabato scorso è stato il Record Store Day, il giorno dedicato alla celebrazione e alla difesa dei negozi di dischi.

 

Ogni appassionato di musica ama i negozi di dischi. E' talmente scontato che non ha quasi senso scriverlo. Ciascuno di noi ne ha frequentati tanti, si è affezionato, ha ricordi memorabili legati a questo o a quell'acquisto e ha desiderato almeno una volta nella vita di fare il lavoro del protagonista di Alta Fedeltà. I negozi di dischi sono belli. Difendiamoli.

 

Qualche giorno fa, rincasato dal lavoro, ho trovato nella cassetta della posta la piccola montagna di cd dell'ultimo ordine che ho fatto su Play.Com . Un paio di vecchi best per colmare le lacune, tre cd dell'anno scorso che non mi erano piaciuti abbastanza da comprarli subito (ma non abbastanza brutti da decidere di non comprarli affatto), un po' di roba varia ed eventuale trovata in offerta e un paio di vecchi dischi super-indipendenti praticamente introvabili in quasi tutti i negozi della città. Costo totale: una trentina di euro, spese di spedizione comprese.

 

Non ho mai comprato così tanti dischi come negli ultimi due anni, eppure quasi non riesco a ricordare l'ultima volta che ho comprato un disco in un negozio (in Italia). Ordinare online è incommensurabilmente più comodo: l'assortimento è imbattibile, i prezzi sono molto più bassi, lo puoi fare a qualsiasi ora (io ordino praticamente sempre all'una di notte, dopo ore di navigazione certosina) e se sei incerto a un click di distanza c'è sempre un MySpace e decine di m-blog su cui ascoltare qualche pezzo, e decine di recensioni da leggere per farsi un'idea più precisa.

 

Cercate di dimenticare per un attimo quello a cui siete abituati, e pensateci: un bene immateriale come la musica è fatto apposta per essere acquistato online, anche per chi come noi non può fare a meno dell'oggetto disco. E' la piattaforma più completa per avere un assaggio di cosa si sta acquistando, prezzi onesti che tagliano le intermediazioni inutili, disponibilità illimitata che rispecchia la sempre più sterminata produzione discografica. In un negozio si compra a scatola chiusa, si è vincolati da una disponibilità ridotta e il prezzo paga anche la distribuzione e il punto vendita che non aggiungono quasi niente al valore del disco (per tacere dell'insensata IVA italiana).

 

I negozi di dischi hanno svolto un ruolo fondamentale nei decenni passati, ed è normale essere tristi per la loro inevitabile, progressiva, scomparsa. Ma il loro ruolo è finito, i tempi sono cambiati, e i pochi negozi che riusciranno a sopravvivere dovranno inventarsi modi diversi per sostenere il proprio business. Si ibrideranno con bar e locali, oppure con boutique e negozi di design (entrambe le cose stanno già accadendo); oppure -come dice il BDD- diventeranno più simili a degli antiquari, che vendono beni di lusso che vengono da un'altra epoca. Non potranno competere con la rete per prezzo e assortimento, e a breve non avranno più neanche clienti fedeli che comprano perchè affezionati o perchè non ancora avvezzi all'e-commerce.

 

It's evolution, baby, e combatterla è inutile. Per questo iniziative come il Record Store Day sono intrinsecamente contraddittorie e fuorvianti, oltre che incapaci di fermare il corso delle cose. Invece che celebrare un'istituzione che è ormai fuori del tempo, proviamo piuttosto a guardare avanti, e a risolvere il rompicapo dell'industria discografica, anch'essa destinata a morire ma priva di un modello alternativo realmente sostenibile che riesca a far convivere la libera condivisione dei contenuti in rete (che ormai è un dato di fatto, checchè ne dica la corte di Stoccolma) con la remunerazione degli autori dei suddetti contenuti (che permette la loro stessa esistenza). Quella è la vera sfida di questi anni.

Ai negozi di dischi va l'affetto e il ricordo di ogni appassionato, ma ormai il loro tempo è passato.

 

 

venerdì, 17 aprile 2009

I nerd mangiano i bambini

di margotosleep

Che cosa fate in rete solitamente? Non mentite, siate sinceri. Lo sappiamo tutti che le ore e ore e ore che passate su internet vi deliziate a cercare e usare siti pedofili, a combinare e organizzare progetti criminali e a scaricare illegalmente contenuti protetti dalle leggi del copyright. Vergognatevi!

 

È arrivato finalmente il momento per noi prodi retti e integerrimi cittadini di rivalerci contro di voi, “Stati canaglie” della civiltà virtuale, dediti a perversità e mercanteggi illegali. Adesso i nostri rappresentanti democraticamente eletti ci aiuteranno a riportare ordine e disciplina, e voi sarete costretti a riesumare le vecchie macchine da scrivere e il ciclostile.

 

Ecco quindi che sentiamo necessario cogliere questa gioiosa occasione per ringraziare i nostri alleati in parlamento:

 

 

• Ringraziamo il senatore Giampiero D'Alia (Udc) per la sua geniale idea: in caso di reati di opinione, il ministero dell'Interno potrà imporre ai provider di rendere inaccessibili i contenuti online ritenuti illegittimi. Con un'interpretazione estesa della norma, persino Facebook intero potrebbe venire oscurato (dato che trattandosi di una piattaforma e non di un singolo sito i provider sarebbero costretti a filtrare il servizio nella sua totalità). Il decreto che contiene l'emendamento proposto da D'Alia è già stato approvato al Senato ed è in discussione dalla Camera.

 

• Ringraziamo l'onorevole Gabriella Carlucci, deputata PDL, per il suo splendido disegno di legge che vuole combattere l'anonimato in rete. Le sue parole sono per noi miele: “E’ fatto divieto di effettuare o agevolare l’immissione nella rete di contenuti in qualsiasi forma (testuale, sonora, audiovisiva e informatica, ivi comprese le banche dati) in maniera anonima (Art. 2)”. La nostra alleata ha inoltre provveduto a non chiarire di che tipo di anonimato si tratti. Per cui potrebbero rientrare nei domini della legge anche i casi di anonimato protetto per cui ci si può iscrivere a un sito (come Wikipedia, per intenderci) fornendo un indirizzo email e di essere visibili con un soprannome. Poco importa se l'onorevole Carlucci ha scopiazzato il disegno di legge (o ha accettato in regalo una buona bozza definitiva da un amico fidato!). E importa ancora meno scoprire che il vero autore potrebbe essere il Presidente della Univideo, l'Unione italiana editoria audiovisiva. Ella è già avvezza a coraggiosi atti come questo, ed è per questo che la stimiamo. La legge Carlucci è in prima lettura alla Camera.

 

• Ringraziamo infine Luca Barbareschi (PDL) per la sua proposta di legge (pdf) che prevede, dopo tre avvertimenti, la disconnessione dell'utente reo di aver violato la legge sul diritto d'autore. Finalmente le vostre urfide manacce non potranno trafficare più su quei siti scandalosi e illegali che noi sappiamo essere il vostro pane quotidiano. D'ora in poi, se al terzo avvertimento ancora siete lì, la pacchia finisce: basta internet, e tutti in punizione. L'amico Sarko aveva cercato di fare una legge simile in Francia: peccato che sia stata bocciata! Ma da noi sarà diverso: la legge è in prima lettura alla Camera, e confidiamo nei difensori della Libertà per farla approvare.

 

 

Via | Visionpost/Il Manifesto

 

giovedì, 16 aprile 2009

Gusto Facebook senza panna

di inkiostro

Con il bel tempo torna la stagione dei gelati, che cade a puntino per la segnalazione odierna, che viene dal Flickr di Pierotaglia (via Nipresa e un twit del BDD): a Bologna è arrivato il gusto Facebook. Io -da interfaccia- me lo immaginavo tendente al blu (come il leggendario Puffo), invece a occhio qua viaggiamo su amarena, vaniglia e una spruzzata di crema.

Direttamente dalla terrificante Gelateria Gianni, già nota per i gusti dai nomi improbabili e dall'incommensurabile pesantezza, che secondo il sottoscritto nulla può contro il dream team delle gelaterie bolognesi Stefino (Via Galliera) / Castiglione (Via Castiglione) / Il Gelatauro (Via San Vitale). In quest'ordine.

 

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lunedì, 23 marzo 2009

Il bene e il male

di valido
Mi hanno detto che perfino il TG1 ha parlato di Jade Goody, ma non credo che voi sappiate tutta la storia a modo.
Per cui vale la pena raccontarla bene in ordine.
Lo farò io, che volente o nolente l'ho seguita per un anno durante i miei lunghi e noiosi viaggi in metropolitana (sono Valido, eh? che magari a colpo d'occhio sulla lunghezza del post avevate pensato a Punch-Drunk o Trino).
Cercherò di non ribadire nè nome nè provenienza, per dare maggior significato universale alla vicenda ed evidenziare le spettacolari riflessioni morali che suggerisce.
Jade Goody, se non ci fosse stata, l'avrebbe ideata Alan Moore, o Rob Zombie, o qualcuno di altrettanto nichilista e perverso.

Prendete una ragazza sui 21, brutta. Ma brutta brutta. Che proprio ogni tanto ti sorprendi a fissarla che non ti capaciti di quanto è brutta.
E grezza. Ma grezza grezza. Tipo Floriana del Grande Fratello, per dire.
E infatti, la ragazza in questione va al Grande Fratello, e lo vince.
Fin qui tutto bene.
La nostra ragazza, oltre a essere brutta, stupida e grezza, non ha un talento che sia uno, per cui l'unica cosa che la può salvare da una vita come commessa di supermercato è attaccarsi ai giornali scandalistici come una cozza (...) allo scoglio, con qualsiasi vaga scusa.
Per fortuna se la cava discretamente, guadagnandosi il diritto a pubblicare un'autobiografia, uno show tutto suo e persino una fragranza col suo nome, nonché un nuovo invito al Grande Fratello, questa volta in versione VIP.
E qui il fattaccio: a pelle, si prende in antipatia con la concorrente indiana, e con grande leggerezza inizia a sfotterla, spalleggiata da due biondine senza personalità. Poiché è una tipa molto grezza, le scappa anche qualche appellativo degno di Calderoli. La TV coglie e amplifica a dismisura, e scoppia uno scandalo a sfondo razziale che in poco tempo ragginuge livelli internazionali. La trasmissione viene inondata da lettere di protesta: arriva perfino quella formale dal Parlamento indiano.
Al momento dell'eliminazione, le ragazze - l'indiana compresa - non sospettano minimamente la portata sproporzionata di ciò che è accaduto: le due biondine sono letteralmente sotto shock, ma non è nulla in confronto alla nostra protagonista, che di colpo gode di una reputazione negativa inferiore soltanto a quella dello zio Adolfo. La sua carriera è, come si suol dire, fottuta.
Per mesi i giornali continuano a parlarne, seguendola ad ogni passo, scrutinando e sbeffeggiando ogni sua mossa. Lei le prova tutte per rimediare come può: rilascia interviste, piange in diretta, va persino in gita in India e si fa fotografare mentre regala soldi a un orfanotrofio, ma ogni tentativo suona disperato e non ha effetto. Arriva addirittura a denunciare improbabili minacce di morte che la costringerebbero a barricarsi in casa con i figli, ma anche i tabloid le ridono dietro.

Passa circa un anno, e con le acque sufficientemente calmate, la nostra tenta l'ultima, disperata, forse definitiva mossa riparatrice, e si fa infilare come concorrente al Grande Fratello indiano.
Sono tutti sicuri che durerà pochissimo.
E hanno ragione.
Quello che non sospettano, è come uscirà.
Tempo appena tre giorni, e dritto dal confessionale in diretta tv,  un medico, da analisi fatte in precedenza, le fa sapere di averle diagnosticato il cancro.
Il mondo crolla. Il cancro??? Proprio a lei? Proprio adesso? E glielo dicono in quel modo???
I giornali mantengono atteggiamento cauto e decoroso, ma l'imbarazzo è evidente.
Nessuno cadrebbe così in basso da far credere di avere il cancro come mossa pubblicitaria per riparare la reputazione. Nessuno, eh? Non scherziamo.
Però... ecco, quello che tutti pensano ma nessuno dice è che se ci fosse una sola persona a cui soltanto una malattia terminale in questa fase salverebbe la carriera, e una sola persona talmente stupida e grezza e disperata da poter essere capace di considerare accettabile una trovata simile... ecco, quella persona probabilmente sarebbe lei. E che tempismo, accidenti: nel bel mezzo di una mossa riparatrice che non stava avendo tutto l'eco che si sperava, e che per di più le risparmiava la pena di stare forse nell'ultimo posto in cui aveva voglia di stare, in cui poteva pure rischiare di combinare altri casini.
Insomma, nessuno lo diceva, ma nessuno ci credeva. Le lettere della gente ai giornali erano imbarazzate, ambigue. Lei era ufficialmente la prima persona pubblica al mondo a cui una malattia terminale portava qualche imbarazzato cordoglio, e una gran dose di diffidenza. Soprattutto se paragonato all'effetto che pochi anni prima aveva fatto la battaglia al tumore sostenuta dalla nota cantante pop Kylie Minogue, che al confronto ne usciva come la somma di Giovanna D'Arco, Madre Teresa e Santa Lucia.
Che tattica ha usato quindi la nostra per affrontare la situazione?
Beh, è ovvio.
Ha cominciato a sbandierarla in giro con costanza e determinazione, rilasciando interviste a raffica, piangendo a comando davanti alle telecamere, e sputando il peggior tipo di dichiarazioni che vi potete aspettare. Tutto il peggior repertorio del caso, senza freni, senza pudore, costantemente in pubblico: "soffro troppo, non ce la faccio", "ho chiesto ai medici di farmi morire prima", "non ho il coraggio di dirlo ai miei figli", "voglio il funerale più bello dell'Universo".
Insomma, insiste, e si è costretti a crederle di più, ma c'è ancora diffidenza, nonché l'impossibilità a provare simpatia per una che fino a poco tempo prima era vista come un patetico mostro pieno di veleno, e che per di più si comporta in modo così ostentato.

Comincia la chemio, e ora appare in pubblico con la testa completamente rasata. L'opinione pubblica è sempre più combattuta. Non esistono manuali di comportamento ufficiali per casi del genere, dalla regia non suggeriscono nulla. Cosa si deve pensare? Avete presente quando qualcuno fa una grossa, ignobile cattiveria, e tu ti ritrovi a pensare "spero le venga una malattia orribile, così impara"? Cosa bisogna pensare se accade davvero, praticamente al volo? Cambiare idea e pentirsi? Dire "ecco, ben le sta"? Cosa???
Nel frattempo la nostra protagonista, in pieno bombardamento di cure, sforna un documentario dagli ascolti record e decide di sposare il suo moroso di 21 anni.
E ovviamente lo fa con enorme, sfarzosa cerimonia pubblica, venduta in esclusiva a giornali e tv che filmano l'evento integralmente per uno special televisivo.
Lui tra l'altro, un altro tipo con cui si fa fatica a simpatizzare, reduce da 18 mesi di galera, beccato a tradirla più volte e sorpreso pochi giorni prima ad aggredire violentemente un tassista colpevole di guidare in modo poco gradito.
Lei è sempre lì, a rilasciare dichiarazioni pubbliche quotidiane che non hanno nulla a che vedere con barlumi di forza interiore, messaggi positivi, o lampi improvvisi di profondità anche per sbaglio.
È la più media delle persone normali, debole, spaventata, ingenua, sognatrice, e non lo nasconde.
La scusa c'è, ed è buona: quando ti rimangono gli ultimi giorni per vivere, c'è effettivamente poco di meglio da fare che tentare di accumulare più soldi possibile da lasciare ai figli, non importa in che modo. Non importa se la totale mancanza di dignità con cui lo si fa sarebbe stata probabilmente identica anche in situazioni normali.


Ma insomma: oggi, guarda caso durante la Festa della Mamma, è morta Jade Goody.
Che riposi in pace.
Le acrobazie morali effettuate dai tabloid in questi giorni sono state notevoli, e dubito che qualcuno - e con "qualcuno" intendo il lettore medio dell'equivalente inglese di Novella 2000 - sia riuscito davvero a riflettere sulla sequenza degli eventi.
Ma spero che, sotto sotto, non vengano dimenticati.
E soprattutto, mi chiedo cosa sarebbe successo se fosse guarita.

UPDATE: oggi Metro titolava "Family mourns 'beautiful Jade'". Esatto, con "beautiful" tra virgolette.
[valido | # | paese reale | commenti (15)]

venerdì, 13 marzo 2009

Il Calcio e le Patrie Virtù Democratiche

di trino
Al cinema e non solo, il baseball ha sempre sfoggiato un fascino metaforico che scavalca il fenomeno sportivo per invadere la riflessione sociologica, politica, morale. Basti pensare al discorso di Robert De Niro / Al Capone ne Gli Intoccabili. O agli scritti sul baseball del columnist conservatore (e vincitore del Premio Pulitzer) George Will. O al primo formidabile capitolo di Underworld di DeLillo. Agli americani piace filosofeggiare sul baseball e vederci dentro metafore densissime che, secondo loro, spiegherebbero al meglio l'autentico spirito a stelle e strisce: l'equilibrio complesso tra individualismo e appartenenza alla squadra; la ricompensa per il duro lavoro; il fair-play; la mobilità sociale; la democrazia.

E il nostro amato calcio? Qualche anno fa sull'autorevole settimanale (neo)conservatore Weekly Standard, Frank Cannon e Richard Lessner denunciavano il nichilismo decadente sotteso al nostro passatempo nazionale:

Nel recente incontro con l'Italia nel campionato mondiale,  la squadra USA ha giocato quella che è stata definita, da molti conoscitori del gioco, la migliore partita mai giocata da una squadra di calcio americana su suolo straniero. Lo storico match è finito in un epico pareggio, 1-1. Ma in quella che è stata strombazzata come una delle migliori partite mai giocate da una squadra americana, gli Stati Uniti non sono riusciti a segnare. Il gol attribuito agli Americani è stato infatti realizzato da un avversario che - ops! - ha accidentalmente messo la palla nella sua rete.

Pensateci per un attimo. Questo riassume tutto quello che vi serve sapere sul soccer o football, come è noto da altre parti. Il calcio è il gioco perfetto per il mondo post-moderno. E' l'espressione quintessenziale del nichilismo che prevale in molte culture, cosa che senza dubbio spiega la sua popolarità in Europa. [...] Un gioco sul nulla, dove i punti sono accidentali, è di scarso interesse per gli Americani che credono ancora che il mondo abbia senso, che la vita abbia un significato e una struttura più grandi e che l'essere non sia un fine in sé.

Gli autori arrivano a dire che il calcio è un gioco per quadrupedi, in quanto nega ciò che ha elevato l'uomo al di sopra degli altri animali: una testa pensante e il pollice opponibile. Ma nel calcio, scrivono, a differenza degli altri sport, la testa non è protetta e la si può usare per colpire brutalmente una palla; mentre le mani, quelle sono vietate.

Qualche giorno fa, Stephen H. Webb su First Things (blog dell'Institute on Religion and Public Life) ha scritto:
Per chi è incline alla paranoia, sarebbe facile addebitare il successo del calcio alla sinistra, che, dopotutto, ha lavorato per anni per portare la decadenza e la disperazione europea in America. La sinistra ha cercato di trasformare il marxismo, il post-strutturalismo e il decostruzionismo in fenomeni di moda al fine di indebolire la chiarezza, il pragmatismo e l'energia della cultura americana. Ciò che la sinistra non è riuscita a realizzare per mezzo di quei capricci intellettuali, si potrebbe pensare, sta cercando di ottenerlo con lo sport.

Ma davvero il calcio è un gioco nichilista? Espressione di una cultura stanca e decadente? Sintesi dei mali del nostro Paese, del suo scarso pragmatismo, della carenza di democrazia, dell'assenza di una sana cultura meritocratica, in cui per essere premiato devi lavorare duro invece che azzeccare un punto per caso?

Ho deciso di approfondire la questione.

A un primo esame, bisogna ammetterlo, molti dei maggiori successi calcistici nazionali non sono esattamente legati a momenti di brillante pragmatismo democratico ed energia repubblicana. Due titoli mondiali su quattro l'italia li ha vinti sotto il Duce. Il quarto lo abbiamo ottenuto durante il mandato del governo con la più risicata maggioranza (e non certo la più frizzante energia) della storia. Il Presidente Berlusconi è anche il Presidente della Pluripremiata Squadra di Calcio del Milan. Nel '70, anno in cui gli Azzurri diventano vice-Campioni del Mondo, si tenta (forse) il Golpe Borghese.

Insomma: avranno ragione i neoconservatori dello Standard e i tizi dell'Institute on Religion and Public Life? Il calcio è il gioco dei decadenti nichilisti europei?

Per scoprire l'arcano, ho deciso di analizzare le correlazioni tra il Calcio e i Governi della Repubblica Italiana, da De Gasperi a Prodi. 58 governi abbastanza traballanti, come noto. Qual è segno più cristallino di un sano ed energico pragmatismo all'americana se non l'agognata e (quasi) mai realizzata stabilità dell'esecutivo? E qual è, d'altro canto, segno più evidente di un sano e trionfante calcio italiano se non l'affermarsi della Gloriosa Nazionale Italiana nei più prestigiosi tornei internazionali?

Ho provato, pertanto, a confrontare la durata dei governi italiani con i successi degli Azzurri negli stessi anni. E, più in particolare, a misurare eventuali correlazioni tra le variazioni nella stabilità dei governi e le variazioni nel successo della nazionale di calcio alle Olimpiadi, agli Europei e ai Mondiali.

Ebbene: la correlazione c'è. E smentisce fieramente le plutocratiche insinuazioni d'oltreoceano.

Ho suddiviso i 58 Governi repubblicani (dal De Gasperi II al Prodi II) in 7 differenti "classi di stabilità" sulla base dei giorni di durata in carica (la più bassa fino a 100 giorni, la più alta dopo gli 800) e in 12 differenti categorie sulla base dei successi della Nazionale Italiana di Calcio (A e Olimpica) negli anni in cui hanno governato anche parzialmente (la più bassa categoria in caso di mancata qualificazione sia agli Europei sia alle Olimpiadi, cioè nel 1972; la più alta in caso di vittoria ai Mondiali, e raggiungimento dei quarti di finale sia agli Europei che alle Olimpiadi, cioè nel biennio prodiano 2006-2008). Ed è emerso che le variazioni di segno dei due suddetti indici da un governo all'altro mostrano una discreta correlazione (anche, in parte, nell'entità):

Photobucket

Salvo casi isolati di spiccata divergenza, può dirsi orgogliosamente che negli anni in cui il Popolo Italiano mostrava all'Europa e al Mondo la bravura dei suoi Atleti sui Campi da Calcio, i nostri Illuminati Governanti servivano proficuamente un'Idea di Governo Stabile e Concorde. La nostra amata Patria bandiva litigi e fragilità e debolezze così nei Palazzi del Governo come nei Verdi Campi da Gioco.

Altro che decadente nichilismo. Altro che post-strutturalismo. Altro che marxismo.

Quando il Popolo e i suoi migliori Calciatori rafforzano le Atletiche Virtù Patrie, i Patrii Rapppresentanti rafforzano i loro legami per il miglior servizio del bene pubblico.

Diteglielo, al Weekly Standard.

venerdì, 06 marzo 2009

La simpatica carica dei ganzissimi fasci

di inkiostro

Ci mancava solo questa:

Dal blog di Andrea Pomini, ecco gli screenshot del fantascientifico servizio di Top Girl dedicato ai neofascisti, Una nuova tribù urbana davvero troppo fiCa. Alla fine c'è pure una pratica dressing guide.

 

L'articolo intero ad alta qualità è qua. Io non ho davvero parole.

 

 

 

[Disclaimer: le pecette gialle sono state aggiunte da chi ha scannerizzato l'articolo. Ovviamente non ci sono sugli originali]

 

 

Update: l'inutile risposta della direttrice del giornale, su Lipperatura.


[inkiostro | # | paese reale | commenti (17)]

giovedì, 05 marzo 2009

Le domeniche dell'Hana-bi in pericolo?

di inkiostro

Gli autoctoni lo sapranno giò da un po', ma qua in città la notizia gira da poco e in modo frammentario: pare che per la prossima Estate a Ravenna sarà in vigore un'ordinanaza comunale che di domenica vieta lo svolgimento di 'feste danzanti' in spiaggia dopo le 8 di sera. La cosa avrà un'immediata ricaduta su tutti i bagni del ravennate, per cui la domenica è la giornata più affollata e redditizia, e le domenica sera la ciliegina sulla torta che, associata alla giornata di mare, spesso giusitifica le trasferte di una buona fetta della popolazione delle insopportabilmente calde cittadine dell'entroterra emiliano. E avrà un'immediata ricaduta anche sulle domeniche dell'Hana-bi, l'eccezionale indie-stabilimento balneare di cui spesso si è parlato su queste pagine, le cui domeniche, come scrivevo un paio di anni fa, per il sottoscritto sono uno dei motivi per cui vale la pena di vivere.

 

La notizia dell'ordinanza è riportata dall'Agenzia Dire e da RavennaNotizie con dovizia di dettagli e, soprattutto, di dichiarazioni indignate da parte di chi lavora nel settore. Non ci sono infatti motivi ragionevoli per vietare il ballo in spiaggia: la quasi completa assenza di case nei dintorni, l'abbondanza di etilometri schierati sulle strade e la chiusura imposta comunque a mezzanotte, sono sempre state misure più che sufficienti ad evitare grossi problemi di ordine pubblico o ricadute particolari per la -peraltro scarsa- popolazione della zona.

 

Online è già partita una petizione di Facebook a cui finora hanno aderito circa 7300 persone (aderite anche voi!), e, se l'ordinanza verrà effettivamente emanata, sono previste iniziative più eclatanti e visibili. Con tutto quello che succede al mondo pare una cosa di poco conto (e probabilmente lo è, a parte per le persone che a causa di essa perderanno il lavoro), ma è esattamente il tipo di minuzia che ti consente di  arrivare vivo al fine settimana. Non so voi, ma io senza queste cose non vado lontano. Oppure vado lontano, e non torno più.

 

martedì, 03 marzo 2009

Il governo dei primi della classe

di trino
Avvertenza: Conclusione ad Alto Tasso di Desolazione.
Non leggere subito dopo i pasti.
La lettura è consigliata a un pubblico adulto e non incline alla facile disperazione

A novembre, David Brooks, editorialista neoconservatore del NY Times, si mostrò positivamente colpito dalle scelte di Obama per il suo gabinetto: i nomi che circolavano al tempo, secondo Brooks, erano quelli di persone moderate, professionali, non-ideologiche, dalla mente aperta, dotate di creatività pragmatica. Ma, soprattutto, primi della classe nelle più prestigiose scuole d'America:
Barack Obama (Columbia, Harvard Law) presterà giuramento mentre sua moglie Michelle (Princeton, Harvard Law) assisterà fiera. Là vicino, i suoi consiglieri di politica estera, tra cui forse Hillary Clinton (Wellesley, Yale Law), Jim Steinberg (Harvard, Yale Law) e Susan Rice (Stanford, Oxford D. Phil.), saranno raggianti. Ci sarà anche la squadra di politica interna, tra cui Jason Furman (Harvard, Harvard Ph.D.), Austan Goolsbee (Yale, M.I.T. Ph.D.), Blair Levin (Yale, Yale Law), Peter Orszag (Princeton, London School of Economics Ph.D.) e, ovviamente, il capo dell'ufficio legale della Casa Bianca Greg Craig (Harvard, Yale Law).
Insomma, con tutte queste università prestigiose tra parentesi, Brooks ci dice che quella instaurata da Obama sarebbe stata una "valedictocracy", come la chiama lui: il governo dei primi della classe (il simpatico neologismo viene da valedictorian, il migliore della classe dei diplomandi che ha il compito di parlare per ultimo nelle cerimonie di consegna dei diplomi).

Sulle virtù della primidellaclassocrazia - in italiano non suona molto bene - non tutti, però, sono d'accordo. Non lo è, in particolare, Lewis Lapham, storico direttore di Harper's, oggi titolare dell'acuto e raffinatissimo commento d'apertura, Notebook, che esce a mesi alterni.
Negli ultimi sessant'anni, - scrive Lapham nel Notebook di questo mese - i funzionari deputati ad architettare le scelte di politica interna ed estera dei governi appena arrivati a Washington sono giunti equipaggiati con simili qualifiche - scuole di prima classe, relazioni sociali allo stato dell'arte, apprendistato in un organo legislativo o in un think tank - e per sessant'anni sono riusciti a indebolire invece che a rafforzare la democrazia americana, concludendo i loro mandati come oggetto di ridicolo se non sotto la minaccia di un processo penale. Gli enfants prodiges (noti anche come "i migliori e i più brillanti") che seguirono il presidente John F. Kennedy alla Casa Bianca nel 1961 hanno bazzicato le stanze dei bottoni abbastanza a lungo da condurre il paese alla Guerra del Vietnam. Henry Kissinger, altro fenomeno di Harvard, ha impresso all'arte del governo americana il modus operandi di una cosca mafiosa. L'amministrazione Reagan ha importato il suo vangelo dalla Facoltà di Economia dell'Università di Chicago (la parola d'ordine era "privatizzazione", "libero mercato senza restrizioni" il nome cristiano di Zeus) e così facendo hanno messo in moto ciò che sarebbe poi stato visto come uno Schema di Ponzi a lunga scadenza. Mettete in conto i contributi della Ivy League all'Amministrazione Bush - il segretario della giustizia John Ashcroft (Yale), il segretario della difesa Donald Rumsfeld (Princeton), il capo della Sicurezza Nazionale Michael Chertoff (Harvard) - e posso già immaginare una tesi di dottorato assegnata dalla Kennedy School of Government intesa a determinare quale tra le principali istituzioni di istruzione superiore del paese, nel corso degli ultimi cinquant'anni, abbia arrecato il danno maggiore alla salute e alla felicità del popolo americano.

Per realizzare il cambiamento che Obama ha detto in lungo e in largo di voler realizzare, sostiene Lapham, non bisogna rivolgersi ai Circoli che Contano.
Alterazioni socioeconomiche di magnitudine sufficiente per essere riconosciute come tali [cioé come quelle che Obama dice di voler realizzare, ndTrino] tendono a essere imprese collettive, solitamente condotte dal potere di menti e dalla forza di circostanze che stanno al di fuori, e non dentro, i circoli che contano - i barbari alle porte di Roma nel quinto secolo, le personae non gratae in Vaticano durante la Riforma Protestante nel sedicesimo secolo, gli autori della Costituzione Americana alieni dalle verità esatte che stavano sedute su cuscini di velluto nella Londra del diciottesimo secolo. 
Secondo Lapham le università americane non incoraggiano più la libertà di menti che rischierebbero di dar fastidio all'establishment. L'entusiasmo dell'esploratore, the amateur spirit che ha sostenuto la democrazia americana, è morto. Non è sopravvissuto, dice Lapham, all'America che è sorta dalle ceneri di Dresda e Hiroshima.
Dopo qualche guaio col riallineamento degli obiettivi educativi durante l'eccitazione degli anni sessanta, le università hanno accettato la loro missione di stazioni di via nel pellegrinaggio verso un illuminato egoismo.

Lapham è pessimista, certo. E teme che le speranze accese dalla campagna di Barack Obama siano destinate a rimanere deluse. Da solo, scrive Lapham, Obama non può realizzare il cambiamento promesso. E' un ottimo organizzatore, un capace imprenditore politico e un carismatico oratore. Ma sinora il più grande successo dell'era Obama - e cioé l'elezione di un nero alla Casa Bianca - è stato realizzato dalla comunità di cittadini americani, the American citizenry. Il resto non può essere fatto solo dal Presidente. E affidarsi ai primi della classe per i cambiamenti epocali è una scelta fallimentare.

Ben altri problemi, si direbbe, quelli di casa nostra.

Se negli USA le migliori energie creative si sono ritirate dallo spazio civico e si sono dedicate quasi esclusivamente al sollazzo di noi consumatori, rendendo sempre più sofisticato e intelligente l'intrattenimento pop di ogni tipo (dai videogames alle serie tv, dal Web ai gardget tecnologici), in Italia i primi della classe non ci sono. Non ci sono quelli che si dedicano alla vendita di prodotti intelligenti. Non ci sono quelli che si impegnano nello spazio politico per architettare il Cambiamento. Ma non ci sono neppure quelli, accomodati all'interno dell'establishment, che preferiscono assecondare la conservazione. Forse non c'è un valido argomento razionale per dimostrarlo, ma ci sarebbe un pizzico di soddisfazione  in più nel poter imputare il declino italiano a giovani menti brillanti, piuttosto che a vecchi faccendieri mediocri. Poter dibattere sui danni arrecati dalle scuole di prestigio, piuttosto che non avere scuole di prestigio. Poter dissentire sul fatto che valenti studenti ambiziosi abbiano fatto il bene del paese, piuttosto che scorrere liste di gente dal curriculum imbarazzante anche per un datore di lavoro con standard scarsissimi. Poter addirittura criticare la missione conservatrice delle università italiane, piuttosto che sapere che le università italiane non hanno alcuna missione, non hanno alcuna identità culturale né buona né cattiva,  né conservatrice né progressista.

E' una speranza penosa, ma faccio fatica a non coltivarla: vorrei poter leggere una critica pessimista come quella di Lapham sui mali del governo dei primi della classe in Italia. Ma qui non c'è traccia di primi della classe e non c'è traccia di Lapham. E se in questo momento tu lettore sei d'accordo con una speranza così  desolante, non credere di poterti ritenere del tutto innocente se domattina continuerai a farti i cazzi tuoi, in un illuminato (o così ti piace pensare) egoismo.

venerdì, 27 febbraio 2009

Una volta ti chiedevano se ti drogavi

di inkiostro

(Ieri. casa natale di Inkiostro. Tutto vero.)

 

Mamma: «Ma tu sei Emo?»
Ink: «Eh?!?»
Mamma: «I tuoi capelli assomigliano un po' alla faccina di Skype che si chiama Emo»

[ndInk: questa: ]
[neanche per sbaglio, peraltro]

 

Ink: «Scusa ma tu che ne sai?»
Mamma: «Ieri ho visto un servizio al Tg1»

 

(Guardatelo, è fantastico)

 

 

 

mercoledì, 25 febbraio 2009

Componendo i contrasti

di hankmooody

Uòlter si è ritirato da appena una settimana, e già non ne parla più nessuno.

Ma a noi piace ricordarlo così, con la sua milgiore parodia ad opera di Corrado Guzzanti, da Millenovecentonovantadieci:

(ritrovato via)

 

 

[hankmooody | # | guarda te, paese reale | commenti (2)]

martedì, 10 febbraio 2009

Sanremo: unire i puntini

di inkiostro

Eddy Anselmi è un guru. Oltre ad essere probabilmente il miglior speaker radiofonico bolognese e una persona di rara simpatia, Eddy è senza ombra di dubbio il più grande esperto mondiale di quello straordinario evento di costume che è il Festival di Sanremo. Da ieri è in edicola (e la prossima settimana in libreria) Festival di Sanremo - Almanacco Illustrato della canzone italiana, prima, mastodontica, opera enciclopedica dedicata alle 58 edizioni del festival, scritta da Eddy con la passione di un innamorato e dedizione di un pazzo. Ci fa l'onore di presentarlo qua, in prima persona, spiegandoci le ragioni di questa bizzarra (e davvero anticonformista) ossessione, raccontandoci (senza lesinare una doverosa previsione sull'edizione di quest'anno) una storia in cui molti di noi, in fondo, almeno un po' si riconoscono.

 

 

Sanremo: unire i puntini

di Eddy Anselmi

 

 

Una passione che nasce nel marzo 1977.

 

Mentre le radio private si moltiplicano, gli autonomi sampietrinano, la celere carica, Cossiga al Viminale e i blindati in piazza, una sola settimana prima che la forza pubblica sfondi la porta di Radio Alice in Via del Pratello 41, io vedo per la prima volta il Festival di Sanremo.

 

Faccio la seconda elementare, di anni ne ho 7. Del Festival ho già sentito parlare. La locuzione non mi è nuova, ma non ho mai capito di cosa si tratti di preciso. A musica leggera non sono propriamente uno sprovveduto. Nell’estate 1976, avevo guadagnato il potere sul mangiacassette lasciato da papà a casa nel momento della separazione. La mamma aveva comprato una cassetta taroccata dove c’erano Fernando degli Abba, Dolce amore mio dei Santo California e Ramaya di Afric Simone. Il Festival del 1977 è bellissimo, rapido, a colori, una formula semplice semplice, tutta a eliminazione diretta: quarti, semifinali e finale a tre.

 

Vince Bella da morire: io non colgo le sfumature del caso, mi sfugge cosa voglia dire che "a sedici anni non si perde il cuore nemmeno se tu provi a fare l’amore". Santo cielo, un sacco di gente nelle canzoni "faceva l’amore" io non sapevo cosa volesse dire, sapevo solo che si cantava nelle canzoni. Io avevo perso la testa per una mia compagnuccia delle elementari con uno sguardo un po’ fricchettone da Uma Thurman, per dire, e il massimo della vita sarebbe stato invitarla a pranzo a casa e poi fare i compiti.

 

Sul serio, da lì a contestualizzare espressioni come "Sul tuo seno da rubare io non gioco più" ne mancava. Non me ne rendo mica conto, ma in quel momento ci deve essere stato una sorta di baco, nel mio hard disk. Vuoi per l’adrenalina della gara, vuoi per gli accordi in maggiore, vuoi per i forti sentimenti di cui tutto mi sembrava permeato: va a finire che tutto quello che erano canzoncine, e in particolar modo quello che erano canzoncine di Sanremo, zum, non se ne andavano mica via, rimanevano lì.

 

sabato, 07 febbraio 2009

Oscurati

di inkiostro

Oscurarsi contro gli oscuranti.
Eluana Englaro. Per un giorno, contro i decretoni minacciati dai decretini, lasciate che a rappresentarvi su facebook sia un quadrato nero su fondo nero. Suprematismo tattico. Vediamo che succede. E se qualche amico giornalista ne parla.

Normalmente schivo cause e petizioni di Facebook con il fastidio di chi, anche quando è d'accordo, sa che cliccare su un link è troppo comodo, facile e inutile per avere il benchè minimo effetto per cambiare le cose. In questo caso, però, non solo ho aderito, ma me ne sono fatto attivo promotore, perchè la pagina di democrazia che stiamo vivendo è una delle più sconvolgenti, bieche e inverosimili che si siano mai viste, e anche se ciascuno di noi, a parte scendere in piazza, può fare ben poco, il colpo d'occhio delle foto del profilo oscurate ha una sua efficacia. Se non altro, in qualche modo mi conforta.

 

[inkiostro | # | paese reale | commenti (6)]

venerdì, 30 gennaio 2009

Settimo Cielo

di batteriaricaricabile
…la musica di Gorni Kramer…

Ehi tu, caro lettore di Inkiostro, non vorrei che ti dimenticassi della CRISI. E non pensare che in quanto componenti di un’elite ristretta e invidiata, noi autori di Inkiostro siamo immuni al crollo del fatturato, alle fluttuazioni del mercato, a quella sana voglia di far pesare la CRISI più del necessario per smaltire i chili di troppo e tonificare la massa rimanente con aiuti di Stato in vista delle vacanze al mare. Io, per esempio, dalle mie parti festeggiavo il concetto di ferie obbligatorie il giorno di Natale con un mix techno e house nuova-vecchia scuola sulla lunga distanza. Oggi che per noi è stata concordata la settimana corta per i prossimi due mesi, volevo festeggiare qui nella mia seconda casa. Con la braga calata che mostra le mutande OVS Industry e con un mix di felicissima Cosmic Disco House nuova-vecchia scuola sulla lunga distanza. In fondo settimana corta vuol dire più tempo per i propri interessi extra-lavorativi, per i viaggi, per il sonno. Tanto come possiamo non tornare ad essere quelli che eravamo prima?

p.s.: i passaggi tra i pezzi si complicano più avanti che si va, un po’ come la CRISI

pps: in teoria anche questo fa parte in qualche modo della serie sui pilota dimenticati

ppps: come fare a meno di un mix con un pezzo techno con la voce e l’accento di Mara Redeghieri (“massi di rose e fiori”) e con una Björk Guðmundsdóttir vecchio stile house e senza le sopracciglie depilate?

Settimana Corta (means Long Weekend Mix)  - maxcar

Intro
Parage - Justus Köhncke [Kompakt]
Veronica’s Veil (Erol Alkan Extended Rework) – Fan Death [Phantasy Sound]
Of Moon, Birds and Monsters (Holy Ghost Remix) – MGMT [Columbia]
Walter Neff – Matias Aguayo [Kompakt]
I’m In Love With A German Film Star (Mark Reed’s Stuck In The 80s Mix) – Pet Shop Boys presents Sam Taylor Wood [Kompakt]
Breakfast In Heaven (Diskjokke Remix) – Lindstrøm [Feedelity]
Personal Angst – In Flagranti [Eskimo Records]
William’s Blood (Aeroplane Dub – Personal Angry Maxcar Short Edit) – Grace Jones [white label]
Opera Soap – Üstmamò [Virgin]
Goblin Think 1 – Margot [Margot Recods]
Minimal (Dj Koze Remix) – Matias Aguayo [Kompakt]
Leash Called Love (12 Inches Remix) – Sugarcubes [Elektra]
Superyou (Justus Köhncke Remix) – International Pony [Columbia]
Endorphinmachine – Erobique [Mirau]
Hello Tomorrow – Moody(man) [KDJ]

happy
Settimana Corta (means Long Weekend Mix)  - maxcar

sabato, 24 gennaio 2009

Patetici tentativi di tastare il polso al paese reale

di punch-drunk
DISCLAIMER: Questo post parla di Grande Fratello, preferenze sessuali, informazione. È lunghissimo, diviso in due parti, ed è anche un tantino moralista. Non parla di musica. Se leggete sapete a cosa state andando incontro.

Parte seconda:  LO STATO DELL'ARTE METTILO DA PARTE
[continua da qui]

Magari poi sono io che vado troppo oltre, ma la sensazione è che questo status di diverso sia pure corresponsabile della leggerezza con cui si occupa di alcune notizie l’informazione italiana. Accade quindi che l’Ansa due giorni fa batta una notizia che suona più o meno così: Leonia Coccia, la 23enne macellaia lesbica che di questo Grande Fratello è una new entry, ha recitato una scena lesbo in un film hard. Di questo film sono già disponibili, pare, 100000 copie pirata pronte ad essere vendute in tutta Italia.
 
Purtroppo io l’originale dell’Ansa non lo posso leggere; però l’ho dedotto facendo un giro per la rete, dove è stato declinato, dalla fonte diretta o per tramiti vari, in diverse fantasie.
 
Partiamo però dal concetto originale: non suona un po’ strano anche a voi? Perché mai le copie del dvd dovrebbero essere “pirata”? Qualunque casa di produzione con sottomano un’attrice hard che attualmente abbia visibilità nazionale si premurerebbe di ristampare il prima possibile le copie di tale ipotetico dvd. Eppure in questo caso si parla di “copie pirata”. Strano. Ma quando parlando per caso mi avevano detto del “film porno” di Leonia, l’altra cosa che mi suonava strana è che ricordavo di aver letto, qualche giorno prima, questa notizia:
[...] La Coccia, 23 anni, romana, attualmente nella casa del «Gran Hermano» il Grande Fratello spagnolo ma che lunedì prossimo sbarcherà nell'edizione italiana, ha una relazione sentimentale con una donna. Si tratta di Caterina D'Agostino, protagonista di «La sfortuna mi fa capoccella», un documentario sulle tematiche dell'omosessualità femminile, visibile su You Tube […] (pubblicato il 18 novembre 2008 e che finora ha avuto solo 13 visualizzazioni), la D'Agostino racconta di avere una relazione sentimentale con Leonia. Appare anche la madre della concorrente del Gf, che parla con grande serenità del rapporto della figlia con la compagna, con cui è diventata amica. «Con Caterina ci siamo incontrate quattro anni fa — racconta Leonia — all'inaugurazione di un centro commerciale, io facevo le carte, lei era lì e dalle carte è uscito fuori che aveva un'attrazione per le donne». A sua volta la D'Agostino racconta: «Dopo tre anni di convivenza ho incontrato altre tre ragazze, sempre più giovani di me. Per un anno e mezzo ho portato avanti quattro storie, ma alla fine... mi è partita la testa».

[http://www.corriere.it]
 
Documentario che peraltro non si sa neanche se sia vero: prodotto come docufiction (quindi vai a sapere quali sono i fatti reali e quali quelli immaginati), secondo alcuni Leonia e la madre ne sarebbero solo attrici:
 
[…] non si è trattato di un outing ma di un’indiscrezione nata da un documentario disponibile su Youtube pescato dal Corriere della Sera. […] Leonia non sarebbe gay e quel video on line, e proposto anche da noi, sarebbe semplicemente una fiction. […] Stando alle dichiarazioni di un lettore che ha partecipato alla realizzazione del documentario, Leonia e Caterina sarebbero solo grandi amiche: la loro lunga relazione, durata almeno 4 anni, sarebbe dunque una invenzione narrativa, nata magari per ‘nascondere’ l’identità della vera compagna di Caterina.

[http://www.televisionando.it]
 
Uh-oh. Già sembrerebbe che il Corriere abbia fatto un buco nell’acqua con il documentario. Prontamente ripreso in giro per il web, e vabbé, capita. Ma il punto è che questa notizia e quella del film hard potrebbero essere quasi accostate da una mente semplice. Certo, l’equazione “documentario con protagonisti omosessuali” = “film lesbo” = film hard è un po’ forzata. Un po’ tanto. Eppure, vuoi vedere che… ma no, la scintillante stampa italiana? La gloriosa agenzia ANSA? Allora ho cominciato a leggere le varie versioni:
 
Leonia però ha deciso di regalarci di più di una semplice vita sotto ai riflettori infatti, sul mercato nero, è già in agguato un filmino-scandalo dove la Coccia recita in scene lesbo con la sua compagna. E se l'Ansa stima la vendita di almeno 100mila copie pirata tra Palermo e Milano, noi pensiamo che questo film avrà un effetto ancora più grande. Leonia non ha mai negato la sua omosessualità e ha addirittura dichiarato di avere una relazione stabile con una donna ormai da quattro anni. Il suo nome? Caterina D'Agostino che, per dirla tutta, è la protagonista di un documentario sul lesbismo caricato su YouTube nel novembre 2008.

[http://www.newgol.com]
 
Uh, beh, no: qui c’è un film hard E un documentario in cui questa Caterina parla del lesbismo. Per dirla tutta. E in cui (ma non si dice) c’è anche Leonia. Epperò: Leonia ha dichiarato questa sua relazione? Davvero? Vogliate apprezzare:
 
A corroborare questa tesi soprattutto le dichiarazioni della stessa Leonia durante il Gran Hermano: avrebbe detto di essere attratta solo dai ragazzi e di non essere interessata a giochetti lesbo.

[http://www.televisionando.it]
 
Beh, no. Non ha dichiarato nulla del genere. Ma magari vuole solo tenerselo per sé. Vediamo piuttosto che dicono altrove del film hard:
 
[…] Parliamo del lesbo-dvd di Leonia, la concorrente del Gf arrivata dal Gran Hermano spagnolo. In uscita sul mercato della pirateria, la versione integrale del film scandalo "La sfortuna mi fa capocella" dove la mora e trasgressiva Leonia Coccia recita in scene lesbo con la sua compagna Caterina D’Agostino. Sono 100.000 le copie che saranno vendute sulle bancarelle da Palermo a Milano secondo le fonti del mercato nero.

[http://www.ilgiornale.it]
[http://www.leggo.it]
 
Ah. Il lesbo-dvd. La versione integrale del film scandalo. Che sarebbe la docufiction di prima. E vabbè, se lo dice Il giornale. Dico, un’autorevole testata nazionale. Talmente autorevole che hanno delle personalissime “fonti del mercato nero”. L’espressione ha un che di straordinario. Chi sono, vorrei sapere, cosa sono queste fonti? I giornalisti del Giornale parlano con i boss della camorra? Davvero? Sto sottovalutando il Grande Giornalismo d’Inchiesta di scuola montanelliana? Poi sì, certo, ci sono espressioni evitabili. Vogliate gradire il tocco di colore: “le bancarelle”, le note bancarelle di dvd contraffatte, diffusissime da Palermo a Milano. “Da Palermo a Milano”. Solo andata. Quindi a Trento nulla, attaccatevi. E poi c’è quell’errore di battitura su “capoccella”. Epperò, insomma, l’avranno visto ‘sto dvd, se ne parlano così approfonditamente. Come qualcosa avranno visto anche loro:
 
 
Grande Fratello/ Leonia Coccia ha girato un film lesbo
CHOC AL GRANDE FRATELLO: LEONIA HA GIRATO UN FILM PORNO
"La sfortuna mi fa capo" è il titolo del film a luci rosse, in cui Leonia Coccia si esibisce in scene lesbo con la bella Caterina D'Agostino. Prodotto in 100mila copie, per il mercato illegale, il film è in vendita sulle strade delle principali città italiane.

[http://www.affaritaliani.it]
 
Di questa versione comincerei con l’apprezzare il talento dell’articolista, davvero un virtuoso. Ammirate l’evoluzione dal titolo all’occhiello. Il titolo del film che adesso è diventato “La sfortuna mi fa capo” (ah, i problemi del copiaincolla…), il film in vendita “sulle strade delle principali città italiane”. Non è un’immagine deliziosa? A me viene in mente il neorealismo, un po’ Visconti, un po’ Pasolini. Forse Ladri di biciclette. E poi c’è “la bella Caterina D’Agostino”. “Bella”, come si dice sempre delle ragazze dei film osé. “Bella” o… 
 
Il sito web Affaritaliani.it ha pubblicato una notizia bomba su una delle concorrenti del Grande Fratello, la nuova entrata Leonia Coccia. La ragazza, infatti, avrebbe girato una scena lesbo in un film porno dal titolo "La sfortuna mi fa capo". Il film a luci rosse, in cui Leonia Coccia si esibisce con la prosperosa Caterina D'Agostino, è stato prodotto in 100mila copie "per il mercato illegale" e, sempre secondo il sito web Affaritaliani.it, il film sarebbe in vendita "sulle strade delle principali città italiane".

[http://piacenzanight.com]
 
“Prosperosa”. Sì, ecco, “la prosperosa Caterina D’Agostino”. Bello, bello, perfetto. La notizia è ampiamente virgolettata dal sito di sopra (quindi è copincollata senza ritegno ma almeno apertamente), e si parla sempre di questo fantomatico film a luci rosse.
Un film che è già in vendita ovunque, perbacco. Giusto?
[…] Secondo alcune fonti, nei prossimi giorni potrebbe essere diffuso un film nel quale la bella Leonia avrebbe recitato. […] il ruolo recitato da Leonia sarebbe alquanto trasgressivo. Dopo aver rivelato più o meno esplicitamente la propria bisessualità, potremmo vedere Leonia recitare delle scene lesbo insieme alla sua compagna. Il film che ha destato tanto scandalo si intitola “ La sfortuna mi fa capocella”, e sarà disponibile praticamente in tutta Italia. Inoltre, la bella romana, già in passato ha dimostrato di non temere il giudizio in merito alle proprie scelte sessuali. Sarebbe già presente on line sul sito YouTube un filmato in cui Leonia rivelerebbe in presenza della madre i propri gusti sessuali.

[http://www.spettegola.com]
 
Sbagliato. Non è ancora disponibile. Perbacco. In più questo film si chiama “la sfortuna mi fa capocella”, come diceva Il Giornale. Cielo. Leonia del resto non teme giudizi: rivelerebbe i propri gusti sessuali persino in presenza della madre. Su YouTube. In un filmato. Che sfortuna vuole essere proprio un estratto della docufiction di cui sopra.
Fortuna che ci sono i bene informati:
[…] la romana Leonia che, a sua insaputa, è tra le più ricercate su YouTube.
Il motivo? La sua fidanzata Caterina D’Agostino, dopo aver fatto girare in rete un video nel quale racconta la sua love story con la concorrente romana, ha fatto sapere che esiste anche un video, o meglio un film, anzi per essere precisi un film hard, che vede protagoniste le due fidanzatine in atteggiamenti che solitamente si hanno sotto le lenzuola di casa propria.

[http://quomedia.diesis.it]
 
A questi non posso dire nulla. Perché se la D’Agostino fa sapere le cose a loro, beh, chi sono io per controbattere? Poi sono rimasto ipnotizzato dalle crescenti precisazioni dell’autore.
Chiuderei pertanto con la delizia del giornalismo italiano:
Gf, Leonia spunta il film hard
Scene lesbo con la compagna Cristina
Si tinge di giallo la presenza di Leonia Coccia, concorrente del Grande Fratello 9, a un film scandalo dove reciterebbe in alcune scene di sesso lesbico con la sua compagna. Tgcom, infatti, ha cercato il film incriminato, dal titolo La sfortuna mi fa capocella, ma non ha trovato la presenza di Leonia in alcuna scena, al contrario da quanto affermato dall'Ansa. Svista o tagli? Leonia ha comunque pubblicamente ammesso la sua bisessualità.
Secondo l'Ansa, sarebbe in uscita sul mercato della pirateria, la versione integrale del film scandalo La sfortuna mi fa capocella dove la mora e trasgressiva Leonia Coccia del Gf9 reciterebbe in scene lesbo con la sua compagna. Oltre 100mila le copie che si venderanno sulle bancarelle da Palermo a Milano, secondo le fonti del mercato nero. Leonia aveva già fatto coming out usando un video pubblicato su Youtube, in cui compare anche sua mamma.

[http://www.tgcom.mediaset.it]
 
Si tinge di giallo.
Un tempo i direttori di giornale avevano un prontuario con le espressioni abusate, da evitare. Però quelli di TgCom sono rigorosi. Rigorosissimi. Tanto da cercare il titolo incriminato, ma non trovare la presenza di Leonia in nessuna scena. Perbacco. Leonia che invece “aveva fatto coming out usando un video pubblicato su youtube, in cui compare anche sua mamma”.
Peccato che cercando su youtube, e dovunque in rete, quello che si trovi siano questi due filmati (uno e due). In cui Leonia c’è. E le scene lesbo no. E questi due filmati costituiscono, pensate, la prima e l’ultima parte della docufiction autobiografica “La sfortuna mi fa capoccella”, di Caterina D’Agostino. Che poi magari una scena spinta ce l’ha pure: ma permettetemi di dubitarne, visto il tenore del resto. E permettetemi di credere che nessuno degli scriventi l’abbia visto, che “le fonti del mercato nero” siano l’amico di un amico dell’omino dell’ANSA che ha steso la notizia, etc. Oppure che esista un film hard, che si tratti di tutt’altro filmato, e che l’omino dell’ANSA, o quelli che hanno sviluppato la velina, abbiano mescolato tutto alla bell’e meglio pubblicandolo subito dopo (e subito prima di andarsi a fare un cicchetto).
 
MORALE DELLA STORIA: non è nuovo il dibattito su quanto sia peculiare il fatto che poche agenzie di stampa coprano, (e quindi filtrino, indirizzino, interpretino) la quasi totalità delle notizie che vanno a finire sui diversi giornali. Perché, malafede a parte - ed il problema della malafede, o in una prospettiva più ampia della democraticità della stampa, è cruciale per la democrazia contemporenea -, errare è umano, e rimediare difficile. Ciò detto, la retorica della maggior parte della stampa, che procede per accumulazione di stereotipi ed approssimazioni fino a distorcere le notizie (in questo caso con un risultato paradossale), è pari solo al totale disinteresse che hanno per la maggior parte delle stesse notizie (al punto che nessuno ha perso dieci minuti di tempo per verificare che cosa ci fosse in quei famigerati filmati su youtube) ed alla trascuratezza con cui le scrivono: espressioni orrende, errori grammaticali, di battitura, refusi di ogni genere, etc. Certo, mi direte: saranno precari, sottopagati, non è che possano sapere tutto, etc. Sarà. Però un po’ di rigore non guasterebbe. Dice: sei pignolo. No.
Il pressappochismo, la retorica e l'imprecisione sono mancanze di rispetto nei confronti dei lettori e del materiale di cui si tratta; dimostrano scarsa considerazione, a volte scarsa preparazione, nel caso specifico semplicemente suggestioni improbabili per concetti esotici (certo "film a luci rosse" è più comprensibile di "docufiction queer"). Dice: si parla di una che sta al Grande Fratello, fregatene. Me ne frego dell'evento in sé, me ne frego della tipa, etc; il fatto che automaticamente l'abbinamento "lesbica" e "dvd" faccia pensare ad un porno mi fa rabbrividire sul livello di civiltà del Paese in cui vivo. Il modo in cui le notizie sono riportate assesta il colpo di grazia.
D’altronde la salute della presunta informazione libera che internet garantirebbe, a sentire i beppegrillo, è pessima, se ogni notizia del genere viene diffusa a catena con altrettanta acriticità da un buon numero di fattori (ho omesso di riportare tutte le pagine per oggettiva mancanza di tempo e voglia); e una volta consolidata smentirla sarà più difficile ogni giorno che passa. Chiedete a Billy Corgan, è da quando recitava in Super Vicky che lo sostiene anche lui.
 
 
P.S.: Quel documentario è talmente orrendo da essere bellissimo. Lo voglio! Ditemi che lo avete. Mi va bene pure la versione censurata, per stavolta. Tanto si fa sempre un tempo a fare un salto sulle bancarelle del mercato nero, da Palermo a Milano.
 

 
La bella e prosperosa Caterina D’Agostino 
[punch-drunk | # | ma anche no, paese reale | commenti (14)]

sabato, 24 gennaio 2009

Patetici tentativi di tastare il polso al paese reale*

di punch-drunk
DISCLAIMER: Questo post parla di Grande Fratello, preferenze sessuali, informazione. È lunghissimo, diviso in due parti, ed è anche un tantino moralista. Non parla di musica. Se leggete sapete a cosa state andando incontro.
 
Parte prima: O TEMPORA, O MORES

 

Capita che quest’anno al Grande Fratello una concorrente sia lesbica. Cioè, l’opposto: capita che quest’anno al Grande Fratello una concorrente sia banale, poco peculiare, neutra. Forse. Perché perché con il sottilissimo fine di accattivarsi un pubblico il più possibile ampio e variegato quest’anno gli autori hanno fatto l’impossibile per dare alla compagine l’aspetto del Circo dei Miracoli: la maggior parte dei concorrenti senza un genitore (fuggiti o morti), un non vedente, un’hostess pasionaria che forse verrà presto licenziata, una ragazza che lavora in un quartiere difficile di Palermo, una mangiafuoco ex anoressica, un rom montenegrino (che in quanto abbandonato dal padre, anche lui, per la prima volta ha festeggiato il suo compleanno), il maggiordomo dei Savoia (giuro), una lap-dancer, e purtroppo è cominciato da poco, chissà cos’altro ci sarà il tempo di scoprire. L’elemento in comune è la capacità di attirare la curiosità morbosa dello spettatore, sia per contrito pietismo, sia per entomologica fascinazione per il diverso. Del resto se lo spettatore medio di un reality è per sua stessa scelta un voyeur, quest’edizione non fa che mostrargli finalmente tutto quello che le altre finora suggerivano, o lasciavano intuire, o facevano sbirciare appena.

Logico quindi che il fulcro su cui si gioca sia la mera pulsione erotica. Non si vive solo di superiorità (provata, e presunta) o di ammirazione (idolatria, dipendenza) nei confronti del cast. Quest’anno per favorire gli accoppiamenti all’interno della casa1 gli autori hanno badato a selezionare preferenze sessuali il più possibile variegate; riassumendo sulla base delle notizie attualmente pubbliche, abbiamo una lesbica, una bisessuale, un bisessuale (il maggiordomo, che forse non era solo un maggiordomo, ammicco ammicco), un possibilista, due-tre donne che apparentemente si getterebbero addosso al primo essere animato che possano incontrare per strada (tra cui Cristina, la lap-dancer, quarta naturale ma ampliata a diciott’anni ad una sesta) ed un paio di uomini così disperati che non vedrebbero perché discriminare gli oggetti inanimati (tra cui un presunto playboy). Tutti piuttosto carucci, shakerati perché cominciassero ad intersecarsi2: da questo punto di vista gli autori non avrebbero potuto fare di più (tranne forse aggiungere un carro di buoi, proprio per stare sicuri3).

Insomma, la prima nota interessante dell’edizione di quest’anno è questa: gli autori ormai non si limitano più a constatare ed assecondare la morbosità del pubblico; mai come stavolta vogliono suggerirla, stimolarla, indirizzarla. Sono i primi? No, e forse nemmeno i più espliciti. Purtroppo non vedo tanta televisione4 e non sono in grado di stabilire né quanto la scelta sia condivisa da altri programmi, né da quando si è iniziato. Però capite che ostentare il diverso davanti al pubblico generalista in un contesto fortemente irreale spacciato per spaccato realistico non ha nulla o quasi a che vedere (checché abbia detto l’Arcigay sulla vittoria di Luxuria) con l’integrazione. Perché si attivano i meccanismi di cui sopra: il pietismo (poverino, che vita sfortunata), il buonismo compassionevole (bisogna volergli bene che ne ha avute tante), il voyeurismo (chissà se le due lesbiche della casa…  ihih5.), l’eccitazione. È facile finché i soggetti osservati sono dentro una gabbia. Poi però se una coppia gay vuole adottare un figlio, li si ritiene inadatti a svolgere il ruolo di genitori. Perché sono tanto carini, peculiari, normali finché non possono nuocere, finché lo status di normalità non gli pertiene davvero. Poi basta.



* Il titolo normalmente è suo.
1. Sono l’unico a cui l’idea sa vagamente di zoo, quando non di progetto Lebens… oddio, no, Godwin. Niente, niente, detto niente.
2. Per amore di coerenza sto mantenendo implicita l’ipotesi più probabile, che fin dalla prima puntata questo baraccone sia accuratamente scritto a tavolino (e diretto quotidianamente) dagli autori.
3. Cos’è, non va bene la battuta? Oh, sono mica l’unico! Anzi: grazie a XKCD ho scoperto che la barzelletta del pazzo di trenta centimetri esiste anche negli USA. Dico.
4. Non lo dico per fare lo snob: a casa il cavo dell’antenna non funziona e non prendiamo metà dei canali (infatti gli spezzoni che ho visto finora li ho visti tutti su internet) (questo non mi rende meno voyeur, sarebbe davvero presuntuoso pretendere di affrancarmi dal resto del pubblico).
5. Questa delle due lesbiche, e badate che non sto dicendo che sia impossibile che accada qualcosa (anzi, viste le premesse non vedo perché non debba scapparci la storia homosex) scatena una fantasia che, permettetemi l'interpretazione, scaturisce da uno dei sottomeccanismi classici dell’omofobia. Perché le due dovrebbero per forza avere un flirt? Per lo stesso meccanismo della diffusissima paranoia per cui se la persona che si ha di fronte é gay, pertanto ci sta provando con voi che ne condividete il sesso. Non sto parlando in astratto; avrete avuto anche voi una conversazione, anche di sfuggita, con qualcuno che vi ha detto, più o meno: “…e poi quel cameriere aveva un’aria… e mi sorrideva… così sono scappato.”. Io questo passaggio, dall’essere gay a provarci con chiunque capiti loro a tiro (e quel chiunque siete sempre voi, poi), non l’ho mai capito. A meno che non si voglia partire dall'assunto che abbiate un fascino irresistibile (nel caso, beati voi). Ma altrimenti è come se… voglio dire, io sono etero, eppure non ci provo con tutte le donne che incontro. No. Davvero-davvero. Perché un gay (qualsiasi gay) dovrebbe provare attrazione proprio per me? Perché mai? E perché - fosse pure – dovrei pensare che non sappia reprimere questa pulsione come la so reprimere io con donne cui so che sarei sgradito (capacità fondamentale peraltro per evitare di incorrere in frequenti, spiacevoli denunce penali)?


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