2.0

giovedì, 26 giugno 2008

Vivere meglio


Buona giornata.

lunedì, 23 giugno 2008

Nerd furniture for a nerd house

 

 

Una gallery che farà contento il padrone di casa: Home decor for absolute geeks.

 

giovedì, 19 giugno 2008

It's Sporn!

Non sono mai stato un accanito videogiocatore, sia perché da cinefilo ho sempre avuto problemi con attention span che superassero i 150/180 minuti, sia perché sono sempre stato una pippa clamorosa a qualunque gioco. Però è innegabile che sia un mondo affascinante, soprattutto quando spingono sul pedale - è il caso della saga di GTA, per esempio, che sta già cambiando molte cose anche al di fuori del semplice contesto videoludico, ed è - veniamo a noi - il caso di Spore.



Spore è un videogioco che uscirà a Settembre, in corso di sviluppo da molti anni, che mescola la strategia con il genere "god game", permettendo al giocatore di creare una forma di vita e di seguirne lo sviluppo dalla forma monocellulare in avanti. Tutto molto bello. Tra ieri e il giorno prima, è stato rilasciato sia in versione demo che in versione completa un programma chiamato Spore Creature Creator (vedi immagine) che permette di creare la propria creaturina in tutta libertà. E qui viene il bello: si può esportare il risultato - udite udite - su Youtube.

Ora, sappiamo che aggirare i divieti di Youtube è ormai uno sport globale, e che la deriva sessuale di un RPG qualunque è un passaggio quasi scontato fin dai tempi in cui si tirava un dado da +20 per vedere quante botte si davano alla locandiera della taverna dell'Orso Rosso tra un drago e un troll, ma mai avrei potuto pensare che Spore avrebbe potuto creare addirittura un genere nel giro di pochissime ore. Invece esiste, e si chiama Sporn. Il blog Rock, paper, shotgun ha provveduto ad una instant anthology dello Sporn, e ce n'è di tutti i colori: semplici peni giganti, creature dotate di peni giganti, colorite e inquietanti variazioni sul tema dell'ermafroditismo, e via dicendo.

Ho l'impressione che presto ne sentiremo parlare nella colonnina di Repubblica.

Eccone un esempio. Lo metto piccolino perché è schifido. Apritelo a vostro rischio e pericolo - tipo, se siete in ufficio lasciate perdere. Ne so qualcosa.


Wow. Direi che da oggi in poi i furries possono dormire sonni tranquilli.


Fonti: Underwire, Rock paper shotgun, Wikipedia

venerdì, 13 giugno 2008

C'era una volta il nastrone

E' un rito che ai tempi abbiamo fatto decine di volte.

Abbiamo passato ore a scegliere tutti i pezzi uno ad uno, a decidere l'ordine migliore, cosa mettere in apertura e cosa in chiusura, dove piazzare i pezzi da novanta e dove posizionare i pezzi che sottolineavano meglio il messaggio che volevamo mandare (c'era sempre un messaggio). Abbiamo scritto i titoli uno dopo l'altro stando attenti a non far sbaffare il tratto-pen sulla carta lucida della copertina (io, per evitare di passarci sopra con la mano e toccare l'inchiostro fresco, li scrivevo in ordine inverso), abbiamo considerato se mantenere un look sobrio e anonimo (titoli e poco più, di solito io facevo così) o se donargli una veste grafica più accurata (una foto? un ritaglio di giornale? un disegno?), abbiamo scelto il titolo (la chiave -ovviamente enigmatica- per capirne il senso profondo), valutato se fare una dedica o quantomeno una firma o una sigla, e alla fine l'abbiamo messo nella piastra e premuto «play», per sentire come suonava dell'inizio alla fine.

 

Abbiamo registrato mixtape per far colpo sulle ragazze, per far conoscere musica nuova agli amici, per avere la nostra colonna personale nell'autoradio, per festeggiare ricorrenze nostre o altrui, per selezionare la scaletta killer di un artista o un genere, per confezionare il mix da party definitivo, e per far colpo sulle ragazze (l'ho già detto?). Alla fine degli anni '90 siamo passati ai cd masterizzati, sembrava un passo naturale ma già non era la stessa cosa. Ora facciamo le playlist sull'iPod, scriviamo le scalette sui blog, linkamo i nostri muxtape, ma la magia è persa, e lo sappiamo. La magia dei nastroni e della loro cultura è persa, e non tornerà.

 

Mix Tape - L'arte della cultura delle audiocassette è il libro compilato da Thurston Moore (voce e anima dei Sonic Youth, tra le decine di altre cose) per celebrare ed onorare questa piccola forma d'arte ormai scomparsa. Pubblicato negli States nel 2005 e appena uscito nelle nostre librerie nell'edizione italiana (bellissima e assolutamente fedele all'eccezionale veste grafica dell'originale) grazie alla sempre beneamata ISBN Edizioni, Mix Tape raccoglie le storie e le immagini di decine di nastroni originali a suo tempo creati da una serie di personaggi dell'undergound americano, selezionati da Moore.

Un libro che è un piacere sfogliare e guardare, rifacendosi gli occhi con le BASF dai colori acidi e le Sony nere e sobrie, con i titoli scarabocchiati a penna, le grafiche do-it-yourself, il mondo perso che evocano e i ricordi che fanno riaffiorare. Un libro che è un piacere leggere, nelle annotazioni brillanti di Thurston Moore e di Bruce Sterling (autore, nell'introduzione all'edizione italiana, di alcune delle osservazioni più lucide), nelle storie minime -ironiche, curiose, malinconiche- raccontate dagli autori dei nastri, nelle scalette d'altri tempi che riportano, e negli squarci di vita che se ne possono desumere. Un libro eccezionale.

 

Stasera, a Get Black, (come sempre alle 21 sui 103.1 FM a Bologna e provincia, per gli altri in streaming OGG o MP3, e dal weekend scaricabile in podcast) parliamo di nastroni, mixtape, cassette e di quello che hanno significato per noi, nei nostri personali amarcord e nella storia della musica e della sua fruizione.

Non paghi di scoperchiare questo vaso di Pandora, tentiamo nel nostro piccolo di emulare Thurston Moore e il suo certosino lavoro di ricerca sul tema, e chiediamo aiuto a voi: mandateci via mail (all'indirizzo black |at| getblack.it) i vostri nastroni storici e le storie che ci sono dietro, salite in soffitta e tirateli fuori dagli scatoloni, soffiate via la polvere e date loro nuova vita spiegandoci cosa succedeva in quei giorni, cosa vi ha guidato nella scelta della scaletta, a chi l'avete regalato (o da chi l'avete ricevuto) e cosa ha significato per voi. Se volete armatevi anche di scanner e macchina fotografica, per farci vedere la grafica e far sospirare un po' anche noi. 

Chi ci manderà il nastrone più significativo, in ogni possibile senso del termine, riceverà una copia di Mix Tape - L'arte della cultura delle audiocassette, grazie a ISBN Edizioni. Diversamente dal solito avete a disposizione una settimana (premieremo il vincitore venerdì 20 giugno), così avete tutto il tempo per recuperare i nastroni dai luoghi in cui sono finiti, o di contattare quella ex a cui avevate fatto una formidabile compilation nel '96 per chiedergliela indietro (tanto l'ha ascoltata al massimo due volte, ormai lo sapete). Chissà che, da questo, non nascano altre storie da raccontare.

 

domenica, 08 giugno 2008

iPhone reloaded

Nelle ultime 2 settimane in giro per la rete si sono letti talmente tanti articoli che ne parlano che il cultore dello zeigeist che alberga in me non può fare a meno di rilanciarlo: domani all'Apple's Worldwide Developer Conference di San Francisco Steve Jobs terrà uno dei suoi celebri keynote, gli eventi in cui il guru della Apple svela al mondo con quale aggeggio lucido e scintillante ha intenzione di cambiare il mondo questa volta.

 

La stampa è unita nel pensare a questo giro sarà il turno del nuovo iPhone 3G, e se tutti sono concordi nel dare come certo il supporto UMTS -conditio sine qua non per lo sbarco in parecchi paesi, come l'Italia-, sul resto delle caratteristiche le ipotesi si sprecano: GPS, doppia fotocamera per le videochiamate con una rinnovata versione di iChat (anche per Windows), diversificazione dei modelli e delle funzionalità, prezzo super-ridotto (si parla di soli 200$) quando è venduto in bundle con un abbonamento, apertura dello store con le applicazioni create da terza parti, fino a ipotesi più fantascientifiche come l'alimentazione a energia solare.

Eccovi un po' di link, prima che, alle 19 di domani sera, diventino tutti inesorabilmente obsoleti:

 

_il riassuntone di MacRumours (se cliccate su un solo link, questo è il più completo).

_l'analisi delle foto leaked diffuse venerdì da Crunchgear.

_le specifiche leaked del nuovo firmare.

_le prove del fatto che milioni di esemplari del nuovo iPhone sono già nascoste sul territorio americano

_il Financial Times di ieri si dice sicuro che il prezzo del nuovo iPhone sarà «significativamente più basso».

_Forbes riporta che la Apple sta cercando di brevettare l'uso di celle a energia solare per i dispositivi portatili, da mettere sotto lo schermo LCD (testo del brevetto).

_Secondo Repubblica è imminente lo sbarco del nuovo iPhone in Italia (ah beh, se lo dicono loro).

_Popular Mechanics esplora le implicazioni e priorità di un nuovo iPhone con GPS integrato.

 

Bonus:

_iPhone wishlist.

_4 motivi per cui gli Early adopters non hanno bisogno di un upgrade all'iPhone 3G.

_Come lanciare un prodotto Apple in 5 facili step.

 

[per la cronaca: no, non penso che comprerò l'iPhone neanche se tutte o quasi le voci che girano fossero confermate, nonostante sia un oggetto bello e fatto molto bene. Mi trovo ottimamente col mio geekissimo Nokia]

 

[inkiostro | # | oh my geekness, ahipod | commenti (4)]

venerdì, 06 giugno 2008

Giovanni 11,1-46 2.0




***

 

Il piccione volava distratto, sfiorando pericolosamente alcuni passanti più bellicosi e rapidi di altri, una bici, un pioppo, un paio di suv, un lampione – il lampione chiaramente nemmeno si era mosso.

Con un paio di volute affannate riuscì a sollevarsi ancora ed a posarsi sul tetto dell’edificio, vicino all’insegna. Casaleggio ed., LTD, si leggeva, e sulla T spiccava un volatile sovrappeso. Il piccione valutò la situazione e decise di restare lì a meditare ancora un po’ sul da farsi, mentre tre piani più in basso Miscavige entrava nell’edificio. Il traffico intorno al Madison Square garden continuava indifferente.

 

***

 

“Cin”

“Cin”

“… davvero, non è questione di aspirazione alla frustrazione.”

“Mh.”

“Il punto è che Hank piace perché noi abbiamo già tutti i suoi difetti: pensiamo da anni alla stessa persona, non abbiamo mai sfruttato davvero le nostre capacità, siamo infelici e incapaci.”

“…”

“E la differenza è che lui oltre a questo è un donnaiolo ed uno scrittore di talento. Non si desidera l’infelicità, si desiderano le capacità.”

“E la possibilità di fare l’allegro cazzone a quarant’anni.”

“Sì, ma sul serio. Io ero un quarantenne quando ne avevo venti, a quarant’anni vorrei essere un ventenne.”

"Cinico e un po' stronzo?"

"Cinico e un po' stronzo."

“…”

 

***

 

L’odore è ancora troppo penetrante quando riapre gli occhi. Le palpebre sono pesanti, ed il sevoflurano ancora in circolo nei polmoni rende troppo difficile da sopportare persino la voce altrui.

“Parlate di meno, lentamente, faccio fatica”, riesce a dire dal letto alle due persone che gli sono accanto, che conversavano animatamente. Tacciono. Gli occhi che spuntano dalle lenzuola bianche e grezze dell’ospedale sembrano confusi.

“Cosa…”, cerca di dire, ma la fatica ha la meglio e ritorna a dormire.

 

***

 

“Quand’è che questo gioco è diventato più grande di noi? Che non siamo più riusciti a controllarlo? Per esempio… Ironman, l’hai visto Ironman, tu?”

“Beh, io…”

“Sai cos’ha scritto Strade dissestate? Cinquanta righe di elogio – alla sceneggiatura, agli attori, alla regia, agli effetti speciali, alle metafore - con un lunghissimo panegirico sul sottotesto morale. Tu l’hai visto, Ironman?”

“No, com’è?”

“E’ orribile. Si salvano gli attori e gli effetti speciali. La regia è scontata e la sceneggiatura fa ridere – dove non fa tristezza. È un elogio degli americani buoni e delle armi usate per giusti fini, inframmezzato da gag più o meno divertenti.”

“…e?”

“E quando è diventato normale il camp? Quand’è diventato encomiabile? Da quando Ironman è globalmente un bel film?”

“Io non…”

“Siamo noi che abbiamo legittimato tutto questo?”

 

***

 

Occhi aperti. Fatica. Occhi chiusi. Ecco, ora sì. Oocchi aperti. Bene. Pensieri da coordinare. Parliamo, proviamoci. Sorridono. Come sta. Sto bene, dico, o forse ci provo soltanto, forse farfuglio “OEEE” e lascio a loro lo sforzo di interpretare. Ieri febbre, mi dicono, capita, è normale. Adesso flebo, da domani mangia, non la voglio la flebo, già mi fa male tutto, non la voglio la flebo voglio solo dormire, dormire, dormire e ricordarmi perché sono qui e che cosa ci faccio.

 

***

 

Io al concerto dei Battles non c’ero. Non ero in città, se ci fossi stato ci sarei andato.

Eppure lo so, come era quel concerto. Era un frullatore: elettronica, math-rock, improvvisazioni di jazz acido, noise, tasti suonati a caso. Mi piace? Mi piace, è la mia posizione ufficiale, oramai io sono le mie posizioni ufficiali. Mi piace l’elettronica, mi piacciono i Battles.

C’ero al concerto? No, ma se necessario sì. Se dovessi potrei parlarne, ne ho viste a decine di concerti così, non fa nulla che non fossi davvero sotto il palco a vedere Ian Williams che ballava sghembo con la sua chitarra violentando sincopatamente la tastiera.

Se dovessi potrei parlarne, io il concerto dei Battles l’ho visto anche se non c’ero.

 

***

 

“Ben svegliato.”

“Ciao…”

“…David.

“Ciao, David.”

“Ricordi?”

“Niente.”

“Normale. Domani comincia il tuo training. È stato così per tutti, stai reagendo bene. Beppe abbiamo dovuto legarlo il primo giorno”

Beppe. “Beppe…”

“Sì. È normale, te l’ho detto, non sei il primo. Dormi, riposati, domani ti spiegheremo.”

Dormo.

 

***

 

E non lo so fino a che punto è stata una scelta voluta e quanto invece le cose si sono impossessate di me. Fisso lo schermo e non riesco a rispondermi.

Io ci lavoro, davanti a quello schermo. Ci passo le giornate, mi sono detto, tanto vale dedicarci anche il tempo libero, mi ci trovo. Così – twitter, myspace, anobii, lastfm, flickr, non ricordo più neanche dove ho veramente aperto un account e dove ho solo pensato di farlo.

E le cose si impadroniscono di te così, lentamente, un passo per volta. Cosa importa se dopo nove ore di lavoro passo ancora altre due ore davanti ad un LCD. Non mi costa fatica. Non mi dispiace.

Uscire? Ancora un feed, ancora un commento.

La ventola ronza silenziosa mentre la luce passa tra i contatti, costante ed indifferente a dispetto di tutti i fan di nerooogle del mondo.

 

***

 

Oggi è diverso. Lo aiutano ad alzarsi, a lavarsi, lo vestono. Ti gira la testa? No. Va bene un discorso più lungo? Va bene. Vieni con noi. Va.

La stanza è un ufficio asettico virato in bianco, un ficus stereotipato, qualche foto alle pareti. Il titolo di commodoro, una foto dell’attore che salta sopra i divani impegnato a promuovere Narconon.

Dietro la scrivania ci sono due sedie, sulle sedie due marionette, o due persone, è tutto ancora così buffo. Parlano, una in inglese ed una in italiano, spiegano.

Non ti devi preoccupare di nulla, ci pensiamo noi. Tu non ricordi, è normale, è tranquillo, è tutto scritto. Indicano dei fogli, gli puoi dare un’occhiata se vuoi, alle prime pagine, riconosci la grafia?

Il resto non lo leggi però, funziona così. Riconosce la grafia.

Da adesso andrà tutto bene, da adesso non sei più solo, ci pensiamo noi, non ti devi preoccupare di nulla. Non sei il primo sai, sappiamo già cosa fare, in questo momento stai vedendo Cai Guo Qiang al Guggenheim. Tranquillo, leggi e ricorderai. La gente, la gente si aspetta delle cose da te, tu non ne potevi più, quelle cose gliele daremo noi. Non ti devi preoccupare di nulla, è normale.

La conversazione dura troppo e le palpebre sono di nuovo pesanti ed il ficus è più difficile da osservare adesso ed una delle due persone in camice se ne accorge perché la conversazione termina così.

 

***

 

“Ehi.”

“Ehi, quanto tempo… Come va?”

“Ti ricordi l’anno in cui Julian Cope si tagliò sul palco? Ti ricordi i concerti al Velvet? Ti ricordi la prima volta che ti accennato del gruppo svedese che a maggio avrebbe suonato a Bologna, la prima volta che ti ho parlato di Gibbard?

“Che hai?”

“Sono stanco.”

“Lavori troppo. Ma non è questo. Mi spaventi. Che hai?”

“Niente.”

“Mi chiami dal nulla, parli a fiume, non è vero che non hai niente. Che hai?”

“Sono sempre stato così?”

“…”

“Seriamente.”

“Così come?”

“Dai che lo sai che voglio dire”

“Sì. No. Uff. Che vuoi che ti dica?”

“Non lo so”

“Sei sempre tu, io ti conosco da tanto. Però non sei sempre stato così. Non posso parlare comunque, sto lavorando. Mi chiami dopo?”

“Mh.”

“Mi chiami dopo?”

“Va bene.”

“Va bene. Ci conto. Stai tranquillo e poi ne parliamo.”

“Sì. Ciao.”

“Ciao.”

 

***

 

Poi per un momento mi è sembrato di ricordare. Ero sveglio, dormivo, non lo so. Cioè lo so, razionalmente lo so, si chiama allucinazione ipnagogica. Di solito succede che credi di svegliarti e rimani paralizzato. Urli e non ti sente nessuno. Hai visioni, probabilmente è così che la gente parlava con dio anni fa. Allucinazioni ipnagogiche. Eppure mi è sembrato di ricordare.

Scrivevo, avevo questo… avevo un blog. Mi chiamavo… mi chiamavo Fabiano Frangia. Sì, Fabiano. Mi pare. Scrivevo di musica, scrivevo, la gente… maledetta indeterminatezza dei sogni. Non era così. Mi chiamavo… mi chiamavo Filippo. Filippo Facci. Sì, questo me lo ricordo, Filippo Facci, il nome me lo ricordo. Scrivevo di tutto, la gente leggeva e commentava, male commentava, la gente leggeva e mi insultava. Filippo Facci. Oppure no, la gente mi insultava davvero? Eppure per un momento mi è sembrato di ricordare.

 

***

 

La gente balla comunque, se metto elettronica ucraina o quel pezzo che adoro che dice Then you picked the wrong place to stay. La gente balla comunque, lo fa da sempre qui, eppure mi sembra diverso. Mi sembra che prima ballassero di tutto perché erano curiosi di tutto, era il sapere aude della musica. Ora ballano di tutto perché tutto gli è indifferente, non sono qui per la musica, non sono qui per scoprire, sono qui ma potrebbero essere al Billionaire se fosse di moda il Billionaire.

Meglio quando ce la tiravamo in trenta, quando Meloy era un cognome come un altro? Chissà. E chissà quanti lo hanno detto di me quando sono entrato qui la prima volta, quando guardavo io l’uomo con il box dei dischi dietro il palchetto rialzato scegliere la canzone successiva. Where are your friends tonight?, continua a chiedere, ed io la risposta davvero non la so.

 

***

 

“Reagisce meglio del previsto.”

“Sì, ottimo soggetto.”

“Il team come sta andando?”

“Bene. I nuovi si stanno integrando con quelli scelti da lui. Un po’ troppo anarchici.”

“Pensi che…”

“Solo se necessario.”

“I nostri?”

“Firmeranno a suo nome. Alcuni già lavoravano per…”

“Sì, chiaro.”

“E per Antonio.”

“Mh.”

“Cosa?”

“Ce n’era davvero bisogno?”

“Lo sai anche tu che non ho fatto niente stavolta, è stato lui”

“Sì, ma…”

“Sarà utile, non ti preoccupare.”

 

***

 

Ieri ho passato il limite. Dal nulla hanno cominciato a parlarmi in tre su googlechat. Ho detto che stavo uscendo e ho salutato tutti affrettatamente.

Poi mi sono deciso, non ne posso più, ci pensavo da un po’. Basta, davvero.

Sono andato alla libreria e l’ho preso. Il web è morto, viva il web. Non ho potuto fare a meno di ridere. Com’è ironico il fato, i segnali che ci manda quando si diverte a prendersi gioco di noi.

Ho controllato la quarta di copertina mentre cominciavo a premere i numeri sulla tastiera.

 

“Pronto?”

“Gianroberto?”

“Chi parla?”

“Mi chiamo Francesco. Però scommetto che conosci il mio blog. Vorrei proporti un patto. So come funzionano le cose, vorrei farne parte anche io.”

“…”

“Beh?”
“Non parliamone qua. Ci incontriamo per un caffè e ne discutiamo un po’, ti va?”

“Va bene.”

“Senti, se ci trovassimo d’accordo… ti piacerebbe vedere Sutton Square di persona? Sai, mi pareva che ti piacesse…”

“Sì.”

“Bene. Mi faccio sentire. Ciao”

 

***

 

Mi hanno lasciato quelle quattro pagine sul comodino. Francesco Fungo, c’è scritto grosso nella prima, e la grafia è la mia, il nome è il mio. Continua con una serie di dati inutili per una pagina e mezza. Salto. Leggo. Dipendenza, recupero, collaborazione, editore fantasma, amnesia indotta, 2.0. Rileggo, non ci posso credere. Io sottoscritto Fungo Francesco… non ci posso credere. Però comincio a sentirmi meglio. Respiro. Non ho neanche voglia di dormire.

Entrano, gli chiedo se posso tornare in quell’ufficio, devo chiedere una cosa. Nessuna sorpresa. È tutto normale, certo, non sono il primo, eccetera.

E adesso, domando. Adesso ci pensiamo noi. E se volessi aggiungere qualcosa? Puoi, chiaro che puoi. Beppe aggiunge sempre delle battute qua e là. E gli altri? Gli altri li hai scelti tu, da prima. Io? Tu.

 

You think over and over, "hey, I'm finally dead.”


Io. Va bene allora, scriverò qualcosa io, voglio sancire il passaggio, voglio marcare la differenza. Non esiste e non è mai esistito, è una vostra proiezione mentale, batto in terza persona come da protocollo, rido da solo adesso nella luce fioca della stanza, e altrove continuo, dopo 5 anni e mezzo, da queste parti comincia l'era due punto zero.


Tenetevi forte.


 


venerdì, 06 giugno 2008

Nude and crude

Previously, on Radiohead: esce un disco nuovo, puoi scaricartelo senza pagare, è legale. Lo sa pure mia nonna che ascolta Radio Zeta. La promozione del disco e dei singoli è fatta attraverso iniziative che sfruttano web, UGC, eccetera. Tra queste trovate spicca Nude Re/mix: puoi scaricare i "layer" di cui è composta la canzone, e successivamente caricare il tuo orrido remix sul sito stesso. Ma la canzone ha struttura ritmica e compositiva che rende l'operazione - o almeno, ottenere risultati decenti - quasi impossibile. Fin qui ci siamo.

Finché arriva un tizio chiamato James Houston, e decide di suonare Nude utilizzando le seguenti apparecchiature al posto degli strumenti:

Sinclair ZX Spectrum - Guitars (rhythm & lead)
Epson LX-81 Dot Matrix Printer - Drums
HP Scanjet 3c - Bass Guitar
Hard Drive array - Act as a collection of bad speakers - Vocals & FX

Il risultato è questo video. Commovente, nevvero?



(grazie al Misterioso Segnalatore Anonimo)

mercoledì, 04 giugno 2008

Fake cab for cutie

Era solo questione di tempo: prima o poi doveva accadere. Come riportano diverse fonti (1, 2, 3), un giornale musicale piuttosto blasonato (Rumore) ha recensito, senza accorgersene, la versione fake di un disco diffusa su internet al posto di quella vera. Il disco in questione è Narrow Stairs dei Death Cab for Cutie, eletto Disco del mese dal mensile in una recensione firmata da Sara Poma (ma probabilmente, c'è da dire, di questi tempi una cosa simile poteva capitare quasi a chiunque) che con tutta evidenza parla del disco sbagliato, citando arrangiamenti elettronici, inserti di pianoforte, o sperimentazioni rumoristiche di cui nei brani originali non c'è nemmeno l'ombra (e nei fake sì).

 

E' già noto da un po' che la copia del disco che è stata diffusa in rete ad inizio Aprile è in realtà per lo più composta da pezzi della band tedesca Velveteen, e complici l'incredibile somiglianza tra il sound dei due gruppi e gli mp3 perfettamente taggati, ci sono cascati quasi tutti (anch'io).  Se avete scaricato una copia del disco ad Aprile, è probabile che anche voi abbiate la versione sbagliata (controllate su wikipedia se la durata delle canzoni coincide).

 

Lascio a voi le prese per il culo (qui c'è già un instant-blog), i sorrisini per la palese figura di merda e i sacrosanti O tempora o mores, che in prima battuta di fronte a un passo falso così evidente sono quasi inevitabili. Chi sa come va il mondo, però, sa anche che qualunque appassionato di musica nel 2008 (anche i professionisti, sì) non può prescindere dall'ascolto e dal download, legale o meno, di canzoni e dischi da Internet, e che incidenti del genere sono -e saranno sempre di più- all'ordine del giorno. Le cause e le conseguenze di una situazione simile sono tante, e anche se a tal proposito sono già stati scritti fiumi di inchiostro, siamo certamente ancora ben lontani dall'averle approfondite tutte.

 

Mi piacerebbe che nel prossimo numero di Rumore, invece di far finta di niente (ce ne scorderemo, in fin dei conti) o di liquidare la cosa in qualche trafiletto, ci fossero un po' di articoli, magari firmati dai collaboratori più lucidi del giornale (da Campo a Lo Mele, da Compagnoni a Girolami, da Pomini a Messina) che approfondiscano la questione e riescano a farcela vedere anche dalla prospettiva che noi non addetti ai lavori non abbiamo. Sarebbe una prova di onestà e lungimiranza non da poco.

Perchè -c'è poco da fare- questo è solo l'inizio.

 

 

Death Cab for Cutie - No sunlight (MP3)

Velveteen - The drummer goes berserk (No sunlight FAKE) (MP3)

 

Bonus:

Death Cab for Cutie - Long Division (MP3)

 

martedì, 03 giugno 2008

La miglior illusione ottica di tutti i tempi

[uomosenzak | # | oh my geekness | commenti (3)]

martedì, 20 maggio 2008

Tutto il cuoricino in una cassettina


Perché limitarvi ad ascoltare cassettine farlocche confezionate con freschi mp3 da persone che conoscete con dentro canzoni che nella maggior parte dei casi vi eravate già scaricati (leggi muxtape) quando potete ascoltare le cassettine vere di persone che sono sì assoluti sconosciuti, ma ehi, almeno loro hanno una vita vera? E magari suonano in un gruppo? Oppure magari un loro amico conosce uno che è cugino di uno che suona in un gruppo?

Cassette from my ex [via] è stato creato dal fondatore di Found Magazine, e si propone di raccogliere compile analogiche fatte da ex fidanzati/e e successivamente dimenticate nel cassetto, corredate di post memoriale e dalla puccissima immagine dell'amato/odiato dispositivo di tortura.

Un esempio: la cassettina di Joe, ex ragazzo di Claudia Gonson dei Magnetic Fields, compilata nel 1986. Wow. Oppure, vediamo, er, no, per ora è l'unica a sollevare in me un vaghissimo interesse.

Tempo di chiudere il post ed è scemato del tutto pure quello.
Inkiostro, perfavore, torna.

lunedì, 05 maggio 2008

Avremo divani fondi come tombe...

... stando a quanto dice Baudelaire.



Coffin couches [via]

giovedì, 01 maggio 2008

La sera del dì di festa


Questo primo maggio, non ho da aggiungere nulla a questo oggettino (da www.tecnocino.it).
Chi ha orecchie per intendere, intenda questo silenzio che grida.

mercoledì, 30 aprile 2008

Ormonautica: questo sì che è un bel titolo

Ok, che non sono inkiostro l'avete capito, sono kekkoz, bla bla bla, è inutile ripetere tutta la solfa. Non essendo io come blublànchet che si è preparato il lenzuolone un mese fa, né come Valido che ormai chiama il dibs pure su cose che non sono ancora successe, ed essendo io un timidone, cosa mi rimane da dire?
Mi toccherà parlare di sesso.

Sesso. Sesso sessone.
E' sempre bello infilare il naso in rete nel magico mondo del biscotto pucciato.



Per esempio, la vedete questa poltrona, qui sopra? Costa 500 dollari, l'ho scovata su Apartment Therapy (il link è NSFW), e serve dichiaratamente a chiavare. Ripeto, dichiaratamente. Cito testualmente: "By night, it is the ultimate love making lounger! You will lose yourself in the experimentation and sexploration". Sic. Sexploration? E noi che abbiamo perso tutto quel tempo al Covo e alla Casa 139, invece di stare a casa a sexplorare. E c'è anche ques'altra, ma costa il doppio, e si sa, noialtri siamo tirchi, che sennò i dischi ce li compreremmo e basta. Cielo, è davvero inkiostro questa cosa della poltrona, ho i lucciconi. A me una libreria, presto!

Altra cosa, poi vi lascio perdere, giuro.



Basta, con i commenti disinteressati negli shoutbox di Lastfm tipo "ehi ma anche tu sei di Milano e anche tu ascolti Styrocoso, vediamoci"! Basta, con le foto ammiccanti su Flickr e "mi piace davvero come hai composto l'inquadratura, sulle tue poppe, e che colori"! Ora, per trovare la vostra anima gemella sull'internet c'è Intelligentpeople.com (via). Se vivete in Nord America (o nel Regno Unito o in Danimarca), e siete intelligenti, ma intelligenti intelligenti in modo assurdo, questo è il sito che fa per voi. Basta rispondere a 18 semplicissime domande in un tempo massimo di 18 minuti e potrete accedere al sito di dating definitivo, dove troverete soltanto persone in grado di rispondere alle suddette - e soprattutto che hanno tempo da perdere per fare una roba simile.

(per dire, io tra la domanda 8 e la 10 stavo già raccogliendo il latte dalle ginocchia
a brocche e ho cominciato a rispondere a caso. Non mi hanno accettato. Un poco mi frustra. Non tromberò mai più?)


Prova anche tu il brivido di una serata ad alto tasso di IQ: una cena macrobiotica, una partita a Scarabeo, la visione dei contenuti speciali del Ritorno del Re, Mozart, e sentirti dire mentre ti stai togliendo le mutande "Scusa, non ho mai praticato una fellatio, me la spieghi un po'?".

A quando anche dalle nostre parti, questo sito bellissimo e risolutivo?
Ah no, scusate, noi qui abbiamo rieletto Berlusconi.

(che poi, inkiostruccio, mentre eri via qui è diventato presidente del Senato un ex DC tacciato di viscidume a livelli bipartisan, il cui unico provvedimento politico fu dichiarato anticostituzionale? Dico, sei davvero sicuro di voler tornare?)

Ciao, ero kekkoz e saluto tutti quelli che mi conoscono.

martedì, 08 aprile 2008

AddRandomDriver

Un sublime, perfetto, riassunto di Windows Vista, per programmatori ma non solo:

 

 

[via]

 

[inkiostro | # | oh my geekness | commenti (6)]

martedì, 01 aprile 2008

Ora (il)legale

Da un paio di giorni mi sembra di avere il jet-lag, non riesco mai a capire che ore siano.
Forse dovrei cominciare a portare un orologio; magari uno tipo questi:

 

 

[Icon watch] (via)

 

 

[Turntable watch] (via)

 

 

[The Accurate watch] (via)

 

venerdì, 28 marzo 2008

Be kind, the ring

Qua da noi non è ancora uscito (nè è nota la data di uscita, credo), ma nel resto del mondo l'ultimo film di Michel Gondry Be kind the rewind ha dato il via già da un po' a un fenomeno curioso: così come i protagonisti del film girano delle versioni tarocche e molto lo-fi dei film del loro videonoleggio (qui, ad esempio, c'è la loro versione dei Ghostbusters), così là fuori è pieno di gente con troppo tempo libero che crea versioni «sweded» (chissà se da noi lo tradurranno «svedesate») di celebri film. Un mesetto fa su YouTube ha avuto una certa fama una sgarrupatissima versione di Star Wars, ma ieri mi ha davvero conquistato il sontuoso ed assolutamente esilarante remake de La compagnia dell'anello che trovate qua sotto (via). Se non vi basta (ma a quel punto forse dovreste farvi vedere da uno bravo), qui e qui c'è pure la versione extended.

Se poi qualcuno ha voglia di girare una versione sweded di Casablanca, io ci sto. Però il ruolo di Humphrey Bogart lo faccio io.

 

martedì, 25 marzo 2008

E c'e' pure l'ipnorospo!

[dopo i personaggi di Futurama in versione Lego, ecco l'intero set, purtroppo non ufficiale (magari!) ma costruito da un appassionato. Spettacolare. (via)]

 

venerdì, 21 marzo 2008

E voi non sapete quanto e' vero

[da User Friendly]

 

[inkiostro | # | oh my geekness | commenti (4)]

giovedì, 20 marzo 2008

Oh my boy, puzzle boy

[Puzzle Boy, dedicato ai nostalgici dell'immortale Pengo, ma non solo. Difficoltà notevole, potenziale additivo altissimo. (via)]

 

[inkiostro | # | gaming, oh my geekness | commenti (1)]

giovedì, 13 marzo 2008

Intervallo

[Drumming  to Super Mario 2. Tamarrissimo, splendido.]

 

[inkiostro | # | suoni, oh my geekness | commenti (7)]

lunedì, 10 marzo 2008

Nerds rule the world (thanks to D&D)

Fino a qualche anno fa avrei dedicato alla cosa un post nostalgico, lungo e meditato; ora, essendo precipitato in un paio di punti del diagramma ed essendomi irrimediabilmente perso nel dungeon con ben poche possibilità di vedere la luce, mi limito a una laconica segnalazione dell'eccezionale articolo del New York Times firmato da Adam Rogers (già penna di Wired) sulla morte di Gary Gigax, il creatore del principe dei giochi di ruolo Dungeons & Dragons. Geek Love (l'articolo parte bene giò dal titolo) tralascia la semplice agiografia nerd del personaggio e del gioco e si lancia in alcune riflessioni assai brillanti sul ruolo che D&D ha avuto nella nostra vita di adolescenti sfigati e sociopatici, arrivando a vederlo come la radice di tutte o quasi le derive nerd contemporanee (da Harry Potter a Google, dalla Playstation al successo de Il Signore degli Anelli), che peraltro ora insospettabilmente mainstream. E quale modo migliore per rappresentare un concetto del genere di un complicatissimo diagramma di flusso (dettaglio qui sopra, versione intera qui)?  

We live in Gary Gygax’s world. The most popular books on earth are fantasy novels about wizards and magic swords. The most popular movies are about characters from superhero comic books. The most popular TV shows look like elaborate role-playing games: intricate, hidden-clue-laden science fiction stories connected to impossibly mathematical games that live both online and in the real world. And you, the viewer, can play only if you’ve sufficiently mastered your home-entertainment command center so that it can download a snippet of audio to your iPhone, process it backward with beluga whale harmonic sequences and then podcast the results to the members of your Yahoo group [..]

Geeks like algorithms. We like sets of rules that guide future behavior. But people, normal people, consistently act outside rule sets. People are messy and unpredictable, until you have something like the Dungeons & Dragons character sheet. Once you’ve broken down the elements of an invented personality into numbers generated from dice, paper and pencil, you can do the same for your real self. [#]

[via, grazie M.]

 

[inkiostro | # | oh my geekness | commenti (3)]

giovedì, 06 marzo 2008

Il dono della sintesi

martedì, 26 febbraio 2008

Dalle parti opposte della barricata

 

[Via e via]

 

lunedì, 25 febbraio 2008

Trovatemi qualcosa di piu' nerd, se vi riesce

Ladies and gentleman, la iBand.

 

[inkiostro | # | oh my geekness, ahipod | commenti (1)]

venerdì, 22 febbraio 2008

Tutti i cretesi mentono

[Se portassi delle spillette, non mi farei scappare questa coppia di Paradox Buttons. Si comprano su Etsy. (via)]

 

lunedì, 18 febbraio 2008

Bei tempi mai esistiti

[da qui. Grazie a Emanuel e Checco]

 

[inkiostro | # | oh my geekness | commenti (2)]

lunedì, 18 febbraio 2008

Che c'hai du'ggiga, prestame cento mega

Dando un'occhiata su Google scopro che ha più di 3 anni e che nel mentre è stata linkata e segnalata più o meno chiunque, eppure dopo averla scoperta venerdì sera dalla playlist come al solito delirante del collega radiofonico Soroton nel suo Smetto quando voglio, non posso esimermi dal rilanciare anche qua Mamma Ram, la versione geek (che si affianca alla già nota - e già segnalata - cialtronissima versione bolognese firmata Dario Dariotti) del classico Mamma Roma (aka Roma addio aka Me ne andavo da quella Roma) di Remo Remotti.
Lo Iomega ZIP, quanti ricordi.

[qua c'è pure un video, ma non mi sembra un granchè]

 

Recycle feat. Eloquens - Mamma Ram (MP3)

 

Bonus:

Remo Remotti - Mamma Roma (MP3)

Dario Dariotti - Bolognademerda (MP3)

 

[inkiostro | # | oh my geekness | commenti (3)]

giovedì, 14 febbraio 2008

Lego Galore /2: ritratti cubisti

Erano già linkate da uno dei siti che ho segnalato la settimana scorsa quando si parlava di Lego, ma le creazioni coi mattoncini di Ochre Jelly sono talmente belle che meritano un post tutto per loro:

 

Stephen Hawking

 

 

I personaggi di Futurama

 

 

mercoledì, 06 febbraio 2008

Lego galore

Lo indicava anche il logo di Google qualche giorno fa: la settimana scorsa i Lego hanno compiuto 50 anni. Tra i tanti che hanno tributato ai meravigliosi mattoncini colorati l'onore che meritano c'è stato l'uber-blog tecnologico Gizmodo, che ha realizzato una imperdibile timeline con la loro storia, ha raccolto i best lego sets in history (tra cui il mitico parcheggio sopraelevato, il robottone spaziale blu, l'isola dei pirati e uno dei miei preferiti, l'albero di Robin Hood; peccato solo che ne manchino un sacco, almeno il castello giallo e il treno ce li potevano mettere..) e ha elencato alcuni impressionanti dati sul loro mondo:

• There are about 62 LEGO bricks for every one of the world's 6 billion inhabitants.

• LEGO bricks are available in 53 different colors.

• 19 billion LEGO elements are produced every year.

• 2.16 million LEGO elements are molded every hour, or 36,000 per minute.

• More than 400 billion LEGO bricks have been produced since 1949.

• Two eight-stud LEGO bricks of the same color can be combined in 24 different ways.

• Three eight-stud bricks can be combined in 1,060 ways.

• There are more than 915 million combinations possible for six 2 x 4 LEGO bricks of the same color.

• The LEGO bricks sold in one year would circle the world 5 times.

• 40 billion LEGO bricks stacked on top of one another would connect the earth with the moon.

• A January 2008 Google search produces 57.6 million references to LEGO bricks.

• There are 55,600 LEGO videos on YouTube. [#]

Business Week invece ha ripubblicato il suo classico articolo The making of a Lego brick, mentre Boing Boing proprio ieri ha pubblicato uno dei suoi web zen dedicandolo a mattoncini e minifig (con alcuni link pregevoli: la chitarra -suonabile!-, New York, e l'impressionante portfolio di Eric Harshbarger); io, nel mio piccolo, ho sempre un'intera categoria del blog dedicata all'argomento.

Tanti auguri.

 

mercoledì, 30 gennaio 2008

Noi faremo Cin Cin con gli occhiali

[How glasses affect your image.]

 

 

Bonus track, un meraviglioso classico immortale:

 

Herbert Pagani - Cin Cin con gli occhiali (MP3)

 

mercoledì, 23 gennaio 2008

Devolution

[da Techno Tuesday]

 

[inkiostro | # | oh my geekness | commenti (2)]

venerdì, 18 gennaio 2008

Sub e Smart

Io non ho davvero bisogno di un computer portatile. Ho bisogno di un nuovo cellulare, di un nuovo lettore mp3, di una nuova automobile e di un nuovo stereo. Ma non ho bisogno di un computer portatile. Ho un PC a casa e un PC al lavoro, e nei (rari) momenti in cui non sono in uno di questi due posti, probabilmente è salutare che io stia lontano da una monitor.

 

Epperò, nelle ultime settimane tutto questo parlare di subnotebook, smartphone e superportatili mi ha messo -come dire- un po' di appetito. C'è il nuovo Macbook Air, che è ovviamente un bell'oggetto ma non è una scelta saggia sotto nessun punto di vista: come evidenzia questa tabella di Gizmodo, le sue prestazioni sono troppo basse e le sue carenze troppo numerose per giustificare un prezzo così alto, motivato praticamente solo da qualche pollice di spessore in meno e da un paio d'ore di batteria in più. Ma oltre ai superportatili, sottili, leggeri, costosi, e con prestazioni paragonabili a quelle di un desktop, ci sono anche i subnotebook, e lì le cose si fanno più interessanti. Ad esempio l'Eee PC, che esce in questi giorni in Italia, ha prestazioni e caratteristiche hardware da sopravvivenza, ma un prezzo e delle dimensioni così risibili da giustificare anche un acquisto di impulso (e da rischiare di tornare davvero utile, una volta o l'altra). Ancor meglio se nell'offerta in bundle con un modem HSDPA 7.2 di Tim, che sistema il difetto più grande dell'oggettino e lo trasforma, di fatto, in un grosso smartphone. Che peraltro monta una distribuzione ad hoc di linux, ma all'uopo supporta tranquillamente anche Windows XP (dovesse servire).

 

Dubbi sulla scelta, quindi, non ci sarebbero. La domanda a questo punto è una sola: serve davvero a qualcosa?