giovedì, 02 luglio 2009
Hai mai visto delle stampanti ballare?
HP Workstations performance.
Non è un videoclip, ma è come se.
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HP Workstations performance.
Non è un videoclip, ma è come se.
Lego + retrogaming = 100% inkiostro:
Relive some classic video games from the 1980's with legos. (I didn't include Mario or Donkey Kong because I have already made videos featuring them).
This Video includes:
1. Frogger
2. Space Invaders
3. Pacman
4. Arkanoid
5. Tron (Light Cycles)
6. Asteroids [#]
Scherzone:
1. Ingredienti: diet coke, rum, mentos, stampo per i cubetti di ghiaccio, un amico che ti sta sulle palle.
2. Metti le mentos nello stampo per i cubetti di ghiaccio, aggiungi acqua e metti il tutto nel congelatore.
3. Prepara un Cuba Libre per l'amico che ti sta sulle palle: rum, diet coke, e un paio di cubetti di ghiaccio presi dallo stampo di cui sopra.
4. Aspetta qualche minuto che il ghiaccio si sciolga e goditi la scena (se non capisci cosa succederà, forse negli ultimi 2 anni hai vissuto su Marte. Guarda qui). Grasse risate!
[trovato su Wired. Mi raccomando: accertati previamente che l'amico che ti sta sulle palle non sia anche grosso e/o incline alla violenza fisica. In quel caso, meglio lasciar perdere. O fuggire di corsa mentre il ghiaccio non si è ancora sciolto]
Lo straordinario successo del Piratpartiet, il Partito dei Pirati svedese, che sembrava nato come una provocazione e invece -forte di un impressionante 7,1%- porterà un suo candidato a Bruxelles, dà molto da pensare. Ovviamente, è una gran bella notizia: sentire che in un paese in teoria non troppo lontano dal nostro le elezioni non sono state dominate dalle inqualificabili e quasi surreali gesta di un presidente del consiglio che ormai non conosce vergogna (e di un popolo bue che lo vota), ma hanno visto il successo di una formazione modernissima, controcorrente e lungimirante è certamente un (piccolo) modo per consolarsi. Che le leggi del copyright, l'accesso ad internet, i diritti digitali siano tematiche che prima o poi andranno affrontate in modo organico e sensato, invece che regolate con leggi fatte a casaccio, spesso illogiche, incostituzionali, ridicolmente parziali e impossibili da far rispettare (come la recente dottrina Sarkozy) è un altro punto inevitabile. E vedere finalmente premiata gente che in merito sa il fatto suo è davvero una bella cosa.
Ci vuol poco, però, a interrogarsi sul resto. Ora che è stato eletto, come pensa un singolo soggetto di portare avanti la sua battaglia? Un file-sharing completamente legale è conciliabile con uno sviluppo delle industrie dei contenuti e con il giusto compenso degli autori e dei produttori? Qual è la posizione del Partito dei Pirati in materia di ambiente e di politica estera? Questa vittoria rimarrà un caso isolato o la battaglia per i diritti digitali ha qualche speranza di crescere e diffondersi anche altrove?
E' ovvio che dalle nostre parti abbiamo problemi ben più gravi di cui preoccuparci. Ma è anche ovvio che un fenomeno politico così interessante va osservato attentamente proprio adesso, prima che perda inevitabilmente la sua freschezza, cambi e diventi qualcosa di diverso.
Di tutto questo parleremo stasera (dalle 19.15 alle 20) su Impronte Digitali, il magazine di web e tecnologie che sono fiero di condurre insieme a Filippo Piredda sulle frequenze di Radio Città Fujiko.
E lo faremo nientemeno che con Chrstian Engstrom, il neo-eurodeputato del Partito dei Pirati. Engstrom ha accettato di rispondere alle nostre domande, e ci spiegherà quello che intende fare a Bruxelles, la posizione del suo partito sul copyright (ma non solo) e il futuro della sua battaglia politica. E vedrete che le questioni aperte sono tante, e i dubbi di cui sopra assolutamente legittimi.
Corrupted Files ha la banalità e semplicità delle idee geniali.
In ritardo per una scadenza? Dovete inviare un documento a quel severissimo professore o a quel cliente rompiscatole e non ce la farete mai? Invece di una usare una scusa, mandategli un file corrotto. Un metodo eccellente per prendere tempo senza prendersi la colpa.
Il servizio costa 4 dollari, ma se volete, visto quanto spesso mi capita su WIndows Vista, io ve lo faccio anche gratis.
Tetris Tiles, le mattonelle di Tetris.
Le voglio.
Quando sono stanco morto e lavoro troppo (tipo adesso) di solito riesco a pensare a una sola parola: cuscino.
Così questa gallery dei 15 coolest pillows (grazie a Luca per il link) casca a puntino; il cuscino-gambe-di-donna e i cuscini-Scarabeo li avevo già linkati in passato, ma la testa di cavallo morto, il libro, il CTRL + ALT + DEL e il Boyfriend (provvisto di falangi e di camicia), tra gli altri, non sono male.
I migliori però nella lista mancano. Tamarrissimi, direttamente dalla mia stanza, i DJ Pillowcases:
Da stagista a capo del mondo, gli strumenti di lavoro nel mondo della pubblicità. Triste ma vero.
Oddfellows Artists: Andy Warhol, Salvador Dalì, Frida Kahlo, Vincent Van Gogh, Pablo Picasso. Fantastici.
Da non perdere anche i writers, i revolutionaries e i scientists.
(via)
In principio fu lo straordinario esperimento di un tizio qualunque chiamato James Houston. Approfittando del contest indetto dai Radiohead che invitavano i loro fan a remixare e reinterpretare il loro più recente singolo Nude, Houston produsse un video incredibile in cui la canzone era interamente risuonata attraverso un paio di stampanti, un hard disk e un vecchissimo computer.Una roba incredibile.
Su queste pagine ai tempi lo postò kekkoz, e parecchi mesi dopo io e Pirex l'abbiamo scelta come sigla di Impronte digitali, il magazine di web e tecnologia che da una paio di settimane conduciamo sulle frequenze di Radio Città Fujiko.
Lo sapevo che non sarebbe passato molto prima che altri facessero lo stesso. Ieri mi sono imbattuto (via) in questa versione del tema di Super Mario Bros interamente suonata da una tagliatrice laser opportunamente programmata.
Per i pazzi o gli ingegneri, abbondanza di dettagli tecnici qui.
Se non vi bastasse (e perchè dovrebbe?) c'è chi ha alzato il tiro. E ha prodotto nientemeno che la versione completa di Bohemian Rhapsody dei Queen suonata da due stampanti, un hard-disk, vari floppy disk e un vecchio Atari collegato a un oscilloscopio (se ho capito bene). Roba da spazzare via in un sol colpo decine di anni di imprese nerd.
Ora però voglio di più.
Voglio un'orchestra intera fatta di stampanti che suona i Concerti Brandeburghesi di Bach. Voglio un virus che prenda il controllo di tutti i computer del mondo e li costringa a riprodurre all'unisono The Wall dall'inizio alla fine. Voglio che il mio computer impari a suonare Moon River con i bip della scheda madre. Voglio che impari le canzoni da solo e sviluppo un gusto suo. Poi però non mi fiderei più a lasciarlo solo; e se finisse per appassionarsi a Laura Pausini?

[da Flags inspired by Video Games. Ce ne sono almeno un paio d'altre molto belle]
Petaminx mi fa sinceramente paura. Se ve lo steste chiedendo, ha 1212 facce.
Con iDaft provi il brivido di governare la console dei Daft Punk con la tastiera del computer. Un incrocio tra un controller midi e la rotella coi versi degli animali con cui giocavi da bambino. E' questione di minuti perchèarrivino i primi remix.
iScreener, da Abstruse Goose.
Troppo bello per essere vero, oppure semplice fuffa tecnologica?
Self-confessed retro lover is here to tell you about this remarkable find! Bringing a modern-day charm to the long-forgotten LP player is the Zero. 1. It’s a CD Player that can also play the vinyl records. What’s really unique is that a system has been incorporated where the device is able to “read” the gaps between the tracks, memorize them, and make it selectable, quite like how you would do with a CD. [#]
(via)
Lego Minifig Motorcycle Helmet, di Sebastian Errazuriz (via)
Dopo la Domina Lisa, un domino molto più faceto: Beer Bottle Domino. Sarà la pubblicità virale di qualcosa (un locale, pare), ma mi piace vederle come un messaggio per bere responsabilmente. Per mettere tutte quelle birre in fila, non puoi essere proprio ubriaco marcio..



Dagli stessi pazzi di Matrix Ping Pong, una folle versione di Super Mario a base di burattini umani ninja (o come diavolo volete chiamarli). Spettacolare.
(via, grazie a Max)
[Microwave Jingle Bells - 49 forni a microonde 'suonano' Jingle Bells]
Il lancia-aeroplanini-di-carta elettrico, la doccia tascabile, il water in valigia e l'e-mail di carta. Questo e altro tra i 10 absolutely useless gadgets. Li voglio, tutti.
Oggi è il primo Dicembre e non il primo Aprile, ma il lunedì è un brutto giorno per tutti e probabilmente ha bisogno di essere rallegrato. Top 10 harmless geek pranks elenca dieci scherzi tecnologici da fare a casa o in ufficio per farvi 4 risate alla faccia delle ignare vittime. Alcuni trucchi sono vecchi (il #10, quello dello screensaver con lo schermo blu di Windows, ad esempio) mentre altri sono brillanti (come il #9, la sostituzione dello sfondo del desktop con uno screenshot, con tanto di icone e taskbar nascoste), e il risultato è assicurato. Se li mettete in atto, poi fateci sapere com'è andata...
Non faccio in tempo a lamentarmi perchè su questo blog ultimamente si parla solo di Obama (come nel resto del mondo, peraltro; ma siamo ancora nella fase in cui possiamo credere ciecamente alle promesse che rappresenta: godiamocela) che mi segnalano il clamoroso Super Obama World, splendido giochino in Flash che riprende e aggiorna il classico Super Mario World di casa Nintendo.
Il gioco non è ancora completo; al momento c'è solo il primo mondo, l'Alaska (indovinate un po' chi è il mostro finale), mentre mancano ancora l'Arizona (lo stato di McCain), l'Illinois (quello di Obama) e la capitale Washington D.C, ma è già godibilissimo e fatto davvero bene, e avrete filo da torcere ad evitare le Hockey Moms che fanno lo shopping da Macy's, i Russi e varie altre bestie assortite.
Già così non sono riuscito ad arrivare alla Palin in motoslitta, ma è solo questione di tempo. E se non c'è la Principessa da salvare, salveremo il mondo. Ci possiamo accontentare.
Una cosa talmente figa da ridefinire il concetto stesso di 'figo': via Giavasan il primo videoclip al mondo in formato Excel. Andate sul sito degli AC/DC e scaricate il file .XLS. (ovviamente dovete avere la macro abilitate).
Io ho provato su un paio di computer (un PC con OpenOffice Calc e un Mac con Excel) e non mi funziona, ma immagino che un'installazione classica su Windows con Excel non fallisca. Altrimenti si può vedere su YouTube, qua sotto. Una vera meraviglia
Mentre un sondaggio rivela che gli inglesi sono i più propensi in Europa a condividere docce e bagni per ridurre sprechi e risparmiare sull'elettricità, il Governo Italiano minaccia di bloccare l'attuazione del protocollo di Kyoto in Europa per la riduzione delle emissioni di CO2 nell'atmosfera.
Per non essere sempre l’ultima ruota del carro, ecco un decalogo semi-serio ad uso e consumo di musictecnologicofili eco-sostenibili:
1. Raccogli i mozziconi delle tue sigarette (+1 punto per sigaretta)
2. Se compri birra in bottiglia, recupera il vetro! (+2 punti per bottiglia). Se puoi, preferisci la spina! (+ 2 punti)
3. Quando vai ai concerti, dividi il viaggio in auto con gli amici* (o vacci in bicicletta = +3 punti)
*se sei di Bologna chiedi un passaggio al titolare di questi blog per andare al Covo, che lui è ben contento di fare il tassì - specie da quando c'è una pattuglia ogni tre metri fornita di alcooltest (su consiglio del dottorGola).
4. Quando puoi, lava a freddo (e le tue magliette a righe non si rovineranno, magicamente) (+3 punti)
5. In casa d'inverno non superare i 20°: il look emaciato è un classico mai fuori moda...(+3 punti)
6. Dopo ore al tuo pc o mac, centinaia di ore ad ascoltare l'ipod, millenni al cellulare, forse è il momento di comprare un caricabatterie solare (su Eco Geek Living e Select Solar ce ne sono moltissimi). (+3 punti).
7. Scegli i concerti giusti. I Radiohead hanno fatto solo il primo passo: (qui e qui). (+3 punti a concerto).
8. Scegli il vintage! Vecchi cappotti, vecchi maglioni e jeans, niente è più a zero emission. Alternativamente puoi scegliere abiti alla cannabis (+2 punti a capo).
9. Prova un modo di rendere ecologica la tua vita in camera da letto... (+ 2 punti)
10. Costruisci un’ecogym nel tuo cortile.
Poi, volendo essere pignoli, si potrebbe dire che sarebbe cosa buona scegliersi dei governanti che si preoccupano per l'ambiente. Ma questa, temo, è tutta un'altra storia.
Foto | www.thegeekweekly.com
Miei adorati lettori di Repubblica online, benvenuti.
Siete finalmente preoccupati anche voi che il mondo possa essere inghiottito da un enorme buco nero creato dalla Svizzera? Benvenuti, di nuovo. Consideriamone intanto i lati positivi: in questo modo, intanto, la Svizzera verrebbe finalmente ricordata per qualcosa che non sia l'orologio a cucù o il cioccolato (non serve che citi la famigerata frase pronunciata da Orson Wells, nevvero?*)**.
Secondariamente, dovete valutare il fatto che diverse persone si preoccupano dell'argomento da molto prima di voi, sollevando timori apocalittici o smentendoli più o meno categoricamente (vi prego di apprezzare come in ognuno dei tre articoli che vi ho linkato il coordinatore dei professori preoccupati dal fatto sia una persona differente). Su Asphalto se ne dibatte ovviamente da tempo, e chi ha un po' di audience vip ha ricevuto una spiegazione su misura (in calce al post), divertente e rassicurante, che contiene inoltre un'informazioncina aggiuntiva che mi pare nessuno degli organi di stampa ufficiali abbia divulgato: una volta fatto il collaudo il 10, verificato che l'apparecchione funziona e che i tecnici non prendono la scossa, le prime collisioni saranno il 21 ottobre. Segnatevi la data sul calendario.
Perchè ecco, sì, anche nelle menti più ragionevoli, nonostante le rassicurazioni, permane una certa ansia. Io personalmente ho approfittato mesi fa della pazienza del sempre benemerito Dr Psycho per scrivergli una mail chiedendogli se siamo spacciati, mail a cui lui mi ha risposto puntualmente e rapidissimamente, sostenendo che no, nient'affatto. Inoltre quest'estate ho scoperto che una mia cara amica sta facendo la tesi della sua specialistica in fisica proprio su questo argomento, e non concedeva spazio agli imprevisti.
Tuttavia ad angustiare è quella minuscola, insignificante premessa a tutte le rassicurazioni, che recita all'incirca così: "se succedesse qualcosa, significherebbe che le teorie attuali della fisica sono sbagliate, e di molto". Il che, uhm, considerando il modo vieppiù empirico con cui alcune teorie scientifiche si sono rivelate esatte od errate (ora non sto nemmeno a fare una stima, ammettiamo anche che sia solo lo 0,1 per cento: non è come dire mai, mi pare), non basta a fugare completamente ogni paura. Tanto più che dopo aver speso sei miliardi di dollari per realizzare il tutto, appare improbabile che si decida davvero di non utilizzarlo. O sono io che sono amabilmente naif?
Qual è la morale di questo post? Beh, almeno cantiamoci su***.
Piccolo update: persino Delio non dico che tema qualcosa, però dubita che l'LHC si muova su leggi fisiche completamente note. Per dirla a parole mie, che non ne capisco nulla, si sarà intuito (per chi invece è in varie misure competente, invito a leggere il link presente nel summenzionato post di Delio, e specialmente i commenti).
* Ci sono svizzeri in sala? Tranquilli, a voi la spiego dopo.
** Come? Mi sono inimicato in un post solo i lettori di un noto quotidiano nazionale ed un'intera nazione straniera? Bene, piacere, sono Giorgio Blueblanket. Se le cose andassero male, entro un paio di settimane quello che ho scritto qua non importerà granchè. Se invece andassero come previsto, volevo raccontarvi questo gustoso aneddoto:
nel 2004 ero in vacanza a Barcellona. Ad un certo punto mi presentano un amico di un amico, e mi dicono: "Questo è Michel, viene dal Liechtenstein". Ed io, stringendogli la mano: "Oh, cavolo, incredibile!" Al che lui: "Perchè incredibile?" Io: "Beh, non pensavo ci fossero veramente abitanti, in Liechtenstein.".
Oh, non ci crederete, ma non mi ha parlato più per il resto della vacanza. Pensa te.
*** Dovreste trovare già apprezzabile il fatto che abbia risparmiato battute sul killer groove, o sulla musica black (like in "hole"), o su quant'altro possa venirmi in mente se ci penso altri trenta secondi.



Spingi Play e ascolta. Poi spingi Play di nuovo. Magia!
E' una scala Shepard, un'illusione sonora che continua a salire (o scendere) senza però mai cambiare tono. La sentirò per tutti il weekend, mi sa.
[via]
Il tipo di cosa che da queste parti ci piace un casino: 20 album covers recreated in Lego.
[Kids always puzzle me. Da una campagna pubblicitaria brasiliana. (via)]
[How Web Savvy Parents Can Help Kids Learn The English Alphabet. Grazie a Lucia]
[Dress for dinner Napkins. Meraviglia. Grazie a Kekkoz]


Sono un albero, una casa e una macchina. Se cerchi l'ASCII Art su Google non ti dà nessun risultato. Peccato, quasi ci speravo. (via)
Una gallery che farà contento il padrone di casa: Home decor for absolute geeks.

E' un rito che ai tempi abbiamo fatto decine di volte.
Abbiamo passato ore a scegliere tutti i pezzi uno ad uno, a decidere l'ordine migliore, cosa mettere in apertura e cosa in chiusura, dove piazzare i pezzi da novanta e dove posizionare i pezzi che sottolineavano meglio il messaggio che volevamo mandare (c'era sempre un messaggio). Abbiamo scritto i titoli uno dopo l'altro stando attenti a non far sbaffare il tratto-pen sulla carta lucida della copertina (io, per evitare di passarci sopra con la mano e toccare l'inchiostro fresco, li scrivevo in ordine inverso), abbiamo considerato se mantenere un look sobrio e anonimo (titoli e poco più, di solito io facevo così) o se donargli una veste grafica più accurata (una foto? un ritaglio di giornale? un disegno?), abbiamo scelto il titolo (la chiave -ovviamente enigmatica- per capirne il senso profondo), valutato se fare una dedica o quantomeno una firma o una sigla, e alla fine l'abbiamo messo nella piastra e premuto «play», per sentire come suonava dell'inizio alla fine.
Abbiamo registrato mixtape per far colpo sulle ragazze, per far conoscere musica nuova agli amici, per avere la nostra colonna personale nell'autoradio, per festeggiare ricorrenze nostre o altrui, per selezionare la scaletta killer di un artista o un genere, per confezionare il mix da party definitivo, e per far colpo sulle ragazze (l'ho già detto?). Alla fine degli anni '90 siamo passati ai cd masterizzati, sembrava un passo naturale ma già non era la stessa cosa. Ora facciamo le playlist sull'iPod, scriviamo le scalette sui blog, linkamo i nostri muxtape, ma la magia è persa, e lo sappiamo. La magia dei nastroni e della loro cultura è persa, e non tornerà.
Mix Tape - L'arte della cultura delle audiocassette è il libro compilato da Thurston Moore (voce e anima dei Sonic Youth, tra le decine di altre cose) per celebrare ed onorare questa piccola forma d'arte ormai scomparsa. Pubblicato negli States nel 2005 e appena uscito nelle nostre librerie nell'edizione italiana (bellissima e assolutamente fedele all'eccezionale veste grafica dell'originale) grazie alla sempre beneamata ISBN Edizioni, Mix Tape raccoglie le storie e le immagini di decine di nastroni originali a suo tempo creati da una serie di personaggi dell'undergound americano, selezionati da Moore.
Un libro che è un piacere sfogliare e guardare, rifacendosi gli occhi con le BASF dai colori acidi e le Sony nere e sobrie, con i titoli scarabocchiati a penna, le grafiche do-it-yourself, il mondo perso che evocano e i ricordi che fanno riaffiorare. Un libro che è un piacere leggere, nelle annotazioni brillanti di Thurston Moore e di Bruce Sterling (autore, nell'introduzione all'edizione italiana, di alcune delle osservazioni più lucide), nelle storie minime -ironiche, curiose, malinconiche- raccontate dagli autori dei nastri, nelle scalette d'altri tempi che riportano, e negli squarci di vita che se ne possono desumere. Un libro eccezionale.
Stasera, a Get Black, (come sempre alle 21 sui 103.1 FM a Bologna e provincia, per gli altri in streaming OGG o MP3, e dal weekend scaricabile in podcast) parliamo di nastroni, mixtape, cassette e di quello che hanno significato per noi, nei nostri personali amarcord e nella storia della musica e della sua fruizione.
Non paghi di scoperchiare questo vaso di Pandora, tentiamo nel nostro piccolo di emulare Thurston Moore e il suo certosino lavoro di ricerca sul tema, e chiediamo aiuto a voi: mandateci via mail (all'indirizzo black |at| getblack.it) i vostri nastroni storici e le storie che ci sono dietro, salite in soffitta e tirateli fuori dagli scatoloni, soffiate via la polvere e date loro nuova vita spiegandoci cosa succedeva in quei giorni, cosa vi ha guidato nella scelta della scaletta, a chi l'avete regalato (o da chi l'avete ricevuto) e cosa ha significato per voi. Se volete armatevi anche di scanner e macchina fotografica, per farci vedere la grafica e far sospirare un po' anche noi.
Chi ci manderà il nastrone più significativo, in ogni possibile senso del termine, riceverà una copia di Mix Tape - L'arte della cultura delle audiocassette, grazie a ISBN Edizioni. Diversamente dal solito avete a disposizione una settimana (premieremo il vincitore venerdì 20 giugno), così avete tutto il tempo per recuperare i nastroni dai luoghi in cui sono finiti, o di contattare quella ex a cui avevate fatto una formidabile compilation nel '96 per chiedergliela indietro (tanto l'ha ascoltata al massimo due volte, ormai lo sapete). Chissà che, da questo, non nascano altre storie da raccontare.
Nelle ultime 2 settimane in giro per la rete si sono letti talmente tanti articoli che ne parlano che il cultore dello zeigeist che alberga in me non può fare a meno di rilanciarlo: domani all'Apple's Worldwide Developer Conference di San Francisco Steve Jobs terrà uno dei suoi celebri keynote, gli eventi in cui il guru della Apple svela al mondo con quale aggeggio lucido e scintillante ha intenzione di cambiare il mondo questa volta.
La stampa è unita nel pensare a questo giro sarà il turno del nuovo iPhone 3G, e se tutti sono concordi nel dare come certo il supporto UMTS -conditio sine qua non per lo sbarco in parecchi paesi, come l'Italia-, sul resto delle caratteristiche le ipotesi si sprecano: GPS, doppia fotocamera per le videochiamate con una rinnovata versione di iChat (anche per Windows), diversificazione dei modelli e delle funzionalità, prezzo super-ridotto (si parla di soli 200$) quando è venduto in bundle con un abbonamento, apertura dello store con le applicazioni create da terza parti, fino a ipotesi più fantascientifiche come l'alimentazione a energia solare.
Eccovi un po' di link, prima che, alle 19 di domani sera, diventino tutti inesorabilmente obsoleti:
_il riassuntone di MacRumours (se cliccate su un solo link, questo è il più completo).
_l'analisi delle foto leaked diffuse venerdì da Crunchgear.
_le specifiche leaked del nuovo firmare.
_le prove del fatto che milioni di esemplari del nuovo iPhone sono già nascoste sul territorio americano.
_il Financial Times di ieri si dice sicuro che il prezzo del nuovo iPhone sarà «significativamente più basso».
_Forbes riporta che la Apple sta cercando di brevettare l'uso di celle a energia solare per i dispositivi portatili, da mettere sotto lo schermo LCD (testo del brevetto).
_Secondo Repubblica è imminente lo sbarco del nuovo iPhone in Italia (ah beh, se lo dicono loro).
_Popular Mechanics esplora le implicazioni e priorità di un nuovo iPhone con GPS integrato.
Bonus:
_4 motivi per cui gli Early adopters non hanno bisogno di un upgrade all'iPhone 3G.
_Come lanciare un prodotto Apple in 5 facili step.
[per la cronaca: no, non penso che comprerò l'iPhone neanche se tutte o quasi le voci che girano fossero confermate, nonostante sia un oggetto bello e fatto molto bene. Mi trovo ottimamente col mio geekissimo Nokia]
***
Il piccione volava distratto, sfiorando pericolosamente alcuni passanti più bellicosi e rapidi di altri, una bici, un pioppo, un paio di suv, un lampione – il lampione chiaramente nemmeno si era mosso.
Con un paio di volute affannate riuscì a sollevarsi ancora ed a posarsi sul tetto dell’edificio, vicino all’insegna. Casaleggio ed., LTD, si leggeva, e sulla T spiccava un volatile sovrappeso. Il piccione valutò la situazione e decise di restare lì a meditare ancora un po’ sul da farsi, mentre tre piani più in basso Miscavige entrava nell’edificio. Il traffico intorno al Madison Square garden continuava indifferente.
***
“Cin”
“Cin”
“… davvero, non è questione di aspirazione alla frustrazione.”
“Mh.”
“Il punto è che Hank piace perché noi abbiamo già tutti i suoi difetti: pensiamo da anni alla stessa persona, non abbiamo mai sfruttato davvero le nostre capacità, siamo infelici e incapaci.”
“…”
“E la differenza è che lui oltre a questo è un donnaiolo ed uno scrittore di talento. Non si desidera l’infelicità, si desiderano le capacità.”
“E la possibilità di fare l’allegro cazzone a quarant’anni.”
“Sì, ma sul serio. Io ero un quarantenne quando ne avevo venti, a quarant’anni vorrei essere un ventenne.”
"Cinico e un po' stronzo?"
"Cinico e un po' stronzo."
“…”
***
L’odore è ancora troppo penetrante quando riapre gli occhi. Le palpebre sono pesanti, ed il sevoflurano ancora in circolo nei polmoni rende troppo difficile da sopportare persino la voce altrui.
“Parlate di meno, lentamente, faccio fatica”, riesce a dire dal letto alle due persone che gli sono accanto, che conversavano animatamente. Tacciono. Gli occhi che spuntano dalle lenzuola bianche e grezze dell’ospedale sembrano confusi.
“Cosa…”, cerca di dire, ma la fatica ha la meglio e ritorna a dormire.
***
“Quand’è che questo gioco è diventato più grande di noi? Che non siamo più riusciti a controllarlo? Per esempio… Ironman, l’hai visto Ironman, tu?”
“Beh, io…”
“Sai cos’ha scritto Strade dissestate? Cinquanta righe di elogio – alla sceneggiatura, agli attori, alla regia, agli effetti speciali, alle metafore - con un lunghissimo panegirico sul sottotesto morale. Tu l’hai visto, Ironman?”
“No, com’è?”
“E’ orribile. Si salvano gli attori e gli effetti speciali. La regia è scontata e la sceneggiatura fa ridere – dove non fa tristezza. È un elogio degli americani buoni e delle armi usate per giusti fini, inframmezzato da gag più o meno divertenti.”
“…e?”
“E quando è diventato normale il camp? Quand’è diventato encomiabile? Da quando Ironman è globalmente un bel film?”
“Io non…”
“Siamo noi che abbiamo legittimato tutto questo?”
***
Occhi aperti. Fatica. Occhi chiusi. Ecco, ora sì. Oocchi aperti. Bene. Pensieri da coordinare. Parliamo, proviamoci. Sorridono. Come sta. Sto bene, dico, o forse ci provo soltanto, forse farfuglio “OEEE” e lascio a loro lo sforzo di interpretare. Ieri febbre, mi dicono, capita, è normale. Adesso flebo, da domani mangia, non la voglio la flebo, già mi fa male tutto, non la voglio la flebo voglio solo dormire, dormire, dormire e ricordarmi perché sono qui e che cosa ci faccio.
***
Io al concerto dei Battles non c’ero. Non ero in città, se ci fossi stato ci sarei andato.
Eppure lo so, come era quel concerto. Era un frullatore: elettronica, math-rock, improvvisazioni di jazz acido, noise, tasti suonati a caso. Mi piace? Mi piace, è la mia posizione ufficiale, oramai io sono le mie posizioni ufficiali. Mi piace l’elettronica, mi piacciono i Battles.
C’ero al concerto? No, ma se necessario sì. Se dovessi potrei parlarne, ne ho viste a decine di concerti così, non fa nulla che non fossi davvero sotto il palco a vedere Ian Williams che ballava sghembo con la sua chitarra violentando sincopatamente la tastiera.
Se dovessi potrei parlarne, io il concerto dei Battles l’ho visto anche se non c’ero.
***
“Ben svegliato.”
“Ciao…”
“…David.”
“Ciao, David.”
“Ricordi?”
“Niente.”
“Normale. Domani comincia il tuo training. È stato così per tutti, stai reagendo bene. Beppe abbiamo dovuto legarlo il primo giorno”
Beppe. “Beppe…”
“Sì. È normale, te l’ho detto, non sei il primo. Dormi, riposati, domani ti spiegheremo.”
Dormo.
***
E non lo so fino a che punto è stata una scelta voluta e quanto invece le cose si sono impossessate di me. Fisso lo schermo e non riesco a rispondermi.
Io ci lavoro, davanti a quello schermo. Ci passo le giornate, mi sono detto, tanto vale dedicarci anche il tempo libero, mi ci trovo. Così – twitter, myspace, anobii, lastfm, flickr, non ricordo più neanche dove ho veramente aperto un account e dove ho solo pensato di farlo.
E le cose si impadroniscono di te così, lentamente, un passo per volta. Cosa importa se dopo nove ore di lavoro passo ancora altre due ore davanti ad un LCD. Non mi costa fatica. Non mi dispiace.
Uscire? Ancora un feed, ancora un commento.
La ventola ronza silenziosa mentre la luce passa tra i contatti, costante ed indifferente a dispetto di tutti i fan di nerooogle del mondo.
***
Oggi è diverso. Lo aiutano ad alzarsi, a lavarsi, lo vestono. Ti gira la testa? No. Va bene un discorso più lungo? Va bene. Vieni con noi. Va.
La stanza è un ufficio asettico virato in bianco, un ficus stereotipato, qualche foto alle pareti. Il titolo di commodoro, una foto dell’attore che salta sopra i divani impegnato a promuovere Narconon.
Dietro la scrivania ci sono due sedie, sulle sedie due marionette, o due persone, è tutto ancora così buffo. Parlano, una in inglese ed una in italiano, spiegano.
Non ti devi preoccupare di nulla, ci pensiamo noi. Tu non ricordi, è normale, è tranquillo, è tutto scritto. Indicano dei fogli, gli puoi dare un’occhiata se vuoi, alle prime pagine, riconosci la grafia?
Il resto non lo leggi però, funziona così. Riconosce la grafia.
Da adesso andrà tutto bene, da adesso non sei più solo, ci pensiamo noi, non ti devi preoccupare di nulla. Non sei il primo sai, sappiamo già cosa fare, in questo momento stai vedendo Cai Guo Qiang al Guggenheim. Tranquillo, leggi e ricorderai. La gente, la gente si aspetta delle cose da te, tu non ne potevi più, quelle cose gliele daremo noi. Non ti devi preoccupare di nulla, è normale.
La conversazione dura troppo e le palpebre sono di nuovo pesanti ed il ficus è più difficile da osservare adesso ed una delle due persone in camice se ne accorge perché la conversazione termina così.
***
“Ehi.”
“Ehi, quanto tempo… Come va?”
“Ti ricordi l’anno in cui Julian Cope si tagliò sul palco? Ti ricordi i concerti al Velvet? Ti ricordi la prima volta che ti accennato del gruppo svedese che a maggio avrebbe suonato a Bologna, la prima volta che ti ho parlato di Gibbard?”
“Che hai?”
“Sono stanco.”
“Lavori troppo. Ma non è questo. Mi spaventi. Che hai?”
“Niente.”
“Mi chiami dal nulla, parli a fiume, non è vero che non hai niente. Che hai?”
“Sono sempre stato così?”
“…”
“Seriamente.”
“Così come?”
“Dai che lo sai che voglio dire”
“Sì. No. Uff. Che vuoi che ti dica?”
“Non lo so”
“Sei sempre tu, io ti conosco da tanto. Però non sei sempre stato così. Non posso parlare comunque, sto lavorando. Mi chiami dopo?”
“Mh.”
“Mi chiami dopo?”
“Va bene.”
“Va bene. Ci conto. Stai tranquillo e poi ne parliamo.”
“Sì. Ciao.”
“Ciao.”
***
Poi per un momento mi è sembrato di ricordare. Ero sveglio, dormivo, non lo so. Cioè lo so, razionalmente lo so, si chiama allucinazione ipnagogica. Di solito succede che credi di svegliarti e rimani paralizzato. Urli e non ti sente nessuno. Hai visioni, probabilmente è così che la gente parlava con dio anni fa. Allucinazioni ipnagogiche. Eppure mi è sembrato di ricordare.
Scrivevo, avevo questo… avevo un blog. Mi chiamavo… mi chiamavo Fabiano Frangia. Sì, Fabiano. Mi pare. Scrivevo di musica, scrivevo, la gente… maledetta indeterminatezza dei sogni. Non era così. Mi chiamavo… mi chiamavo Filippo. Filippo Facci. Sì, questo me lo ricordo, Filippo Facci, il nome me lo ricordo. Scrivevo di tutto, la gente leggeva e commentava, male commentava, la gente leggeva e mi insultava. Filippo Facci. Oppure no, la gente mi insultava davvero? Eppure per un momento mi è sembrato di ricordare.
***
La gente balla comunque, se metto elettronica ucraina o quel pezzo che adoro che dice Then you picked the wrong place to stay. La gente balla comunque, lo fa da sempre qui, eppure mi sembra diverso. Mi sembra che prima ballassero di tutto perché erano curiosi di tutto, era il sapere aude della musica. Ora ballano di tutto perché tutto gli è indifferente, non sono qui per la musica, non sono qui per scoprire, sono qui ma potrebbero essere al Billionaire se fosse di moda il Billionaire.
Meglio quando ce la tiravamo in trenta, quando Meloy era un cognome come un altro? Chissà. E chissà quanti lo hanno detto di me quando sono entrato qui la prima volta, quando guardavo io l’uomo con il box dei dischi dietro il palchetto rialzato scegliere la canzone successiva. Where are your friends tonight?, continua a chiedere, ed io la risposta davvero non la so.
***
“Reagisce meglio del previsto.”
“Sì, ottimo soggetto.”
“Il team come sta andando?”
“Bene. I nuovi si stanno integrando con quelli scelti da lui. Un po’ troppo anarchici.”
“Pensi che…”
“Solo se necessario.”
“I nostri?”
“Firmeranno a suo nome. Alcuni già lavoravano per…”
“Sì, chiaro.”
“E per Antonio.”
“Mh.”
“Cosa?”
“Ce n’era davvero bisogno?”
“Lo sai anche tu che non ho fatto niente stavolta, è stato lui”
“Sì, ma…”
“Sarà utile, non ti preoccupare.”
***
Ieri ho passato il limite. Dal nulla hanno cominciato a parlarmi in tre su googlechat. Ho detto che stavo uscendo e ho salutato tutti affrettatamente.
Poi mi sono deciso, non ne posso più, ci pensavo da un po’. Basta, davvero.
Sono andato alla libreria e l’ho preso. Il web è morto, viva il web. Non ho potuto fare a meno di ridere. Com’è ironico il fato, i segnali che ci manda quando si diverte a prendersi gioco di noi.
Ho controllato la quarta di copertina mentre cominciavo a premere i numeri sulla tastiera.
“Pronto?”
“Gianroberto?”
“Chi parla?”
“Mi chiamo Francesco. Però scommetto che conosci il mio blog. Vorrei proporti un patto. So come funzionano le cose, vorrei farne parte anche io.”
“…”
“Beh?”
“Non parliamone qua. Ci incontriamo per un caffè e ne discutiamo un po’, ti va?”
“Va bene.”
“Senti, se ci trovassimo d’accordo… ti piacerebbe vedere Sutton Square di persona? Sai, mi pareva che ti piacesse…”
“Sì.”
“Bene. Mi faccio sentire. Ciao”
***
Mi hanno lasciato quelle quattro pagine sul comodino. Francesco Fungo, c’è scritto grosso nella prima, e la grafia è la mia, il nome è il mio. Continua con una serie di dati inutili per una pagina e mezza. Salto. Leggo. Dipendenza, recupero, collaborazione, editore fantasma, amnesia indotta, 2.0. Rileggo, non ci posso credere. Io sottoscritto Fungo Francesco… non ci posso credere. Però comincio a sentirmi meglio. Respiro. Non ho neanche voglia di dormire.
Entrano, gli chiedo se posso tornare in quell’ufficio, devo chiedere una cosa. Nessuna sorpresa. È tutto normale, certo, non sono il primo, eccetera.
E adesso, domando. Adesso ci pensiamo noi. E se volessi aggiungere qualcosa? Puoi, chiaro che puoi. Beppe aggiunge sempre delle battute qua e là. E gli altri? Gli altri li hai scelti tu, da prima. Io? Tu.
You think over and over, "hey, I'm finally dead.”
Io. Va bene allora, scriverò qualcosa io, voglio sancire il passaggio, voglio marcare la differenza. Non esiste e non è mai esistito, è una vostra proiezione mentale, batto in terza persona come da protocollo, rido da solo adesso nella luce fioca della stanza, e altrove continuo, dopo 5 anni e mezzo, da queste parti comincia l'era due punto zero.
Tenetevi forte.
Sinclair ZX Spectrum - Guitars (rhythm & lead)
Epson LX-81 Dot Matrix Printer - Drums
HP Scanjet 3c - Bass Guitar
Hard Drive array - Act as a collection of bad speakers - Vocals & FX
Era solo questione di tempo: prima o poi doveva accadere. Come riportano diverse fonti (1, 2, 3), un giornale musicale piuttosto blasonato (Rumore) ha recensito, senza accorgersene, la versione fake di un disco diffusa su internet al posto di quella vera. Il disco in questione è Narrow Stairs dei Death Cab for Cutie, eletto Disco del mese dal mensile in una recensione firmata da Sara Poma (ma probabilmente, c'è da dire, di questi tempi una cosa simile poteva capitare quasi a chiunque) che con tutta evidenza parla del disco sbagliato, citando arrangiamenti elettronici, inserti di pianoforte, o sperimentazioni rumoristiche di cui nei brani originali non c'è nemmeno l'ombra (e nei fake sì).
E' già noto da un po' che la copia del disco che è stata diffusa in rete ad inizio Aprile è in realtà per lo più composta da pezzi della band tedesca Velveteen, e complici l'incredibile somiglianza tra il sound dei due gruppi e gli mp3 perfettamente taggati, ci sono cascati quasi tutti (anch'io). Se avete scaricato una copia del disco ad Aprile, è probabile che anche voi abbiate la versione sbagliata (controllate su wikipedia se la durata delle canzoni coincide).
Lascio a voi le prese per il culo (qui c'è già un instant-blog), i sorrisini per la palese figura di merda e i sacrosanti O tempora o mores, che in prima battuta di fronte a un passo falso così evidente sono quasi inevitabili. Chi sa come va il mondo, però, sa anche che qualunque appassionato di musica nel 2008 (anche i professionisti, sì) non può prescindere dall'ascolto e dal download, legale o meno, di canzoni e dischi da Internet, e che incidenti del genere sono -e saranno sempre di più- all'ordine del giorno. Le cause e le conseguenze di una situazione simile sono tante, e anche se a tal proposito sono già stati scritti fiumi di inchiostro, siamo certamente ancora ben lontani dall'averle approfondite tutte.
Mi piacerebbe che nel prossimo numero di Rumore, invece di far finta di niente (ce ne scorderemo, in fin dei conti) o di liquidare la cosa in qualche trafiletto, ci fossero un po' di articoli, magari firmati dai collaboratori più lucidi del giornale (da Campo a Lo Mele, da Compagnoni a Girolami, da Pomini a Messina) che approfondiscano la questione e riescano a farcela vedere anche dalla prospettiva che noi non addetti ai lavori non abbiamo. Sarebbe una prova di onestà e lungimiranza non da poco.
Perchè -c'è poco da fare- questo è solo l'inizio.
Death Cab for Cutie - No sunlight (MP3)
Velveteen - The drummer goes berserk (No sunlight FAKE) (MP3)
Bonus:
Death Cab for Cutie - Long Division (MP3)





Un sublime, perfetto, riassunto di Windows Vista, per programmatori ma non solo:
[via]
Da un paio di giorni mi sembra di avere il jet-lag, non riesco mai a capire che ore siano.
Forse dovrei cominciare a portare un orologio; magari uno tipo questi:
[Icon watch] (via)
[Turntable watch] (via)
Qua da noi non è ancora uscito (nè è nota la data di uscita, credo), ma nel resto del mondo l'ultimo film di Michel Gondry Be kind the rewind ha dato il via già da un po' a un fenomeno curioso: così come i protagonisti del film girano delle versioni tarocche e molto lo-fi dei film del loro videonoleggio (qui, ad esempio, c'è la loro versione dei Ghostbusters), così là fuori è pieno di gente con troppo tempo libero che crea versioni «sweded» (chissà se da noi lo tradurranno «svedesate») di celebri film. Un mesetto fa su YouTube ha avuto una certa fama una sgarrupatissima versione di Star Wars, ma ieri mi ha davvero conquistato il sontuoso ed assolutamente esilarante remake de La compagnia dell'anello che trovate qua sotto (via). Se non vi basta (ma a quel punto forse dovreste farvi vedere da uno bravo), qui e qui c'è pure la versione extended.
Se poi qualcuno ha voglia di girare una versione sweded di Casablanca, io ci sto. Però il ruolo di Humphrey Bogart lo faccio io.
[dopo i personaggi di Futurama in versione Lego, ecco l'intero set, purtroppo non ufficiale (magari!) ma costruito da un appassionato. Spettacolare. (via)]
[Puzzle Boy, dedicato ai nostalgici dell'immortale Pengo, ma non solo. Difficoltà notevole, potenziale additivo altissimo. (via)]
[Drumming to Super Mario 2. Tamarrissimo, splendido.]
Fino a qualche anno fa avrei dedicato alla cosa un post nostalgico, lungo e meditato; ora, essendo precipitato in un paio di punti del diagramma ed essendomi irrimediabilmente perso nel dungeon con ben poche possibilità di vedere la luce, mi limito a una laconica segnalazione dell'eccezionale articolo del New York Times firmato da Adam Rogers (già penna di Wired) sulla morte di Gary Gigax, il creatore del principe dei giochi di ruolo Dungeons & Dragons. Geek Love (l'articolo parte bene giò dal titolo) tralascia la semplice agiografia nerd del personaggio e del gioco e si lancia in alcune riflessioni assai brillanti sul ruolo che D&D ha avuto nella nostra vita di adolescenti sfigati e sociopatici, arrivando a vederlo come la radice di tutte o quasi le derive nerd contemporanee (da Harry Potter a Google, dalla Playstation al successo de Il Signore degli Anelli), che peraltro ora insospettabilmente mainstream. E quale modo migliore per rappresentare un concetto del genere di un complicatissimo diagramma di flusso (dettaglio qui sopra, versione intera qui)?
We live in Gary Gygax’s world. The most popular books on earth are fantasy novels about wizards and magic swords. The most popular movies are about characters from superhero comic books. The most popular TV shows look like elaborate role-playing games: intricate, hidden-clue-laden science fiction stories connected to impossibly mathematical games that live both online and in the real world. And you, the viewer, can play only if you’ve sufficiently mastered your home-entertainment command center so that it can download a snippet of audio to your iPhone, process it backward with beluga whale harmonic sequences and then podcast the results to the members of your Yahoo group [..]
Geeks like algorithms. We like sets of rules that guide future behavior. But people, normal people, consistently act outside rule sets. People are messy and unpredictable, until you have something like the Dungeons & Dragons character sheet. Once you’ve broken down the elements of an invented personality into numbers generated from dice, paper and pencil, you can do the same for your real self. [#]
[via, grazie M.]
Ladies and gentleman, la iBand.
Dando un'occhiata su Google scopro che ha più di 3 anni e che nel mentre è stata linkata e segnalata più o meno chiunque, eppure dopo averla scoperta venerdì sera dalla playlist come al solito delirante del collega radiofonico Soroton nel suo Smetto quando voglio, non posso esimermi dal rilanciare anche qua Mamma Ram, la versione geek (che si affianca alla già nota - e già segnalata - cialtronissima versione bolognese firmata Dario Dariotti) del classico Mamma Roma (aka Roma addio aka Me ne andavo da quella Roma) di Remo Remotti.
Lo Iomega ZIP, quanti ricordi.
[qua c'è pure un video, ma non mi sembra un granchè]
Recycle feat. Eloquens - Mamma Ram (MP3)
Bonus:
Remo Remotti - Mamma Roma (MP3)
Dario Dariotti - Bolognademerda (MP3)
Erano già linkate da uno dei siti che ho segnalato la settimana scorsa quando si parlava di Lego, ma le creazioni coi mattoncini di Ochre Jelly sono talmente belle che meritano un post tutto per loro:
Stephen Hawking
I personaggi di Futurama
Lo indicava anche il logo di Google qualche giorno fa: la settimana scorsa i Lego hanno compiuto 50 anni. Tra i tanti che hanno tributato ai meravigliosi mattoncini colorati l'onore che meritano c'è stato l'uber-blog tecnologico Gizmodo, che ha realizzato una imperdibile timeline con la loro storia, ha raccolto i best lego sets in history (tra cui il mitico parcheggio sopraelevato, il robottone spaziale blu, l'isola dei pirati e uno dei miei preferiti, l'albero di Robin Hood; peccato solo che ne manchino un sacco, almeno il castello giallo e il treno ce li potevano mettere..) e ha elencato alcuni impressionanti dati sul loro mondo:
• There are about 62 LEGO bricks for every one of the world's 6 billion inhabitants.
• LEGO bricks are available in 53 different colors.
• 19 billion LEGO elements are produced every year.
• 2.16 million LEGO elements are molded every hour, or 36,000 per minute.
• More than 400 billion LEGO bricks have been produced since 1949.
• Two eight-stud LEGO bricks of the same color can be combined in 24 different ways.
• Three eight-stud bricks can be combined in 1,060 ways.
• There are more than 915 million combinations possible for six 2 x 4 LEGO bricks of the same color.
• The LEGO bricks sold in one year would circle the world 5 times.
• 40 billion LEGO bricks stacked on top of one another would connect the earth with the moon.
• A January 2008 Google search produces 57.6 million references to LEGO bricks.
• There are 55,600 LEGO videos on YouTube. [#]
Business Week invece ha ripubblicato il suo classico articolo The making of a Lego brick, mentre Boing Boing proprio ieri ha pubblicato uno dei suoi web zen dedicandolo a mattoncini e minifig (con alcuni link pregevoli: la chitarra -suonabile!-, New York, e l'impressionante portfolio di Eric Harshbarger); io, nel mio piccolo, ho sempre un'intera categoria del blog dedicata all'argomento.
Tanti auguri.
[How glasses affect your image.]
Bonus track, un meraviglioso classico immortale:
Herbert Pagani - Cin Cin con gli occhiali (MP3)
Io non ho davvero bisogno di un computer portatile. Ho bisogno di un nuovo cellulare, di un nuovo lettore mp3, di una nuova automobile e di un nuovo stereo. Ma non ho bisogno di un computer portatile. Ho un PC a casa e un PC al lavoro, e nei (rari) momenti in cui non sono in uno di questi due posti, probabilmente è salutare che io stia lontano da una monitor.
Epperò, nelle ultime settimane tutto questo parlare di subnotebook, smartphone e superportatili mi ha messo -come dire- un po' di appetito. C'è il nuovo Macbook Air, che è ovviamente un bell'oggetto ma non è una scelta saggia sotto nessun punto di vista: come evidenzia questa tabella di Gizmodo, le sue prestazioni sono troppo basse e le sue carenze troppo numerose per giustificare un prezzo così alto, motivato praticamente solo da qualche pollice di spessore in meno e da un paio d'ore di batteria in più. Ma oltre ai superportatili, sottili, leggeri, costosi, e con prestazioni paragonabili a quelle di un desktop, ci sono anche i subnotebook, e lì le cose si fanno più interessanti. Ad esempio l'Eee PC, che esce in questi giorni in Italia, ha prestazioni e caratteristiche hardware da sopravvivenza, ma un prezzo e delle dimensioni così risibili da giustificare anche un acquisto di impulso (e da rischiare di tornare davvero utile, una volta o l'altra). Ancor meglio se nell'offerta in bundle con un modem HSDPA 7.2 di Tim, che sistema il difetto più grande dell'oggettino e lo trasforma, di fatto, in un grosso smartphone. Che peraltro monta una distribuzione ad hoc di linux, ma all'uopo supporta tranquillamente anche Windows XP (dovesse servire).
Dubbi sulla scelta, quindi, non ci sarebbero. La domanda a questo punto è una sola: serve davvero a qualcosa?
[Mirco Credito - Deep fried iPod (via)]
[dagli stessi tizi di Space Invaders, l'imperdibile versione umana del leggendario Tetris. La cosa migliore è la colonna sonora a cappella]
[Si compra qui, grazie a palaZ per la segnalazione. Per altre idee regalo last minute, e consigli sui regali impossibili -lontani parenti, colleghi di lavoro, amici di infanzia, suocere, zii, fidanzate tignose-, c'è la puntata di stasera di Get Black, con primizie musicali, brindisi natalizi, e doppio premio nel quiz black. In diretta dalle 21]
E' stato bello arrivare a due giorni dalle ferie convinto che sarebbero stati dei placidi giorni lavorativi pre-natalizi, e poi scoprire all'ultimo di avere una scadenza mortifera imminente in un progetto di cui non so quasi niente. Quindi oggi si produce molto e si cazzeggia poco. Si ascolta un sacco il vecchio Why? (in attesa che il nuovo faccia la sua comparsa integrale in rete), il live dei Portishead all'All tomorrow's parties di qualche settimana fa (regalo: è interamente scaricabile da qui) e un po' di evergreen natalizi, per fingere di essere in periodo. Come ogni anno, in heavy rotation c'è la spettacolare versione di Last Christams dei Pas/Cal, incendiaria, entusiasta e polimorfa, che sulla distanza batte l'originale (qui), la cover di Erlend Øye (qui), quella degli Swipe con la pipetta Gwenno (qui) e buona parte del resto dei classici natalizi. Buon Natale, nè, io torno a lavorare.
Pas/Cal - Last Christmas (MP3)
[dalle sempre eccellenti strip di The Joy of Tech]
Come accennavo un mesetto fa, dopo due anni e mezzo di gloriosa e impeccabile carriera, il mio lettore mp3 mi sta purtroppo abbandonando. Dev'essere caduto qualche volta di troppo, il caro vecchio Zen Micro, e non riuscirò a sopportare ancora per molto lo spinotto delle cuffie ballerino e il conseguente audio a singhiozzo; urge un rimpiazzo. E qui, ovviamente, cominciano i dubbi.
Delle tre tipologie principali di lettori mp3 che esistono al momento (a. Stile Ipod Shuffle: piccoli, memoria flash tra 256 MB e 2 GB, senza display o con un display molto piccolo; b. Stile iPod Nano: medie dimensioni, memoria flash tra 1 e 8 GB, tutte o quasi le funzionalità più diffuse sui lettori mp3; c. Stile iPod Classic: grandi dimensioni, memoria hard-disk tra i 4 e gli 80 GB, full optional), il mio genere è decisamente il secondo: la memoria flash consuma meno batterie e si rompe con meno facilità, un display completo è indispensabile ma non serve che sia grandissimo (tanto non credo ci guarderò spesso dei video), e -vista l'altissima frequenza con cui aggiungo e tolgo canzoni e dischi- anche 4-8 GB di memoria possono bastarmi.
Contando che grazie a mia sorella che è negli States posso accedere direttamente alla disponibilità e ai prezzi (molto più economici dei nostri visto il dollaro debole) americani, cosa scelgo?
Opto per il nuovo iPod Nano, bruttino e -come tutti gli iPod- con meno feature e prezzo più alto dei concorrenti diretti (8 GB, 199$ = 136€)? Rimango fedele alle Creative e scelgo lo Zen V Plus, più economico e con più feature, ma che pure lui non scherza in quanto a bruttezza (8 GB, 159$ = 109€) oppure il nuovo Zen, più bello, più caro e con memoria espandibile (8 GB, 199$ = 136€)? Il Sony Walkman NWZ-A818 lo escluderei perchè proprio non mi piace..ma se mi sbagliassi (8 GB, 199$ = 136€)? E se invece mi buttassi sull' iRiver Clix, decisamente più bello e lodato ovunque in rete per la sua qualità, ma con un prezzo forse un po' esagerato (8 GB, 239$ = 162€)?
Oppure sparo più alto, e mi faccio conquistare dalla bellezza, dall'interfaccia (e dal wi-fi) dell'iPod Touch (8 GB, 299$ = 204€)? E dell'Archos 605 Wi-fi cosa vogliamo dire, con le sue feature di ogni genere e la sua memoria gigante, a fronte di un prezzo onestissimo; non è esattamente quello che mi serve (non sembra proprio tascabile..) ma quasi quasi (30 GB, 299$ = 204€)? E -siccome pure il mio cellulare è vecchio, ed è decisamente tutto tranne che smart- non vogliamo mica farci tentare dall'iPhone, che su eBay si trova sbloccato, e quindi funzionante anche in Italia, pur rinunciando agli aggiornamenti del firmware (8 GB, 549$ in media = 374€)?
Come avrete intuito, al momento ho le idee un po' confuse.
A suo tempo (qui e qui) in materia mi avevate dato diverse ottime dritte, quindi io ci riprovo. C'è qualche altro player (o smart-phone che funziona bene come lettore mp3) che non ho considerato? Voi quale scegliereste?
Giorni fa Violetta mi manda un mp3 (tratto da Radio One Established 1967, la compilation di cover da poco uscita per festeggiare il quarantennale dela BBC) in cui è possibile ascoltare un'inutile girl band qualunque che canta il verso immortale 'I've got two tickets to Iron Maiden, baby', dell'indimenticabile inno dei nerd-a-tavolino Teenage Dirtbag (una canzone talmente priva di qualunque coolness da indie-snob che riesce ad essere DAVVERO nerd). Un cortocircuito ben più che surreale.
Ieri sempre Violetta (cara, parliamone) mi segnala un bell'articolo di Nerve che rivela che uno degli ultimi tabù / sogni / incubi del vero nerd è stato infranto: la nuova edizione americana di The beauty and the geek (da noi andato in onda, con format stravolto e smisurato afflato pecoreccio, con il titolo La pupa e il seccchione) ha tra i suoi concorrenti anche una coppia al contrario, in cui la secchiona è lei (si chiama Nicole) e il pupo è lui. La cosa, come è ovvio, è ben più di un semplice ribaltamento di ruoli: è una vera e propria rivoluzione copernicana. E l'articolo finisce per farsi alcune interessanti domande sullo strano fenomeno della female nerd:
The twist does change things. [...] It has injected a streak of cruelty and discomfort into the mix. Watching a bunch of dorky guys embarrass themselves has always seemed like relatively harmless sport — the assumption being that the audience, much like the giggling lovelies on the show, finds this somewhat adorable. But watching Nicole can be downright painful. [...]
The female nerd is a tricky beast. Could a female SuXbad even exist? I suppose it would look like Ghost World — two not-at-all-unsexy outcasts acting out their rage with cruel pranks. (I liked Ghost World, but it didn't remind me much of my teen years, spent equal parts in honors classes and keg parties.) Nerd girls in Hollywood are usually like Jenna Fischer on The Office — a mousy brunette dipped in drab who can still bring out the glam for award shows. Nicole is a unique creature on primetime, a nerd girl who currently lacks an alternate persona, the one where she drops the tortured ugly-duckling schtick and assures America she's totally fuckable. [#]
La questione, in effetti, è interessante, e per nulla scontata. Quanto sono diversi gli stili e i valori della geekness tra uomini e donne? Va bene puntare più alla sostanza e meno alla forma e non conformarsi ai canoni estetici dominanti, ma quanto in là riusciamo ad andare? Noi che non perdiamo occasione per manifestare il nostro geek pride, stiamo solo facendo di necessità virtù oppure siamo davvero senza paraocchi come vorremmo sembrare?
Girls aloud - Teenage dirtbag (Wheatus cover) (MP3)
[A latere: è stato dimostrato matematicamente che è sempre possibile risolvere un cubo di Rubik in minimo 26 mosse]
[Un altro dei miei fumetti geek preferiti: Techno Tuesday.
In puro stile underground comic, e cattivissimo.]
Sublime: il ThereminBOT che suona Crazy degli Gnarl's Barkley. Pure con le percussioni.
Stamattina sulla posta del lavoro mi è arrivata una delle più belle mail di spam che io abbia mai ricevuto:

Uno:
Due:
Tutto o quasi quello che avreste voluto sapere su Mario ma non avete mai osato chiedere: 10 mario fun facts.
Tre:
Mario Do-It-Yourself promotional designs.
Quattro:
E per finire, il leggendario -finto- livello di Super Mario 3 che si gioca da solo:
[previously: Communist Mario, il seguito di Mario Bros, il robot fatto di lego programmato per finire il primo livello e 15 versoni del tema di Super Mario su vari strumenti]
IT Crowd è una delle serie TV più divertenti in cui mi sia imbattuto recentemente. Più sit-com (ha persino le risate in sottofondo) che serial, IT Crowd ha come protagonisti i due geeks (o «standard nerds», come si definiscono in una puntata) Moss e Roy e la loro maldestra responsabile Jen, ed è venata da un bizzarro mix di umorismo british (che flirta spesso con la demenzialità pura) e comicità geek. Guardare questa delirante parodia del celebre spot anti-pirateria «Non ruberesti mai un'auto..» per credere:
[Il titolo ovviamente è una citazione di questo]
[Da XKCD, la migliore striscia di web-comic della rete.
Per il vero geek batte pure Dilbert]
Acc, scopro solo ora, da Gecco, che lo scorso weekend mi sono perso il raduno dei fan di Ritorno al futuro e dei cultori della DeLorean (che più o meno è la stessa cosa) a Montegridolfo (nientemeno). Mi accontenterò delle foto su Flickr (c'era anche Paolo Attivissimo), ma non è la stessa cosa...
[il flusso canalizzatore!]
La notizia tecnologica del giorno sembra essere il lancio da parte di Google della Street View per le Google Maps, ovvero le foto ad altezza 'umana' di tutte o quasi le strade di alcune delle più grandi città degli Stati Uniti, scattate in serie dal famigerato GoogleVan. Tutti pronti ad esaltarsi per la bellezza delle navigazioni stradali, a criticare chi si esalta per una cosa che in molti altri hanno da mesi (qua da noi non è niente male lo street level delle Pagine Gialle Visual) o a preoccuparsi per le eventuali violazioni della privacy che una tale ricognizione nella vita cittadina (e in chi ci abita) rischia di nascondere; in attesa di farci un'idea più precisa, da queste parti ci limitiamo a sorridere per la caccia al dettaglio imbarazzante che è partita in rete (su Boing Boing, da LaudonTech o da Paolo Attivissimo), e a ghignare per le contromisure proposte, come l'hacking di Ghats (che propone di mettere in automatico baffi finti e cappelli ai passanti, per nasconderne l'identità) o questo geekissimo robots.txt in 3D:
_del.icio.us, la fondamentale piattaforma per il social bookmarking.
_Utenti che hanno bookmarkato del.icio.us su del.icio.us.
_Utenti che hanno bookmarkato gli utenti che hanno bookmarkato del.icio.us su del.icio.us.
∞
[via]
Avete presente la Apple TV, il recente prodotto della casa di Cupertino che, tra un lucchetto qua e un formato proprietario là, mira a rivoluzionare il mondo dell'intrattenimento domestico connettendo computer e TV, permettendo finalmente di godere su wide-screen e home theater (ad averceli) filmati e video memorizzati sull'hard-disk, ponendo fine al delirio di DVD riscrivibili e lettori DivX capricciosi che invadono le nostre case (la mia, almeno)?
E' bastato qualche lucchetto di troppo (uno su tutti: non legge i DivX) per renderlo uno dei più grandi flop della Apple, destinato a morire e ad essere dimenticato molto presto. Gli unici che lo sostengono ancora sono i talebani mac-maniaci, e persino loro, stavolta, quando gliela nomini iniziano a fissarsi la punta dei piedi imbarazzati, tentando di cambiare discorso e parlare di quanto sia sexy il design dell'iPhone.
Ecco, a loro non fate sapere che in giro c'è una meraviglia come il Neuros OSD.
Si connette a tutto, legge qualunque file (anche i formati futuri: è open e aggiornabile), registra su praticamente ogni supporto, ha una comunità di sviluppatori agguerritissimi, esibisce un bel design, e costa pure 80 euro in meno della Apple TV. Sono l'unico che appena vede questo schema inizia a salivare come un cane di Pavlov e, nomen omen, va fuori testa?

[vista sull'ottimo Funny geek t-shirts, greatest hits delle t-shirt geek migliori degli ultimi anni. Diverse erano già finite su queste pagine]

Niente di nuovo lo so. Ma allora perchè la notizia The end of the reel for cassette tapes mi intristisce così tanto?
The eject button on music tapes has been pressed for the last time.
Currys, the biggest electronics retailer in Britain, will today announce that it is to stop selling cassette tapes - a move which sounds the death knell for the compilation tape, used by a generation of love-struck young men to woo their girlfriends. [...]
Cassette tapes have been suffering a slow decline over the past 15 years as first compact discs, and more recently music downloading, took hold. But it is estimated that there are still as many as 500 million tapes in circulation, languishing at the back of bookshelves, or in the side doors of cars. [#]
Soundtrack:
My awesome mixtape - Me and the washing machine (MP3)
Cassettes won't listen - Cutting balloons (MP3)
Tapes'n'tapes - Cowbell (MP3)
Random links per un giorno stanco:
_Il tipo di cose che mandano in brodo di giuggiole noi geeks: quale dei grandi siti 2.0 ha la magliore 'server down' page?
_Ci ho provato, ma mi sono stufato presto, e (nonostante sia riuscito ad arrivare all'ultimo livello) non faccio parte di quel fortunato 3% e rotti che ha finito il malefico Boomshine.
_Il web 2.0 incontra i siti cerco/offro casa: il risultato è l'ottimo Khalla, da poco anche a Bologna.
_25 Reasons You Might Be A Hardcore Graphic/Web Designer: Su tutte, la migliore è quella che vale un po' per tutti i web-addiced: You bookmark a resource more often than you have a fun night out on the town.
_A day in the life of an iPod.
_Il nuovo Arctic Monkeys non è un capolavoro ma tiene botta, e dopo tutto l'hype del loro esordio, direi che è già un buon risultato. La mia preferita è 505:
Arctic Monkeys - 505 (MP3)
_Uno scambio di battute tra i e Pi greco: «Be rational» «Get real».
_Da vedere: Crazy things people do with books.


[La grafica di Communist Mario è splendida, ma c'è qualcosa che non va. Dev'essere il fatto che più che Super Mario sembra Ken Shiro, probabilmente]

[Il Go Away / Come in doormat è perfetto, basta girarlo all'uopo. Anche se, essendo pirgo, temo che la lascerei sempre nella stessa posizione, e ho il sospetto di sapere quale]
{grazie a Woland]

Se frequentate blog e webzine il nome vi sarà probabilmente già noto; il che non è un buon motivo per farmi desistere dall'unirmi al coro pressochè unanime di apprezzamenti, e tessere le lodi dei «Bologna geek dancers» My awesome mixtape. Era da tempo che non mi imbattevo in una band italica così valida e interessante che, sebbene giovanissima, promette di regalare non poche soddisfazioni agli appassionati di indie-pop elettronico. I riferimenti più vicini sono l'indie-hop di Why?, le cantilene paranoiche dei migliori El guapo, il pop ballabile dei Postal Service o quello sghembo di certi gruppi della K Recs, centrifugati in maniera imprevedibile e assemblati con sensibilità e personalità da vendere.
Convincenti soprattutto negli episodi più movimentati (The painter & the anthropologist l'ho già provata al Covo, e la pista ha risposto niente male), ma anche le cose più cupe ed intimiste (come Amiga, ode al leggendario computer di casa Commodore e, in qualche modo, a Prince of Persia) non sono niente male.
I My awesome Mixtape suonano stasera al Sesto Senso di Via Petroni, tra un paio di settimane a Villa Serena per Murato e, poco dopo, all'ottimo Motron festival di Modena di cui parlava anche ieri Enzo. A breve poi è in uscita un EP per Kirsten's Postcard e, a seguire, un LP per My Honey records; il resto sarà gloria. Ma ne riparleremo, eccome se ne riparleremo...
My Awesome Mixtape - The painter and the anthropologist (MP3)
My Awesome Mixtape - Amiga (MP3)
My Awesome Mixtape - The giant squid (MP3)
Grazie (di nuovo) al blog del New Scientist e su segnalazione di Ganz, la soluzione a uno dei più tragici problemi che affliggono la iPod generation: il filo degli auricolari annodato. Funziona solo su lettori lunghi e stretti (come il nano, il vecchio shuffle o il mini) e richiede un certo esercizio, ma mi dicono che il risultato è garantito. Non aspettavate altro, suppongo.

La cosa bella della sterminata collezione di cubi di Rubik di Georges Helm, interamente consultabile a questa pagina, è che molti non sono dei cubi.
[e alcuni non sono neanche di Rubik]

La cosa più geek che abbia mai visto: Pong, the text based game.
The Devil's dictionary è un dizionario di termini tecnologici, ma è anche «un deposito di ostilità gratuita e malcelata rabbia».
Contiene perle come:

[The circular bike, per gente che ama muoversi ma non sa dove andare.]

Tra riassunti, ricapitolazioni e classifiche di fine anno (prima) e previsioni, scenari e prospettive per l'anno nuovo (dopo), nelle ultime settimane se ne sono lette parecchie, di cazzate. Fa parte del gioco, e di solito la possibilità di tirare fuori dal cassetto la propria verve di colto e sagace commentatore vale la figura; tanto dopo qualche settimana se ne sono dimenticati tutti, e va bene così.
Tra le varie cose che mi è capitato di leggere ci sono le due lunghe e in qualche misura affascinanti analisi firmate da InformationArchitects.jp (The 50 loudest websites in 2006 and what made them successful e Internet 2007 Predictions), il plurilinkato commento di Alec Bemis su LA Weekly (The Year Blogs Got Lame, Business Got Hip and Nostalgia Was King) e la previsione di Antony Bruno su Billboard (Music biz hopes to profit from consumer content).
Come avrete forse già intuito mi sono, come capita spesso, soffermato sul rapporto tra intrattenimento (audio e video, in particolare), soluzioni tecnologiche e reti sociali. Dai vari commenti (tutti invariabilmente tanto entusiastici quanto apocalittici) emerge una contraddizione che mi ha colpito, che pone l'accento su aspetti opposti e prefigura scenari drasticamente diversi.
Da un lato c'è una costante magnificazione di piattaforme, aggregatori o sistemi che maneggiano, valorizzano e rendono accessibile il fantomatico user-generated content, i contenuti prodotti dagli utenti. Si parte ovviamente dai blog e da tutti i servizi che ci girano intorno, si continua con il blockbuster YouTube, e si arriva a servizi abbastanza nuovi come Brightcove o iLike, che mirano a supportare (e quindi a sfruttare per monetizzarlo) l'intrinseco bisogno di contenuti connesso alla costruzione di un'identità online da parte degli utenti.
Il fenomeno, in effetti, è sotto gli occhi di tutti, e non da oggi. La cosa che fa sorridere è l'uso del termine user-generated content per contenuti che, come è ovvio a chiunque non abbia dei paraocchi, sono in realtà costituiti per buona parte da materiale che vìola costantemente le (obsolete, vabbè) norme del copyright. Pensate a YouTube ed eliminate i videoclip musicali, le trasmissioni televisive, le pubblicità, tutte le produzioni che usano musica o immagini senza pagarne i diritti, e qualsiasi rielaborazione di tutte queste cose messe insieme, e vedete se quello che rimane è davvero così interessante.
Dal'altra parte si prefigura uno scenario completamente diverso, che vede la sempre ventilata fine del fenomeno-blog (fine di cui si parla da svariati anni; di questo passo qualcuno prima o poi ci prenderà), questa volta sotto la scure degli ibridi blog/webzine che sono nati nell'ultimo anno. Si tratta di siti a metà tra blog e testate editoriali, che uniscono la piattaforma tecnologica, la velocità di aggiornamento, lo stile informale e, spesso, la parziale illegalità dei primi, con le risorse dei secondi: uno staff pagato che ci lavora a tempo pieno («Cosa fai di lavoro?» «Scrivo su un blog»), con conseguente aumento della quantità e della precisione dei contenuti.
Per fare qualche nome, nel campo della musica ci sono il self-proclaimed #1 music-blog Stereogum (delle cui fortune finanziarie parlavamo già qua), il corrosivo Idolator (proprietà del rampante gruppo editoriale Gawker Media), e il sempre più m-blogghesco Pitchfork (che ha fatto la strada inversa: gli mancano giusto i commenti, poi è un blog a tutti gli effetti); e i primi casi si vedono anche dalle nostre parti (l'ottimo Vitaminic, ça va sans dire).
Chi avrà ragione? Gli Apocalittici della presunta democrazia della rete o quelli della nuova professionalità amichevole che andrebbe a sostituirla?
[niente Integrati per stavolta]
La mia impressione è che la situazione attuale sia ovviamente da qualche parte tra i due estremi, e, nonostante ai commentatori piacciano sempre i trend ben definiti e i fenomeni chiaramente individuabili, rimarrà nell'attuale limbo ancora per un po'. A deciderne le sorti saranno, come al solito, i soldi: saranno prima gli investimenti a finire (e la bolla dell'intera economia 2.0 a scoppiare; preparatevi, perchè succederà) oppure le singole posizioni strategiche a consolidarsi e a giustificare in qualche modo (economico o meno) la propria esistenza? Quando i siti inizieranno a chiudere e i contenuti torneranno ad essere accessibili nell'unica forma che finora ne ha consentito la produzione e la distribuzione (a pagamento, quindi) la situazione sarà definitivamente cambiata tanto che sarà impossibile tornare indietro, oppure si sarà trattato solo dell'ennesima, un po' anarchica, parentesi?
La risposta la lascio ai commentatori (aha). Quel che è certo è che gli unici che non possono essere scossi più di tanto dalla questione sono coloro che da quello che producono e che scelgono di mettere in rete non vedono (ed è giusto che non vedano) mai una lira. Come i dilettanti. O come i blogger.

Non solo Geek-a-cycle è un'idea stupida e una contraddizione in termini; è che con delle foto promozionali così brutte (altre ancora nel sito) non si venderà mai.

Dubito che la wearable guitar shirt di CSIRO funzioni davvero. Ma anche se fosse, chissenefrega. Se avessimo voglia di imparare davvero gli assoli che air-suoniamo lo faremmo con una chitarra, no?
[interazione naturale?]

E' una piccola soddisfazione, ma per un progettista web capirete che non è cosa di tutti i giorni: nelle ultime settimane tra i visitatori di questo blog la percentuale di utenti che navigano usando Mozilla Firefox ha di gran lunga superato quella degli utenti del sempre pessimo Microsoft Internet Explorer (e anche Safari ha una fetta niente male; un decimo dei visitatori ha un Mac, cose da pazzi). Percentuali assolutamente lontane dalla media del WWW, che vede Firefox attestarsi intorno al 30% e Safari intorno al 4%, con le varie versioni di IE ancora a farla da padrone. Che dire? Lo sapevo che non siete persone ordinarie.
Tutto ciò, tra l'altro, proprio nel periodo in cui assistiamo a un nuovo round dell'ormai mitica guerra dei browser, a causa dell'uscita -a distanza ravvicinatissima- delle major release sia di Internet Explorer (la 7, circa 5 anni dopo il rilascio della 6) che di Firefox (la 2). Nonostante i passi in avanti fatti da Explorer, i commentatori sono unanimi nel considerare ancora Firefox lo strumento migliore per muoversi all'interno del World Wide Web con la massima sicurezza, user-experience e supporto degli standard. E la cosa -ma tu guarda- non stupisce neanche un po'.
Leggi il giudizio di Wired: A tale of two browsers
Leggi lo speciale di Punto Informatico: Battaglia navale tra IE7 e FF2

[La Diskette handbag è assolutamente splendida. Come già ribadito l'anno scorso per lancor più bella Keybag, voglio qualcuno a cui regalarla. A quando la versione maxi con i mitici floppy da 5 e 1/4?]
Non era esattamente una notizia da prime pagine dei giornali: un cartoonist di culto viene colpito da una malattia rara, pittoresca e piuttosto sconosciuta, che non compromette in alcun modo il suo lavoro nè mette a rischio la sua vita, ma la rende solo un po' più difficile. Nel mondo dei media, una notizia di scarso interesse. Nel personalissimo universo dei miei punti di riferimento culturali, invece, la notizia che Scott Adams, autore e creatore di quell'imprescindibile manuale di cinismo lavorativo che è Dilbert, era stato colpito, un anno e mezzo fa, da una grave forma di disfonia spastica era una di quelle cose che non lasciano indifferenti.
La disfonia spatica è una malattia bizzarra, di origine neurologica, a causa della quale, di punto in bianco, la parte del cervello preposta al controllo della parola dà forfait, e molte delle attività connesse col parlare diventano un'impresa. Nei casi più gravi, come quello di Adams, in certi contesti (tipo quando c'è del rumore di fondo, oppure al telefono) diventa impossibile parlare, la voce non viene fuori; eppure negli stessi contesti si riesce a cantare, ridere o parlare in rima, e in altre situazioni (ad esempio quando si è da soli), la voce funziona normalmente. Una malattia quasi comica, non pericolosa ma estremamente fastidiosa e socialmente devastante, per cui non c'è cura, a parte iniezioni palliative di botulino sulle corde vocali che consentono di arrivare a sussurrare, e che è difficile da comprendere in tutte le sue sfumature. Semplicemente, in certe situazione si diventa muti, ed è per sempre.
Oltre ad essere un lettore quotidiano delle strisce di Dilbert, a volte mi capita di fare un giro sul blog di Adams, in cui l'autore spesso racconta scampoli della sua vita quotidiana e, di conseguenza, della convivenza con una malattia tanto invadente. Qualche giorno fa Adams ha scritto uno splendido post, intitolato Good news day (che vi consiglio di leggere), in cui ha annunciato che, grazie a un lungo periodo di esercizi e grazie ad un'incredibile forza di volontà, è riuscito dove tutti gli altri hanno fallito e ha recuperato la propria voce. Il modo e la sincerità in cui lo racconta nel suddetto post sono davvero commoventi. E' bello vedere che qualche volta l'impossibile accade. E che, qualche volta, si può mettere da parte il cinismo ed esserne genuinamente contenti.

Il creatore di Tetris weighlifting, l'esperimento di Enterteinment fitness in cui i pesi sono anche un controller per giocare a Tetris, è ufficialmente il genio dell'anno.
Nel nome di un sacrosanto Di questo passo dove andremo a finire, Michele mi segnala che il nostro Douglas Coupland, come potete agilmente scoprire navigando qui, è diventato testimonial del Blackberry.
Coupland (il cui ultimo romanzo JPod -su cui mesi fa ho scritto un post di cui sono molto fiero- è appena uscito in Italia) fa bella mostra di sè in una serie di pagine che magnificano le capacità dello smartphone più stronzo di tutti i tempi, da sempre simbolo del businessman cool e pieno di soldi che non deve chiedere mai.
Certo, la Blackberry è canadese e Coupland ci tiene a difendere i tesori nazionali, e certo, il modello che Coupland pubblicizza (il Pearl) rappresenta un tentativo di raggiungere il ricco e sterminato mercato degli utenti consumer; si tratta, però, di attenuanti minime di fronte all'associazione coatta di un nome da sempre alfiere di un modo altro di guardare alle tecnologie con quello dell'oggetto che ormai simboleggia più di tutti il potere economico più chiuso ed esclusivo.
[Chè, poi, per dire, io non l'ho ancora capito quanto costa, in Italia o in USA, un Blackberry (e, soprattutto, il suo abbonamento)]
Si vede anche dalle piccole cose: lo stiamo perdendo.

Nonostante l'ambiente in cui lavoro si possa al meglio definire 'spartano', devo dire che non ho di che lamentarmi; d'altra parte, però, a guardare questo 10 seeeeeriously cool workplaces non si può evitare di essere rosi dall'invidia. Highlights: lo scivolo per muoversi da un piano all'altro (alla Red Bull, Londra), la stanza in cui tutte le pareti sono un'unica, enorme, lavagna bianca (al Mindlab del Ministero dell'Economia danese), l'inverosimile fabbrica pulita e luminosa della Volkswagen di Dresda e il Googleplex, tutto. E quando divento miliardario e ho un po' di tempo libero mi faccio l'ufficio interamente di Lego, giuro.
[le riflessioni sul fatto che ambienti piacevoli siano solo il contentino per costringere i dipendenti a lavorare di più e con contratti sempre meno garantiti le lascio a voi]
[What the internet really looks like. Ferro, circuiti, cavi.]
La puntata di South Park dedicata a World of Warcraft, il più celebre tra i Massive Multiplayer Online Role-Playing Game, è probabilmente la migliore di sempre. La trovate qua, intera e ovviamente in inglese.
C'è chi si commuove riguardando vecchi film. Chi con le foto che testimoniano il tempo che passa. Chi rileggendo tutte le lettere scrittegli da una certa persona negli ultimi 20 anni, e chi le e-mail che in qualche anno hanno portato da un «Come ti chiami?» a un «Non voglio vederti più». Per qualcuno sono i dischi della vita, in ordine cronologico. Per qualcun altro sono le serie tv, dall'infanzia a ieri sera. C'è chi rivede il corso della propria vita attraverso i libri che ha letto. E a qualcuno vengono gli occhi lucidi al brivido dei vestiti che non gli entrano più.
A ciascuno il suo. Io, per esempio, quasi mi commuovo guardando questa bella gallery con l'evoluzione delle interfacce grafiche dei computer (dei desktop, in particolare), dal 1984 ad oggi.
Sono senza speranza, lo so.
[Ne mancano un sacco, sì. Versione a prova di geek ipercompletista qua]


Parecchio tempo fa su queste pagine si parlava di Beauty and the geek, versione insolitamente nerd e insolitamente divertente del gioco delle coppie incrociata con un reality mandata in onda sul canale americano della Warner. Scopo del gioco mettere insieme (e osservare) la coppia malassortita formata da una bella e da un secchione nell'atto di tentare di trasmettersi conoscenze, influenzarsi a vicenda e, nel mente, tentare di fare il minor numero di figure di merda possibile. Non esattamente una trasmissione intellettuale, evidentemente; eppure molto spassoso e spesso per nulla stupido.
Dopo aver visto la prima serie americana -che, per la cronaca, è stata anche uno degli argomenti affrontati quando, un annetto fa, sono stato ospite su RadioDueRai- ieri sera sono incappato nella prima puntata dell'edizione italiana, linearmente intitolata La pupa e il secchione. Condotto da personaggi già vacui in origine e da un po' ulteriormente in caduta libera come Papi e la Panicucci, il gioco è una versione pecoreccia e abbondantemente defilippizzata dello show americano che rinuncia ad ogni sobrietà in favore di lustrini, culi all'aria, giuria, dibattito, pubblico, pianti, polemiche, prove vanamente spettacolari e scambi di battute degni della programmazione pomeridiana di Rai 2. L'ho trovata una lezione esemplare di tutto quanto ci sia di disprezzabile nella tv italiana; un ottimo esempio di come da un'idea se non buona almeno promettente qua da noi non riesca a tirar fuori nulla di più di una baracconata assolutamente inguardabile.

Fa anche il caffè.
Per davvero.
[c'è pure il video su Youtube]



«You know, you keep on innovating, you keep on making better stuff. And if you always want the latest and greatest, then you have to buy a new iPod at least once a year» (Steve Jobs)
Quando per dirti che il tuo RSS* non funziona ti scrive addirittura uno sconosciuto dall'America (che pare non sapere neanche l'italiano; cosa ci faccia sul mio blog è un mistero - Hi Mate!), forse è il caso di dare l'ennesima bottarella ai feed di BlogItalia** nella speranza che prima o poi inizino a funzionare a dovere. Dopo un periodo di manutenzione del sito (un giorno mi è addirittura parso di essere rediretto su Blog.com - l'ho sognato?), i feed sono tornati ma ho notato che davano errore. Ne ho ricostruito ed eliminato la causa (la presenza di lettere accentate nei titoli dei post), e sono tornato ad avere dei feed attivi, ma ho poi notato che praticamente tutti i post sono stranamente troncati. Mi sono accorto che ciò accade in corrispondenza della chiusura del primo <span>, che viene probabilmente interpretata come la chiusura del delimitatore stesso del post. Delle due soluzioni indicate qua, infatti, sono costretto a usare il vecchio <span class="rss:item"> perchè il nuovo <!-- rss:item:start --> mi produce dei feed vuoti. E visto che l'editor di Splinder, usato tramite Firefox, fa il figo e invece di usare i tag semplici come <strong> e <em> aggiunge ogni volta degli span con degli stili associati, i post si troncano praticamente sempre.
Immagino sappiate già tutti di Google Trends, ennesima web-app di Google che consente di misurare e confrontare la popolarità di uno o più termini all'interno del motore di ricerca più famoso al mondo. Ci ho giocherellato un po' anch'io. Queste le cose che ho scoperto:
Mi sono avvicinato all'ultimo libro di Steven Johnson (già linkato già la settimana scorsa per il suo commento su Lost) con molta speranza e un po' di paura. Dall'autore dell'ottimo Interface Culture non potevo non aspettarmi il solito brillante saggio in grado di usare scienze cognitive e media studies per riflettere sul mondo moderno e sulle tecnologie in quel modo laterale e mai banale che riesce ad essere al contempo sia scientificamente inattaccabile che piacevolmente divulgativo. Anche la paura, però, era ben motivata: cosa aspettarsi da un libro che, come da sottotitolo, mira a spiegare «perchè la televisione, i videogiochi e il cinema ci rendono più intelligenti»? Pochi luoghi comuni e un sacco di buone idee, questa -ora lo so- è la risposta.




