venerdì, 06 novembre 2009
Futurama - The Movie: What if?

L'incredibile fan-poster che circola su 4chan per un immaginario film live action tratto da Futurama. In fondo, avreste idee migliori per il casting? Particolarmente gradita la presenza di Cobie Smulders nei panni di Leela, ma anche Seth Rogen come Bender è azzeccato.
Sono curioso di sapere chi diavolo interpreta Bruce Campbell.
(via epicponyz / thedailywhat)








Entomo è un trentenne di Napoli che si veste da super-eroe e va in giro la notte a segnalare gli eventuali crimini in cui si imbatte. Fa una ronda da solo, insomma (e 




PER LEI:
PER LUI:














Per saperlo non dovere far altro che cliccare nel link qua sotto ed ascoltare. Tutto ciò grazie ad Eddy Anselmi, già autore e voce di alcune delle più brillanti trasmissioni in onda su
Ormai lo sanno anche i sassi, il mercato discografico è in crisi, e i dischi non si vendono più. Costano troppo, spesso sono dotati di sistemi anticopia che rendono impossibile l'ascolto sulla maggior parte dei lettori, ci sono tantissimi modi per ottenerne la musica in maniera alternativa, senza spese e forse più comoda, e si diffonde sempre più l'idea secondo cui la musica è quasi un diritto, impalpabile, passeggera e gratuita come l'aria che respiriamo. Quello che si compra è un supporto che la ferma nel tempo e la custodisce in una bella confezione da mettere in fila accanto alle altre, oppure un'esperienza, quella del concerto, che la rende viva una tantum nelle mani di coloro che l'hanno creata, e ce la fa condividere con i corpi che ci circondano nel buio della platea. Non si tratta di decidere se sia giusto o sbagliato, bello o brutto; le cose ormai stanno così.
Quando mi chiedo per quale motivo io tenti di celare con tanta meticolosa attenzione i periodi di calo di motivazione o di voglia zero che spezzerebbero la quasi matematica cadenza quotidiana feriale di questo blog, non so mai darmi una risposta. Quando osservo i blog degli altri, tutti buchi e ritorni, momenti di frenesia grafomane alternati a lunghi silenzi senza spiegazione, chiusure più o meno temporanee e dichiarazioni più o meno credibili di mancanza di argomenti, tempo o stimoli a scrivere, sono affascinato ma privo di comprensione. Quando sulla scorta di quegli stessi cali di voglia e tempo, di solito abbinati alla svalutazione di tutto ciò che nel corso del tempo il blog, più o meno direttamente, ha portato nella mia vita e a una onnicomprensiva sfiducia nello strumento in sè, provo a prendere in considerazione l'ipotesi di mettere un punto a capo ai quasi 4 ininterrotti anni di queste pagine (millequattrocentoventisei giorni, duemilasettantasette post) per dedicarmi ad altro, non so bene come mi ritrovo sempre qui davanti, senza nulla di importante da dire ma con la voglia di farlo.
In questo periodo cammino molto. 
Giusto per darvi un'idea dei livelli astrali di glamour che è in grado di toccare il tenutario del presente blog, candidato diqquà e linkato dillà, il momento più bello del mio weekend è stato guidare in mezzo al nubifragio lungo la A14 ascoltando gli Sparklehorse a tutto volume e pregando che la Società Autostrade (si chiamava così, una volta) quest'anno avesse deciso, per una volta, di non tagliare la voce dei costi relativa alla spesa in asfalto drenante. C'è questa canzone che si chiama Shade and honey (che era già uscita anni fa nella colonna sonora di un film che non ho visto, cantata da uno degli attori; non da Lou Barlow, però, che pure recitava nel film), che avrò ascoltato di fila circa 10 volte, perchè se una delle auto che mi superavano ai 190 si fosse trovata a sbandare e i suoi pneumatici Bridgestone avessero perso la tenuta di strada, mi sembarava un pezzo particolarmente bello per morirci su.
La fine dell'edizione di un festival che odora di fine del festival stesso arriva con una band che tutti danno sull'orlo dello scioglimento, e che ha intitolato il suo ultimo disco «L'ultima storia d'amore». Se è una metafora, solo un cieco non saprebbe vederla.
Tema: Descrivi un weekend di metà Luglio trascorso interamente a lavorare (sabato fino alle 23.30, per gradire), in modo brillante e divertente, e senza lamentarti.
Metti una sera che non è neanche mettà Luglio, che la tua squadra vince i mondiali una domenica sera che passi su e giù dalla radio a un maxischermo con gli amici, la birra sempre in mano, i nomi dei giocatori inspiegabilmente in testa e la battuta da bar sport che per una volta sembra sempre la cosa più intelligente da dire [per una volta tutte le volte] metti una sera che dei miliardari con un neurone solo sponsorizzato dalla marca di minerale sbagliata e conti in banca che il 98% d'Italia in tutta la sua vita mai si sognerà, giocare e segnare come se davvero, per una sera, quella fosse la cosa più importante metti un weekend cominciato con un venerdì sera in una diretta radiofonica solitaria di più di 4 ore e mezza in cui succede di tutto, continuato con una giornata di lavoro (è sabato? no, per chi vuole non è mai sabato), proseguito in una stazione balneare per vecchi e bambini a mangiare pesce e discutere, signora mia, dell'occupazione in Italia, e infine finita sui viali, mentre torni a casa vedendo intorno a te le scene più assurde della tua vita, i viali intasati di sbandieratori a piedi che fanno torello alle macchine, portabagagli aperti e pieni di gente che festeggia O limona o festeggia E limona avvolta nel tricolore, mentre i clacson continuano a essere carichi (e sono passate ORE), e tutti (nessuno) si parlano da un'auto all'altra come se fosse solo questa la volta in cui ha qualcosa da dire (sempre quello) a degli sconosciuti che sembrano sorridere dal lunotto un po' sporco metti che il potere di una tale irrazionalità è prezioso e fa paura, ha un che di magnetico, e contemporaneamente quasi scompare di fronte alle affermazioni dei no dai giuro io ne sono immune e non so neanche come si chiama, non lo so ma muoio dalla voglia di sentirmi parte di questo, che è qualcosa, ed è questo, ed è stupido, ma è quel che c'è, e alla fine, sommesso, forza italia like you mean it .
Se passi buona parte di una radiosa domenica pomeriggio di metà Giugno chiuso in casa a sgrassare la cucina con Cillit Bang, buttando al vento con colpevole quanto non richiesta vocazione al martirio la metà precisa delle tue possibilità settimanali di mettere il naso all'aria aperta mentre il sole è ancora (o già) alto nel cielo, può essere che ci sia qualcosa che non va.
Ehi.
Questo weekend sono stato a Milano. La città della moda e del design, sì.
Se penso al 25 Aprile, la prima cosa che mi viene in mente è il maestro anziano e zoppo che, quando ero in quarta elementare, una mattina di Aprile portò la mia classe a vedere la Linea Gotica. Usciti festanti dalle mura di scuola come in tutte le gite, invece che in mezzo alla solita noiosa trafila di monumenti ci ritrovammo in cima a un crinale perso nella campagna da qualche parte lungo la valle del Foglia. Tutti ci aspettavamo di vedere un muro, delle trincee, qualcuno sussurrava ci potessero essere anche i resti di qualche carroarmato e magari anche qualche aereo; invece solo colline verdi e un po' selvagge a vista d'occhio, paesini di quattro case, strade dalle geometrie fantasiose e campi di erba medica. Abituato com'ero ai racconti della Guerra con la G maiuscola di mio nonno, partigiano deportato in un campo di prigionia in Germania e rimasto disperso là per qualcosa come due anni prima di riuscire, dopo un sacco di avventure, a tornare rocambolescamente in patria, il placido paesaggio
Se ci fate caso, la religione è un argomento che nei blog non si affronta mai, 











