mercoledì, 24 giugno 2009
Chirurgico
[XKCD, ovviamente]
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Che cosa fate in rete solitamente? Non mentite, siate sinceri. Lo sappiamo tutti che le ore e ore e ore che passate su internet vi deliziate a cercare e usare siti pedofili, a combinare e organizzare progetti criminali e a scaricare illegalmente contenuti protetti dalle leggi del copyright. Vergognatevi!
È arrivato finalmente il momento per noi prodi retti e integerrimi cittadini di rivalerci contro di voi, “Stati canaglie” della civiltà virtuale, dediti a perversità e mercanteggi illegali. Adesso i nostri rappresentanti democraticamente eletti ci aiuteranno a riportare ordine e disciplina, e voi sarete costretti a riesumare le vecchie macchine da scrivere e il ciclostile.
Ecco quindi che sentiamo necessario cogliere questa gioiosa occasione per ringraziare i nostri alleati in parlamento:
• Ringraziamo il senatore Giampiero D'Alia (Udc) per la sua geniale idea: in caso di reati di opinione, il ministero dell'Interno potrà imporre ai provider di rendere inaccessibili i contenuti online ritenuti illegittimi. Con un'interpretazione estesa della norma, persino Facebook intero potrebbe venire oscurato (dato che trattandosi di una piattaforma e non di un singolo sito i provider sarebbero costretti a filtrare il servizio nella sua totalità). Il decreto che contiene l'emendamento proposto da D'Alia è già stato approvato al Senato ed è in discussione dalla Camera.
• Ringraziamo l'onorevole Gabriella Carlucci, deputata PDL, per il suo splendido disegno di legge che vuole combattere l'anonimato in rete. Le sue parole sono per noi miele: “E’ fatto divieto di effettuare o agevolare l’immissione nella rete di contenuti in qualsiasi forma (testuale, sonora, audiovisiva e informatica, ivi comprese le banche dati) in maniera anonima (Art. 2)”. La nostra alleata ha inoltre provveduto a non chiarire di che tipo di anonimato si tratti. Per cui potrebbero rientrare nei domini della legge anche i casi di anonimato protetto per cui ci si può iscrivere a un sito (come Wikipedia, per intenderci) fornendo un indirizzo email e di essere visibili con un soprannome. Poco importa se l'onorevole Carlucci ha scopiazzato il disegno di legge (o ha accettato in regalo una buona bozza definitiva da un amico fidato!). E importa ancora meno scoprire che il vero autore potrebbe essere il Presidente della Univideo, l'Unione italiana editoria audiovisiva. Ella è già avvezza a coraggiosi atti come questo, ed è per questo che la stimiamo. La legge Carlucci è in prima lettura alla Camera.
• Ringraziamo infine Luca Barbareschi (PDL) per la sua proposta di legge (pdf) che prevede, dopo tre avvertimenti, la disconnessione dell'utente reo di aver violato la legge sul diritto d'autore. Finalmente le vostre urfide manacce non potranno trafficare più su quei siti scandalosi e illegali che noi sappiamo essere il vostro pane quotidiano. D'ora in poi, se al terzo avvertimento ancora siete lì, la pacchia finisce: basta internet, e tutti in punizione. L'amico Sarko aveva cercato di fare una legge simile in Francia: peccato che sia stata bocciata! Ma da noi sarà diverso: la legge è in prima lettura alla Camera, e confidiamo nei difensori della Libertà per farla approvare.
Via | Visionpost/Il Manifesto

Entomo è un trentenne di Napoli che si veste da super-eroe e va in giro la notte a segnalare gli eventuali crimini in cui si imbatte. Fa una ronda da solo, insomma (e la stampa ci è andata a nozze). Il simbolo è una sigma un po' perché "I sum up all the powerful, silent and venomous small creatures inhabiting this world. SIGMA, because I'm a synthesis, the human-like swansong of millions of races" (secondo il suo myspace); un po' perché sembra una "E" (secondo me). Dice di avere riflessi sovrannaturali e un'abilità mentale dal curioso nome di "parallelogramma".Quando non hai una ragazza, una fidanzata o una moglie, quando sei solo da secoli e quando ogni volta che sei in coppia non vedi l'ora di tornare libero e ogni volta che torni libero la solitudine brucia come una tortura insopportabile, certe volte a tarda notte ti ci vogliono dei dischi come quello di Barzin.
Notes to an absent lover, che esce a metà Febbraio per Monotreme, è il terzo disco del cantautore canadese, e sembra fatto apposta per suonare in sottofondo in certe sere troppo sconsolate e buie per i volumi alti e le manifestazioni evidenti di qualsivoglia animo. Un capolavoro di mestizia elegante e misurata, gode di arrangiamenti complessi ma quasi invisibili, della classe in sapiente bilico tra folk e pop che è solo dei migliori e di testi pronti a colpire nel cuore non appena gliene date la possibilità. Da maneggiare con cautela, e amare molto.
Barzin - Words tangled in blue (MP3)
Barzin - When it falls apart (MP3)

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Oscar il Bimbo Biondo e Eli la Vampira |
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Eli s'infila nuda nel letto di Oscar ma non gli permette neppure di guardare Sia che vi piaccia moltissimo, sia che vi piaccia e basta, dovete ammettere che Lasciami entrare ha un problemino col sesso. O meglio: mentre da un lato ribolle di adolescenza, passioni, violenza e ambiguità, dall'altro lato congela il tutto sotto una superficie levigatissima e impeccabile e un sentimento fiabesco pieno di fiocchi di neve e romanticismo asessuato. |
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Naomi Watts sa che la stai fissando |
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Ann, legata, in reggiseno e mutandine, attraversa con enorme fatica il soggiorno degli orrori Questa sembra una roba da pervertiti. Ma Haneke è un pervertito. E il suo desiderio più grande è farti soffrire. Farti calare nella tensione del thriller e poi sfasciartela davanti al naso con un personaggio che guarda in macchina e si mette a parlare con te spettatore. Farti credere nel colpo di scena liberatorio e poi togliertelo via dalle mani riavvolgendo il film alla faccia di ogni sacrosanta regola di fiction. Ma, soprattutto, metterti di fronte a una durissima verità: tu sei sadico allo stesso modo di quei due schizzati che tormentano la famiglia protagonista. Al di là di ogni giudizio su questo particolarissimo remake, c'è una differenza forte rispetto all'originale del '97: la bellezza di Naomi Watts ti mette più a disagio di quanto non riuscisse a fare Susanne Lothar. Nel celebre piano sequenza in cui Ann cerca di attraversare, legata, il soggiorno degli orrori, la seminudità dell’attrice svela l’inconfessabile piacere sadico del guardone al di qua dello schermo. Lo spettatore si scopre colpevole con una forza che nessuno sguardo in macchina o arzigogolo teorico può imitare. |
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Kenny e la Supertettona |
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Kenny sta per farsi il bagno con una donna bellissima dal seno enorme ma è svegliato sul più bello da Cartman A più di dieci anni dal debutto, il cartone di Parker e Stone gode di ottima salute e la dodicesima stagione ci ha regalato momenti di grande gioia. In Major Boobage, Mr. Mackey ammonisce i bambini delle elementari sui rischi di una nuova diffusissima droga: il piscio di gatto. Ovviamente, Cartman & Co. vanno subito a casa a provarla. Il trip allucinogeno di Kenny è un omaggio a Heavy Metal, un film del 1981 prodotto da Ivan Reitman: Kenny fa un viaggio spaziale su una Corvette del 1960 e incontra questo donnone supertettuto che si spoglia ed entra in una piscina. Lui sta per seguirla e si è già mezzo spogliato, ma Cartman lo sveglia sul più bello. |
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La vita, |
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Kristen Stewart si fa trovare in mutandine sul letto ma Alexander Supertramp pensa che non sia il caso. |
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L'Ape Maia fa un Porno |
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Isabella Rossellini racconta gli scandalosi comportamenti sessuali degli insetti Sundance Channell propone a Isabella Rossellini una serie di cortometraggi e la Rossellini viene fuori con l'idea di raccontare come trombano le api. (E le mosche, le mantidi religiose, le libellule etc.). Ci sono i costumi e i pupazzi e le scenografie un po' bimbesche e gli animaletti. Sembra una puntata dei Teletubbies. Solo che c'è la Rossellini che dice cose del tipo: Se fossi un moscone, farei sesso un fracco di volte al giorno con ogni femmina che capita a tiro. E poi ti fa pure vedere come, trombandosi una mosca pupazzo. E poi dice: I nostri bambini nascono nei cadaveri. E ti fa vedere larve schifose che spuntano fuori da una testa mozzata di una donna in putrefazione! Dice la mitica Isabella: Gli animali hanno abitudini sessuali incredibili, se noi facessimo certe cose finiremmo arrestati. E ci credo. Asteniamoci, allora e consoliamoci con Green Porno. |
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Now stab me with the knife! Stab me with the knife! |
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Mike Terry spiega alla tipa impaurita come divincolarsi dalla stretta di uno strupratore Come prendere un vosto amico etero, metterlo davanti a uno schermo e farlo sentire simultaneamente gay, maschilista e politicamente scorretto nel giro di centoventi secondi. Lei l'ha fatto col fratello. |
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Ma cosa gli succede a questo pisello? |
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Gipi ha un imprecisato problema ai genitali che non gli consente di avere rapporti sessuali Io la penso come la Bignardi. A leggere la celebrata graphic novel di Gipi, sembra che sto benedetto problema al pisello sia una cosa dermatologica. Un fungo, insomma. O una roba di quel tipo. Mica, come spiega lui, che "c'avevo molto dolore e il pisello aveva paura" e si rifiutava di adoperarsi a vantaggio della copulazione. |
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Do you even see me here? |
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Salvatore Romano apprezza il racconto scritto da Ken e invita il collega a cena a casa sua, Passa tutta la serata a guardare Ken senza degnare di attenzione la moglie Kitty Conosco almeno tre persone che hanno chiesto a Gesù Bambino il coming out di Salvatore Romano. Gesù Bambino ha risposto che poi un episodio così bello come fanno a scriverlo? |
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Fukù! |
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Con sua immane frustrazione, Oscar continua a restare vergine fino all'ultima pagina del libro Quando si dice il lieto fine. Che poi in verità non c'è. Ovvero: dipende dalle vostre personalissime priorità. Sapete di che parlo, no? O mi state dicendo che pensate di poter essere fichi e frequentare la cricca di Inkiostro senza aver ancora letto Oscar Wao?! |
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Dexter + Miguel = Forever! |
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Miguel Prado ronza attorno a Dexter Morgan per (quasi) una stagione intera
Ciao Miguel.
In memoriam Miguel Prado. |
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Il problema è tutto qua.
Vi sognereste mai, voi- dice Marco Cassini- di chiedere gratuitamente, così, solo "a titolo personale", un consulto medico al vostro ginecologo di fiducia per la prostata di vostro zio? Così, "soltanto per un parere".
Beh, insomma. Marco Cassini non dice proprio così. Però il concetto rende.
Marco Cassini - lo dico per i lettori di inkiostro che non hanno abbandonato il post alla parola "prostata"- è il direttore editoriale di qualcosa come il 90% dei libri che voi lettori di inkiostro cui la prostata vi sembra qualcosa di ancora più anziano degli Europe, sfogliate, leggete, avete sul comodino, avete-lì-e-non-sapete-di-avere, adorate, citate a memoria (stralci di Carver), riscrivete (come Carver), vi piacerebbe scrivere (come Carver) eccetera eccetera.
minimumfax, dico.
Il libro è una sorta di autobiografia-con-prostata. Parte da una malattia (realmente psicosomatica). Finisce in una malattia (allergicamente contagiosa) che è la malattia dei libri.
Ora. La frase di cui sopra si riferisce a un particolare fenomeno che colpisce immancabilmente chi lavora (o chi come me ci lavora solo tangenzialmente) in editoria. Sto parlando di quella cosa per cui al vostro generico aggirare l'imbarazzo provocato dalla domanda "Che lavoro fai?", non potendo effettivamente corrispondere con un altrettanto comprensibilissimo "Sono un imprenditore!", non riuscendo d'altronde neanche a chiedere all'ascoltatore pietà sulle parole "editor" o "fotolitista", buttate lì un vago "Mah lavoro in editoria...", questa cosa immancabilmente costringerà, e notate il verbo, non scherzo, costringerà, dicevo, quintali di aspiranti scrittori a sottoporvi le loro immortali opere "soltanto per un parere personale". Come se voi andaste dal ginecologo e, come sopra, diceste: "Già che ci siamo non è che può dare un'occhiatina anche alla prostata di mio zio, per favore? Solo per un parere personale".
E' capitato a Marco Cassini, come chissà a quanti altri editori. E' capitato anche a me, pensate.
Non so se c'entra qualcosa, ma io mi ricordo un fracco di morti fighi, nella mia vita. Allora, mi ricordo di quando morì Rodari, insieme a Montale. Più o meno. Ora, per voi lettori di inkiostro sarà preistoria archeozoica, però posso dire di avere vissuto i miei primi sei anni di vita con loro, perché di John Lennon non me n'è mai fregato granché.
Poi, sbalzellonando su e giù per la linea di un tempo che ormai sembra scolpita più sulle mie rughe che sulle mie curve, arriviamo a pochi chilometri orsono. Morì nonno Kurt, a seguire nipotino David. E oggi muore zio Updike, in due centimetri di TG1, in sala, mentre di là sto cucinando risotto allo zafferano.
Io non ho mai amato niente della morte, né del dopo. Per dire, da mio nonno, al funerale, mi ci han portato a forza- io, vecchia adolescente in anfibi che vageggiavo il Nulla, mica la morte, cari miei, no no, il Nulla Solitario Leopardiano Che Era Lì Dentro Tutto In Me, insomma da mio nonno mi ci portano a forza, ma non sono mai, come direbbe mia madre, "andata a trovarlo dopo". Per carità, evitatemi bare fioristi e vecchie coi rosari-ii.
Ecco, dicevo, io che non ho nessuna sensibilità nei confronti del post mortem (passatemela, suvvia...), sto come un cane ogni volta che mi muore qualcuno che ho letto. Bastardi. Bastardissimi scrittori di merda, dico, questo non vuol dire sconfiggere la morte ai posteri l'ardua eccetera e tutte quelle balle lì. Questo vuol dire fare affezionare come cagnoloni bavosissimi i vostri lettori a quello che avete subdolamente inventato e con cui ci avete irretito. E ora stiamo tutti male.
Tutto questo per dire che ancora non ne esco da DFW e quindi dovrò andare in analisi, non mi bastano neanche più le duecentesime riedizioni camuffate da nuove collane dell'editore-di-cui-sopra, no.
Ma volevo dire anche altro, però.
Insomma, scrivere non è un affare per molti, non è che ti puoi metter lì, carta penna e calamaio, che son dopotutto strumenti facilifacili, "alla portata di tutti" come dicono quelli che scrivono male e che ti chiedono "soltanto un parere", mica come girare un film, a girare un film ci vuol tutto l'ambaradan di mezzi soldi e chissà-perché-per-il-film-sì-e-per-il-romanzo-no ci vuole soprattutto la tecnica. Sapere cosa si vuol dire e soprattutto come lo si vuol dire.
Sapere che ci sarà da qualche parte, anche solo una zia, un parente, una fidanzata impietosa- dio, dio dimmi che esistono ancora le persone impietose- che leggerà la vostra cosa. E che leggendola non saprà come gesùsantissimo dirvi: ehi ehi, questa cosa ehm fa schi-fo! Fiu-uuu.
Non come me adesso, insomma. Che non so dove sto andando a parare. So solo che sto cercando qualcuno che scriva, ahahahahahaha.
No, giuro.
Ve lo giuro.
Ho smesso con gli adulti.
Passo ai bambini.
E questa è la modalità Humprey che ogni tanto sbuca fuori dai tempi in cui adolescente mi immedesimavo in Sam e non nelle fighe che piantavano Sam per il primo motociclista nazista che passava di lì.
No, dicevo.
Cerco scrittori per storie di bambini. Gli adulti, secondo me, han già troppo da leggere. Togli pure tutto quello spreco di alberi che si vede ogni giorno in libreria, vi giuro che potrei spianare a chiunque di voi chilometri e chilometri di scaffali immaginari con Morti Da Non Perdere.
Ma i bambini sempre secondo me han poi poco. Togli Harry Potter (che metterei invece nei chilometri-di-cui-sopra e da cui, lasciate fare va', molti scrittori per adulti dovrebbero solo imparare), togli i regaz della via Pal, poi alla fine rimangon tante belle illustrazioni, cioè troppo artizzzztiche, rimangono lupi cattivicattivi, principesse buonebuone, coniglietti teneriteneri e tanti troppi vomitevoli topi. Topi topi e topi da fogna in tutte le salse. Ratti da fogna, uscite dalla mia libreria, maledetti topacci.
Voglio voi, scrittori ahahahahaha di storie per bambini, che non parlate puccipucci ai bambini, ma che almeno una stracazzo di volta nella vostra vita avete guardato i bambini per quello che sono: degli indiscutibili cacacazzo cui manca totalmente la cognizione di Dignità (si scaccolano tranquillamente in pubblico), di Società (interrompono ogni tipo di discorso, a tavola e non solo), di Prostata (mamma mamma cos'è la prosta-tara-tà-tà-tààààààààà ti sparo, sei morta), ai quali avete voglia di fare un regalo. Così, Giusto per farli crescere un pochettino.
Vogliate mandare le vostre proposte alla seguente mail (info | at | studiogradozero.it). Sarete letti, giudicati, sbeffeggiati, amati, scherniti, buttati fuori dalla finestra, dovrete crescere, dovrete troppo essere dei nostri, farete un fracco di cose, insomma, potete anche provarci. In fondo siete ancora vivi.

Capita che quest’anno al Grande Fratello una concorrente sia lesbica. Cioè, l’opposto: capita che quest’anno al Grande Fratello una concorrente sia banale, poco peculiare, neutra. Forse. Perché perché con il sottilissimo fine di accattivarsi un pubblico il più possibile ampio e variegato quest’anno gli autori hanno fatto l’impossibile per dare alla compagine l’aspetto del Circo dei Miracoli: la maggior parte dei concorrenti senza un genitore (fuggiti o morti), un non vedente, un’hostess pasionaria che forse verrà presto licenziata, una ragazza che lavora in un quartiere difficile di Palermo, una mangiafuoco ex anoressica, un rom montenegrino (che in quanto abbandonato dal padre, anche lui, per la prima volta ha festeggiato il suo compleanno), il maggiordomo dei Savoia (giuro), una lap-dancer, e purtroppo è cominciato da poco, chissà cos’altro ci sarà il tempo di scoprire. L’elemento in comune è la capacità di attirare la curiosità morbosa dello spettatore, sia per contrito pietismo, sia per entomologica fascinazione per il diverso. Del resto se lo spettatore medio di un reality è per sua stessa scelta un voyeur, quest’edizione non fa che mostrargli finalmente tutto quello che le altre finora suggerivano, o lasciavano intuire, o facevano sbirciare appena.
Logico quindi che il fulcro su cui si gioca sia la mera pulsione erotica. Non si vive solo di superiorità (provata, e presunta) o di ammirazione (idolatria, dipendenza) nei confronti del cast. Quest’anno per favorire gli accoppiamenti all’interno della casa1 gli autori hanno badato a selezionare preferenze sessuali il più possibile variegate; riassumendo sulla base delle notizie attualmente pubbliche, abbiamo una lesbica, una bisessuale, un bisessuale (il maggiordomo, che forse non era solo un maggiordomo, ammicco ammicco), un possibilista, due-tre donne che apparentemente si getterebbero addosso al primo essere animato che possano incontrare per strada (tra cui Cristina, la lap-dancer, quarta naturale ma ampliata a diciott’anni ad una sesta) ed un paio di uomini così disperati che non vedrebbero perché discriminare gli oggetti inanimati (tra cui un presunto playboy). Tutti piuttosto carucci, shakerati perché cominciassero ad intersecarsi2: da questo punto di vista gli autori non avrebbero potuto fare di più (tranne forse aggiungere un carro di buoi, proprio per stare sicuri3).
Insomma, la prima nota interessante dell’edizione di quest’anno è questa: gli autori ormai non si limitano più a constatare ed assecondare la morbosità del pubblico; mai come stavolta vogliono suggerirla, stimolarla, indirizzarla. Sono i primi? No, e forse nemmeno i più espliciti. Purtroppo non vedo tanta televisione4 e non sono in grado di stabilire né quanto la scelta sia condivisa da altri programmi, né da quando si è iniziato. Però capite che ostentare il diverso davanti al pubblico generalista in un contesto fortemente irreale spacciato per spaccato realistico non ha nulla o quasi a che vedere (checché abbia detto l’Arcigay sulla vittoria di Luxuria) con l’integrazione. Perché si attivano i meccanismi di cui sopra: il pietismo (poverino, che vita sfortunata), il buonismo compassionevole (bisogna volergli bene che ne ha avute tante), il voyeurismo (chissà se le due lesbiche della casa… ihih5.), l’eccitazione. È facile finché i soggetti osservati sono dentro una gabbia. Poi però se una coppia gay vuole adottare un figlio, li si ritiene inadatti a svolgere il ruolo di genitori. Perché sono tanto carini, peculiari, normali finché non possono nuocere, finché lo status di normalità non gli pertiene davvero. Poi basta.
In pratica, come tutti quanti voi (immagino) ho letto degli autobus con le pubblicità atee: a Washington, a Londra, a Barcellona, prossimamente a Genova (e magari sto saltando qualche posto, fanulla). Gli slogan sono un po' differenti, ed il più divertente è quello australiano ("gli atei dormono la domenica mattina"), di cui mi parlava una mia amica e che pare essere stato prontamente bloccato dall'oceanico governo, sia mai.
Poi ho cominciato per caso a seguire la discussione (mi sono imbattuto in un post di Mantellini ed uno di Sofri), disinteressandomi perché occupato da quella mezzora di vita vera(tm) che mi concedo ogni settimana. Discussione che pare essersi evoluta fino ad occupare l'attenzione della blogosfera, patria di santi, pirati, navigatori, commissari tecnici ed opinionisti in generale.
Finché oggi un post del beneamato Leonardo (leggetelo se ancora non l'avete fatto, magari non siete d'accordo ma la prospettiva non è certamente banale) non sottolinea uno dei due assunti da cui parte la mia posizione in merito (posizione di cui presento non possiate fare a meno): la non-esistenza di Dio, se vogliamo ragionare su basi prettamente logiche (e voglio sperare lo facciate, o diventa una qualsiasi guerra tra fazioni), è indimostrabile, esattamente quanto la sua esistenza2.
Chiaro che parliamo di un mondo idilliaco in cui uno stato estero, accidentalmente piccolo, situato a Roma e popolato solo di devoti di una grande religione monoteista (più un buon numero di buontemponi vestiti come Arlecchino) non interferisce in fase legislativa con la laicità che di questo mondo idilliaco è la naturale connotazione. Piccolo promemoria per quelli tra di voi che hanno meno di 4 anni: laicità non significa ateismo, significa che le scelte dello stato per la comunità di cittadini sono parimenti neutre verso ogni religione, scelta la più logica per evitare l'insorgere di discriminazioni e conflitti fra le diverse religioni (e l'ateismo stesso). Ecco, se nel grande calderone che va di moda chiamare Paese Reale gli atei non fossero additati, neanche fossero froci (3), magari non percepirebbero il bisogno di affermare cose indimostrabili, sostanzialmente per rivendicare visibilità e conquistare così quello che dovrebbe essere un loro sacrosanto diritto (il diritto alla loro incredulità, apertamente manifestata, pacificamente accettata e parimenti rispettata e diffusa attraverso i media rispetto a questa o quella confessione). Chiaro altrettanto che mi sembra debba essere indiscutibile il diritto degli atei a scrivere quello che gli pare sull'esistenza, o meno, di Dio, come quello di atei e non atei di condividerlo (o meno). Scusate il sofisma.
Ne rimane che io, da agnostico, ho sempre trovato piuttosto brillante, non necessariamente pavida e certamente conveniente e condivisibile in termini strettamente logici la scommessa di Pascal, che mi sembra tagli di netto la necessità della discussione sull'esistenza:
conviene credere a Dio perché:
- se Dio esiste, si ottiene la salvezza;
- se ci sbagliamo, si è vissuto un'esistenza lieta rispetto alla consapevolezza di finire in polvere.
che purtroppo rimane inapplicabile all'atto pratico a meno di non ripiombare (è sempre difficile mettere in pratica un principio logico applicandolo ad una moltitudine di individui) nella religione di stato, riportando alle conseguenze sopradescritte.
Comunque, insomma, la questione mi pare lampante: non si può dimostrare che Dio esista o meno, in ogni caso conviene crederci4. Con questo, beninteso, non voglio minimamente incoraggiare nessuno a farlo. Quindi? Quindi nulla, volevo salutarvi, ché sto partendo in pellegrinaggio. Statemi bene, eh. Fatemi sapere dei bus. Oh, e mi raccomando, se vi ho convinto: penitenziagite.
* sive, è vero che Facebook si può usare come surrogato di Tumblr, ma poi non commenta nessuno, così tu riposti le stesse cose altrove. Il dio di cui (per fonti storiche e luogo geografico degli episodi cui ci si riferisce) si parla in questo post si identifica principalmente con Dio(c). Dio(c) in Italia è un marchio registrato della Chiesa Cattolica, S.P.A.1
1. La tentazione di scrivere "divisione italiana della The Coca-Cola Company", o giù di lì, è molto forte, ma temo rasenti il vilipendio (e ultimamente sono tutti molto sensibili, quindi evitiamo).
2. Che credete? Lo so, che mica è così facile.
3. Il discorso è intuitivamente analogo, no? E spero si intuisca anche l'ironia.
4. La conclusione è per ragioni differenti la stessa del post di Leonardo. Ma scommetto che a parità di commenti io otterrei più insulti.
Disclaimer: questo post non rappresenta le opinioni collettive del blog ma quelle del singolo autore del post stesso. Inoltre questo post contiene una quantità di postille quasi pari per mole al post stesso (il che immagino lo renda postmoderno. Un post-post-moderno. Ahah. Ehm. Scusate.)
Quatto quatto, ieri l'altro questo blog ha compiuto sei anni.
Quando ha aperto in Italia c'erano poche centinaia di blog (ora ce ne sono quasi 3 milioni - fonte), Splinder era nato da poco, Blogspot non era ancora stato comprato da Google e Wordpress non esisteva. Niente MySpace, Facebook o Twitter: il social network online era un concetto esotico e un po' improbabile (il paragone più vicino erano i newsgroup, le mailing list oppure le chat di mIRC), e chi metteva il proprio nome e la propria faccia in rete, se non lo faceva per lavoro, era sicuramente uno sfigato. I contenuti multimediali erano i pesantissimi video in Quicktime o gli scattosi streaming di RealPlayer che ogni 3 secondi entravano in buffering; altro che YouTube. Gli MP3 già c'erano da un po' (troppa grazia se erano a 128 Kbps, però), ma giravano per lo più sulle reti di file sharing come Napster (che però era già morto da 2 anni), Audiogalaxy (già morto pure quello), WinMX e l'inossidabile Soulseek, e sul web ancora si trovava poco o niente. L'indie era un concetto che aveva ancora un senso preciso, e Pitchfork era solo una webzine molto ben fatta (e già molto snob), che però non poteva gareggiare con la AllMusicGuide. Wikipedia aveva pochissimi contenuti in italiano. Il non plus ultra della posta online erano Yahoo e Hotmail, e in Italia Libero e Tin.It; GMail ce la sognavamo. Le serie tv le guardavamo su Italia Uno quando Mediaset si decideva, bontà sua, ad adattarle (= macellarle) e trasmetterle; l'idea di seguirle in pari con gli States come facciamo ora era pura fantascienza. Non che ci fosse chissà cosa da guardare, peraltro: c'era ancora Friends e andava forte E.R., X-files era già finito ma la new generation con House, Lost, Desperate Housewives e compagnia doveva ancora cominciare. Avere un blog era una cosa strana, e per descriverlo agli amici lo definivo come un semplice sito (non come adesso che spesso si fa il contrario); ciononostante, il blog era già morto, non ricordo cosa fosse ad averlo ucciso (certo non Tumblr, Friendfeed o il nanopublishing) ma era già spacciato e senza futuro.
Sei anni fa scrivevo spesso dei fatti miei (anche se non tanto spesso), poi gradualmente ho smesso perchè mi legge decisamente troppa gente, da mia mamma al fratello dell'ex ragazza di mio cugino agli sconosciuti che mi fermano al Covo o mi scrivono via mail. Poco più di sei mesi fa ho iniziato a imbarcare su queste pagine alcuni amici, vari blogger stimati, e alcuni altri loschi figuri che non ho mai incontrato di persona, e Inkiostro è diventato due punto zero. Scrivono quando gli pare e di quello che gli pare, e questa anarchia a-redazionale porta spesso a risultati che mi sorprendono e che spero che ogni tanto sorprendano un po' anche voi. Andremo avanti altre sei giorni o altri sei anni, chi lo sa. Come recitava uno dei primi pay-off di questo blog, se non sai dove stai andando, tutte le strade portano là.
_L'ho citato qualche sera fa a cena con amici, pentendomi perchè ogni volta tendo a scordarmi dell'inspegabile fiducia che (quasi) tutti sembrano avere per una cosa scientificamente insensata come l'Oroscopo: il Dossier Astrologia 2008 del CICAP confronta le previsioni fatte all'inizio dell'anno scorso con quello che è davvero accaduto e, come è facile intuire, i risultati sono impietosi. E da gente che prevedeva che il governo Prodi sarebbe durato per tutto l'anno (è caduto a metà Gennaio) o che Hillary Clinton sarebbe diventata presidente degli Stati Uniti io non mi faccio dire neanche se in quanto Sagittario dovrei essere testardo o creativo o lunatico nè se questa settimana l'amore va bene e i soldi meno. Voi poi fate un po' come vi pare.
(via Attivissimo)
_Come l'anno scorso, anche questo anno da queste parti non avete visto classifiche dei dischi di fine anno. Non so bene perchè; non è snobberia, è che dopo averne lette a decine (perdendo via via interesse) non ho particolari stimoli per mettermi giù a stilarne una neanche per gioco. Tanto poi (quasi) tutto quello che merita del 2008 rientra nella Top 50 o nelle Honorable Mentions di Papà Pitchfork, e come al solito è quella la classifica di cui ci ricorderemo tra qualche anno. Per chi si fosse perso qualcosa, prima di Natale Radiobutt ha linkato tutti i dischi della classifica di Pitchfork in comodi archivi rapidshare da scaricare. Buon recupero, ne avrete per un po'.
_Sono già vari anni che su questo blog i giochi online non hanno più la rubrica settimanale Monday Gaming (il testimone è stato idealmente raccolto da Gas che nel suo blog linka un gioco ogni lunedì), ma questo non potevo farmelo scappare: 95 Old School Games you can play online. Ci sono Arkanoid, Bubble Bobble, Dragon's Lair, Donkey Kong, Mega Man, Qix e ovviamente Pong e Space Invaders. Toglietemelo vi prego.
_In questi giorni ne parlano un po' ovunque in rete, quindi la segnalazione è d'obbligo: da più parti (come sul solitamente barricadero e sharing-friendly Torrentfreak) viene salutata con grande lode la nascita di Spotify, piattaforma di streaming musicale («parte iTunes parte Last.fm , con infrastruttura P2P») con ottima qualità dei file, vasto catalogo e, soprattutto, tutti i crismi della legalità. In Italia non è ancora attivo (ma ad aggirarlo basta poco, dicono), ma la curiosità galoppa: qualcuno là fuori l'ha provato? E' solo una variazione sul tema dell'insoddisfacente Downlovers o è davvero promettente?
_L'evento letterario dell'anno scorso è stato, purtroppo, la morte di David Foster Wallace. Da queste parti se n'è parlato più volte (qui o qui), ma quando si tratta di un genio del genere ovviamente non è mai abbastanza. E dev'essere stata la stessa cosa che hanno pensato anche quelli della Minimum Fax, quando qualche mese fa hanno dedicato allo scrittore DFW - David FareWell, una serata di letture e commemorazione a cura di traduttori, editori, scrittori e amici. L'ho scoperto solo ora (grazie a Emiliano) perchè l'intera registrazione della serata ora è anche su YouTube (in dodici parti, tutte linkate qui) e, anche se molti dei reading lasciano un po' a desiderare (sono scrittori e non attori, del resto), la visione è assolutamente consigliata, anche solo per la commozione della meravigliosa Martina Testa, lo sguardo di Edoardo Nesi (traduttore di Infinite Jest; un pazzo, evidentemente) e le micro-interviste ai nomi coinvolti.
_Buon anno, eh.
Tra tutti i post con i propositi per l'anno nuovo, il migliore è quello di Giavasan:
3. Guardare più TV. Fondamentale. Uno cerca anche di fare lo snob, ma trovarsi in un ambiente in cui si parla di Belen e Rossano senza capire chi cazzo siano può essere estremamente imbarazzante. Vorrà dire che leggerò meno libri.
4. Procrastinare meglio. Ho sempre adottato la regola dei cinque minuti (”Se lo puoi fare in meno di cinque minuti, fallo subito”), poi un amico mi ha fatto notare che la metà delle volte le incombenze che al momento sembrano necessarie si risolvono in realtà da sole. La mia nuova regola sarà quindi quella dei “quindici secondi”. [#]
PER LEI:
PER LUI:
LUOGO: BOLOGNA, EMILIA ROMAGNA, ITALY
DATA: 14 SETTEMBRE 2008
SOGGETTO: OVVIO
La prima cosa che ho pensato è che non è una cosa bella da far trovare a una moglie.
Voglio dire, no. Non è una cosa affatto bella. Ehi gente, io stavo in una farmacia comunale, voglio dire, stavo comperando la mia dose mensile di pillole anticoncezionali ed era il Giorno Del Mio Compleanno. Cioè, stavo proprio pagando le mie pillole, il Giorno Del Mio Compleanno. Quando me l'hanno detto. Il Giorno Del Mio Compleanno. Mi hanno detto: è morto. Gli auguri, quelli in un post scriptum.
Allora io dico: come, è morto. Non può. E invece mi dicono: ehi, mi dispiace. Mi dicono: impiccato. Auguri, mi dicono. Allora io dico: come, è morto. Dico: comunque uh grazie per gli_ E allora mi dicono: L'ha trovato la moglie non meno di due ore fa. Chiedo al farmacista che ore sono. Sono le undici e un quarto della mattina del Giorno Del Mio Compleanno. Il Nuovo Orrore.
La seconda cosa che penso è al fuso orario americano e a quanto la vita ruoti con la sua laica rigidità anche troppo intorno a un asse. Non. Esistono. Coincidenze.
Adesso però, grazie all'Orrore, c'è qualcosa di cui parlare che è più forte di ogni inibizione, come se fossimo tutti lì e avessimo appena visto lo stesso incidente stradale.
Credo che lo stiamo tirando un po' giù tutti quanti da quella corda.
Una cosa che penso adesso, tra le tante, a mente sgonfia: diventerai il mio personalissimo Quattordici Settembre. Il Nuovo Orrore.
La terza cosa che penso è relativa ai Primi Cinque Minuti Post Orrore, ed è: perché nessuno me lo dice, perché nessuno mi sta vicino in questo blabla. La quarta ben più angosciante cosa che penso segue immediatamente la ben meno angosciante terza cosa che penso e cioè: perché me lo stanno dicendo tutti. E tutti a me. Il Giorno Del Mio Compleanno, ah, auguri, tra l'altro. Qualcosa come uhm n-esponenziale numero di sms, insomma questi barili di messaggi listati a lutto che mi dicono: è morto. E grazie al cazzo che è morto, lo so, cosa volete tutti da me. Perché mi sono tutti vicino in questo blabla, è la quarta cosa che penso.
La quinta cosa che penso è che non sono la moglie che lo ha tirato giù. Sono una vecchia sui tacchi che il Giorno Del Suo Compleanno sta comperando cose che hanno incredibilmente a che fare con la sua Già Di Per Sé Complicata Giornata e insomma, mi sembra già un tantinello difficilotta così, voglio dire, trascorrere il proprio invecchiamento cercando di porre un margine alla Possibilità Di Mettere Al Mondo Potenziali E Impiccabili Geni, ehi gente, qualcuno vuole compiere gli anni oggi. Insieme a me. E a Pier Vittorio (passato, diciamocelo, passato momentaneamente e uh uh neanche troppo ragionevolmente in disparte).
La sesta cosa che penso è che la farmacista ha insistito per darmene due scatole. Due, ehi, diciamolo pure, io sono perfettamente consapevole che, ehi lo so che che mio figlio mi tirava per la giacca, in farmacia, chiamandomi Mamma Sotto Shock, Mamma Sotto Shock, però uh, voglio dire, la genitorialità è l'ultima a morire.
Lui no.
Questo è quel periodo dell'anno in cui la mezza Italia che non è già in ferie sta per andarci, contando i giorni che la separano dalla fuga dalle città roventi lasciate in balia del ghibli e delle saracinesche abbassate. I blog italiani in media non fanno eccezione, e se non abbassano la saracinesca virtuale è solo perchè non ce n'è alcun bisogno, e perchè di solito non ci si riesce mai ad allontanare abbastanza dal computer per decretare una vera chiusura.
Da queste parti -parlo per me, ma sospetto che buona parte del resto delle firme che scrivono su questo blog non facciano eccezione- al momento la voglia di stare dietro la tastiera latita, e se si preferiscono forme di aggiornamento più rapide ed estemporanee come twitter, il tumblr Inklog (che vedete anche qui a destra), Anobii o Facebook, è solo perchè per aggiornarle è sufficiente riaccendere il cervello appena per pochi minuti.
Passate le narcotiche ore di lavoro, il massimo di attività in cui riesco a profondermi è leggere o guardare qualche film o serie TV, fuggendo il PC come non mi capita proprio spesso e lasciando a marcire un sacco di feed interessanti, mail ormai impolverate e post che non vedranno mai la luce(non ho neanche voglia di scoprire quante ore di pratica servano per raggiungere i risultati siglati da alcuni dei miei friends di Facebook sui diabolici Word challenge o Who has the biggest brain?, che per uno competitivo come me equivale a denotare più o meno la morte cerebrale, fate voi).
Se riesco a sopravvivere a questa settimana nel deserto bolognese, nel weekend mi attende Frequenze Disturbate (che se non è all'altezza degli anni scorsi, domenica riserva comunque l'eclettica tripletta di tutto rispetto The Radio Dept, Okkervil River e Massimo Volume) e la prossima settimana l'evento folk balneare di Iron and Wine all'Hana-bi, a punteggiare la mia unica settimana di ferie (hai voluto andare in America a Maggio? Ora suda) prima del probabilmente traumatizzante ritorno ai posti di combattimento, lunedì 18.
E proprio da lunedì 18 sarà scaricabile il disco che segna il rinnovato sodalizio tra David Byrne e Brian Eno, presentato ieri da Strange Overtones, un singolazzo killer di tutto rispetto. Se riesco prima di Ferragosto vi faccio ascoltare ancora un po' di musica, ma se non riesco, avete cotanti nomi con cui consolarvi. Repeat assicurato.
David Byrne e Brian Eno - Strange Overtones (MP3) (alt link)
I
(Inkiostro è seduto a un tavolino che chiacchiera con degli amici)
(Ragazza passa e lo urta)
Ragazza: Oooops, scusa. Non volevo...
INK: Figurati.
INK: (sussurrando, dopo che si è allontanata) ...Bellissima..
A: Carina, sì
B: Il tuo tipo
C: Lanciati
A: Cosa aspetti
B: E' il tuo tipo
C: Coraggio
INK: In effetti è molto carina... Dai, prima della fine della stagione...
A: ...la bacerai?
B: ...te la portarai a letto?
C: ...metterai su famiglia con lei?
A: ...farete tanti figli?
B: ...avrete una villetta con tanti cani?
C: ...pizze a domicilio e videocassette a noleggio?
INK: ...scoprirò come si chiama
A: Mioddio
B: Aiuto
C: Te mi sa che sei senza speranza
II
(due giorni dopo, su skype)
A: Stasera la macchina la prendo io, così stavolta puoi bere.
INK: Ottimo
A: E però la prendo a un patto
INK: Dimmi
A: a patto che intorti la tipa dell'altra sera
INK: ...
A: tanto lavora lì, no?
INK: ok, prometto
A: prometti!
INK: tipo, le sorriderò
A: a piedi ti lascio
INK: dai, chiederò a qualcuno come si chiama
A: tu non hai capito
INK: allora faccio come in una commedia americana
A: Certo
INK: fingo di inciampare e le verso un mojito intero addosso
A: diosanto
INK: Così si ricorda di me
A: Sicuro!
INK: dici che è meglio una birra?
A: aiuto
INK: O un gin Tonic. Non macchia il gin tonic.
A: Portati anche la medaglia che hai vinto al liceo, e appenditela al collo
INK: Idea brillante!
INK: sarebbe bello aver partecipato alle olimpiadi di matematica, almeno una volta
A: Te mi sa che sei senza speranza
III
(la sera, in mezzo alla pista)
B: E' lei
INK: No, le assomiglia ma non è lei
A: E' lei
INK: Non è lei
B: Guarda che è lei
INK: Ah sì, è lei.
A e B: ...
A: Vai a ballarle vicino
INK: Fa troppo caldo, poi sembro un cretino
B: Ti sta guardando.
INK: Ma và.
A: Ti sta assolutamente guardando.
INK: Per forza. Sono davanti a lei.
A: Ti sta proprio guardando, è sicuro
INK: Probabilmente è perchè ballo come un cretino
C: Andiamo a casa?
A: Taci tu! Guarda come si diverte ink
INK: Oppure perchè so tutte le parole a memoria
B: Questa canzone non è neanche cantata
INK: E' che ha questa specie di vocoder
C: Andiamo a casa?
INK: E questa voce che probabilmente non dice niente
A: "Sparisci mostro!"
INK: Ma io mi immagino cosa dice. E la canto. Le parole sono l'elenco degli ingredienti di un panino, secondo me
B: Ti guarda perchè sei pazzo, ecco perchè
INK: Senti? Qui dice tipo «sandiwich» e dopo secondo me dice «falafel»
B: Vai a chiederle come si chiama, dai
INK: Oddio!!! Sta andando via
A: Per forza!
B: E' un'ora che ti guarda e tu non muovi un dito
C: Andiamo a casa?
INK: Ho fatto quello che ho potuto
A: Non hai fatto un cazzo
B: Hai cantato le parole inventato di una canzone senza testo
C: Andiamo a casa???
INK: Si vede che non era destino
A: ...
INK: Andiamo a casa?
Soundtrack (virtuale):
The Last shadow puppets - Standing next to me (MP3)
(continua?)

[Premessa]
Quando cinque anni fa nella stessa settimana iniziavamo a bloggare, il cantante preferito di Inkiostro (o così almeno allora avevo capito) era Nick Cave. Di lì a poco sarebbe uscito Nocturama. Quando due anni fa sul mio blog accostavo nella stessa foto Tiziano Ferro, Raffaella Carrà, James Murphy e i Daft Punk mi sentivo solo, molto solo. Poi, in una puntata di Get Black che oserei definire storica, venne dedicato il giusto spazio a Tiziano Ferro e io mi sentii meno solo. La cosa che non tutti sanno è che la traccia audio incriminata era stata manomessa da Inkiostro e quel Nicola era un riferimento subliminale a Nick Cave. Io sono maxcar e anche io sto con Ink.
[Svolgimento]
Nella prima parte del 2008 una delle linee di tendenza è stata quella di prendere un cantautore piagnone dal forte impatto gay e calarlo, tra bassi alla Moroder o campanelli natalizi, in un contesto disco-gay elevato al quadrato. Hercules and Love Affair l’ha fatto con Anthony, i Supermayer l’han fatto con Rufus Wainwright. Forse non tutti sanno però che tutto questo era stato già realizzato due anni prima quando Tiziano Ferro aveva chiamato Biagio Antonacci per l’inno disco-lesbo delle donne che Baciano Le Donne. Baciano Le Donne non ha bisogno di nessun trattamento uso pista da ballo, ma a chiusura del cerchio con i due epigoni, ho il piacere di proporre su queste pagine il mash-up impossibile in cui gli alunni tributano il giusto riconoscimento al caposcuola.
[Postilla]
Il mash-up nella sua prima formulazione si sarebbe dovuto chiamare Delitto Al Blue Gay. Ritenenendo questo riferimento non in linea con la linea di editoriale di Inkiostro e in coincidenza con una modifica della prima versione, si è optato per un più opportuno Omosessualità 2.0. Come illustrazione poi avevo pensato a due ragazze LEGO che si baciavano, ma non sono riuscito a trovare nessuna foto on-line (possibile che i maniaci del LEGO abbiano rifatto la Bibbia, Guerre Stellari, Thriller, ma non abbiano mai sentito la necessità di far baciare due pupazzetti?!). In sostituzione ho optato per la foto di un tartufo gigante.

Se esistesse un manuale del bravo blogger (esisterà, probabilmente), uno dei primi comandamenti reciterebbe che non si comincia mai un post scusandosi perchè si sta trascurando il blog. Ma quando si lavora da tre weekend di fila (quattro, contando anche un paio di pomeriggi a Pasqua), due volte si sono toccate le 12 ore nette lavorate al giorno, e sabato sera, per recuperare due giorni di malattia (di cui uno passato comunque a letto col portatile, da una parte un file XML e i colleghi su Skype e dall'altra una tazza di tachifludec), sabato sera dicevo si sono fatte le due a rispondere alle mail di clienti rompiballe e a portarsi avanti perchè durante l'orario di lavoro normale di tempo non ce ne sarà, preoccuparsi del galateo del bravo blogger (e proprio del blog, in generale) non è esattamente la più importante delle priorità. Del resto uno certe cose se le deve guadagnare, e quando tra una decina di giorni salirò su un certo aereo e vi farò ciao con la manina, capirò che ne è valsa la pena.
Nel mentre chiudo tutte le finestre (ne lascio aperta una per i risultati delle elezioni, così per scaramanzia; ma le dò mandato di non aggiornarsi prima delle cinque, chè gli exit poll abbiamo imparato a ignorarli, con gli anni), tengo aggiornata un'agenda mai così piena, ascolto musica cupa e ripetitiva e stringo i denti. Se tra qualche giorno ritrovano il mio cadavere stecchito davanti alla tastiera, ricordatemi così.
[inkiostro fa surf]
Continuo a perdere pezzi di corpo e di pensiero, come cantava quello là.
Letteralmente, non riesco più a starci dentro. Per dire, al cinema sto perdendo di tutto, da Paul Thomas Anderson ai Coen che vincono l'Oscar, da Tim Burton alle prese con un musical a Woody Allen che delude i più ma come si fa a non essere curiosi, da Caos calmo che è bello o forse no ma c'è Moretti, allo Scafandro, la Farfalla, l'Ombrello e la Macchina da cucire, e poi continuo a rimandare birre e aperitivi con un paio di amici che ormai mi odiano, e tutti quei concerti a cui non andrò mai, nonchè l'ira di Dio di mail a cui devo rispondere (pazientate, please), tra cui le stagiste della radio a cui ho promesso i contatti (e le mail di presentazione ai contatti, certo), senza dimenticare la pila di libri sul comodino (il nuovo De Lillo, ancora mai aperto, allucinante), e la puntata di venerdì 29 di Get Black da preparare -sarà la cosa più dadaista e bissestile della storia della radio, probabilmente-, che poi subito dopo metterò i dischi al Covo a seguito del concerto degli ottimi Tiger Tiger e ho dei colpi in canna ancora da studiare, e ho ancora una caterva di dischi nuovi da ascoltare (un intero ordine da Play.com ancora imballato, una cartella da 2 giga sul desktop mai aperta), ma poi alla fine non ho deciso che lettore mp3 comprare e continuo a cambiare idea circa una volta al giorno, se poi non porto il passaporto a mia cugina la questura mi blocca il rinnovo e non riesco a espatriare, e tra poco mi scade la patente (tutto ciò, peraltro, fingendo di non avere una decine di ore al giorno occupate dal lavoro, e dalle cose logistiche tipo la spesa e le lavatrici, certo), e a casa ho il pc che dà i numeri e mi sa che dovrò reinstallare tutto (e quindi backuppare tutto), e immagino lo farò questo weekend (anche se sabato sera gli Art Brut al Bronson non me li perdo), insomma, adesso penso a come organizzarmi, tanto ho un sacco di tempo per pensarci, no?
Oggi va così:
A man walks into a bar
orders a beer and a bowl of peanuts
but the bar turns into a spaceship
and the bartender gives him a hair cut
i cant remember the end of that joke
you once told it to me when we smoked
on your fathers expensive cigars
all i remember is the part of a man walking into a bar
How many lovers does it take
to put a light bulb into a socket?
Why did Mona Lisa smile?
I have the answer written down in my pocket.
I just remember I laughed til i cried
because you told it with your funny voice
your southern dialect makes me rejoice
those special times we had
when love was just a silly gag
I know why Mona Lisa smiled
Da Vinci must have been a really funny guy
and laughter is the only way into my heart
I know why Mona Lisa smiled
Da Vinci must have been a really funny guy
and laughter is the only way into my heart
Summer night on a gravel road
you told me about your childhood friend Veronica
who was claimed to have swallowed a toad
and i picked up my harmonica
I know why Mona Lisa smiled
Da Vinci must have been a really funny guy
and laughter is the only way into my heart
I know why Mona Lisa smiled
Da Vinci must have been a really funny guy
and laughter is the only way into my heart
A man walks into a bar
orders a scotch and a bottle of coke
but the laughter is gone in his heart
you never told me the end of the joke.. [#]
Jens Lekman - A man walks into a bar (MP3)
[stasera Jens Lekman suona al Teatro Rasi di Ravenna. Venerdì invece è al Viper di Firenze]
[How glasses affect your image.]
Bonus track, un meraviglioso classico immortale:
Herbert Pagani - Cin Cin con gli occhiali (MP3)
Il mio Slimtimer dice che questa settimana totalizzerò un complessivo di circa 45 ore lavorate. Il che, contando le pause pranzo, i momenti di cazzeggio giustamente esclusi dalla conta, il percorso casa-lavoro-casa, i pasti, le (poche) ore di sonno e la spesa alla coop, hanno lasciato più o meno una decina di ore libere (su 120). Ore pressochè interamente spese nella lettura di Jonathan Lethem, nella visione di Battlestar Galactica, Gossip Girl e Pushing Daisies, nell'acquisto di un paio di pantaloni e nella vana ricerca di un paio di sneakers (punto sempre dolente, come qualcuno ricorderà). Appena il tempo per andare in radio stasera per una puntata presidenziale di Get Black (a chi, al contrario di me, ha tempo da perdere, consiglio il Presidential Pong), e neanche il tempo di riposarsi nel weekend (allocato per una trasferta parentale logistica) che comincerà una nuova settimana di lavoro. Almeno voi -vi prego- mi impedite di perdere tempo pure sul blog?
Xiu Xiu feat Michael Gira - Under pressure (Queen & David Bowie cover) (MP3)
_Back in black. Sono tornato. Anche se non me ne sono mai davvero andato. Come al solito, dai.
_Non so perchè, ho i brividi. Quasi me ne dimenticavo: tra 29 giorni negli States ricomincia Lost. Qui il trailer della quarta stagione. (Occhio, ovviamente contiene spoiler).
_T-shirts are the new pins. John & Paul & George & Ringo T-shirt: parodie, citazioni, plagi.
_Jump this river. Canzone più ascoltata del periodo:
To kill a petty bourgeoisie - Lovers & Liars (MP3)
_Rigenerante. Libri/fumetti letti/riletti: A. M. Homes - La figlia dell'altra (a tratti toccante, ma in definitiva insoddisfacente), Dennis DiClaudio - Io sono paranoico (puro divertissment, da sfogliare e poco più), AAVV - Cinema Now (evviva i coffee-table books, bellissimo oggetto), Alessandro Baronciani - Una storia a fumetti (eccellente), Marjane Satrapi - Persepolis (sempre meraviglioso), Matt Madden - Alla deriva (sempre devastante), Chester Brown - Non mi sei mai piaciuto (Clowes, mangia la mia polvere).
Ancora in lettura: David Weinberger - Everything is miscellanous (illuminante) e David Lethem - La fortezza della solitudine (spettacolare, lo sto divorando).
Ulteriori dettagli e qualche parere più esteso sul mio Anobii.
_Pieno backlash. La EMI denuncia che, per far uscire In Rainbows, i Radiohead gli avevano proposto un costosissimo accordo che prevedeva sborsassero 10 milioni di sterline più i diritti di tutti i vecchi dischi. Sul loro blog,Yorke e soci rispondono (ma sostanzialmente, se ho capito bene, non negano). Non è che ci diventano esosi come gli U2?
[frattanto, guarda o scarica l'audio e il video del loro concerto in webcast del 31 dicembre]
_Manca solo il doppiatore con la voce di Ridge. Da Cabal, avvincente sfida tra leoni e bufali (con contorno di coccodrilli) ripresa da dei turisti nella savana: La battaglia di Kruger. User-generated documentary?
_Prof. Byrne in cattedra. A suo tempo l'ho segnalata su Twitter, ma se vi è sfuggita, imperdibile lectio di David Byrne sulla situazione dell'industria discografica: David Byrne's Survival Strategies for Emerging Artists - and Megastars.
_Nei porno, c'è pure chi guarda lo sfondo. Spettacolare gallery su flickr: Obscene interiors.
_Unanimous Opinions. E l'ottimo New Year's Eve EP dei Giardini di Mirò (dal 31 dicembre in download a offerta libera dal loro sito) l'avete scaricato, no?
_Manca qualcosa? The Worst album covers of 2007 secondo Idolator.
_Capodanno bastardo. Da Stereogum c'è Mysplice 2.0, compilation di mash-up liberamente scaricabile. Un paio di pezzi (PJ Harvey + Ratatat, o M.I.A. + A-team Theme) sono eccellenti. Inoltre, per gradire, qui c'è la Best of 2007 mash-up compilation di Simon Iddol.
_Segni del declino della civiltà. Occhi a forma di gatta per tutti, con le lenti a contatto di Hello Kitty.
Belle and Sebastian - Are you coming over for Christmas? (Myspace > MP3)
[nuovo brano natalizio -primo inedio dopo The life pursuit- scaricabile solo oggi dal Myspace della band. Oppure -shht!- qui]
E' così che comincia.
Torniamo tutti un'ultima volta a casa sua, prima che lasci la casa e si trasferisca. E' uno di quegli eventi pianificati da mesi, perchè di questi tempi è impossibile far combaciare le agende di tutti senza un lungo preavviso. E' come Capodanno, anzi, è meglio di Capodanno. Questa sera ci rivediamo, facciamo una cena come ai vecchi di tempi, quattro ore tra i fornelli, montagne di colesterolo, i bottiglioni di vino di Zampa, una playlist in shuffle che va da un angolo della stanza, e un po' di vecchi amici che, anche se alcuni vivono ancora nella stessa città, da qualche anno non si vedono mai.
E' così che comincia. Ed eccetto la parte con la morale, è come in un film.
Sabato sera. Prima della cena, intorno alle 7, mentre -ancora in pochi- cuciniamo, la Valeria ai fornelli e Vinz che fa la cheese cake, mi fermo un attimo, apro una birra, e contemplo la perfezione del momento mettendo su All my friends degli LCD Soundsystem.
All my friends è la mia canzone del 2007, un distillato di vita in sette minuti e quaranta che descrive lo zeitgeist del mio anno come nient'altro riesce a fare. E che, contemporaneamente, sottolinea senza possibilità di dubbio la grandezza di James Murphy, rocker, e DJ e produttore e filosofo, maestro di vita e figura torreggiante nel frammentato e spesso sconsolante panorma musicale contemporaneo. Col suo loop di pianoforte fuori tono che non esplode mai, la sezione ritmica ossessivamente serrata, le chitarre malinconiche e distratte e il cantato col cuore in mano, All my friends è una cavalcata perfetta nella forma quanto nei contenuti; e la cosa, considerando che il suo difficile argomento è il passare del tempo e il dover affrontare i rimpianti della vita adulta, era tutt'altro che scontata.
Mentre scontato -o meglio, perfetto- è il suo ruolo sabato sera, perchè All my friends parla esattamente di noi, parla di questo, parla di adesso. Parla di passare i primi anni della vita adulta a seguire un progetto, a costruirsi una carriera, una relazione solida, degli interessi indipendenti, un'autonomia e una qualche forma di autorevolezza nel proprio settore; e di rendersi conto, qualche tempo dopo, che tutto quello che desideri è di essere di nuovo con i tuoi amici, con lo stesso, identico, spirito che le responsabilità ti hanno fatto perdere. E' possibile conciliare le due cose o siamo -sempre- condannati a scegliere, e in ogni momento a rimpiangere la nostra scelta?
Oppure una scelta reale non c'è e possiamo solo limitarci, prima di accorgerci che siamo morti, a fermarci ogni tanto a pensare «Where are my friends tonight»?
Se anche è così (ed è così, temo), e se anche ormai le occasioni sono sempre meno, se quasi tutti viviamo in città diverse, se gli acciacchi cominciano davvero a farsi sentire e se le responsabilità non ci lasciano tregua, una volta ogni tanto è bello poter dare una risposta a quella domanda: qui.
LCD Soundsystem - All my friends (MP3)
E nella vita viene il giorno in cui ti svegli, provi ad alzarti dal letto, e non ci riesci.
Da qualche parte nella tua schiena (zona trapezio sinistro, ti dicono) qualcosa ha fatto crack, e che sia una cotrattura o stiratura muscolare, un'infiammazione osteo-articolare oppure -non so- il primo sintomo di lupus o encefalopatia spongiforme (guardo troppo il Dr. House, lo so), il risultato è solo uno: senza cospicue dosi di antidolorifico soffri come un cane in qualunque posizione tu sia, e alcune altrimenti banali azioni quotidiane (come tirare su la tapparella, infilare la manica di una giacca o allacciarti le scarpe) sono fonte di dolori indicibili. Ora sono abbondantemente sedato (e la cosa ha alcuni piacevoli effetti collaterali, devo dire), e tale ho intenzione di rimanere almeno fino a stasera, in modo da non mancare la puntata di Get Black più sgarrupata della storia e il successivo, attesissimo, concerto dei Wombats al Covo.
Per i prossimi giorni, quindi, non spaventatevi se non avete mie notizie. Starò soffrendo in un angolo lamentandomi per il mio sconsiderato stile di vita, aspettando che il dolore passi. E se non passa, comprerò un bastone e mi improvviserò genio della medicina. In ogni caso, non potrà essere peggio di stamattina, no?
Notevolissimo: 100 reasons why you're still single.
Una selezione:
#2: Credi all'effetto Axe.
#15: Sei tu quello che dà il via al trenino.
#10: Sei Courtney Love.
#32: Tieni un diario dei tuoi sogni.
#52: Hai più di zero pelouches sul letto.
#62: Hai scritto "Dungeon Master" sui tuoi biglietti da visita.
#69: Hai un soprannome che fa rima.
#60: Consideri i Maroon 5 "il tuo gruppo"
[e sempre tra le ottime liste di Radar Online: 50 things you should never say (#1: Questa è la mia canzone preferita dei Creed. #9: Scusa, è solo che questa suoneria mi ricorda la mia ex... #47: Sono sempre stato il tipo da deodorante facoltativo) e 100 Self-Help books you can do without (#14 101 cose che avresti potuto portare a termine se avessi viaggiato indietro nel tempo fino al momento in cui hai cominciato a leggere il titolo di questo libro #39 L'orgasmo maschile elusivo #41 La risoluzione dei conflitti: il metodo Pol Pot #66 Sei sicuro che vuoi il secondo? Instillare disordini alimentari nei tuoi figli)]
Mentre ieri sera alle 8 passate tornando dal lavoro senza ombrello durante il nubifragio più volento in cui ricordi di essermi mai imbattuto realizzavo che il federe mp3 player mi stava alla fine inesorabilmente abbandonando e dopo che avevo fatto tardi per tentare di risolvere il solito stronzissimo bug last minute che spunta sempre fuori prima di una presentazione (senza riuscirci, per la cronaca) dopo una settimana in cui era successo più o meno di tutto (ma niente di bello) uno si sveglia all'alba per andare alla suddetta presentazione, realizza che pure le scarpe si sono rotte, perde due autobus in fila e davanti alla porta dell'ufficio pesta una merda di cane. Ecco.
Fortuna che questa sera c'è Get Black (con, tra le altre cose, il Weekend turbolento PACK in regalo, i Don Turbolento al telefono, la sposa cadavere ospite, e un po' di altre cose che non ho idea, ci penserò come al solito nei 5 minuti che precedono la diretta), domani i Micecars al Covo, dopodomani i Don Turbolento al Locomotiv, poi chissà, magari avrò anche il tempo di dormire, guardare le puntate di Californication arretrate, leggermi un libro e non so, qualcuno vuole un blog in gestione?
_Stasera a Get Black: il ritorno di OfflagaDiscoMax, con cui parleremo di uno dei musicisti degli anni '80 che ha più influenzato la sua carriera artistica, a Quiz Black regaliamo Cash - I see a darkness, la bellissima graphic novel di Reinhard Kleist edita da Black Velvet, nell'imprescindibile rubrica della posta del cuore Cuori affranti rispondiamo finalmente alla prima lettera vera (potete indirizzare le vostre a cuoriaffranti @ getblack.it). E poi: Mamma non dire merda, Black Wave, il finto spot, la misteriosa assenza di Fabio, parecchie novità musicali da ascoltare e diverse birre da scolare. Stasera, sui 103.1 MHZ in FM a Bologna e dintorni, in streaming (e nei prossimi giorni -con calma- in podcast).
_Io sono la gomma, tu la colla: E' uscito. Mi è arrivato. Stasera comincio a leggerlo. E' The gum thief, il nuovo romanzo di Douglas Coupland. Dita incrociate, come sempre.
[e strategia promozionale fuori dal comune, come sempre]
_In mood cattedratico. E ancora a proposito di Coupland, tra un mesetto il sottoscritto sarà, in buona compagnia -blogghesca e couplandiana-, impegnato a presentare prima della proiezione Souvenir of Canada, il documentario in cui lo scrittore parla della sua terra; ovviamente nessuno dei due speaker è mai stato in Canada. (seguiranno dettagli precisi)
Qualche tempo dopo sarò impegnato a tenere una lezione dal titolo 'Intrattenimento radiofonico e web 2.0' davanti a persone che avranno pagato per ascoltare la stessa (non solo quella, fortunatamente).
E tra non molto il sottoscritto tornerà dietro una cattedra come fa ormai da diversi anni a questa parte come attività collaterale al suo vero lavoro (il giovane imprenditore, è noto), per parlare di web e affini. Mia mamma (ex prof. di Lettere alle Scuole Medie) è fiera di me.
_Da corvina a esangue, in poche mosse. Se mi chiedeste chi sono le persone chi invidio di più al mondo in questo istante non avrei dubbi: gli stronzi che hanno avuto la fortuna di assistere al concerto di PJ Harvey solo al Beacon Theatre di New York, due giorni fa. A giudicare dalle foto (qui, qui, qui e qui) e dalla scaletta dev'essere stata un'esperienza a dir poco mistica. Quando tornerai in Italia, Polly?
_In rain, bows. Questo blog non parla del nuovo dei Radiohead. Ma lo ascolta, e tanto.
_Come tagliarsi i capelli. C'è chi ha già notato qualche piccola modifica al template. Non è niente di preoccupante. Solo insonnia.
_Twi(s)terismi. esatto ora c'è anche il pannello di Twitter. Solo chi lo usa da un po' può capirne l'utilità (per gli altri è una cazzata senza senso, e ovviamente hanno ragione); l'importante è che non è un feticcio, non ha un archivio, non ha una grafica. non è nulla che ci si possa dispiacere di abbandonare, quindi, come è comparso, un giorno sparirà.
_Primiera. Non ne parla quasi nessuno e la cosa, in effetti, non stupisce: domenica ci sono le primarie del PD, e non conosco quasi nessuno che vada a votare. Io sarò a parecchie centinaia di chilometri dal mio seggio, quindi anche volendo devo rinunciare. Altrimenti non so comunque se avrei votato; certamente non il vacuo generalismo di Water, probabilmente non Adinolfi, e di certo neppure Letta (mi è arrivato a casa un suo deliant con un cruciverba, il CruciLetta. Vi rendete conto?). Però l'ultimo -illuminante come al solito- post di Leonardo, quasi quasi mi farebbe fare un pensierino su Rosy Bindi, una che fino a un anno fa era impresentabile, e che invece ora sembra la più seria e moderna di tutti. Poi è pure mia amica su Twitter. Però non voto, no.
Il bello dei periodi di ripartenza come questo è che il tempo sembra avere un valore più alto del solito. La novità non è la sensazione che 24 ore in un giorno siano poche (quella è ormai costitutiva; non ricordo più l'ultima volta che ho pronunciato la frase «non ho niente da fare»), ma l'idea che -per una volta- la maggior parte di esse valgano davvero la pena di essere vissute. Tanto possono cambiamenti apparentemente di poca importanza come un nuovo ufficio, più grande, con un pavimento lucido, il boccione dell'acqua e scintillanti poltrone da lavoro color panna; il tipo di cose che, per il solo esistere, ti migliorano la qualità dela giornata anche se fai le stesse cose di sempre con le persone di sempre. Se, poi, lo intrecci col fermento del primo autunno, che risveglia la vita di una città disperatamente invernale come questa, e inanella più feste, aperitivi, presentazioni e serate in tre settimane che nel resto dell'anno, la cosa comincia a farsi interessante. E quando a questo unisci la prima puntata della nuova stagione di Get Black, stasera alle 21 (dettagli qui), con un sacco di novità, un quiz ogni puntata con premi bellissimi (stasera il My Awesome Mixtape Pack), rubriche deliranti, un sacco di ottimi pezzi nuovi e un sacco di birra da bere, il weeked non può che cominciare col piede giusto. E come se non bastasse stasera riapre anche il Covo, con il concerto dei nuovi beniamini retropòp Lucky Soul (che apre una stagione che presenta molti nomi interessanti, tra cui -e questa è una bella notizia- parecchi italiani), e a seguire il sottoscritto e Marina a mettere un po' dischi in sala piccola; e ci sono talmente tanti ottimi pezzi nuovi da provare in pista che credo non metterò neanche gli Smiths.
Con premesse così promettenti, non so cosa ne sarà di questa stagione: quando si parte, o si riparte, a volte non si sa dove si sta andando. Ma se non sai dove stai andando, tutte le strade portano là.
AAVV - Previously on Get Black (MP3) !
Lucky Soul - Add your light to mine, baby (MP3)
Non ricordo la prima volta che l'ho letto. Doveva essere 5 o 6 anni fa, forse su un articolo di Wired; «Il blog è morto», diceva, spiegando come la moda di queste goffe piattaforme per pubblicare online i propri pensieri sarebbe presto finita. Dopo un po' ne ho aperto uno, ed in Italia ce n'era appena qualche centinaio. Ora, solo qua, i blog sono circa mezzo milione.
Con gli anni, come è ovvio, le cose sono un po' cambiate. Rispetto ad allora, oggi ciascuno ha un ventaglio di scelte molto più ampio per decidere che forma dare alla propria presenza online. Si può decidere di esserci anche solo con un volto, qualche parola e una rete di (presunte) amicizie virtuali, si può essere presenti con i propri gusti e consumi (musicali, letterari, cinematografici), si può comunicare unicamente in forma di immagini (ci sono degli account di Flickr così curati e aggiornati che valgono più di tante parole) o di video, oppure scegliere qualche piattaforma che consente di inviare aggiornamenti telegrafici sul modo in cui si passano le giornate e sui pensieri estemporanei che ti capitano. Se hai molto tempo libero, online puoi pure viverci in 3D.
Ci sono un sacco di modi di essere online, e praticamente tutti sono nati dopo il boom dei blog. Per eroderne la quota di utenti, imbrigliarla su piattaforme proprietarie (da rivendere poi a peso d'oro alla corporation di turno) e incantarla con la semplicità d'uso, il carattere distintivo e l'automatismo che un blog, nella sua versatilità, non può e non vuole avere.
Negli anni abbiamo osservato curiosi i collezionisti di account, spinti da un mix di completismo e paura di restare indietro, e ci siamo divertiti a guardare i tanti che passano da una forma all'altra, senza requie. Nascono blogger, si convertono a flickr, provano myspace ma poi no, hanno una breve parentesi come podcaster ma poi passano a twitter, ne capiscono la futilità e si buttano sul tumblr, e chissà cosa apre domani, loro sono pronti. Studiare questa frenetica ricerca della forma perfetta è divertente e istruttivo.
E' divertente e istruttivo perchè dice tanto di noi, e del nostro modo di attribuire agli artefatti cognitivi che noi stessi creiamo dei significati che loro, di per sè, non avrebbero neanche per sbaglio. E' interessante notare come sia più una ricerca di vincoli che di libertà, quella che ci guida, quasi che dovessimo farci dettare cosa fare principalmente dalle cose che non possiamo fare. Ci angoscia così tanto la responsabilità di avere un po' di libertà?
Ultimamente va forte Tumblr, il dimesso mini-blog senza grafica, link e commenti. C'è chi ne apre uno come blocco di appunti semi-pubblico e sempre online, chi ne apprezza la possibilità di monologare senza il rischio di essere smentit da repliche o dal contesto, chi ci si inventa agenzia di stampa di virgolettati che non interessano a nessuno (producendosi nello stesso esercizio di distorsione della parole altrui tipico del pessimo giornalismo di cui non fa che lamentarsi), chi lo usa come minimale valvola di sfogo dalla propria identità online ormai diventata troppo ingombrante e chi, semplicemente, come archivio di quick link che non vada perso nel mare dei bit. E' curioso notare come siano i vincoli e non le nuove potenzialità a delinearsi come una novità liberatoria.
Ogni anno spunta fuori la nuova piattaforma che ucciderà i blog. Dalla sua nascita li danno per spacciati, questi innocui siti gestiti da semplici CMS a ordinamento cronologico inverso, che ad alto livello diventano quasi dei giornali, a basso livello possono essere poco più che una serie di frasette svagate, che possono diventare affollati come forum, veloci come chat, descrivere il loro autore meglio di qualunque diario, svelarne e articolarne i gusti come neanche nei sogni del più fantasioso addetto marketing, eppure tecnologicamente rimangono più o meno gli stessi che erano quando sono nati.
La forma perfetta, per definizione, non esiste. Provate, però, a trovarne un'altra che le contenga (quasi) tutte, nello stesso modo disinvolto in cui ci riesce una cara vecchia piattaforma di blogging. La risposta, piuttosto, è un'altra: volete essere definiti da dei limiti, oppure da delle potenzialità?
Oggi mi sento così:
PJ Harvey - The Mountain (live @ NRK radio)
Ma anche un po' così:
Tunng - Bullets
The Jealous Girlfriends - The pink wig to my Salieri (MP3)
[Dan Perjovschi - What happened to us? (dettaglio),
Pastello di cera su muro, Venezia (Arsenale) - Biennale Arte]
Da un paio di giorni sono in ferie e -come volevasi dimostrare- ora che avrei tutto il tempo del mondo per aggiornare questo posto con qualche contenuto decente, non ne ho affatto voglia; si vede proprio che mi sento in vacanza. Per dire: stamattina mi sono svegliato ancora prima del solito, sono uscito a fare una passeggiata al parco, e sono rientrato a casa all'ora a cui di solito ne esco assonnato. Una cosa che normalmente non mi sognerei di fare neanche di notte.
Prima di scomparire offline per qualche giorno (non temete, prima di ferragosto torno, anche se sospetto che per un po' il ritmo di aggiornamento sarà abbastanza rilassato), qualche segnalazione varia ed eventuale per chi ancora non è riuscito a fuggire dalle radiazioni degli schermi:
_Venerdì scorso i 4 cavalieri dell'Apocalisse di Get black (il sottoscritto, Fabio, Francesca e Offlaga Disco Max) si sono riuniti per il Season Finale della prima stagione dello show acromatico in onda tutti i venerdì sera su Radio Città Fujiko, con una puntata delirante dall'argomento perfettamente in tema con il periodo. Il venerdì precedente il tasso di delirio era stato ancora superiore, perchè c'era ospite Antonio e parlavamo (tra l'altro) degli 883 (dettagli e complimenti da Disorder - grazie!). Come al solito, il tutto è scaricabile nella pagina dei podcast. E, in radio, ci si rivede a fine mese in diretta dal gabbiotto della Festa nazionale dell'Unità.
_Come annunciato, il concerto degli Offlaga Disco Pax di sabato all'Hana-bi è stato preceduto dal set dei folgoranti Don Turbolento, che hanno confermato tutte le promesse contenute nel loro EP facendo ballare la folla con la loro electro suonata, un'ottima cover sintetica di I wanna be your dog e un paio di piccole hit come Spend the night on the floor e Take it up. Date retta a me, ne vedremo delle belle.
_Letture da ombrellone - fumetti: ho trovato Ferragosto di Luca Genovese più claustrofibico di quanto il titolo suggerirebbe, ma visto il periodo è una lettura consigliatissima, meglio se un torrido pomeriggio, in una città deserta. Se poi non l'avete ancora letta, l'Antologia Vol.2 degli amici di Selfcomics rimane un must.
_Letture da ombrellone - libri: finito il deludentissimo La pioggia prima che cada di Jonathan Coe, mi sono gettato nel noir Pessimi segnali di Enzo Fileno Carabba (per ora avvincente, anche se non esattamente il mio genere), e mi aspetta il pluri-consigliato Un giorno questo dolore ti sarà utile di Peter Cameron e Avverbi di Daniel Handler, comprato solo per la copertina di Daniel Clowes e perchè lui è il fisarmonicista dei Magnetic Fields. Vi saprò dire.
_Visioni da ombrellone: in saccoccia i pre-air dei piloti di Californication e Chuck, entrambi su consiglio di Colas. Anche qui, vi saprò dire.
_Ascolti da ombrellone: nessuno dei due è esattamente da ombrellone, ma nell'ultimo paio di giorni mi sono finalmente appassionato ad un paio di dischi a cui non avevo ancora dedicato il giusto spazio: The stage names degli Okkervil River (forse migliore anche di Black Sheep Boy?) e Spirit if di Kevin Drew, già boss dei Broken Social Scene; entrambi eccellenti.
Poi ci sono alcuni advance italici che anticipano un autunno che pare caldissimo (previste uscite di: Amari, Disco Drive, Trabant, My awesome mixtape, Settlefish, Amor Fou, Fake P, presto speriamo Vancouver e Don Turbolento e chissà cos'altro...), ma se ne riparlerà, eccome se se ne riparlerà...
_Vi lascio con il già pluri-linkato nuovo singolo di PJ Harvey, che anticipa il nuovo White Chalk, in uscita a fine Settembre. Una scelta spiazzante, che dà a una corta e ipnotica (narcotizzata, sarebbe meglio) ballata per piano il compito di promuovere un disco che pare essere tutto su questa linea: poca o niente chitarra, pezzi corti e non esattamente facili, molto intimismo e poco rock'n'roll. Con queste premesse sarebbe auspicabile un ritorno alle atmosfere del suo capolavoro To bring you my love, ma sospetto che saremo un po' più dalle parti dell'assai meno compiuto Is this desire?. Parecchi dettagli su Uncut.
PJ Harvey - When under ether (MP3)
[fotografato ieri sera in Via Indipendenza, a due passi da Piazza Maggiore. Strategia di marketing virale? Volantino di laurea? Velata campagna di protesta sociale? Semplice presa per il culo? Nel dubbio, anche se sarei curioso, io il numero non l'ho chiamato]
Oggi sono un po' più stanco del solito. In queste notti dormo molto male (e dire che non è neanche troppo caldo), e faccio spesso dei sogni assurdi. In quello di ieri, ad esempio, c'era Fabrizio Frizzi con ai piedi delle Crocs, che conduceva una puntata de I soliti sospetti in cui le professioni da indovinare erano Pittore, Giocatore di tennis, Collezionista di pipe, Giardiniere, Puttana, proprio come in quella canzone di Remo Remotti. C'è qualcosa che non va, dite?
Remo Remotti - Professionismo e non (MP3)
Inkiostro oggi:
• è molto stanco
• è un po' abbronzato
• è dispiaciuto perchè Get Black venerdì ha di nuovo saltato un turno (ma ci rifaremo)
• è soddisfatto per essere riuscito a non buttare via l'ennesimo weekend
• muore dalla voglia di ascoltare presto il nuovo disco dei Settlefish (che da quanto si è sentito live sabato sarà un vero spettacolo)
• continua a pensare che la domenica all'Hana-bi di Marina di Ravenna sia uno dei motivi per cui vale la pena vivere
• ieri ha visto la cantante e il chitarrista degli Asobi Seksu fare il bagno prima del concerto
• voleva fotografarli a tradimento e pubblicare sul blog un post in stile Novella 2000, ma il buon senso ha prevalso e si è rimesso a leggere
• sta cominciando ad apprezzare il libro di Ali Smith, perchè ha capito che gli ricorda un po' Michael Cunningham
• ha poi visto il concerto degli Asobi Seksu all'aperitivo, ma non gli è piaciuto granchè
• ha passato una domenica in ottima compagnia, e non crediate che fosse scontato
• è tornato a casa all'una di notte, ed è franato a letto con i piedi ancora insabbiati
• ora però non ha neanche il tempo di respirare, e si rimette a lavorare

I've stopped my dreaming,
I won't do too much scheming these days
These days, these days I sit on corner stones
And count the time in quarter tones to ten
Nico - These days
In questi giorni sono un po' più sfasato del solito. Al lavoro combino la metà di quanto potrei, e a casa perdo tempo e arriva notte senza che io sappia raccontare come ho passato le mie ore. Ascolto sempre due canzoni, una molto vecchia, l'altra molto nuova, due pezzi gemelli che cominciano con la stessa chitarra liquida e raccontano l'immobilismo fatalista di questi primi tempi della fairest of the seasons. Vada come vada.
Nico - These days (MP3)
Wilco - Either way (MP3)
[tales from a defrag culture]
_Se gli androidi sognano pecore elettriche, perchè io sogno teiere piene di topi (sic)?
_Una rivoluzione: il traffico generato dal social networking rischia di battere quello generato dal porno: Dall'Economist: Devices and desires - Is lascivious online content, traditionally on top, losing its lustre? Giusto per chiarire definitivamente a cosa servono Myspace e i blog.
_In occasione dell'Earth Day, la Dell ha annunciato che per ogni computer acquistato pianterà un albero.
Su Second Life.
[Complimentoni]
_Great ads. Alcuni sono ottimi.
_Heavy rotation della settimana: il nuovo singolo degli Hot Chip, dal loro DJ Kicks. Appiccicoso come tutti i loro pezzi migliori.
Hot Chip - My Piano (single edit) (MP3)
_Per i nuovi video tratti dall'ultimo, brillante, We were dead before the ship even sank, i Modest Mouse chiedono aiuto al pubblico, con l'ormai classica tecnica del concorso per gli user-generated content. E lo fanno con partner di tutto rispetto (mica QOOB): per Fire it up hanno fatto squadra con l'uberBlogger Stereogum, e per la splendida Missed the boat con Apple. Problemi di budget?
_Domani è il 25 Aprile. In merito, l'anno scorso ho detto tutto quello che c'era da dire. Per il resto, è ormai tradizione linkare il classico, meraviglioso, post di Leonardo in tre parti, Cantico del 25 Aprile (1, 2, 3). Buona festa della liberazione a tutti.
_Google contro Dio. (grazie a Giorgio)
[previously: Google è più famoso di Dio]
Random links per un giorno stanco:
_Il tipo di cose che mandano in brodo di giuggiole noi geeks: quale dei grandi siti 2.0 ha la magliore 'server down' page?
_Ci ho provato, ma mi sono stufato presto, e (nonostante sia riuscito ad arrivare all'ultimo livello) non faccio parte di quel fortunato 3% e rotti che ha finito il malefico Boomshine.
_Il web 2.0 incontra i siti cerco/offro casa: il risultato è l'ottimo Khalla, da poco anche a Bologna.
_25 Reasons You Might Be A Hardcore Graphic/Web Designer: Su tutte, la migliore è quella che vale un po' per tutti i web-addiced: You bookmark a resource more often than you have a fun night out on the town.
_A day in the life of an iPod.
_Il nuovo Arctic Monkeys non è un capolavoro ma tiene botta, e dopo tutto l'hype del loro esordio, direi che è già un buon risultato. La mia preferita è 505:
Arctic Monkeys - 505 (MP3)
_Uno scambio di battute tra i e Pi greco: «Be rational» «Get real».
_Da vedere: Crazy things people do with books.

Sembra passata una vita, ma erano solo tre anni fa. Era una primavera di pensieri e nullafacenza, di sveglie tardi, pomeriggi a ciondolare in giro per la città e serate la cui unica preoccupazione era quella che finissero il più tardi possibile. Nonostante allora non me ne rendessi conto, era un periodo unico nella mia vita; in quei giorni, il disco che girava fisso nel lettore era quello dei Modest Mouse.
Per un eterno pessimista come me, Good news for people who love bad news era una sorta di messaggio evangelico, la perfetta colonna sonora all'incoscienza data dall'impenetrabilità del futuro e dal sottile masochsmo dei periodi buoni in cui ti rendi conto che i «good times» ti stanno uccidendo, e ti lanci in picchiata verso l'abisso con la tenace, folle, convinzione che «it will all float on ok».
Ora -non c'è neanche bisogno di dirlo- tutto è cambiato. E due settimane fa la band di Issaquah è tornata, dando alle stampe un seguito al suo capolavoro (We were dead before the ship even sank, che ha peraltro esordito al primo posto della classifica dei dischi americana; non che la cosa conti granchè, in realtà), che fin dal titolo è animato da uno spirito ben diverso rispetto al suo predecessore. Dove là c'erano buone notizie pronte a cambiare la vita di chi non voleva neanche ascoltarle, qua c'è un naufragio assai poco metaforico che infierisce su un equipaggio già di suo passato a miglior vita. Nel disco i Modest Mouse riescono nell'impresa impossibile di far andare d'accordo indie-rock e hit parade, e di coniugare una cupa allegria dei naufragi che odora lontano miglia di nichilismo e certi anthem che già riempono le piste dei locali e le heavy rotation delle radio.
Ai primi ascolti avevo liquidato il disco come «carino» ma -per definizione- non all'altezza del suo predecessore; ora, però, non ne sono più tanto sicuro. Più ascolto il pop sporcato di funky di Dashboard e We've got everything, le ballate filosofiche Missed the boat e People as places as people o il clamoroso folk infiammabile degli 8 minuti e mezzo di Spitting Venom più cambio idea. Un disco magistrale interamente costruito intorno alla voce di Isaac Brock, talmente monumentale, rauca e polimorfa da far passare in secondo piano persino le chitarre rotondissime di Johnny Marr, i numerosi, fondamentali, contrappunti vocali di James Mercer degli Shins, la produzione mai così nitida e una sezione ritmica quadrata sempre sull'orlo della schizofrenia. Ma soprattutto We were dead before the ship even sank è capace degli stessi straordinari squarci di lucità che mi hanno fatto amare così tanto Good News:
Everyone's unhappy, everyone's ashamed
Well we all just got caught lookin at somebody else's page
Nothing ever went, quite exactly as we planned
Our ideas held no water, but we used them like a dam
(Modest Mouse - Missed the boat)
Zeitgeist in quattro versi, e tutti a casa: Brock centra un discorso straordinariamente rivelatorio dei tempi che sto (stiamo) vivendo, in cui le cose non vanno mai secondi i piani (gli stessi piani di All my friends degli LCD Soundsystem, quelli che, dopo essere stati faticosamente messi in atto, si cerca disperatamente di abbandonare), e le idee, diga o carena che siano, non riescono a prevenire il naufragio.
While we're on the subject, could we change the subject now?
I was knocking on your ears, don't worry, you were always out
Lookin toward the future, we were begging for the past
Well we know we had the good things, but those never seem to last
Oh please, just last.
(Modest Mouse - Missed the boat)
Modest Mouse - Missed the boat (MP3)
Modest Mouse - Spitting Venom (MP3)
1. Sto tentando di uscire vivo dalla lettura delle 1200 e passa pagine di Infinite Jest, monumentale e interminabile opera di David Foster Wallace che è riuscita in un colpo solo a ridefinire il significato del termine «presunzione» e quello della formula «sprazzi di genio in mezzo a una montagna di cazzeggio inutile». Al momento viaggio intorno alle 850 pagine e sarebbe un peccato abbandonare ora; ma ogni giorno me lo chiedo: abbandono?
2. La cosa che mi ha colpito del concerto dei Klaxons di sabato non è stata tanto la musica (inaspettatamente godibile ma insopportabilmente mediocre e fals(ettat)a) nè il pubblico numeroso, giovane ed entusiasta, ma il look (o meglio, l'assenza di look) apientemente sfoggiato dai 4 giovani albionici, e in particolare le loro frangette. Non erano le frangette britop dei Blur nè quelle artsy degli Smiths, e neanche le frangette™ dei Franz Ferdinand, eppure erano inequivocabilmente frangette. Come definirle?
3. Lo scorso weekend ho comprato una lavatrice. Stasera vado a prenderla e me la porto a casa, da solo. Tutti mi dicono che sono pazzo. Sono pazzo?
4. Sono l'unico a pensare che Gregory House, Medical Doctor sia il più notevole personaggio finzionale creato negli ultimi 10 anni, e che come grandezza gareggia con Sherlock Holmes?
5. Il prossimo weekend vado a fare un giro a Bruxelles (incappando peraltro, guardacaso, nel concerto degli LCD Soundsystem all'Ancienne Belgique). Anche se sono già stato anni fa in città mi serve qualche dritta: un bel club dove andare a ballare? Negozi consigliati? Mostre interessanti?
_E' di nuovo lunedì, e sabato sera è successo un evento singolare. No, non l'eclissi di luna ma, ad occhio, la prima (e l'ultima?) volta che qualcuno che ha preso il massimo dei voti su Stylus Magazine (perchè il recensore è completamente pazzo, ma questo secondario) vince il festival di Sanremo.
_E' di nuovo lunedì, e noto che molti di voi non hanno ancora aggiornato il feed reader. Questo è il nuovo indirizzo, claro?
_E' di nuovo lunedì, e domani sera a Bologna, da Modo Infoshop c'è Ritorno all'era del porco - Gianluca Morozzi incontra Max Collini (Offlaga Disco Pax). Uno scontro tra titani, chi rimarrà in piedi?
_Thom Yorke speed painting - A time lapse digital painting. Wow.
_E' di nuovo lunedì, e questo tizio fuma con gli occhi. Don't try this at home, direi.
_E' di nuovo lunedì, e in questo weekend non ho messo il naso fuori di casa.
_E' di nuovo lunedì, e la cosa non è collegata con il punto di prima (anche se potrebbe sembrare) ma con la vecchia usanza del Monday gaming: qua c'è Gateway II. Difficile.
_E' di nuovo lunedì, e pare che io sia l'unico a cui il video di Dashboard dei Modest Mouse sembra bruttino, e quello di I'll do whatever you want dei Memphis (sì, quelli di Torquil Campbell degli Stars) commovente. Ma mi sa che sono storto io.
_E' di nuovo lunedì, e se avete 10 minuti liberi, cimentatevi con questo. Mi raccomando, non dimenticate la Polinesia francese.
_E' di nuovo lunedì, e il prossimo venerdì non mi è mai sembrato così lontano.
Dopo aver letto questo post del blog del New Scientist e aver visto questo straordinario video, il presente blog si dichiara categoricamente non newtoniano.
Per saperlo non dovere far altro che cliccare nel link qua sotto ed ascoltare. Tutto ciò grazie ad Eddy Anselmi, già autore e voce di alcune delle più brillanti trasmissioni in onda su Radio Cittò Fujiko, nonchè creatore e gestore di www.festivaldisanremo.com, il sito indipendente sul Festival di Sanremo (a giorni verrà lanciata la versione 2007 del sito, intanto c'è qui quella dell'anno scorso). Una decina di giorni fa Eddy ha tentato di indovinare per noi di Airbag la top 5 dell'edizione 2007, e considerata la sua sterminata cultura musicale e la sua minuziosa conoscenza delle meccaniche che muovono la kermesse del teatro Ariston, mi mangio il cappello se alla fine non ne avrà indovinate almeno 4 su 5. Scommettiamo?
Eddy Anselmi - Top 5 Sanremo 2007 (Airbag, 26-01-07) (MP3)
Ormai lo sanno anche i sassi, il mercato discografico è in crisi, e i dischi non si vendono più. Costano troppo, spesso sono dotati di sistemi anticopia che rendono impossibile l'ascolto sulla maggior parte dei lettori, ci sono tantissimi modi per ottenerne la musica in maniera alternativa, senza spese e forse più comoda, e si diffonde sempre più l'idea secondo cui la musica è quasi un diritto, impalpabile, passeggera e gratuita come l'aria che respiriamo. Quello che si compra è un supporto che la ferma nel tempo e la custodisce in una bella confezione da mettere in fila accanto alle altre, oppure un'esperienza, quella del concerto, che la rende viva una tantum nelle mani di coloro che l'hanno creata, e ce la fa condividere con i corpi che ci circondano nel buio della platea. Non si tratta di decidere se sia giusto o sbagliato, bello o brutto; le cose ormai stanno così.
Se la musica è di tutti, e quello che si vende sono il disco o (soprattutto) il concerto, l'unico mezzo con cui l'industria discografica può salvarsi dal fallimento è probabilmente quello di combinare i due prodotti, facendo in modo che il supporto e l'esperienza si vendendano l'un l'altro. Oltremanica e oltreoceano se ne sono già accorti da un po'; ecco quindi i live in-store (come quelli organizzati proprio in questi giorni in giro per gli States in occasione della pubblicazione del nuovo disco degli Shins), concerti di ridotte dimensioni organizzati dai negozi in cui l'accesso è consentito solo contestualmente all'acquisto del disco (previa prenotazione, di solito). Ma ci si potrebbe spingere ancora oltre, immaginandosi inediti pacchetti Disco + Concerto che consentano di risparmiare non poco rispetto alla somma dei prezzi separati e che, adeguatamente incentivati, portino più frequentatori di concerti all'acquisto del disco e più acquirenti di dischi ai concerti.
Pensateci: e se il concerto della promettente indie-band svedese invece di costare 8 euro ne costasse 16, ma all'ingresso vi dessero anche il loro ultimo disco (o un EP a tiratura limitata con inediti e qualche cover appetitosa)? E se il cd del combo punk-funk newyorkese costasse 25 euro ma comprendesse un biglietto per una delle date italiane a vostra scelta (magari una data unica con pochi posti disponibili, come quegli insopportabili showcase milanesi a cui spesso e volentieri si limitano molte delle band più interessanti che ci sono in giro)? Non sarebbe una combinazione che fa guadagnare tutti (o, al limite, semplicemente una brillante strategia di marketing)?
Ovviamente non tutto è così facile. è chiaro. I concerti sono organizzati dai promoter o dai locali, mentre ai dischi pensano invece etichette e case discografiche, e le due cose, per quanto possa sembrare assurdo (perchè -pensateci- è assurdo), non sono affatto collegate, e coinvolgono attori, tempi e regole completamente diversi. Con le major e le grandi produzioni al momento c'è poca speranza, ma le piccole etichette, se lo volessero, potrebbero facilmente tentare questa strada, e scoprire se paga davvero.
Secondo voi si può fare? O da noi cose del genere non possono funzionare?
[Ma non ho proprio niente di più importante a cui pensare?]
And so when you're down
I'll lift you up, I'll be the one
who's always sure of where you are
and all the things you need to know
and when you're tired and think the moon
forgot to shine on New Year's Eve
just wait for me to show you
(The Apples in stereo - Sunndal Song)
(Già la mia canzone del 2007, da New magnetic wonder, in uscita il 7 Febbraio e già mio probabile disco del 2007)
The Apples in stereo - Sunndal song (MP3)
Si vede perchè, per il secondo anno di fila, posta anche il gorno di Natale ma non sa cosa scrivere.
[Tutto quello che avevo da dire l'ho detto nello speciale natalizio di Airbag, ottanta minuti di delirio e canzoni a tema scaricabili da qui. Buon Natale.]
Quando mi chiedo per quale motivo io tenti di celare con tanta meticolosa attenzione i periodi di calo di motivazione o di voglia zero che spezzerebbero la quasi matematica cadenza quotidiana feriale di questo blog, non so mai darmi una risposta. Quando osservo i blog degli altri, tutti buchi e ritorni, momenti di frenesia grafomane alternati a lunghi silenzi senza spiegazione, chiusure più o meno temporanee e dichiarazioni più o meno credibili di mancanza di argomenti, tempo o stimoli a scrivere, sono affascinato ma privo di comprensione. Quando sulla scorta di quegli stessi cali di voglia e tempo, di solito abbinati alla svalutazione di tutto ciò che nel corso del tempo il blog, più o meno direttamente, ha portato nella mia vita e a una onnicomprensiva sfiducia nello strumento in sè, provo a prendere in considerazione l'ipotesi di mettere un punto a capo ai quasi 4 ininterrotti anni di queste pagine (millequattrocentoventisei giorni, duemilasettantasette post) per dedicarmi ad altro, non so bene come mi ritrovo sempre qui davanti, senza nulla di importante da dire ma con la voglia di farlo.
In questo periodo cammino molto.
Infilo gli auricolari bianchi, rigorosamente non marchiati Apple per una sorta di buon senso anticonformista residuo degli anni del liceo, metto una giacca nera comprata qualche anno fa per pochi euro e una sciarpa di tre colori nessuno dei quali saprei definire e fendo il centro da una parte all'altra come un coltello.
Di prima mattina, quando il cielo è cupo, il sole -se c'è- freddo, e gli occhi faticano a stare aperti, di solito il mio bozzolo bianco contiene rock fatuo ed inutilmente entusiasta o indie-pop narcoticamente rassicurante nella sua prevedibilità, quasi a simulare un barlume di attività cerebrale che vorrebbe anche svegliarsi ma ha paura a farlo. Poi arrivo al lavoro, grugnisco un saluto ai miei soci che sanno che gli rivolgerò di nuovo la parola solo molte ore dopo, e accendo il computer. Un numero random di ore dopo saluto, mi infilo nell'ascensore e mi preparo ad altri 45 minuti di camminata, coi capelli mai abbastanza spettinati e lo sguardo di chi ha visto qualcosa di sconvolgente che non vuole raccontare. Il bozzolo bianco a quel punto contiene spesso e volentieri Silent Shout dei The Knife, ratificando la metafora del coltello di cui sopra in una simmetria troppo inquietante per essere meditata.
Le mie lunghe camminate soddisfatte e solitarie, col bozzolo bianco di Silent Shout e lo sguardo che attraversa i passanti ed è da essi attraversato, piacerebbero a Tommaso LaBranca, e in particolar modo alla sua versione confessional sfoderata nel corso delle 249 pagine de Il piccolo isolazionista. Nella sua, imperfetta, fusione di intimismo dichiaratamente a buon mercato, teorizzazioni di una metafisica pop sempre filosoficamente ineccepibili e divagazioni destrutturate che non avrebbero sfigurato in uno dei suoi leggendari blog, Il piccolo isolazionista fotografa le mie inquietudini con una precisione che a volte mi spaventa. Certo, la musica non è la stessa, lo scenario periferico e metropolitano ha qui connotazioni di tutt'altro tenore e il tono dell'autore riesce sempre ad essere canzonatorio quel tanto che basta a non ricadere nell'autocompiacimento di cui commenti come quello che state leggendo, sono, invece, profondamente intrisi. Le differenze, però, non hanno altro effetto che quello di far risaltare ancor di più i punti in comune
Prima di tornare a casa, di solito, mi fermo al supermercato a fare la spesa. Mentre mi aggiro come uno zombie tra il reparto frutta e verdura e il pane, valutando attentamente quale prodotto sarà in grado di colmare il vuoto e di risollevarmi l'umore sul finire della giornata, non scambio parola con anima viva ma non riesco a fare a meno di osservare le altre persone e cosa i cestini della spesa svelano di loro.
C'è il vecchio che ha comprato solo confezioni di cibo per gatti.
C'è la signora di mezza età col petto di pollo e un po' troppe bottiglie di Peroni.
C'è la ragazza che pare campare solo con insalata, Vitasnella e Filadelfia Light.
Ci sono gli studenti che questa sera banchetteranno con penne alle melanzane, lambrusco e saccottini.
Poi c'è un tizio anonimo, con lo sguardo perso, che ha nel cestino più o meno le stesse cose che ho preso io. Alzo lo sguardo, e mi accorgo che sto guardando la mia immagine, riflessa sul vetro degli sportelli del reparto surgelati. Non sono diverso da loro.
Prima di infilarmi di nuovo nel bozzolo bianco degli auricolari e di rimettere il pilota automatico per la strada verso casa, non posso fare finta che non sia così.
Un discorso pretenzioso, in potenza. I tempi che cambiano, il mercato discografico che cambia, le cose nuove sempre meno piacevoli di quelle vecchie. O forse solo strategie di marketing più o meno improvvisate, che per una svista o la solita caccia al tesoro virale -non lo sapremo mai- rovinano il crescendo dell'attesa e ti recapitano un disco sull'hard-disk quasi prima che tu venga a sapere della sua esistenza.
Avrei voluto scrivere di quel percorso che cominciava già mesi prima dalle dichiarazioni fumose nelle interviste, poi le poche righe di news lacunose su Rumore che mettevano l'acquolina in bocca solo a leggerle, quindi le foto promozionali, con look nuovi o rughe inedite mostrate a tutti senza una parola, poi il singolo, che se andava bene c'era Planet Rock che te lo passava prima ancora che uscisse, e tu lo registravi su una TDK C90 e lo riascoltavi decine di volte voice-over compresi, quindi i lati B, e quello che la loro collocazione periferica sottintendeva, poi qualche volta persino il video, di solito di notte, dopo ore di attesa. Quando mettevi le mani sul disco, e a volte erano passate settimane dalla data d'uscita ufficiale (chè si sa che i negozi di provincia hanno i loro tempi), ti ci aveva portato una strada fatta di pieni e vuoti da colmare, che influenzava la tua percezione del disco almeno quanto la musica che questo conteneva, e a volte di più.
E' per questo che i dischi che aspetti, quando ci metti le mani così, non ti interessano poi così tanto, e ti piacciono ancora meno? E' per questo che le uniche cose che riescono a smuoverti sono le scoperte casuali? Esiste un valore assoluto che costringe all'attenzione a prescindere da date, supporti e strategie promozionali, o siamo schiavi delle condizioni di fruizione, e queste condizioni non ci piacciono più?
Grinderman (Nick Cave, Warren Ellis & co.) - Don't set me free (MP3)
Grinderman (Nick Cave, Warren Ellis & co.) - Vortex (MP3)
Non riesco più a star dietro a tutto, in realtà. Stamattina alle 8 ha debuttato in radio Pop Flakes (poi quando ho un po' di tempo vi spiego, magari metto anche su un podcast, vediamo), sabato si è di nuovo in console per quello che, conoscendo le persone coinvolte, sarà probabilmente il party del millennio (Milf, quando dicevi di invitare un po' di amici, intendevi anche i lettori del blog?), nel mondo non ci si può fidare più neanche dello Zecchino D'Oro, la seconda serie del Dr. House finisce con un paio di battute memorabili, ieri sera prima di dormire ho letto sull'ultimo Klosterman una vecchia intervista a Britney Spears (versione online un po' tagliata qui) intitolata Piegando cucchiai con Britney Spears e contenente la frase «Britney is like Max Weber», nella mia camera sembra sia esplosa una bomba atomica, il numero di film che sto per perdermi al cinema raramente è stato così alto, al lavoro sono alle prese con quell'infame esercizio di design splendidamente vintage che sono le newsletter in HTML, non ho ancora neanche comprato Playlist (che, comunque, leggerò dopo Infinite Jest, quindi probabilmente nel 2012), ieri ho pulito la ventola di una CPU con pinzette da ciglia e phon, sto mancando clamorosamente tutte le graphic novel pubblicate da Repubblica, e credo di aver bisogno di un analista. Finchè non ho anch'io le allucinazioni, però, va bene.
_ Ho sempre sospettato che ci fosse un modo migliore per usare i computer..
_ Secondo Rockol, Violetta Beauregarde parteciperà a un porno e scriverà un libro. Non si può dire che non sia versatile.
_ In questi giorni (ehm, volevo dire mesi) mi sento pericolosamente vicino alla serie di strip di Dilbert dedicate alla caffeina:

[notevoli anche questa e questa]
_ Visto che qualcuno mi chiedeva cosa sarebbe questo benedetto web 2.0., ecco 10 definitions of web 2.0. and their shortcomings.
_Vogliate gradire un inedito live dei Kings of Convenience:
Kings of Convenience - The boat behind (live) (MP3)
_ Come si diceva qualche giorno fa, stasera al rinnovato Circolo della Grada, in via della Grada 10, c'è la nuova serata di Radio Città Fujiko, ancora neonata ma piena di promesse. Stasera in consolle ci sono il sottoscritto + AndreaNP, coi visual di Milf. Non garantisco nulla, ma il bello delle cose nuove non è proprio quello? Dalle 23 in poi, Ingresso gratuito con tessera ARCI.
Giusto per darvi un'idea dei livelli astrali di glamour che è in grado di toccare il tenutario del presente blog, candidato diqquà e linkato dillà, il momento più bello del mio weekend è stato guidare in mezzo al nubifragio lungo la A14 ascoltando gli Sparklehorse a tutto volume e pregando che la Società Autostrade (si chiamava così, una volta) quest'anno avesse deciso, per una volta, di non tagliare la voce dei costi relativa alla spesa in asfalto drenante. C'è questa canzone che si chiama Shade and honey (che era già uscita anni fa nella colonna sonora di un film che non ho visto, cantata da uno degli attori; non da Lou Barlow, però, che pure recitava nel film), che avrò ascoltato di fila circa 10 volte, perchè se una delle auto che mi superavano ai 190 si fosse trovata a sbandare e i suoi pneumatici Bridgestone avessero perso la tenuta di strada, mi sembarava un pezzo particolarmente bello per morirci su.
[Non li faccio spesso, pensieri del genere. ma quando capita sono estremamente dettagliati, tipo con la sensazione fisica dello schianto e il momento interminabile in cui ti rendi conto che i giochi sono fatti. E con le immagini del funerale, il dettaglio di tutti i presenti e gli assenti, chi piange e chi no, chi ha tirato fuori qualche scusa per non venire e chi invece era meglio che se ne stava a casa, cose così. E' talmente un clichè che a indulgere in pensieri simili uno non si sente neanche in colpa, ammesso che debba.]
Poi ha smesso di piovere. Sono stato distratto da certi pensieri su un progetto di lavoro, ho cambiato disco, e ho preseguito verso casa dei miei.
Ogni volta che vado a trovare i miei per il weekend, e mi ritrovo nella casa in cui sono cresciuto, nel paesello in mezzo alle colline che odorano di erba bagnata, molte delle mie certezze vacillano. Finisco per concludere che l'horror vacui di cui è pervasa la società occidentale, e in particolar modo le sue zone più urbanizzate, sia un'enorme stronzata, e che annoiarsi alla fin fine non sia poi così male. Mi vengono desideri assurdi tipo avere una famiglia, io che di solito faccio patologicamente fallire tutte le storie vagamente sentimentali che ho a causa di una malsana tendenza alla perdita di interesse e/o alla scarsità d'impegno. Mi viene voglia di avere degli animali, o almeno delle piante, o comunque qualcosa da accudire. Mi viene voglia di un lavoro pratico e faticoso, tipo taglialegna, come in un qualunque film americano in cui il protagonista fugge dalla città per ritirarsi in un ranch di un'anonima cittadina del Michigan. Mi viene voglia di mettere in pratica quasi tutte le cose che compongono il luogocomune fuga-dalla-città, se non altro per provare l'effetto che fa. Poi, quando riparto, mi passa. Perchè alla fine riparto sempre.
Anche al ritorno, in autrostrada, pioveva fortissimo, e le Audi mi superavano ai 190 mentre ero incastrato nella seconda corsia in mezzo a una carovana interminabile di camper. Anche al ritorno ho ascoltato gli Sparklehorse, cercando di concentrarmi sulle sfumature pazzesche che Linkous riesce a tirare fuori dai suoni di batteria invece che sullo stridore delle gomme e sul tonfo secco che si sente da qualche parte a metà del collo prima che la carrozzeria inizi ad accartoccarsi. Ci sono riuscito abbastanza bene.
Quando sono arrivato a casa, però, continuava a piovere.
Sparklehorse - Shade and honey (MP3)
Più noioso del sottoporre gli altri all'interminabile proiezione delle proprie diapositive delle vacanze c'è solo il costringerli a leggere dei post che raccontano le suddette vacanze. Ho passato un paio di settimane assolutamente impagabili a zonzo per il sud della Francia; e ora sono tornato.
Ci sono le valigie da disfare, 200 mail da leggere (in realtà meno della metà, al netto dello spam), 960 segnalazioni del feedreader, qualche altro giorno pigro da godersi prima di ritornare al lavoro, lo stand di Radio Città Fujiko alla Festa dell'Unità di Bologna da presidiare e un paio di serate di gran prestigio in cui mettere i dischi (i dettagli più avanti). Contando che sono appena tornato da posti bellissimi, direi che poteva anche andare peggio.
La fine dell'edizione di un festival che odora di fine del festival stesso arriva con una band che tutti danno sull'orlo dello scioglimento, e che ha intitolato il suo ultimo disco «L'ultima storia d'amore». Se è una metafora, solo un cieco non saprebbe vederla.
Tema: Descrivi un weekend di metà Luglio trascorso interamente a lavorare (sabato fino alle 23.30, per gradire), in modo brillante e divertente, e senza lamentarti.
Metti una sera che non è neanche mettà Luglio, che la tua squadra vince i mondiali una domenica sera che passi su e giù dalla radio a un maxischermo con gli amici, la birra sempre in mano, i nomi dei giocatori inspiegabilmente in testa e la battuta da bar sport che per una volta sembra sempre la cosa più intelligente da dire [per una volta tutte le volte] metti una sera che dei miliardari con un neurone solo sponsorizzato dalla marca di minerale sbagliata e conti in banca che il 98% d'Italia in tutta la sua vita mai si sognerà, giocare e segnare come se davvero, per una sera, quella fosse la cosa più importante metti un weekend cominciato con un venerdì sera in una diretta radiofonica solitaria di più di 4 ore e mezza in cui succede di tutto, continuato con una giornata di lavoro (è sabato? no, per chi vuole non è mai sabato), proseguito in una stazione balneare per vecchi e bambini a mangiare pesce e discutere, signora mia, dell'occupazione in Italia, e infine finita sui viali, mentre torni a casa vedendo intorno a te le scene più assurde della tua vita, i viali intasati di sbandieratori a piedi che fanno torello alle macchine, portabagagli aperti e pieni di gente che festeggia O limona o festeggia E limona avvolta nel tricolore, mentre i clacson continuano a essere carichi (e sono passate ORE), e tutti (nessuno) si parlano da un'auto all'altra come se fosse solo questa la volta in cui ha qualcosa da dire (sempre quello) a degli sconosciuti che sembrano sorridere dal lunotto un po' sporco metti che il potere di una tale irrazionalità è prezioso e fa paura, ha un che di magnetico, e contemporaneamente quasi scompare di fronte alle affermazioni dei no dai giuro io ne sono immune e non so neanche come si chiama, non lo so ma muoio dalla voglia di sentirmi parte di questo, che è qualcosa, ed è questo, ed è stupido, ma è quel che c'è, e alla fine, sommesso, forza italia like you mean it .
Se passi buona parte di una radiosa domenica pomeriggio di metà Giugno chiuso in casa a sgrassare la cucina con Cillit Bang, buttando al vento con colpevole quanto non richiesta vocazione al martirio la metà precisa delle tue possibilità settimanali di mettere il naso all'aria aperta mentre il sole è ancora (o già) alto nel cielo, può essere che ci sia qualcosa che non va.
Ehi.
Questo weekend sono stato a Milano. La città della moda e del design, sì.
Se penso al 25 Aprile, la prima cosa che mi viene in mente è il maestro anziano e zoppo che, quando ero in quarta elementare, una mattina di Aprile portò la mia classe a vedere la Linea Gotica. Usciti festanti dalle mura di scuola come in tutte le gite, invece che in mezzo alla solita noiosa trafila di monumenti ci ritrovammo in cima a un crinale perso nella campagna da qualche parte lungo la valle del Foglia. Tutti ci aspettavamo di vedere un muro, delle trincee, qualcuno sussurrava ci potessero essere anche i resti di qualche carroarmato e magari anche qualche aereo; invece solo colline verdi e un po' selvagge a vista d'occhio, paesini di quattro case, strade dalle geometrie fantasiose e campi di erba medica. Abituato com'ero ai racconti della Guerra con la G maiuscola di mio nonno, partigiano deportato in un campo di prigionia in Germania e rimasto disperso là per qualcosa come due anni prima di riuscire, dopo un sacco di avventure, a tornare rocambolescamente in patria, il placido paesaggio rurale della Linea Gotica mi sembrava un po' deludente. E un po' sorprendente.
Se ci fate caso, la religione è un argomento che nei blog non si affronta mai, con pochissime eccezioni. Anche nella vita di tutti i giorni (la mia, almeno) è una sfera che viene toccata raramente; di solito se ne parla solo quando c'è di mezzo la politica e c'è da prendere qualche decisione che ha a che fare con i massimi sistemi, altrimenti quasi nessuno -cattolico e meno- la tira mai fuori. Per molti, ovvi, motivi.

ho sempre trovato molto ingiusto il fatto che tutti da bambini ti scrivano, e che appena scoprono che non esisti lascino perdere e rivolgano le loro richieste alle autorità competenti, di solito dotate di portafoglio e patria potestà. E' così noioso fare richieste direttamente a chi può soddisfarle, non c'è gusto. Prendi il blog: il gusto è tutto nel parlare al vento; il resto lo si potrebbe scrivere su un diario e in una manciata di mail. Ma vuoi mettere il piacere di un sanno vecchio Message in a bottle?