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Colpevolmente non avevo ancora linkato lo spettacolare video di The Whale Song dei Modest Mouse, il mio pezzo preferito dalla recente raccolta di recenti B-sides No one's first and you are next (di cui parlavo già qui). Un delirio visivo di altissima qualità con un concept visionario e ambizioso che ben si addice alla band di Isaac Brock.
After entering his personal sanctuary, an artist is presented with a hand-crafted drawing tool that assists him in materializing his mental impressions. The machine discharges his thoughts as an endless web of yarn that guides him through his physical thoughts. The story progresses to reveal that he is divided between two worlds, one of dull reality and the second of warped memories. In the process of finding a way out of his consciousness, he is trapped between the two competing spaces, which eventually inflict lethal damage, acting as metaphors to self-destruction. [#]
Tutte le info sul making of sul sito del regista Nando Costa, foto di scena qui e qui.
Straordinario come siamo abituati ai familiari, innaturali, vincoli dei formati delle comuni inquadrature fotografiche e cinematografiche, e come cambiare queste coordinate risulti strano, sovversivo e quasi violento. Dev'essere stata la stessa cosa che ha pensato Blair Neil, autore di questo splendido fan video nello stranissimo formato verticale dei nove sedicesimi per Clover, gran pezzo dal bel disco solista di Brent Knopf dei Menomena pubblicato con il nome Ramona Falls. La bellezza della canzone aiuta, ma è il formato del video a fare la differenza.
Quindi come fare? Semplice: eliminandoli.
Avete mai notato che negli horror i cellulari non prendono mai? Guardare questo impressionante montaggio per credere:
La prima cosa che ti viene in mente guardando Human skateboard, video in stop-motion firmato Sneax Shoes Video è che girarlo non dev'essere stato proprio piacevole. Per quello sotto, essenzialmente.
Già vincitore di una sfilza di premi come migliore cortometraggio animato a vari festival australiani, The Cat Piano è un piccolo gioiello di animazione e di narrazione. Dietro c'è il team di The People's Republic of Animation, mentre la voce, inconfondibile, è quella di Nick Cave.
Prendetevi dieci minuti, e buona visione.
Pop Topoi (già citato a suo tempo per il memorabile, cattivvissimo, post sulla sfaccettatissima Syria) sottopone l'indie italiano al trattamento Frangetta.
Un paio di buone idee ci sono, ma ci si fa l'impressione che la scena indie sia tutta composta da lettori di questo blog (che infatti è citato): fan dei Lego, di Mad Men e di Gossip Girl. Per vostra fortuna la realtà è un po' diversa.
King Rat by Modest Mouse,
directed by Heath "Joker" Ledger.
Le foto qua sopra (clicca per ingrandire) sono state scattate nei giorni scorsi in un celebre indie club nostrano, che è stato sede del set di riprese di un serial tv italico, in questo caso eccezionalmente ambientato nel mondo della musica (metal, a occhio).
Chissà se qualcuno di voi riconosce il posto (è difficile, lo so) o intravede nelle foto uno dei due registi della serie, il celebre autore, o il nobile comprimario conciato come uno dei Kiss («BBBBBBBuuu...»). Difficile, eh?
[grazie a D. per le foto]

Non lo diciamo solo noi ma quasi tutte le riviste e i siti del settore e non: Pronti al peggio, la web tv dedicata alla musica indipendente italiana è stata una delle novità più belle nel panorama nostrano da un po' di tempo a questa parte. Partendo da una serie di idee tutt'altro che originali, ma mettendo in campo una realizzazione tecnica eccezionale, una notevole capacità di scovare contesti significativi e la furbizia di chi guarda anche fuori oltre che dentro il solito orticello, il suo creatore Andrea Girolami (nome e faccia nota da tempo a chi bazzica la musica italiana e il web e il web che parla di musica) è riuscito a superare le perplessità iniziali di tanti e a mettere in piedi un prodotto di grande valore, complice il supporto del marchio Vitaminic.
Dalla settimana scorsa Pronti al peggio è uscito dalle proprie pagine per invadere quelle di un po' di siti e blog amici con gli out-take inediti delle sessioni già pubblicate. Potevamo sottrarci all'opportunità di ospitare anche noi uno dei loro ottimi video? Giammai.
Soprattutto quando ci sono stati offerti su un piatto d'argento (in esclusiva su queste pagine per 24 ore) i Settlefish che suonano The boy and the light (partendo con un accenno di Doors, chi l'avrebbe mai detto) camminando per Via dell'Archiginnasio tra gli sguardi allibiti degli umarells e delle zdaure.
Girolami e Pronti al Peggio saranno anche tra i protagonisti di oggi di Impronte digitali, il nuovo spazio settimanale dedicato al web e alle tecnologie all'interno di Talk Radio, il magazine di informazione di Radio Città Fujiko, condotto da Filippo Piredda e con lo zampino del sottoscritto.
Oggi intorno alle 19.10 sui 103.1 FM a Bologna e dintorni, oppure in streaming.
Entomo è un trentenne di Napoli che si veste da super-eroe e va in giro la notte a segnalare gli eventuali crimini in cui si imbatte. Fa una ronda da solo, insomma (e la stampa ci è andata a nozze). Il simbolo è una sigma un po' perché "I sum up all the powerful, silent and venomous small creatures inhabiting this world. SIGMA, because I'm a synthesis, the human-like swansong of millions of races" (secondo il suo myspace); un po' perché sembra una "E" (secondo me). Dice di avere riflessi sovrannaturali e un'abilità mentale dal curioso nome di "parallelogramma".
L'idea di raccogliere i pareri di persone di un'altra generazione sulla musica pop e rock contemporanea è tutt'altro che nuova. Ricordo uno dei primi numeri dell'edizione italiana di Rolling Stone, in cui c'erano anziane maestre di musica che recensivano non so più cosa; ma forse in qualche libro ho letto che l'aveva già fatto qualcuno con il punk, sottoposto, nel suo periodo d'oro, ad attempate e inorridite ladies britanniche.
Di recente sono arrivati anche i puntuali pareri in maceratese di mamma Fiorella in Pronti al Peggio, ma solo oggi (grazie a Gorilla VS Bear) ho scoperto lo spettacolare Breakfast at Sulimay's, in cui degli allucinatissimi vecchietti un po' rincoglioniti di Philadelphia si trovani alle prese con canzoni più o meno alternative da recensire (quando non gli fanno direttamente intervistare delle band, come i Fuck Buttons). Sentite cosa hanno da dire sui Blood Brothers, Peter Bjorn & John o Beirut, o i loro sboccatissimi pareri sui Thermals, Joanna Newsom, Pitchfork e i Decemberists. o le acide lamentele quando si trovano alle prese Santogold, i Portishead e i Death Cab for Cutie.
E, qua sotto, guardate cosa dicono dell'osannatissimo Merryweather post pavillon degli Animal Collective (proprio in questi giorni in tour in Italia): «I'm starting to get an headache», «I doubt that this group is not gonna get very far from Baltimore, Maryland» e così via.
Abbiamo trovato dei nuovi critici musicali di riferimento.
Uòlter si è ritirato da appena una settimana, e già non ne parla più nessuno.
Ma a noi piace ricordarlo così, con la sua milgiore parodia ad opera di Corrado Guzzanti, da Millenovecentonovantadieci:
(ritrovato via)
Ho aspettato un po' a pubblicarlo perchè prima volevo avere il tempo per guardarle tutte e decidere quale fosse la migliore. Ora ho raggiunto il verdetto: la migliore versione di Urca Urca Tirulero (Robin Hood e Little John van per la foresta - in originale Oo De Lally) è sicuramente quella in Catalano, intitolata Durul·lari:
Waxy ha raccolto in un post tutte le versioni in lingue differenti che è riuscito a trovarae, e il risultato finale è strepitoso (fa morire anche solo leggere i titoli: Oo de Lally, Tirly Tirly Truly Truly, Jodeladie Jodelee, O-La-Ri-Lo-Le...). Se poi spingete Play in tutte contemporaneamente...
Domona Lisa, l'impressionante Monna Lisa in versione domino.
Greg Laswell - How the day sounds.
Gran canzone e gran video, starring Elija 'Frodo' Woods, girato nel Soda Pop Stop di Los Angeles. Come dice un commento su Vimeo: a cosa servono gli effetti speciali, quando la semplicità è giò perfetta?
Fantastico video in stop motion: Revamped Graphic Equalizer. E non guarderete più il vostro hi-fi con gli stessi occhi.
Dalla spettacolare gallery Amazing cityscape art made from unusual objects:
San Francisco fatta di gelatina (di Liz Hickok)
Cityscape II (di Grace Grothaus)
Unreal Scene (di Liu Jianhua)
Bonus (fotografato dal sottoscritto alla Biennale Arte di Venezia l'anno scorso):
L'ombra del profilo di New York City (pre 11 Settembre) proiettata da una serie di casse di stereo
(non ricordo il titolo e l'autore, ma magari qualcuno di voi sì)
Jake Shimabukuro - While my guitar gently weeps (Ukulele version)
Brividi. (via)
E' probabile che abbiate già incrociato il nome di Little Boots, anche se non lo sapete.
Qualcuno l'ha conosciuta con le sue prime canzoni, qualcuno ne ha ammirato il canale YouTube pieno di versioni live fatte in casa, qualcuno ha letto il suo nome per la prima volta tra i 50 della Cool List 2008 di NME.
A me, come a molti, sono piaciute soprattutto le sue curiose e adorabili versioni di due dei singoli dell'anno (Time to pretend degli MGMT e Ready for the floor degli Hot Chip) suonate con il curioso e adorabile Tenori-on (un incrocio tra una tastiera Casio e un Sapientino), e spero che anche le sue canzoni passino presto da innocuo elettro-pop a piccole perle di bassa fedeltà fatte in casa.
Guardate i video e capirete cosa intendo. E innamoratevi, anche.
Little Boots - Stuck on repeat (ZShare MP3)
Scoperto il mistero della (perenne) crisi del Partito Democratico (ci voleva tanto, direte voi): senza parole.
[recuperato la settimana scorsa da Blob e messo online da Dr. Shoum]
[il titolo del post invece viene da Spinoza]
Chan Marshall, meglio nota come Cat Power, cucina le patate dolci al forno, ospite in video su Oh-Audrey.com (una specie di Antonella Clerici del web). Se vi interessa, la ricetta è anche in versione testuale. (via)
[evitiamo gli ovvi commenti sull'inarrestabile imborghesimento della cara Chan. Ormai è cosa nota. E un po' triste]
Lettura consigliata:
Kara Zuaro - I like food, food tastes good
Musica e cucina: l'abbinata è vincente. In questo libro più di 100 musicisti indipendenti segnalano e spiegano la loro ricetta, dai Kings of Convenience ai Death Cab for Cutie, dagli Okkervil River agli Interpol, dai Violent Femmes ai Descendents (da un cui verso prende titolo il libro). Comprato a NYC mesi fa, testato e approvato. Curioso, e pure utile.
Lettura sconsigliata:
Alex Kapranos - Rock Restaurant
Come ho scritto su Anobii: «Canti bene e magari sei anche un bravo cuoco, ma come scrittore lasciamo perdere». Il leader dei Franz Ferdinand -ex cuoco- racconta il cibo e i ristoranti dal mondo visti durante i suoi tour con la band. Poche idee, poco originali, e espresse in modo per nulla memorabile. Passate oltre.
Soundtrack dai bei tempi che furono:
Cat Power - Wonderwall (Oasis cover) (MP3)


Nei periodi di crisi succede quasi sempre: tanto la società va in malora, quanto in tv satire e imitazioni la fanno da padrone, raggiungendo livelli di grande qualità. Penso al Brunetta di Crozza, alla Gelminipimer della Cortellesi (ma anche -benchè centri poco- alla risposta a Giusy Ferreri di Checco Zalone che segnalava ieri Simona) , che nell'era di YouTube anche chi guarda poco la tv come il sottoscritto può recuperare senza troppi problemi.
La vetta secondo me l'ha toccata Neri Marcorè la scorsa settimana a Parla con me, con una strepitosa interpretazione della Binetti, posseduta dalle mille anime del PD e da alcune citazioni che mi hanno fatto rotolare dalle risate.
E ora preghiamo tutti con la preghiera che Ruini ci ha insegnato:
Casini nostro che sei nel centro
Opus dei che sei con la CEI
Sia santificata Famiglia Cristiana
Venga l'esenzione ICI
Sia fatta la volontà dell'Osservatore Romano
Come alla radio così in tv
Dacci oggi il tuo veto quotidiano
E rimetti a noi i nostri debiti
Come noi li rimettiamo l'8 per mille
E non ci indurre in tentazione di spostarci anche poco, anche poco poco poco, anche pochissimo, neanche una 'nticchia a sinisttra
Ma liberaci dalle sentenze della Cassazione
Amen

Valerie Plame è la canzone dei Decemberists che apre il bellissimo Always the bridesmaid, trio di singoli pubblicati dalla band di Portland. Una dolce attesa prima del loro quinto album Hazards of love, in uscita ad Aprile, per la seconda volta sotto l'egida della Capitol. Sei canzoni che segnano un ritorno alle sonorità di Picaresque, dicono alcuni - o addirittura dei due primi album. Staremo a vedere. Per quanto mi riguarda, personalmente, Meloy e soci hanno raggiunto risultati tali che ogni delusione non sarebbe che relativa, all'interno di un amore cieco e incondizionato. Ma è un problema mio.
Nel frattempo, tutti si chiedono, chi è Valerie Plame?
Valerie Plame: ma è davvero quello il suo nome? Se proprio vogliamo metterla giù dura, il nome esatto della bella signora bionda nella fotografia è Valerie Elis Plame Wilson, tenendo conto del cognome del marito Joseph C. Wilson, l'ex ambasciatore del Gabon e di São Tomé. E costei è la protagonista di una tra le vicende politiche più note del decennio negli states: il cosiddetto Plame affair o Plamegate.
Per farla breve (ché è una faccenda lunga e complicata) nel Luglio del 2003 Wilson scrive un corsivo nel New York Times intitolato "What I didn't find in Africa". Il succo dell'articolo è: le dichiarazioni dell'amministrazione Bush riguardo ai rapporti "plutonici" tra Niger e Iraq, tra le principali giustificazioni dell'intervento militare nel paese asiatico, erano semplicemente esagerate e inaffidabili. Qualche giorno dopo, il noto giornalista conservatore Robert Novak scrive un articolo nel Washington Post in cui, rispondendo alle precedenti accuse di Wilson, diceva, tra le altre cose, che Valerie Plame, la moglie di Wilson, era un'agente della CIA sotto copertura.
Oops.
Come l'informazione fosse arrivata a Novak, e di seguito al pubblico dominio, è successivamente al centro di uno degli scandali di spionaggio più imponenti della storia americana. Che portò alla condanna di Irve Lewis Libby, detto Scooter. Giuro. Scooter: chi era costui? Non altro che il capo delo staff di Dick Cheney. Ah, ecco. Ostruzione della giustizia, spergiuro, falsa testimonianza ad agenti federali. Uno dice, in galera e buttano via la chiave. Nah. Due anni di condanna. Che divennero due anni di libertà condizionata e una notevole multa in denaro. Toh, guarda.
Tre anni più tardi, nel Luglio del 2006, Joseph Wilson e Valerie Plame (la cui carriera nella CIA era ovviamente terminata nel momento in cui la sua copertura era stata sputtanata) sporsero una denuncia civile nei confronti di Scooter, del vicepresidente Dick Cheney, e dell'allora vice capo dello staff di Bush, il rubicondo e viscido Karl Rove, per il loro ruolo nello sputtanamento in questione. Il giudice incaricato archiviò la causa. Per capirci, a Robert Novak non hanno nemmeno detto bif, anche se ora sta morendo per un cancro al cervello.
Tutto qui? E Valerie? La nostra cara Valerie Plame? Ha scritto un libro, è uscito un anno esatto fa, e si intitola Fair Game: My Life as a Spy, My Betrayal by the White House. E visto che in America l'occasione fa l'uomo ladro, pur essendo un paese dove possono far saltare la copertura di un agente della CIA per vendetta politica senza che nessuno si faccia un giorno di carcere, qualche tempo fa i coniugi Wilson hanno annunciato la loro collaborazione come consulenti a una sceneggiatura di un film tratto dal libro.
E dicono che Valerie Plame sarà interpretata da Nicole Kidman.
If that really is her name. Oh, yes, it is.
The Decemberists - Valerie Plame (MP3)
The Decemberists - Valerie Plame (live @ Daily Show with Jon Stewart) (video streaming)
Fino ad oggi non avevo mai sentito parlare di Jean Shin. Poi, a distanza di 5 minuti, sono incappato in due sue opere d'arte diverse su siti diversi (pubblicate, tra l'altro, per motivi diversi) e sono rimasto colpito.
Sound Wave è un'onda gigantesca fatta di vinili, bellissima per quello che rappresenta ma anche un po' spaventosa, tutta nera e tagliente com'è. E' in mostra al Museum of Arts and Design di NYC per l'esposizione Second lives (articolo del New York Times), dedicata alle opere che immaginano una seconda vita per i vecchi oggetti "riciclati". Concetto tutt'altro che nuovo, ma sempre in grado di regalare più di una suggestione.
Textile è quasi uguale ma anche molto diversa. Non c'entra nulla con la mostra di cui sopra (sta al Fabric Workshop and Museum di Philadelphia), e il mare di tasti cha la compone è interattivo e per niente casuale. Così, oltre a rispondere alle azioni dei suoi spettatori (che possono scrivere dei messaggi), i suoi tasti raccontano una storia, componendo in sequenza tutti i testi delle e-mail scambiate tra la sua autrice e i suoi fabbricanti manuali a proposito della creazione dell'opera. Che così facendo racconta se stessa.
[e per un concetto un po' diverso con una realizzazione simile c'è anche Key Promises. Promesse infrante nei tasti di una tastiera. Io, ad esempio, ho sempre trovato un po' sinistro il tasto Control]
Dopo le palline di Josè Gonzalez, i palazzi di vernice e i conigli di pongo, ecco Domino City, la nuova pubblicità del Sony Bravia (già visto mille volte su questo blog). La musica, se ve lo steste chiedendo, è scritta da un ignoto tizio di Singapore e cantata dal leader di un'ignota band di Los Angeles. Niente di speciale, forse, ma non è poi male.

_perché stasera alle 21.00 ricomincia Get Black!, la trasmissione in onda tutti i venerdì sui 103.1 di Radio Città Fujiko a Bologna (e in streaming, per i fuori sede, da qui).
_perché stasera scoprirete la notizia di cui si parlerà in tutta la blogosfera per i prossimi 10 giorni. La vignetta di Biani? Cazzate. Il fidanzato della Lucarelli? N-i-e-n-t-e. La nuova serie di Gossip Girl? Sciocchezze da bambini. Siateci, stasera, così domani potrete parlarne a ragion sentita.



Un buon modo per passare qualche minuto in questo ennesimo principio di settimana che non finirà mai: Misheard Lyrics, il trend di youTube che porta i musicofili annoiati in giro per il mondo a creare piccoli montaggi video che illustrano i testi volutamente fraintesi di alcuni grandi pezzi del pop e del rock.
Imperdibile il classico dei biascicamenti Yellow Ledbetter dei Pearl Jam (da confrontare con quest'altra versione), ma notevoli anche Toxic di Britney Spears e Smells like teen spirit dei Nirvana.
Potato wave a tutti.
[Come al solito ci facciamo sempre rivendere il nostro passato: Figlio dei manga di Io, Carlo è l'ennesima operazione nostalgia andata a buon fine, che snocciola ovvi riferimenti fumettistici anni '80 per i venti- e trenta-qualcosa su una base elettropop mentre il video user generated imbottito di memorabilia della nostra infanzia fa il resto. La canzone è irresistibile ma fa schifo, e l'operazione è talmente squallida che non merita di essere commentata. Il video invece, lo sto riguardando col repeat. La pista Polistil! Gli zainetti Invicta! L'album dei calciatori! Le bici da cross! La sveglia del Mulino Bianco! (lo abbattono)]
[via]
La prima volta che ho visto l'eccellente video-shock di Stress dei Jus†ice (ero a New York a casa di Matte) ho pensato, come tutti, ai Prodigy di Smack my bitch up, ma anche ad Arancia Meccanica, a certi film orientali che ti sbattono in faccia l'ultraviolenza sperando di ottenere almeno una minima reazione, e ovviamente -visto dov'ero- alle soggettive frenetiche e catastrofiche di Cloverfield.
Questa parodia, brillante già dal modo in cui gioca col nome della band (che diventa «Justesse»), è filologica fin nella minima inquadratura, quindi -per converso- mi fa pensare al leggendario Hollywood Party dei Broncoviz. Non gli si poteva chiedere di più, direi.
(grazie a L. per la dritta)
Da McSweeney's, vista su Giavasan:
(se non siete almeno alla quarta serie di Lost non leggete oltre)
THE OPENING ACT FROM THE ORIGINAL, UNUSED TELEPLAY OF LOST'S PILOT EPISODE
JACK: OK, everyone, gather round. I'm Jack. We crashed on this island. I'm kind of an alcoholic, and I had a really complicated relationship with my father, Christian, who was also an alcoholic.
CLAIRE: Christian Shepherd? That's my dad, too!
JACK: No way!
SAWYER: Oh, yeah, I know that guy, too. I met him at a bar. He's proud of you.
JACK: You met my dad?
SAWYER: Yeah, I met him right before I killed this guy I thought had ruined my life as a child. He was a con man who went by "Sawyer" and had an affair with my mother and then my dad found out and killed her and himself. It was ugly.
LOCKE: No way! That sounds just like my dad! He stole my kidney and then paralyzed me.
KATE: Paralyzed people can't walk.
LOCKE: Don't tell me what I can't do! I can walk now, obviously. I think this island is magic or something crazy like that.
KATE: Know what else is crazy? I killed my stepdad, who was actually my dad, by blowing up the house he was in. Then I went on the run for a long time. That marshall guy that's dying there was taking me to the U.S. to put me in jail.
(The "monster noise" is heard in the jungle.)
CHARLIE: What was that, mates?
HURLEY: I think it was a monster made of smoke that's floating around for some reason.
(continua)
Ousiders ha riesumato la mitica Telenovela piemontese.
Assolutamente imperdibile.
Qua da noi non è ancora uscito (nè è nota la data di uscita, credo), ma nel resto del mondo l'ultimo film di Michel Gondry Be kind the rewind ha dato il via già da un po' a un fenomeno curioso: così come i protagonisti del film girano delle versioni tarocche e molto lo-fi dei film del loro videonoleggio (qui, ad esempio, c'è la loro versione dei Ghostbusters), così là fuori è pieno di gente con troppo tempo libero che crea versioni «sweded» (chissà se da noi lo tradurranno «svedesate») di celebri film. Un mesetto fa su YouTube ha avuto una certa fama una sgarrupatissima versione di Star Wars, ma ieri mi ha davvero conquistato il sontuoso ed assolutamente esilarante remake de La compagnia dell'anello che trovate qua sotto (via). Se non vi basta (ma a quel punto forse dovreste farvi vedere da uno bravo), qui e qui c'è pure la versione extended.
Se poi qualcuno ha voglia di girare una versione sweded di Casablanca, io ci sto. Però il ruolo di Humphrey Bogart lo faccio io.
Sempre più spudorati, per il loro nuovo video gli LCD Soundsystem omaggiano (o, se preferite, plagiano) là dove avevano già omaggiato (plagiato). Dividono i puristi, entusiasmano gli altri (io continuo ad andare fuori di testa; ma io non ne capisco niente, si sa), ma ormai sono oltre, e chi li prende più.
LCD Soundsystem - Big Ideas (video edit) (MP3)
La copertina di Parco Sempione, nuovo sfolgorante singolo di Elio e le Storie Tese è un rebus (9, 6, 2, 5; facilissimo), nonchè l'ennesimo tassello di un mosaico che unisce la piaga dei bonghisti, l'Ecopass, la crew di Maccio Capatonda, la politica ambientale dell'amministrazione di Milano, l'Africa, le «torte di fumo» e The ring. Qui sotto il video, opera di genio dell'indimenticabile regista Pelo Ponneso.
[grazie a Pelodia]
Persepolitica - Ero curioso di vedere come e se avrebbe reso in versione cinematografica Persepolis, pluripremiato meraviglioso fumetto dell'autrice iraniana Marjane Satrapi, e dopo la proiezione in anteprima di ieri sera lo so: benissimo. L'animazione 'povera' (unica soluzione praticabile nel caso di un tratto così particolare) funziona alla perfezione, la non-storia (più un susseguirsi di episodi che un plot vero e proprio) procede senza affanni, il doppiaggio della Cortellesi è -ovviamente- ottimo, e anche conoscendo bene il fumetto originale si ride e si piange a volontà. Raccomandato.
Uomini soli - Stasera a Get Black non sentirete neanche una voce femminile. Il sottoscritto e Fabio affronteranno, in teoria e in pratica, il tema di ciò che succede quando le donne sono lontane: frittatone con cipolla, familiare di Peroni gelata, rutto libero, perversioni tecnologiche, calcio, e tutto il resto. Dalle 21 sui 103.1 MHz i FM di Radio Città Fujiko, streaming (OGG hi-quality / MP3 mid-quality).
Quarantadue! - Attenzione particolare merita stasera il Quiz Black, il contest radiofonico semi-serio che ogni settimana vi regala i nostri cd, libri e dvd preferiti. Stavolta piatto ricchissimo: in onore della data di questa sera al Covo, vi regaleremo il 42 PACK, il mega-pacco che comprende praticamente tutte le produzioni della neonata 42 Records. Ci saranno Action please! dei Kobenhavn Store, Magic Powers dei Cat Claws, Last EP dei Fake P (in vinile!), spillette e adesivi in quantità, il tutto a chi nel corso della puntata ci sarà la risposta più creativa a questa domanda:
La 42 Records prende il nome dai surreali romanzi di Douglas Adams, in cui la risposta alla Domanda fondamentale sulla vita, l'universo e tutto quanto era appunto....42. A questo punto c'è uuna sola cosa da scoprire....qual è la domanda?
Le risposte più creative che ci arriveranno durante la puntata via mail all'indirizzo BLACK |X| GETBLACK.IT o via sms al 333 1809494 (i commenti non valgono, nè gli sms mandati prima delle 21) si accaparreranno il prezioso pacco. Poi ovviamente tutti al Covo, per il double bill di Fake P e Kobenhavn Store.
Lo temevamo, e ora sta succedendo davvero: le puntate stanno per finire.
Lo sciopero degli autori tv americani (le menti dietro i Simpson, i talk-show della sera, le serie tv su cui perdiamo le nostre serate) non accenna a terminare, e pressochè tutti i grandi network americani stanno già raschiando il fondo del barile e centellinano le poche primizie rimaste.
Dall'inizio dello sciopero sono passati un paio di mesi, e in questo lasso di tempo non è cambiato praticamente nulla. I talk-show si sono interrotti di botto (tranne Letterman, che ha fatto un accordo separato con i suoi autori ed è appena ripreso; lui evidentemente può), e le serie tv hanno sparato gli ultimi colpi che avevano in canna prima di interrompersi quasi tutte (ex abrupto o con finali tristi e affrettati posticci) a metà annata. E le poche serie che partono adesso (come Lost) nascono sotto una pessima stella.
Come tirare avanti all'interno di un panorama così fosco? Data la sempre agghiacciante qualità della programmazione dei canali tv nostrani, cosa guardare durante la cena, dopo Blob? Dovremo sostituire CSI con Distretto di polizia? Dr.House con Don Matteo?
[ci pensate che bello, se fossero gli sceneggiatori di fiction italiane a scioperare?]
La soluzione, con tutta evidenza, è una sola: R E C U P E R A R E.
Chi se l'è perse può partire dalle migliori serie dell'anno (la punta di diamante pressochè indiscussa Californication, l'ancora eccezionale Dr. House, la rutilante Chuck) e poi continuare con altri blockbuster altamente additivi come Heroes o Desperate Housewives, o con guilty pleasure adolescenziali come Gossip Girl.
Io -che con tutte queste serie sono in pari- al momento mi sto dedicando a Battlestar Galactica (su consiglio di Matte), che con le sue tre serie e passa mi terrà occupato per un po'; ero partito un po' scettico a causa del violento retrogusto StarTrekkoso, ma la serie mi sta rapidamente conquistando. Quando mi sento più faceto mi concedo l'improbabile saga della dinastia di miliardari di Dirty Sexy Money, e di recente l'ottimo pilota mi ha spinto a dedicarmi anche all'agrodolce Pushing Daisies.
Per dopo ho già in lista Dexter (di cui tutti dicono meraviglie) e, con più calma, The Office americano (che mi dicono essere un po' più accessibile dell'ostica versione inglese). Se lo sciopero dura ancora molto potrebbe essere l'occasione di colmare la lacuna di serie concluse ma acclamatissime come Arrested Development o Studio 60, ma è probabile che io mi stufi prima, e che decida di convertirmi al cinema russo degli anni '30, o al neorealismo, oppure alla nouvelle vague.
C'è anche la possibilità che io inizi ad apprezzare finalmente il gioco dei pacchi. Per allora, però, spero di essere morto.
[E voi? Consigli?]
[Le parole finali di Lost in translation rivelate. E mi sa proprio era meglio non saperle, e rimanere con in mente solo l'attacco di Just like honey...
SPOILER ALERT: Se non avete visto il film non cliccate su Play]
[Bjork + Michel Gondry = Declare Independence.
Nonostante io continui ad essere un devoto fan di Gondry e nonostante il pezzo sia l'unico che mi piace di Volta, tutto quello che mi viene in mente guardandolo è: Gli anni '90 sono finiti, sveglia..! ]
Se lo prendi come un film musicale (così è presentato, per lo più) Across the universe -il film di Julie Taymor interamente costruito sulle canzoni dei Beatles, da poco uscito nelle sale- è un film agghiacciante. La trama è un'accozzaglia di banalità da soap opera di terza serie, siparietti lisergici giustificati dall'ubiquo clichè anni '60, guest star (Bono, Joe Cocker, Salma Hayek) inutili e forse pure dannose e contorsioni di sceneggiatura utili solo ad inserire il maggior numero possibile di canzoni dei Beatles.
Se lo prendi come un musical, le cose migliorano un pochino: le performance vocali degli attori sono abbastanza decenti, gli arrangiamenti sufficientemente vari e personali, l'alternanza cantato/parlato ben bilanciata e le coreografie molto ben fatte.
Se lo prendi come una serie di video-clip di pezzi dei Beatles, però, Across the universe è decisamente un bel vedere. La Taymor, la cosa è nota, ha creatività da vendere, e il numero delle invenzioni che tira fuori per illustrare visivamente le canzoni e dar loro la sua chiave di lettura (tre esempi su tutti: With a little help from my friends, Strawberry fields forever e Happiness is a warm gun) è secondo solo al piacere del fan dei Beatles che gode per una messa in scena tanto curata e passa tutto il film a trattenersi dal cantare a squarciagola ogni singolo pezzo.
Peccato solo che questo dovrebbe -anche- essere un film, e le belle trovate da sole non bastano. Se però andate al cinema con l'idea giusta di quello che state per guardare, chissà, magari vi piace pure.
Rufus Wainwright - Across the universe (MP3)
[che non è nella colonna sonora di questo film ma in quella di I am Sam, altra opera Beatles-related. I brani della colonna sonora di Across the universe sono molto più trascurabili di questa bella -e insoltamente, visto il personaggio- sobria versione firmata da Rufus Wainwright]
[proprio quando, nell'ultima puntata USA, è proprio lupus...]
Si fa un gran parlare di YouTube, dello user-generated content, del «tutti ormai sono registi», del lo-fi digitale che ha ucciso il cinema indipendente. Ma basta imbattersi in La preziosa anima di Fausto, la più recente produzione della Zuip/Coma Film (gli stessi dietro il mitico, già linkato anni fa, L'invadenza di Azuzl) per avere ancora speranza: il cinema indipendente (meglio se dal sapore surreale, coltissimo ed ironico, e di ottima fattura tecnica) è vivo e lotta insieme a noi.
Zuip Film - La preziosa anima di Fausto (link > AVI o Mpeg)
Mentre vorrei capire se la iFiaschetta esiste davvero o se se l'è inventata Girolami durante una di quelle serate house che piacciono a lui -e mentre sono lieto di imbattermi pochissimo nel suddetto problema; non sono più l'animale notturno di una volta, e forse non lo sono mai stato- non posso non rimbalzare il già pluri-linkato spot della Guinness (firmato da Nicolai Fuglsig, già autore dello splendido spot delle palline del Sony Bravia) segnalatomi da Kekkoz. Ubriacarsi non è mai stato così difficile come oggi, signora mia.
E' divertente (o, a scelta, deprimente) notare come, in un paese non certo noto per la sua tradizione sindacale come gli States, lo sciopero che sta facendo di gran lunga parlare di più di sè sia quello degli autori televisivi.
L'ordine (o, a scelta, casta) che riunisce la folta schiera dei pennivendoli a cui dobbiamo tutte o quasi le poche cose del piccolo schermo che ancora seguiamo (dai talk-show stile David Letterman ai Simpson, fino ad arrivare alle millemila serie televisive dietro cui perdiamo le nostre nottate) ha incrociato le braccia da una decina di giorni, allo scopo di ottenere il rinnovo del contratto di categoria e di avere alcune garanzie assistenziali in più. Esotico quanto uno sciopero dei metalmeccanici o degli autoferrotranvieri, quindi, ma in linea di principio non meno condivisibile.
In attesa di capire se gli studios e i grandi network cederanno (o, più che altro, quanto ci metteranno a cedere), chi segue qualche serie in parallelo con gli States -come il sottoscritto- può aggrottare la fronte studiando questo schema pubblicato dal Los Angles Times che riassume la situazione dei principali programmi televisivi rispetto al numero di episodi che potranno essere realizzati fino all'esaurimento di testi e sceneggiature già portati a termine dagli autori.
Tempo qualche settimana, e i casi saranno due: o le serie rimarranno in sospeso (vi immaginate le proteste, e la quantità smisurata di soldi che i network perderanno?) o si inventeranno finali posticci e rocamboleschi, oppure a scrivere gli episodi ci si metterà la produzione o qualche banda di crumiri. Visto lo sfascio narrativo che molte serie hanno già in partenza, vi immaginate quanti casini riuscirebbero a fare? Masochisticamente, sono quasi curioso.
Però, pensateci. Magari sarà la volta che di Lost capiamo davvero qualcosa, oppure che il Dr. House incontra un caso semplice, che Heroes oltre alle trame inizia a copiare dagli X-men anche i dialoghi e i personaggi, e che di fianco alle Desperate Housewives si trasferisce un nuovo vicino senza orribili segreti nel suo passato. Per una volta. non sarebbe quasi liberatorio?
Era da un po' che non ridevo per segnalazioni così stupide eppure brillanti come quelle di Star Walls, il blog dedicato alle scritte sui muri (e affini). La cosa che merita di più sono i titoletti. Grazie a Mattia per la dritta.
[il titolo del post è una splendida scritta che c'era non lontano da casa mia fino a qualche anno fa. C'era tutto un filone sul tema, in giro per il quartiere]
Se cominciano con le singole versioni nazionali non ne usciremo più vivi. Nel mentre, però, godiamoci pure lo spot egiziano del Sony Bravia.
Palline > Vernice > Pongo > Fili.
C'era una volta The O.C..
Erano i primi anni del nuovo millennio, e dopo l'ingenuità so nineties di Beverly Hills 90210 e i piccoli intellettuali logorroici di Dawson's creek, noi spettatori completamente fuori età ma evidentemente non privi di un curioso mix di masochismo e conti mai chiusi con la nostra adolescenza avevamo bisogno di un nuovo teen serial a cui appassionarci.
Dal nulla spuntò fuori The O.C., una serie in cui il co-protagonista nerd ma hipster si dichiarava fan degli allora ignoti ai più (ma non a noi) Death Cab for Cutie, in cui fumetti fighissimi e film d'azione giapponesi venivano namedroppati con un'inquietante frequenza e in cui in una puntata della seconda serie suonavano nientemeno che i Modest Mouse. E nonostante l'infima qualità della sceneggiatura e la caratterizzazione dei personaggi vergognosamente monolitica, ci volle poco per farci cadere vittima delle vicende di Seth, Marissa e compagnia.
Ora, dopo una manciata di anni (il tempo di far passare l'hype, e far annegare la serie in un finale squallido e inglorioso), il suo creatore Jason Schwartz è tornato con una nuova creatura catodica pronta a trovare il suo posto nel sempre ricco pantheon dei serial generazionali.
La serie si chiama Gossip Girl, ed è qualcosa di molto simile a un incubo.
Se The O.C. vi sembrava fatuo e irreale, se vi irritava l'ambientazione lussuosa e patinata e le trame da lobotomia frontale, e se eravate oltremodo infastiditi dal disinvolto uso di musica di nobili origini come sottofondo a vicende tanto dementi, allora non provate neanche ad avvicinarvi a Gossip Girl. La ricca prole degli abitanti della contea californiana è stata sostituita dall'ancor più ricca (e assai più stilosa) prole degli abitanti dell'Upper East Side di Manhattan (con puntate alla più lontana -e ora trendyssima- Williamsburg, a Brooklyn), al posto delle spiagge ci sono le strade della Grande Mela, e il punto di vista non è più quello dell'outcast che nasconde un cuore d'oro Ryan Atwood, ma quello della fantomatica voce narrante che racconta le vicende dei personaggi sul suo blog Gossip Girl. [Sì, ho detto proprio blog. O tempora, o mores].
La storia è, se possibile, ancora più vacua di quella di The O.C.: feste, tradimenti, risse, blande storie di rivalsa sociale, genitori interpretati da attori che sembrano più giovani dei loro figli e melodrammi da 4 soldi che si esauriscono nel giro di 40 minuti. Come se non bastasse, c'è anche una qualche pretesa oltremodo cialtronica di farsi portavoce di uno zeitgeist in cui «You're nobody until you're talked about», che, al di là degli ovvi significati diretti agli spettatori in età appena post-puberale, potrebbe portare a captatio di nicchia (e, contemporaneamente, a vette di trash) decisamente sapide, fatte apposta per il pubblico più scafato (e adulto) che -sotto le mentite spoglie dell'occhio ironico e del guilty pleasure- sguazza in questo genere di serie.
E c'è anche la musica (sempre selezionata dall'influentissima Alexandra Patsavas), che è sempre (più o meno) la nostra: la prima puntata parte con le note di Young Folks di Peter, Bjorn & John, e più avanti si sentono Who made who, Feist, e The Bravery; senza però dimenticare che Pitchfork già da un po' ha sdoganato il pop commerciale, e che quindi un Justin Timberlake o una Rihanna sono ovviamente scelte irrinunciabili, che finiscono per risultare ancora più snob dell'artista indie di turno.
Riuscirà questo ennesimo passo verso l'abisso del nulla adolescenziale a competere con i classici del genere e a conquistarsi un post nel cuore delle varie fasce di età a cui mira? O è materiale buono solo per un post cerchiobottista che descrive con sguardo ironico e finamente distaccato qualcosa che evidentemente coinvolge anche lui? Ma poi, alla fine, ce ne importa davvero qualcosa? Solo il tempo lo dirà.
You know you love me,
Xoxo,
ink
[A latere: è stato dimostrato matematicamente che è sempre possibile risolvere un cubo di Rubik in minimo 26 mosse]
Non so per voi, ma per il sottoscritto è una grande notizia: il 27 Novembre esce Bender's Big Score, il primo di 4 lungometraggi (che usciranno in DVD) che riportano in vita la mai troppo rimpianta saga di Futurama. Già il trailer promette faville:
G L O R I A G L O R I A G L O R I A A L L ' I P N O R O S P O
Ricordate il nuovo spot del Sony Bravia di cui parlavamo circa un mesetto fa? Da oggi è online (qua sotto o qui, dietro le quinte qui). Paragonato alle palline rimbalzanti di Josè Gonzalez e alle esplosioni di colore orchestrali, secondo voi in che posizione sta?
Settimana calda, questa, per gli amanti delle serie tv. Dopo la rituale pausa estiva, che ha comunque visto l'inizio del brillante Californication (con un clamoroso David 'Fox Mulder' Duchovny nel ruolo dello scrittore fallito, sarcastico e scopatore), ora si riparte. Ieri l'altro è cominciata (con il piede sbagliato, secondo me; ma vabbè, non ne sono un gran fan quindi forse non sono la persona più adatta a parlarne) la seconda serie di Heroes, preceduta dal nuovo, promettente, Chuck. E se per Lost quest'anno dovremo aspettare fino a Febbraio, a brevissimo è comunque la volta di Desperate Housewives e, per chi li segue, Grey's Anatomy e Ugly betty. Ieri sera è invece cominciata la quarta serie dell'immarcescibile House, M.D. (da noi Dr. House), che per chi scrive è semplicemente una delle più belle serie TV mai prodotte.
Per celebrare l'evento, vi regalo la versione di Beautiful di Christina Aguilera rifatta nientemeno che da Elvis Costello appositamente per la serie TV, ed andata in onda (in versione parziale) in un episodio della quarta serie. Che vi devo dire, a me piace un sacco.
Elvis Costello - Beautiful (Christina Aguilera cover) (MP3)
IT Crowd è una delle serie TV più divertenti in cui mi sia imbattuto recentemente. Più sit-com (ha persino le risate in sottofondo) che serial, IT Crowd ha come protagonisti i due geeks (o «standard nerds», come si definiscono in una puntata) Moss e Roy e la loro maldestra responsabile Jen, ed è venata da un bizzarro mix di umorismo british (che flirta spesso con la demenzialità pura) e comicità geek. Guardare questa delirante parodia del celebre spot anti-pirateria «Non ruberesti mai un'auto..» per credere:
[Il titolo ovviamente è una citazione di questo]
Dopo le palline rimbalzanti lasciate cadere dalle vie di San Francisco e le esplosioni di vernice sui palazzi di Glasgow, per gli spot dei flatscreen Sony Bravia è la volta dei conigli di pongo per le vie di New York. Lo spot è stato girato un paio di settimane fa, e dovrebbe passare in tv da Ottobre. Qualche news sull'apposito sito (ancora, significativamente, in bianco e nero), un po' di foto qui e nella pagina dei wallpaper.
Dopo un lancio in grande stile negli States e in mezza Europa, e dopo aver suscitato reazioni piuttosto discordanti (molti convinti, ma anche molti delusi), tra qualche settimana -il 14 Settembre- esce anche da noi The Simpsons Movie, l'atteso lungometraggio sulla famiglia dalla pelle gialla più famosa del pianeta.
Tra i detrattori e gli estimatori del film io mi colloco più o meno a metà: nonostante faccia spesso ghignare abbondantemente (certo più degli episodi delle ultime serie), siamo lontani dalle vette di genialità dei migliori episodi classici e, parimenti, distanti dal valore di altre operazioni simili (come, ad esempio, l'imbattibile lungometraggio di South Park). In sostanza è un onesto e ben fatto episodio di lunghezza tripla, con alcune battute memorabili (le migliori sono quelle meta-cinematografiche) e un ritmo che non regge sempre un plot di questa durata. Ma alla fine sono i Simpson...cosa hanno bisogno di dimostrarci, ancora?
Per festeggiare l'imminente uscita del film, prendo in prestito da Best week ever (integrandola) questa lista di liste dei Simpson:
• Top 10 Simpsons Endings Of All Time (Best Week Ever)
• 21 Things I learnes about being a guy from the Simpsons (BachelorGuy)
• The Weirdest Stuff Homer Simpson Has Ever Eaten (Stuff)
• 10 gizmos for the Simpsons fan (PC Mag)
• The Best Simpsons Band Cameos Ever (Blender)
• Top 25 Simpsons Supporting Characters (Apropros of Something)
• Celebrity Cameos On The Simpsons Quiz Game (Radar)
• Greatest Guest Voices On The Simpsons (Bullz-Eye)
• The 10 Best Simpsons Vehicles (The Mags Report)
• The Top 12 Simpsons-Created Words (Cracked)
• The Most Obscure Simpsons Characters (Maxim)
• Top 10 Religious Episodes of The Simpsons (Beliefnet)
• Sexiest Ladies of The Simpsons (Maxim)
Niente male, questi The Forms: vengono da Brooklyn, suonano un indie-pop matematico che ricorda un po' il sound dei Pinback, e stanno per uscire con un secondo disco prodotto da Steve Albini. Soprattutto, però, tra le loro fila militano i gemelli Brendan e Jackson Kenny, immortali protagonisti del video in cui, in due, suonano la sigla di Beverly Hills 90210 con una sola chitarra:
[come bonus, impossibile non linkare di nuovo il classico strappalacrime dei Blume dedicato a Brandon Walsh, che rimane dannatamente geniale]
The Forms - Red Gun (MP3)
Blume - 90210 (MP3)
Da un paio di giorni sono in ferie e -come volevasi dimostrare- ora che avrei tutto il tempo del mondo per aggiornare questo posto con qualche contenuto decente, non ne ho affatto voglia; si vede proprio che mi sento in vacanza. Per dire: stamattina mi sono svegliato ancora prima del solito, sono uscito a fare una passeggiata al parco, e sono rientrato a casa all'ora a cui di solito ne esco assonnato. Una cosa che normalmente non mi sognerei di fare neanche di notte.
Prima di scomparire offline per qualche giorno (non temete, prima di ferragosto torno, anche se sospetto che per un po' il ritmo di aggiornamento sarà abbastanza rilassato), qualche segnalazione varia ed eventuale per chi ancora non è riuscito a fuggire dalle radiazioni degli schermi:
_Venerdì scorso i 4 cavalieri dell'Apocalisse di Get black (il sottoscritto, Fabio, Francesca e Offlaga Disco Max) si sono riuniti per il Season Finale della prima stagione dello show acromatico in onda tutti i venerdì sera su Radio Città Fujiko, con una puntata delirante dall'argomento perfettamente in tema con il periodo. Il venerdì precedente il tasso di delirio era stato ancora superiore, perchè c'era ospite Antonio e parlavamo (tra l'altro) degli 883 (dettagli e complimenti da Disorder - grazie!). Come al solito, il tutto è scaricabile nella pagina dei podcast. E, in radio, ci si rivede a fine mese in diretta dal gabbiotto della Festa nazionale dell'Unità.
_Come annunciato, il concerto degli Offlaga Disco Pax di sabato all'Hana-bi è stato preceduto dal set dei folgoranti Don Turbolento, che hanno confermato tutte le promesse contenute nel loro EP facendo ballare la folla con la loro electro suonata, un'ottima cover sintetica di I wanna be your dog e un paio di piccole hit come Spend the night on the floor e Take it up. Date retta a me, ne vedremo delle belle.
_Letture da ombrellone - fumetti: ho trovato Ferragosto di Luca Genovese più claustrofibico di quanto il titolo suggerirebbe, ma visto il periodo è una lettura consigliatissima, meglio se un torrido pomeriggio, in una città deserta. Se poi non l'avete ancora letta, l'Antologia Vol.2 degli amici di Selfcomics rimane un must.
_Letture da ombrellone - libri: finito il deludentissimo La pioggia prima che cada di Jonathan Coe, mi sono gettato nel noir Pessimi segnali di Enzo Fileno Carabba (per ora avvincente, anche se non esattamente il mio genere), e mi aspetta il pluri-consigliato Un giorno questo dolore ti sarà utile di Peter Cameron e Avverbi di Daniel Handler, comprato solo per la copertina di Daniel Clowes e perchè lui è il fisarmonicista dei Magnetic Fields. Vi saprò dire.
_Visioni da ombrellone: in saccoccia i pre-air dei piloti di Californication e Chuck, entrambi su consiglio di Colas. Anche qui, vi saprò dire.
_Ascolti da ombrellone: nessuno dei due è esattamente da ombrellone, ma nell'ultimo paio di giorni mi sono finalmente appassionato ad un paio di dischi a cui non avevo ancora dedicato il giusto spazio: The stage names degli Okkervil River (forse migliore anche di Black Sheep Boy?) e Spirit if di Kevin Drew, già boss dei Broken Social Scene; entrambi eccellenti.
Poi ci sono alcuni advance italici che anticipano un autunno che pare caldissimo (previste uscite di: Amari, Disco Drive, Trabant, My awesome mixtape, Settlefish, Amor Fou, Fake P, presto speriamo Vancouver e Don Turbolento e chissà cos'altro...), ma se ne riparlerà, eccome se se ne riparlerà...
_Vi lascio con il già pluri-linkato nuovo singolo di PJ Harvey, che anticipa il nuovo White Chalk, in uscita a fine Settembre. Una scelta spiazzante, che dà a una corta e ipnotica (narcotizzata, sarebbe meglio) ballata per piano il compito di promuovere un disco che pare essere tutto su questa linea: poca o niente chitarra, pezzi corti e non esattamente facili, molto intimismo e poco rock'n'roll. Con queste premesse sarebbe auspicabile un ritorno alle atmosfere del suo capolavoro To bring you my love, ma sospetto che saremo un po' più dalle parti dell'assai meno compiuto Is this desire?. Parecchi dettagli su Uncut.
PJ Harvey - When under ether (MP3)
[fotografato ieri sera in Via Indipendenza, a due passi da Piazza Maggiore. Strategia di marketing virale? Volantino di laurea? Velata campagna di protesta sociale? Semplice presa per il culo? Nel dubbio, anche se sarei curioso, io il numero non l'ho chiamato]
Prima di guardarlo, di Everything's gone green sapevo solo una cosa (ma ve la dico dopo). Per il resto non avevo mai sentito nominare il regista Paul Fox (che infatti ha diretto appena una manciata di film a me ignoti e un po' di episodi di serie Tv a me ignote), nè il protagonista Paulo Costanzo (che ha fatto un po' di teen movies di poco riguardo e interpretava il nipote del protagonista nello spin-off di Friends, Joey), non avevo letto recensioni di alcun genere nè il film mi era stato consigliato (è uscito negli Usa solo da un paio di mesi, e prima solo in Canada); insomma, non avevo assolutamente idea di cosa mi sarei dovuto aspettare.
Titoli di testa. Metropoli occidentale. Maschio quasi trentenne, WASP. Nel giro di un giorno per motivi futili perde casa, lavoro e ragazza, per lo più insoddisfacenti. Ha una famiglia bizzarra. Non sa cosa vuole dalla vita. Un paio di eventi curiosi. Un paio di incontri fatali ma irrisolti. Trova un nuovo lavoro. Conosce nuova gente. Guarda il mondo da un oblò, si annoia un po'. S'innamora, ma anche no. Fa i soldi. Si monta la testa, ma anche no. Finale. Titoli di coda.
Sembra ordinaria amministrazione, già. Il nuovo Garden State? La commedia indipendente che vince il Sundance ma che non piace neanche alla sua giuria? Muccino, magari?
Macchè: Coupland. Everything's gone green è il primo film interamente scritto da Douglas Coupland.
Di film su trentenni che non sanno cosa vogliono dalla vita ne abbiamo visti a decine, e di solito fanno schifo. Alcuni hanno qualche buona idea, o la colonna sonora giusta, oppure sono semplicemente ben fatti; e anche se siamo ben consci del loro valore, basta poco per rispecchiarcisi e attribuirgli un valore superiore a quello che hanno. Funzona così.
La cosa che stupisce è che un nome leggendario come Coupland, già autore di 3/4 libri assolutamente fondamentali e di almeno altrettanti (i più recenti) progressivamente sempre più insoddisfacenti, scelga un genere così ritrito per il suo esordio come autore cinematografico.
Non che la sua penna non si veda. tutt'altro. Il film è pervaso (funestato, direbbe qualcuno) da parecchi temi cari alle sue produzioni più recenti: genitori che invecchiando diventano incoscenti come bambini (e finiscono per impegnarsi in strane coltivazioni nel seminterrato), Vancouver e la sua surreale abbondanza di set cinematografici, l'ossessione per le professioni bizzarre (ma che lavoro è il 'designer di campi da golf'?), la Cina e la mafia cinese, rapporti sessuali e sentimentali raccontati (e forse vissuti) nel modo meno sessuale che si possa immaginare, e così via. Coupland che cita Coupland, anche qui.
Ed esattamente come nel recente JPod (del quale, peraltro, è in preparazione nientemeno che una serie Tv, che debutterà in Canada già il prossimi Gennaio; ho i brividi al solo pensiero), Coupland vuole strafare, e, mettendo troppa carne al fuoco, nella seconda parte del film rovina anche quanto di buono ha seminato nella prima metà.
Perchè, e questa è forse la scoperta più lieta di tutto Everything's gone green, la trasposizione dello stile letterario di Coupland sullo schermo funziona, e il suo spirito rimane intatto, perdendo in verve ma guadagnando in forza e nitidezza, nutrendosi dei paesaggi mozzafiato di Vancouver e dell'ottima recitazione dei protagonisti, per riuscire nell'impresa sempre improbabile di rendere su schermo le peculiarità di un autore sulla carta.
Come al solito le buone idee ci sono (alcune sono ottime, come le riflessioni sul rapporto col denaro, e forse anche col capitalismo, che delineano l'immagine di un Coupland quasi politico che mi incuriosisce molto), ma vengono progressivamente ignorate a favore di un intreccio confuso e piuttosto futile che sfocia in un finale dimenticabile che lascia l'amaro in bocca. Volendo vedere il bicchiere mezzo vuoto, la piega narrativa che stanno prendendo gli ultimi lavori di Coupland è inspiegabile e inquietante; concentrandosi sul bicchiere mezzo pieno, il Coupland cinematografico ha un suo perchè che in futuro potrebbe darci qualche soddisfazione. Chissà. Finchè continua coi titoli presi da canzoni inglesi degli anni '80, semaforo verde, siamo con lui.
Potrà sembrare una ballata acustica dal testo ironico e citazionista e di poche pretese, ma Overdosing with you, tratta dall'ultimo bel disco di Billie the vision and the dancers nasconde qualcosa in più. Non so bene perchè (o forse lo so), ma ho l'impressione che la foto che scatta (giochi di parole compresi) ritragga molti di noi in modo più preciso di quanto preferiremmo ammettere. Can you lend me a DVD box or sing me a lullaby?
Billie the vision & the dancers - Overdosing with you (MP3)
Come vi dicevo, non sono un grande frequentatore di festival. E da scarso frequentatore quale ero (e rimarrò), non ho mai sopportato quei report lunghissimi, post o articoli che siano, che infilano pareri su decine di band, raccontano delle code al bagno o della qualità della birra, e si perdono nei millemila dettagli che rendono questo tipo di esperienze tanto straordinarie (perchè lo sono) quanto impossibili da essere davvero raccontate. Poi sarà il decimo post del genere su cui vi imbattete, e io ho ancora un po' di pietà.
Mi concentro sui miei highlights personali tra i set che sono riuscito a vedere, con contributo fotografico e effetti speciali. Il resto, se vi interessa, ve lo racconto a voce.
Fujiya & Miyagi
Nerdance! Miyagi si presenta sul palco con un improbabile maglioncino a rombi, ma alla chitarra è uno slego. Fujiya sembra uscito da una biblioteca di fisica, ma le macchine che governa sono implacabili. & (sì, si chiama proprio '&'; sono in tre, non lo sapevate?) suona il basso, e basta, ma non serve altro. Partono circospetti, ma un pochi minuti la platea è già la loro, e si balla che è un piacere. L'impressione è di una band dalle potenzialità assai superiori a quelle che emergono dal pur ottimo Transparent Things, e solo nel live si riescono davvero ad apprezzare i serrati incastri matematici dei giri di chitarra con la voce, le abbondanti venature funky e dei beat che, anche se non sembra, funzionano anche sul dancefloor. A questi livelli, una sorpresa.
Justice
Intollerabili, insuperabili. La console è fronteggiata da una enorme croce illuminata, e circondata da un muro di amplificatori Marshall. Il duo francese sminuzza la pista con la grandeur e la violenza che gli sono proprie, e manda in delirio la folla che a quell'ora è lì solo per loro. Dopo un buon numero di scene surreali e una serie di acutocitazioni talmente spudorate da lasciare senza fiato, fuggo dalla calca, e assisto alla fine del set un po' in disparte, davanti al camioncino dei Churros. Eppure non riesco a smettere di muovere il piede.
The Apples in stereo
L'unico concerto col sole, e non a caso: la band di Robert Schneider è quella che ci fa davvero divertire. Più una ghenga di quarantenni in vacanza che una serie di nomi storici del collettivo Elephant Six, sembrano leggeri leggeri mentre la maestria sotto è tanta, e il confronto con gli altri pochi set del genere non dà adito a dubbi. Portateli in Italia, please. E fate risposare Schneider con la ex batterista Hilarie Sidney, così magari fanno pure Sunndal Song.
Modest Mouse
Non vi dico nulla, chè se v'interessavano li avete già visti a Roma o Bologna. Che probabilmente sono stati superiori come scaletta, durata, strumentazione e quasi tutto il resto. Ma la prima volta non si scorda mai, come lo sguardo spiritato di Isaac Brock o le dita veloci di Johnny Marr sulla chitarra. I was there.
Built to spill
Come sopra, con qualche problema tecnico in più, e un'umiltà che altre band della stessa statura si sognano. Sempre enormi.
Maximo Park (acoustic set)
Sacrificato il loro set ufficiale in favore dei Modest Mouse, mi sono accontentato delo showacase acustico pomeridiano, offerto dallo stand di MySpace all'interno della Merienda Warp. Poche canzoni, ma un vero spettacolo scoprirle quasi perfette anche nella semplice veste voce-e-chitarra. Paul Smith ha una T-shirt di Leonard Cohen, sembra un po' palestrato, sorride e dà davvero l'idea di essere uno simpatico. E Canta da Dio.
Smashing Pumpkins
Difficile prescindere dall'aria di baracconata che circonda il concerto: i mantelli argentati, la bandiera americana, l'intro sulle note di Suspiria sono tutte cose che sembrano fatte apposta per mettere alla prova il buon gusto del pubblico, e per condannare Corgan a mettere in scena il suo definitivo tramonto da qui all'eternità, come un Elvis degli anni '90. I pezzi nuovi (a parte il singolo Tarantula, che funziona) sono bruttini, ma sapientemente diluiti tra i vecchi classici sono inoffensivi. La scaletta contiene (quasi) tutto quello che serve. Rivoglio indietro la mia adolescenza, ora.
Menzioni d'onore:
_Grizzly Bear - sempre ispiratissimi, anche se rendono meglio nei piccoli club. Una certezza.
_The Fall - Mark E. Smith è insopportabile. Ancora e sempre un'icona.
_Band of Horses - dal vivo sanno davvero il fatto loro.
_Battles - chevvelodicoaffà.
_Architecture in Helsinki - ancora adorabilmente pasticcioni, ancora una piccola forza della natura.
_Wilco - sempre spettacolari.
[Altri report, ben più lunghi, da Max, Nin-Com-Pop, Colas e Giulia. Per un po' di video, ovviamente c'è YouTube che già straripa. Sappiamo tutti che questi link non vi servono perchè del Primavera ne avete già le palle ben piene, ma sono un completista, lo sapete]

Nonostante il buon senso (e ogni indizio) suggerisca che si tratti di una colossale stronzata nelle mani di sceneggiatori che da decine di puntate non sanno più che pesci pigliare, e nonostante la recente notizia ufficiale che annuncia che verranno prodotte altre tre serie del telefilm, il sottoscritto continua ad essere vittima della febbre di Lost. Di conseguenza, non posso non segnalare The ultimate Lost theory, lunga, complessa e aggiornatissima ipotesi che ricostruisce la storia dell'isola e dei suoi abitanti cercando di mettere insieme in modo sensato tutti o quasi i pezzi del puzzle. Un lavoro impressionante ed eccezionalmente plausbibile, che spinge a pensare che, se non era già questa l'idea di Lindelof, forse dovrebbe diventarlo ora. Occhio: se non siete in pari con l'edizione americana della serie (e quindi se non avete ancora visto l'episodio 3x20, The man behind the curtain) NON CLICCATE su quel link. Avvisati, eh.
Bonus: e se avete comunque visto l'ultima puntata (sempre la 3x20) , forse vi siete comunque persi questi 11 frame..
[io in effetti me li ero persi]

Grazie alla segnalazione di Andrea, ho passato buona parte del weekend a guardarei classici del cinema rifatti in 30 secondi in versione Bun-O-vision da quelli di Angry Alien. I miei preferiti sono Le Iene (qua sopra), Lo squalo, Casablanca, Shining e The Ring e i primi due Spider-man.
[Negli usa Grindhouse (2 episodi, con tanto di falsi trailer tra l'uno e l'altro) esce a breve; da noi chissà quando. Consoliamoci con la spettacolare gallery dei Favorite Movie Posters of Quentin Tarantino and Robert Rodriguez ]
Harry ti presento Sally? Mary Poppins? Siete proprio sicuri che siano delle commedie? Ma li avete guardati bene i trailer?
Jens Lekman - Your beat kicks back like death (MP3)
Non mi ero accorto che il pezzo che spesso negli ultimi anni ha aperto i concerti del cantautore svedese fosse una cover (della Cat Power-wannabe Scout Niblett). E' quel tipo di mantra che a forza di handclapping, melodie fischiettate e joy of repetition riesce a far perdere significato alle parole. «We're all gonna die», mica roba da niente. (via)
LCD Soundsystem - North American Scum video (MOV lo-fi / MOV hi-fi / myspace)
Vabbè le citazioni, ok il divertimento, perfetti gli effetti analogici invece che digitali, benissimo il retrofuturismo, ma Giacomino, mi hai fatto il video più brutto della tua carriera. Non volevamo che Sound of silver esordisse al numero uno? Proprio ora che il disco ne ha le carte e che i tempi sono maturi mandiamo tutto in vacca? Continuiamo così, a farci del male?
Laura Veirs - Pink Light (MP3)
La mia folkster occhialuta preferita torna ad Aprile con un nuovo disco (sempre per Nonesuch), e io non ne sapevo nulla. Ancora solo due pezzi resi pubblici, ma se è tutto così ho il sospetto che me lo ritroverò nella top 10 di fine anno, come nel 2005. L'altro pezzo non si chiamava appunto Cast a hook in me? (via)
Mark Ronson (feat. The Daptone Horns) - God put a smile upon your face (Coldplay instrumental cover) (MP3)
Ciao, sono Mark Ronson, forse vi ricorderete di me per l'ottima versione di Just che da sola teneva in piedi il disco di tributo ai Radiohead. Ora sta per uscire un disco tutto mio, Version, in cui mi diverto sempre ad inoculare robuste iniezioni di big band nel pop contemporaneo: ci sono Toxic, Apply some pressure (ne trovate un radio-rip da Max), Stop me if you think you've heard this one before (che forse però mi è venuta troppo soul), Oh my God e varie altre. E c'è questo pezzo dei Coldplay, che ora sembra uscito dalla colonna sonora di un film di James Bond. Chi l'avrebbe mai detto.
Art Brut - Nag nag nag nag (MP3)
Senza alcun costrutto come gli è proprio, mesi fa la band di Eddie Argos ha dato alle stampe un singolo citazionista e adolescenziale che ai primi ascolti sembra troppo quadrato rispetto alle vecchie produzioni della band, e andando avanti lo sembra troppo poco rispetto al riff classico che si ritrova. La risposta, come al solito, sta nel testo.
Chicks On Speed - MySpace (MP3)
Nello splendore della sua discubile qualità da myspace-rip, e in ritardo di mesi rispetto alla sua messa online, l'instant-song delle COS è un elettro-charleston con ritornello contagioso e testo stupido ("MySpace, YourSpace, WhoseSpace, is it? Let's switch on, drag and drop"). Non vedo l'ora che la pubblichino, per poterla ballare alzando gli occhi al cielo.
Future Pilot AKA (feat. Stuart Murdoch & Sarah Martin from Belle & Sebastian) - Eyes of Love (MP3)
Su Future Pilot AKA ricordo di aver letto anni fa un articolo di De Luca (a proposito, il 2007 è iniziato da un pezzo; torni?) che, a rileggerlo sentendo il disco nuovo, sembra parli completamente di un altro artista. Soprattutto a sentire la diabetica pop-song in cui ospita le voci dei Belle & Sebastian e che sembra uscita dai peggiori incubi dei detrattori dell'indiepop.

In un periodo in cui i concetti scarseggiano anche all'interno di un'intera carriera musicale (figuriamoci nelle singole canzoni), imbattersi in un concept album è una vertigine strana, a metà tra la sorpresa di chi vede una farfalla a Gennaio e la soddisfazione di chi trova il tesoro sepolto che stava cercando da tutta la vita. La vertigine è ancora maggiore se il disco rivela il suo nucleo tematico dopo mesi di ascolto, e ancor di più quando è sul tuo lettore da quasi un anno, e, in virtù dell'impressionante numero di ascolti che si è conquistato, è arrivato ad ottenere l'onore e l'ònere di essere il disco più rappresentativo del tuo 2006.
Qualche sera fa guardavo per l'ennesima volta il bellissimo Silent Shout, an audio visual experience, il DVD che, raccogliendo il lato iconico della carriera dei The Knife, è il perfetto compendio ai suoni alieni del capolavoro Silent Shout. Ci sono tutti i video della band: folli, misteriosi, geniali o semplicemente incomprensibili esattemente come ce li si potrebbe aspettare. Ma il piatto forte è la registrazione di un concerto tenuto lo scorso Aprile a Gotebörg, che per atmosfera e impianto scenico conferma quanto di buono dicono tutti dei live set del duo svedese.
E' stato solo durante la visione del DVD che Silent Shout mi si è rivelato per quello che è: un concept album sul corpo e sui sensi, e in particolare sulla fragilità del primo e sulla potenza dei secondi. Tanto i testi delle canzoni della band ritornano ossessivamente su questo tema quanto i video sono pieni di corpi sbagliati e anormali, e tanto Karin e Olof celano il loro vero aspetto dietro maschere e travestimenti grotteschi quanto il loro immaginario è fatto di disturbanti riferimenti a corpi che non si fanno controllare (anoressia?) o che vogliono essere abusati, a membra che sono l'unica via per raggiungere la serenità o ad apparenze lucide e scintillanti che recano al loro interno il marcio dei sentimenti malati. Il live set di Silent Shout, poi, è interamente giocato sui sensi e sul rapporto tra la musica, le luci, le parole e i concetti appena evocati dalle proiezioni; queste nascondono più che illustrare, e vestendo la nudità dei pezzi fanno loro violenza in modo inequivocabilmente rivelatorio e sempre malamente soffocato, come un sorriso contratto o un urlo muto.
E' una vertigine accorgersi di una cosa del genere, e mettersi a rileggere l'intero disco sotto questa luce (che illumina bene anche i tagli profondi tratti da Deep Cuts presenti sul DVD), almeno quanto dare un'occhiata al Disco Bravo di Gecco ed accorgersi che dei quasi 60 votanti siamo stati solo in due a mettere Silent Shout tra i dischi migliori del 2006, a fronte del plauso quasi unanime che questo si è conquistato negli USA. Del resto quale reazione migliore della vertigine, di fronte a un disco che magnifica potenza e limiti del corpo? Inatteso e scomodo come un capogiro, o violento e ineluttabile come la lama di coltello che si fa strada nelle carni, comunque vada, lascia un segno.
[di Silent Shout ho già scritto qui, qui e un po' forse anche qui]
The Knife - Pass this on (live at Gothenburg 12/04/2006) (MP3)
The Knife - We share our mother's health (live at Gothenburg 12/04/2006) (MP3)
The Knife - Silent Shout - live video (youtube)
The Knife - We share our mother's health - live video (youtube)

So che lo sapete già, ma ripeterlo non guasta: domani sera nelle sale italiane esce L'arte del sogno (aka La science des reves aka The science of sleep), il terzo film diretto (e anche scritto, stavolta) da Michel Gondry, con Gael Garcia Bernal e Charlotte Gainsbourg. Un film meravigliosamente imperfetto che merita assolutamente la visione, come ho scritto estesamente circa 6 mesi fa, dopo averlo visto (ed esserne rimasto incantato) in Francia. Garantisce il cavallo di pezza che ora abita di fianco al mio letto.
Inkiostro - Eternal darkness of the spotful mind (link)
Gael Garcia Bernal & co. - If you rescue me (Afterhours remake) (MP3)
Dick Annegarn - Coutances (MP3)
Forse era solo un guilty pleasure, ma la cosa un po' mi dispiace: The O.C. chiude.
E dire che la terza serie (da noi interrotta per ascolti troppo bassi; tutto il mondo è paese, pare) mi era pure piaciuta. Quante canzoni interessanti ci abbiamo scoperto su? (lista completa) E -più che altro- quante ne abbiamo riconosciute con quel misto di soddisfazione e dispiacere che accompagna spesso l'emersione più o meno mainstream delle nostre band? Cosa diranno le ragazzine di Save Marissa e di Savin'Coop, le petizioni online per salvare il personaggio di Marissa Cooper dalla morte che la colpisce alla fine della terza serie? (i loro siti sono splendidi, meritano una navigata) Quando ci sarà di nuovo un'altra serie adolescenziale in grado di raccogliere l'eredità di Beverly Hills 90210 e Dawson's Creek?
Ma -soprattutto- fino a quando continueremo a guardare serie tv che raccontano in modo stereotipato la vita di inverosimili ragazzi altoborghesi che hanno la metà dei nostri anni?
Mates of state - California (Phantom Planet cover) (MP3)
[occhio, è pieno di spoiler. se non avete visto la seconda serie di LOST (o non avete mai ascoltato la classica Alternative Polka di Weird Al Jankovic) premete play a vostro rischio e pericolo]
Le band che mi mandano i loro video (grazie, eh) e la home page di Yahoo Video France che mi linka (screenshot qui) per una vecchia segnalazione come se il video l'avessi messo online io non mi faranno cambiare idea: l'Inkiostro Video Aggregator ha cessato di esistere e non tornerà in vita a breve. Troppo sbattimento ogni volta, poi ci sono YouTube e Flux, largo ai giovani. Chè, poi la segnalazione suddetta era il classico video con gli schiaffoni di Losing my edge degli LCD Soundsystem. Touché.
LCD Soundsystem - Losing my edge video (MOV)
Non so se fa lo stesso effetto anche a voi (immagino di sì), ma io alla fine di ogni puntata di Report (ovvero, ogni maledetta domenica) sono costretto a trattenermi dall'uscire e andare a rapinare una banca o, alternativamente, dallo scendere in piazza molotov alla mano per preparare la rivoluzione. E' normale?
Poco più di 24 ore fa negli States è andato in onda il mid-season finale di Lost, ovvero l'ultima puntata del primo troncone della terza serie del telefilm, che precede un'insolita pausa invernale che durerà addirittura fino al 7 Febbraio. Non vi preoccupate, niente spoiler qua (per quelli, e per tutte le teorie del caso si rimanda alla classica Lostpedia), anche se la voglia di mettersi per l'ennesima volta a stigmatizzare e contemporanemente a magnificare la capacità degli autori di tenere ancora in piedi una trama tanto improbabile è una tentazione difficile da combattere.
Tra l'altro, pare che per salvare la serie dal delirio in cui sta piombando, gli autori stiano pensando di cambiarne completamente il tono, accentandone la componente guerresca oppure, al contrario, calcando la mano sul lato comedy. Sulla falsariga di due grandi capolavori dei suddetti generi, A-team e Friends, sono già state elaborate due nuove versioni di sigla per il serial. Cliccate su play e date un'occhiata:
La notizia non è che gli antipatici Killers (che -per parte mia- si sono fermati a un paio di singoli furbi nel primo disco per poi attestarsi nell'aurea mediocritas di chi non ha davvero nulla di interessante da dire) si sono fatti girare il nuovo video, Bones, nientemeno che da Tim Burton. La notizia non è neanche che il video, tutto scheletri e romanticismo (roba da ridefinire il significato della parola clichè) è abbastanza brutto. La notizia è che la somma di un roboante singolo Mtv-friendly con un video scontato di un regista solitamente abbonato all'aggettivo «geniale», per motivi a me ignoti, funziona. E' un fenomeno affascinante.
The Killers - Bones video (link -> Mtv Overdrive)
Cosa non si è costretti a fare per vendere un disco nel 2006. Nell'era del file sharing, della condivisione con un click e dell'inarrestabile trasformazione dei dischi in beni accessori anche per gli appassionati di musica, pubblicare un cd, più o meno buono, non basta più. Se n'è accorta da tempo più di una casa discografica, tanto che ormai non si pubblica quasi più disco che non abbia almeno un bonus DVD, uno special packaging o una tiratura limitata. E se n'è accorto da tempo anche Beck che, non nuovo ad operazioni del genere, per il nuovo -gradevole ma abbastanza innocuo- The information ne ha tirata fuori una più del diavolo, come ha spiegato in un'intervista a Wired.
Dagli adesivi che consentono a ciascuno di creare la sua copertina (idea che per una decisione beffarda e assolutamente insensata ha fatto escludere per unfair advantage il disco dalle classifiche UK dei dischi, che pure avrebbe dominato) al bonus DVD contenente un videoclip per ogni canzone. Bonus per modo di dire, visto che tali clip sono esperimenti più o meno cazzeggiati in bassa fedeltà girati dallo stesso Beck, dal produttore sua Maestà Nigel Goldrich e da Autumn de Wilde, che dimostrano in realtà idee abbastanza scarse e una certa monotonia stilistica (colori acidi anni 80! grafica pixelata! sguardi in camera scazzati abbinati a coreografie ancora più scazzate!) che nulla aggiungono (anzi, forse tolgono anche qualcosa) al valore del disco.
I suddetti video sono ovviamente stati fatto circolare alla spicciolata su YouTube nelle settimane immediatamente precedenti l'uscita del disco, secondo una di quelle strategie virali ormai inevitabili nella promozione di qualunque prodotto destinato (anche) a un pubblico di nicchia. Dal punto di vista pubblicitario indubbiamente una bella mossa, dal punto di vista strettamente commerciale un trucchetto che smuove ben pochi acquirenti e dal punto di vista artistico...boh? A qualcuno interessa ancora?
Ben diverso è il discorso che riguarda i video ufficiali dei singoli estratti dal disco. Il primo, relativo a Cellphone's dead è opera di Michel 'Eternal sunshine' Gondry (il primo dopo un po'), ed è, ovviamente, tutta un'altra storia. Ci avessero messo quello, nel DVD allegato, un pensierino ce lo facevo anche.
Beck - Cellphone's dead (official video) (MOV)
Beck - Tutti video bonus di The information (scaricabili) (link -> 15 MOV)
[sì, quello in Strange Apparition è proprio Devendra Banhart]

Alla Sony devono averci preso gusto: dopo quello delle 250.000 palline colorate lasciate cadere dalle colline di San Francisco (che ha reso celebre Heartbeats in versione Josè Gonzalez), domani 'esce' il nuovo spot degli schermi piatti Bravia, diretto da Jonathan Glazer, che vede un palazzone di Glasgow ricoperto da 70.000 litri di vernice grazie a più di 600 contenitori esplosivi. Quello che tutti si chiedono, però, è: quale canzone ci sarà in sottofondo?
A latere, un sito che è una vera e propria lezione di marketing virale: foto teaser, feed RSS e pure il trailer dello spot.
Update: è uscito. Un po' deludente.
La puntata di South Park dedicata a World of Warcraft, il più celebre tra i Massive Multiplayer Online Role-Playing Game, è probabilmente la migliore di sempre. La trovate qua, intera e ovviamente in inglese.
Il primo impulso, appena uscito dal cinema, è stato di difenderlo. Un'excusatio non petita che la dice lunga, dettata con ogni probabilità più da certo inossidabile affetto nei confronti del primo episodio che da un reale apprezzamento verso il secondo. Eppure, nonostante già sulla carta abbia tutte le caratteristiche del film indifendibile (il sequel, 10 anni dopo, di un film girato con due dollari da degli sconosciuti, in breve diventato un cult in tutto il mondo nonchè uno dei film simbolo degli anni '90? Suvvia), Clerks II non ha davvero bisogno di essere difeso. E' il miglior seguito di Clerks che si potesse girare, e chiunque sperasse in qualcosa di diverso probabilmente conosce abbastanza l'originale nè ha presente la produzione più recente di Kevin Smith.
E' buffo perchè anche a me, come a Max, è subito venuta in mente la metafora della rimpatriata 10 anni dopo; invece di vedere il bicchiere mezzo vuoto del «compagno scemo di liceo che continua a fare sempre le stesse battute» e delle «persone una volta minimamente sagaci che sacrificano il loro acume sull’altare della consuetudine», però, sono stato portato immediatamente a vederne il lato positivo. Ovvero quello delle care, vecchie, rassicuranti, cose che non cambiano mai. Perchè ad andare avanti guardando indietro non si può che finire a stare fermi; e non è detto che sia un male. Per eludere ogni muccinismo da post-trentenni con un'abbondante dose di demenzialità e un pistolotto finale talmente fuori posto da risultare esilarante quanto il resto del film stesso. Perchè l'unico modo per onorare lo spirito di cazzeggio dell'episodio originale è proprio quello di fare un film esattamente come il primo, che ignora ogni mutata condizione e ogni pretesa di innovazione od originalità in favore di un caro vecchio triangolo amoroso intriso di volgarità, citazionismo a buon mercato e sesso interspecie.
Evolversi, qualche volta, è un crimine. Qualche volta, solo qualche volta.

Fa parte del gioco, ma negli anni mi sono sempre imbattuto nei lavori di Bansky senza sapere che fosse (e chi fosse) Bansky. Ci ha pensato un ottimo post di NicoleDiver a spiegarmelo, e spiegarmi i suoi mille volti, dalla stencil art più brillante e guerrigliera che ci sia in giro alle grandi opere remixate e sostituite/aggiunte nei musei, dai bellissimi squarci sul muro Palestinese, alla recente sostituzione di 500 copie del disco di Paris Hilton con una feroce versione dalla grafica ritoccata.
Indispensabile spulciare la sua voce su wikipedia e farsi un giro sul suo sito.

Tutta la mia gratitudine ad Enver per avermi fatto scoprire questo gioiellino firmato dai Blume, band fiorentina di belle speranze che questa volta ha deciso di declinare il suo valido elettropop crepuscolare in salsa di divertissment, dedicando una canzone al protagonista dell'indimenticato principe dei teen-serial anni '90. Una gran ballata sul tempo che passa, che, nonostante il soggetto a dir poco suicida, riesce sapientamente a tenersi lontana dal grottesco e finisce per essere una bella canzone autenticamente malinconica. E dannatamente appiccicosa.
Blume - 90210 (MP3)
Parecchio tempo fa su queste pagine si parlava di Beauty and the geek, versione insolitamente nerd e insolitamente divertente del gioco delle coppie incrociata con un reality mandata in onda sul canale americano della Warner. Scopo del gioco mettere insieme (e osservare) la coppia malassortita formata da una bella e da un secchione nell'atto di tentare di trasmettersi conoscenze, influenzarsi a vicenda e, nel mente, tentare di fare il minor numero di figure di merda possibile. Non esattamente una trasmissione intellettuale, evidentemente; eppure molto spassoso e spesso per nulla stupido.
Dopo aver visto la prima serie americana -che, per la cronaca, è stata anche uno degli argomenti affrontati quando, un annetto fa, sono stato ospite su RadioDueRai- ieri sera sono incappato nella prima puntata dell'edizione italiana, linearmente intitolata La pupa e il secchione. Condotto da personaggi già vacui in origine e da un po' ulteriormente in caduta libera come Papi e la Panicucci, il gioco è una versione pecoreccia e abbondantemente defilippizzata dello show americano che rinuncia ad ogni sobrietà in favore di lustrini, culi all'aria, giuria, dibattito, pubblico, pianti, polemiche, prove vanamente spettacolari e scambi di battute degni della programmazione pomeridiana di Rai 2. L'ho trovata una lezione esemplare di tutto quanto ci sia di disprezzabile nella tv italiana; un ottimo esempio di come da un'idea se non buona almeno promettente qua da noi non riesca a tirar fuori nulla di più di una baracconata assolutamente inguardabile.

La cosa più bella è che se te lo chiedono non sai raccontarlo.
Magari ci provi, ma non ci riesci.
E non perchè non ci sia niente da raccontare, ovviamente. Solo che la banale narrazione della trama, la descrizione anche precisa degli straordinari effetti visivi 'poveri' utilizzati nel film e la ricerca di metafore adatte a spiegarne l'atmosfera finiscono per sembrare tragicamente incapaci di dire qualunque cosa davvero importante su un'opera tanto inafferrabile. E' una grandezza che non si spiega, frutto di un equilibrio talmente fragile e fatto di suggestioni che non si può capire senza averlo visto.
L'arte del sogno, in originale La science des rêves, è un film che non si dimentica, ma non si fa afferrare. E' molto frustrante. E' bellissimo.
La science des rêves è il nuovo film di Michel Gondry. Dopo essere stato presentato con grande successo al Sundance, a Berlino e a Taormina, il film è finalmente uscito nelle sale francesi il 16 Agosto, in anteprima mondiale. Il 17 Agosto il sottoscritto (che lo attendeva da tempo) era in un cinema di Marsiglia, pronto ad aspettarsi qualunque cosa; meno di due ore dopo, stava già sommergendo di parole la sua compagna di visione nel vano tentativo di prolungare almeno un po' le sensazioni suscitate da un film tanto bello. Non bisognerebbe farlo mai, in situazioni simili, tantomeno in questa. Ma è pura utopia.
La trama importa poco; anche questa è una storia d'amore, e tanto vi basti. Il confronto con il precedente Eternal sunshine of the spotless mind / Se mi lasci ti cancello è inevitabile; ma quello che per chi scrive è uno dei film più belli, creativi e dolorosi degli ultimi anni non si fa pareggiare con tanta facilità. Eppure, nonostante ciò, La science des rêves, sotto certi punti di vista, è persino meglio. Ogni vero paragone, è, però, impossibile; sono due film troppo diversi. Anzi sono due film esattamente complementari: quanto Eternal sunshine è spietatamente realistico nel descrivere (in maniera tutt'altro che realistica, com'è nello stile di Gondry) lo sfasciarsi di una storia d'amore (di tutte le storie d'amore) tanto La science des rêves è invece completamente surreale e dichiaratamente irragionevole nella sua volontà di dare forma reale ai sogni (nel senso di esperienze oniriche, ma anche di desideri), portando alla luce quello che non può essere, che forse non deve essere o che forse si ha troppa paura perchè sia.
Un mutamento di prospettiva così grande, dal Gondry matematico al Gondry poetico, da una visione razionalmente pessimista a una posizione ottimisticamente sconsiderata non può essere casuale. E infatti non lo è; tale rivoluzione copernicana è sicuramente causata dal passaggio dagli incastri perfetti della sceneggiatura meccanica di Charlie Kaufmann alle suggestioni impressioniste della sceneggiatura naif firmata dallo stesso Gondry, che questa volta decide di fare tutto da solo e di mettere la sua firma su un film fortemente autobiografico.
Il ritorno alla cameretta del regista, tra l'altro, non è solo metaforico. La science des rêves non è infatti semplicemente il primo film di Gondry interamente girato in patria, ma è persino ambientato nello stesso palazzo e nella stessa camera di Parigi in cui il regista viveva quando aveva vent'anni.
Altri dettagli personali a parte, la vicinanza delle vicende narrate con quelle da lui realmente vissute è ulteriormente (e dichiaratamente) sottolineata dalla scelta di girare il film in due (a volte tre) lingue che spesso si danno il cambio senza soluzione di continuità, come a Gondry succede da anni a questa parte. Se si ha l'occasione di guardarlo in lingua originale la sensazione di estraneità è palpabile, come la distanza non solo metaforica tra i personaggi che gli impedisce di capirsi veramente. E a quel punto, forse, non c'è che un'alternativa.
La science des rêves è un film auto-indulgente e imperfetto, confuso e cerebrale, ma visto ciò di cui parla non poteva essere altrimenti. Gael Garcia Bernal è un protagonista bravissimo e assolutamente convincente, e riesce persino a non farsi odiare nonostante sia praticamente perfetto. Charlotte Gainsbourg è, come al solito, meravigliosa. Il terzo protagonista sono ovviamente gli effetti visivi creati da Lauri Faggioni, una fantasmagoria di bricolage onirico, sartoria animata e schizometria analogica già vista in diversi videoclip che si fonde alla perfezione con una trama tanto involuta e surreale, consentendole di raggiungere picchi di lirismo naif da applausi a scena aperta. Dopo aver visto il film, è quasi troppo facile decidere di aver scoperto la materia di cui sono fatti i sogni: stoffa, fili, carta e colla, cellophane al posto dell'acqua e cotone da lanciare in aria a mo' di nuvole.
Perchè la ritirata del bricoleur onirico nel suo mondo (in cui -forse- non potrà mai entrare nessuno) non è una fuga ma una vittoria.
Bonus:
La science des rêves - website (in francese) (link)
The science of sleep - website (in inglese) (link)
The science of sleep - Myspace (link)
The science of sleep soundtrack - Myspace (link)
The science of sleep - Trailer (in inglese) (MOV)
Gael Garcia Bernal & co. - If you rescue me (Velvet Underground - Afterhours) (MP3) updated!


Eternal sunshine of the spotless mind -aka Se mi lasci ti cancello- è stato senza dubbio, malgrado la nostra disperata volontà di considerarlo solo un esercizio di stile falso e tendenzioso, uno dei migliori film degli ultimi anni. Del resto dietro la macchina da presa c'era Michel Gondry, semplicemente il miglior regista di videoclip di sempre, con un tocco che per creatività visiva e stile autoriale si riconosce anche ad occhi chiusi. 














