2.0

venerdì, 06 novembre 2009

Futurama - The Movie: What if?

di kekkoz


L'incredibile fan-poster che circola su 4chan per un immaginario film live action tratto da Futurama. In fondo, avreste idee migliori per il casting? Particolarmente gradita la presenza di Cobie Smulders nei panni di Leela, ma anche Seth Rogen come Bender è azzeccato.

Sono curioso di sapere chi diavolo interpreta Bruce Campbell.

(via epicponyz / thedailywhat)

lunedì, 19 ottobre 2009

Up fa schifo

di TribecaRain
[TribecaRain | # | cinema | commenti (2)]

venerdì, 09 ottobre 2009

OMFGWTF il video dei Deth Kab 4 Cutie x Twilight!!!11!

di valido
OMG!!! È la song + bella ke io abbia mai sentito!!! Qst nn è 1 band cm tt le altre.
Si kapisce da 3 kose:
1) sn brtti
2) la parola "equinox" nel ttl. Vl dire "equinozio". Xò nn so kosa vl dire "equinozio" xkè il De Mauro - Paravia a kiuso LOL.
3) è il btterista + brvo ke io abbia mai sentto, deve aver ftto il konservatorio di X-Faktor


Mmnti prefe:
- 1:16: Robert Pattinson sembra Gesù *_*
- 1:57: Bella vne investita dalle onde!!! OMG ke paura m sn tppata gli okki
- 3:04: drnte 1 cncerto dei Sunn o))) Bella korre dntro 1 fntana!!!11! È il + koraggioso atto di puro amore ke io abbia mai vsto
- 3:12: sn svenuta è nn ho vist kome finisce il video. Qnd mi sn svegliata ho skritto "Everything ends" x tt la parete di kamera mia. I miei anno kiamato lo psikiatra LOL xD

(si ringrazia la sezione commenti del primo risultato della ricerca "Finley" su Youtube per la consulenza grammaticale)

martedì, 29 settembre 2009

Gli horror erano più belli quando non c'erano i cellulari

di ComeToDaddy

Quindi come fare? Semplice: eliminandoli.

Avete mai notato che negli horror i cellulari non prendono mai? Guardare questo impressionante montaggio per credere:

 

 

[ComeToDaddy | # | cinema, guarda te | commenti (4)]

giovedì, 27 agosto 2009

Il vostro incubo peggiore

di valido

Ok, lo so che detta da me fa un po' ridere, ma vi prego, seguitemi:

- da una parte abbiamo il Film4 FrightFest di Londra, uno dei festival horror più prestigiosi a livello mondiale, quest'anno alla sua decima gloriosa edizione. Una di quelle cose rare che uniscono un programma coi controcoglioni, ospiti prestigiosi (un nome a caso: John Landis), e una vera e commovente passione old school grazie alla quale vedi ancora gli organizzatori in persona passare il tempo a chiedere agli spettatori in coda se sta andando tutto bene. Beat that, Marco Müller.

- dall'altra abbiamo quella banda di deficienti dei 400 calci, che hanno mandato in missione al FrightFest nientemeno che Nanni Cobretti in persona, il quale si sacrificherà al diabolico altare del 2.0 per farvi la cronaca minuto per minuto su Twitter di tutta la faccenda. Una vera e propria missione d'assalto. E ha promesso instant-reviews, inside-scoops, dvd-quotes, easter-eggs e qualsiasi altro termine inglese figo vi possa venire in mente. Anche un botta e risposta con @aplusk e @THE_REAL_SHAQ.

Detto questo, io vi consiglio di seguirlo, e non solo perché tutti sanno che mi vanto di essere amico di Nanni Cobretti.
Da stasera alle 19 a lunedì alle 24 circa, su @i400calci.
Nel caso, insultate direttamente lui che con Twitter si può (non è meraviglioso?).

venerdì, 31 luglio 2009

C'è ancora speranza

di punch-drunk

E dire che io non ci speravo più. La supposta commedia indie americana (si accetti la definizione come una semplificazione) secondo me aveva toccato il fondo con Nick & Norah’s infinite playlist: un’ora e mezza di vuoto con un burattino e una tipa yeah che si dicono banalità mentre in sottofondo passa tutta la musica più hip del momento. Un’ora e mezza con il potere di farti sentire puntato, targettizzato, inscatolato e rivomitato da uno che a giudicare dalla profondità a cui arriva probabilmente ha mirato giusto alle tue Converse.

E se la commedia americana, perso il tocco leggero di Cameron Crowe (che da Elizabethtown - un film che è piaciuto solo a me tra tutte le persone che conosco con un quoziente intellettivo superiore a quello di un bonobo - non si è più ripreso, a giudicare dall’attuale inattività), si è arroccata sempre di più sui suoi macrogeneri (la commedia vaginale, per rubare una definizione che credo sia del Maestro, i film con Matthew McConaughey, che fanno sottogenere a sé per insulsaggine e scipitezza, e la slapstick frat-pack comedy alla Apatow, che al sottoscritto ha sempre fatto insopportabilmente pena), i segnali d’allarme della vena para-Sundance si vedevano secondo me (e non penso di essere il solo) già nell’apprezzatissimo - da molti che non sono me - Juno. Personaggi con la profondità della carta velina, dialoghi quirky a costo di rinunciare ad ogni svolgimento narrativo apprezzabile, grosso lavoro di scenografia per collezionare gli improbabili feticci dell’indie-wannabe (per andare sull’ovvio scarpe, tracolle, magliette, occhiali buffi, poster, ma anche telefoni a forma di hamburger, auto scassate, gadget improbabili – chessò, pipe); insomma delle enormi confezioni per accompagnare chili e chili di musica bellissima, bella, carina, osannata da Pitchfork, osannata da NME, osannata da quel dj convinto che il ritornello di Panic dica “I’m the dj, I’m the dj”*.

E solo ora che scrivo mi vengono in mente Little Miss Sunshine e Me and You and Everyone We Know, due ottimi esempi di come la percezione comune dell’attitudine arty sia direttamente proporzionale all’insensatezza dei dialoghi e alla pochezza della trama, nonché di come il fenomeno sia molto meno recente di come la sto mettendo io – ma non approfondirò, perché non voglio scrivere le solite venti paginate, e mi limiterò ad accennare che potrebbe essere la stessa pericolosa china del feticismo esasperato dell’ultimo Anderson. Se ancora non capite dove voglio arrivare, a me sembra che la direzione della commedia indie contemporanea sia questa (io l'ho scoperto grazie alla Fagotta, che ringrazio - sempre):

 

 

e ammettetelo, fa paura.

Però ho avuto modo di vedere recentemente (e quasi di seguito) ben due film che mi hanno fatto cambiare idea.

Il primo, che mi sento di definire senza remore una tradizionalissima commedia romantica appena spruzzata da sfumature ind... quelle là, è How To Lose Friends And Alienate People. Primo film vero e proprio del signor Weide, regista per la televisione e autore di alcuni biopic che non ho visto (uno su Lenny Bruce, uno in produzione sul Kurt Vonnegut, sempre sia lodato), parla di un giornalista inglese di una rivista sinistroide di “low culture for eyebrows”** che si ritrova a scrivere a New York per Sharps, la rivista di glamour che… la… oh, insomma, Vanity Fair sotto falso nome.



La cosa che spiazza del film è la caratterizzazione del protagonista, interpretato da Simon Pegg (a cui dovrebbero erigere più di una statua): nonostante sia indiscutibilmente un nerd e un tipo alla mano capitato impromptu nel tempio dell’apparenza, il suo personaggio è oggettivamente sgradevole per la maggior parte del film. Dice cose evitabili, è spocchioso, borioso e per nulla insicuro di sé anche dopo aver infilato una gaffe dietro l’altra.
Non che sia materiale per aspirare ad un Oscar, ma nel regno dei luoghi comuni (non voglio infilare una tirata sugli europei smaliziati che credono nella realipolitik vs gli americani manichei che credono nella dicotomia good guy/bad guy e al valore della popularity, ma è un dato di fatto che la Grande Commedia Americana degli ultimi anni si regge su archetipi scavati nella roccia: l’Insicuro, lo Sfigato, la Stronzetta, la Dura-fuori-ma-forte-dentro, continuate voi) è abbastanza per conferire al twist un’apprezzabile vivacità. Kirsten Dunst e svariate citazioni dalla Dolce Vita completano la gradevolezza dell’insieme.



Quello che però mi ha veramente colpito è Adventureland, opera terza da regista del responsabile di Superbad, su cui a suo tempo mi espressi in maniera abbastanza netta (nella seconda parte di questo post, quella intitolata “blubblanchet vi spiega i giovani”, ma se preferite due parole: Superbad è un film sessuofobo incentrato su regazzini che – ovviamente - non pensano ad altro che al sesso, infarcito di gag del cazzo che le avessero fatte in un film italiano staremmo ancora qui a sollevare il fantasma dei Vanzina***).
Greg Mottola (così si chiama) di Adventureland è anche sceneggiatore; e si tratta di un film di stampo fortemente autobiografico ambientato nell’estate dell’87, in cui un ragazzo deve trovarsi un lavoro estivo e finisce in uno scalcinato parco giochi (l’Adventureland del titolo) a vivere la prima esperienza sessual/affettiva seria della sua vita.

 

 


Spaventati? Lo ero anch’io. O perlomeno pieno di pregiudizi, tutti negativi. Però Mottola fa, non saprei come dirlo altrimenti, un cazzo di miracolo. Intanto fa un film che, cito ancora il Maestro, non sembra un film sugli anni ’80, ma un film degli anni ’80, ricreando uno spirito del tempo con poche pennellate che non sembrano mai forzate (roba che nemmeno Donnie Darko). Poi fa un film pieno di musica da paura, che non è la musica hype degli ultimi 15 minuti ma Replacement, Big Star, Hüsker Dü, Lou Reed, etc, con una colonna sonora originale ad opera degli Yo La Tengo (perfetti come sempre), e per una volta davvero si ha la sensazione che ogni canzone sia funzionale alla trama e non, viceversa, che la trama sia un pretesto per ammucchiare ancora un’altra canzone. Un film in cui il personaggio che fuma la pipa dice "patetico, vero? Ma a me piace", o giù di lì, e non gli puoi dire niente, perché ha il sacrosanto diritto di fumarsi la sua pipa in santa pace.

Infine, soprattutto, fa un film che di quella costruzione per archetipi/stereotipi tipica della commedia americana (e dei dialoghi quirky immancabilmente tipici della commedia indie americana) si fa allegramente beffe. Un racconto di formazione in cui il protagonista è un nerd timido e impacciato ma non è un impedito (ed è capace, come l'altro grosso nerd del film, di una robusta autoironia****), in cui i dialoghi non sono troppo perfetti ma nemmeno troppo clumsy per essere veri, in cui si ride ma senza che qualcuno tenti di tirarci fuori la risata a forza dalla gola, in cui si può dire oooh e ci si può vergognare (questo solo se avete un massimo di diciotto anni e, preferibilmente, siete una donna*****) perché quello che succede è maledettamente sincero. Un film che non si nasconde dietro il paravento del protagonista “uguale a noi”: NO, il protagonista (i protagonisti) di Adventureland non fanno nulla per essere uguali a noi. Fanno errori che noi magari non abbiamo fatto e non ne fanno molti che avremmo fatto, dicono cose che noi (io) avremmo saputo dire meglio e cose che noi (io) a quell’età non avremmo saputo dire.

E soprattutto, vivono la fine della loro teenage con una spensieratezza misurata che il cinema ha sempre avuto problemi a descrivere, perso com’è tra i suoi loser e le sue cheerleader, impegnato ad ingigantire all’infinito problemi ombelicali di ragazzini impaccati di grana.
Adventureland
è la storia di un ragazzo che deve fare un po’ di soldi e conosce una tipa che gli piace, e cerca di viverla bene. Non sono io, non siete voi, non è un’avventura memorabile, non è ricercatamente strano, è una piccola, bellissima storia senza pretese. Guardatelo se potete.

 

 

* aneddoto vero, e no, non dirò di chi si tratta – se non di persona, previo lauto compenso.
** è la definizione della vera rivista di Toby Young, dal cui memoir semi-autobiografico è tratto l’ancora meno autobiografico libro.
*** del resto Superbad è un film della scuderia di Apatow, uno che quando si dà alla commedia presunta garbata tira fuori mostri come Knocked Up – che si può definire soltanto reazionario solo a volergli molto bene.
**** ora che scrivo mi viene in mente che si potrebbe accusare il film di mettere le mani avanti. Ma anche fosse, è un fatto che se cade, cade in piedi.
***** io lo faccio comunque, ma io non sono un campione attendibile.

lunedì, 08 giugno 2009

Biografilm in musica

di inkiostro

Un paio di giorni fa, quasi per caso, ho guardato The filth and the fury, l'eccellente documentario di Julien Temple sui Sex Pistols (che vent'anni dopo completa lo storico The Great rock'n'roll swindle - La grande truffa del rock'nroll) di imminente pubblicazione in Italia per la gloriosa ISBN Edizioni in una bella versione libro + DVD.

 

Il destino vuole che proprio in questi giorni, in occasione del Biografilm Festival, Julien Temple sarà a Bologna per presenziare all'omaggio che il festival tributa a lui e alla sua carriera di documentarista. Stando al programma completo, da oggi a lunedì 15 verranno proiettate quasi tutte le sue opere, da Glastonbury (sul festival inglese) ad Absolute Beginners, (con David Bowie) da Joe Strummer - The future is unwritten (sul leader dei Clash) al nuovo The liberty of Norton Folgate (sui Madness), oltre che ovviamente i tre (c'è anche There'll always be an England) documentari sui Sex Pistols. Un must per gli amanti della perfida Albione e della sua musica.

 

Ma anche gli amanti dela musica americana quest'anno avranno pane per i loro denti, visto che un'altra delle retrospettive si intitola Back to Woodstock, e prevede proiezioni, mostre ed eventi sul mega-festival più famoso della storia (tra cui l'anteprima di Taking Woodstock, il nuovo film del premio Oscar Ang Lee). Ho il sospetto che mi vedrete spesso da quelle parti.

 

martedì, 12 maggio 2009

Eggers + American Beauty + Juno + The Office = ??

di hankmooody

E sono solo alcuni degli ingredienti della sapida ricetta di Away we go, il nuovo film di Sam Mendez (American Beauty) scritto da Dave Eggers (L'opera struggente di un formidabile genio) e Vendela Vida (sua moglie, niente grassetto perchè chi se la caga) e interpretato da John Krasinski (The Office, versione americana), Maya Rudolph (Saturday Night Live), Alison Janney (The West Wing) e Maggie Gyllenhaal (The Dark Night, intollerabile), che nel giro di un mese arriverà nelle sale amercane e dalla trama sembra un incrocio tra Juno e Little Miss Sunshine. Paura, eh?

 

Ecco un contributo dalla regia:

 

La musica è di Alexi Murdoch, bravo clone di Nick Drake già sentito più o meno solo come sottofondo di puntate di serie TV (The O.C., Dr. House, Prison Break, Ugly Betty, Dawson's creek, Grey's anatomy). Complimenti per il curriculum.

 

Praticamente un incubo.

 

 

Alexi Murdoch - All my days (MP3)

 

lunedì, 04 maggio 2009

Today we're going to create a mash-up!

di dedalus1


RiP!: A Remix Manifesto è un (bellissimo) documentario su come i concetti di diritto di autore e copyright siano cambiati radicalmente negli ultimi anni. Diretto dal canadese Brett Gaylor, fondatore del progetto Open Source Cinema, il documentario è stato girato e assemblato nell'arco di sei anni e segue da vicino la vita e le vicende di Gregg Gillis, noto ai più come l'artista del remix e del mashup Girl Talk. A fare da contorno una serie di personaggi che hanno studiato, modellato e decostruito il diritto d'autore sulla rete: c'è Lawrence Lessig, professore americano luminare del diritto digitale e fondatore dei Creative Commons, Cary Doctorow, giornalista e editore del blog Boing-Boing, e il musicista Gilberto Gil, ex-ministro della cultura brasiliano e pioniere del copyfree nel suo paese.

RiP! è, da una parte, un viaggio illuminante in una serie di dinamiche che fanno ormai parte della cultura pop e che per quanto ci possano sembrare familiari non smettono mai di essere eccitanti e rivoluzionarie. Ma è anche una vera e propria dichiarazione di guerra a chi è intenzionato a opporsi all'avanzata della cultura copyleft e copyfree. E riascoltare un album come Feed The Animals dopo aver visto questo film, diventa un'esperienza diversa, non solo musicale, ma quasi politica.

In pieno stile copyleft, il documentario non solo è disponibile gratuitamente sulla rete (qui) ma lo stesso Gaylor invita chi volesse a contribuire con nuovo materiale o a creare dei propri remix video che saranno integrati nella versione extended del documentario. Il primo documentario open-source della storia? Difficile a dirsi, vedremo il risultato. Vi lascio il trailer così vi fate un'idea.

venerdì, 03 aprile 2009

I always wanted to be Inkiostro

di passifalsi
tenenbaum fail

Il blog più bello di tutti i tempi – “tutti i tempi” che nella mia mente devastata e vile corrispondono più o meno a due giorni – l’ho scoperto ieri. Si intitola TENENBAUM FAIL ed è geniale a più livelli.
Sì, perché ha come oggetto l’emulazione fallita da parte della più varia umanità di un film che non solo ha come tema centrale proprio l’emulazione fallita (“I always wanted to be a Tenenbaum”…), ma è esso stesso un esempio clamoroso di emulazione fallita (del cinema vero, ad esempio), per tacere del suo autore, un regista che ogni volta tenta fallimentarmente di emulare un figo.
O detta altrimenti: il film di Wes Anderson ha sì per oggetto l’emulazione fallita, come Madame Bovary poniamo, ma dato che – a differenza di Madame Bovary – del mimetismo sociale non ne decostruisce i meccanismi e il potere, ma anzi questo potere lo rafforza e lo esalta (da cui il piacere che ne ricaviamo), finisce per perpetrare lo stesso desiderio di emulazione che mette bonariamente alla berlina.
Detto ciò I Tenenbaum sono, ovviamente, uno dei miei film preferiti di tutti i tempi.

tenenbaum fail
epic fail
sbombabilissima

martedì, 17 marzo 2009

Togliamoci il pensiero

di valido
De Luca chiede, De Luca ottiene.

500 Days of Summer

Qui il trailer:



Qui la medicina:



Doppia razione (a me è servita):



Via, zuccherino finale per sicurezza:



E qui, come bonus, quello che viene in mente a me quando mi dicono "500":



(si ringrazia Cerca su Google per avermi aiutato con antidoti corretti, testati su casi specifici e approvati dall'Associazione Medica)

giovedì, 26 febbraio 2009

Who Watches the Watchmen ('s Movie)?

di punch-drunk
[0. Intro
Tutte queste parole ti spaventano? (Ciao, Valido, che piacere). Non leggerle: limitati a guardare i due trailer inglesi pubblicati finora - qui e qui - e questo delizioso giochino virale in flash che posterei ora se non fosse grande tre volte il layout di questo blog. Altri link alla fine delle mille righe che seguono]
 
 
Lo ammetto, fino ad un paio di giorni fa ero scettico. Scettico? Catastrofista.
Come ogni persona che abbia avuto l’occasione di leggere Watchmen, probabilmente la più completa graphic novel di tutti i tempi, l’idea dell’adattamento cinematografico mi faceva venire in mente solo cattivi pensieri.
Per almeno tre motivi: il primo, legato all’opera in sé. Anche se non sono mai stato tra i puristi che considerano “fumetto” una definizione derogativa, relegare Watchmen al semplice rango di storia illustrata, magari di fantascienza da nerd cresciuti a pane e Asimov (non me ne vogliano i nerd, può capitare a tutti, anch’io ho letto quasi tutto Asimov fino a 12 anni: poi però si cresce) sarebbe veramente ingiusto.
 
[1. Del perché Watchmen è una delle più belle storie mai scritte]
 
Non c’è modo per renderne conto esaustivamente senza rivelare troppe cose che è d’uopo scopriate man mano con la lettura (perché lo leggerete, sì?) e la visione del film. Per farla breve, la storia è questa: un uomo viene assassinato, si ignora chi siano i responsabili, e si scopre presto che quest’uomo lavorava come, mmh, supereroe (semplifico) prima che una legge ad hoc per impedire una sollevazione popolare lasciasse alle sole forze dell’ordine ufficiali (ed al quasi-onnipotente Dr. Manhattan, l’unico in tutta la storia ad avere dei superpoteri) il compito di vegliare sulla popolazione americana. L’unico dissidente tra questi paladini della legge, che è anche la nostra voce narrante (almeno, lo è nel fumetto) indaga.
Oppure potrei essere un po’ più analitico: Watchmen è un’ucronia (tipicamente una distopia nata da un “what if”) ambientata in un’America degli anni ’80 guidata da Nixon e vincitrice incontrastata sia in Vietnam che nella guerra fredda (a causa del suddetto Dr. Manhattan). O forse potrei partire così: Watchmen è un fumetto con i supereroi, che ne decostruisce il concetto stesso, ne nega la funzione, ne rivoluziona la prospettiva. O forse: Watchmen è un’opera metanarrativa (uno dei personaggi legge continuativamente un fumetto di avventura – alla maniera ottocentesca, con i pirati e i fantasmi – chiamato Tales of the Black Freighter, la cui storia si interseca continuamente con la macrostoria, che a sua volta non si ferma al solo medium del fumetto, ma si amplia con documenti ed estratti di libri e giornali fittizi, come il New Frontiersman, un giornalaccio scandalistico e cospirazionista che fa anch’esso da frequente raccordo narrativo), permeata di cultura pop (nei colori, negli ambienti, nelle canzoni citate dovunque), ossessivamente intertestuale come ogni opera di Alan Moore (che se non si fosse dedicato negli ultimi dieci anni quasi esclusivamente alla magia pagana ed alla letteratura pornografica insieme alla sua seconda moglie sarebbe tutt’ora uno dei più geniali autori viventi), in cui ogni dettaglio (ogni vetrina di un negozio, ogni scritta su un muro, ogni giornale ed ogni notiziario) ha un suo sottotesto, in cui ogni snodo narrativo si allaccia ad un altro che sembrava esserne totalmente avulso. O ancora: Watchmen, come anche lo splendido V for Vendetta (liofilizzato in pappetta al cinema dai fratelli Wachowski, ma parto altrettanto geniale della mente del signor Moore), è un esercizio di etica, perché costringe a riflettere tantissimo sul concetto di giusto ed ingiusto, sui limiti della libertà umana di operare per un bene comune (ed in senso appena più lato sui limiti che è giusto imporre alla collettività per il bene comune), sulla violenza propria ed inestricabile dal genere umano. Ma è anche un esercizio di politica, è un trattato di sociologia, è una serie di riflessioni mai scontate sul tempo – riflessioni esplicite o esplicate dal continuo susseguirsi di piani temporali, non solo con gli ampi flashback canonici per il genere, ma con scarti improvvisi da vignetta a vignetta. Ed è sicuramente una prova: è dura alla lunga sostenere tutta la violenza che ci presenta davanti, è probante per il lettore abituato al semplice manicheismo di molta della produzione contemporanea dover stabilire di volta in volta se quello che accade è, o ci sembra, (completamente) giusto o sbagliato.
 
 
[2. Del rapporto tra Alan Moore e il cinema]
 
Proprio le mille sfaccettature del prisma narrativo (ed etico, insisto) di Moore sono la causa del secondo problema: il cinema non gli ha mai reso giustizia. Dai personaggi creati da lui ma sviluppati da altri (Constantine) al thriller storico di From Hell, alla distopia orwelliana del succitato V for Vendetta al delizioso divertissement postmoderno ed iper-intertestuale di The League of Extraordinary Gentlemen (che i doppiatori italiani hanno pensato di semplificare ben prima che Wikipedia diffondesse l’abitudine), Hollywood ha sempre colto di Moore solo il livello di lettura più immediato, il feticismo giocattoloso, lo scarto immaginifico ed immaginativo, badando sempre bene di riallinearne le intemperanze lungo una linea di pensiero più canonica e comprensibile (il lunghissimo calderone di banalità para-new age con cui i fratelli Matrix hanno affogato V for Vendetta). Al punto che Moore è arrivato dal protestare per il trattamento subito dalla sua opera al chiedere che il suo nome fosse tolto dai credits (in V for Vendetta), fino ad arrivare con quest’ultimo film a devolvere tutta la sua percentuale (o almeno così si diceva) al coautore Dave Gibbons, che della storia è il disegnatore, a patto di non venire mai citato in associazione al film.
 
 
[3. Di Watchmen, cinema e pessimismo]
 
Per di più, Watchmen è un film dichiaratamente impossibile da realizzare: passato dalla 20th Century Fox alla Warner Bros alla Universal, e di nuovo alla Warner Bros, il tentativo di traduzione cinematografica ha visto susseguirsi invano decine di sceneggiature, trattamenti, supposti registi, produttori, etc. Gilliam, uno che ama le sfide facili (e porta risaputamene una fortuna micidiale quando si tratta di film – tanto per rimettere le cose a posto con l’intera questione “Heath Ledger e il film maledetto”), rinunciò dopo aver provato a dirigerlo nell’89 e nel ‘86, proponendo infine che se ne ricavasse una miniserie in sei puntate di un paio d’ore ciascuna. Quando David Hayter, cosceneggiatore dei primi due X-Men, scrisse un trattamento dalla mole smisurata per Hollywood ma dichiaramene approvato da Moore in persona qualcosa si mosse: si pensò prima ad Aronofsky e poi a Greengrass per dirigerlo, ma non sembrava possibile che l’idea andasse in porto.
 
Ed è qui che subentra il terzo problema: a prendere le redini del progetto arriva Zack Snyder, il visionario (cito) regista responsabile dell’adattamento di 300. Ora, magari voi non l’avete visto 300. Sappiate nel caso che si tratta di un buon banco di prova: non solo trasporre un fumetto*, ma anche un fumetto di Frank Miller, uno che se interpretato bene è un grande autore tra il new-epic ed il pulp (Sin City, sia lode a Robert Rodriguez) e se interpretato male un buffone fascista (la sceneggiatura originale di Robocop 2, il suo sconclusionatissimo The Spirit).
Purtroppo Miller usciva da 300 come un buffone fascista: il film piacque solo a Saviano, e tutt’ora, personalmente, provo sgomento a rileggere quella recensione. Non solo: la prima novità introdotta da Snyder era utilizzare sì la sceneggiatura di Hayter, ma come open script supervisionato da Alex Tse (il cui cognome parla da sé).
Tutto, insomma, sembrava mettersi per il peggio.
 
 
[4. Grandi speranze]
 
Però. Però la fase di produzione, maniacalmente documentata (possiamo solo immaginare dalla parte pubblicata quanto lavoro sia stato fatto nel mentre), lasciava molto ben sperare. Quasi emozionava. Per contro, i cambiamenti nei costumi (darkeggianti, sintetici, pieni di muscoli stampati) e certi tagli di capelli parlano da sé, e sono sconfortanti, è sconfortante l'immaginario collettivo da cui traggono a piene mani. Lasciando perdere, delle prime sequenze intraviste, i bullet time che tanto piacciono al Nuovo Cinema d'Azione Americano**. Però. Però negli ultimi giorni sono state pubblicate le prime opinioni sul film.
Ebbene: sembrerebbe che sia bello. Bello e coerente con il fumetto. Più bello se si è già letto il fumetto. Parrebbe che chi abbia visto l’anteprima sostenga che il film sia “quanto di più fedele al fumetto fosse possibile”.  E insomma, qualcosa si stava già incrinando dentro di me. La speranza che fosse effettivamente bello stava vincendo sul mio cinismo (e su una realistica considerazione della capacità ermeneutica di Snyder).
Quindi nulla. Inutile che ne parli oltre: sperando di avervi già convinto a dare un senso alle vostre vite e leggerlo, poi vederlo, poi rileggerlo eccetera, non esprimerò alcun ulteriore parere. Mi limiterò a farvi notare
 
-          che il sito ufficiale è di una bellezza da far paura. Davvero, guardatelo, rifatevi gli occhi.
-          Che se già il film in sé dura quasi tre ore Snyder ha dedicato sforzi davvero ammirevoli per rendere il maggior numero di sfaccettature, creando
-          una versione straight to dvd, ma costosissima (si parla di 20 milardi di dollari, non proprio bruscolini) e supervisionata direttamente dallo stesso regista americano, sia di Tales of the Black Freighter (cioè il fumetto che viene letto nel libro), sia di Under the Hood (cioè il libro di memorie di uno dei personaggi del film). Separatamente, e come parte di quello che si annuncia come il più ricco dvd mai concepito finora da mente umana. E per farvi un’idea del livello, potete vederne il trailer qui.
-          E ancora: come detto, la maggior parte delle notizie nel fumetto arrivano per voce del New Frontiersman (una specie di Chi distopico, ma senza Signorini – in fondo quindi nulla di così terribile). Bene, quelli della Warner hanno pensato di crearlo apposta per l’occasione:
 
 
…non vi basta? Pfui. Mostri! Vediamo se dopo uno, due e tre footage esclusivi riuscirete ancora a rimanere imperterriti. Io personalmente sto saltellando e battendo le manine, ho gli occhi a cuoricino e sono quasi totalmente convinto e pronto a giurare che mi piacerà (in pratica sembro Kekkoz, ma somigliando a Jason Schwartzman invece che a James Van Der Beek).
Poi magari invece uscirò dal cinema grugnendo come mi è consueto: ma per il momento permettemi di inchinarmi all’attenzione e alla cura che sono state dedicate al progetto, e di impazzire per la perfezione feticista di tutto quello che è stato reso noto finora.
Ed ora scusatemi, ma devo mangiare un hamburger, e scegliere tra la posta qualcosa di pubblicabile. Tanti saluti.

 
 
 [5. Note]
 
*E ho già menzionato che il cinema odia i fumetti? Beh, è così: a parte gli episodi riusciti tra quelli già citati sopra, i Batman antitetici di Burton e di Nolan, sono decenti i primi due X-Men e, mmh… su due piedi non mi viene in mente nient’altro. Però mi vengono in mente fallimenti più o meno patetici: i Batman di Schumacher, Daredevil ed il suo spinoff (brr) che neanche nominerò, Hulk (con cui ha tentato di suicidarsi professionalmente un inspiegabile Ang Lee), Catwoman, I Disgustosi Quattro, ma potrei citare Dick Tracy, Popeye (che insomma avrebbe un suo perché – ma vivaddio, è Altman!), e scusate se al momento non mi viene in mente nient’altro. Il problema è lo standard che si è costituito, e che rende impossibile dare serietà ad un prodotto per il grande pubblico con protagonista un tizio che combatte i cattivi indossando una calzamaglia. Per dire.
** E a Kekkoz, uno che del resto ha detto che Wanted è un bel film, tutto sommato, invece di dire che è la clamorosa cagata che solo uno che si chiama Bekmambetov poteva concepire.

giovedì, 29 gennaio 2009

I 10 Migliori Momenti di Sesso Negato del 2008

di trino
So, if we are continuing what has been a promising trend in the reduction of teen pregnancies, through education and abstinence education giving good information to teenagers. That is important—emphasizing the sacredness of sexual behavior to our children.
Barack Obama

Pare che non sia neppure vero che voglia riconfermare Mark Dybul come Global AIDS Coordinator, ma Obama una certa qual simpatia per l'astinenza ce l'ha. E noi vogliamo festeggiare, come tutti, l'Inaugurazione. Ecco quindi la classifica dei dieci migliori momenti di astinenza sessuale del 2008.



 
10
 
Oscar il Bimbo Biondo e Eli la Vampira

Eli s'infila nuda nel letto di Oscar ma non gli permette neppure di guardare
Lasciami entrare, di Tomas Alfredson.

Sia che vi piaccia moltissimo, sia che vi piaccia e basta, dovete ammettere che Lasciami entrare ha un problemino col sesso. O meglio: mentre da un lato ribolle di adolescenza, passioni, violenza e ambiguità, dall'altro lato congela il tutto sotto una superficie levigatissima e impeccabile e un sentimento fiabesco pieno di fiocchi di neve e romanticismo asessuato.

 
 
9
 
Naomi Watts sa che la stai fissando

Ann, legata, in reggiseno e mutandine, attraversa con enorme fatica il soggiorno degli orrori
Funny games U.S., di Michael Haneke.

Questa sembra una roba da pervertiti. Ma Haneke è un pervertito. E il suo desiderio più grande è farti soffrire. Farti calare nella tensione del thriller e poi sfasciartela davanti al naso con un personaggio che guarda in macchina e si mette a parlare con te spettatore. Farti credere nel colpo di scena liberatorio e poi togliertelo via dalle mani riavvolgendo il film alla faccia di ogni sacrosanta regola di fiction. Ma, soprattutto, metterti di fronte a una durissima verità: tu sei sadico allo stesso modo di quei due schizzati che tormentano la famiglia protagonista. Al di là di ogni giudizio su questo particolarissimo remake, c'è una differenza forte rispetto all'originale del '97: la bellezza di Naomi Watts ti mette più a disagio di quanto non riuscisse a fare Susanne Lothar. Nel celebre piano sequenza in cui Ann cerca di attraversare, legata, il soggiorno degli orrori, la seminudità dell’attrice svela l’inconfessabile piacere sadico del guardone al di qua dello schermo. Lo spettatore si scopre colpevole con una forza che nessuno sguardo in macchina o arzigogolo teorico può imitare.   

 
 
8
 
Kenny e la Supertettona

Kenny sta per  farsi il bagno con una donna bellissima dal seno enorme ma è svegliato sul più bello da Cartman
South Park, Major Boobage (stagione 12, episodio 3 (170)), di Trey Parker.

A più di dieci anni dal debutto, il cartone di Parker e Stone gode di ottima salute e la dodicesima stagione ci ha regalato momenti di grande gioia. In Major Boobage, Mr. Mackey ammonisce i bambini delle elementari sui rischi di una nuova diffusissima droga: il piscio di gatto. Ovviamente, Cartman & Co. vanno subito a casa a provarla. Il trip allucinogeno di Kenny è un omaggio a Heavy Metal, un film del 1981 prodotto da Ivan Reitman: Kenny fa un viaggio spaziale su una Corvette del 1960 e incontra questo donnone supertettuto che si spoglia ed entra in una piscina. Lui sta per seguirla e si è già mezzo spogliato, ma Cartman lo sveglia sul più bello.       

 
 
7
 
La vita, l'amore  e le vacche

Kristen Stewart si fa trovare in mutandine sul letto ma Alexander Supertramp pensa che non sia il caso.
Into the Wild, di Sean Penn.

E' una scena da cui devo ancora riprendermi.       

 
 
6
 
L'Ape Maia fa un Porno

Isabella Rossellini racconta gli scandalosi comportamenti sessuali degli insetti
Green Porno, stagione 1 (episodi 1-8), di Jody Shapiro e Isabella Rossellini.

Sundance Channell propone a Isabella Rossellini una serie di cortometraggi e la Rossellini viene fuori con l'idea di raccontare come trombano le api. (E le mosche, le mantidi religiose, le libellule etc.). Ci sono i costumi e i pupazzi e le scenografie un po' bimbesche e gli animaletti. Sembra una puntata dei Teletubbies. Solo che c'è la Rossellini che dice cose del tipo: Se fossi un moscone, farei sesso un fracco di volte al giorno con ogni femmina che capita a tiro. E poi ti fa pure vedere come, trombandosi una mosca pupazzo. E poi dice: I nostri bambini nascono nei cadaveri. E ti fa vedere larve schifose che spuntano fuori da una testa mozzata di una donna in putrefazione! Dice la mitica Isabella: Gli animali hanno abitudini sessuali incredibili, se noi facessimo certe cose finiremmo arrestati. E ci credo. Asteniamoci, allora e consoliamoci con Green Porno.      

 
 
5
 
Now stab me with the knife! Stab me with the knife!

Mike Terry spiega alla tipa impaurita come divincolarsi dalla stretta di uno strupratore
Redbelt, di David Mamet.

Come prendere un vosto amico etero, metterlo davanti a uno schermo e farlo sentire simultaneamente gay, maschilista e politicamente scorretto nel giro di centoventi secondi. Lei l'ha fatto col fratello.      

 
 
4
 
Ma cosa gli succede a questo pisello?

Gipi ha un imprecisato problema ai genitali che non gli consente di avere rapporti sessuali
LMVDM - La mia vita disegnata male, di Gipi.

Io la penso come la Bignardi. A leggere la celebrata graphic novel di Gipi, sembra che sto benedetto problema al pisello sia una cosa dermatologica. Un fungo, insomma. O una roba di quel tipo. Mica, come spiega lui, che "c'avevo molto dolore e il pisello aveva paura" e si rifiutava di adoperarsi a vantaggio della copulazione.        

 
 
3
 
Do you even see me here?

Salvatore Romano apprezza il racconto scritto da Ken e invita il collega a cena a casa sua, Passa tutta la serata a guardare Ken senza degnare di attenzione la moglie Kitty
Mad Men, The Gold Violin (stagione 2, episodio 7), scritto da Jane Anderson e Andre Jacquemetton & Maria Jacquemetton; diretto da Andrew Bernstein.

Conosco almeno tre persone che hanno chiesto a Gesù Bambino il coming out  di Salvatore Romano. Gesù Bambino ha risposto che poi un episodio così bello come fanno a scriverlo?

 
 
2
 
Fukù!

Con sua immane frustrazione, Oscar continua a restare vergine fino all'ultima pagina del libro
The Brief Wondrous Life of Oscar Wao, di Junot Dìaz.

Quando si dice il lieto fine. Che poi in verità non c'è. Ovvero: dipende dalle vostre personalissime priorità. Sapete di che parlo, no? O mi state dicendo che pensate di poter essere fichi e frequentare la cricca di Inkiostro senza aver ancora letto Oscar Wao?!

 
 
1
 
Dexter + Miguel = Forever!

Miguel Prado ronza attorno a Dexter Morgan per (quasi) una stagione intera
Dexter, stagione 3, episodi 25-35.


***SPOILER ALERT***


Che dire? Non sarebbe stato il finale migliore? Non vi siete chiesti mille volte che cavolo ci facesse Miguel Prado nella vostra serie preferita col serial killer simpatico? A ogni puntata speravate che sparisse, Miguel Prado. Che si togliesse di mezzo, che venisse arrestato, che fosse ucciso dallo Skinner, che andasse a sbattere con la macchina, Che la serie, insomma, scegliesse una strategia diversa dal costringere-lo-spettatore-a-sopportare-le-minchiate-di-miguelprado-ogni-settimana. E invece stava sempre lì. Tutti sapevamo che l'unica conclusione sensata era quella. Altro che Dexter papà, altro che Rita e i bambini! 

Ciao Miguel.

 

In memoriam Miguel Prado.

 

martedì, 06 gennaio 2009

8 film del 2008 che in Italia non sono usciti nel 2008

di trino


Alcuni stanno per uscire, altri non si sa, un paio non usciranno mai. Del resto, basta guardare il trailer italiano di Revolutionary Road subito dopo quello americano per capire immediatamente gli enormi problemi di questa nostra Patria. Ad ogni modo: vedeteli tutti.


My Winnipeg di Guy Maddin. Se non avete mai visto un film di Guy Maddin, state sbagliando. Ce n'è uno concepito come un peep show (e che in effetti è stato anche proiettato così, come un'istallazione, diviso in 10 parti da sbirciare attraverso 10 diversi buchi). Ce n'è un altro in cui Dracula ha i tratti asiatici e la storia di Bram Stoker è raccontata con un balletto. Ce n'è uno, formidabile, in cui il protagonista, che di nome fa Guy Maddin e di lavoro fa il pittore, ricorda l'infanzia su un'isoletta sperduta con una madre oppressiva che spia i figli con un cannocchiale dalla cima di un faro e un padre scienziato che ha scoperto il segreto dell'eterna giovinezza. E tutti questi film sembrano come dei film di un secolo fa, spesso sono muti o quasi, coi cartelli al posto dei dialoghi, con la pellicola che salta e l'emulsione rovinata e gli attori che recitano iperespressivi. My Winnipeg è l'ultimo film di Maddin e, in assoluto, uno dei migliori film del 2008. Tutto nasce da un documentario che Maddin dovrebbe girare su Winnipeg, sua città natale nonché luogo mitico di più di una sua opera. Il fatto è, però, che My Winnipeg è solo in parte un documentario. Ci sono teste di cavallo congelate, Madri Mitologiche, viaggi interiori, visioni surreali e, soprattutto, il tentativo del protagonista (che si chiama Guy Maddin) di risolvere alcuni nodi della sua infanzia proponendo alla madre (interpretata da una splendida Ann Savage) di mettere in scena e filmare alcuni ricordi traumatici. C'è il dvd regione 2 a 13 sterline. Vedetevelo.


The Wrestler di Darren Aronofsky. La domanda che avrei voluto fare ad Aronofsky in conferenza stampa al New York Film Festival ma che non ho avuto il tempo (o forse il coraggio) di fare è: perché? Poiché Aronofsky, lo si ami o lo si odi, ha aggressivamente portato avanti un'idea di cinema invasiva ed esagerata, sopra le righe e coraggiosa. Sfidando apertamente il fastidio più estremo (con Pi greco e Requiem for a dream) e il ridicolo (con The Fountain - L'Albero della Vita). Invece, adesso, col film che ha resuscitato il grandissimo Mickey Rourke e ha vinto il Leone d'Oro a Venezia, Aronofsky si placa, si fa da parte, racconta con misura una storia sobria e semplice e perfino banale e vista tante e tante volte. Non sappiamo perché Aronofsky abbia fatto un film così ma sappiamo che il corpo fisicissimo di Mickey Rourke, impastato dai postumi indelebili di una sbornia eterna, spazza via immediatamente qualunque dubbio residuo uno potesse avere sul fatto che le mille tiritere e le tante profezie digital-virtuali sul tramonto del corpo nel cinema postmoderno sono irrimediabilmente passé. Out-of-date. Roba degli anni novanta. I non-morti gommosi di Zemeckis (il cruciale La morte ti fa bella, A.D. 1992) dopo aver cercato la salvezza extra-corporea nei non-cartoni di Tarantino (Pulp Fiction, A.D. 1994), nella non-realtà di Weir (The Truman Show, A.D. 1998) e nella pulizia scarnificatrice dei Wachowsky Bros. (Matrix, A.D. 1999), sono venuti a pagare il loro debito karmico al cospetto del corpo faticoso e potente di Mr. Rourke. Amen. Non so se e quando uscirà in Italia. Voi vedetevelo.


Tony Manero di Pablo Larrain. Ha vinto il Torino Film Festival, dovrebbe uscire il 16 gennaio ed è bellissimo. Siamo a Santiago del Cile nel 1978. La polizia di Pinochet fa fuori gli oppositori del regime e La febbre del sabato sera arriva nelle sale. Raúl Perralta, un ballerino di periferia involuto e violento, fa di tutto per trasformarsi in una copia perfetta di Tony Manero. E ci riesce, in un certo senso. Un film durissimo e rigoroso e entusiasmante. Sarà uno dei migliori film del 2009. Sappiatelo e vedetevelo.


Lasciami entrare di Tomas Alfredson. C'è tanto rumore intorno a questo affascinante film svedese sull'amicizia o amore tra un dodicenne biondo e un(a) dodicenne vampiro. E, in effetti, è un film assai interessante ed emotivamente complesso e ricco di spunti. Forse si esagererà e si dirà che è un capolavoro. Voi, in ogni caso, vedetevelo.


Hunger di Steve McQueen. Un'opera prima portentosa dalla struttura spiazzante e ribelle. Hunger è un film durissimo che si consacra a un rigore formale assoluto (che si perde però in alcuni momenti della sequenza finale, sbagliati) e a una militanza politica che diviene cinema. C'è la cruda protesta dei detenuti/prigionieri dell'IRA. Ci sono i diciassette minuti di piano sequenza con la macchina da presa immobile. C'è il martirio di Bobby Sands, eroe cristologico della causa repubblicana. Ma c'è soprattutto l'annullamento dell'individuo nella lotta contro il Potere. Ancora corpi come strumenti di lotta (Wrestler e, paradossalmente, Tony Manero). Ovviamente, vedetevelo.


Synecdoche, New York di Charlie Kaufman. Lo sceneggiatore più famoso del mondo si mette dietro la macchina da presa. E ne esce uno dei film più deprimenti degli ultimi decenni. C'è un regista di teatro, Caden Cotard, la cui vita va a pezzi. La moglie lo lascia e si porta via la figlia. Strane malattie lo tormentano. L’ambiziosa opera teatrale che sta cercando di creare si avvolge su se stessa in una spirale senza via d’uscita. E qualsiasi relazione sentimentale in cui s'avventura è rovinata dalle sue mille ossessioni. Cotard, interpretato con catatonica grandezza da Philip Seymour Hoffman, condensa cupamente l’universo aporetico di Charlie Kaufman. La sua ricerca di sé, lungo geometrie cervellotiche senza via d’uscita, procede di pari passo col suo stesso annullamento: malattie improbabili e inspiegabili; sfaldamento di ogni relazione; disfacimento della famiglia; decesso delle persone care; vecchiaia; colpa; solitudine; morte. Un manuale surreale, nerissimo e deprimente su come farsi divorare da se stessi. Kaufman tenta un progetto grandioso e suicidale, colmo di idee fantastiche, momenti di incredibile bellezza dolorosa, paradossi esilaranti e masochistica inconcludenza. La spinta drammatica s’avvolge su se stessa e degrada, la risoluzione è infinitamente rimandata con energie sempre più flebili e la morte è l’unica risposta pensabile contro ogni forza drammaturgica. Un film che dimostra col suo stesso fallimento il fallimento dell'utopia creativa. Avrete bisogno di alcuni giorni per riprendervi dalla desolazione devastante che emana da Synecdoche, New York. Ciononostante, vedetevelo assolutamente, con qualsiasi mezzo.


Waltz with Bashir di Ari Folman. Dovrebbe uscire a giorni ed è una specie di documentario animato sul recupero doloroso di un terribile ricordo di guerra: il massacro di Sabra e Chatila. Ha momenti di grande interesse, ma è destinato ad essere sopravvalutato (come già sta accadendo), anche a causa della tragica casualità che lo porterà nelle sale proprio in questi giorni. Tuttavia, vedetevelo.


L'heure d'été  di Olivier Assayas. Non si ha notizia di un'eventuale distribuzione in Italia dell'ultimo film del grande Assayas. E probabilmente non ci sarà nessuna distribuzione, come è accaduto a Boarding Gate, thriller cosmospolita con un' Asia Argento da amore immediato; com'è accaduto a Les Destinées Sentimentales; com'è accaduto ad altre bellissime opere del regista francese. L'heure d'été è vicino all'Assayas più intimo, quello di Fin août, début septembre e di L'eau froide. Tutta la complessità emotiva ed esistenziale di una famiglia, della sua storia, dei suoi ricordi condensata nella fredda passione degli oggetti d'arte che riempiono la casa materna. Bellissimo, bellissimo. E' il film meno cool della lista, visti i tempi che corrono. E, proprio per questo, dovete vederlo.


Buon 2009.
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