martedì, 24 gennaio 2006
Better than a letter
Il segreto, come al solito, è tutto nei dettagli. Un passaggio in cui la voce si piega sotto il peso di un accordion brumoso. Un pianoforte giocattolo che sembra uno xilofono, uno xilofono -tra l'altro- dannatamente serio. Un violoncello che arriva alla fine e neanche te ne accorgi, come in una stuite dei Rachel's, come se fosse sempre stato lì. Una canzone intera in cui il ritmo, più metaforico che reale, è scandito dal rumore di una macchina da scrivere, di quelle della nostra infanzia, di quelle che non le fanno più. Sono i dettagli meticolosi che rendono i Devics una grande band. I dettagli di A secret message to you, seconda traccia del loro ultimo cd Push the heart.
Devics - A secret message to you (.mp3)
I Devics sono Sara Lov (una meraviglia, va da sè; e con una voce da paura) e Dustin O'Halloran. Vengono dalla California, ma l'Italia (la Romagna, in particolare) è la loro seconda patria. Vengono dalla California ma si portano dentro ben poco del sole di quelle terre; esattamente come i Black Heart Procession, il cui leader Pall Jenkins, peraltro, suona in più di una traccia di Push the heart (sì, anche in quella sopra; suona qualcosa definito nel booklet «The object»). I Devics hanno fatto quattro dischi e un po' di EP, e la loro ultima produzione è uscita tutta per la beneamata Bella Union, l'etichetta di Simon Raymonde dei Cocteau Twins. Circa tre anni fa i Devics hanno fatto un disco chiamato The Stars at Saint Andrea, che campeggia tra i miei forse venti dischi preferiti di sempre e che contiene, tra le altre, quella meraviglia downtempo di Red morning e la devastante ballata strappacuore In your room, una di quelle cose che, ad ogni separazione, vorresti non fosse mai stata scritta.
Devics - Red morning (.mp3)
Devics - In your room (.mp3)
Con pezzi da novanta del genere il nuovo disco non può competere, è chiaro. Eppure, nonostante al primo ascolto possa suonare un po' deludente, gli ascolti successivi rivelano il fascino di sempre, quello delle torch songs senza tempo, dell'incedere dei valzer angosciosi e delle ballate sontuosamente sconsolate. Bastano il pianoforte piovoso di Lie to me (l'anno scorso O'Halloran ha fatto un disco strumentale che a qualcuno ha ricordato Satie, e si sente) e i gorgheggi dolenti del refrain di Come up per accorgersene.
Devics - Lie to me (.mp3)
Devics - Come up (.mp3)
Oltre, ovviamente, alla suddetta macchina da scrivere, che tiene sempre lo stesso ritmo. Chissà cosa scrive.

Il segreto, come al solito, è tutto nei dettagli. Un passaggio in cui la voce si piega sotto il peso di un accordion brumoso. Un pianoforte giocattolo che sembra uno xilofono, uno xilofono -tra l'altro- dannatamente serio. Un violoncello che arriva alla fine e neanche te ne accorgi, come in una stuite dei Rachel's, come se fosse sempre stato lì. Una canzone intera in cui il ritmo, più metaforico che reale, è scandito dal rumore di una macchina da scrivere, di quelle della nostra infanzia, di quelle che non le fanno più. Sono i dettagli meticolosi che rendono i Devics una grande band. I dettagli di A secret message to you, seconda traccia del loro ultimo cd Push the heart.
Devics - A secret message to you (.mp3)
I Devics sono Sara Lov (una meraviglia, va da sè; e con una voce da paura) e Dustin O'Halloran. Vengono dalla California, ma l'Italia (la Romagna, in particolare) è la loro seconda patria. Vengono dalla California ma si portano dentro ben poco del sole di quelle terre; esattamente come i Black Heart Procession, il cui leader Pall Jenkins, peraltro, suona in più di una traccia di Push the heart (sì, anche in quella sopra; suona qualcosa definito nel booklet «The object»). I Devics hanno fatto quattro dischi e un po' di EP, e la loro ultima produzione è uscita tutta per la beneamata Bella Union, l'etichetta di Simon Raymonde dei Cocteau Twins. Circa tre anni fa i Devics hanno fatto un disco chiamato The Stars at Saint Andrea, che campeggia tra i miei forse venti dischi preferiti di sempre e che contiene, tra le altre, quella meraviglia downtempo di Red morning e la devastante ballata strappacuore In your room, una di quelle cose che, ad ogni separazione, vorresti non fosse mai stata scritta.
Devics - Red morning (.mp3)
Devics - In your room (.mp3)
Con pezzi da novanta del genere il nuovo disco non può competere, è chiaro. Eppure, nonostante al primo ascolto possa suonare un po' deludente, gli ascolti successivi rivelano il fascino di sempre, quello delle torch songs senza tempo, dell'incedere dei valzer angosciosi e delle ballate sontuosamente sconsolate. Bastano il pianoforte piovoso di Lie to me (l'anno scorso O'Halloran ha fatto un disco strumentale che a qualcuno ha ricordato Satie, e si sente) e i gorgheggi dolenti del refrain di Come up per accorgersene.
Devics - Lie to me (.mp3)
Devics - Come up (.mp3)
Oltre, ovviamente, alla suddetta macchina da scrivere, che tiene sempre lo stesso ritmo. Chissà cosa scrive.
