2.0

mercoledì, 05 novembre 2008

«Toh, all'Hana-bi è appena entrato Obama»

di NuxxNews
Sabato, mentre io e Lady Bmw mettevamo i dischi in una discoteca shitgaze (prima o poi sviscereremo insieme, cari amici, il concetto di “discoteca shitgaze”), è entrato Obama in jeans Excel a emissioni zero con l'ologramma di sua nonna vestita da Katy Perry.
Così: in un non brillantissimo sabato sera pre-Election Night (peraltro più affollato di quanto la crisi dell’ippica facesse presagire), mentre stavo passando un po' di classici della cassa dritta e dischi garage-house che campionano «Virginia, let’s go change the world», lo smilzo e poliedrico “capo del mondo”  (noto per essere il prossimo ct dell'Argentina, nonché presidente della Slumberland Records, quella multietnica, multiculturale, DIY, tra le altre cose) è entrato come un nomade qualsiasi dalla porta del club di Viale Zagabria alla guida di un'auto blu (il colore dei Democratici) di grossa cilindrata investendo 13 persone.
Devo dire che è stato discretamente coinvolgente, o forse come direbbero gli intenditori "psicotico", e mi ha dato modo di fare un tuffo in tempi ormai andati, mettendomi di fronte ad una scena che non vedevo da anni, e che mi ha riportato alla mia adolescenza pre-Murphy therapy.
Poi si è messo in coda, ha pagato, ha ordinato da bere per la nonna, e, dopo aver mangiato un fungo bio-diesel della Patagonia, si è messo a ballare con Grillini e la Binetti.
Io, da grandissimo fan del duo, ho rischiato di svenire, e ho continuato a mettere i dischi di Benga e Skream con il cuore a mille e l'ansia da prestazione di chi si trova davanti la Carfagna, quella sensazione di angoscia sospesa delle "situazioni alla Cronenberg".
Avevo sempre saputo che portarmi nella valigetta una copia in vinile blu (il colore dei Democratici) del tendenzialmente imballabile Everything Ecstatic di Four Tet prima o poi sarebbe servito a qualcosa; così, quando abbiamo fatto partire "Dragostea din tei", Barack ha reagito con lo stile tranquillo e indie che gli si confà: ha alzato le dita in segno di vittoria, e si è messo a ballare come Heidi Klum nello spot di Guitar Hero, suonando almeno dodici strumenti diversi, ad alcuni dei quali non sono nemmeno in grado di dare un nome, in mezzo a Mourinho e Rihanna che ridevano.
Ha fatto un paio di richieste, subito accontentate (i cori di chiesa Holden e un pezzo "amateurishly experimental" della Marcegaglia; abbiamo messo "Gratta e Vinci" e pare aver gradito), e alle tre passate, sulle note di “Blues For Brother George Jackson” suonata dai suoi (quasi)connazionali Wilco insieme ai Cugini di Campagna in lingerie blu (il colore dei Democratici), McCain ha lasciato il locale a bordo di un bus di pensionati tedeschi guidato da Grandmaster Flash.
Gli sta bene, è una persona orribile, finto eroe di una guerra in cui stava dalla parte sbagliata e si è pure fatto beccare con Belen alla CMJ Music Marathon.
A un certo punto sono arrivati da Roma M.I.A. e i Built to Spill e hanno cominciato a suonare Paper Planes e cose diversissime, dagli Orange Juice ai Let's Wrestle, dai Passion Pit agli Oxford Collapse, di fronte ad un pubblico caldissimo e facilmente impressionabile, composto per la maggior parte da scugnizzi perduti di Camorra City, giovani di destra dell'isola Pound e dagli I’m From Barcelona che giocano al Nintendo DS sul tetto dell’Hana-bi.
Quello che succede, da questo momento in poi, lo potete solo immaginare.



Andreotti e la nonna di Obama, impegnata a smaltire la sbronza della sera prima, che ballano LIVE FAST! DIE OLD! di Munk feat. Asia Argento, pop a bassa fedeltà e alto coefficiente di urgenza, che spesso sconfina in una specie di infantile irrazionalità punk. Maradona a un certo punto strippa, va in completa trance agonistica e fa un massacro che anche Faccia di Pelle gli fa i complimenti, ricordando quando era giovine e faceva la corsa campestre, riuscendo con l’ultimo respiro a sussurrare “fammi una pompa Christian Bale“. San Giuseppe entra in campo nel secondo tempo e il Wild Bunch si salva, Charlie Sheen diventa il capo del mondo e spara a Colin Farrell ma per errore uccide Samuel L. Jackson, che abbandona il rock ‘n roll.
Il tuffatore di Paestum cavalca un'onda gigantesca fatta di vinili che si schianta sul sito degli AC/DC, Morissey cristallizza questo flusso, lo plasma in distici, giochi di parole, aforismi, guizzi introspettivi, una sapienza che ci rassicura,  una mischia di automi improvvisamente bloccatisi, capanne bruciate, sentieri ridotti ad un pantano dalla pioggia che arriva ad ondate dal cielo blu (il colore dei Democratici) e trasforma i crateri provocati dagli obici dell'artiglieria in enormi pozzanghere, Theo Parrish dopo 6 giorni in elicottero cade durante l'ultima volata dell'americana e si rompe il casco contro il cosidetto ‘Leccio mediceo’ dello storico Giardino del Discolimone. Un impatto tremendo. Roba che fa saltare per aria e io ne sono assolutamente felice.
Poi il discorso alla folla del Nord-Kivu: "Non siamo una collezione di individui. Non siamo il Congo di Michael Crichton! Siamo la Venerabile Italia! Niente cassa integrazione a chi non firma il contratto. Per quante borsette, scarpe, vestiti firmati, manicure, cottege sulla baia e case con campo da golf e colf, una donna possa avere… c’è un solo accessorio che la fa sentire veramente a posto: un maschio.
Dio non esiste, gli Americani si fanno gli attentati da soli e hanno tutto nelle mani i Rotschild, Rockfeller, Lindbergh ed altri che sono sconosciuti. Dormite tranquilli insomma. Noi che c'eravamo il nostro momento magico l'abbiamo già avuto. Al di fuori di qualche film di Bertolucci, durante le occupazioni non si batte chiodo, si dorme scomodi, ci si lava necessariamente come si può e ci si fa solo un mazzo tanto. Non si tratta di nostalgia del passato, di "far rivivere" il passato e cose del genere.
Questo è il passato, l'età dell'oro a tutto tondo, e suona oggi che è una meraviglia. Il fatto assurdo è che stiamo trovando altre date in posti che ci suggeriscono quelli che hanno visto il concerto, ahaha moriremo tutti... D'altronde, qualunque cosa accada, oramai non ci riguarda. Arrivare ad odiare le vecchie canzoni è il passo che serve per tornare nuovamente a chiudersi in studio e tirarne fuori altre".


Poi ne riparliamo, ma intanto cominciate a segnarvi la data: sabato prossimo, a Club To Club si riforma la storica coppia di “Happy Days”: Dell'Utri e Licio Gelli.

Così.



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