mercoledì, 31 maggio 2006
Lettura del fondo assicurata

[Fortune teller: la tazzina per il caffè che ti dice sempre il futuro. Sempre lo stesso, se ne hai una sola]

E, alla fine, la scoperta del concerto dei Belle & Sebastian di ieri sera al Vox (eccellente, ça va sans dire) è quella che non so più a memoria le parole di Get me away from here, I'm dying nè (ancor più strano) di I'm a cuckoo, ma ricordo alla perfezione quelle di Electronic Renaissance. Qualcosa deve voler dire; ma cosa?
Belle & Sebastian - I'm a cuckoo (Amsterdam, 8/5/2006) (MP3)
Belle & Sebastian - Electronic Renaissance (Amsterdam, 8/5/2006) (MP3)
Belle & Sebastian - Live @ Amsterdam, 8/5/2006 (rapidshare ZIP - 20 MP3)
Quando per dirti che il tuo RSS* non funziona ti scrive addirittura uno sconosciuto dall'America (che pare non sapere neanche l'italiano; cosa ci faccia sul mio blog è un mistero - Hi Mate!), forse è il caso di dare l'ennesima bottarella ai feed di BlogItalia** nella speranza che prima o poi inizino a funzionare a dovere. Dopo un periodo di manutenzione del sito (un giorno mi è addirittura parso di essere rediretto su Blog.com - l'ho sognato?), i feed sono tornati ma ho notato che davano errore. Ne ho ricostruito ed eliminato la causa (la presenza di lettere accentate nei titoli dei post), e sono tornato ad avere dei feed attivi, ma ho poi notato che praticamente tutti i post sono stranamente troncati. Mi sono accorto che ciò accade in corrispondenza della chiusura del primo <span>, che viene probabilmente interpretata come la chiusura del delimitatore stesso del post. Delle due soluzioni indicate qua, infatti, sono costretto a usare il vecchio <span class="rss:item"> perchè il nuovo <!-- rss:item:start --> mi produce dei feed vuoti. E visto che l'editor di Splinder, usato tramite Firefox, fa il figo e invece di usare i tag semplici come <strong> e <em> aggiunge ogni volta degli span con degli stili associati, i post si troncano praticamente sempre.
Da queste parti praticamente non passa mese senza che ci sia qualche news che riguarda Jens Lekman. Del resto il cantautore svedese è senza dubbio uno degli artisti più talentuosi della sua generazione, e il fatto che sia prolifico oltre ogni dire non può che fare piacere. Stavolta, però, la notizia che lo riguarda è un po' più complessa del solito, ed è lui stesso a raccontarla sul suo blog Smalltalk. In breve: al nostro è stato chiesto l'uso della sua A sweet Summer's night on Hammer Hill per una pubblicità della LG; come fa sempre, Lekman ha declinato (per motivi spiegati estesamente nel post e che meritano la lettura), e questo è quanto è successo:
Immagino sappiate già tutti di Google Trends, ennesima web-app di Google che consente di misurare e confrontare la popolarità di uno o più termini all'interno del motore di ricerca più famoso al mondo. Ci ho giocherellato un po' anch'io. Queste le cose che ho scoperto:
C'è stato un momento, a metà anni '90, in cui non vedevo l'ora di averne 25. Andavo ancora a scuola, ma mi ero stufato di quell'ambiente e delle incancrenite e insoddisfacenti dinamiche sociali della vita liceale di provincia. Di lì a poco sarei andato all'università, ma più che quel periodo -che, ora lo so, all'interno di una vita è probabilmente il più denso di stimoli e novità- quello che attendevo era il periodo ancora successivo, gli anni del lavoro, dell'indipendenza, di una concretezza ancora in parte creativa e fancazzista che magari non lascia respiro, ma che difficilmente riesce a cancellare il sorriso dalle labbra. Guardavo con curiosità film come Clerks e Singles e le vite suburbane che dipingevano, e, per gli stessi motivi per cui ora quelle vite mi sembrano pericolosamente simili a dei vicoli ciechi di solitudine e rassegnazione, le trovavo terribilmente affascinanti. E' esattamente a quel momento, e al mondo del lavoro della suburbia americana di metà anni '90 proiettato da un tardoadolescente sull'ignoto del proprio futuro, che mi fanno pensare le canzoni dei Mersenne.
Questi giorni, da queste parti, sono gli ultimi giorni di inverno. Ieri pomeriggio c'è stato un temporale che mi ha molto innervosito, poi è stata la volta della nebbia; nei giorni precedenti c'è stato un po' di sole, ma il fine settimana precedente era ancora, inesorabilmente, inverno. Ho passato lunghe giornate in casa a guardare dalla finestra la pioggia e le nuvole spinte dal vento. Ho passato lunghe serate fuori con gli amici o a qualche concerto, per lo più stretto nella mia giacca. Ma, soprattutto, il mio ultimo weekend d'inverno prima di uno sprazzo milanese di estate e dei fasti nefasti di questi ultimi giorni freddi, è stato pieno di silenzi da colmare. Di vuoti da riempire, di lacune faticosissime e di occhi che si muovono veloci alla ricerca di un soccorso qualunque. Un weekend d'inverno pieno di silenziose grida di soccorso, questo è stato. Ho pensato che se fosse già stata Primavera sarebbe stato diverso. Ho pensato anche che non era vero. Ma che era bello pensarlo.
Questo weekend sono stato a Milano. La città della moda e del design, sì.