venerdì, 28 aprile 2006
The whitest boy least likely to starlight mints in Helsinki
Il ragazzo meno incline alle mentine stellari è una persona triste. Cammina sulle sue scarpe lucide andando al lavoro con la ventiquattrore in mano, mentre osserva con sguardo severo i ragazzini che si inseguono andando a scuola e le cacche di cane sotto i portici. Il ragazzo meno incline alle mentine stellari si è fatto crescere il pizzetto per sembrare più vecchio, mette solo camicie a tinta unita e cravatte di colori seri, alla tv guarda solo il TG, i dibattiti politici e i film in cui c'è qualche morto ammazzato, e non ride più o meno da quando si è laureato e ha deciso di essere diventato grande. Il ragazzo meno incline alle mentine stellari è contento di essere diventato grande, e rifiuta severamente di ammettere che, da qualche parte dentro di lui, c'è ancora un bambino che morirebbe dalla voglia di fare un girotondo o le bolle di sapone, o anche solo di cantare una canzone stupida solo per il gusto di sentire la propria voce che fa tra la la.Se il ragazzo meno incline alle mentine stellari si fosse trovato al concerto degli Architecture in Helsinki, due giorni fa, sarebbe scappato quasi subito, faticando a trovare un senso nel delirante entusiasmo degli 8 australiani; e sì che, al netto degli intrecci volutamente eccessivi e dei pezzi volutamente spezzati, un senso c'era eccome, e solo un cieco poteva non vederlo.
Se si fosse trovato al concerto di The whitest boy alive, nuovo e promettentissimo progetto solista di Erlend Øye dei Kings of Convenience (dettagli e corredo sonoro qua), avrebbe retto mezzo concerto, limitandosi a mostrare perplessità per il grande circolo ARCI a metà tra balera e discoteca in cui aveva luogo e ad odiare intensamente il manipolo di avventori parrocchiali che si lanciava in un handclapping per canzone. Avrebbe, forse, finanche apprezzatto le sfumature più rock FM di alcuni pezzi, e non avrebbe resistito a tenere fermo il piede negli episodi più platealmente disco anni '70; ma sarebbe fuggito, sotto i colpi dei ricordi di gioventù e dei sensi di colpa, davanti al clamoroso medley finale che mischiava You just keep me hangin' on, Show me love e Music sounds better with you e concludeva un concerto notevolissimo.
Se per strani, inimmaginabili, motivi il ragazzo meno incline alle mentine stellari si imbattesse nel disco dei The boy least likely to, spegnerebbe la radio al primo primo falsetto o alla prima nota di xilofono. Che, incidentalmente, è anche la prima nota del disco. E poco importa se quel disco -tutto coretti stupidi, nostalgia di ritorno e arrangiamenti giocosi- è uscito circa un anno fa, è finito in terza posizione nella top 10 del 2005 di un certo blogger (i blog? roba per chi ha tempo da perdere) e ancora adesso è tra le scoperte più autentiche e sorprendenti degli ultimi anni.
Se il nostro ragazzo meno incline alle mentine stellari si imbattesse nel disco degli Starlight Mints forse arriverebbe un po' più in là, fino alla canzone in cui fischiettano oppure a quella che, fin dal titolo, tenta di evocare una marcia di rinoceronti. Se avesse un amico appassionato di musica indie (cosa invero impossibile, visto che a) non ha amici b) comunque non li ascolterebbe c) la musica indie non esiste) questo gli potrebbe anche spiegare che sì, sono carini e ricordano un po' i Flaming Lips, ma alla fine sono banali e poco interessanti; l'ennesima prova che gli appassionati di musica indie non capiscono assolutamente nulla, e ogni volta più che ai riferimenti dovrebbero ascoltarle davvero, le canzoni. Il ragazzo meno incline alle mentine stellari, intanto, tira dritto guardando davanti a sè con sguardo sicuro. Ma arriverà il giorno in cui se ne pentirà.
Architecture in Helsinki - Do the whirlwind (MP3) (via)
The whitest boy alive - Dead end (MP3)
The Boy least likley to - Rock upon the porch with you (MP3) (via)
The Boy least likely to - Live @ KCRW, April 06 (link -> 9 pezzi)
The Starlight Mints - What's inside of me? (MP3)
The Starlight Mints - Rhino Stomp (MP3)



Se penso al 25 Aprile, la prima cosa che mi viene in mente è il maestro anziano e zoppo che, quando ero in quarta elementare, una mattina di Aprile portò la mia classe a vedere la Linea Gotica. Usciti festanti dalle mura di scuola come in tutte le gite, invece che in mezzo alla solita noiosa trafila di monumenti ci ritrovammo in cima a un crinale perso nella campagna da qualche parte lungo la valle del Foglia. Tutti ci aspettavamo di vedere un muro, delle trincee, qualcuno sussurrava ci potessero essere anche i resti di qualche carroarmato e magari anche qualche aereo; invece solo colline verdi e un po' selvagge a vista d'occhio, paesini di quattro case, strade dalle geometrie fantasiose e campi di erba medica. Abituato com'ero ai racconti della Guerra con la G maiuscola di mio nonno, partigiano deportato in un campo di prigionia in Germania e rimasto disperso là per qualcosa come due anni prima di riuscire, dopo un sacco di avventure, a tornare rocambolescamente in patria, il placido paesaggio

















Se ci fate caso, la religione è un argomento che nei blog non si affronta mai, 





